Ecco le ville che il cognato di Renzi ha comprato con i milioni rubati ai bambini africani: Belpietro ha sguinzagliato un cronista fino in Portogallo. Cosa ha scoperto

Direttanfo. Blogspot.com 13.8.18

La pista dei milioni che i fratelli del cognato di Renzi avrebbero sottratto ai bimbi africani porta fuori Lisbona. Nella Beverly Hills portoghese Andrea risulta gestore di un’immobiliare. A giugno la società ha cambiato forma, forse per allargare il giro di affari

Giacomo Amadori | LaVerità 12.08.2018

Ci siamo messi sulle tracce del parente di Matteo Renzi accusato dalla Procura di aver sottratto fondi destinati alla beneficenza per l’infanzia. Scoprendo che risulta gestore di un’immobiliare in uno dei posti più belli del Portogallo.

Ai fratelli Conticini devono piacere le case reali. Infatti Andrea, indagato per riciclaggio in un’inchiesta della Procura di Firenze, ha sposato Matilde (nome nobile per definizione, dalla contessa di Canossa alle regine inglesi) Renzi, diventando membro della casata di Rignano sull’Arno, quella dell’ex sovrano Matteo I. Il consanguineo Alessandro Conticini ha invece spostato i suoi affari in Portogallo, e precisamente a Cascais, nel distretto di Lisbona, poco distante dall’hotel 5 stelle Grande Real Villa Italia, che prima di diventare un resort è stata il rifugio dorato dell’esilio dei Savoia in fuga dall’Italia liberata.

Per la Procura toscana Alessandro e Luca (gemello di Andrea) Conticini avrebbero utilizzato fondi delle organizzazioni umanitarie per realizzare affari poco limpidi: nel settembre 2015 hanno sottoscritto un prestito obbligazionario da 798.000 euro emesso dalla società «Red friar private equity limited Guernsey» e hanno effettuato «un investimento immobiliare per euro 1.965.445», tra il 17 novembre 2015 e il 4 aprile 2017, in Portogallo.

Per gli inquirenti, i fratelli si sarebbero appropriati di 6,6 milioni di dollari di donazioni destinati ai bambini denutriti dell’Africa e avrebbero effettuato «attività economiche, finanziarie, imprenditoriali e speculative» per schermare la provenienza delittuosa del denaro (autoriciclaggio).

Le tracce dei Conticini in Portogallo, soprattutto in queste assolate giornate d’agosto, sono poche, ma dai contorni nitidi. Il nome che emerge in terra lusitana è quello di Alessandro. Il giovanotto è il perno dell’inchiesta. È lui che ha lavorato per l’Unicef in Africa con tre società, e in particolare con la Play therapy e su Internet si trovano ancora alcuni suoi report e i riferimenti alle sue attività nel Continente nero, come quando ebbe l’idea di salvare i bambini denutriti, con bombe caloriche come la pasta di arachidi.

In Portogallo è indicato come gestore di una società immobiliare, la Cosmikocean sa, una specie di ditta in accomandita semplice che si può aprire con pochi euro. Da Internet apprendiamo che è stata creata nel gennaio 2017 e appare ancora attiva, con un capitale sociale di 50.000 euro. Tra le attività, oltre alla compravendita di immobili, anche la loro costruzione, e l’affitto di alloggi per turisti e non.

L’indirizzo è quello di una stradina del sobborgo di Areia, non distante dalle meravigliose spiagge del Forte da Cresmina, di Praia da Agua doce o di Praia Grande do Guincho. Questo arenile è uno dei più amati dai surfisti e fa parte di un parco nazionale di non grandi dimensioni, ma che sembra un pezzo di deserto africano ai confini dell’Europa.

Ai bordi di quest’area selvaggia ville, piscine e anche un centro di equitazione e un campeggio. Nella traversa Sao Carlos, dove ha sede la Cosmikocean, risulta domiciliato pure il consolato del Nicaragua. Nella viuzza non mancano le dimore di pregio: tra queste una color mattone dalle forme cubiche e altre dall’aspetto più classico. Allo stesso indirizzo della Cosmikocean si trova anche un’altra società immobiliare, la Peaceful galaxy sa. Evidentemente in zona gli affari con il mattone vanno per la maggiore. Anche perché da quando il governo portoghese ha concesso la carta oro (una specie di green card) ai cittadini extracomunitari che investono almeno mezzo milione di euro in Portogallo i prezzi sono schizzati alle stelle e pagare un immobile con assegni a sei zeri è una prassi in zone esclusive come Cascais, la Beverly hills del distretto di Lisbona.

Il bollettino del Consiglio comunale della capitale lusitana ci informa che a giugno 2018, quando i pm avrebbero voluto interrogare i Conticini (che non si sono presentati in Procura), la Cosmikocean è diventata una Ltd, una specie di Srl, in grado di effettuare operazioni più importanti. Il che farebbe pensare a un allargamento degli affari e del portafoglio clienti dell’immobiliare. La sede della Ltd è in un’altra zona e si trova a circa cinque chilometri dalla traversa del sobborgo di Areia.

L’indirizzo preciso è Rua de Santa Marta 66, e il quartiere è quello di Cobre. La strada appare ancora più elegante della precedente, punteggiata com’è di dimore signorili e giardini lussureggianti.

Tra i gestori della Cosmikocean su Internet è citato anche A.R., lombardo. Su Facebook condivide diversi contatti con i Conticini, per esempio l’amicizia di Valérie Quéré, francese trapiantata a Cascais, che con Alessandro Conticini ha realizzato uno studio sulla «stimolazione emotiva per bambini gravemente malnutriti» in una regione dell’Etiopia, in particolare attraverso il gioco a cui vennero educate le madri.

Federico Bagattini, l’avvocato dei Conticini (e di Tiziano Renzi e di altri esponenti del Giglio magico), non ha voluto affrontare la questione del Portogallo: «Sto partendo per qualche giorno di vacanza. Se ne riparla a settembre», ha esclamato con tono scherzoso, dribblando il cronista. Prima o poi qualcuno, se non ai giornalisti, dovrà spiegare almeno ai magistrati a che cosa servano le proprietà portoghesi e le società immobiliari. Per realizzare progetti per i bambini africani? L’Unicef e la Fondazione Pulitzer che hanno affidato 10 milioni di euro a Conticini ne sanno qualcosa? Da New York, ancora nessuna risposta.

Di Maio: ‘Fake news di Repubblica sulle pensioni d’oro. Aiutateci a ristabilire la verità’

silenziefalsita.it 13.8.18

Fake-news-di-Repubblica-sulle-pensioni-d'oro

Fake news di Repubblica sulle pensioni d’oro. Aiutateci a ristabilire la verità”.

Lo scrive il Blog delle Stelle rilanciando un post pubblicato su Facebook da Luigi Di Maio.

Il vicepremier si è chiesto su Facebook se “c’è qualche giornalista di Repubblica che ha paura di perdere la sua pensione d’oro”.

“A leggere l’articolo pieno di falsità che è stato pubblicato oggi – ha spiegato – viene proprio da pensare di sì”.

“Le notizie false – ha proseguito Di Maio – però non fermeranno il nostro progetto di eliminare le sperequazioni e le ingiustizie e lo ribadisco: tra poco le pensioni d’oro senza i contributi versati saranno solo un ricordo. Ma intanto diffondete questo post per aiutarmi a smontare tutte le bufale dell’articolo e ristabilire la verità”.

“L’Inps – ha continuato – sta ricostruendo la storia contributiva di tutti coloro che hanno una pensione superiore a 4.000 euro: quelli che prendono più di quanto hanno versato, una volta individuati, avranno un taglio pari a quello che prendono in più”.

Questi percepiranno quello che hanno versato.

Di Maio ha anche fatto sapere di non avere paura dei ricorsi in quanto “al contrario del contributo di solidarietà che è fissato dalla legge in modo secco e uguale per tutti nelle percentuali, e già giudicato incostituzionale, il nostro ricalcolo si basa su un calcolo oggettivo ed un principio: quanto i pensionati dovrebbero prendere di pensione in base ai loro contributi versati. Semplicemente equità”.

E ha fatto un esempio:

“Mettete il caso del signor Bianchi e del signor Rossi, entrambi prendono 5.000 euro di pensione. Il signor Rossi ha versato effettivamente contributi per 5.000, il signor Bianchi ne ha versato solo per 4.000. Con la nostra legge il signor Rossi continuerà a prenderne 5.000, mentre il signor Bianchi inizierà a percepirne 4.000, ossia quello che ha versato”.

“Contrariamente a quanto afferma Repubblica, – ha concluso Di Maio – le donne saranno una minoranza. Sono solo 30.000 circa, quindi più o meno 1 su 5. Non si capisce come abbiano fatto a inventarsi i dati riportati. Esiste inoltre una clausola di salvaguardia per cui nessuna pensione ricalcolata può andare sotto i 4.000 euro”


 

Se lo dice Giannino è, ovviamente, una cazzata

 scenarieconomici.it 13.8.18

 

Un post brevissimo, direi fulmineo, sulla PALLE che vi dicono tutti i giorni, e su quanto poco sappiano della realtà.

Eccovi qua la parola de dottor Guru della Finanza:

Oscar Giannino@OGiannino

Turchia ha eccesso debito estero e privato, ITA di debito pubblico. Perciò ballano sui mercati. : “A dispetto dei sovranisti,i governi non rispondono solo a propri elettori,ma anche ai mercati. Che sono anch’essi ‘popolo’ e controllano gli Stati..” https://www.corriere.it/editoriali/18_agosto_12/gli-stati-non-sono-sovrani-696d8af0-9e66-11e8-89df-b6a0ee1ba25d.shtml 

Gli Stati non sono sovrani

Perché Erdogan è messo in difficoltà dalla crisi che ha quasi dimezzato il valore di scambio della lira turca? A quale titolo l’Unione Europea ha…

corriere.it

Perfetto, benissimo, Se lo dice lui (con Cassese)

DEBITO PRIVATO TURCO:

DEBITO PRIVATO FRANCIA

SPAGNA DEBITO PRIVATO SU PIL

DEBITO PUBBLICO + PRIVATO FRANCIA = 330%

DEBITO PUBBLICO + DEBITO PRIVATO SPAGNA= 300%

DEBITO PUBBLICO+ DEBITO PRIVATO TURCHIA = 198%

Ormai è una sicurezza: se lo dice Oscar Giannino è sbagliato. Mi raccomando : NON FIDATEVI MAI .

 

 

Boschi: ‘Sbagliato ad annunciare addio dopo referendum’. Travaglio: ‘No, sbagliato a non andartene’

silenziefalsita.it 13.8.18

Boschi-Travaglio

Ne ha anche per Maria Elena Boschi Marco Travaglio nella sua rubrica del lunedì “Ma mi faccia il piacere“.

Il direttore del Fatto Quotidiano ha riportato quanto detto dalla deputata dem lo scorso 7 agosto ad Agorà Estate: “Ho sbagliato a dire che avrei lasciato la politica se avessimo perso il referendum”. E ha commentato: “No, cocca, hai proprio sbagliato a non andartene”.

L’ex ministro aveva detto:

“Credo di aver sbagliato nel momento in cui l’ho detto. Sono stata presa dall’entusiasmo di una battaglia in cui io ho creduto, come tanti italiani, perché il 40% degli italiani erano come me, hanno detto sì a quella riforma, anche se purtroppo non è bastato”

Nel corso della puntata Boschi aveva anche affrontato la questione della corsa per la segreteria del Pd:

“non è importante se sia io a candidarmi o meno, la cosa che conta è non ripetere gli errori del passato, come quando Renzi è diventato segretario con 2 milioni di voti e dal giorno dopo ha subito attacchi dall’interno del nostro partito”.

E aveva criticato Luigi Di Maio e Matteo Salvini: “Abbiamo due vicepremier che sono iperattivi sui social e iperattivi sul territorio, meno sui dossier dei loro ministeri”.

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SOS da valute emergenti. Effetto domino lira turca, rand e rupia indiana sotto attacco

Non solo valute emergenti: forti scossoni hanno colpito in generale anche gli altri asset dei mercati emergenti, inclusi gli ETF. L’iShares MSCI Turkey ETF (ticker TUR) sta capitolando 12% circa, …
Lira turca in caduta libera, l’alert è su quello che accadrà ora alle altre valute emergenti. L’effetto contagio è già sotto gli occhi di tutti, mentre in Turchia le tensioni finanziarie e politiche vengono rinfocolate dalle minacce che tuonano dagli uomini del presidente Erdogan.
Tra le novità delle ultime ore, l’inchiesta lanciata dal procuratore capo di Istanbulcontro, riporta l’agenzia statale Anadolu Agency “chiunque metta in atto azioni che minaccino la sicurezza economica”.

In via separata, l’Autorità di controllo sui mercati di Ankara ha avvertito che “chiunque riporti notizie ingannevoli, false e sbagliate” su società quotate in Borsa, banche e altre entià finanziarie che potrebbero condizionare le decisioni degli investitori potrebbe essere multato o condannato fino a cinque anni di prigione”.

L’intervento della banca centrale turca – che ha comunque le mani legate da Erdogan, che vede come fumo negli occhi qualsiasi rialzo dei tassi di interesse (proprio la misura che forse più di tutte potrebbe mettere in sicurezza la lira) – è riuscito a smorzare per un po’ le tensioni, facendo risalire la lira a 6,50 verso il dollaro. Tuttavia, la valuta è tornata a perdere terreno proiettandosi di nuovo verso la soglia a quota 7 sul dollaro, dopo essere volata fino alla soglia temuta per il destino del sistema bancarioda Goldman Sachs. Gli smobilizzi hanno fatto crollare la moneta di quasi -25% in due sole sessioni.

L’effetto contagio sulle altre valute emergenti è stato inevitabile. A soffrire di più è stato soprattutto il rand sudafricano, che è capitolato oggi di oltre -10% sul dollaro, prima di segnare una lieve ripresa a 14,51 nei confronti del biglietto verde. Il valore si aggira in ogni caso attorno ai minimi dal 2016.

Reuters parla inoltre della rupia indiana che ha testato il minimo record di sempre a 69,62 per dollari, prima di recuperare a 69,695  dopo la mossa della banca centrale turca.

Così ha commentato in una nota Hussein Sayed, responsabile strategist dei mercati per FXTM:

Il sentiment risk-off si è diffuso in altri mercati, con il rand sudafricano che è crollato più del 10% lunedì, scendendo al minimo in due anni a 15,32 per dollaro. Il peso argentino e il rublo russo si sono confermati tra le altre valute emergenti peggiori”.

Non solo valute emergenti: forti scossoni hanno colpito in generale anche gli altri asset dei mercati emergenti, inclusi gli ETF.

L’iShares MSCI Turkey ETF (ticker TUR) sta capitolando del 12% circa, dopo aver subito nella sessione di venerdì il tonfo più forte in una seduta dal 15 ottobre del 2008. Stando ai dati di FactSet, l’ETF ha perso il 57% dall’inizio del 2018 e, se scenderà anche al di sotto della soglia a quota 19, rischierà di testare il valore di chiusura peggiore dal novembre del 2008.

Giù anche l’iShares Brazil ETF, che dall’inizio dell’anno ha perso più del 16% del suo valore. Sotto pressione il real brasiliano, a quota 3,8583 sul dollaro, rispetto ai 3,8642 dello scorso venerdì. Tra gli altri fondi, in flessione di oltre il 3% l’iShares MSCI Mexico ETF. La performance dall’inizio dell’anno è in questo caso positiva, anche se di poco (+0,7%). Il peso messicano cede a 19,2446, contro i 18,9109 di venerdì.

Il rublo, che ha toccato  la scorsa settimana il valore più basso in due anni scontando l’imposizione di ulteriori sanzioni da parte degli Stati Uniti, rimane debole nei confronti del dollaro, attorno a 68,174 per dollaro.

Un indice più ampio che monitora il trend dei mercati emergenti, ovvero il Vanguard Ftse Emerging Markets ETF, soffre un ribasso dell’1% circa, e dall’inizio dell’anno ha perso il 7,7%.

VUOI VEDERE CHE CONFINDUSTRIA SI SPACCA? – GLI IMPRENDITORI DEL NORD SI RIBELLANO AL CAMPANO BOCCIA, ACCUSATO DI ESSERE TROPPO MORBIDO SUL “DECRETO DIGNITÀ” – BONOMETTI E ZOPPAS GUIDANO LA RIVOLTA E LUIGINO DI MAIO MINACCIA DI FAR USCIRE ENEL ED ENI DA VIALE DELL’ASTRONOMIA (CON IL RISCHIO CHE CONFINDUSTRIA PORTI I LIBRI IN TRIBUNALE)

dagospia.com 13.8.18

vincenzo boccia filippo tortoriello (3)VINCENZO BOCCIA FILIPPO TORTORIELLO (3)

Nicola Porro per “il Giornale”

Il decreto dignità, un obbrobrio che ricorderemo come la Fornero del lavoro, ha un piccolo merito. Ha fatto capire a tutti la situazione in cui versa la Confindustria. O meglio una parte di essa. Quella, per intenderci, che sogna il metodo Marcegaglia e che non passa il questionario di Emma. Il metodo prevede un certa perseveranza. Il rampollo di una famiglia di industriali (ma la cosa vale anche per le prime generazioni in cerca di veloce fortuna cardinalizia) viene avviato al cursus honorem di viale dell’astronomia sin da giovanissimo: meglio che tenerlo in azienda.

emma marcegagliaEMMA MARCEGAGLIA

La prima attività si svolge a Roma e poi tra Santa Margherita e Capri. Poi si viene cooptati tra i grandi. Qualche cda del sistema confindustriale. Una fitta rete di rapporti romani. Nel caso della Marcegaglia con qualche inciampo, come il suo vicino di banco, Antonello Montante paladino della legalità indagato per questioni siciliane. E poi rapporti con la stampa e la capacità unica di contare i voti, con i quali scalare le assemblee confindustriali.

VINCENZO BOCCIA CONFINDUSTRIAVINCENZO BOCCIA CONFINDUSTRIA

Obiettivo: la poltrona pubblica. Insomma il metodo Marcegaglia è quello che affascina una parte dell’associazione datoriale: la carriera in Confindustria, non per difendere l’interesse legittimo delle imprese, ma per recuperare un buon posticino di lavoro al termine del proprio mandato. Fate questo test agli attuali vertici di Confindustria, “il questionario di Emma”: chi di voi accetterebbe la presidenza dell’Eni e dell’Enel? Ai molti che direbbero di sì, occorerebbe togliere ogni incarico sociale.

Questo banale ragionamento la Casaleggio & associati lo ha fatto da tempo. E lo ha spiegato bene al ministro di Maio. Che lo ha girato con astuzia a suo favore. Per la verità anche Matteo Renzi aveva capito il giro del fumo. Se la confindustria romana, quella con sede nel palazzone all’Eur e che ogni anno spende circa 500milioni di euro per stare in piedi, si permette di criticare il governo oltre una certa soglia di rumore e in specie il deCretino, inizia la fase di uscita delle aziende a partecipazione pubblica da Confindustria.

LUIGI DI MAIO DECRETO DIGNITALUIGI DI MAIO DECRETO DIGNITA

Fuori Eni, Enel, Leonardo e via cantando. E poi son guai, finanziari of course. Lo ha fatto la Fiat, proprio a tempi della Marcegaglia, non si capisce perchè aziende a controllo statale non possano fare altrettanto. In fondo non sarebbe uno scandalo. Anzi a vedere è più uno scandalo andare all’assamblea annuale di Confindustria, quella che si tiene a maggio, e notare come le prime file siamo zeppe di manager pubblici, banchieri e politici. E l’industria dove è?

MATTEO ZOPPASMATTEO ZOPPAS

Essa c’è. Ed è viva e vegeta. Basta vedere cosa sta succedendo nelle associazioni territoriali, quelle che vanno dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, dal Veneto all’Emilia, dal Piemonte alla Lombardia, tutte del nord e tutte firmatarie di un appello, edulcorato rispetto alle intenzioni iniziali, pubblicato dal Foglio e ispirato da un industriale doc come Marco Bonometti, presidente degli industriali della Lombardia. Sono arrabbiati, nerissimi con le “favole” raccontate nel decreto dignità. E lo voglino denunciare in tutti i modi.

Sui giornali, nei dibattiti, sembra che ci sia una doppia regia. Di critica attutita da parte di Roma, speriamo ci smentiscano nelle prossime ore. E di feroce, circostanziate e dura opposizione della Confindustria del Nord. Da segnalare anche le uscite del sempre moderato presidente veneto Matteo Zoppas, che sul decreto dignità va giù nettissimo.

ASSEMBLEA CONFINDUSTRIAASSEMBLEA CONFINDUSTRIA

Ecco il paese, quello industriale, sembra sempre più spaccato in due. Con i romani che adottano il metodo Marcegaglia e gli industriali del nord che più che aspirare alla carta di credito da vicepresidenti o ad un incarico pubblico, continuano a fare i sindacalisti delle imprese. Il rischio, più probabile di quanto si immagini, è che la Confindustria si spacchi. Più che appellarsi al buon senso dei suoi rappresentanti nordici, che non ce la fanno obiettivamente più, conviene che a Roma qualcuno rinsavisca.

Ps: vi ricordate quanta propaganda confindustriale fu fatta per il si al referendum renziano. Il quotidiano schierato, il centro studi piegato, le interviste dei suoi vertici tutte nella stessa direzione. E ora che potrebbero a miglior ragione difendere gli interessi diretti delle loro imprese e dei loro lavoratori, sembrano invece adottare un linguaggio felpato, da circolo degli scacchi. Maddai.

Alitalia, piano di rilancio fino a 6,5 miliardi in 5 anni

SN finanzareport.it 13.8.18

Due ipotesi sul tavolo, in ogni caso previsto il rinnovo della flotta con aerei più efficienti

Il rilancio di Alitalia potrebbe costare tra i 2,5 miliardi in tre anni e i 6,5 miliardi spalmati invece si 5 anni.

Le stime, citate oggi nell’inserto L’Economia del Corriere della Sera, sono relative a due diversi piani che potrebbero prendere quota per la compagnia.

In entrambi i casi le risorse servirebbero anche a rinnovare la flotta, dal momento che Alitalia schiera attualmente aerei poco efficienti e che non si muovono abbastanza. Si punterebbe quindi sul lungo raggio con l’acquisto di aerei efficienti e in fibra, come i Boeing Dreamliner 787 che consumano meno e possono essere usati per più ore perché richiedono meno manutenzione.

Il piano da 6,5 mld in particolare prevede una grande flotta a lungo raggio, con un investimento iniziale di 2,5 mld e almeno 1 mld all’anno successivamente. Il problema rimarrebbe tuttavia la concorrenza delle low cost su Fiumicino. Se lo Stato volesse la maggioranza, come indicato anche di recente dal governo M5s-Lega, in questo caso dovrebbe mettere sul tavolo 3 miliardi. Il secondo progetto da almeno 2,5 miliardi in 3 anni potrebbe interessare di più ai privati, scrive il settimanale, e lo Stato potrebbe intervenire con 1,3 mld per il 51%.

Mediobanca: ecco i titoli più esposti alla Turchia

S.N. finanazareport.it 13.8.18

Mediobanca: ecco i titoli più esposti alla Turchia


Non c’è ovviamente la sola Unicredit nel novero dei titoli di Piazza Affari maggiormente esposti alla Turchia, al centro in queste ore di turbolenze che hanno fatto precipitare la Lira turca.

Gli analisti di Piazzetta Cuccia evidenziano in particolare l’esposizione di alcuni grossi gruppi manifatturieri, come Astaldi, Recordati e Cementir. La prima ha due concessioni turche (autostrada e ponte del Bosforo, e autostrada e ponte del Goi) che devono essere vendute, secondo il piano aziendale della compagnia.

Per Cementir, la Turchia rappresenta circa l’8% dell’Ebitda 2018.

Recordati ha un impianto di produzione nel paese (Cerkerzkoy) e la Turchia ha rappresenta il circa 7% delle vendite.

Infine, tra i gruppi esposti sul mercato mediorientale ci sono anche ovviamente FcaPirelli, Leonardo e Salini Impregilo.

Quanto a Unicredit, oggi al centro delle analisi di vari broker, nella situazione attuale l’impatto negativo sul Cet1 sarebbe limitato a 3-4 punti base. Nello scenario peggiore l’azzeramento della partecipazione nella banca Yapi kredi si tradurrebbe in un’erosione di capitale pari a 30-50 pb, evento ritenuto comunque “gestibile” per la banca milanese.

UN’IDEA CHE PUO’ DIVENTARE UN PROGETTO. IL PIANO ANTISPREAD (di Fabio Dragoni ed Antonio Maria Rinaldi)

 scenarieconomici.it 13.8.18

Pubblicato su LA VERITA’ (12 agosto 2018)

Se rispondessero al vero le indiscrezioni di una previsione di attacchi speculativi sui nostri titoli di Stato confidata ai più stretti collaboratori da parte del Sotto Segretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, la messa a punto di un piano anti spread -un vero e proprio Piano B- sarebbe senz’altro necessaria o quanto meno opportuna. Un Paese che abbia una propria Banca Centrale non avrebbe infatti da temere attacchi speculativi sui titoli emessi in valuta domestica potendo acquistarne tutte le quantità desiderate. La Banca del Giappone, ad esempio, detiene quasi il 42% del debito pubblico totale superiore al 230% del PIL.

Ma non avendo l’Italia una sua Banca Centrale e trovandosi nella non piacevole posizione di emettere debito in una valuta sostanzialmente assimilabile ad una straniera (l’euro) qualche cautela in più è d’obbligo.

Soprattutto in queste ore di turbolenza sui mercati finanziari dovuti al caso Turchia la quale dal canto suo ci insegna prima di tutto che l’entità del debito pubblico in sé nulla ci dice in merito alla capacità di prevenire crisi finanziarie dal momento che il debito di Ankara è inferiore al 30% del PIL. Mentre invece ciò che più conta è il debito in valuta estera (per definizione “non controllabile” in quanto per l’appunto straniera) che in cinque anni è aumentato dal 38% ad oltre il 50% del PIL in una situazione di perenne deficit della bilancia commerciale con la Turchia costretta a domandare valuta estera per sostenere un import cronicamente superiore all’export.

Se siamo quindi di fronte al rischio una possibile guerra servono alleati. Almeno due: Donald Trump da una parte ed i nostri risparmiatori dall’altro.

Il Governo di Washington ha da tempo messo la Germania nella lista dei paesi “manipolatori del cambio”. Il surplus commerciale di Berlino –negli ultimi dieci anni mediamente pari a 250 miliardi di dollari e quindi addirittura superiore a quello di Pechino- è ciò che ha spinto la Casa Bianca a muovere la sua guerra dei dazi contro l’Europa in generale e la Germania in particolare. L’euro è di fatto un marco svalutato per Berlino grazie alla media fra i valori dei suoi fondamentali macroeconomici mescolati con le debolezze dei paesi “mediterranei”. Oggi servono circa 1,15 dollari per acquistare 1 euro. E’ ragionevole dedurre che qualora la Germania avesse il marco, il suo prezzo in termini di dollari potrebbe rivalutarsi di un buon 20%-30%. Assestandosi quindi ad 1,38-1,50 dollari. Che in soldoni significano che per il portafoglio di un consumatore americano una BMW da 35.000 euro costerebbe fra i 48.000 ed i 53.000 dollari invece degli attuali 40.000 circa. Ecco che vista dalla prospettiva di Washington, la dissoluzione dell’euro -che oggi assicura alla Germania indiscutibili vantaggi commerciali- potrebbe addirittura essere un buon affare. Molte le ricostruzioni giornalistiche che hanno raccontato di un intervento pesante nel rastrellare titoli di stato italiani nei giorni di turbolenza sui mercati durante la nascita del governo giallo-verde da parte di investitori statunitensi. Bridgewater, Blackrock, PIMCO, AQR ed altre case di investimento potrebbero però in futuro tornare ad acquistarne altri se necessario. Questa sembra infatti essere una delle richieste formulate a Trump dal Premier Conte qualora riprendesse la corsa alle vendite sui nostri titoli. Washington a sua volta potrebbe invece vedere di buon occhio una maggior libertà di manovra del nostro esecutivo in chiave soprattutto antitedesca. Ma cosa rischierebbero gli investitori americani qualora in estrema ratio deflagrasse la zona euro con conseguente ridenominazione dei titoli di stato in portafoglio da euro a nuove lire? E’ da escludere una significativa svalutazione, dal momento che il nostro surplus commerciale con gli Stati Uniti ammonta ad oggi a circa 25 miliardi di euro contro i quasi 10 del 2011. Gli USA stanno cioè domandando ed acquistando euro contro dollari per acquistare i nostri prodotti. Difficilmente pertanto la nuova lira si svaluterebbe rispetto al dollaro considerando che questo potrebbe darci un ulteriore vantaggio commerciale. E’ questo si che è un regalo che Trump sarebbe difficilmente disponibile ad offrirci. Gli investitori americani che acquistassero titoli nostrani correrebbero quindi un rischio di ridenominazione o cambio molto limitato. E non essendoci un rischio default in caso di ritorno alla nuova lira dovuto alla garanzia implicita di una banca centrale nazionale, gli investitori americani dovrebbero quindi misurarsi soprattutto col rischio di tasso. Come normalmente avviene acquistando obbligazioni qualora l’aumento dei rendimenti del mercato provochi una fisiologica diminuzione del prezzo. Insomma soccorrere Roma può essere per Washington la cosa giusta da fare nel momento giusto senza che chi metta mano al portafoglio corra più rischi del dovuto. Oggi gli investitori esteri hanno in portafoglio circa 720 miliardi di nostro debito pubblico ed è quindi nel nostro interesse che il peso dei compratori a stelle e strisce aumenti rispetto ai concorrenti europei. Ma accanto a Trump il nostro esecutivo potrebbe facilmente guardare anche ad altri importanti alleati; i nostri risparmiatori che con circa 3.400 miliardi di euro in ricchezza finanziaria netta detengono direttamente poco più di 100 miliardi del nostro debito pubblico. Cui vanno ovviamente aggiunte le loro quote di fondi comuni che hanno in portafoglio titoli pubblici. Potrebbe essere interessante prevedere, e questa è la seconda mossa, una completa esenzione fiscale sui guadagni in conto interesse e capitale, attualmente prevista nell’entità del 12,50%, per i possessori residenti che detengano i titoli per almeno 36-48 mesi, equiparandoli quindi ai non residenti che già godono di questo vantaggio fiscale indipendentemente dalla durata dell’investimento. Questo determinerebbe una maggior interesse nell’acquisto dei titoli da parte degli investitori domestici attratti da un più elevato rendimento netto, ma anche una maggiore stabilità per l’ovvia convenienza nel conservarli in portafoglio per godere l’esenzione fiscale. Avere creditori cassettisti mitigherà non poco infatti la volatilità dei nostri bond dando al Governo la necessaria libertà e flessibilità di manovra per attuare vere politiche anticicliche. Gli strumenti per affrontare le tempeste ci sono, basta organizzarsi in tempo come si conviene alle navi che si accingono ad affrontare i pericoli del mare aperto.

 

 

 

La BCE, cioè il paradiso dei Lobbisti. Nessuna voce le giunge dalla “Società civile”

 scenarieconomici.it 13.8.18

Cari amici,

una banca centrale dovrebbe essere in contatto anche con il mondo esterno. Le sue politiche hanno un’influenza che va ben oltre la regolazione del  settore creditizio, in quanto le politiche monetarie influenzano tutta la collettività , la sua ricchezza complessiva e la relativa distribuzione, quindi sarebbe ovvio che vi fosse non dico un’influenza, ma un ascolto da parte delle autorità monetaria del mondo sociale ed economico reale, fatto ancora più importante quando non esiste un’autorità politica di riferimento.

In teoria il contatto fra BCE ed economia reale e società dovrebbe avvenire tramite i “Gruppi di lavoro” organismi consultivi, ma il cui parere  è rilevante per la BCE stessa e per i propri board, tanto da poter influenzare le sue politiche. Uno strumento in teoria utile, in realtà perfettamente superfluo ed autoreferenziale.

Come possiamo vedere dal report di Corporate Europe questi gruppi di ascolto sono esclusivamente puntati su temi di carattere finanziario – tecnico:

Oltre all’assenza di temi di carattere economico più ampio, sui quali la BCE ha comunque comunque un profondo effetto, estremamente particolare, se non scandaloso, è lo strumento con cui sono selezionati i membri di questi gruppi: di 517 membri dei 23 gruppi costituiti, bel 508 sono nominati fra membri di società private, e dei restanti 11 solo 2 sono espressione degli interessi di consumatori o di gruppi sociali più ampi, mentre 6 sono espressione di interessi esterni, come Airbus o l’associazione degli avvocati greci. Perfino nelle attività di carattere consultivo/normativo non viene dato nessuno spazio agli interessi del pubblico. Praticamente si è creata una colossale lobby autoreferenziale di cui fanno parte esclusivamente i soggetti che sarebbero oggetto dell’attività di regolazione e controllo della BCE. La selezione poi è fatta quasi sempre da parte della BCE stessa con scelta diretta.

Questa assoluta autoreferenzialità è ancora più evidente se analizziamo, in modo decrescente, l’origine di questi consulenti.

 

Come vedete la BCE non ascolta nessuno, se non quelli che vuole ascoltare, cioè le lobby creditizie. Un sistema perfettamente autoreferenziale, nel quale il risparmiatore non ha nessuna voce. La BCE non è altro che la base delle lobby, la loro perfetta sublimazione. Null’altro.