«Agente provocatore: no grazie». Bonafede corregge la linea… Stop all’agente “provocatore” e via libera all’agente “sotto copertura”

il dubbio.news 31.7.18

Stop all’agente “provocatore” e via libera all’agente “sotto copertura”. E’ stato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ad illustrare ieri in una lunga intervista al quotidiano La Verità il cambio di marcia del Governo nel contrasto ai fenomeni corruttivi.

Nel programma originale in materia di giustizia dei pentastellati ( e, comunque, ad oggi ancora consultabile sul blog del M5s), una parte importante era dedicata all’introduzione dell’agente provocatore nelle indagini per i reati di corruzione. Fin da subito, però, gli esperti di diritto ave- vano evidenziato che tale figura, come stabilito da numerose sentenze della Corte Edu, fosse incompatibile con la Convezione europea dei diritti dell’uomo. Ad agevolare il cambio di passo dei grillini, due autorevoli magistrati: l’ex procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti ed il neo consigliere del Csm Piercamillo Davigo che nelle scorse settimane hanno più volte affermato la necessità che il Parlamento introduca quanto prima la figura «dell’ufficiale di polizia giudiziaria che operi all’interno della trama corruttiva già in atto: osserva, rileva gli elementi di reato e li riferisce al pm».

Una puntualizzazione non da poco rispetto al programma iniziale del M5s: non agente “provocatore” ma agente “sotto copertura”, con l’estensione ai reati contro la pubblica amministrazione di quanto già previsto nelle indagini cd. antimafia e antidroga.

I fautori dell’agente sotto copertura si richiamano alla Conven- zione ONU di Merida del 2003, ratificata dall’Italia sei anni più tardi. Tale risoluzione prevede l’adeguamento delle norme anticorruzione da parte degli Stati.

Nello specifico, la previsione di «tecniche investigative come la sorveglianza elettronica e le operazioni sotto copertura». Il tutto “nei limiti consentiti dai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico” di ciascun Stato.

Questo escluderebbe in radice la possibilità che l’ufficiale di polizia giudiziaria vada in giro per i Comuni o i Ministeri ad offrire denaro ai funzionari pubblici per poi arrestare coloro che lo abbiano accettato.

Nella pratica, però, il ruolo di agente sotto copertura per il contrasto ai reati contro la PA è estremamente difficile da realizzare. Il ministro, sul punto, ha affermato che sono in corso degli “stress test” per verificare la fattibilità di questa norma che dovrebbe essere approvata subito dopo la pausa estiva. In concreto, però, nessuno fino ad oggi ha spiegato con chiarezza come dovrebbe svolgersi l’attività del Serpico antitangenti.

Teoricamente il maresciallo anticorruzione dovrebbe – verosimilmente – crearsi una falsa identità di imprenditore per poter partecipare, ad esempio, alla gara per un appalto pubblico.

E dovrebbe, poi, avere il know how tecnico professionale dell’imprenditore, con estrema dimestichezza nel settore delle opere pubbliche o dei servizi. Non esistono, comunque, modelli del genere in Europa a cui fare riferimento. L’Italia sarebbe infatti il primo Stato a dotarsi di una simile legislazione. Concetto, questo, ribadito con orgoglio dallo stesso Bonafede.

L’assenza di una pregressa prassi applicativa rischia però di far fare all’Italia un salto nel buio in una materia delicata e complessa. Già oggi questo genere di indagini risultano spesso condotte da personale non sempre all’altezza con conseguenze facilmente immaginabili.