Azioni spazzatura di Veneto Banca, indagini chiuse: 43 indagati per 139 truffe aggravate

24newsonline.it 24.7.18

v banca

VERBANIA – 24.07.2018 – Decine di indagati,

più di un centinaio di parti offese, un papiro di accuse. La bomba giudiziaria di Veneto Banca è deflagrata anche nel Vco e coinvolge bancari -dirigenti e funzionari- e soci-azionisti. Firmato il 18 luglio dal sostituto procuratore Sveva De Liguoro, in queste ore viene notificato agli indagati e ai loro legali l’avviso di chiusura indagini di un’inchiesta iniziata nel 2015 e che ha visto la Procura verbanese scavare nelle modalità di vendita delle azioni di Veneto Banca, gli investimenti sicuri caldeggiati alle filiali, titoli acquistati tra i 35 e i 40 euro l’uno e finiti svalutati sino a diventare carta straccia.

Gli indagati sono 43, nella maggior parte gli impiegati che vendevano alla clientela e i direttori, tutti appartenenti a una dozzina di filiali di Vco e alto Novarese. Ma sono chiamati in causa, in una filiera che risale sino a Montebelluna, anche i vertici dell’istituto stesso. La Procura contesta loro, a vario titolo e con ruoli e circostanze diverse, il reato di truffa aggravata in concorso. Una truffa che sarebbe stata portata a termine 139 volte ai danni di altrettanti risparmiatori in un periodo compreso tra il 2009 e il 2016, con episodi concentrati soprattutto tra il 2012-2013 in poi. Erano, quelli, gli anni in cui per rimpinguare il capitale sociale depauperato dalle continue svalutazioni dei crediti deteriorati, da Montebelluna era stato dato ordine di vendere a tutto spiano alla clientela. In questo modo decine di migliaia di azioni Veneto Banca sono finite nel portafoglio titoli di pensionati, piccoli imprenditori, professionisti, impiegati e operai, cioè di persone comuni che di finanza capivano poco o nulla e che, alla fine, si sono trovati in mano un pugno di mosche.

Le prime denunce sporte nel Vco risalgono al 2015 quando, negli otto mesi tra aprile e dicembre, Veneto Banca approvò due svalutazioni del titolo –il cui valore, non essendo la società quotata in borsa, era stabilito dal cda sulla base dei dati di bilancio– che lo fecero scendere prima da 39,5 a 30,5 euro, per poi sprofondare a 7,3. L’indagine della Procura di Verbania è partita da qui, del tutto simile a quelle di altre città e di altre Procure, che procedono per fatti analoghi. Sequestrati i documenti e sentiti come testimoni le parti offese e altri clienti, è stata costruita l’accusa per la quale il pm De Liguoro s’appresta a chiedere il rinvio a giudizio. L’avviso di chiusura indagini è l’atto che prelude all’esercizio dell’azione penale. Gli indagati hanno dieci giorni per estrarre copia dei documenti, presentare memorie o prove e chiedere di essere ascoltati. Dopodiché toccherà alla Procura decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.