Air Force, M5S: ‘Renzi ha raccontato una serie di bufale megagalattiche pur di difendersi’

silenziefalsita.it 1.8.18

Air Force Renzi: il M5S torna all’attacco contro l’ex premier denunciando che questi nel suo “video della disperazione” ha raccontato una “serie di bufale megagalattiche pur di difendere” il suo aereo “che ha causato uno spreco multimilionario ai danni dei cittadini italiani”.

Il sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano ha analizzato tutte le affermazioni di Renzi sull’Air Force ha dato una risposta per ognuna delle bufale.

Ad esempio Renzi ha detto nel video in question: “Cos’è questo aereo di Stato? Air Force Renzi, l’aereo che Renzi utilizzava per i suoi spostamenti. Io non l’ho mai utilizzato..”

Manlio Di Stefano ha replicato:

“Certo, che non l’ha mai usato l’aereo Renzi. Primo perché l’abbiamo denunciato subito e quindi ha avuto paura dell’opinione pubblica. E poi perché dopo aver firmato quel vergognoso contratto di leasing con Ethiad si è accorto che l’aereo era troppo vecchio, fuori mercato, ingombrante – pensate che non poteva neanche atterrare a Ciampino, dove invece è previsto che atterrino i voli di stato. E in più il nostro ex premier aveva deciso di personalizzarlo e rifarne l’equipaggiamento, per altri 20 milioni di euro. Le poltroncine in pelle non bastavano? Che il suo mega aereo sia rimasto parcheggiato a spese dei contribuenti – che hanno continuato a pagare anche l’equipaggio – e non sia mai stato usato, è solo un’aggravante”.

L’ex segretario dem ha anche dichiaraot che “questo è l’aereo che la Repubblica italiana aveva scelto, attraverso procedure definite dai tecnici… non mi metto io a discutere se sia meglio l’acquisto di un velivolo nuovo o il leasing di uno vecchio, per questo ci sono i dirigenti pagati per fare queste scelte..”

Air Force Renzi: il M5S torna all’attacco contro l’ex premier denunciando che questi nel suo “video della disperazione” ha raccontato una “serie di bufale megagalattiche pur di difendere” il suo aereo “che ha causato uno spreco multimilionario ai danni dei cittadini italiani”.

Il sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano ha analizzato tutte le affermazioni di Renzi sull’Air Force ha dato una risposta per ognuna delle bufale.

Ad esempio Renzi ha detto nel video in question: “Cos’è questo aereo di Stato? Air Force Renzi, l’aereo che Renzi utilizzava per i suoi spostamenti. Io non l’ho mai utilizzato..”

Manlio Di Stefano ha replicato:

“Certo, che non l’ha mai usato l’aereo Renzi. Primo perché l’abbiamo denunciato subito e quindi ha avuto paura dell’opinione pubblica. E poi perché dopo aver firmato quel vergognoso contratto di leasing con Ethiad si è accorto che l’aereo era troppo vecchio, fuori mercato, ingombrante – pensate che non poteva neanche atterrare a Ciampino, dove invece è previsto che atterrino i voli di stato. E in più il nostro ex premier aveva deciso di personalizzarlo e rifarne l’equipaggiamento, per altri 20 milioni di euro. Le poltroncine in pelle non bastavano? Che il suo mega aereo sia rimasto parcheggiato a spese dei contribuenti – che hanno continuato a pagare anche l’equipaggio – e non sia mai stato usato, è solo un’aggravante”.

L’ex segretario dem ha anche dichiaraot che “questo è l’aereo che la Repubblica italiana aveva scelto, attraverso procedure definite dai tecnici… non mi metto io a discutere se sia meglio l’acquisto di un velivolo nuovo o il leasing di uno vecchio, per questo ci sono i dirigenti pagati per fare queste scelte..”

Antirazzismo in assenza di razzismo. L’ultima arma di distrazione di massa

Politicamentescorretto.org 1.8.18

DI DIEGO FUSARO

ilfattoquotidiano.it

Il razzismo è una aberrazione della mente umana. Metafisicamente, il suo fuorviamento sta nel negare l’unità della razza umana. Nel negarla, per di più, in nome di un gretto biologismo materialistico privo di pensiero. Contro il razzismo, valgano le parole dello Hegel: pensare di far dipendere le qualità dello spirito dalla mera esteriorità del colore della pelle sarebbe come dire che “lo spirito è un osso”.

Ora, contrariamente alla retorica egemonica in questi giorni, non v’è nessuna emergenza razzismo, per fortuna. Solo sporadici casi di imbecilli, degni di essere puniti come la legge prevede. La verità è che le sinistre mondialiste fucsia e traditrici di Marx usano l’antirazzismo in assenza di razzismo per evitare oculatamente l’anticapitalismo in presenza di capitalismo. Si legittimano in tal guisa, nella loro conclamata assenza di legittimità. Una sinistra al servigio del capitale e dell’imperialismo atlantista non avrebbe ragione di esistere. E per continuare a esistere si inventa allora le emergenze del fascismo e del razzismo, fingendo che la contraddizione capitalistica nemmeno più esista.

Da una parte, abbiamo oggi stolti che dicono che v’è il ritorno del razzismo e che è in atto una feroce aggressione contro chi ha la pelle nera. Dall’altra parte, vi sono poi stolti che dicono che è in atto un’aggressione dei neri contro i bianchi e che ogni migrante in quanto tale è un delinquente. Non vi accorgete che tutto ciò è il capolavoro del potere? Il quale (a) ci divide in basso tra bianchi e neri, per evitare che il conflitto si verticalizzi e salga verso l’alto e (b) dirotta l’attenzione dalla reale contraddizione economica e dallo sfruttamento mondialista all’irreale contraddizione razzista, inventata ad hoc come arma di distrazione di massa? Occorre essere uniti in basso contro l’alto: occorre respingere le false dicotomie amiche del potere tecnocapitalistico (gay vs etero, bianchi vs neri, islamici va cristiani, fascisti vs comunisti, ecc). Occorre essere coesi in basso. La lotta è tra Servo nazionale-popolare e Signore global-elitario.

Duego Fusaro

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

Link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/01/antirazzismo-in-assenza-di-razzismo-lultima-arma-di-distrazione-di-massa/4531499/

1.08.2018

Guerra sulla Rai? Noi non ci caschiamo…

Contropiano.org 31.7.18

Ma davvero dovremo anche assistere alla recita di Silvio Berlusconi che difende il pluralismo in RAI e la libertà d’informazione? Sì, proprio colui che da presidente del consiglio emanò l’editto bulgaro contro giornalisti e artisti non allineati. Che, per alcuni – tra cui Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi – vale ancora oggi. Sì, proprio il padrone di Mediaset, nota sede di pluralismo esemplare, che è persino riuscito a far eleggere un suo dipendente quale presidente della commissione di vigilanza sulla RAI. Lo ha fatto con l’accordo della Lega, con quello del M5S e soprattutto con quello del PD. Che oggi, assieme a quella sua sempre più inutile corrente esterna chiamata LEU, prega il signore di Arcore di fermare la pericolosissima presidenza RAI di Marcello Foa.

Sia chiaro non abbiamo alcuna simpatia per il giornalista italo-svizzero; le sue posizioni politiche sono all’opposto delle nostre e il solo fatto di essere designato in quota Salvini per noi lo definisce, anche se nel passato ha assunto posizioni controcorrente sulle guerre “umanitarie” dell’Occidente e sulle politica di austerità della UE.

Ma la campagna di PD, LeU e Forza Italia, sostenuta dai principali giornali, contro Foa nel nome della libertà di informazione, è quanto di più ipocrita, sfacciato e bugiardo ci tocchi di subire. Gli spin doctor – così si chiamano gli autori delle campagne di propaganda che i mass media veicolano e creano quel “percepito” che cancella la realtà, ma fa vincere le elezioni – dei vecchi governanti ora all’opposizione denunciano il rischio che con la nuova presidenza RAI siano dominanti il “sovranismo” e il “populismo”. Essi temono un nuovo pensiero unico e sanno di che parlano, visto che sul dominio assoluto del pensiero unico liberista e guerrafondaio hanno edificato le proprie fortune.

Noi che combattiamo tutte le balle di regime – sia quella secondo cui sarebbe necessario difendersi dell’invasione dei migranti,  così come quella secondo cui jobsact, legge Fornero e fiscal compact siano cose buone e giuste -, noi che passiamo la vita e le lotte a combattere contro le fake news del potere, noi in questa guerra tra spin doctor di opposte tendenze non ci schieriamo proprio. Ognuno di loro è il bue che dà del cornuto all’asino avverso.

Noi non scegliamo tra il regime di balle targato Renzi e Berlusconi e quello targato Salvini, li combattiamo entrambi.

Quanto ai mass media, che quindici anni fa hanno portato ovunque l’immagine di Colin Powell che mostrava all’Onu la fialetta che avrebbe dovuto provare le armi letali di Saddam Hussein; quei media che hanno diffuso senza critiche la più grande falsificazione del dopoguerra, servita a scatenare una guerra catastrofica che dura ancora; quei media che ogni giorno ci raccontano le veline del potere presentandole come realtà assoluta… quei media non sono “la libertà d’informazione”, ma un ostacolo a che essa possa esistere.

Il PD nel passato ha imbrogliato milioni di persone chiedendo sostegno contro Berlusconi e ora chiede il sostegno di Berlusconi per fermare Foa. Chi gli può credere più?

No, noi nella sporca guerra per la RAI non ci caschiamo proprio, basta con le fakenews.

Bocciatura Foa presidente Rai, Fusaro: ‘La sinistra più stupida dell’intera storia umana’

silenziefalsita.it 1.8.18

Bocciatura-Foa-presidente-Rai

“E in questo modo si rivela la sinistra più stupida dell’intera storia umana dai tempi dai tempi della rivoluzione francese a oggi”.

Così Diego Fusaro sulla bocciatura della nomina di Foa a presidente Rai.

“Mediante una Santa Alleanza fra Liberi e Uguali a sinistra e Forza Italia a destra” afferma il filosofo in un video pubblicato sui social – è stata testè fatta saltare la nomina a presidente Rai del giornalista Marcello Foa, voce libera e indipendente del giornalismo italiano, autore di saggi di grande importanza nell’ambito culturale, persona onesta e intellettualmente fecondissima”.

“Costituisce, quanto avvenuto,” prosegue Fusaro “un caso da manuale: l’astuta destra liberista del danaro tutela i propri interessi di classe cosmomercatisti e la sciocca sinistra libertaria del costume glorifica quegli interessi stessi”.

E aggiunge: “La destra liberista del danaro e della finanza decide sovranamente cosa fare nello scacchiere del rapporto di forza dominante, in modo che la voce dominante nell’ordine del discorso sia sempre quella che tutela i suoi interessi di classe.
Sicché Marcello Foa non rientrava in quest’ordine ed è stato destituito”.

“Per converso” continua “la sinistra libertaria del costume tutela sempre e solo culturalmente – direbbe Gramsci – sovrastrutturalmente, gli interessi della destra del danaro stessa”.

E conclude: “Tutte le grandi conquiste oggi della sinistra vadano sempre a beneficio della classe cosmomercatista dominante della destra e puntualmente contro la classe lavoratrice, i ceti medi e gli sconfitti della mondializzazione”.

Guarda il video:

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fdiegofusarofilosofo%2Fvideos%2F1239881356153104%2F&show_text=0&width=476


 

Vigilanza boccia Foa presidente, Paragone: ‘Il Patto del Nazareno regge soprattutto sulla Rai’

silenziefalsita.it 1.8.18

Il Patto del Nazareno regge soprattutto sulla Rai: Fi e Pd non ritirano la scheda e bocciano #FoaPresidente”.

Lo scrive su Twitter il senatore del M5S Gianluigi Paragone il quale in un’intervista a La Repubblica ha spiegato che Foa “in quanto consigliere anziano continuerà a presiedere il cda Rai fin tanto che in Vigilanza non si sboccherà la situazione”.

Questo, ha precisato Paragone, “succede in tutti i consigli di amministrazione che la presidenza – in attesa di alcuni passaggi formali – tocchi al consigliere anziano. Non è colpa mia se il più anziano nel cda Rai è proprio Foa”. E ha aggiunto: “Bisogna aspettare che la politica faccia maturare il quorum qualificato. Nel frattempo resta tutto così. Certo non non chiederemo a Foa di dimettersi”.

Dello stesso parere di Paragone è anche un altro esponente pentastellato, Paolo Romano, che ha commentato: “Il patto del Nazareno ricostituito per bloccare la nomina di #FoaPresidente”

Sul caso è intervenuta poi Mirella Liuzzi, deputata M5S e segretario di Presidenza alla Camera. Di seguito il testo del suo tweet:

“Da Forza Italia c’è stata una prova di forza, una scelta politica, non sul profilo di #FoaPresidente le cui qualità come giornalista libero e corretto sono note.

Spero sinceramente che @MarcelloFoa non si dimetta”.

Rai, Foa: ‘Mi metto a disposizione dell’Azionista’

silenziefalsita.it 1.8.18

rai-foa

“Prendo atto con rispetto della decisione della Commissione di Vigilanza della Rai“.

Lo scrive su Facebook Marcello Foa, la cui nomina è stata bocciata stamane.

“Come noto, – aggiunge il giornalista – non ho chiesto alcun incarico nel Consiglio che mi è stato proposto dall’Azionista. Non posso, pertanto, che mettermi a sua disposizione invitandolo a indicarmi quali siano i passi più opportuni da intraprendere nell’interesse della Rai”.

M5S: ‘Il patto del Nazareno ricostituito per bloccare la nomina di Foa Presidente’

“Foa Presidente è il simbolo di una nuova RAI all’insegna dell’indipendenza e della libertà d’informazione. Oggi si è ricostituito il patto del nazareno per bloccare la sua nomina”.

Lo denunciano in un post pubblicato sul Blog delle Stelle Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, capigruppo pentastellati alla Camera e al Senato.

“Forza Italia e Pd – proseguono i 5Stelle – si sono schierati contro di lui, allievo di Montanelli, giornalista de Il Giornale e forte sostenitore della sovranità nazionale”.

“Dal Pd te lo aspetti, ma da Forza Italia? E’ un colpo basso alla Lega. Non siamo loro alleati, ma da noi avranno sempre lealtà e correttezza,” concludono.

Vigilanza Rai boccia Foa presidente: le reazioni su Twitter

Nel frattempo diversi esponenti 5Stelle rilanciano la stessa accusa di D’Uva e Patuanelli tramite Twitter:

“Il Patto del Nazareno regge soprattutto sulla Rai: Fi e Pd non ritirano la scheda e bocciano #FoaPresidente”, scrive il senatore pentastellato Gianluigi Paragone.

Dello stesso parere di Paragone è anche un altro esponente pentastellato, Paolo Romano, commenta: “Il patto del Nazareno ricostituito per bloccare la nomina di #FoaPresidente”

Sul caso è intervenuta poi Mirella Liuzzi, deputata M5S e segretario di Presidenza alla Camera. Di seguito il testo del suo tweet:

“Da Forza Italia c’è stata una prova di forza, una scelta politica, non sul profilo di #FoaPresidente le cui qualità come giornalista libero e corretto sono note.
Spero sinceramente che @MarcelloFoa non si dimetta”.

 

Intesa Sanpaolo, Leonardo-Finmeccanica, Ubi, Ferrari. Ecco le pagelle di Mediobanca sulle quotate

di  STARTMAG.IT 1.8.18

L’articolo di Paola Valentini per Mf/Milano finanza

In vista della stagione dei conti del secondo trimestre, che questa settimana entra nel vivo, Mediobanca Securities ha aggiornato il suo portafoglio azionario per il mese di agosto.

“Abbiamo di fronte una decina di giorni in cui terranno banco le trimestrali delle società di Piazza Affari”, premette Mediobanca che in quest’ottica si mantiene prudente verso le azioni “che vanno troppo bene in attesa dei conti e che sono esposte al rischio di prese di beneficio dopo la pubblicazione dei bilanci”.

Secondo Mediobanca questo è il caso di Campari su cui il broker va short, “sebbene sia nei primi 30 titoli nel nostro modello proprietario, Campari sostituisce Unieuro che sembra vicino al punto di minimo. Sul fronte delle posizioni lunghe (in acquisto), Mediobanca ha tolto Enel “dopo alcuni modesti movimenti dei prezzi post risultati registrati finora da alcuni concorrenti europei”, e al suo posto ha inserito “Buzzi Unicem sulla quale le attese sembrano piuttosto basse”. Ma ecco in dettaglio le posizioni al rialzo (long) e quelle al ribasso (short) elaborate dagli analisti di Mediobanca Securities.

Portafoglio long

Ubi (neutral e target price a 4,3 euro). Ubi tratta sulla base di un Te di 0,5 volte con un Rote 2019 dell’8,5%, pari a 6,3 volte il p/e. La posizione patrimoniale è abbastanza solida per gestire gli npl: l’ad ha recentemente detti che la banca sta per chiudere la garanzia gacs, il che potrebbe essere un elemento catalizzatore per il titolo.

Buzzi Unicem (outperform e target price a 24,2 euro). Mediobanca non aspetta numeri particolarmente brillanti, ma una conferma delle indicazioni sull’ebitda dell’anno dovrebbe produrre una certa rivalutazione dell’azione. Vale la pena notare che la società ipotizza un cambio euro-dollaro a 1,24, in tal modo dovrebbe avere spazio per compensare l’inflazione negli Usa. Il messaggio sui volumi è stato costruttivo, sia da parte del gruppo sia da parte dei concorrenti. Buzzi scambia sulla base di un rapporto ev/ebitda di 5 volte, e 11,6 volte il p/e 2019, dopo un calo del 18% dell’utile per azione da parte degli analisti sell side.

Leonardo (outperform e target price a 13,5 euro). Finalmente vediamo un buon momentum per il titolo, grazie alle notizie positive sulle nuove commesse negli elicotteri e nei veicoli militari. A 4,4 volte l’ev/ebitda e 7,4 volte il p/e 2019, il valore è ancora immutato e dal nostro recente incontro con la società, la sensazione è che il ceo Profumo sia abbastanza fiducioso sulle previsioni fornite. Per noi difficilmente ci sarà un ribasso.

Ferrari (neutral e target price a 116 euro). Dopo la recente performance poco brillante, restiamo lunghi su questa azione di alta qualità e difensiva che dovrebbe passare indenne attraverso la guerra tra Usa ed Europa. Nonostante il cambio al vertice, sembra confermato il capital market day di settembre, e qualche rumors a proposito potrebbe iniziare a fine agosto. Ferrari tratta a 29 volte il p/e e 15,7 volte l’ev/ebitda 2019.

Portafoglio short

Campari (neutral e target price a 6,5 euro). Campari scambia a 36 volte il p/e e a 22,3 volte l’ev/ebitda 2018. L’azione ha avuto un andamento spettacolare, non sostenuta da rialzi dell’utile per azione, di qui l’espansione dei multipli. Gli scambi sul titolo sembrano troppo affollati e temiamo che l’attenzione svanirà a meno che non pubblicheranno conti ben oltre le attese, il che non sembra verosimile guardando i numeri dei concorrenti.

Erg (neutral e target price a 16,2 euro). La valutazione (29,4 volte il p/e e 8,8 volte l’ev/ebitda 2018) suggerisce che il mercato ha scontato la maggior parte della trasformazione del business model. I dettagli sul repowering in Italia potrebbero arrivare più tardi del previsto e la lettura dei dati dei concorrenti è negativa.

Intesa Sanpaolo (neutral e target price a 3,1 euro). Ci giochiamo Intesa Sanpaolo come posizione ribassista per coprire quella lunga su Ubi, soprattutto sul fronte della valutazione. Il titolo scambia a 0,8 volte il Te per un Rote del 9,8% nel 2019 e il p/e di 8,5 volte è ancora a premio rispetto a molti competitor Ue. Vediamo anche una mancanza di elementi catalizzatori dal momento che il bilancio del trimestre difficilmente porterà qualche notizia positiva per il titolo.

De’ Longhi (neutral e target price a 26,4 euro). Il titolo è a 9,1 volte l’ev/ebitda e 16,9 volte il p/e. L’esposizione al mercato dei consumi Usa non aiuta come anche l’andamento del dollaro sulla struttura dei costi-ricavi. La diffusione delle macchine da caffé negli Usa sarà un tema del 2019. Ricordiamo che il lock up sull’accelerated book building di novembre è scaduto il 14 maggio e l’azione è abbastanza vicina ai livelli ai quali è stato fatto l’ultimo collocamento.

 

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

Carige, cda a sorpresa per replicare alle contestazioni di Francoforte

GILDA FERRARI – 

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Genova – Requisiti patrimoniali, governance, piano nuovo: Carige si prepara a rispondere alle criticità indicate dalla Bce dieci giorni fa. Secondo quanto ricostruito dal Secolo XIX, ieri si è tenuta una riunione del cda, convocata per discutere le linee guida della risposta alla lettera con cui il 20 luglio la vigilanza europea ha comunicato alla banca la decisione di non approvare il piano di conservazione del capitale e la necessità di un nuovo piano entro novembre, suggerendo un’aggregazione e tornando sui problemi di governance.

Venerdì il board si riunirà per approvare la semestrale e in quell’occasione sarà approvato anche il testo completo della risposta attesa dalla vigilanza europea.

A presiedere i lavori di ieri, Vittorio Malacalza, presidente ad interim dopo l’uscita di Giuseppe Tesauro e dimissionario dal giorno della prossima assemblea ma per ora ancora saldamente in sella: l’adunata dei soci di settembre, quando si consumerà la sfida con l’azionistaRaffaele Mincione per il controllo della banca, sarà infatti presieduta dall’industriale piacentino.

La lettera di Bce alla cui risposta lavora Carige è quella del 20 luglio. Nel «progetto di decisione» (che diventerà decisione solo a valle della risposta di Carige) Bce affronta tre questioni: la governance, i requisiti patrimoniali e il futuro della banca.

Riguardo alla governance, sebbene dopo le dimissioni di Tesauro l’istituto avesse già progettato di convocare l’assemblea per la nomina del nuovo presidente entro settembre nel prossimo cda del 3 agosto e lo avesse comunicato «oralmente» alla Bce, Francoforte ha scritto di procedere alla nomina del vertice «al più tardi entro il 30 settembre». Quanto al piano di conservazione del capitale presentato lo scorso 22 giugno, Bce ha comunicato di non approvarlo e chiesto alla banca di presentarne uno nuovo «al più tardi entro il 30 novembre per ripristinare e assicurare l’osservanza dei requisiti patrimoniali al più tardi entro il 31 dicembre 2018». Il piano dovrà «valutare tutte le opzioni, inclusa un’aggregazione aziendale», scrive la vigilanza. «Qualora fosse perseguita una soluzione mirata a un’aggregazione per assicurare l’osservanza di tutti i requisiti patrimoniali», sarà stabilito «un nuovo termine entro il quale dovrà essere conseguita l’osservanza dei requisiti patrimoniali».

La ragione per la quale Bce non approva il piano di conservazione del capitale è il mancato rispetto del requisito patrimoniale complessivo del 13,125% dal 1° gennaio 2018: «Nel primo trimestre 2018 il total capital ratio era del 12,23%». L’emissione del bond subordinato da 350 milioni che Carige non ha ancora finalizzato «costituisce la pietra angolare del piano di conservazione del capitale aggiornato» ha sottolineato Francoforte. Che ha infine rilevato come il vecchio piano prevedesse di realizzare «entro giugno» una serie di «misure» di riduzione del rischio e «cessioni di attività» che invece non sono ancora state realizzate.

Se The Donald usasse l’arma del mini-dollaro di F. Dragoni e A.M. Rinaldi

 scenarieconomici.it 31.8.18

Nel secondo trimestre del 2018 gli Stati Uniti sono cresciuti di oltre il 4% rispetto al precedente dopo aver peraltro imposto dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Trump sta semplicemente realizzando uno dei tanti punti del suo programma elettorale fatto peraltro di misure molto espansive quali la riduzione di tasse o lintroduzione di incentivi volti a favorire il rientro degli stabilimenti produttivi di aziende che hanno negli anni scorsi delocalizzato (reshoring).

Gli USA sono infatti il cliente del mondo” dal momento che negli ultimi 10 anni (fino al 2017) hanno mediamente importato beni e servizi in misura maggiore a quanti ne hanno esportati per oltre 440 miliardi di dollari ogni anno. I soli consumi interni rappresentano infatti quasi il 70% del PIL americano contro un appena 54% della Germania. E visto che a fronte di chi importa vi è sempre qualcuno che esportafra i tanti fornitori del mondo” ne spiccano in particolare due. Da un lato la Cina, con un surplus commerciale medio di circa 230 miliardi di dollari, e dallaltro la Germania, con oltre 250 miliardi. Che sommati fra loro fanno peraltro qualcosa più del deficit americano. La Germania, ancor più della Cina, è quindi un problema. Come può infatti essere possibile che un paese di 82 milioni di anime possa avere un avanzo medio delle partite correnti addirittura superiore a quello della Cina con i suoi quasi 1,4 miliardi di abitanti?

Principalmente può farlo grazie alleuro; una sorta di marco svalutato. La moneta unica è infatti per definizione una sola e quindi è una media fra i valori della potenza tedesca e degli altri satelliti del nord (Austria, Olanda, Belgio), con in mezzo una Francia sempre più in difficoltà e mescolata alle debolezze del Mediterraneo (Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo e Italia). Moneta sopravvalutata per questi ultimi ma sottovalutata per Berlino. Che grazie a questa sorta di marco svalutato” vestito da euro ha registrato un avanzo commerciale medio nei quindici anni successivi alla moneta unica pari al 5,8% circa del proprio PIL contro uno striminzito 0,3% medio nel quindicennio antecedente. Il cambio delleuro espresso in dollari per la Germania è quindi ancora artificialmente basso perché sono i problemi dellEuropa meridionale a svilirne il valore con ciò ulteriormente agevolando lexport di Berlino sia dentro che fuori leurozona. Nel 2016 gli Stati Uniti hanno infatti importato da Berlino beni e servizi in misura superiore a circa 70 miliardi rispetto al loro export.

Oggi intanto servono 1,17 dollari per acquistare 1 euro ed è più che ragionevole dedurre che qualora la Germania avesse il suo marco, il tasso di cambio sarebbe pari a non meno di 1,40-1,50 dollari a seguito di una rivalutazione di un buon 20-30%. Che in soldoni significano una cosa semplice e quasi banale. Per il portafoglio di un consumatore americano una BMW da 35.000 euro (anzi marchi) costerebbe fra i 49.000 ed i 53.000 dollari invece degli attuali 41.000 circa. Ecco perché Trump una volta insediatosi alla Casa Bianca  ha subito accusato la Germania di manipolare il cambio.

I primi a non volere più leuro sono proprio gli Stati Uniti essendo il “cliente” del mondo e dellEuropa. Se solo Trump andasse fino in fondo con la sua battaglia estendendo i dazi ad ogni categoria merceologica, o più semplicemente e rapidamente facendo scivolare” il cambio del dollaro adeguandolo alle dinamiche dei saldi commerciali con lestero, finirebbe per vincere la sua partita dando contemporaneamente una formidabile spinta alla reindustrializzazione del Paese visto che ora importa molto più di quanto esporta. A differenza di Berlino e nostra. Ed il cliente, si sa, ha sempre ragione.

Fabio Dragoni e Antonio M. Rinaldi, Milano Finanza 31.7.18

Rapporto suicidi economici della LINK University: un estratto

scenari economici.it 1.8.18

Vi presentiamo un estratto del rapporto sui suicidi economici 2012-2017 predisposto dal LINK LAB, laboratorio di ricerca sociale. Chi desiderasse avere il report completo può contattarci tramite l’apposita casella Contatti del sito.

Inziamo considerando l’andamento temporale dei suicidi economici nel quinquennio considerato:

Vi è una crescita del 15,7% rispetto al quinquennio precedente, con un picco nel 2014 di 201 suicidi. Nel 2016 si assiste ad un calo che comunque non porta i valori complessivi al di sotto del 2012. Il 2017 vede un calo più sostenuto anche se si rimane comunque ampiamente oltre il dato del 2012.

Analizziamo ora la distribuzione per singoli mesi, considerando che però

I mesi con maggiori suicidi sono stati i mesi di aprile del 2013 e del 2014 ed il luglio 2014.

Analizzando le classi di età la più colpita è quella fra i 45 d i 54 anni, seguita dai 55-64.

Passiamo ad analizzare la distribuzione geografica anche nel tempo. Se nel 2012 la regione più colpita era il Veneto, nel 2017 è la Campania. Impressionante l’evoluzione della Regione Marche, in continua, irrefrenabile, salita.

 

I suicidi colpiscono in primo luogo gli imprenditori, quindi i disoccupati e, con proporzione molto inferiore, i dipendenti, categoria però in crescita.

 

In quest’ultima tabella si incrociano i dati dell’area e dell’attività del suicida. Se al Nord Ovest i suicidi sono soprattutto fra i pensionati, il nord Est vede una prevalenza fra gli imprenditori ed il Sud fra i disoccupati.

 

 

Unico sollievo da questa triste classifica è che il numero è in calo fra il 2016 ed il 2017, anche se comunque non si riesce a tornare ai livelli pre-crisi.

Grazie