WALL STREET: Turchia spaventa i mercati, anche l’America in rosso

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Gli indici azionari americani restano in rosso, penalizzati dal rafforzamento del dollaro e dalla generale modalitá di riduzione del rischio presente sui mercati, innescata dalla crisi economica e finanziaria della Turchia.

Il Dow Jones è in discesa dello 0,79%, mentre l’S&P 500 perde lo 0,56%. Il Nasdaq Composite lascia sul terreno lo 0,53%.

“La lira turca sta precipitando per una lunga serie di motivi, primo tra tutti la decisione della Banca Centrale di non alzare i tassi per supportarla, insieme alle sanzioni americane”, commenta Alec Young, managing director of global markets research di FTSE Russell, che evidenzia come “la debolezza della valuta sta spingendo l’inflazione e rendendo più difficile per la Turchia ripagare il suo pesante debito denominato in euro e dollari”.

La situazione è ulteriormente peggiorata dopo l’ultimo discorso pubblico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel primo pomeriggio, e a seguito di un tweet del presidente Usa Donald Trump.

“Ho appena autorizzato il raddoppio delle tariffe doganali su acciaio e alluminio nei confronti della Turchia”, ha scritto Trump su Twitter “dato che la loro valuta, la lira, si sta indebolendo rapidamente nei confronti del nostro forte dollaro. Ora sará al 20% sull’alluminio e al 50% sull’acciaio. Le nostre relazioni con la Turchia non sono molto buone al momento”.

Erdogan invece ha invitato i cittadini a convertire in lire i loro risparmi in valute straniere, “così potremo rispondere appropriatamente come un’unica nazione”, ha detto il leader in un discorso a Bayburt.

In particolare gli investitori sono preoccupati dalla possibile riduzione dell’indipendenza della Banca Centrale Turca da parte del presidente Recep Tayyip Erdogan. L’autoritá monetaria di Ankara il mese scorso ha lasciato i tassi invariati nonostante la debolezza della lira e l’inflazione galoppante nel Paese.

“Molti investitori credono che la pressione politica stia impedendo alla Banca Centrale di adottare le misure necessarie”, spiega il capo economista di Commerzbank Georg Kramer. Oggi, durante il suo ultimo discorso, il presidente Erdogan ha evitato di parlare di misure straordinarie in campo di politica monetaria facendo invece riferimento a tematiche piú etiche. “Se loro possiedono i dollari, noi abbiamo la nostra gente, i nostri diritti ed il nostro Dio”, ha detto il leader turco. Nel corso di un altro discorso, Erdogan ha invitato i cittadini a convertire in lire i loro risparmi in valute straniere, “così potremo rispondere appropriatamente come un’unica nazione”.

La corsa al dollaro in quanto “bene rifugio potrebbe continuare nel breve termine, danneggiando nel frattempo l’economia americana”, commenta Boris Schlossberg, managing director of FX strategy di BK Asset Management. “Le esportazioni, giá sotto pressione per via delle tariffe doganali decise dall’amministrazione Trump, sarebbero ulteriormente danneggiate da un dollaro forte”, prosegue Schlossberg, secondo cui, “la politica della Casa Bianca di crescita attraverso commercio e svalutazione del dollaro potrebbe vedere i fatti andare nella direzione opposta”.

Sul fronte dei dati macro, l’inflazione negli Stati Uniti a luglio è salita dello 0,2% a livello mensile ed è cresciuta del 2,9% su base annuale (+0,2% m/m e +3% a/a il consenso). L’indice dei prezzi al consumo core, attentamente monitorato dalla Fed, è invece salito dello 0,2% m/m e del 2,4% a/a (+0,2% m/m e +2,4% a/a il consenso). Sempre a luglio, i prezzi dell’energia sono diminuiti dello 0,5% mentre quelli dei generi alimentari sono saliti dello 0,1%.

Sul fronte valutario, il cross euro/usd tratta a 1,1436.

Sull’obbligazionario, il Treasury biennale scambia con un rendimento del 2,617%, mentre il decennale è al 2,884%.

lus

antonio.lusardi@mfdowjones.it

(END) Dow Jones Newswires

August 10, 2018 11:11 ET (15:11 GMT)

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