Truffa con le azioni di Veneto Banca: le richieste di giudizio arriveranno in autunno

CRISTINA PASTORE LASTAMPA.IT 27.7.18

Le richieste di rinvio a giudizio verranno formulate in autunno e in quella fase potrebbe ridursi il numero degli indagati per i quali il sostituto procuratore Sveva De Liguoro eserciterà l’azione penale. Sono 43 le persone a essere state coinvolte nelle indagini per truffa aggravata in concorso ai danni di correntisti di Veneto Banca. A chiusura di indagini preliminari – svolte dalla guardia di finanza e durate due anni e mezzo – per tutti questa è l’ipotesi d’accusa. Dopo agosto con il deposito di memorie difensive e nuovi interrogatori le posizioni di alcuni potrebbero cambiare. Qualcuno potrebbe anche uscirne con l’archiviazione.

 

 

L’approccio fraudolento con il cliente messo in luce dalla Procura verbanese è lo stesso rilevato dai magistrati di Potenza (dove Veneto Banca era presente con Banca Apulia) e di Treviso, dove a dirigenti e funzionari delle filiali dell’istituto di Montebelluna viene contestata la stessa ipotesi di reato. Gli ordini venivano impartiti dall’alto – a partire dall’amministratore delegato Vincenzo Consoli – e poi diramati nelle rete territoriale. Le disposizioni erano di piazzare il più alto numero di titoli della banca, nella consapevolezza che fosse un investimento rischioso per i correntisti: il pericolo però non veniva comunicato, violando la normativa in vigore.

 

 

Veneto Banca doveva ristorare il proprio capitale aggredito da condotte che sono al vaglio della magistratura. Ecco allora un pressing – che le indagini ritengono via via più spinto – per convincere anche clienti ereditati dalla Popolare di Intra (inglobata da Veneto Banca nel 2010) ad acquistare azioni «taroccando» questionari che avrebbero dovuto svelare i rischi, camuffando l’acquisto di titoli come spontanea iniziativa dei privati.

 

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L’indagine è nata da una prima querela – a cui ne sono seguite molte altre – che ha portato alla denuncia del coordinatore del settore «private banking» della sede centrale di Intra. Proprio le figure preposte alla consulenza finanziaria risultano quelle che venivano messe sotto pressione da Montebelluna, ma gli input per un piazzamento spinto di azioni (vendute anche per 45 euro e poi finite per valere dai 10 ai 50 centesimi) era indirizzati pure ai direttori delle filiali. Qui sono chiamati in causa quelli delle agenzie di Cannobio, Cannero Riviera, Gravellona Toce, Villadossola, Druogno, Domodossola, Pieve Vergonte, Dormelletto e Verbania. E i direttori coinvolgevano nelle operazioni i loro impiegati: per alcuni di questi è già stata decisa l’archiviazione. Hanno potuto dimostrare che non avevano nessun ruolo nella trattativa con i clienti ma si limitavano a disporre la documentazione contrattuale.

Sono 139 gli episodi contestati con questa indagine, a cui potrebbero comunque seguirne delle altre nei prossimi mesi.

 

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Intanto in centinaia si sono già costituiti parte civile nel processo a carico di Consoli e altri accusati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza: aperto a Roma, è stato trasferito a Treviso, e nel procedimento è stato coinvolto anche Intesa San Paolo, istituto che ha rilevato a un prezzo simbolico la parte buona della banca trevigiana affondata «bruciando» i soldi dei propri correntisti. «Con contraccolpi davvero pesanti per tante famiglie di Vco e Novarese» è il solo commento che trapela dalla Procura.