Handelsblatt – Il pericoloso flirt della Germania con le armi nucleari

DI SAINT SIMON – AGOSTO 12, 2018 vocidallestero.it

Da qualche tempo in Germania si è riaperto pubblicamente il dibattito, mai del tutto sopito, sul dotarsi di armamenti nucleari (ne avevamo già parlato un anno fa qui). Ad innescarlo le recenti dichiarazioni di Trump; e a fronteggiarsi due opposte strategie: da un lato chi sostiene che la Germania dovrebbe assurgere al ruolo di potenza nucleare; dall’altro chi, come il prestigioso Handelsblatt, da cui è preso questo articolo, ritiene una simile mossa destabilizzante per gli equilibri europei e caldeggia una strategia progressiva per rafforzare le (scarse) capacità militari della Bundeswehr, proseguendo nell’integrazione con le altre forze armate europee (a guida tedesca, come sosteneva Foreign Policy) e coronando il sogno di dotarsi di armamenti nucleari grazie al nucleare francese, messo a fattor comune all’interno di una difesa comune “europea”. Insomma, è chiaro che la Germania, a fronte del suo successo economico fondato sull’euro, si sta riappropriando delle sue ambizioni geopolitiche, tanto che non è più in dubbio il principio del dotarsi di armi nucleari, ma solo i modi e i tempi con cui arrivarci.

 

 

 

di Wolfgang Ischinger, 8 agosto 2018

 

 

Come nel gioco degli scacchi, ci sono mosse geopolitiche con le quali un paese può – involontariamente – darsi scacco matto da solo. Eppure questo è esattamente quello che alcuni tedeschi hanno recentemente proposto. I sostenitori di una Germania dotata di armamenti nucleari affermano che l’ombrello nucleare della NATO ha perso tutta la sua credibilità a causa delle dichiarazioni del presidente degli USA, Donald Trump.

 

Ci sono almeno tre buone ragioni per cui valutare l’opzione nucleare sarebbe imprudente per la Germania. Per iniziare, la Germania l’ha ripetutamente ripudiata, per la prima volta nel 1969 firmando (e più tardi ratificando) il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari (NPT), e ancora nel 1990 firmando il cosiddetto Trattato sullo stato finale della Germania [in inglese Two Plus Four Treaty, ndt], che ha aperto la strada alla riunificazione tedesca.

 

Gettare dubbi su questi impegni danneggerebbe seriamente la reputazione e l’affidabilità della Germania in tutto il mondo. La Germania metterebbe in discussione la credibilità della deterrenza nucleare della NATO, e così l’alleanza stessa, assieme all’intero regime di non proliferazione nucleare.

 

Vale la pena notare che dalla sua creazione, nel 1949, la NATO è stata uno degli strumenti di più grande successo al mondo per la prevenzione della proliferazione. Non un singolo stato membro della NATO – ad eccezione degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia – ha ritenuto necessario dotarsi di armi nucleari per proprio conto.

 

Il rischio dell’effetto domino

 

Se la Germania dovesse ora abbandonare il suo status di potenza non nucleare, cosa impedirebbe alla Turchia o alla Polonia, ad esempio, di seguirne l’esempio? La Germania come becchino del regime internazionale di non proliferazione nucleare – chi potrebbe volerlo?

 

In secondo luogo, una bomba nucleare tedesca danneggerebbe il contesto strategico in Europa – a svantaggio della Germania. La Russia interpreterebbe i passi tedeschi verso un arsenale nucleare come una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale e adotterebbe probabilmente delle contromisure militari. Questo, a sua volta, renderebbe ancora più difficile perseguire la visione di un ordine pan-europeo di pace e sicurezza, obiettivo fondamentale della politica estera di tutti i governi tedeschi a partire da quello di Konrad Adenauer. Oltretutto, le ambizioni nucleari della Germania potrebbero mettere a repentaglio il delicato equilibrio di potere in Europa – incluso quello tra la Germania e la Francia, per esempio – con conseguenze incalcolabili per la coesione a lungo termine dell’Unione Europea.

 

Infine, non è difficile prevedere che la ricerca di armi nucleari porterebbe a una significativa opposizione da parte dell’opinione pubblica, in particolar modo visto che una mossa del genere rappresenterebbe un dietrofront totale per il governo della cancelliera tedesca Angela Merkel, che, soltanto pochi anni fa, si è mossa per eliminare del tutto l’energia nucleare. È difficile immaginare un fiasco più grande per la politica estera e la sicurezza della Germania che proporre una strategia nucleare e poi non riuscire a ottenerne l’approvazione in parlamento.

 

Alternative ragionevoli

 

Ci sono modi più intelligenti a lungo termine per rinforzare la difesa nucleare europea rispetto al proporre una bomba tedesca. Per esempio, la Francia potrebbe essere disponibile a prendere in considerazione l’idea di svolgere un ruolo esteso nella deterrenza nucleare, assieme a quello degli Stati Uniti e del Regno Unito, dentro la NATO. Anche se ciò richiederebbe un riorientamento fondamentale e una europeizzazione della strategia nucleare francese, la Germania e gli altri partner europei potrebbero offrire dei contributi finanziari per un’iniziativa come questa, nel contesto di una futura unione di difesa europea con una componente nucleare. Ma queste sono, nel migliore dei casi, opzioni di lungo termine.

 

In breve, non importa quel che Trump dice, la Germania rimarrà dipendente dall’ombrello nucleare statunitense per il futuro prevedibile.

 

Il miglior modo per mantenere la credibilità della NATO e per essere presi seriamente dagli Stati Uniti è lavorare seriamente per l’obiettivo, stabilito dall’alleanza, di raggiungere il 2% del PIL per le spese militari e investire con maggior forza nella capacità militare convenzionale. Non per soddisfare le richieste degli Stati Uniti, ma per proteggere i nostri stessi interessi di difesa e sicurezza. Ma non si tratta semplicemente di spendere di più; si tratta di spendere in modo più intelligente, in particolare mettendo in comune e condividendo le capacità, e con sistematici approvvigionamenti congiunti con la Francia e altri partner europei, anche attraverso il Fondo di Difesa dell’UE, istituito recentemente.

 

Niente di questo funzionerà se la Germania non inizia a definire la strategia militare, la sicurezza e la difesa come priorità politiche di primo piano. Soltanto allora il Bundestag [il Parlamento tedesco, ndt] potrà dare alla Bundeswehr [l’esercito tedesco, ndt] – spesso definito un “esercito parlamentare” – quel che le serve per fare il proprio lavoro. L’alternativa – ovvero considerare lo sviluppo di armi nucleari – sarebbe una mossa perdente.

L’Acqua di Colonia è nata in Val Vigezzo

Di Riccardo Franciolli tvsvizzera.it 12.8.18

Antiche boccette dell'Acqua di Colonia conservate alla Casa del Profumo a Santa Maria Maggiore
Antiche boccette dell’Acqua di Colonia conservate alla Casa del Profumo a Santa Maria Maggiore

(Susy Mezzanotte, Casa del Profumo)

Forse non tutti sanno che la celebre Acqua di Colonia è nata a Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo. Creata da Giovanni Paolo Feminis, di Crana e emigrato successivamente a Colonia, l’acqua è stata portata al successo da Giovanni Maria Farina, anch’esso vigezzino. Ora Santa Maria Maggiore dedica a questi due pionieri della profumeria mondiale un museo.

Solo recenti studi hanno finalmente dato a Giovanni Paolo Feminis la paternità di quella che sarebbe passata alla storia come l’Acqua di Colonia. Nato a Crana (frazione di Santa Maria Maggiore) attorno al 1660, da giovane emigra in Germania. Dopo aver girovagato, arriva a Colonia nel 1693. Creata l’Aqua Mirabilis, solo nel gennaio 1727 la sua Acqua di Colonia ottiene l’attestato della Facoltà di medicina di Colonia. Una necessità visto che una legge del 1723 vietava ai negozianti di vendere droghe o medicine senza l’approvazione della Facoltà. Sarà un successo.

Benestante e potente cittadino di Colonia, Giovanni Paolo Feminis fece ingenti donazioni sia alla città adottiva sia alla sua natale Santa Maria Maggiore. Feminis muore a Colonia nel 1736.

VIDEO

https://www.tvsvizzera.it/tvs/la-madre-delle–colonie-_aqua-mirabilis/44292192

Alla morte di Giovanni Paolo Feminis (che non ha avuto figli), l’eredità e il segreto dell’Aqua Mirabilis passa al suo aiutante Giovanni Antonio Farina. Attraverso quest’ultimo, la ricetta giunge al nipote Giovanni Maria Farina, nato a Santa Maria Maggiore nel 1785. Da  non confondere con un altro Giovanni Maria Farina (Santa Maria Maggiore 1657- Maastricht 1732), mercante e profumiere, al quale in un primo tempo fu attribuita la paternità dell’acqua di Colonia.

Farina, emigrato a Parigi, crea nella capitale francese la Maison Jean Marie Farina in rue St. Honoré. Sarà lui a dare un ulteriore impulso alla promozione dell’acqua di Colonia. Un successo popolare dovuto anche a Napoleone che ne faceva abbondante uso.

La Maison Jean Marie Farina nel 1862 passerà ad Armand Roger e Charles Gallet. La Roger&Gallet registrò in Francia l’Acqua di Colonia nel maggio 1907. Un’acqua tuttora in vendita.

A questa storia tutta vigezzina, Santa Maria Maggiore ha dedicato La Casa del ProfumoLink esterno dove si possono ripercorrere le tappe che hanno portato dall’Aqua Mirabilis di Giovanni Paolo Feminis all’Acqua di Colonia che tutti noi oggi conosciamo.

VIDEO

https://www.tvsvizzera.it/tvs/museo-dell-acqua-di-colonia_la-casa-del-profumo/44292202

La Casa del Profumo è aperta tutti i giorni fino a sabato 1 settembre dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 18.30. Dopo il 2 settembre la Casa del Profumo sarà aperta nei fine settimana.

Intervista con la radio IRIB in lingua italiana (audio): Le sanzioni USA contro l’Iran porteranno all’isolamento globale degli USA

controinformazione.info 11.8.18

Testo intervista di Luciano Lago con Radio IRIB in Italiano (Audio)

IRIB-L’Amministrazione Trump ha riemesso nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’iran, secondo alcuni esperti la mossa rischia di isolare ulteriormente Washington, non Teheran, agli occhi del mondo. Un suo commento al riguardo?

L.Lago: Bisogna innanzi tutto comprendere quale sia la spiegazione di questo atteggiamento ostile di Washington contro l’Iran che è iniziato con il ritiro unilaterale dal Patto nucleare ed è poi continuato, fra minacce e diktat (di condizioni) con la riemissione delle sanzioni. Trump prende le sue decisioni fortemente influenzato dalla lobby sionista (Netanyau e il genere Jared Kushner) oltre all’AIPAC. Trump sta operando dietro canali di informazione provenienti da fonti israeliane o da quei consiglieri che hanno doppia cittadinanza israeliana (la maggior parte del governo di Trump) quindi si muove sulla base di informazioni distorte.


L’Amministrazione Trump vuole utilizzare l’arma delle sanzioni per piegare l’Iran ed ottenere un cambio di regime ma in realtà questa delle sanzioni è un’arma spuntata. Lo dimostrano i fatti.
L’Iran non è la Corea del Nord e non è Cuba. L’Iran è un grande paese con 80 milioni di abitanti ed ha rapporti di cooperazione con i più importanti paesi emergenti dalla Cina, all’India, alla Russia alla Turchia, al Pakistan, ecc.. Se gli USA non sono riusciti a piegare la piccola Cuba o la Corea del nord, non si capisce perchè dovrebbero riuscire a piegare l’Iran. Gli altri paesi non intendono seguire gli Washington nella sua politica di sanzioni e di bullismo, neppure la UE intende seguire questa linea, così come gli altri paesi firmatari dell’accordo. Gli USA stanno utilizzando un’arma spuntata che rischia di diventare per loro un boomerang. Gli USA rischiano essi stessi di ritrovarsi isolati nella loro politica di aggressività e di ripudio di ogni accordo multilaterale. Non solo quello sul nucleare ma anche altri.

IRIB- Trump ha inoltre minacciato che chiunque intrattiene rapporti commerciali con l’Iran non farà affari con gli Stati Uniti. Che percorso intraprenderà in pratica l’Ue? Seguire gli USA o no?

L.Lago – Al momento le dichiarazioni ufficiali (Mogherini) sono quelle di continuare e rafforzare la cooperazione ma è indubbio che la minaccia fatta da Trump contro le aziende che cooperino con l’Iran avrà ripercussioni. (Vedi es. Total.) Prevedibile che saranno le grandi aziende a ritirarsi ma non le piccole e medie aziende meno ricattabili. In ogni caso le decisioni di Trump hanno aperto una frattura con i paesi della UE e ci sono forti interessi in sospeso. Non è detto che Trump riesca a convincere (o ricattare) i governi dei maggiori paesi europei e, in ogni caso, per ogni paese o società europea che si andrà ritirando, subentrerà la Cina.

IRIB- La Russia, la Cina e l’India taglieranno i legami commerciali con l’Iran?

L.Lago- No. Assolutamente no. Si può facilmente prevedere che, al contrario incrementeranno la cooperazione con l’Iran, visto che la Russia subisce a sua volta le sanzioni, la Cina subisce i dazi, e l’Iran sarà presto ammesso, fra l’altro, nello SCO (Accordo di Shangai). La Cina ha già sbattuto la porta in faccia agli USA su questa questione e anche l’India ha promesso di incrementare la cooperazione con l’Iran. La Cina può fornire anche un circuito finanziario alternativo.
Il mondo è cambiato, gli equilibri geopolitici e geoeconomici stanno cambiando e l’Amministrazione Trump opera come se il mondo fosse ancora quello degli anni ’90 con il dominio unilaterale Anglo/USA. L’Iran è poi un importante produttore di petrolio e gas, il terzo come petrolio. La Cina è il primo importatore del greggio iraniano ed ha fame di energia.. La minaccia di bloccare l’export del petrolio iraniano è irrealistica e comunque sarebbe un atto di guerra a cui l’Iran potrebbe legittimamente rispondere con il blocco dello stretto di Hormutz. Le conseguenze sarebbero imprevedibili.

IRIB- Se malgrado le sanzioni Usa, altre nazioni stringono legami commerciali con l’Iran, aggireranno le restrizioni americane usando necessariamente accordi bilaterali di cambio con euro, rupie o rubli… Ciò non significherebbe che il dominio un tempo possente del dollaro USA che governa il commercio internazionale sta calando.?

L.Lago. Questo è l’altro aspetto interessante come sviluppo che già oggi si sta manifestando. Gli sforzi degli Stati Uniti per isolare l’Iran, economicamente, probabilmente si riveleranno controproducenti.
Le pressioni USA e la continua minaccia di sanzioni stanno rafforzando l’orientamento in corso da parte della Russia, della Cina e altri paesi per spostare i loro rapporti commerciali internazionali dall’affidarsi al dollaro USA come valuta di riserva. Il dollaro USA potrebbe perdere gradualmente questo status privilegiato di essere la principale valuta di riserva, si sovraesporrebbe, e di riflesso anche l’intera economia americana, basata com’è sulla stampa infinita e inesplicabile di biglietti verdi con l’enorme debito conseguente.

Le sanzioni riemesse contro l’Iran mirano a ridurre la capacità dell’Iran di gestire il suo commercio internazionale bloccando l’accesso ai pagamenti in dollari USA. Tuttavia se altre nazioni stringono legami commerciali con l’Iran, queste aggireranno le restrizioni americane usando necessariamente accordi bilaterali di cambio con euro, con renminbi, rupie o rubli. Il processo è già in atto con la Cina che sta utilizzando la sua moneta per il pagamento degli acquisti di greggio e con la crescente importanza dell’intescambio Russia-Cina che utilizza un circuito di pagamenti differenziato dal dollaro. Lo stesso avverrà con l’Iran e con altri paesi.
L’aggressività di Trump nei confronti dell’Iran, e verso gli altri paesi per mezzo dell’uso unilaterale di sanzioni, sta solo accelerando la direzione globale di far decadere il dollaro americano come unica valuta di riserva mondiale.

Ultima elemento fondamentale- La vera causa dell’aggressività degli USA contro Teheran si deve ricercare nel ruolo che l’Iran ha svolto di guida dell’Asse della Resistenza contro l’Imperialismo degli USA e contro il potere sionista. Un asse che collega l’Iran con la Siria, con Hezbollah del Libano e con la resistenza yemenita. Questo ruolo è intollerabile per Washington e per la dirigenza israeliana. Quest’ultima preme su Trump per distruggere l’Iran o ridimensionarne il potere a qualsiasi costo.

Fonte: Pars Today

Il Canada ha trovato la soluzione all’immigrazione?

il post.it 12.8.18

È uno dei paesi al mondo con la più alta percentuale di stranieri, il multiculturalismo è tutelato dalla costituzione e non ha partiti xenofobi: perché?

 (Fred Chartrand/The Canadian Press via AP)

Negli ultimi anni, Europa e Stati Uniti sono attraversati da un’ondata di xenofobia che non si vedeva da tempo. I partiti nazionalisti e xenofobi hanno visto i loro consensi aumentare, mentre quasi ovunque cresce il numero dei crimini d’odio razziale e religioso. In tutto il mondo sviluppato un solo paese sembra fare eccezione ed essere riuscito a trovare un delicato bilanciamento tra il rispetto di valori come apertura e tolleranza e la stabilità politica interna: il Canada.

Come ha scritto il giornalista Derek Thompson in un discusso articolo pubblicato sul settimanale The Atlantic:

Il Canada ha avuto livelli eccezionali di immigrazione senza subire un contraccolpo populista e illiberale. È il paese più inclusivo al mondo nei confronti dei migranti, della religione e della sessualità, secondo un sondaggio realizzato da IPSOS nel 2018. In una classifica sui principali valori dei canadesi, il multiculturalismo è indicato subito dopo l’inno nazionale e subito prima della bandiera.

I liberali di tutto il mondo guardano al Canada come a un modello, uno dei pochi luoghi al mondo dove l’integrazione tra culture differenti è riuscita a produrre una società unita, fondata sui valori dell’accoglienza e della tolleranza. Nel 2016, al termine di una delle più brutali campagne elettorali che gli Stati Uniti ricordino, l’Economist pubblicò un’illustrazione che riassumeva questa situazione: raffigurava la Statua della Libertà decorata con la foglia d’acero, il simbolo nazionale canadese, sotto la scritta: “la libertà si sposta a nord”.

Il Canada è stato definito il primo “stato postnazionale” al mondo, dove il legame che unisce i suoi cittadini non è basato su una lingua e una cultura comuni, ma sul valore transnazionale dell’apertura e della tolleranza. Per alcuni è un modello a cui anche le altre nazioni dovrebbero aspirare.

Ma le cose non sono così semplici. Il Canada è un paese che sta cambiando, anche se in maniera meno visibile e in una direzione meno chiara degli Stati Uniti. Ma soprattutto è un paese con una storia e una geografia uniche al mondo, che aiutano a spiegare la sua strana natura di “stato postnazionale” e che la rendono difficile da esportare o da imitare.

Grande, freddo e lontano
Nell’articolo su The Atlantic, Thomson ammette che il Canada possiede una serie di tratti che lo rendono un paese abbastanza unico: «Il Canada è grande, è freddo e a meno che qualcuno non stia cercando di fare il giro del Polo Nord, è più o meno lontano da qualsiasi cosa». La sua geografia lo rende diverso da quasi ogni altro paese al mondo. Il Canada è circondato dall’Oceano Pacifico, dall’Atlantico e dal Polo Nord, mentre l’unico confine che possiede con un altro stato è quello con gli Stati Uniti, che è anche il paese più ricco e stabile del mondo.

Questo significa che il Canada è isolato e che quindi non ha mai corso il rischio di essere esposto a improvvise e disordinate ondate migratorie come invece è accaduto spesso all’Europa e agli Stati Uniti. I migranti che arrivano in Canada lo fanno in maniera selezionata e controllata, dopo che il governo ha deciso chi far entrare e a quali condizioni. I canadesi non conoscono il fenomeno dei centri di accoglienza di fortuna e i loro telegiornali non hanno mai mostrato loro stazioni piene di migranti accomodati in sistemazioni di fortuna.

Ma c’è anche un altro vantaggio in questa situazione, nota Thomson: il Canada è pieno di spazio da riempire. Negli Stati Uniti, il paese dei grandi spazi per eccellenza, abitano 32 persone per chilometro quadrato. Per gli standard europei sono pochissimi: in Italia gli abitanti per chilometro quadrato sono oltre 200. Ma il Canada, con i suoi 3,9 abitanti per chilometro quadrato, fa sembrare persino gli Stati Uniti un affollato quartiere di Hong Kong. Tanto spazio libero significa anche molta terra da sfruttare e molto spazio dove chi non ha voglia di incontrare i suoi vicini può isolarsi. E significa anche che i governi di tutti i colori hanno sempre avuto forti incentivi a far entrare nel paese persone che quella terra potessero sfruttarla.

Una storia pacifica
Il Canada ha iniziato a formarsi come nazione moderna a metà del XVIII secolo, quando durante la Guerra dei sette anni (quella raccontata nel romanzo L’ultimo dei mohicani) la Gran Bretagna strappò alla Francia il Quebec, quella che ancora oggi è la regione francofona del paese. Da allora, il Canada non ha sostanzialmente più conosciuto alcuna guerra sul suo territorio, fatta eccezione per qualche incursione durante la Rivoluzione americana e durante la Guerra del 1812. Il Canada ha partecipato a molte guerre, tra cui entrambi i conflitti mondiali, ma nessun esercito nemico ha mai varcato le sue frontiere e le sue città non sono mai state bombardate o messe a ferro e fuoco da un esercito alla ricerca di bottino.

Questa fortuna è dovuta ancora una volta alla geografia e al fatto che i canadesi hanno sempre avuto buoni rapporti con l’unica nazione che avrebbe facilmente potuto invaderli, gli Stati Uniti. La differenza con l’Europa è notevole: praticamente nessun paese del vecchio continente è stato risparmiato da un’invasione e chi non l’ha subita ha comunque dovuto prendere serie precauzioni nel timore che potesse avvenire. È molto più difficile sviluppare una cultura tollerante se per secoli ci si è abituati a considerare i propri vicini come minacce alla propria esistenza.

La questione religiosa
La conquista del Quebec ebbe anche un’altra conseguenza: nei territori coloniali britannici, a maggioranza protestante, si inserì una numerosa minoranza cattolica, formata dai coloni francesi. Il primo atto della famosa tolleranza canadese si può far risalire proprio a quegli anni, quando nel 1774 il governo britannico decise di garantire ai cattolici di lingua francese la libertà di culto e quella di mantenere i loro costumi e le loro tradizioni, a patto che questi ultimi in pubblico accettassero la legge britannica.

In questo compromesso, scrive Thomson, si vede gran parte della storica differenza tra Canada e Stati Uniti. Questi ultimi nacquero da una lotta senza quartiere il cui risultato poteva essere solo libertà o morte. Il Canada, invece, fu il risultato di una trattativa condotta in tempi di pace in cui tutte le parti accettavano di cedere qualcosa in nome della pacifica convivenza.

Ancora i francesi
La presenza di una forte minoranza di francesi ha avuto anche altre conseguenze nel corso della storia canadese. I rapporti che essa ha avuto con la maggioranza anglofona non sono sempre stati sereni e nel corso degli anni Sessanta il nazionalismo francofono iniziò a diventare una minaccia che i politici canadesi dovettero considerare seriamente. Per placare la situazione, nel 1969 venne ufficialmente introdotto il bilinguismo, una soluzione che appariva a molti soltanto temporanea. I nazionalisti francofoni erano pronti a fare nuove richieste, mentre i conservatori anglofoni pensavano che lo stato canadese avesse già fatto troppe concessioni.

Proprio in quegli anni però, l’immigrazione nel paese, fino a quel momento rappresentata soprattutto da europei, iniziò a cambiare. I non-europei provenienti da Asia, Africa e America Latina divennero la maggioranza dei nuovi immigrati. Normalmente, il loro arrivo sarebbe stato considerato una minaccia all’integrità culturale del paese e i conservatori avrebbero formato un blocco per contrastarla. In Canada, però, i difensori dell’identità tradizionale avevano da tempo un nemico ben più pericoloso dei nuovi immigrati: i francofoni.

In breve si sviluppò una sorta di alleanza tra i nuovi immigrati e i conservatori anglofoni. L’idea che c’era alla base era che le richieste dei francofoni non avevano ragione d’essere: per quale motivo doveva essere riconosciuta loro una preminenza che veniva negata ai nuovi migranti che proprio in quegli anni stavano iniziando a popolare il paese? Sostenere le rivendicazioni dei migranti divenne così un modo per screditare le richieste dei francofoni. Questa presa di posizione portò a un compromesso che regge ancora oggi. Nel 1971 Pierre Trudeau, il primo ministro padre dell’attuale primo ministro Justin Trudeau, dichiarò il multiculturalismo una politica ufficiale del governo canadese. Dieci anni dopo, nel 1982, il multiculturalismo venne inserito nella costituzione del paese all’interno della famosa “Sezione 27“.

Il futuro del Canada
Secondo Thompson, la lezione principale che insegna il Canada è che una volta che l’immigrazione ha raggiunto una certa soglia, la tolleranza diventa un fenomeno che si autoalimenta. Quando una percentuale consistente della popolazione è nata all’estero o comunque non si identifica completamente con la popolazione nativa, i politici non possono più ignorare i loro voti. In questo contesto, “prima i canadesi” rischia di essere uno slogan che assicura la disfatta elettorale. Per questo è possibile assistere a competizioni elettorali come le primarie del partito conservatore dell’anno scorso, in cui i vari candidati si sfidavano su “quanti” migranti accogliere, senza considerare l’ipotesi di non accoglierli.

Ma se i leader conservatori possono permettersi di discutere su quanti migranti vogliono accogliere, lo devono soprattutto alle caratteristiche uniche del loro paese e all’isolamento che permette loro di scegliere, invece che dover fronteggiare improvvisi afflussi incontrollabili. Inoltre, il paragone con i paesi europei all’epoca della più grave crisi migratoria del dopoguerra rischia di far dimenticare che anche il Canada non è un paese perfettamente tollerante ed accogliente. Pochi giorni fa, la giornalista Stacy Lee Kong ha ricordato che anche in Canada gli episodi di violenza motivata dal razzismo sono in aumento e che per quanto non sia al momento politicamente rappresentata, nel paese esiste una minoranza determinata che vorrebbe mettere “prima i canadesi”.

Il Canada è un paese accogliente e tollerante, ma non è detto che lo rimanga per sempre. Le condizioni che hanno portato il paese a inserire il multiculturalismo addirittura nella sua Costituzione possono cambiare e non è impossibile che presto o tardi il Canada finisca con l’assomigliare di più agli Stati Uniti o ai paesi europei. Ma, come sostiene Thompson, è possibile anche il contrario. Se i politici conservatori dovessero iniziare a vedere nell’immigrazione un potenziale serbatoio di voti invece che una minaccia in grado di galvanizzare i propri elettori, potrebbero essere l’Europa e gli Stati Uniti a finire per assomigliare un po’ di più al Canada.

Una modesta proposta per stimolare i consumi (a costo zero)

 scenarieconomici.it 12.8.18

Ben pochi affrontano il tema della ridicola potenza elettrica installata dei nostri contatori domestici. La stragrande maggioranza delle abitazioni italiane ha infatti ancora un contratto da 3 kW, largamente insufficiente rispetto alla quantità di elettrodomestici delle case moderne e alla loro potenza assorbita.

A causa della fallita riforma del 01/01/2017, solo una delle tante fregature del governo Renzi, con l’abolizione delle agevolazioni per il contratto da 3 kW e il mancato azzeramento dei costi per l’aumento di potenza installata, ancora molti hanno contratti da 3 kW, visto che l’aumento di potenza non è affatto gratuito e comporta ancora un aggravio dei costi annuali, seppure ridotto rispetto al passato.

Tradendo le promesse iniziali di costo zero, che avrebbero dovuto allineare l’Italia a tutti gli altri paesi europei, un contratto da 6 kW costa circa 90 euro in più all’anno rispetto al 3 kW (mercato di maggior tutela) e il passaggio da 3 a 6 kW costa sempre intorno ai 200 euro.

I governi PD cedettero alle pressioni delle lobby col solito entusiasmo.

Molti di noi sono quindi ancora alle prese col problema dei distacchi automatici del contatore se usiamo il ferro da stiro insieme alla lavatrice o all’asciugacapelli. Per non parlare delle piastre di cottura a induzione, praticamente inutilizzabili.

Un aumento della potenza massima del contratto elettrico permetterebbe di:

  • utilizzare più elettrodomestici e di maggior potenza e qualità, stimolando i consumi emigliorando la qualità della vita degli italiani,
  • rendere più sicure, meno inquinanti e più efficienti le cucine con la diffusione della cottura a induzione,
  • ridurre inquinamento e spesa con riscaldamento elettrico (a pompa di calore) sostituendo le caldaie a combustibili fossili,
  • stimolare l’uso di energia elettrica da fonti rinnovabili riducendo la dipendenza da gas e petrolio.

Quale sarebbe il costo per i gestori dell’aumento della potenza installata? Nullo nella maggior parte dei casi. L’aumento della potenza si effettua in remoto via software per i nuovi contatori già installati nell’85% delle case. E le eventuali nuove centrali elettriche sarebbero di nuova generazione, quindi meno inquinanti.

A confronto con i paesi europei siamo all’età dei lumi a petrolio. In Francia la potenza più diffusa nelle case è 6 kVA (circa 5.5 kW) Ecco i consigli di un fornitore di elettricità francese per la potenza contrattuale da prevedere:

La taglia da 3kVA (circa 2.8-3 kW), quella più diffusa nelle case italiane, è raccomandata solo per monolocali o piccoli appartamenti (25 m2) non riscaldati elettricamente, abitati da una persona sola, con elettrodomestici di base (niente lavatrice e lavastoviglie) e senza scaldabagno elettrico … pensate che differenza con l’Italia!

In Germania, Spagna, Belgio etc la situazione è simile, con potenze base contrattuali normalmente di 8-10 kW.

Ecco la nostra proposta:

“sappiamo che la situazione italiana della potenza al contatore è figlia di epoche passate: non sarebbe ora, nel 2018, di porvi la mano del legislatore e modernizzare il paese portandolo al livello di Francia e Germania, azzerando i costi di passaggio una tantum e i costi fissi in bolletta del contratto da 6 kW, rendendolo il NUOVO CONTRATTO ELETTRICO STANDARD?”

I consumi, l’ambiente e la qualità della vita ne gioverebbero immediatamente.

CHI SUONA LA LIRA – IL LEGHISTA NO-EURO BORGHI: ”MOAVERO DICE CHE L’EURO CI PROTEGGE DALLE CRISI? POVERO, IL SUO COMPITO È RASSICURARE I MERCATI. MA I MERCATI SONO IRRAZIONALI. L’UNICA COSA CHE CI PROTEGGEVA ERA LA GARANZIA DELLA BCE, CHE ORA INVECE STANNO TOGLIENDO. SE ARRIVA UNA TEMPESTA, SENZA OMBRELLO, CI SERVIRÀ IL PIANO B…” – ”I MUTUI SCHIZZEREBBERO ALLE STELLE? BALLA COLOSSALE. INVECE…”

dagospia.com 12.8.18

Luca Telese per ”La Verità

SCAZZO A IN ONDA TRA CLAUDIO BORGHI E CARLO COTTARELLISCAZZO A IN ONDA TRA CLAUDIO BORGHI E CARLO COTTARELLI

Ha letto, onorevole Claudio Borghi?

«Ho letto, ho letto…».

Dicono che il crollo della Turchia è una lezione severa per i nostalgici della lira. Cioè voi.

«Uhhhh. E i siriani?»

Cosa c’ entrano?

«Perché c’ è anche la lira siriana! Ma ovviamente non c’ entra nulla né con la Turchia né con l’ Italia».

Nulla.

 «Zero. È come dire che Milano Marittima ha attinenza con Milano perché entrambe hanno nel nome “Milano”. Una corbelleria. Un’ altra cosa…».

SCAZZO A IN ONDA TRA CLAUDIO BORGHI E CARLO COTTARELLISCAZZO A IN ONDA TRA CLAUDIO BORGHI E CARLO COTTARELLI

Quale?

«Non sono, non siamo “nostalgici della lira”. Se dovessimo cambiare moneta proporrei di chiamarla fiorino».

Un omaggio a Renzi?

«Per carità. Un tributo ai banchieri toscani che hanno inventato la finanza moderna.

La storia è complessa».

In che senso?

«Lo sa che più antica moneta d’ Italia proviene dai fenici ed è conservata a Como?

Questo per dire come le monete si rincorrono nella storia in modo difficilmente prevedibile».

Ha letto l’ intervista del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi?

«Ahimè, sì».

Perché ahimè?

giovanni tria e claudio borghiGIOVANNI TRIA E CLAUDIO BORGHI

«Moavero è andato a parlare nel posto non più propizio al governo…».

Non ci sono state smentite.

«Lo so bene. Ma so come tutto si giochi sui titoli, ormai. È bastato che il ministro facesse un apprezzamento sull’ euro, perché nel titolo questo pensierino non traumatico diventasse subito una terribile sconfessione dei sovranisti».

Ho capito, ce l’ ha con Moavero e se la prende con Il Foglio.

«Affatto. Solo che credo di essere uno titolato a capire come funzionano “i mercati” perché sono stato per tutta la vita “i mercati”, per mestiere. La lezione turca è un’ altra.

Dobbiamo preoccuparci per l’ euro, non gioire per la sua presunta solidità».

Mi spieghi.

matteo salvini claudio borghiMATTEO SALVINI CLAUDIO BORGHI

«Torniamo ai mercati: sono molto semplici. Se per qualsiasi motivo uno o più fattori di insicurezza iniziano a turbinare sulla testa di qualcuno, se tu presti i soldi inizi a chiederti se stai facendo bene».

Sta accadendo ai turchi?

«Esatto. Mi perdoni il gioco di parole: il debitore non ha credito».

Cosa intende?

«Se tu chiedi un mutuo, alla banca la cosa che interessa meno sono il tuo lavoro, le tue prospettive, il tuo sorriso. Cosa vogliono?».

Garanzie.

«Esatto. Ti mandano a periziare la casa e ti chiedono la dichiarazione dei redditi.

Ma conta la garanzia. Prova tu a farti dare l’ equivalente di un mutuo da 150.000 euro senza ipoteca. Ti fanno ciao ciao, anche se guadagni bene».

E quindi il nostro problema è la garanzia?

«Già. La garanzia sul debito sovrano la dà la banca centrale. E questa garanzia sta venendo meno».

Ma anche un Paese ha un patrimonio!

claudio borghi matteo salvini alberto bagnaiCLAUDIO BORGHI MATTEO SALVINI ALBERTO BAGNAI

«Sì, ma non è esigibile. Prendi il debito emesso dalla Fiat: se fallisce la Fca, si vendono i beni e si va a parziale copertura del debito. Ma sui beni dello Stato non c’ è pignoramento. Salta il banco».

Lei pensa alla fine del “bazooka” di Mario Draghi.

«Sì. I mercati sono calmi se c’ è una banca centrale che garantisce, perché può ripagare. Mentre l’ unica cosa certa è che se noi diciamo: “Faremo i bravi, siamo virtuosi, spenderemo poco”, ai nostri creditori non importa un fico secco…».

Altra stoccata a Moavero.

claudio borghi liraCLAUDIO BORGHI LIRA

«Ma no… Lui, come Tria, si è autoassegnato questo compito di rassicurare, lo fa con impegno. Solo che all’ omino che accende il suo computer alla borsa di New York e fa viaggiare i soldi di quei pensieri virtuosi non frega nulla».

Se non c’ è garanzia del debito, che succede?

«Il nodo è tutto qui. Abbiamo le elezioni europee tra poco, dobbiamo spiegare ai cittadini spiegare che c’ è un problema di democrazia».

borghi salvini bagnaiBORGHI SALVINI BAGNAI

Diranno: cercano alibi, perché i mercati sono incerti per la manovra.

«Guardi, metta in conto che noi siamo cattivoni e cicale. Ma nel 2012 era luglio, c’ era Monti, eravamo buoni bravi e formichine, c’ è stato un casino con le banche in Spagna e gli spread si sono messi a correre».

Il solito omino dei mercati che accende il computer e fa casini?

«Sempre lui».

Perché?

«C’ era la paura della recente crisi greca e di finire fregati come i possessori dei titoli di Atene: l’ euro non “protesse” nulla e lo spread finì a 500 in Italia e a 200 in Francia.

matteo salvini claudio borghiMATTEO SALVINI CLAUDIO BORGHI

Per fortuna…».

Fortuna?

«Quando il Paese forte è finito nei guai, è arrivata la soluzione. Sempre quella, l’ unica. Ovvero la garanzia della Bce».

Ma il debito pubblico?

«Non ci crederà mica, spero. Da quel punto in poi, in tutta Europa del debito non è fregato nulla a nessuno. Si sono fatte manovre in deficit, ci sono stati gli attentati, in Catalogna c’ era la gente in strada e non fregava una cippa a nessuno!».

Quindi lei non crede di dover rassicurare i mercati?

«Il mio dovere non è rassicurare i mercati. È vigilare sul voto e sulla volontà dei cittadini».

Come?

moavero salviniMOAVERO SALVINI

«Sarebbe opportuno iniziare a parlarne della questione della garanzia senza raccontare più palle».

Quali?

«La comoda bugia – come abbiamo visto – è che la “buona condotta” aiuti».

E la scomoda verità?

«Che l’ unica maniera (per tutti) per mantenere le cose come sono è rimettere la garanzia, altro che terminare il Quantitative easing. La Bce deve dichiarare che non tollererà spread superiori ai 150 punti fra due paesi dell’ eurozona».Ma dicono che è un’ uscita lenta.

«Ma cosa pensano i tanti omini che accendono i loro computer in tutto il mondo?

Lenta o veloce, la garanzia non c’ è più».

Cosa combina l’ ometto?

«Immagina di essere uno che domani mattina entri in un desk in cui si guadagna sulle oscillazioni dei titoli. Se nessuno mette mano al portafoglio per difenderli, l’ omino inizia a scommettere al ribasso».

enzo moavero milanesiENZO MOAVERO MILANESI

Dicono che non c’ è motivo razionale.

«I mercati spesso non sono razionali, seguono istinti animali. Se esistono gli spread, esistono le differenze. Se esistono le differenze, esiste un rischio diverso, e quindi in extrema ratio un rischio Italia. O Turchia. O Spagna. L’ animale, se percepisce il rischio, scappa».

Ma lei cosa farebbe?

«Bisognerà prendere le posizioni. O si mette una nuova garanzia, o si prepara un piano B».

Uscire dall’ euro?

«La domanda è un’ altra. C’ è tempesta. Se arriva il tornado noi siamo pronti? Vede, con i turchi la scusa Cottarelli del debito pubblico cattivo non funziona: hanno un debito al 38%».

Però sono sotto attacco.

«Esatto. Moavero è caduto nell’ equivoco di pensare che l’ euro ci tuteli».

Non è così?

ERDOGAN TRUMPERDOGAN TRUMP

«No. La Turchia è sotto attacco proprio per i debiti fatti nelle valute che non controlla. In questo mondo strano, se chi ha i capitali pensa che il Paese sia solido, intravvede il profitto e si precipita a prestargli i soldi».

La Turchia era questo.

«L’ amichetta della Germania: aveva le basi Nato, serviva contro l’ Isis».

E poi?

«È finita l’ Isis, è cambiata la politica americana, la Nato non si capisce più a che serva».

Arriva il tweet di Trump e crolla tutto.

«Sono tra i Paesi meno indebitati del mondo, ma hanno il debito privato alto e non nella loro moneta».Perché? «Gli ometti correvano a investire, e loro si sono gonfiati come dei tacchini. Ma non hanno sovranità sul debito privato in dollari. E quindi sono deboli, perché – di nuovo – non c’ è garanzia».

draghi merkelDRAGHI MERKEL

Erdogan dice di comprare le lire turche.

«Ma loro, al contrario di noi sono in disavanzo commerciale: fabbricano delle bellissime Tipo, ma con i soldi esteri a prestito si sono presi le Bmw».

Come finisce?

«Le aziende turche faranno default sui debiti in valuta. Ma dato che hanno la loro moneta non andranno in ginocchio: quando la moneta sarà scesa a sufficienza, il Paese comincerà a recuperare grazie alla svalutazione. Restano fregati – capiremo in quale misura – i prestatori incauti».

E noi?

«La nostra bilancia commerciale è in attivo. Se invece importi più di quello che esporti, quando si ferma la giostra qualcuno si fa male».

Sì, ma l’ Italia?

«Ripeto: noi siamo già in surplus. Se avessimo la nostra moneta, se ci attaccassero facendola scendere andremmo in super surplus».

draghi euroDRAGHI EURO

E i mutui in euro schizzerebbero alle stelle?

«Una balla colossale. Verrebbero convertiti al momento del cambio, semmai sarebbero abbattuti dalla svalutazione».

Quindi lei sta dicendo che Moavero e Tria sbagliano.

«No, sono loro vicino. Dover rassicurare i mercati è un brutto mestiere: sono come dei terapeuti che provano a dare certezze a un paranoico grave. Auguri».

Sechi: New Deal rooseveltiano gialloverde, ora o mai più

libreidee.org 12.8.18

Il quadro politico dice che il “governo Frankenstein” è il solo possibile. E se dovesse fallire L’alternativa sarebbe il caos, che vorrebbe dire, alla fine, un altro governo tecnico. Diciamocelo, a qualcuno piacerebbe: il piccolo establishment italiano vuole il commissariamento. Chi lavora per questa prospettiva? Piccoli gruppi di potere. Anche il Quirinale? No, il Quirinale no. Anzi, il Colle è stato il potere che più ha preso atto della situazione e favorito la nascita del governo gialloverde. Mattarella è più preoccupato di altre cose, come l’emergere nei 5 Stelle di quelle pulsioni di ruralismo cerebrale per cui tutto ciò che è infrastruttura, modernizzazione, rete non virtuale, non va bene. Il vero redde rationem comunque è sulla politica economica. La realtà è che il governo M5S-Lega ha un solo vero nemico, se stesso. Tria vuole tenere insieme tutto, Flat Tax, reddito di cittadinanza, annullamento delle clausole di salvaguardia, riforma Fornero, stop all’aumento dell’Iva, alcuni benefici fiscali. Nemmeno Mandrake riuscirebbe a fare una cosa del genere. Quindi dovrà sacrificare qualcosa. A meno che non intendano fare un po’ di deficit, ma quanto?

Il punto è che non si vedono né il continuismo, né la svolta. Il primo avrebbe imposto di sacrificare punti importanti del programma di governo, la seconda di sfidare Bruxelles. Cosa vogliono fare Lega ed M5S? Qual è il disegno complessivo? Non si Mario Sechiè capito. L’altro elemento di preoccupazione viene dalla Lega. Sta abbozzando su cose che, se si realizzano, il suo elettorato rifiuterà. La stretta sui contratti contenuta nel decreto lavoro, che ora è legge. E poi il reddito di cittadinanza non fa certo parte della base socioeconomica dei leghisti. In un modo o nell’altro si arriva sempre al M5S, perché nella testa dei 5 Stelle all’impostazione statalista si unisce una corrente molto forte di pensiero anti-industriale. Peccato che siano le imprese a produrre i posti di lavoro, e che l’agognata redistribuzione che vuole Di Maio – leggasi reddito di cittadinanza – possa venire solo dalla crescita e dal maggor gettito fiscale di lavoratori e imprese. Con la loro logica, invece, i 5 Stelle interrompono il vaso comunicante.

Cosa mi aspetto a settembre? Non la crisi di governo, perché non c’è alternativa. La vera incognita sono i mercati, a cui allude Renzi. E Salvini? Potrebbe essere tentato di mollare Di Maio per Berlusconi? Tutto è possibile, non saprei però se il centrodestra vincerebbe le elezioni, ed è un calcolo che fa certamente anche Salvini. Se si andasse a votare, Salvini pescherebbe ulteriormente nel bacino di Berlusconi, mentre ai 5 Stelle, che ora sono forti, ruberebbe solo pochi voti. Se Salvini prendesse il 30% cento e Berlusconi il 10, avrebbero la maggioranza parlamentare, però al 40 bisogna arrivarci, non è affatto facile. Un nuovo governo che nascesse in Parlamento? Non ci sono i numeri per fare un accordo parlamentare. Al patto Salvini-Berlusconi servirebbero pezzi di altri gruppi parlamentari, ma c’è un particolare: Di Maio e ConteSalvini è l’uomo nero con cui nessuno vuol fare alleanze. In mancanza di un accordo, si andrebbe al voto con un fallimento alle spalle. A quel punto sì che si sveglierebbero i mercati.

Insomma Conte, Salvini, Di Maio e Tria devono trovare una sintesi. Ma è la strada per farlo che ancora non si vede. Il problema sostanziale è che i ceti produttivi della Lega si contrappongono alle masse in cerca di lavorostatalizzato del M5S, con i rappresentanti degli uni e degli altri che sono alleati in Parlamento. L’unico governo possibile si trova a lavorare in una situazione impossibile. Una soluzione, volendo, ci sarebbe. Un New Deal italiano, in cui Salvini e Di Maio smettono di fare campagna elettorale e mettono insieme un trust di persone pensanti con il compito di elaborare un accordo rooseveltiano coerente che unisca Nord e Sud. E’ quello che stanno facendo? Non è vero, perché non c’è un tentativo di politica corale, di sintesi, ma solo un contratto stilato dal notaio, fatto a compartimenti stagni, di cui alternativamente ognuna delle due forze punta a realizzare un pezzo, alla meglio. Non è così che si governa un paese. Salvini e di Maio sono ancora in tempo, ma devono agire subito.

(Mario Sechi, dichirazioni rilasciate a Federico Ferraù per l’intervista “Attacco all’Italia, a settembre offensiva dei mercati: ecco chi sta con loro”, pubblicata da “Il Sussidiario” il 9 agosto 2018. Giornalista, già direttore del “Tempo”, Sechi si avvicinò a Monti per poi successivamente distaccarsene, riconoscendo la natura punitiva e “suicida” della strategia del rigore imposta all’Italia dall’oligarchia tecnocratica di Bruxelles).

Giorgetti avvisa il Governo: “Attacco mercati a fine agosto”/ Spread, incubo 2011: “Europa e elite ci temono”

Giorgetti avvisa il Governo: “Attacco dei mercati a fine agosto”. Sottosegretario, messaggio chiaro all’esecutivo Lega-M5s: “Europa e elite ci temono”

Giorgetti avvisa il Governo (La Presse)Giorgetti avvisa il Governo (La Presse)

Giancarlo Giorgetti avvisa il Governo: “A fine agosto attacco dei mercati”, chiaro il messaggio del Sottosegretario dell’esecutivo Lega-Movimento 5 Stelle. Esponente di spicco del Carroccio, numero due del segretario federale Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Libero ed ha lanciato un messaggio ben preciso al Governo guidato da Giuseppe Conte: all’orizzonte l’incubo estate 2011 con lo Spread e con i mercati pronti ad intaccare l’operato dell’esecutivo come accaduto sette anni fa a Silvio Berlusconi. “L’Europa e le elite temono questo Governo”, le parole del leghista, che ha sottolineato: “Sono preoccupato il giusto, ma l’attacco io me lo aspetto: i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi che scelgono le loro prede e agiscono. Abbiamo visto cos’è accaduto a fine agosto nel ’92 e sette anni fa con Berlusconi. Il governo populista non è tollerato. La Ue teme che, se funziona in Italia, altri Paesi possano imitarci”.

“ATTACCO DEI MERCATI A FINE AGOSTO

Non ha dubbi il Sottosegretario, tra le personalità della Lega più stimate anche tra i partiti di opposizione. Giancarlo Giorgetti ha poi evidenziato che il vero pericolo potrebbe arrivare alla fine del mese: “In estate ci sono pochi movimenti nelle Borse, è un periodo propedeutico a iniziative aggressive nei confronti degli Stati, guardi la Turchia”. Ma il Governo non ha intenzione di mollare di un centimetro: “Se arriva il temporale, apriremo l’ombrello”, sottolineando che “l’Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato. Quello che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero e quindi la gestione dei nostri titoli non è domestica”. E l’esecutivo durerà, anche per la solidità mostrata dalle due forze di opposizione: “L’accordo è saldo e ne abbiamo dato prova: M5S ci è venuto dietro sull’immigrazione e noi abbiamo tenuto duro sul decreto dignità. È una situazione incredibilmente nuova. Basti pensare che all’inizio tutti erano convinti che la debolezza del governo sarebbe stata la politica estera, che invece si è rivelata il nostro punto di forza”.

Giorgetti: ‘A fine agosto i mercati ci attaccheranno’

silenziefalsita.it 12.8.18

spread-giorgetti

“L’attacco io me lo aspetto, i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi che scelgono le loro prede e agiscono”.

Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega) in un’intervista a Libero.

“Abbiamo visto cos’è accaduto a fine agosto nel ’92 e sette anni fa con Berlusconi – ha spiegato – L’Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato”.

“Se arriva il temporale, apriremo l’ombrello. L’Italia – ha affermato – è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato. Quello che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero e quindi la gestione dei nostri titoli non è domestica”.

“Quello che mi preoccupa – ha aggiunto – “è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero e quindi la gestione dei nostri titoli non è domestica”.

La mente della Lega ha detto poi che “il governo populista non è tollerato” e “la vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol far abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti”.

Tuttavia, Giorgetti è convinto che l’esecutivo gialloverde “non sarà di breve termine” in quanto “l’accordo con M5S è saldo”.

Quanto alla manovra, l’esponente del Carroccio ha detto che ci saranno la “riduzione dell’aliquota fiscale, reddito di cittadinanza e ritocco della Legge Fornero”. “Ci sarà qualcosa di tutto, siamo d’accordo con M5S e anche con Tria,” ha spiegato, aggiungendo che sulle risorse, “proposte non ne faccio, penso solo che se decideremo di dare inizio alla flat tax con una cura da cavallo, allora le risorse andranno recuperate da qualche parte”.

Su Forza Italia Giorgetti ha commentato: “i rapporti con gli azzurri sono freddini. La vicenda Foa è inspiegabile. I forzisti in Parlamento sono spiazzati dalle decisioni dei loro leader, che sono più prossime al Pd che al loro elettorato”.


 

Bana 2.0: come i terroristi in Siria sfruttano i bambini per la propaganda bellica

comedonchisciotte.org 12.8.18

southfront.org

I gruppi terroristici che operano in Siria e nella provincia di Idlib sono attivamente impegnati nella messa a punto delle infrastrutture mediatiche per una [nuova] campagna propagandistica contro il governo di Damasco, con notizie che diano nuovo vigore alla narrativa dei media mainstream sul “sanguinoso regime di Assad.”

Anche se in questi sforzi non sembra esserci molto di nuovo, la cosa interessante è che i guerriglieri di Idlib sembrano determinati a ripetere la storia della “bambina blogger” che era già stata usata nel 2016, nelle fasi finali della battaglia per la conquista di Aleppo, una parte della quale era occupata dalle formazioni terroriste.

Bana

All’epoca, la propaganda filo-terrorista aveva usato l’account @AlabedBana (creato il 24 settembre 2016) come strumento per la propria campagna mediatica contro il governo siriano e a sostegno di Jabhat Fatah al-Sham (ora Hayat Tahir al-Sham, ex Jabhat al-Nusra, la ‘filiale’ siriana di al-Qaeda), Nour al-Din al-Zinki (la formazione diventata celebre per aver postato in rete il video della decapitazione di un bambino) ed altri gruppi della cosiddetta ”opposizione moderata.”

L’account, che in teoria sarebbe dovuto appartenere ad una bambina di 7 anni, Bana al-Abed, usava gli hashtags #HolocaustAleppo, #MassacreInAleppo, #StopAleppoMassacre e chiedeva alla comunità internazionale di fermare l’uccisione dei pacifici cittadini (i membri dei suddetti gruppi terroristici) da parte del “regime di Assad.”

My name is Bana, I’m 7 years old. I am talking to the world now live from East #Aleppo. This is my last moment to either live or die. – Bana
— Bana Alabed (@AlabedBana) December 13, 2016

Alcuni esempi dei contenuti postati da “Bana”:



All’inizio si era voluto far credere che tutti i tweet dell’account fossero stati scritti da Bana al-Abed in persona. In seguito, quando era ormai chiaro che la bambina parlava a stento l’inglese e che i suoi video di quel periodo erano tutto meno che spontanei, la versione ufficiale era diventata quella che il suo account veniva “gestito” dalla “madre.”

Per tutta la durata della battaglia di Aleppo, ed anche dopo, I media mainstream avevano continuato a sfruttare la storia della “della piccola blogger sotto le bombe” per attaccare la campagna antiterrorista degli alleati russo-siriani. Secondo il parere degli esperti e i dati esistenti, la “storia di Bana” faceva parte di una campagna propagandistica di ampia portata, coordinata dai servizi speciali del blocco occidentale, volta ad impedire la liberazione della città di Aleppo da parte dell’Esercito Arabo Siriano (SAA).

Attualmente, Bana, insieme alla sua famigia, risiede in Turchia, il paese che ha pubblicamente sostenuto (e che tutt’ora sostiene) i gruppi terroristici che operano in Siria. Un altro fatto interessante è che, vivendo in Turchia, Bana e i suoi genitori continuano a partecipare a svariati eventi di propaganda, con la piena collaborazione sia dei media turchi che di quelli internazionali.

Le sue “memorie”, dove si guarda agli avvenimenti di Aleppo con lo sguardo del militante duro e puro, sono state pubblicate nel 2017, in un volume dal titolo Dear World [Caro mondo].

My book Dear World will be published on 3rd October. ❤❤❤ to everybody.#dearworldbook . pic.twitter.com/K38YXNkxHI
— Bana Alabed (@AlabedBana) September 14, 2017

 

Hala

Nel 2017, la storia sembra buovamente ripetersi nella provincia di Idlib, parte della quale è ancora nelle mani di Hayat Tahir al-Sham e dei suoi alleati. Nel mese di luglio (il primo post è del 28 luglio), è comparso su Twitter un account di un’altra bambina-blogger. Questa volta, l’account apparterrebbe ad “Hala”, sei anni, dalla città di Idlib (controllata da Hayat Tahir al-Sham).


L’account ha già postato alcuni tweet usando l’hashtag #EyesOnIdlib. E’ interessante notare che questo account è stato creato subito dopo la notizia dei preparativi dell’Esercito Siriano e dei suoi alleati che permetteranno di assestare il colpo definitivo ai gruppi di terroristi che operano nelle zone da loro controllate di Idlib e di Latakia.

L’account è stato creato prima degli sviluppi militari che potrebbero avvenire fra breve, proprio per far finta che tutto questo non sia una mossa propagandistica, ma una semplice “iniziativa locale.

My name is Hala 6 years from the city of Idlib ?? pic.twitter.com/6vxyF4Z2El
— حلا_hala (@hala_syri) 28 July 2018

Kids Idlib needs safety#EyesOnIdlib pic.twitter.com/dpY3LVwmxJ
— حلا_hala (@hala_syri) 5 August 2018

Alcuni giornalisti dei media mainstream, come BBC, Middle East Eye e The Huffington Post hanno sottoscritto l’account (che, attualmente, è seguito solo da 243 persone).




Quando (se) l’Esercito Arabo Siriano inizierà le operazioni militari per battere Hayat Tahir al-Sham e le altre formazioni ribelli di Idlib, questo account diventerà un altro strumento nelle mani dei propagandisti pro-terroristi nella loro guerra mediatica contro gli alleati russo-siriani.

I casi di Bana e di Hala mostrano come i media occidentali siano pronti a sfruttare i bambini per la loro propaganda e per aumentare gli indici di gradimento. Nello stesso tempo, questi bambini sono unicamente vittime dei genitori e dei giornalisti, che li sfruttano per arricchirsi e perseguire propri obbiettivi.

Fonte: southfront.org
Link: https://southfront.org/bana-2-0-how-militants-exploit-children-in-syria-to-create-war-propaganda/
09.08.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org.

[L’analisi] I sovranisti europei verso la bancarotta. La Le Pen come Salvini, travolta dai guai grida al complotto

di Paola Pintus, editorialista Tiscali.it 12.8.18

La leader della destra francese, Marine Le Pen

 

La leader della destra francese, Marine Le Pen

Uno strano destino sembra legare i due campioni del sovranismo europeo, Marine Le Pen e Matteo Salvini. Non si tratta solo del comune sentire politico, che li ha visti procedere in parallelo sia fra i banchi del Parlamento di Bruxelles che sulle rispettive scene nazionali.  Ad accomunare l’ex Lega Nord ed il “Ressemblement National”  sorto dalle ceneri del vecchio Front National di Jean Marie Le Pen sono in questi giorni anche i guai giudiziari che rischiano di compromettere le finanze e la stessa sopravvivenza dei due partiti. Se la Lega infatti è alle prese con la sentenza della Cassazione, che autorizza l’ordine di sequestro per 49 milioni di euro da rintracciare nei conti bancari  della vecchia Lega Nord, da qualche parte all’estero, dall’altro lato delle Alpi RN deve vedersela con i giudici della Corte d’Appello di Parigi, che hanno deciso di rinviare a settembre la decisione sul decongelamento di 2 milioni di euro di rimborsi pubblici bloccati a inizio luglio dall’ inchiesta sugli incarichi fittizi all’Europarlamento dell’ex FN. Marie Le Pen aveva gridato allora all’”assassinio politico” del suo partito, avvertendo che in quel modo avrebbe chiuso i battenti in due mesi, per l’impossibilità di far fronte ai costi della sede ed agli stipendi dei dipendenti.

Quei rimborsi bloccati

Era dunque attesissima la riunione a porte chiuse dei giudici  ai primi di agosto che avrebbe dovuto esaminare l’appello presentato da RN. Invece a sorpresa è arrivato il rinvio, che complica ulteriormente le cose per la formazione della Le Pen.  La cifra bloccata infatti è importante, ma è solo l’anticipo dei 4,5  milioni di rimborsi che spetterebbero al Ressemlement National  in base ai risultati delle ultime elezioni, ovvero un terzo del bilancio complessivo del partito. Ma la decisione sullo sblocco delle somme, indispensabili alla sopravvivenza finanziaria dei sovranisti d’oltralpe, non è arrivata nei tempi previsti, e la raccolta fondi lanciata nel frattempo per correre ai ripari ha avuto molto meno successo di quanto si pensasse: appena 500 mila euro, sufficienti per allungare l’operatività ancora per qualche settimana, non certo per mesi.

Tesseramenti a picco

Infine c’è il tasto dolente dei tesseramenti, altra voce importante per il partito: normalmente coprono il 15% del bilancio, ma da un anno, dopo la dèbacle del ballottaggio contro Macron per le presidenziali, hanno registrato una flessione del 60% : da 86 mila acirca 31 mila.  E non è detto che basti fra un mese invocare il “fumus persecutionis” per rovesciare l’orientamento dei giudici francesi. Il rischio concreto è quello del fallimento. In una situazione diversa sembra trovarsi invece Salvini, che ostenta sicurezza e dice “Stanno cercando di metterci fuori legge, ma non ci stanno riuscendo. Buon lavoro ai giudici ed agli avvocati, chi parla di soldi rubati viene querelato” Ed ancora: “Se ci sono fatti di dieci anni fa – ha aggiunto – si pensi a quelli che c’erano dieci anni fa; i milioni di italiani che col 2 per mille danno un contributo al nostro partito non c’entrano”.

 

[L’analisi] Erdogan come Will Coyote, sospeso nel vuoto. E con il rubinetto dei profughi pronto ad esplodere

fonte: Maurizio Ricci, editorialista Tiscali.it 12.8.18

Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia
Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia

1. I DAGO-LETTORI SI APPASSIONANO AL CASO MONTEZUMA! ”ERO ANCHE IO A STROMBOLI, TI SPIEGO COME FUNZIONANO LE NAVETTE E IL RISTORANTE” – ”MA CHE CI FREGA DI SIMILI EVENTI VACANZIERI? NON MI PARE OPPORTUNO” – ”SE NON LO LASCI IN APERTURA, NON VI LEGGO PIÙ” 2. ”MONTEZEMOLO HA LE CHIAVI DI UN PARCHEGGIO DENTRO VILLA ADA. MA NON È UN PARCO PUBBLICO?” – ”CI HANNO FATTO USCIRE DAI BAGNI POSEIDON A ISCHIA PER ACCOGLIERE LUI” 3. ‘L’INVIDIA SOCIALE DISTRUGGERÀ L’ITALIA. CHI PAGA HA DIRITTO A UN TRATTAMENTO MIGLIORE’ 4. ‘LA POVERA GUIA DOVREBBE STUDIARE L’ITALIANO’ – ”L’ALTRA SCRIVE MEGLIO DELLA FALLACI”

dagospia.com 12.8.18

QUI LA STORIA:

http://m.dagospia.com/caro-dago-ieri-ero-a-stromboli-e-montezemolo-ha-saltato-la-fila-davanti-a-decine-di-persone-imbufa-180735

Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera 1

Caro Dago, tanti anni fa a Ischia, giardini Poseidon, chiusura improvvisa e tutti fuori per “motivi tecnici” senza rimborso del biglietto (costoso) . Piccola indagine sotterranea: i motivi tecnici erano la famiglia Montezemolo. E poi ci si chiede perché la gente vota 5 Stelle. Io per primo. Tuo

montezemolo al mareMONTEZEMOLO AL MARE

Gente Deborgata

Lettera 2

Caro Dago, il populismo ci sommergerà.

Ho letto il servizio su Montezemolo e la fila a Stromboli. Che dire? Ha ragione quel comico, che, giorni fa, sul tuo sito, diceva che gli italiani non sono razzisti, perchè non fanno distinzioni, odiano tutti. L’invidia sociale ucciderà questo paese.

Ora comunque mi voglio auto denunciare. A maggio ho prenotato un volo nazionale A/R con Easy Jet e pagando un piccolo supplemento ho “comprato” il diritto di non fare la fila all’imbarco e salire con priorità sull’aereo. File distinte tra i normali e chi ha pagato il supplemento.

 Nessuno ha fiatato, nessuno ha protestato, nessuno ha scritto a Dagospia o ad altri meno autorevoli giornali per lamentarsi del “sorpruso”; questo perchè i privilegiati erano delle emerite sconosciute teste di cazzo, che semplicemente avevano pagato il supplemento. Se invece di me, ci fosse stato un politico o uno della casta, chissà cosa sarebbe successo!

montezemolo a stromboliMONTEZEMOLO A STROMBOLI

Credi davvero che Montezemolo, che non è cretino, si sarebbe messo nelle condizioni di essere sputtanato saltando la fila? Semplicemente ha pagato il servizio. Ma tant’è. Lo sputtanamento è partito ed il danno è fatto, a prescindere dalla realtà.

Gaetano Il Siciliano

Lettera 3

ahi ahi…quel :”… ma bensì…” nella risposta della Montezemolo…ci insegnavano sin dalle scuole elementari che non era corretto perchè è una ripetizione. O si usa il “ma” o il “bensì”

Maurizio

guia cordero di montezemoloGUIA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Lettera 4

Gentile Dago,

qui siamo all’apoteosi! Alice risponde a Guia e pare che al volo al volo e di getto a sedici anni scriva come la Fallaci.. nemmeno una i per una a così, per dare quel tocco di non meditato e fatto all’impronta: potenza della scuola pubblica italiana ! (non ci deluda con qualche istituto privato eh..)

Saluti

SR

Lettera 5

Caro Dago

una con un nome come Guia Cordero di Montezemolo anche se avesse ragione si merita il torto

Gp

Lettera 6

La signorina di Montezemolo, visto che ne ha la possibilità, vada a scuola e impari la grammatica.

Nella sua lettera si riscontrano almeno tre erroracci da marita blu.

Un bel tacer non fu mai scritto.

Lettera 7

Caro Dago, rimango basito nel leggere la risposta della nobilfanciulla Montezemola al lettore in gita a Stromboli. Non conosco la logistica della serata ma, a parte la logica dietro la risposta (come aveva prenotato Monty, avrà probabilmente prenotato anche l’altro lettore, essendo appunto un servizio privato, di cui avevano entrambi usufruito all’andata), il bon ton (apparentemente oggetto oscuro ai monteprezzemolini) imporrebbe che, nel caso ci siano disservizi di un gestore privato -ma comune- questi vengano condivisi da tutte le persone coinvolte (anche i taxi all’aeroporto sono un servizio privato, ma saltare la fila non è molto chic….).

montezemolo a stromboliMONTEZEMOLO A STROMBOLI

“… un errore di chi non conosce la legge, e non sa che i servizi PRIVATI, è in aggiunga prenotati da tempo, non possono essere sottoposti alla stessa legislazione (?) di quelli PUBBLICI…”

Se avesse chiamato, per evitare gli imprevisti ritardi sopraggiunti, un “Uber” del caso (chessò, un elicottero) come trasportatore indipendente… avrebbe ragione, nello specifico trattasi, a occhio, di classico esempio di FIGURA BARBINA.

Comunque, il punto non é questo, ma il fatto che la nobilfanciulla (che suppongo abbia frequentato le meglio “squole” della contea paterna) non abbia saputo far di meglio che scrivere una letterina, debole certamente nell’argomentazione logica, ma disastrosa in sintassi e grammatica. Armatevi di matita rossa blu, e divertitevi a corregerla, visto che siamo in vacanza. (qualche suggerimento: “far presente al signore e la sua famiglia”, “è in aggiunga”, “questa cosa poteva essere stata fatta benissimo”, “deplerevole”, ecc., ecc.)

il ristorante l osservatorio STROMBOLIIL RISTORANTE L OSSERVATORIO STROMBOLI

E conclude “dubito fortemente abbia mai conosciuto personalmente ne Marchionne ne tantomeno mio padre.” Marchionne magari no, troppo tardi, ma tuo padre sicuramente si è fatto conoscere, come ai tempi di Romiti…. (se non sai la storia, chiedila a babbino).

Giovani virgulti crescono….

the boss

Lettera 8

Dago diciottenne,

trovo veramente poco edificante la pubblicazione delle lamentele del villegiante a Stromboli sull’uso delle navette, e pur non essendo un tifoso del Montezemolo mi sembra inopportuno sul Suo sito dare voce a simili accadimenti vacanzieri.

Buon ferragosto in qualsivoglia fila siate.

stromboliSTROMBOLI

Pic

Lettera 9

Gentile D’Agostino,

spero vivamente che la signorina Guia Cordero di Montezemolo non abbia studiato e non stia proseguendo i suoi studi all’estero o in istituti privati, perché la famiglia starebbe sprecando invano discrete risorse credo, dal momento che per ottenere, a diciassette anni, quel livello di padronanza della lingua, della sintassi e della grammatica italiane, è più che sufficiente la scuola pubblica del nostro paese!

MONTEZEMOLO A STROMBOLIMONTEZEMOLO A STROMBOLI

PS. tuttavia, nel merito mi sa che ha ragione.

Saluti!

SR

Lettera 10

MONTEZEMOLO HA SALTATO LA FILA…

Diffidare SEMPRE ed a PRESCINDERE di chi ha troppi nomi, generalmente piu’ nomi hanno e piu’ sono imbecilli.

A titolo informativo, non dovevate inverire contro all’ incapace che non conosce la buona educazione ma contro ceffettua il servizio navetta che non e’ capace a far rispettare la fila.

Umba Dumba

Lettera 11

Se non tenete come articolo di apertura “Montezuma a stromboli” per almeno un paio di giorni vi tolgo la lettura per una settimana

guia cordero di montezemolo and friendsGUIA CORDERO DI MONTEZEMOLO AND FRIENDS

Lettera 12

Montezemolo a Stromboli.

“E a mio figlio piccolo che mi ha chiesto “papa’ perché quel signore è passato davanti?”, lei doveva rispondere: “Lui può perché, come diceva Fortebraccio, ha il nome di un Incrociatore”.

Carlo Leonardi

Lettera 13

Caro Dago,  in merito a Montezemolo…  Lui dispone di chiavi che danno accesso, su via Salaria, ad un parcheggio tra gli alberi all’interno di Villa Ada. Visto più volte accedervi con Fiat Doblo con famigliola al seguito. Troppa fatica trovare parcheggio come tutti i cristiani sulla strada. Stiamo parlando di Villa Ada che, se non sbaglio, mi sembra sia un parco pubblico. A quale titolo dispone delle chiavi del parco il Signor Montezemolo?  A saperlo…  Saluti

luca cordero di montezemolo al mareLUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO AL MARE

Lettera 14

Caro Dago

Mi chiamo Alessandro Calienno e sono un tuo assiduo lettore. Anch’io ero a Stromboli e il giorno 6 agosto ho cenato con la mia e un’altra famiglia di amici presso l’osservatorio. Il posto è incredibile e ci si arriva per una mulattiera strettissima percorsa esclusivamente da tre minivan hunday scalcinati ( le navette) del ristorante che riescono a caricare anche 10 persone alla volta più autista. Il tragitto consiste in 15 minuti buoni traballanti su una strada piena di buche e pietroni. Gli autisti con la radio si comunicano le rispettive posizioni perchè i punti in cui è possibile l’incrocio nel caso in cui uno salga e l’altro scenda sono in tutto 3.

luca cordero di montezemolo al mareLUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO AL MARE

Ora vorrei chiarire che a tutti i clienti quando prenotano il tavolo viene detta l’ora di partenza della navetta, a noi è stato detto 20.30 ( poi in realtà 21 abbondanti ) altri 20 , 21, e cosí via, quindi all’andata tutti ma proprio tutti prenotano la navetta. Al ritorno il sistema è questo, poichè nessuno può sapere a che ora finirà la cena, alla cassa al momento di pagare il conto viene dato un numero progressivo.

Gli autisti mano a mano che vengono chiamano i numeri e imbarcano le persone. Un numero puó rappresentare 2 o anche 16 persone dipende da quanti erano seduti a quel tavolo. Quindi mi pare strano che Montezemolo possa aver prenotato la discesa perchè non è uso del locale e poi sfido a chiunque a sapere l’ora esatta in cui finirà di cenare. L’attesa può essere lunga e noi con 4 bambine piccole addormentate in braccio abbiamo atteso più di un’ora l’arrivo del minivan. Vorrei proprio conoscere la versione del proprietario. Grazie e buonanotte .

montezemolo a stromboliMONTEZEMOLO A STROMBOLI

Alessandro Calienno

Avvocato Cassazionista

Lettera 15

Caro dago, leggendo l’articolo di Montezuma a Stromboli e la lettera della figlia a difesa del padre e di Marchionne, ti rendi conto a quali livelli medioevali, primitivi e ignoranza, siamo ancora nel 2018 in questo paese. Demoralizzante.

Soldi bambini Africa, Di Battista: ‘Renzi vuole essere sentito dai pm su Mattarella, potrebbe fare lo stesso su questa inchiesta’

silenziefalsita.it 12.8.18

cognato-renzi-di-battista

Renzi ha detto di voler essere ascoltato in Procura sul presunto attacco online al Capo dello Stato. Benissimo, magari potrebbe fare la stessa cosa anche su questa inchiesta”.

Lo ha scritto su Facebook Alessandro Di Battista con riferimento all’indagine della procura di Firenze sui 10 milioni di euro per i bambini africani che non sono mai arrivati a destinazione ma sono finiti nelle casse di alcune società tra le quali quella della madre di Matteo Renzi.

“Non era lui” ha commentato Di Batista “che disse ‘aiutiamoli a casa loro?’. Speriamo che si faccia luce su quale ‘casa’ però…”.

L’inchiesta era stata rivelata nel 2016 dal quotidiano La Nazione e vede coinvolti il cognato di Renzi, Andrea Conticini, sposato con sua sorella Matilde, e i fratelli Alessandro e Luca, indagati da due anni con l’accusa di riciclaggio e – solo Alessandro e Luca – anche di appropriazione indebita aggravata.

Il Fatto Quotidiano riporta che questi “ricevevano generose donazioni da Unicef, Fondazione Pulitzer e altre onlus americane ed australiane per finanziare attività benefiche nei confronti dei bambini africani. Ma invece di spedire quei soldi in Eritrea, Burundi o Sierra Leone attraverso la Play Therapy Africa, sostiene la procura di Firenze, li giravano sui loro conti bancari. Lo avrebbero fatto con circa 6,6 dei 10 milioni di dollari ricevuti”.

L’indagine potrebbe però bloccarsi in quanto, come affermato dai pm fiorentini, “in Italia la legge è cambiata”. E infatti hanno scritto alle organizzazioni umanitarie spiegando che se non presenteranno una denuncia non potranno “proseguire l’inchiesta per appropriazione indebita. E dunque non avrete alcuna possibilità di reclamare i soldi elargiti”.

Maurizio Belpietro nel suo editoriale di oggi ha raccontato che il governo Gentiloni lo scorso 10 aprile, ovvero dopo la sconfitta alle elezioni, ha “approvato un provvedimento che di fatto rende perseguibile soltanto la querela di parte all’appropriazione indebita, quindi frappone un ostacolo sostanzialmente all’azione del pm”.


 

Belpietro: ‘Gentiloni ha favorito i truffatori. Perché nessuno ne parla?’

silenziefalsita.it 12.8.18

belpietro-gentiloni

“Provate a immaginarvi se un governo di centrodestra, a pochi giorni dalla sua uscita di scena, avesse deciso di depenalizzare, o quantomeno trovare una formula nuova per un reato come l’appropriazione indebita. Secondo voi cosa sarebbe successo?”

Così Maurizio Belpietro in un video editoriale sulla pagina Facebook de La Verità.

“Ve lo spiego subito io” continua il giornalista “avremmo visto Roberto Saviano lanciare un appello per una manifestazione per protestare contro questo provvedimento; avremmo visto Gad Lerner spiegare che insomma non si rubano i Rolex, che i Rolex bisogna pagarli; avremmo visto Vauro fare delle vignette per raccontare che a Palazzo Chigi c’è qualcuno che somiglia molto alla Banda Bassotti. Insomma avremmo visto tutta una serie di episodi come questi”:

“E in realtà invece” aggiunge Belpietro “è successo che il governo Gentiloni abbia approvato un provvedimento che di fatto rende perseguibile soltanto la querela di parte all’appropriazione indebita, quindi frappone un ostacolo sostanzialmente all’azione del pm, però nessuno si è domandato come mai, nessuno sembra interessato ad approfondire questa faccenda”.

E ancora: “Non soltanto nessuno è interessato a conoscere perché il governo Gentiloni il 10 di aprile, cioè poco prima di uscire di scena, quando già il Partito Democratico aveva perso le elezioni, abbia deciso di fare questo provvedimento”.

“Ma ancora più interessante e poco indagato dalla grande stampa” prosegue Belpietro “cioè: dove siano finiti i soldi di una fondazione che doveva raccogliere quattrini per i bambini africani e invece, a quanto pare, ha destinato quei soldi a comprare delle ville in Portogallo. E dietro questa vicenda c’è indagato il cognato di Matteo Renzi: ma ovviamente nessuno vuole sapere altro”.

Guarda il video:

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