ALITALIA/ Cdp, Eni, Fs, Boeing e Delta: la “pazza idea” per risanare la compagnia

Alitalia ha certamente migliorato la propria situazione e potrebbe fare un salto di qualità importante con un piano cui sta lavorando il Governo. SERGIO LUCIANO

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Ve la ricordate l’Alitalia? Quella che stava fallendo? Beh, è terza la compagnia aerea più puntuale d’Europa, dopo Iberia e Austrian Airlines. E sotto la gestione commissariale, instaurata per scongiurare il fallimento, ha generato anche un capitale circolante positivo per 94 milioni di euro. Da gennaio a giugno 2018, l’84% dei voli Alitalia è atterrato puntuale secondo la speciale classifica redatta dal sito specializzato e indipendente Flighstats. Meglio di British Airways (82%), Lufthansa (80%) e Air France (78%) – e della low cost EasyJet (78%). A livello mondiale, Alitalia è decima davanti ai tre principali player statunitensi: Delta Air Lines (82%), American Airlines e United Airlines (80%). Molto meglio degli anni scorsi.

È su queste basi – che si devono alla gestione dei commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari – che il governo giallo-verde ha deciso di non vendere più – sarebbe stata ovviamente una penosa svendita – gli asset della compagnia al “meno-peggior” offerente (in pole position la Lufthansa), ma di nazionalizzarla, statalizzarla. Schiere di economisti liberisti e consulenti di grandi gruppi finanziari privati sono pronti a stracciarsi le vesti per lo scandalo. Ma l’idea governativa è che Alitalia debba e possa essere un ingranaggio importante nella strategia di sviluppo dell’incoming turistico in Italia e della stessa immagine complessiva del Paese nel mondo, a patto ovviamente di non perdere più.

L’idea del Governo è di far intervenire dunque, al momento in cui il prestito-ponte di 900 milioni dovrà essere restituito, una cordata capeggiata dalla Cassa depositi e prestiti – o anche direttamente dal Tesoro dello Stato – e composta anche dalle Ferrovie, dall’Eni, dalla Boeing e dalla Delta Airlines come partner strategici. Le Ferrovie, per le evidenti sinergie commerciali che andrebbero sviluppate integrando, sulla terraferma e a livello commerciale, le tratte internazionali con i collegamenti ferroviari; l’Eni, per assicurare una linea di forniture di carburante preferenziale se non prezzi per efficienza; la Boeing, per permettere di acquistare, anche qui con le modalità agevolate tipiche di un rapporto tra parti correlate, 15 nuovi aerei da lungo raggio; e con la Delta, per sviluppare i collegamenti con il Nord America. Probabilmente al proprio interno Alitalia dovrebbe generare una low cost cui affidare il corto raggio, nelle tratte sensate.

Al vertice, un management di grandi capacità, verosimilmente lo stesso Gubitosi – che tra i tre commissari è quello che ha gestito effettivamente la compagnia in questi mesi – affiancato magari da competenze commerciali nuove. Su questa base è ovvio che la compagnia recupererebbe quella credibilità internazionale come partner commerciale che in questi mesi, commissariata, non ha potuto avere, senza per questo – miracolo nel miracolo – essere tagliata fuori dalle negoziazioni e senza per questo deteriorare le proprie performance.

Si parla poi di agevolare la rinascita costituendo un’altra – sarebbe l’ennesima – bad company dove far confluire parte del personale di terra, ma non con l’intento di chiuderla, bensì di risanare anch’essa, con la specializzazione. Un piano velleitario? Anche no, sulla scorta degli ottimi risultati commissariali. Ma capaci di suscitare il solito vespaio di polemiche. Anche perché c’è un esercito di persone che c’ha provato e non c’è riuscita, a risanare Alitalia. E che – come si dice a Roma – “rosicherebbero” non poco, constatando l’altrui successo.

Turchia e Lira ed Atomica. Le news non è economica, ma politica (Spoiler: i problemi economici ci sono da mesi ne scrivemmo a giugno)

 SCENARIECONOMICI.IT 11.8.18

 

Cari amici,

chi segue Scenari Economici ha letto sulla situazione economici della Turchia per almeno un paio di volte negli ultimi tre mesi. Mentre altri non riescono ad uscire dalle banalità, spesso stupide , della cronaca a SE cerchiamo di alzare la testa e dare uno sguardo in lontananza. Poi ci sono li gnomi che vanno in TV a dire vaccate, e permettetemi questo francesismo, offensivo per l’utile mammifero produttore di latte, ma veramente si sono sentite, o lette, cose che fanno dubitare del genere umano.

Fatta questa premessa riaggiorniamo i grafici della Turchia e vediamo cosa è cambiato negli ultimi giorni. Questi sono gli articoli originali di luglio

Turchia: deficit gemelli e carry trading portano giù la lira turca

https://scenarieconomici.it/turchia-deficit-gemelli-e-carry-trading-portano-giu-la-lira-turca/embed/#?secret=d8PTV592ox

e di giugno

Perchè l’Argentina e la Turchia non sono il Brasile….. (e neanche l’Italia)

https://scenarieconomici.it/perche-largentina-e-la-turchia-non-sono-il-brasile-e-neanche-litalia/embed/#?secret=4kEx21z22Z

 

Vediamo un po’ di dati freschi. L’andamento generale non è cambiato da come lo avevamo descritto a giugno-luglio. C’è stata un’accelerazione negli ultimi giorni di carattere politico, perchè le motivazioni della crisi degli ultimi giorni sono più politiche che economiche.

Ora il trend degli ultimi 10 mesi era per la svalutazione, ed economicamente non è cambiato molto, mentre il cambiamento è dal punto di vista politico, molto importante, ed avvenuto negli scorsi giorni. Prima aggiorniamo le questioni economiche, che non sono variate, e poi affrontiamo la vera emergenza, che è politica.

La Turchia presenta un forte disavanzo delle partite correnti, praticamente quasi mai positive negli ultimi 5 anni.

 

C’è stato un leggero miglioramento perfino a maggio, ma il saldo resta negativo.

Anche la componente commerciale della bilancia delle partite correnti è negativa, La turchia non riesce, ancora, ad avere un vantaggio sufficiente dalla propria svalutazione.

L’esportazione maggiore della Turchia è di carattere minerario, l’Oro (dati OCSE, 12 miliardi usd). Gli altri principali export riflettono l’Import, e caratterizzano il sistema industriale fragile e caratterizzato da “Fabbriche cacciavite”, in cui sfrutti solo il basso coto del lavoro per assemblare pezzi prodotti da altri. Se l’export è dal settore primario l’effetto della svalutazione è minimo. Non è che si trova più oro perchè hai svalutato…..

Ciò premesso vediamo che la Turchia, almeno dai dati ufficiali, non fa spese folli. Potrebbe entrare nella UE e magari  Cottarelli ne sarebbe fiero:

Delizia per gli austeri è perfino il debito… 28% del PIL.

Se passiamo a considerare la crescita, beh, tanta invidia:

Certo che il reddito pro capite comunque è in crescita, e parliamo dell’espressione in dollari , non in lire turche.

 

L’inflazione è esplosa, a questo punto:

La Banca Centrale di Ankara ha aspettato un po’ troppo ad alzare i tassi: la bilancia delle partite correnti negativa , commerciale negativa, la crescita fortissima ed un limitato, ma presente, deficit governativo comunque indicavano un’economia cresciuta troppo, con una politica monetaria troppo rilassata che aveva fatto esplodere le importazioni di un sistema industriale non ancora sufficientemente sviluppato. Alla fine la Banca Centrale Turca è intervenuta sui tassi, ma troppo tardi.

Quindi le cause del problema della Lira Turca sono sempre le stesse:

  • deficit gemelli, soprattutto di Partite correnti;
  • deficit di bilancia commerciale senza sistema industriale adeguato;
  • carry trade, dovuto alla svalutazione prevedibile, che rende semplice prendere in prestito in lire ed investire in valuta estera;
  • il tutto condito da motivazioni di carattere politico che, fino a luglio, hanno impedito l’effettuarsi di una politica monetaria restrittiva.

Ora una breve comparazione con l’Italia, solo per smetterla di sentire  vaccate su Italia Euro etc. vediamo le partite correnti italiane ed il tasso di inflazione core italiano.

Le partite correnti italiane sono positive, soprattutto per la componente della bilancia commerciale. Potremmo parlare del nostro sistema industriale, della composizione dell’export, ma non è questo il tema.

Poi l’inflazione è meno di un quindicesimo rispetto a quella turca, ed il nostro sistema economico è tutto, tranne che surriscaldato:

Poi capite perchè mi arrabbio: sento gente che si chiama, e fa chiamare “Economista” e spara vaccate incredibili, vergognose per la loro intelligenza. Io non mi scandalizzo per nulla,  se non per la malafede.

 

A luglio la Banca Centrale era intervenuto aumentando il tasso di interesse overnight, e questo avrebbe portato finalmente ad una soluzione di una parte dei problemi. Quindi nel medio termine ci sarebbe stata una risistemazione delle  partite correnti, soprattutto perchè il carry trading sarebbe stato molto meno conveniente. Purtroppo si sono inserite le motivazione, ben più gravi di carattere politico. Dopo lo “Strano Golpe” del 2016 Erdogan ha incolpato Fethullah Gulen, predicatore musulmano con ampio seguito in Turchia ma che vive negli USA, protetto dal governo Questo, insieme ad una serie di contrasti in, praticamente ogni campo, ha portato ad un conflitto diretto fra Washington ed Ankara.  Cerchiamo di riassumere le clausole del contrasto:

  • Fethullah Gulen ed il suo ruolo nel “Golpe”;
  • l’acquisto del sistema missilistico russo S-400, cosa che ovviamente non va bene nè al sistema industriale -militare USA, nè alla NATO, che non pul permettersi lo scambio di informazioni strategiche militari con Mosca;
  • il ruolo duplice, se non triplice, in Siria, dove la fazione Curda è appoggiata da Washington, ma combattuta militarmente da Ankara;
  • i contrasti con Italia e Cipro per lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale fra Cipro e la Siria, che hanno portato ad un blocco, con mezzi militari, delle esplorazioni (caso SAIPEM);
  • i contrasti con la Grecia e gli USA per lo sfruttamento dei giacimenti di gas nell’Egeo;
  • i contrasti militari con la Grecia per cattura di due soldati greci da parte dei turchi;
  • un pastore USA , Andrew Brunson, in arresto preventivo… per 600 giorni;
  • le sanzioni USA su acciaio ed alluminio raddoppiate;
  • la minaccia di un gruppo di deputati turchi di violare la base NATO di Incirlik ed arrestare un gruppo di ufficiali USA ;
  • la Turchia avrebbe un programma nucleare che, partendo da una base pacifica , potrebbe portare anche ad evoluzioni militari, come rivelato da ex membri del parlamento.

Le ultime due notizie sono particolarmente preoccupanti perchè la ase aerea NATO di Incirlik vede depositate almeno 10 bombe nucleari tipo B61 a caduta gravitazionale, niente di avanzato, ma abbastanza da costituire una grossa minaccia per i suoi vicini. Attualmente le bombe sono sotto controllo americano, ma, come avete appena letto, ci sono spinte ad occupare la base NATO che le custodisce, mente gli USA fanno partire aerei carichi di mezzi e di attrezzature nel tentativo di evacuarla. Dieci bombe nucleari possono essere un buon deterrente per minacciare i nemici della Turchia. Quali? Non l’Iran o la Russia, con cui attualmente ha buoni rapporti, ma l’Iraq, soprattutto la parte curda, anche se ora la leadership del Kurdistan iracheno ha buoni rapporti con Ankara, la Siria, ed i paesi europei, Grecia e Cipro in primis, che , pur essendo parte della NATO, sono anche nel controllo delle ricchezza naturali, che Erdogan vede come di propria spettanza.

In questa situazione si sta assistendo ad una possibile inversione delle alleanze, ma, nel considerare questa situazione, dobbiamo valutare alcuni fattori:

  • la popolazione turca è ancora in massima parte favorevole a Erdogan per la sua politica islamista, per il controllo dei media e per l’evidente crescita nella ricchezza dei cittadini che abbiamo visto con il PIL reale pro capite. L’inflazione è un problema secondario;
  • la Grecia e Cipro non hanno capacità militari sufficienti, anche grazie alla stupida politica di austerità, per opporsi all’aggressività turca. L’appoggio delgi USA e di possibili alleati europei è, per questi paesi, essenziale;
  • gli USA potrebbero chiudere Incirlik e spostare la base in Cipro o in Grecia, entrambe paesi NATO più affidabili;
  • l’Italia ha legami stretti con questi paesi di carattere politico economico e culturale. Sicuramente Trump ha parlato di questo problematico equilibrio con Conte a Washington il 30 luglio.

Il problema turco non è quella specie di farsa che in TV viene messa in atto da mezzi economisti, ma è un vero e proprio enorme problema politico e militare, prima che economico. La Germania non può e non riesce a sganciarsi da Erdogan, come mostrato dalla recente vicenda degli immigrati. La Francia è chiusa in un autodistruttivo egoismo. Solo l’Italia, con l’aiuto degli USA , può riprendere il suo tradizionale, potremmo dire millenario, ruolo di guardiana del mediterraneo anche orientale. Questo richiederebbe una politica seria e coraggiosa, della maggioranza e dell’opposizione. Per ora si assiste ad una indecente farsa, può questa situazione cambiare? Purtroppo le persone sono spesso troppo piccole per alzare lo sguardo.

1. ”CARO DAGO, IERI ERO A STROMBOLI E MONTEZEMOLO HA SALTATO LA FILA PER LA NAVETTA DAVANTI A DECINE DI PERSONE IMBUFALITE. ALLE NOSTRE RIMOSTRANZE, LE FIGLIE CI HANNO APOSTROFATI CON IRRIPETIBILI EPITETI. A QUEL PUNTO, TUTTI GRILLINI PER UNA NOTTE, LA FOLLA SI FA POPOLO E TROVA LA CONSUETA ILARITÀ DI FRONTE AL POTENTE, ORMAI IN BRAGHE DI TELA. QUANDO MIO FIGLIO MI HA CHIESTO PERCHÉ CI FOSSE PASSATO DAVANTI, GLI HO RISPOSTO…” 2. SCRIVE A DAGOSPIA GUIA CORDERO DI MONTEZEMOLO, FIGLIA DI LUCA: ”LE NAVETTE DELL’OSSERVATORIO SONO PRIVATE, E NE AVEVAMO PRENOTATA UNA CON GIORNI D’ANTICIPO” 3. LA 17ENNE AGGIUNGE: ”QUEL SIGNORE POTEVA FARE COME NOI. MENZIONARE QUALCUNO CHE NON C’È PIÙ COME MARCHIONNE, PER COMMENTI INFELICI, È DEPLOREVOLE. LUI NON SA CHE…”

dagospia.com 11.8.18

VIDEO

1. MONTEZEMOLO CI E’ PASSATO DAVANTI PER LA NAVETTA, LE FIGLIE CI HANNO INSULTATO

Lettera di Claudio Corbino, in vacanza a Stromboli

montezemolo a stromboliMONTEZEMOLO A STROMBOLI

“Stromboli, osservatorio.

Il noto locale isolano è  raggiungibile solo da un sistema di navette predisposto dal locale medesimo. È lo stesso locale poi che assicura anche il rientro, secondo un ordine prefissato: a ciascuno viene assegnato un numero progressivo. Non dovrebbero poter nascere equivoci.

montezemolo a stromboliMONTEZEMOLO A STROMBOLI

Ieri, 10 agosto mi trovavo con un gruppo di 12 persone ( tra i quali due bambini e qualcuno non più proprio giovanissimo) a tentar di “rimirar le stelle” e attendevo con un certa impazienza, dovuta a ritardi accumulati nei trasferimenti per mancanza di navette, di essere prelevato secondo il turno che nel frattempo mi era stato assegnato.

Ma ad un tratto ecco la sorpresa: davanti a noi si materializzava Luca Cordero di Montezemolo, accompagnato dalla propria famiglia e più impaziente di noi. Tanto era la di lui irrefrenabile impazienza che il Nostro, complice il servizio transfer del locale, si imponeva come primo, a dispetto del proprio turno, e si impossessava della prima navetta disponibile, in barba all’ordine assegnato.

MONTEZEMOLO A STROMBOLIMONTEZEMOLO A STROMBOLI

Nel frattempo il disservizio ai trasporti di cui sopra, aveva creato una certa folla, di alcune decine di persone, in attesa del proprio momento per discendere all’isola e che guardava attonita all’incredibile scena.

Credendo trattarsi di banale equivoco, noi poveri mortali abbiamo fatto presente che c’era un turno e che era il nostro momento, ma l’avv. Montezemolo, tomo tomo e cacchio cacchio, si appropriava della “nostra”  navetta e di lì non si schiodava più. Vana si dimostrava ogni nostra civile rimostranza, abile solo a scatenare le ire delle figlie del Nostro le quali ci apostrofavano con irripetibili epiteti non degni del presunto blasone.

montezemolo a stromboliMONTEZEMOLO A STROMBOLI

Ed ecco che anche il Nostro barcolla fino a rompere il silenzio e dire benevolo “Se uno di voi vuole scendere con noi, può farlo”. No, caro avvocatopresidente, il punto è un altro: lei ha superato la fila, da bravo italiano medio all’estero, e non funziona così. O almeno, non dovrebbe…

“Aveva ragione Marchionne… ” chioso io tra il delirio delle irrefrenabili figlie. A quel punto, tutti grillini per una notte, la folla si fa popolo e trova la consueta ilarità di fronte al potente, ormai in braghe di tela: “morto di fama!” Grida qualcuno ponendo fine alla tenzone. Anche io ero lì con i miei figli, e ho provato sincero imbarazzo per lo spettacolo degradante che Montezemolo ha offerto ai suoi.

E a mio figlio piccolo che mi ha chiesto “papa’ perché quel signore è passato davanti” , ho risposto “perché è molto anziano e bisogna avere rispetto per i vecchi” .

Anche se, aggiungo adesso, non si capisce bene quali meriti certuni abbiano guadagnato per atteggiarsi a sultani di un paese, al declino del quale hanno, per lo meno, partecipato con un qualche indiscutibile merito.

2. LA REPLICA DELLA FIGLIA DI MONTEZEMOLO: AVEVAMO PRENOTATO LA NAVETTA GIORNI PRIMA

Gentile Redazione di Dagospia,

GUIA CORDERO DI MONTEZEMOLOGUIA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Ho avuto il piacere di leggere la lettera da voi pubblicata oggi. Ci terrei a farvi presente, e far presente al signore e la sua famiglia, che le navette dell’Osservatorio sono un servizio privato. Per questo motivo, avevamo prenotato giorni prima una vettura privata che ci avrebbe portato e riportato dall’Osservatorio, e questa cosa poteva essere stata fatta benissimo anche dai signori che si sono lamentati non era un servizio riservato a noi esclusivamente, ma bensí a chi aveva prenotato prima. Detto ciò, le affermazioni del signore come “aveva ragione Marchionne” sono del tutto fuoriluogo, dato che, menzionare una persona che purtroppo non c’è più per fare commenti infelici è deplerevole.

E per inciso, è ancora peggio sentire questi commenti uscire dalla bocca di chi, è del tutto ignorante in questo argomento dato che dubito fortemente abbia mai conosciuto personalmente ne Marchionne ne tantomeno mio padre. Trovo anche patetico fare commenti su quello che nostro padre ci ha insegnato dato che è il primo che ci ha sempre insegnato a rispettare tutti. In questo caso, è stato un errore di chi non conosce la legge, e non sa che i servizi PRIVATI, è in aggiunga prenotati da tempo, non possono essere sottoposti alla stessa legislazione di quelli PUBBLICI.

il ristorante l osservatorio STROMBOLIIL RISTORANTE L OSSERVATORIO STROMBOLI

Detto ciò, nel caso vogliate correggervi, potete contattare il titolare del ristorante, e l’autista delle navette, i quali saranno più che felici di raccontarvi il vero accaduto.

In fede

Guia Cordero di Montezemolo

stromboliSTROMBOLI

 

Fondi europei. Chi ci sta rimettendo?

Stefano Porcari contropiano.org 11.8.18

Il Wall Street Journal è andato a spulciare i dati sull’erogazione e la distribuzione dei fondi europei tra i paesi membri e delle aree all’interno degli stessi, soprattutto per cercare di scoprire quali siano i motivi della crescente ostilità verso la tecnoburocrazia di Bruxelles in diversi paesi che alimenta i “movimenti populisti”. Secondo i dati raccolti dal Wsj, riportati da Wall Street Italia, sarebbero quasi mille miliardi di euro quelli investiti dal 2000 a oggi, con lo scopo di aumentare la “coesione sociale interna allla Ue” e aiutare ad includere le aree meno sviluppate dell’Unione Europea.

I fondi di coesione, secondo quanto stimato dal Wall Street Journal, hanno messo in campo uno stanziamento di fondi che, ai valori attuali, supera quello del Piano Marshall adottato per aiutare la ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ma i tempi, le condizioni storiche e le priorità in Europa sono cambiati radicalmente dal dopoguerra a oggi e soprattutto dal dopo guerra fredda.

Per gli stati europei più ricchi, è evidente che l’esborso netto possa diventare ragione di malcontento: fra i maggiori contribuenti netti dei fondi di coesione in testa ci sono Germania, Francia, Regno Unito e Italia (secondo grafico in basso). La conseguenza imprevedibile è che i paesi più favoriti dai fondi europei, siano oggi quelli dove è più forte l’antieuropeismo, cioè i paesi dell’Europa dell’est.

La Polonia è, di gran lunga, la prima economia che fra 2014 e 2020, ha ricevuto e riceverà più fondi: oltre 60 miliardi. Spiccano in classifica, poi, la Repubblica Ceca, l’Ungheria (addirittura terza nel periodo 2008-2017), la Slovacchia. Si tratta dei Paesi dell’Europa dell’est che manifestano apertamente la propria contrarietà alle politiche migratorie europee. Ma anche all’interno degli stessi paesi ricchi del nucleo centrale, se l’analisi passa a una dimensione regionale, il fatto di ricevere molti fondi europei non aiuta la popolarità dell’Ue.

“Il maggior beneficiario dei fondi di coesione dell’Ue nella Francia continentale è il Nord-Pas-de-Calais, un tempo potenza industriale del carbone, dell’acciaio e dei tessuti” scrive il Wsj, “ma in parlamento è rappresentato da Marine Le Pen, che aveva proposto alla Francia un referendum sull’uscita dall’Ue”.

In Italia, Salvini ha parlato di un saldo negativo di sei miliardi tra quanto versato e ricevuto dal nostro Paese nei confronti dell’Unione Europea. Secondo i dati della Commissione europea si tratta di un’affermazione abbastanza imprecisa, mentre secondo quelli della Corte dei Conti – che usa una diversa metodologia – l’imprecisione è assai più lieve: la media degli ultimi sette anni sarebbe di 5,3 miliardi l’anno, quasi quanto affermato da Salvini.

Nella Relazione annuale della Corte dei Conti pubblicata a dicembre 2017 e dedicata a “I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari”, vengono analizzati i flussi finanziari tra Italia e Unione Europea nel 2016, sulla base dei dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato.

E qui le somme della Corte dei Conti divergono da quelle rese disponibili dalla Commissione Europea Nella relazione si legge che queste, “non tengono conto di alcune differenze di contabilizzazione sul lato dei versamenti al bilancio europeo, né delle somme che non transitano per la tesoreria, sul lato degli accrediti. Per quanto riguarda questi ultimi, va detto, infatti, che non tutte le somme erogate a beneficiari italiani transitano per la tesoreria statale” (p. 34).

Ad ogni modo, per il 2016, la Corte dei Conti rileva 14,775 miliardi versati a favore dell’Ue e 10,075 miliardi ricevuti dal nostro Paese. Dunque un saldo negativo di 4,7 miliardi, mentre per la Commissione Europea i versamenti totali erano di 13,9 miliardi e le somme ricevute dall’UE a 11,5, con un divario e un saldo negativo per l’Italia più ridotto.

Nel 2015 la somma dei contributi europei versati dall’Italia è stata di 11 miliardi e 613 milioni, a cui va aggiunto il miliardo e 689 milioni di dazi sulle merci provenienti importate dall’Italia e provenienti da fuori Ue. Sul totale dei soldi incassati con i dazi, ogni Paese trattiene il 25% per compensare le spese di raccolta.

E poi c’è il miliardo e 125 milioni proveniente dall’Iva: lo 0,3% del gettito che ogni Paese incassa va, infatti, alla Ue. Il rimborso al Regno Unito consiste nella suddivisione tra i Paesi membri di quell’importo che il Regno Unito è autorizzato a non versare e che corrisponde al 66% della differenza tra quanto il Regno Unito stesso versa e riceve. Poi è arrivata la Brexit e tutto questo meccanismo è stato completamente rivisto.

L’unico dato certo è che la ripartizione “ di scopo” dei fondi europei per il prossimo periodo è stata revisionata profondamente: meno fondi per la coesione sociale, più fondi per la Difesa e le spese per la sicurezza. E’ un cambiamento di paradigma significativo.

Saviano condannato per Gomorra

silenziefalsita.it 11.8.18

saviano-condannato

“Per non aver rettificato il passaggio del libro ‘Gomorra’ in cui si legge che Vincenzo Boccolato, in realtà imprenditore incensurato che vive all’estero, fa parte di un clan camorristico con un ruolo non marginale in un traffico di cocaina, Roberto Saviano e la Mondadori Libri sono stati condannati a versare in solido 15 mila euro allo stesso imprenditore diffamato e già risarcito con 30 mila euro quattro anni fa per via di una sentenza diventata definitiva”.

Lo riporta l’ANSA citando una nota dei legali di Boccolato, Alessandro Santoro, Sandra Salvigni e Daniela Mirabile.

Il provvedimento – spiega l’ANSA – è stato depositato tre giorni fa ed è stato firmato dal giudice della prima sezione civile di Milano Angelo Claudio Ricciardi.

“In sostanza – prosegue l’articolo dell’ANSA – Saviano e la casa editrice di Segrate, che dovranno anche pagare le spese processuali, come si evince dall’ordinanza, nonostante la precedente condanna hanno ritenuto di continuare a ristampare la stessa edizione, dal 28 novembre 2013, data della sentenza di primo grado, al gennaio 2016, senza depurarla delle espressioni diffamatorie”.

Le riedizioni del libro di Saviano, secondo il giudice, con il passaggio ‘incriminato’, devono essere considerate un “nuovo illecito diffamatorio” con “caratteristiche del tutto analoghe a quelle già accertate in sede civile” in quanto non è stato “tempestivamente provveduto all’adozione delle necessarie precauzioni a tutela della reputazione del Boccolato”.

Le precauzioni, conclude l’ANSA, “consistono nell’eliminare le affermazioni ritenute ‘dannose’ sotto il profilo patrimoniale e non patrimoniale per l’imprenditore o aggiungere una postilla per informare i lettori della sentenza di condanna di qualche anno fa”.


 

Il Senato va in ferie, il taglio ai vitalizi può attendere. Tutto rinviato a settembre. Ma il Consiglio di Stato ha tolto ogni alibi

di Antonio Pitoni lanotiziagiornale.it 11.8.18

Senato

A zittire i soloni del vitalizio e dei diritti acquisiti ci ha pensato, infine, il Consiglio di Stato. Che, investito della questione dal Senato, dove il taglio del privilegio più odiato dagli italiani ancora langue, ha chiaramente stabilito che basta una semplice delibera del Consiglio di presidenza per mettere mano – sebbene entro certi limiti – ai ricchi assegni pensionistici che negli anni gli oggi ex parlamentari si sono auto-attribuiti. Il tutto, ovviamente, mentre chiedevano e imponevano continui sacrifici ai comuni cittadini. Ergo: per riscrivere le regole non servono leggi, tantomeno costituzionali, ma un semplice regolamento. Proprio come quello che, negli anni Cinquanta, introdusse lo sfacciato privilegio. Insomma, il parere licenziato dal massimo organo della giustizia amministrativa da un lato ha  promosso il metodo seguito alla Camera, dove proprio con una delibera dell’Ufficio di presidenza dal 12 luglio scorso il taglio è diventato realtà. Dall’altro ha tolto ogni alibi al Senato, che ora non ha più scuse per rinviare il taglio.

Staremo a vedere. Ma resta, in ogni caso, una domanda. Basterà che anche Palazzo Madama si metta al passo di Montecitorio per archiviare una volta per tutte la vergogna dei vitalizi? Solo in parte. Restano, infatti, ancora due sacche residue di privilegio che neppure la delibera già approvata a Montecitorio ha cancellato. Innanzitutto l’età pensionabile degli ex parlamentari che rimane fissata a 65 anni (con un mandato) e a 60 (con almeno due) contro i 66 anni e 7 mesi dei comuni cittadini a partire da quest’anno. In secondo luogo, il privilegio nel privilegio del cosiddetto cumulo: un comune cittadino non può cumulare due pensioni; se ha versato i contributi in due enti previdenziali diversi nell’arco della carriera lavorativa, per andare in pensione dovrà procedere alla ricongiunzione (spesso peraltro onerosa) dei contributi e percepirà un unico assegno. L’ex parlamentare, invece, può cumulare il vitalizio non solo ad altri vitalizi (regionale o europeo) ma anche alla normale pensione costruita con i contributi versati per la sua attività lavorativa. In molti, grazie all’ulteriore scandalo dei contributi figurativi, si sono costruiti la pensione civile mentre erano in Parlamento. Sarebbe curioso sapere quanti ex parlamentari che oggi gridano al golpe per la mannaia che si è in parte – giustamente – già abbattuta sui loro vitalizi hanno usufruito anche di questo ulteriore privilegio incassando di fatto due, e in alcuni casi addirittura tre, pensioni.

Renzi: “Pagherò mutuo con risarcimento danni”

Adnkronos.com 10.8.18

Renzi: Pagherò mutuo con risarcimento danni

(Fotogramma)

Prendiamola sul ridere, dai, che forse è meglio così. Dopo i sacchetti di plastica, le Lamborghini di Ibiza, i servizi segreti in Consip, i finti fratelli portaborse, le cugine imprenditrici, la pagliacciata ‘dell’aereo di Renzi’ arriva adesso – tenetevi forte – la vicenda dei bambini africani”. L’ex segretario del Pd, Matteo Renzi annuncia querele su Facebook, riferendosi all’indagine della Procura di Firenze – resa pubblica nel 2016 dal quotidiano La Nazione – su Andrea Conticini, cognato dell’ex premier, indagato con i fratelli per riciclaggio di denaro proveniente da alcune associazioni umanitarie.

“Un’indagine aperta da ben due anni su un fratello del marito di una mia sorella per presunte irregolarità (presunte), nel suo lavoro di dirigente della cooperazione. Prove? Dopo due anni di indagini non risultano, le vedremo al processo. Ma tanto basta solo evocare la vicenda per andare sui giornali oggi – esattamente come due anni fa – con un’altra condanna: quella dei titoli a effetto. E con i social che sputano sentenze”, rimarca l’ex leader dem.

Vedremo che cosa diranno le sentenze. Anche quelle per risarcimento danni perché essere buoni va bene, ma – aggiunge Renzi – il mutuo di casa lo pagheremo con i risarcimenti”.

“Sono in grado di svelarvi la prossima mossa, ciò che accadrà alla ripresa. Dopo i sacchetti di plastica, l’aereo di stato e i bambini africani a settembre mi accuseranno anche di essere stato – udite, udite – il vero mandante del mostro di Firenze“, ironizza l’ex premier. “E qualcuno magari ci crederà pure. Oppure diranno che non ero io, ma sicuramente c’era un mio lontano cugino che passava da quelle parti. Del resto – continua – sono pure stato eletto in quel collegio!”.

Qualcuno prima o poi si farà delle domande su come sia possibile questa campagna di falsità continua. Ma il tempo è galantuomo, basta non avere fretta. E noi non l’abbiamo. Vi auguro buone vacanze, amici. Godetevi San Lorenzo, la notte dei desideri. E quando stasera cadrà una stella esprimete un desiderio positivo anche per chi ci insulta: si stancheranno loro, si stancheranno prima di noi. Perché noi siamo più forti delle loro bugie, del loro rancore, del loro odio”, conclude il senatore dem.

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mi piacerebbe sapere chi sono o chi e’ quella banca che concede un mutuo cosi grosso davanti a cause azionate per risarcimento danni – forse tutti gli italiani piacerebbe sapere chi e’ questo istituto di credito “cosi generoso”

Unicredit e le banche a picco La Borsa soffre e l’Italia trema

 – Sab, 11/08/2018 ilgiornale.it

Il Financial Times: Bce preoccupata per l’esposizione verso Ankara. L’istituto guidato da Mustier cede il 5%

Mina turca su Unicredit. A sette anni dalla crisi greca torna sulla finanza europea, e in particolare sulle banche, il rischio contagio.

E ad accendere un faro sull’esposizione alla fragile economia di Ankara non sono solo i numeri il crollo delle Borse e dei titoli ma anche, secondo il Financial Times, la Bce, che sarebbe «preoccupata» per il possibile effetto domino. Indiscrezioni, non commentate dall’Eurotower, che sono state l’innesco del più classico dei venerdì neri, con Unicredit falcidiata da un -5% a Piazza Affari). L’istituto ha pagato caro il fatto che nel bilancio 2017 sono iscritte attività in lira turca per complessivi 18,2 miliardi tra attività, passività e derivati.

«Il rischio principale – spiega Claudia Segre, presidente Global Thinking Foundation sta nel probabile imminente downgrade del rating della Turchia e nell’alleanza suggellata con la banca Yapi Kredi», la quarta del Paese con 788 sportelli e 365 miliardi di lire turche di asset (circa 53 miliardi di euro), di cui l’istituto italiano possiede il 40,9%. Controllata che, secondo gli analisti di Goldman Sachs, «sarebbe quella messa peggio in termini di capitalizzazione rispetto agli altri grandi gruppi del Paese». Nel corso del primo semestre il contributo di Yapi Kredi al conto economico di Unicredit è stato di 183 milioni (+28% nel secondo trimestre a cambi costanti, ma -3,4% per effetto della svalutazione della lira turca). Si tratta di meno del 2% dei ricavi del gruppo. Unicredit, che ha anche una piccola esposizione in titoli di Stato di Ankara (circa 165 milioni), ha spiegato agli analisti che una svalutazione del 10% della lira turca «avrebbe un impatto di circa 2 punti base sull’indicatore patrimoniale Cet1». Una situazione delicata, dunque, che dovrà essere maneggiata con cura dall’ad Jean-Pierre Mustier visto che la società di piazza Gae Aulenti non ha intenzione di fare dietrofront. «Yapi Credi è una banca molto buona e il nostro investimento è di lungo termine», ha spiegato il cfo del gruppo, Mirko Bianchi, qualche giorno fa. Anche perché Yapi Kredi è valutata, a valore di libro, 2,5 miliardi, ma il valore attuale di mercato è di 1,1 miliardi. Unicredit non balla comunque da sola nella crisi turca. Alla fine del 2017, le banche italiane erano esposte per 16,8 miliardi di dollari. E non sono solo queste a fare affari con Erdogan.

Più in generale, la crisi turca sta mettendo a rischio un florido interscambio commerciale con l’Italia, lo scorso anno quinto partner di Ankara con 1.418 aziende coinvolte per un business di 19,8 miliardi di dollari (+11,1% sul 2016): 11,3 miliardi in esportazioni e 8,5 miliardi in importazioni. A tessere le fila molte big: Pirelli, da 50 anni presente nel Paese, che ha concentrato nello stabilimento di Izmit la produzione di due milioni di pneumatici industriali l’anno; Fca, che opera da decenni nello stabilimento di Bursa-Tofas (Instanbul) ed «è alle prese ricorda Segre con una difficile transizione manageriale» dopo aver registrato, già nel 2017, una frenata sul mercato auto turco del 4,5% a 722.759 unità. E ancora Leonardo, tramite Alenia Aermacchi, coinvolta nella produzione di 30 F-35 (con opzioni per altri 70 aerei).

Tanti, poi, i progetti italiani infrastrutturali nel Paese: come quelli di Salini Impregilo (due autostrade, un impianto idroelettrico, l’alta velocità) e Astaldi, che ha da poco realizzato il terzo ponte sul Bosforo. E ancora Azimut, Cementir, Recordati, Reno de Medici. Tra le grandi non quotate Barilla, che ha rilevato negli anni 90 la pasta Filiz in Turchia, e Ferrero che ha sette stabilimenti di lavorazione.

Cottarelli ed il ruolo nella questione greca. I documenti

 scenarieconomici.it 11.8.18

 

 

Dato che sia Cottarelli sia Blanchard sono molto restii a rivelare il loro ruolo nella questione greca, e dato che sembra vogliano ripetere lo stesso frame con l’Italia, ci siamo permessi di andare a cercare qualche documento ufficiale sulla questione. Nulla di segreto, tutta roba ufficiale messa a disposizione del pubblico e già conosciuta.

Il documento più interessante sulla questione greca è il report del Indipendent Evaluation Office del FMI; cioè l’ufficio che effettua l’auditing sulle operazioni del FMI. Abbiamo già specificamente trattato questo tma in precedenza, ma ci torneremo sopra in futuro perchè il tema dei moltiplicatori fiscali viene lì trattato in modo approfondito e specifico, facendo notare come i moltiplicatori utilizzati dal FMI nella valutazione della politica fiscale fossero completamente errati, pari ad un quinto di quanto verificato in seguito. Comunque vediamo quale è stato il cottarellico ruolo nella vicenda. Lo trovate a pagina 23 del report:

 

Third, the IMF remained divided on the merits and risks associated with debt restructuring. While the majority of IMF staff increasingly came to support debt restructuring, some key senior officials continued to take the position that the sovereign debt was sustainable. In September 2010, FAD published a paper arguing that, for “today’s advanced economies,” including “peripheral” euro area countries, “default would not be in the interest of the citizens” (Cottarelli and others, 2010).

Terzo, il FMI rimase diviso sulle conseguenzed i rischi legati ad una ristrutturazione del debito. Mentre la maggioranza dello staff del FMI era in modo crescente a supporto della ristrutturazione del debito, alcuni funzionari senior in posizioni chiave continuavano ad affermare che il debito fosse sostenibile. Nel settembre 2010 il FAD pubblico un paper affermando che, per “le economie avanzate di oggi”, incluse quelle “Periferiche” dell’area euro “Il default non è nell’interesse dei cittadini (Cottarelli ed altri 2010)”

 

Il Paper in questione lo trovate facilmente nel sito FMI, ma non aspettatevi molto.  Le motiviazioni sono deboli, alcune delle quali contestate nel medesimo report del IEO, come , ad esempio la sua fobia per i moltiplicatori elevati, o la sopportabilità di avanzi primari enormi.

Le scelte di Cottarelli influenzarono quelle del FMI di non insistere in un maggior taglio immediato del debito e lasciarono gravato lo stato greco di un fardello che non poteva sopportare. Comunque si dovettero effettuare due tagli del debito, e nel 2017 il FMI richiese un terzo taglio del debito, che non venne concesso. Insomma le affermazioni di Cottarelli si rivelarono completamente erronee ed impedirono di affrontare in modo immediato la crisi in modo efficiente ed efficace. Invece che risolvere il tutto il 12-24 mesi si è proseguito con una specie di lenta agonia che non è ancora terminata. Considerare l’Euro o le economia anche periferiche al di fuori delle regole dell’economia è stato un errore clamoroso, che viene ripetuto anche ora. IL problema non è errare, ma perseverare nell’errore, in una politica che si è dimostrata errata. Questa è la grande colpa dell’economista.

Venerdì nero per Ryanair

tvsvizzera.it 10.8.18

Circa 400 voli cancellati e disagi per decine di migliaia di viaggiatori nel pieno delle vacanze estive. È il bilancio del nuovo sciopero “europeo” dei piloti di Ryanair che, a poche settimane di distanza dallo stop del 25 luglio che ha coinvolto diversi Paesi tra cui l’Italia, sono tornati ad incrociare le braccia per chiedere aumenti di stipendio e migliori condizioni di lavoro ad una compagnia che solo dal dicembre scorso, dopo essersi rifiutata per 30 anni, ha accettato di riconoscere i sindacati.

VIDEO

https://www.rsi.ch/play/tv/telegiornale/video/10-08-2018-lo-sciopero-di-ryanair?id=10767617&startTime=0.000333&station=rete-uno

Lo sciopero ha interessato per 24 ore Germania, Belgio, Svezia e Irlanda, dove la compagnia ha cancellato 400 voli. Mentre in Olanda, anch’essa coinvolta dalla protesta, la low cost irlandese è riuscita a sostituire tutti i piloti olandesi in sciopero con colleghi di altre nazionalità, e quindi i voli sono stati tutti confermati.

Germania la più colpita

La Germania è stata il Paese più colpito, con 250 voli a terra e circa 55 mila passeggeri coinvolti. In Belgio sono 104 i voli cancellati e 14 mila i passeggeri coinvolti: a Bruxelles, nello scalo di Charleroi, una trentina di piloti ha organizzato anche un sit in, esponendo cartelli con su scritto “Ryanair in sciopero, Ryanair deve cambiare”.

Qualche ripercussione si è avuta anche sugli scali italiani, con cancellazioni nelle basi della low cost: 5 voli sono rimasti a terra a Ciampino su 44 partenze programmate dal vettore irlandese, altri 14 voli cancellati (per Bruxelles, Düsseldorf e Berlino) a Orio al Serio.

Avvertenze ai conumatori

Ai consumatori l’associazione italiana Codacons ricorda che “i passeggeri hanno diritto per legge non solo al rimborso del biglietto, ma anche alla compensazione pecuniaria in caso di volo cancellato o di ritardo nell’arrivo a destinazione, fino ad un massimo di 600 euro”.

La prima volta

È la prima volta che i piloti della compagnia irlandese scioperano contemporaneamente in così tanti paesi. Si spera di dare una spinta alla vertenza per il rinnovo dei contratti di lavoro. Le richieste dei dipendenti non riguardano solo aumenti salariali, ma anche un miglioramento delle condizioni. Molti non sono assunti a contratto e questo significa ad esempio che devono pagare di tasca propria le uniformi e che non hanno diritto a giorni di pausa in caso di matrimonio o di lutto. I collaboratori esigono che vengano applicate le rispettive leggi nazionali e non quelle irlandesi, che garantiscono meno diritti.

Già due settimane fa, la mobilitazione degli assistenti di volo aveva portato alla cancellazione di 600 voli in Spagna, Portogallo, Belgio e Italia, colpendo circa 100 mila passeggeri.