Vi racconto i pastrocchi a 5 stelle su Tav, Ilva e Tap

 STARTMAG.IT 28.7.18

gasdotto tap

Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola sulle ultime evoluzioni del governo Conte su alcuni dossier rilevanti come Ilva, Tav e Tap

Consideriamo pure affidabile la dichiarazione del premier (per caso) Giuseppe CarneadeConte ed aspettiamo che gli sia dato il tempo di studiare il dossier Tav prima di prendere una decisione (che poi spetterà ai fratelli De Rege che gli fanno da vice presidenti) sul proseguimento o l’abbandono dell’opera.

Crediamo pure che sia avvertito Matteo Salvini (il ministro di Polizia si è guardato bene, tuttavia, di solidarizzare con quei reparti delle Forze dell’Ordine che hanno subito un’aggressione in Val di Susa pochi giorni or sono) il quale ha dovuto riconoscere che – a chiudere i cantieri e a rinunciare alla tratta dell’Alta Velocità Torino-Lione – costerebbe di più che a portare a termine i lavori.

Eppure, visto con chi abbiamo a che fare, ci sta che gli azionisti della maggioranza e del governo giallo-verde si mettano a scambiarsi le figurine (‘’io ti do la Tap, ma tu mi consegni la Tav’’) incuranti della modernizzazione delle reti infrastrutturali del Paese e dei suoi collegamenti nel Continente ed oltre.

Interrompere i lavori in Val di Susa non significherebbe soltanto darla vinta a dei sobillatori violenti (che si arrogano di agire in nome della maggioranza di quella popolazione senza esserlo), ma sarebbe come se una équipe chirurgica incartasse bisturi e punzoni e lasciasse la sala operatoria abbandonando il paziente a pancia aperta.

In sostanza, anche i difensori del ‘’come era verde la mia valle’’ sanno che la chiusura dei cantieri lascerebbe il territorio sventrato, pieno di gallerie come una groviera e bisognoso di importanti risorse per essere ripristinato (col rischio che ciò non avvenga mai).

Parecchi miliardi, così, finirebbero nella spazzatura: quelli spesi inutilmente fino ad ora; quelli relativi alle penali e alle possibili cause per il risarcimento dei danni da parte delle ditte appaltatrici. Verrebbero meno i finanziamenti europei e sarebbero violati gli accordi a cui l’Italia ha preso parte con l’impegno di diversi governi. Poi ci sarebbe da trovare quanto occorre per rimettere le cose a posto.

Ma tutti questi guai sarebbero secondari rispetto all’esito di questa sciagurata vicenda: il nostro Paese si chiamerebbe fuori (con un inaccettabile voltafaccia) da una essenziale rete di comunicazione internazionale. Quanto all’esecuzione della Tap, pur essendo lo scambio assurdo ed irresponsabile, trattandosi anche in questo caso di un’opera irrinunciabile (per di più portatrice di energia non solo necessaria, ma pulita) lo stesso non sarebbe garantito, dal momento che vi sono settori pentastellati decisamente contrari ed in combutta con il governatore Michele Emiliano.’

’Dio salvi la Puglia!’’ è il caso di aggiungere, perché la linea di condotta di Luigi Di Maio sulla vertenza dell’ Ilva rischia di mandare a gambe all’aria quella che fino ad ora è apparsa come l’unica possibilità di salvezza dello stabilimento. Che senso ha ipotizzare l’intervento di ‘’manine’’ che avrebbero trasformato la gara in un ‘’pasticcio’’? A Taranto la magistratura inquirente, che non è stata certo benevola con lo stabilimento, non si sarebbe accorta di nulla?

Lo stesso Raffaele Cantone, divenuto ormai il Re Mida dell’onestà e della trasparenza, ha invitato il ministro-ragazzino a non strumentalizzare l’Anac per far saltare l’accordo con Arcelor-Mittal. Ma tutto questo sfascio prosegue sotto i nostri occhi, mentre sulla rete i fans della nuova maggioranza continuano a tessere elogi per i loro beniamini e ad insultare – senza darsi la briga di un minimo di argomentazione – coloro che si azzardano a formulare qualche critica.

Mentre sono in ballo miliardi, posti di lavoro, la salvezza di stabilimenti-chiave per lo sviluppo, investimenti ed opere cruciali per il futuro del Paese, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, (predatori assatanati di incarichi di sottogoverno per i loro accoliti) si sono fatti riprendere sull’Airbus affittato (e mai usato) da Matteo Renzi sobillando gli italiani, costretti a volare in low cost, per il lusso di quel velivolo e su come sono bravi loro – dopo aver abolito i vitalizi – a disdirne il contratto.

Il fatto è che i nostri concittadini li stanno a sentire perché i due ministri sono abili nel toccare la corda dell’invidia sociale, che, grazie a loro e all’opera nefasta dei media, è diventata la fede dell’Italietta che rivendica il pauperismo (altrui). Fateci caso: i nostri girano al largo dai provvedimenti che avrebbero degli effetti significativi sui conti pubblici, perché in queste materie dovrebbero misurarsi con Bruxelles e i mercati. Si rifanno agitando davanti all’opinione pubblica il drappo rosso di una demagogia populista elevata ad ideologia.

Passi fin che tagliano i vitalizi ad un migliaio di vecchietti; ma quando cominciano a demolire pezzi importanti dell’economia, bisognerebbe preoccuparsi davvero.