Con l’e-commerce riapriamo i negozi di vicinato (di Dario Polini)

scenarieconomici.it 2.8.18

Attraverso l’e-commerce riapriamo i negozi di vicinato

Agosto è il mese delle vacanze ma è anche il periodo dove ci si può fermare a pensare al futuro, infatti è a settembre che partono sempre nuovi progetti e iniziative economiche.

Che quanto segue possa essere da stimolo per sviluppare nuove idee! Penso ai tanti ragazzi che hanno molta voglia di fare, che magari proprio perché non trovano un lavoro, o un lavoro soddisfacente in termini economici, decidono o valutano di avviare una propria attività o micro impresa.

Tra le attività maggiormente colpite dalla crisi degli ultimi anni è sicuramente ricompreso purtroppo il negozio di vicinato, detto anche negozio di quartiere; secondo alcuni studi in 8 anni hanno chiuso circa 158.000 imprese (negozi di vicinato e botteghe artigiane) e comunque sia, basta andare nelle periferie delle città per vedere le troppe saracinesche abbassate e le troppe attività chiuse.

Aprire oggi un negozio di vicinato è un’idea che va analizzata attentamente, pianificando bene i costi iniziali, la zona, il bacino di utenza, i potenziali clienti, studiando bene i prodotti e/o i servizi che si vendono, fidelizzando i clienti, tutto ciò perché attualmente il mercato è molto competitivo e nulla va lasciato al caso, fermo restando il rischio d’impresa legato all’andamento del settore.

La parola d’ordine è differenziarsi specializzandosi in prodotti di nicchia e di qualità, affiancando alla vendita “tradizionale” la vendita tramite e-commerce; perché ciò abbia successo serve un’ottima conoscenza e approfondimento del settore nel quale si opera (mi riferisco ad esempio a particolari componenti tecniche oppure a prodotti alimentari specializzati). Fanno da complemento necessario una mirata strategia pubblicitaria e di marketing, delle buone competenze informatiche, la tempestività nelle risposte, la serietà professionale, la flessibilità alle richieste e la capacità di fidelizzazione di fornitori e clienti. Il negozio di vicinato può essere trasformato anche in un laboratorio artigianale con prodotti di qualità e tradizionali oppure sviluppando o creando dei nuovi prodotti, mantenendo al tempo stesso sia la vendita diretta al pubblico o  tramite e-commerce.

I numeri confermano la forte ascesa dell’e-commerce e mi sento di prevedere che lo sarà sempre di più nei prossimi anni attraverso lo sviluppo di metodi di pagamento tramite internet e le cripto-valute.

Nell’interesse sia dei produttori locali che dei consumatori sarebbe strategico in ambito di produzione alimentare locale creare una rete di vendita online che attui un rapporto diretto senza intermediari.

Necessarie sicuramente la buona volontà e la capacità d’iniziativa dell’imprenditore come anche l’intervento da parte dello Stato con politiche economiche e fiscali a favore del settore, di cui ho trattato nel mio precedente articolo parlando di miglioramento del regime forfettario per micro-imprese https://scenarieconomici.it/limposta-forfettaria-e-migliorabile-di-dario-polini/ ;altrettanto importante sarebbe l’introduzione della cedolare secca sui negozi e botteghe in modo da avere una tassazione più favorevole per i proprietari che potrebbe portare ad avere un abbassamento dei prezzi di affitto, i quali purtroppo nonostante la crisi sono ancora molto alti.

Svezia: aumento vertiginoso delle aggressioni sessuali ad opera di migranti

Ofcs.report 1.8.18

SECONDO LA DEPUTATA BARBRO SÖRMAN LE VIOLENZE CONTRO LE DONNE SONO PARTE DELLA CULTURA DEI RIFUGIATI

titolo originale: VIOLACIONES MASIVAS EN SUECIA TRA LA LLEGADA DE REFUGIADOS AL PAIS

di David Odalric de Caixal i Mata – da Secindef.org

Come riportato dal Consiglio per la prevenzione della criminalità in Svezia, nel 2017, la polizia ha registrato 7.200 casi di stupro, una cifra che porta il numero di aggressioni sessuali quotidiane a circa 20. La Svezia ha accolto 31.000 richiedenti asilo nell’ultimo anno (il 2017), un numero molto alto considerando la sua popolazione. Tuttavia, è stato sorprendente che il numero di minori non accompagnati nell’Agenzia per l’immigrazione fosse così elevato. Queste cifre sono adulterate e hanno dimostrato, in questo, i casi di diversi adulti che hanno cercato di farsi passare da minori.

Le condizioni per i minori non accompagnati sono molto più vantaggiose – è più complicato per loro essere deportati – motivo per cui molti rifugiati cercano di raggiungere questo status. C’è anche una persecuzione mediatica per tutti coloro che osano mettere in discussione le politiche migratorie del governo. La situazione nel paese è, invece,  molto più rosea se si avvalorano le dichiarazioni dei membri del parlamento svedese. La deputata Barbro Sörman ha affermato che “è normale che i rifugiati tendano a violentare le donne perché fa parte della cultura dei loro paesi”, dopo aver lanciato una velata critica dei media per aver riferito delle violazioni dei rifugiati.

(traduzione dallo spagnolo a cura della redazione di Ofcs.report)

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Messina (Intesa) parla di spread e presenta ricetta taglia debito: fondi comunali aperti stile Pir

Finanzaonline.com 2.8.18

L’AD intervistato da Il Messaggero, sottolinea che i fondamentali dell’Italia sono “solidi”: “Un avanzo primario tra i più consistenti, un elevato saldo commerciale, una ricchezza privata, escludendo gli immobili, pari …

Carlo Messina, numero uno di Intesa SanPaolo, presenta la sua ricetta per risanare i conti pubblici italiani: la parola chiave è fondi comunali aperti in stile Pir. Di questo e altro il ceo della banca italiana parla in un’intervista rilasciata a Il Messaggero, pubblicata all’indomani dei risultati di bilancio comunicati da Intesa. Risultati che gli hanno dato soddisfazione, se si considera che sono stati i migliori dal 2008, in ben dieci anni.

Parlando dell’eterna e assillante spina nel fianco dell’Italia, rappresentata dal gigantesco debito pubblico,  il manager invita tutti a non cedere agli allarmismi e ritiene che, in assenza di improvvise docce fredde, lo spread BTP-Bund potrebbe anche scendere nel mese di agosto.

Il tempismo delle sue dichiarazioni non è proprio l’ideale, se si considera che proprio oggi il differenziale torna a impennarsi, e non di poco. Si può parlare di un vero e proprio mezzogiorno di fuoco per il differenziale, che inanella nuovi record in quasi un mese (ovvero dallo scorso 6 luglio), per effetto dei tassi decennali che schizzano dal 2,78% proiettandosi verso quota 2,90%, in vista dei rumor di quella che potrebbe essere una prima resa dei conti all’interno del governo sulla questione quanto mai cruciale della manovra 2019.

Prima che si scatenasse la nuova ennesima ondata di sell off sugli asset italiani, Messina si era così espresso a Il Messaggero:

“Non vedo grandi preoccupazioni se la gestione dei conti pubblici prosegue nella direzione di un rapporto meno esasperato tra debito pubblico e Pil. Anzi, se ad agosto non vi saranno novità traumatiche lo spread potrebbe addirittura diminuire”.

L’AD di Intesa è ben consapevole che il vero test arriverà con la legge di bilancio:

“A settembre si entrerà nel vivo della legge di stabilità, sarà quello il vero banco di prova. Se la manovra affronterà i temi della crescita con la dovuta attenzione al debito, non vedo ragioni per nutrire timori. Per parte mia, auspico un forte impulso agli investimenti infrastrutturali, il più formidabile motore della ripresa. Mi auguro venga posta al più presto la questione dello scomputo degli investimenti pubblici dal parametro deficit/Pil. Nei rapporti per l’Europa questa è una battaglia sacrosanta”.

Messina e la ricetta taglia debito: i fondi comunali aperti

Il numero uno di Intesa SanPaolo elenca al Messaggero i punti di forza e debolezza dell’economia italiana.

“La ripresa può subire dei rallentamenti, d’altro canto sta accadendo anche nelle principali economie europee. Non possiamo però ignorare che le nostre aziende registrano buoni risultati. Anche i servizi migliorano e gli investimenti danno segni positivi, mentre l’export cresce a ritmi del 6%. Allo stesso tempo abbiamo aree molto ampie nelle quali la povertà è in aumento e la disoccupazione è troppo alta, specie nel Mezzogiorno. Si tratta di problemi che non possono essere rinviati. Ecco perchè è necessario che la ripresa prosegua, possibilmente a tassi più elevati”.

Detto questo, non ci sono dubbi sul fatto che i fondamentali dell’Italia siano “solidi”:

“Un avanzo primario tra i più consistenti, un elevato saldo commerciale, una ricchezza privata, escludendo gli immobili, pari a 4.370 miliardi. Non abbiamo un problema di credibilità. Certo è che la riduzione del rapporto debito/Pil va affrontata con determinazione”.

E qui arriva la sua ricetta operativa.

Innanzitutto, secondo Messina, il taglio del debito-Pil non è “un obiettivo impossibile”.

Riferendosi agli immobili pubblici, il banchiere afferma che il loro valore complessivo “è stimato in 385 miliardi, circa 215 miliardi sono di proprietà dei Comuni”. Di conseguenza, a suo avviso, “si potrebbe dare vita a una serie di ‘fondi comunali aperti’ con l’obiettivo di acquistare e valorizzare una parte di quegli immobili”.

“Questo solo fatto -spiega – porterebbe a risparmi non irrilevanti per il Comune venditore: non è un mistero che la gestione degli immobili pubblici molto spesso comporta deficit di bilancio anche rilevanti. Peraltro, in questo modo gli enti territoriali potrebbero ridurre il proprio debito, disponendo subito di risorse fresche per effettuare nuovi investimenti”.

Alla domanda su quanto il debito dovrebbe diminuire affinché i mercati possano mostrare un apprezzamento, il numero uno di Intesa si è così espresso:

“Il valore degli immobili oggetto dell’operazione, almeno in una prima fase, dovrebbe essere di circa 100 miliardi da collocare in tre anni. Ma si potrebbe arrivare anche a 200 miliardi“; inoltre “i mercati finanziari percepirebbero che si è avviato un processo virtuoso di rientro del debito e sconterebbero il minor rischio, si realizzerebbe anche uno stimolo all’economia indotto dalla crescita degli investimenti locali con particolare beneficio per l’edilizia“.

Ma chi dovrebbe acquistare le quote di questi fondi? Messina ha una risposta anche a questa domanda:

“Posto che banche, fondazioni e fondi pensioni potrebbero avere un ruolo diretto la proprietà delle quote del Fondo, e quindi degli immobili, potrebbe essere in larga parte dei cittadini residenti nel territorio. Il loro acquisto potrebbe essere incentivato da esenzioni fiscali modello Pir. In talo modo investirebbero in uno strumento poco rischioso e con un discreto reddito, oltre a godere di servizi locali migliori grazie alla riqualificazione degli edifici garantita da una gestione professionale”

Consob, Palazzo Chigi all’attacco di Nava: “Incompatibile”

FIRSTonline.info 2.8.18

L’iniziativa, che emerge dal resoconto dei lavori in commissione Finanze alla Camera, segnala la crescente pressione verso Nava, da parte dei parlamentari del M5S e della Presidenza del Consiglio: chiesti accertamenti rispetto al precedente incarico presso la Commissione Ue.

La presidenza del Consiglio ha chiesto formalmente alla Consob l’esito degli accertamenti sulla incompatibilità di Mario Nava con il ruolo di presidente della Consob, in virtù del suo precedente incarico presso la Commissione europea. L’iniziativa, che emerge dal resoconto dei lavori in commissione Finanze alla Camera, segnala la crescente pressione verso Nava, da parte dei parlamentari del Movimento cinque stelle. I grillini criticano la nomina fatta dal precedente governo perché Nava avrebbe mantenuto un rapporto troppo stretto con Bruxelles. Nava era infatti direttore per la vigilanza finanziaria presso la Commissione ed ha ottenuto un distacco triennale per ricoprire l’incarico a capo dell’authority.

Il Movimento 5 Stelle ha dunque chiesto all’esecutivo se reputi opportuno acquisire la “documentazione interna della Consob sulla incompatibilità e sulle problematiche normative e regolamentari del presidente Nava”. Il sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha così risposto: “Il Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, d’ordine del Presidente del Consiglio dei ministri, ha chiesto alla Consob se il procedimento di verifica delle incompatibilità dei Componenti di detta Autorità sia stato formalmente esitato, formulando, altresì, richiesta di trasmissione di copia dei relativi atti. Al momento non risulta ancora pervenuto un riscontro dalla Consob alla predetta richiesta”. La Consob non ha risposto e al momento nemmeno commentato la vicenda.

A sollevare la questione sono stati in particolare i deputati 5s Raphael Raduzzi e Raffaele Trano, “evidenziando come Nava fosse comandato dalla Commissione europea per un periodo di tre anni e, in virtù della disciplina europea sulla mobilità esterna, godrebbe di una sostanziale immunità nei confronti dell’ordinamento giudiziario italiano”. “Il comando e l’immunità sono chiaramente incompatibili con l’indipendenza e l’autonomia della Consob e della sua attività di vigilanza”, scrivono i due parlamentari in una nota. Il governo, da parte sua, nella risposta dice di attendere le “definitive determinazioni” della Consob, “riservandosi di valutarle alla luce del vigente quadro normativo”.

Perché si litiga per le Olimpiadi invernali?

Il post.it 2.8.18

Il Coni ha proposto ufficialmente la candidatura condivisa di Milano, Torino e Cortina, ma le prime due non ne sono granché contente

Ieri il Coni, il comitato olimpico italiano, ha approvato la candidatura italiana per ospitare le Olimpiadi invernali del 2026, che nei prossimi mesi verrà esaminata dal CIO, il comitato olimpico internazionale. La candidatura di quest’anno ha creato molte più polemiche che in passato: il Coni ha deciso infatti di presentare una candidatura di compromesso fra le tre città che si erano offerte di ospitare da sole le Olimpiadi, cioè Milano, Torino e Cortina.

Mentre Cortina è soddisfatta della candidatura condivisa, Milano e Torino speravano di ospitare da sole la manifestazione e hanno criticato la decisione del Coni. Ieri mattina il sindaco di Milano Beppe Sala aveva scritto una lettera aperta al presidente del Coni Giovanni Malagò spiegando che Milano conferma la sua disponibilità «solo come venue di gare o eventi» e che «non ritiene praticabile una sua partecipazione alla governance del 2026». La sindaca di Torino Chiara Appendino aveva invece detto che Torino non sarebbe stata «stampella di altre città», chiedendo un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle Olimpiadi (che Torino ha ospitato l’ultima volta nel 2006).

Il sindaco non ci sta

Gepostet von la Repubblica Milano am Mittwoch, 1. August 2018

Nel documento di presentazione della candidatura condivisa (PDF), il Coni ha motivato la sua scelta citando ragioni di costi e «sinergie fra i territori». Sfruttando gli impianti e le strutture già esistenti, secondo le stime del Coni, organizzare le Olimpiadi in tre città diverse costerà circa 376,65 milioni di euro: una cifra inferiore ai preventivi presentati dalle tre città (ma che ancora non tiene conto delle spese per adeguare le infrastrutture per la mobilità, ad esempio).

Secondo i piani del Coni, le gare e le strutture saranno divise più o meno equamente fra Milano, Torino e Cortina, insieme al coinvolgimento di altre località come il Sestriere – l’unica già presente alle Olimpiadi invernali del 2006 ospitate da Torino – la Valtellina e la Val di Fiemme. A Milano dovrebbe avere sede il villaggio olimpico principale, che sarà costruito nell’ex scalo ferroviario di Porta Roma, e le strutture per ospitare le gare di hockey, short track e curling. A Torino dovrebbe sorgere il principale hotel per gli atleti, da 834 posti, e saranno ospitate altre gare di hockey e alcune di speed skating. Le competizioni di sci e snowboard si terranno in diversi posti sulle Alpi. In tutte e tre le città ospitanti ci sarà una medal plaza, sede delle premiazioni.

«Torino pare relegata al ruolo di Cenerentola, subordinata a un ruolo minore e marginale», si è lamentato con una nota il gruppo del M5S al Comune di Torino, che nei mesi scorsi si era opposto alla candidatura della città scontrandosi col sindaco Chiara Appendino. Le critiche di Sala sono diverse: si è lamentato della mancanza di trasparenza del Coni – «il “chiarissimo dossier” è stato approvato senza che Milano, e presumo le altre città, l’avessero a disposizione» – e probabilmente ritiene che una candidatura condivisa possa creare problemi di organizzazione e gestione dell’evento.

Nella lettera aperta, Sala scrive anche che «le ragioni della politica stanno prevalendo su quelle sportive e territoriali». Su Repubblica, Pietro Colaprico ha interpretato in questo modo la frase di Sala: «Si sa che la Lega voleva aiutare a tutti i costi la Cortina d’Ampezzo di Luca Zaia, che i 5Stelle non volevano replicare nella Torino di Chiara Appendino il calo dei consensi che ha attraversato Roma dopo il no alle Olimpiadi di Virginia Raggi, quindi Milano, che oggi non ha veri protettori politici, nemmeno nella sinistra vagamente disarticolata del post- Renzi, è stata disarcionata»

Il CIO deciderà dove si svolgeranno le Olimpiadi 2026 nel settembre 2019, in un convegno che si terrà a Milano; al momento le altre città che hanno manifestato interesse a ospitarle sono Calgary, in Canada; Erzurum, in Turchia; Sapporo in Giappone e Stoccolma, in Svezia.

LA BALLA MILIARDIARIA DI GENTILONI SULLO SPREAD pubblicato su LA VERITA’ del 1 agosto 2018 (di Fabio Dragoni)

Fabio Dragoni scenarieconomici.it 1.8.18

Il Partito Democratico perde la fiducia degli elettori -per l’esattezza due milioni e mezzo di voti in meno in cinque anni- ma si vanta pur sempre di avere quella dei mercati. Il concetto è semplice, quasi banale. La teoria dei deirigenti dem è semplice. Anzi semplicistica. Il programma del nuovo Governo, unito al suo supposto dilettantismo, non convince e non convincerà gli investitori che vendono e venderanno i nostri titoli di stato. Il loro prezzo scenderà ed il rendimento -dato dal rapporto fra cedola e prezzo- salirà. Esploderà quindi il costo del debito cui dovremo far fronte aumentando le imposte o diminuendo la spesa per i servizi. Saranno i mercati a punire gli elettori che così impareranno a punire la forza tranquilla del Nazzareno. E’ il mercato bellezza.

Gli anni passano ma il copione resta bene o male lo stesso. Ieri la magistratura oggi i mercati. La sinistra che perde sul campo trova sempre la sua rivincita negli spogliatoi. Un modo di ragionare molto poco democratico. Un Paese dovrebbe infatti essere sempre libero di adottare le politiche economiche dei partiti scelti dagli elettori. Nel nostro caso dalla maggioranza assoluta degli elettori; cosa che non accadeva dal 1987. Proposte che potranno pure non piacere. Ed al Nazzareno senz’altro non sono gradite. Ma questa è la democrazia. Saranno pur sempre gli elettori a giudicare i risultati ottenuti confermando o meno il governo in carica alle prossime consultazioni. Ma stabilire in anticipo che una data politica economica non possa essere attuata perché non piace a un qualcuno che potrebbe a sua volta punirci con lo spauracchio dello spread, se permettete, anche no!

Anche perché la legge dei mercati non è fenomeno di natura come l’eruzione di un vulcano o un terremoto contro cui nulla possiamo. Ma è la semplice e deliberata conseguenza di una stortura tipica solo dell’eurozona.

Prendiamo ad esempio il Giappone con un rapporto debito/PIL pari al 250%. Quanto paga sui propri titoli di stato a 10 anni? Praticamente lo 0%. Oppure il Regno Unito reduce da un combattutissimo referendum sulla sua permanenza UE cui sono seguiti negoziati internazionali e scontri politici interni altrettanto aspri. Quanto paga Londra sui propri GILT a a 10 anni? La metà esatta dei nostri BTP. Il debito enorme da una parte e le tensioni politiche dall’altra –incubi persistenti agitati dal pensiero politico dominante di casa nostra- non sembrano scalfire la preoccupazione dei creditori di Tokyo e Londra. La spiegazione è elementare. Giappone e Regno Unito possiedono una “loro” Banca Centrale che emette e quindi controlla una “loro” moneta e che più o meno di concerto con i rispettivi esecutivi decide quanta parte del “loro” debito acquistare ed a quale tasso. L’emissione di titoli di stato, nei Paesi monetariamente sovrani, non serve tanto a reperire le risorse necessarie a finanziare la spesa o rifinanziare il debito in scadenza, ma a determinare soprattutto il livello dei tassi di interesse cui si adatteranno gli altri segmenti del mercato dei capitali. Un’operazione di politica monetaria più che fiscale diversamente da quanto invece accade in Eurozona dove i governi sono monetariamente castrati e quindi costretti a racimolare sui mercati ogni singolo centesimo loro necessario al pari ed anzi in concorrenza con imprese, banche e famiglie.

Sarebbe sufficiente che la BCE dichiarasse (notate bene non ho scritto “facesse” ma “dichiarasse”) che, per un efficace funzionamento dei canali di trasmissione della propria politica monetaria, non è più disposta a tollerare differenziali di rendimento superiori allo 0,5% fra i vari debiti dell’eurozona che immediatamente quegli investitori che oggi puniscono l’Italia correrebbero ad acquistare a mani basse anche i nostri BTP facendo salire i prezzi ed abbassando il costo del nostro debito così facendo un ottimo affare e portando il differenziale dei rendimenti a quanto prefissato da Francoforte; nella consapevolezza che una banca centrale, se solo lo volesse, avrebbe mezzi illimitati per arrivare a quel risultato potendo essa stessa emettere tutta la moneta che desidera. Ed invece no così non è; dobbiamo sorbirci l’ex premier Gentiloni che a distanza di poco più di venti giorni -dalle colonne prima de LA STAMPA e poi de LA REPUBBLICA- ci rampogna con la stessa identica profezia: “In due mesi lo spread è salito di oltre 100 punti. Solo questo ci costa oltre 5 miliardi”. Ma sarà vero? E’ sufficiente consultare il bollettino trimestrale del ministero di Via XX settembre per scoprire, ad esempio, che nei due mesi appena trascorsi sono stati emessi qualcosa come 34 miliardi di BTP. Un aggravio dei rendimenti pari all’1% si traduce in un costo aggiuntivo per le nostre tasche  di 341 milioni. Mentre nei prossimi 12 mesi il Governo emetterà circa 140 miliardi di BTP ed in caso di aumento del costo di finanziamento pari all’1% (ricordiamolo ancora per una scelta deliberata della BCE) i maggiori interessi ammonterebbero ad 1,4 miliardi e non 5. Circa il 70% in meno della fosca previsione del nostro ex Premier. Insomma se proprio volete appendervi allo spread almeno fatelo coi numeri giusti.

Margherita incontra Nek poco prima di morire: “Ho avuto una vita bellissima”

Informarexresistere.fr 2.8.18

Margherita è morta a 18 anni con il sorriso: “Io sono felice, ho avuto una bellissima vita”di Silvia Lucchetti

Si è ammalata di tumore ma non ha mai perso la voglia di vivere e organizzare feste con gli amici. Poco prima di morire ha incontrato Nek, il suo cantante preferito, con cui ha trascorso un pomeriggio indimenticabile tra abbracci, musica e parole

Ho conosciuto la storia di Margherita Mion leggendo il Corriere stamattina, ammetto di restare sempre sbalordita davanti a vicende simili.

Come si può continuare a sorridere e ad amare la vita quando si è duramente colpiti dalla malattia? Mi chiedo ogni volta. Davvero è una grazia speciale quella di non sprecare il tempo del dolore e fare una morte santa.

La vita è un mistero profondo e splendente, come gli occhi vispi e azzurrissimi di questa giovane di Treviso che si è ammalata – sarcoma di Ewing alle ossa – ed è morta nel giro di un anno neppure, senza avere il tempo di diplomarsi, di sposarsi, diventare madre…

Eppure come sempre di fronte alla morte si pensa al senso dell’esistenza e ragionandoci poco fa, mentre cullavo mia figlia, mi sono tornate in mente le parole che ci ripeteva don Fabio Rosini:

“Ci sono persone che solo tu potrai amare, cose che solo tu potrai fare e dire, sentimenti che solo tu potrai provare. In nome di Gesù Cristo sii te stesso!”.

Sfogliando le foto di Margherita su Instagram, navigando sul suo sito internet, leggendo la sua storia ho pensato a questo: alle cose che solo lei ha detto e fatto, alle persone che soltanto lei ha amato. Una vita troppo breve purtroppo ma feconda, piena zeppa di cose belle e saporite.

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Posted by il mattino di Padova

Chi è Margherita?

Mi chiamo Margherita Mion sono nata a Treviso il 4 ottobre 1998 e sono la primogenita di 4 figli di Marco Mion e Anna De Rossi. I miei fratelli sono Chiara Donato ed Elia.

Fin da piccola sono sempre stata felice e innamorata delle belle cose, della moda, della musica del ballo e della pallavolo.

Sono stata un’allieva di Simonetta Donzelli di SD Ballet di Treviso quando ballavo e ho giocato con il San Biagio Volley assieme alla Blue Girls, non abbiamo vinto una partita ma ci siamo divertite tanto e ho imparato molte cose della vita grazie allo sport.

Mi hanno sempre detto che ho degli occhi bellissimi azzurri, che la mia risata è contagiosa, e che dimostro qualche anno in più rispetto alla mia età.

Sono famose le feste che ho organizzato nella taverna di casa mia dove possiamo ballare e divertirci tanto da meritarsi il soprannome di feste nella TDM (Taverna Dalla Mion).

Quando mi sono ammalata frequentavo il quarto anno di liceo linguistico all’Istituto Galileo Galilei di Treviso e non potendo partecipare alle lezioni, mio malgrado mi sono dovuta ritirare senza poter terminare l’anno scolastico, anche se grazie alla collaborazione dei docenti, del preside e del direttore ho potuto sostenere gli esami di ammissione alla classe 5…..

Mi sarebbe piaciuto fare l’esame di maturità ma purtroppo me ne sono andata prima di poter iniziare l’anno scolastico era il 14 luglio del 2017. (Margheritamion.it)

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Se non potrà vincere questa sfida il mio corpo, vincerà la mia anima”

Una ragazza entusiasta della vita, travolgente, con una gran voglia di divertirsi con gli amici, ballare, ridere.

Anche nei mesi della malattia le foto che la immortalano su Instagram mostrano una Margherita attenta al suo aspetto, con le mani curate, lo smalto, il trucco.

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Tanto vinco io.

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Fino all’ultimo ha combattuto, ci ha creduto, ha sperato, non ha mollato, come scriveva lei stessa nei messaggini alle amiche: Ovvio che non mollo… porca paletta non mollo (Corriere)

E poi: Io sono felice, ho avuto una bellissima vita (Ibidem). La consapevolezza che amare è tutto e la morte non ha mai l’ultima parola:

Se non potrà vincere questa sfida il mio corpo, vincerà la mia anima. Vincerò comunque io sul destino con l’idea che ho sempre avuto di amare me e gli altri, la vita, fino all’ultimo respiro. (Corriere)

L’abbraccio di Nek a Margherita

Nek è andato a farle visita a luglio dello scorso anno, poco prima che morisse (Ibidem). Una giornata calda di temperatura e sentimenti.

Margherita provata ma felice, con la maestosità dei fiori quasi appassiti che sprigionano ancora una fragranza intensa. Un pomeriggio di chiacchiere, risate, canzoni, vita e sorrisi.

La foto con il cantante è l’ultimo post che Margherita ha pubblicato sul suo profilo Instagram. Pochi giorni dopo è volata in Cielo e siamo sicuri che anche da lì ancora canta “(…) la vita rimane la cosa più bella che ho”. Fonte: Aleteia

Istruzione, Fioramonti: ‘Risultato storico: stabilizzati 2.000 ricercatori precari!’

Silenziefalsita.it 2.8.18

Negli ultimi giorni abbiamo approvato un decreto qui al Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che ci consente per la prima volta in molti anni di stabilizzare oltre 2.000 ricercatori precari negli enti pubblici di ricerca in Italia”.

Lo ha fatto sapere il sottosegretario al Ministero della Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti.

“Questo è un risultato storico – ha spiegato – che abbiamo ottenuto a poche settimane dell’insediamento del nuovo Governo. Negli ultimi giorni, alcuni esponenti del Governo precedente hanno sostenuto che in fondo questa non fosse altro che un’attività già decisa da parte loro”.

“Ma questo – ha continuato – non è vero, ma lo sapete perché? Perché gli stanziamenti previsti dal Governo precedente prevedevano un co-finanziamento e delle risorse aggiuntive, che gli enti pubblici di ricerca non avevano”.

E ha aggiunto: “Noi oggi, stanziando €68 milioni, consentiamo non solo di portare a termine un processo iniziato ma mai concluso dal Governo precedente, ma addittura di fare molto di più: e cioè superare di oltre 2.000 unità la platea di coloro che beneficeranno di questa stabilizzazione”.

“Quindi – ha proseguito – è un risultato importante, un risultato che non sarebbe stato possibile senza il nostro intervento. Una cosa in più voglio dire: noi oggi scommettiamo sulla ricerca in Italia come volano di una nuova economia in questo Paese”.

“Io quello che chiedo a tutti i ricercatori che in questi mesi verranno stabilizzati dagli enti di ricerca è semplicemente di unirsi a noi, di aiutarci a far diventare l’Italia un esempio per il resto del mondo, di fare in modo che queste stabilizzazioni divengano davvero un’apertura verso la meritocrazia e l’innovazione e che gli investimenti che faremo in ricerca e sviluppo saranno il motore di una nuova economia,” ha concluso Fioramonti.

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Pubblicato da MoVimento 5 Stelle

Foa, Salvini a Berlusconi: ‘Se sceglie il Pd, faccia pure, ma ad ogni scelta corrispondono delle conseguenze’

silenziefalsita.it 2.8.18

salvini-a-berlusconi

“A Silvio dico: andare contro il cambiamento è una scelta, ma ad ogni scelta corrispondono delle conseguenze,”

Si rivolge così Salvini a Berlusconi sul caso della mancata nomina a presidente di Marcello Foa in Rai.

In un’intervista realizzata da Alessandro Farruggia per il Quotidiano Nazionale, il ministro dell’Interno ha detto:

“Che Forza Italia preferisca il Pd alla Lega e a un giornalista come Marcello Foa è surreale. Basta scorrere le decine di messaggi sui blog, sul web, per vedere come gli elettori del centrodestra siano esterrefatti da questa capriola”.

Alla domanda se significa che il centrodestra è finito, Salvini ha replicato:

“Non siamo noi a volerlo. Ma se Forza Italia non è d’accordo su niente, se sceglie il Pd, faccia pure. Scelta sua. Se vuole fare un partitone Pd-Forza Italia, auguri. Dispiaciuti, andiamo avanti, facendo battaglie di centrodestra e per il cambiamento”.

Il giornalista di Qn ha fatto notare a Salvini che Berlusconi in un’intervista allo stesso quotidiano di qualche giorno fa aveva detto che se il leader della Lega non molla i grillini, gli elettori leghisti lo abbandoneranno.

Salvini ha ribattuto:

“Mi pare stia succedendo l’esatto contrario, che la Lega non abbia mai avuto così tanto consenso e Forza Italia così poco. Se la Lega ha quattro volte i voti di Forza Italia forse qualcuno sta sbagliando qualcosa. Mi pare che gli italiani abbiamo già scelto con chi stare”.

Quanto alla visita a Berlusconi in ospedale, Salvini ha affermato:

“Sono andato per affetto, perché la salute viene prima di tutto. Abbiamo dialogato. Poi son venute le sue dichiarazioni di amore al Pd. Ne prendo atto”.

Il vicepremier ha ribadito la conferma di Foa:

“E’ persona di spessore e di valore assolutamente riconosciuto e non può essere ostaggio dei capricci del Pd e tantomeno di Forza Italia. Ho sentito Di Maio, con i Cinque Stelle siamo già sostanzialmente d’accordo. Vedremo il come. I M5 sono persone affidabili con i quali si sta lavorando bene”


 

Cosa dovrebbero chiedere gli USA all’Europa

Di Malachia Paperoga – Agosto 1, 2018 vocidallestero.it

Il sito finanziario Barron’s pubblica un articolo sulle trattative commerciali USA-UE. L’autore fa notare che le questioni affrontate nel dibattito pubblico attuale sono quasi irrilevanti: il vero scopo degli USA deve essere la distruzione del surplus commerciale dell’eurozona, imposto dalla Germania attraverso deliranti regole fiscali. Come sappiamo da tempo, e come sostiene l’attuale governo italiano, invertire la rotta risolverebbe il malcontento USA e renderebbe migliore la vita degli europei. Peccato che – questo l’autore non lo dice – l’eurozona a guida tedesca rigetterà questa proposta anti-mercantilista fino alla morte dell’ultimo europeo.

 

 

Di Matthew C. Klein, 27 luglio 2018

 

 

Mercoledì i rappresentanti delle due più importanti aree economiche mondiali – gli Stati Uniti e l’Unione Europea – hanno raggiunto un accordo di principio sul miglioramento delle  loro relazioni commerciali. Ma la questione più importante non è stata affrontata.

 

I dazi americani sui metalli per uso industriale e quelli proposti sui veicoli a motore e ricambi, apparentemente hanno convinto gli europei a impegnarsi a comprare più semi di soia e gas naturale proveniente dagli Stati Uniti. Probabilmente, parte della discussione è stata dedicata agli standard di sicurezza UE e alla sua ossessione campanilistica, entrambi limitanti per le esportazioni agricole americane, così come alla recente abitudine UE di multare e tassare le compagnie tecnologiche americane.

 

Ma tutte queste questioni sono irrilevanti se confrontate col maggiore problema della politica economica europea, che strangola la domanda interna a spese degli esportatori americani.

 

Le scelte compiute a Bruxelles e Francoforte hanno fatto esplodere il surplus commerciale a spese del resto del mondo. La buona notizia è che scelte differenti possono migliorare le condizioni di vita per i comuni cittadini europei e silenziare le legittime lamentele americane.

 

Il problema è l’euro, usato dalla maggior parte dei paesi UE. Che la moneta unica faciliti o no il commercio e turismo interno, di sicuro limita la flessibilità dei governi nazionali nel rispondere alle recessioni. Nei paesi dotati di propria moneta, come la Nuova Zelanda, l’impatto fiscale di una raccolta di tasse in discesa e un aumento delle spese per sussidi di disoccupazione è in parte compensata da una discesa dei tassi di interessi, dato che gli investitori vendono asset meno rischiosi per comprarne di più sicuri come i bond emessi dal proprio governo nazionale.

 

Tuttavia, in Europa il costo di indebitamento dei governi cresce quando le condizioni peggiorano perché i governi nazionali hanno rifiutato una garanzia comune per i debiti sovrani e perché la BCE si è rifiutata di intervenire senza aver prima imposto condizioni punitive. Sotto la spinta tedesca, gli Europei hanno imposto l’erroneo “fiscal compact” per limitare deliberatamente la flessibilità fiscale e punire i paesi che non si allineano.

 

La risposta logica a questi vincoli auto-inflitti, a parte uscire dall’euro, è di aumentare le tasse e tagliare le spese pubbliche il più possibile per evitare il rischio di una crisi in stile greco. L’Imposta sul Valore Aggiunto, per esempio, è aumentata di molti punti percentuali in Europa dal 2008, con aumenti particolarmente grandi nei paesi che si sono rivolti al Fondo Monetario Internazionale per ricevere aiuto.

 

Ancora più eclatanti sono stati i tagli alle spese per infrastrutture. Gli investimenti pubblici sono collassati e sono al momento negativi una volta che si tolgano i costi di manutenzione per tener conto dei deprezzamenti. La posizione fiscale complessiva dell’eurozona si è contratta molto più di quanto potesse giustificare la modesta ripresa ciclica accorsa negli ultimi anni.

La domanda del resto del mondo ha in parte compensato questa austerità fiscale. La domanda interna e gli investimenti fissi presi insieme ammontano a meno del 60% della crescita totale dell’eurozona a partire dal 2010. Il crescente surplus commerciale ha fatto il resto. La crescita di tale surplus è da addebitarsi in primis alla debole domanda europea per importazioni anziché a un significativo miglioramento delle esportazioni dell’eurozona.

 

Il quadro diventa ancor più stridente se ci focalizziamo sul risparmio del settore privato europeo. In reazione alla crisi, le famiglie e le imprese hanno diminuito le proprie spese in rapporto al loro reddito di circa il 6% del PIL.

 

Inizialmente, i deficit di governo avevano compensato questa stretta grazie all’aumento degli ammortizzatori sociali e alla diminuzione delle entrate fiscali. Quando l’economia ha iniziato a riprendersi nel 2009, i risparmi dei privati e i deficit governativi sono entrambi diminuiti. Tuttavia, dal 2012, l’alto risparmio del settore privato è perdurato mentre le spese governative hanno continuato a contrarsi. Il resto del mondo ci ha messo la differenza, il che spiega perché il surplus delle partite correnti dell’eurozona è cresciuto di pari passo con l’irrigidirsi della politica fiscale.

 

La domanda estera per gli export europei è stata sostenuta dalla domanda europea per gli asset finanziari esteri e dalla vendita straniera di asset europei. Questo è più evidente esaminando il flusso degli investimenti in redditi fissi. Dopo circa 15 anni in cui la domanda estera per i bond europei e la domanda europea per i bond stranieri sono stati approssimativamente bilanciate, la somma delle strette fiscali governative e degli acquisti della BCE ha spazzato via l’offerta di debito denominato in euro per il settore privato.  Meno del 15% del debito sovrano tedesco è ora detenuto da enti che non siano le banche centrali, per esempio.

 

 

L’effetto netto è stato un ingente flusso di capitali fuori dall’eurozona e nel resto del mondo a partire dalla metà del 2014, guidato dagli investitori in obbligazioni. Questo è coinciso con il deprezzamento reale dell’euro nei confronti delle valute dei suoi partner commerciali, che di conseguenza hanno contribuito ad alimentare il surplus di partite correnti dell’eurozona, anche quando la spesa interna europea ha iniziato a recuperare.

 

I leader europei possono tranquillamente invertire questi flussi. Inoltre, farlo porterebbe beneficio ai loro cittadini così come al resto del mondo.

 

 

Il primo passo consisterebbe nel ripensare le regole fiscali dell’eurozona. I governi dovrebbero poter indebitarsi per investire in infrastrutture, senza rischiare l’ira della Procedura per Deficit Eccessivo dell’UE. La BCE dovrebbe sostenere questo cambiamento di politica promettendo di comprare i bond governativi europei fin quando necessario, al contrario dell’approccio attuale di comprare bond solo quando i deficit sono bassi e in discesa.

 

 

Infine, gli Europei dovrebbero spostare le autorità di spesa, tassazione e indebitamento dal livello nazionale al livello europeo. Sistemi comuni di garanzia sui depositi, ammortizzatori sociali, pensioni di anzianità, investimenti in infrastrutture, tassazione delle multinazionali, ed euro-bond renderebbero più facile fornire beni pubblici senza preoccuparsi di creare un panico bancario o una crisi di valuta.

 

 

Tutte insieme, queste riforme alimenterebbero la spesa europea interna, aumenterebbero il benessere, e accrescerebbero la domanda di importazioni. Cosa potrebbe chiedere di più dalla vita un negoziatore commerciale statunitense?