Carige, cda a sorpresa per replicare alle contestazioni di Francoforte

GILDA FERRARI – 

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Genova – Requisiti patrimoniali, governance, piano nuovo: Carige si prepara a rispondere alle criticità indicate dalla Bce dieci giorni fa. Secondo quanto ricostruito dal Secolo XIX, ieri si è tenuta una riunione del cda, convocata per discutere le linee guida della risposta alla lettera con cui il 20 luglio la vigilanza europea ha comunicato alla banca la decisione di non approvare il piano di conservazione del capitale e la necessità di un nuovo piano entro novembre, suggerendo un’aggregazione e tornando sui problemi di governance.

Venerdì il board si riunirà per approvare la semestrale e in quell’occasione sarà approvato anche il testo completo della risposta attesa dalla vigilanza europea.

A presiedere i lavori di ieri, Vittorio Malacalza, presidente ad interim dopo l’uscita di Giuseppe Tesauro e dimissionario dal giorno della prossima assemblea ma per ora ancora saldamente in sella: l’adunata dei soci di settembre, quando si consumerà la sfida con l’azionistaRaffaele Mincione per il controllo della banca, sarà infatti presieduta dall’industriale piacentino.

La lettera di Bce alla cui risposta lavora Carige è quella del 20 luglio. Nel «progetto di decisione» (che diventerà decisione solo a valle della risposta di Carige) Bce affronta tre questioni: la governance, i requisiti patrimoniali e il futuro della banca.

Riguardo alla governance, sebbene dopo le dimissioni di Tesauro l’istituto avesse già progettato di convocare l’assemblea per la nomina del nuovo presidente entro settembre nel prossimo cda del 3 agosto e lo avesse comunicato «oralmente» alla Bce, Francoforte ha scritto di procedere alla nomina del vertice «al più tardi entro il 30 settembre». Quanto al piano di conservazione del capitale presentato lo scorso 22 giugno, Bce ha comunicato di non approvarlo e chiesto alla banca di presentarne uno nuovo «al più tardi entro il 30 novembre per ripristinare e assicurare l’osservanza dei requisiti patrimoniali al più tardi entro il 31 dicembre 2018». Il piano dovrà «valutare tutte le opzioni, inclusa un’aggregazione aziendale», scrive la vigilanza. «Qualora fosse perseguita una soluzione mirata a un’aggregazione per assicurare l’osservanza di tutti i requisiti patrimoniali», sarà stabilito «un nuovo termine entro il quale dovrà essere conseguita l’osservanza dei requisiti patrimoniali».

La ragione per la quale Bce non approva il piano di conservazione del capitale è il mancato rispetto del requisito patrimoniale complessivo del 13,125% dal 1° gennaio 2018: «Nel primo trimestre 2018 il total capital ratio era del 12,23%». L’emissione del bond subordinato da 350 milioni che Carige non ha ancora finalizzato «costituisce la pietra angolare del piano di conservazione del capitale aggiornato» ha sottolineato Francoforte. Che ha infine rilevato come il vecchio piano prevedesse di realizzare «entro giugno» una serie di «misure» di riduzione del rischio e «cessioni di attività» che invece non sono ancora state realizzate.