ITALIA-FRANCIA/ Libia, Fincantieri, Tav: le “trappole” di Parigi sono pronte

Bruno Le Maire ieri ha incontrato Giovanni Tria e Luigi Di Maio. Diversi i temi toccati, ma i rapporti tra i due paesi non sono certo buoni come si vuol far credere. FRANCESCO FORTE

Bruno Le Maire (Lapresse)Bruno Le Maire (Lapresse)

Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ieri a Roma ha incontrato il suo omologo Giovanni Tria e il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Diversi i temi trattati e secondo l’esponente del Governo transalpino i colloqui sono andati “molto bene”. Nelle note congiunte si parla di convergenza sulle priorità circa il futuro dell’Eurozona e di impegno a portare avanti la roadmap per l’alleanza tra Fincantieri e Naval Group. Per Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, si tratta però di dichiarazioni di facciata. «La questione è che non si può simultaneamente accettare le linee atlantiste di Trump e le linee anti-atlantiste francesi». 

Può spiegarci meglio cosa intende dire?

Ci sono tre politiche estere nel Medio Oriente: quella russa, quella atlantica, cui l’Italia aderisce, e quella francese, che è anti-italiana. 

Perché è anti-italiana?

Perché consiste nel toglierci il ruolo che abbiamo di fatto nel Mediterraneo in relazione all’alleanza atlantica. Se si è disposti a realizzare il Tap e ad agire in Libia secondo l’interesse americano, che è anche quello italiano, tramite quindi la capitale Tripoli e non tramite la scissione della Cirenaica che i francesi hanno adottato, non è semplice poi accettare di farsi “pappare” la Difesa da Parigi tramite l’accordo Fincantieri-Naval Group. 

Tutto questo per dire che…

Che è difficile per dei partiti sovranisti come quelli al Governo dover cedere pezzi di sovranità nazionale ai francesi. Credo non sia stato un caso vedere Le Maire a Roma proprio pochi giorni dopo la stretta di mano cordiale tra Conte e Trump, cui questo tipo di Governo in Italia va bene.

In che senso a Trump va bene il Governo Conte?

Agli americani interessa che l’Italia non sia una colonia francese. Parigi cercherà sicuramente di aggiustare i cocci rotti, ma temo che non sarà facile, perché la Francia ha agito contro di noi. Il problema dei profughi ce l’ha causato lei, creando una scissione artificiale in Libia. Il tutto per gli interessi della Total, a scapito dell’Eni. Perché mai dovremmo ora cedere la tecnologia avanzata che abbiamo nella Difesa ai francesi mediante un accordo che riguardava originariamente i cantieri navali?

Perché si sta contrastando solo ora questa politica anti-italiana della Francia?

Per il precedente Governo era difficile gestire il rapporto con Parigi perché sul rispetto dei vincoli di bilancio vigilava Moscovici, che in cambio di queste concessioni dava flessibilità. Adesso però la flessibilità il Governo non la vuole contrattare, ma prendersela di forza. Va all’assalto e non ha quindi bisogno di negoziare. E poi il commissario francese è in scadenza di mandato. Inoltre, la posizione di Macron in Europa è molto debole, anche perché è debole in Francia.

Il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia resterà quindi lettera morta?

Credo proprio di sì.

La Francia non potrà mettere in atto qualche tipo di ritorsione nei nostri confronti?

Qui c’è in effetti da fare attenzione: sulla Tav l’Italia è in una posizione molto debole, perché la Francia ha diritto a chiederci i danni per inadempienza contrattuale. Tra l’altro se Parigi chiedesse i danni, lo potrebbe fare anche i nostri attori economici con una class action, visto che regioni del nord hanno bisogno di questa infrastruttura. Inutile poi parlare di referendum sulla Tav, che non credo sarebbe nemmeno ammissibile dalla Corte Costituzionale vista la materia. 

Dunque quelle frasi di ieri su Ue e Fincantieri sono solo di facciata..

Quelle sull’Ue sono frasi retoriche. Per quanto riguarda Fincantieri, resta da capire come si intenda sciogliere il nodo. I francesi si sono inventati un qualcosa che antepone la politica all’economia: ampliare l’alleanza alla parte militare. Teoricamente però si dovrebbe parlare solo di cantieri navali. Quella militare e quella dei cantieri navali sono due industrie separate: non hanno né gli stessi clienti, né lo stesso know-how. Secondo me, quindi, quelle di ieri sono parole di facciata, perché credo non abbiano deciso ancora nulla.

(Lorenzo Torrisi)