Creare il caos e creare màrtiri: Alex Jones ed Erdogan

Comedonchisciotte.org 14.8.18

TOM LUONGO

tomluongo.me

Il caos politico ha raggiunto l’apice questa settimana, prima con la censura di Alex Jones concordata dai social media, poi col crollo della Lira turca.

Come sono correlate le due cose?

Entrambe rivelano il disperato bisogno di controllo dei potenti.

Dopo l’elezione di Trump, se la sono fatta sotto. I Globalisti di cui Jones parla sempre esistono veramente. Piaccia o non piaccia, è una persona che genera idee scomode, necessarie in una società libera.

È da più di un anno che volevano metterlo a tacere. La cosa però non fa altro che alimentare l’ego suo e di quelli che lo seguono.

Convalida tutto ciò va dicendo da vent’anni.

Non fraintendetemi, adoro Alex Jones.

Non piango però per lui. Perché so che ne uscirà più forte di prima.

E sono contento che abbiano cercato di togliergli la sua piattaforma.

E sono altrettanto felice di vedere il suo pubblico crescere in modo esponenziale.

Cambridge Analytica, Edward Snowden, Tommy Robinson non sono anomalie. Sono la norma. Anche se molti potrebbero pensare che Jones sia un pazzo, fondamentalmente credono che abbia il diritto di esserlo in uno spazio pubblico.

Questa è stata una metaforica bomba gettata nei salotti digitali di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.

Ora sono consci del fatto che queste compagnie non sono neutrali. Che la folla MAGA non è solo un gruppo di “pazzi della destra alternativa”. Libertari come me e Jones sono stati vendicati.

Ed è una buona notizia per ogni voce alternativa in politica.

La posta in gioco è aumentata esponenzialmente, è ora che tutti facciano sul serio.

Accanto a quello di Jones, anche l’interesse per il nostro lavoro salirà alle stelle.

Quando inviti il caos, raccogli il vortice del martirio. Ed ogni aria di superiorità morale che l’élite ed i suoi quisling nei media e nel governo una volta avevano, è svanita come un tweet in un uragano.

E la Turchia?

Stessa cosa, caratteristiche diverse.

La Turchia è in una brutta situazione. Ha scontato un prezzo terribile per il fallimento americo-israeliano di distruggere la Siria. Ha speso miliardi per ospitare rifugiati e sostenere i ribelli, nel perseguimento dei sogni neo-ottomani del presidente.

Una volta che Erodgan si è reso conto di essere il capro espiatorio di quel fallimento, ha cercato una via d’uscita. Lo ha portato dalla parte sbagliata della politica estera americana.

La Turchia è il fiore all’occhiello della NATO. È la sua seconda maggiore forza di terra. Controlla l’accesso al Mar Nero ed al cuore del mondo.

Erdogan però vuole unirsi ai BRICS. Vuole acquistare petrolio iraniano, gas russo, energia nucleare e difesa missilistica. Tutti tabù.

Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti stanno spingendo la Turchia verso l’iperinflazione.

Erdogan ha certamente facilitato questo attacco dissuadendo la banca centrale dall’alzare i tassi. I tassi di interesse zero di Fed e BCE non sono però sotto il suo controllo. E gli USA non si fermeranno fino a che non capitolerà.

Il problema turco è il suo corporate debt di 220+ miliardi di dollari.

Problema che però si estende anche ad altri.

Se infatti devi alla banca $1.000, il problema è tuo.

Se devi alla banca $220 miliardi, il problema è della banca.

Questa settimana si è detto che la Turchia deve temere un collasso della Lira e che i mercati del debito turco distruggeranno le banche.

“La Turchia deve accettare un salvataggio del FMI”. “Un cambio di regime è all’orizzonte”. “Oh, le banche avranno qualche problema ma è tutto ok”.

L’obiettivo è invertire la spinta di Erdogan verso est. Una settimana dopo aver detto di voler entrare a far parte dei BRICS, la Lira va in iperinflazione?

Chiamatemi complottista ma a sembra una cavolata.

Se Erdogan volesse un accordo con Trump, ne avrebbe discusso mesi fa.

Erdogan è la mia cartina di tornasole geopolitica. È lo scarafaggio che si agita sotto l’ombra di chi pensa stia vincendo.

E lui pensa che chi stia vincendo sia Putin.

USA e Turchia sono dunque ora bloccati in una battaglia fino alla morte. Piazzate la vostra scommessa.

La cosa divertente è che la Russia siede su un nuovo mucchio di dollari USA, quasi $100 miliardi, grazie alla liquidazione totale delle proprie riserve di buoni del Tesoro americani. Pensate che Putin sia disposto a mettere questa posta sul tavolo?

La Russia ha liquidato $90 miliardi in UST in 6 settimane.

Due possono giocare a questo gioco.

Il Ministro delle Finanze russo Alex Siluanov vuole rimuovere il dollaro da tutte le vendite di petrolio, in quanto ritenuta valuta non affidabile. Il dollaro? Non affidabile? Dai russi? Senza senso!

Chiunque faccia affari in dollari non gradito agli Stati Uniti può essere sanzionato in un attimo, grazie al Magnitsky Act ed al suo successore di anno scorso, gentile concessione di McCain e Bill Browder.

Sì, quel Bill Browder.

Erdogan trasformerà il suo martirio in supporto, accusando gli americani dei problemi turchi.

È una bugia parziale, e allora?

Se i nuovi alleati della Turchia la aiuteranno, scambiando il peggior debito turco con rubli e/o yuan, il dolore per i cittadini sarà grande, come lo fu per i russi nel 2015, ma poi saranno liberi.

Scommetto sempre sullo scarafaggio.

Allo stesso modo, Jones prospererà anche in questa nuova situazione.

Gli attacchi non si fermeranno a loro due. Iran, Russia, Turchia, Alex Jones, …, chi è il prossimo?

Credo il Pakistan, visto il nuovo Primo Ministro Imran Khan.

Questo però è per settimana prossima.

 

Tom Luongo

Fonte: https://tomluongo.me

Link: https://tomluongo.me/2018/08/13/inviting-chaos-creating-martyrs-alex-jones-erdogan/

13.08.20’18

Traduzione perr http://www.comedonchisciotte.org di HMG

Il ponte crollato a Genova, la propaganda di Repubblica e il M5S

silenziefalsita.it 14.8.18

ponte-crollato-a-Genova

La propaganda a servizio del Patto del Nazareno non si ferma neanche di fronte alla tragedia del ponte crollato a Genova.

La Repubblica, a poche ore dal disastro, ha pubblicato un articolo che racconta di “quando il M5S parlava della ‘favoletta del ponte che sta per crollare’ per bloccare la variante” del Ponte Morandi di Genova.

La “notizia” è stata ripresa anche dal Corriere della Sera e dai soliti siti satellite.

Il tentativo è sempre lo stesso: screditare il Movimento 5 Stelle, attribuendogli in qualche modo la colpa dell’incidente.

Sia chiaro: l’attivista che ha scritto la nota deve aver sbagliato a giudicare la situazione, ma siamo davanti ad un problema più grande.

Perché il colpevole non va cercato tra i pentastellati ma, come ha fatto prontamente il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, nell’”ente concessionario, quello che gestisce l’autostrada”, che ha “la responsabilità della manutenzione ordinaria”.

Anche perché, ha osservato il sottosegretario alle infrastrutture Edoardo Rixi, “un ponte non viene giù per un fulmine né per un temporale”, dunque “vanno trovati i colpevoli”.

Nel frattempo ha fatto discutere la nota diffusa da Autostrade per l’Italia in seguito al disastro per non aver dedicato neanche una parola alle vittime:

“In relazione al crollo di parte del viadotto Polcevera sull’A10, Autostrade per l’Italia comunica che sulla struttura — risalente agli anni ‘60 — erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione.I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi”.

Ma anche questa volta assistiamo allo stesso spettacolo: dagli al M5S.

 

Perché rafforzare la Bce (contro il partito dello spread). Parla Rinaldi

Gianluca Zapponini formiche.net 14.8.18

Perché rafforzare la Bce (contro il partito dello spread). Parla Rinaldi

L’economista e autore di numerosi saggi a Formiche.net: in Italia c’è un partito dello spread che mira a far saltare tutto. Ma non è l’Apocalisse, nel 2011 eravamo messi molto peggio. La bilancia dei pagamenti è in attivo ed esportiamo prodotti competitivi ne mondo. Un consiglio? Aumentiamo i poteri della Bce

Spegnete le sirene. No, l’Italia non è sull’orlo del baratro come nel 2011, l’anno di quell’agosto di fuoco in cui sembrava che tutto stesse precipitando in un enorme buco nero. Certo, col differenziale Btp-Bund non c’è da scherzare, d’altronde è pur sempre il termometro della fiducia verso l’Italia e gli investitori che chiedono un premio maggiore per sottoscrivere il nostro debito sono una voce da ascoltare.

Ma in questi giorni di allarmi aerei su possibili attacchi specultaivi in coincidenza della manovra (qui l’approfondimentodi ieri su Formiche.net) è facile farsi prendere dal panico o addirittura prospettare scenari da fine del mondo (ieri il presidente della commissione Bilancio, il leghista Claudio Borghi, ha, forse un po’ incautamente, messo l’Europa davanti a un bivio: o la Bce ferma la speculazione o salta il sistema euro). Gli stessi contenuti della prima legge di Bilancio gialloverde, pensioni, flat tax e reddito di cittadinanza, sono ancora fumosi e poco definiti.

Per Antonio Maria Rinaldi, economista e docente alla Link campus, allievo della scuola di Paolo Savona e autore di numerosi saggi sull’euro, c’è da andarci piano e non degenerare nella paura. “Voglio subito mettere in chiaro una cosa, l’altro giorno Giorgetti (Giancarlo, sottosegretario alla presidenza del consiglio, sponda Lega, ndr) ha fatto bene quando ha paventato un attacco speculativo per l’Italia. Con lo spread non c’è da abbassare la guardia e mettere le mani avanti è stato saggio. Tuttavia questo non ci autorizza a parlare di un imminente Apocalisse”, spiega Rinaldi.

“Ho l’impressione che oggi in Italia ci sia un partito dello spread. Qualcosa di trasversale, che punta a far affondare la nave, che auspica la fine di tutto. Assurdo solo pensarlo, serve un po’ di memoria storica. A sei mesi dall’insediamento del governo Monti, che inaugurò subito la stagione del rigore, lo spread era ancora a 537 punti base con tassi decennali al 4%, oggi è a 270. Di che parliamo? Vogliamo ricordarci che l’Italia ha, a differenza della Turchia, una bilancia dei pagamenti in attivo? Che siamo la seconda manifattura d’Europa? Che produciamo ed esportiamo prodotti competitivi a livello globale?”, si chiede l’economista.

“Certo, abbiamo un enorme debito, il terzo al mondo. Ma chi ha mai ripagato il proprio debito dall’oggi al domani? La sostenibilità di un Paese non si misura sul proprio debito ma sulla capacità di pagarci gli interessi”. Rinaldi arriva dunque a una conclusione, tutto sommato favorevole all’Italia, nelle stesse ore in cui, secondo alcune indiscrezioni di stampa, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria starebbe pensando di volare in Cina a cercare investitori disposti a sottoscrivere il nostro debito in caso di attacco su scala europea.

“Lo spread non va considerato come il metro di misura della salute in un Paese. Casomai oggi sta a indicarci che l’architettura monetaria dell’Europa è imperfetta, incompiuta. Semmai è il termometro dell’Europa, non dell’Italia. Faccio un esempio, usando un’espressione colorata. Oggi la Bce è evirata dei suoi poteri. Non esiste al mondo una banca centrale che abbia uno spazio di manovra così ridotto. Certo, c’è stato il Qe, ma nei fatti non è nemmeno prestatore di ultima istanza. Vogliamo metterci al riparo dallo spread? Allora cominciamo con l’aumentare i poteri della Bce”.

Ponte Morandi a Genova, quando Autostrade ipotizzò la demolizione

 startmag.it 14.8.18

I fatti, i numeri e i commenti sul crollo del Ponte Morandi a Genova

Dopo il crollo del ponte sulla Morandi sulla A10 a Genova continuano le vendite sul titolo di Atlantia, che cedeva in Borsa – alle ore 16 – il 5,23% a 23,58 euro, il peggiore nel paniere di quelli a maggiore capitalizzazione in Borsa Italiana, sui minimi dall’aprile 2017.

LE ORIGINI DEL VIADOTTO MORANDI

Il viadotto crollato prende il nome dal suo progettista, Riccardo Morandi, ingegnere romano legato al razionalismo costruttivo di fine ‘800, che brevetto’ un sistema di precompressione denominato “Morandi M5” che applicò a diverse sue opere.

QUANDO E DA CHI E’ STATO COSTRUITO

L’opera, costruita tra il 1963 e il 1967, anno della sua inaugurazione, è noto anche come “Ponte delle Condotte” dalla società che lo costruì e ora in amministrazione straordinaria, e “Ponte di Brooklyn” per una forma che richiama molto molto vagamente il celebre ponte americano. Lungo 1.182 metri, campata maggiore di 210 metri, il ponte venne costruito con una struttura mista: cemento armato precompresso per l’impalcato e cemento armato ordinario per le torri e le pile.

IL RAPPORTO DI AUTOSTRADE

Meglio demolire il Ponte Morandi per ricostruirlo che manutenerlo ancora? E’ la domanda che fa capolino in un rapporto tecnico della società Autostrade di tempo fa. Ecco tutti i dettagli. Da 8 a 12 mesi: questo il tempo, che nel 2009, era stato calcolato per la demolizione controllata del viadotto Polcevera, con lo smontaggio della “struttura con un ordine inverso rispetto alle fasi della costruzione dell’opera. In tal modo sarà sufficiente evacuare provvisoriamente le abitazioni che attualmente insistono nell’impronta e negli immediati dintorni del viadotto, senza procedere ad alcun abbattimento dei fabbricati”. Lo si legge nello studio ‘La Gronda di Genova. Presentazione sintetica delle ipotesi di tracciatò che Autostrade per l’Italia aveva realizzato assieme alla società d’ingegneria SPEA e pubblicato nel febbraio 2009 come base per un dibattito pubblico.

L’IPOTESI DEMOLIZIONE CONTROLLATA

Il documento, nel capitolo dedicato ad una delle ipotesi di varianti di tracciato studiate da Autostrade per l’Italia (quella definita ‘Gronda Bassa’ che “affianca l’esistente viadotto Morandi, di cui è prevista la dismissione, ad una distanza di circa 150 m verso nord”), spiega: “Una volta demolita la struttura del Ponte Morandi, i proprietari delle abitazioni potranno rientrare nei rispettivi alloggi”. Questa demolizione controllata del viadotto Morandi, precisano gli autori, “richiede di smantellare circa 80.000 mc di calcestruzzo”.

LE CRITICITA’ SOTTOLINEATE DA AUTOSTRADE

Autostrade per l’Italia aveva sottolineato in piu’ punti la criticita’ della situazione: nel documento si legge, tra l’altro, che “Il tratto più trafficato è il viadotto Polcevera (Ponte Morandi) con 25,5 milioni di transiti l’anno, caratterizzato da un quadruplicamento del traffico negli ultimi 30 anni e destinato a crescere, anche in assenza di intervento, di un ulteriore 30% nei prossimi 30 anni”.

I POTENZIALI RISCHI

La relazione, redatta 9 anni fa, metteva in guardia sui potenziali rischi: “Il ponte Morandi – si legge – costituisce di fatto l’unico collegamento che connette l’Italia peninsulare ad est, la Francia meridionale e la Spagna ad ovest, ed è il principale asse stradale tra Genova, le aree residenziali periferiche, il porto di Voltri, l’aeroporto e le aree industriali di ponente. Lo svincolo di innesto sull’autostrada per Serravalle, all’estremità est del viadotto, produce quotidianamente, nelle ore di punta, code di autoveicoli ed il volume raggiunto dal traffico provoca un intenso degrado della struttura sottoposta ad ingenti sollecitazioni. Il viadotto è quindi da anni oggetto di una manutenzione continua”.

IL PARERE DEL TECNICO

“Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati”. E’ la valutazione che l’ingegner Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova, fa del ponte crollato oggi a Genova in un articolo pubblicato da Ingegneri.Info il 29 luglio di due anni fa.

Le osservazioni dell’ingegnere contenute nell’articolo sono di carattere strettamente tecnico, ma fanno riferimento al fatto che il ponte, realizzato nei primi anni ’60, fu fin dai primi decenni “oggetto di manutenzioni profonde – si legge su Ingegneri.Info – con costi continui che fanno prevedere che tra non molti anni i costi di manutenzione supereranno i costi di ricostruzione del ponte: a quel punto – conclude l’articolo – sarà giunto il momento di demolire il ponte e ricostruirlo”. Il viadotto fu interessato da imponenti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine anni ’80 primi anni ’90, con nuovi cavi affiancati agli stralli originari.

ALONSO LASCIA LA F.1 “E’ TEMPO DI ANDARE AVANTI”

italpress.com 14.8.18

14 agosto 2018

Fernando Alonso non gareggerà in Formula 1 nel 2019. Ad ufficializzarlo il team McLaren per il quale corre il due volte campione del mondo. Il pilota di Oviedo che  ha compiuto 37 anni a luglio, partecipa alla sua 17esima stagione in F1, il quinto con la McLaren, e ha accumulato 32 vittorie, 22 pole position e 97 podi fino ad oggi. Oltre ai suoi due titoli – nel 2005 è diventato l’allora più giovane campione del mondo nella storia della F1 – Fernando è stato vice campione del mondo per tre volte.
“Fernando non è solo un eccezionale ambasciatore per la McLaren, ma anche per la Formula 1. I suoi 17 anni in questo sport, come probabilmente il principale pilota della sua generazione e senza dubbio un grande di F1, hanno aggiunto un altro strato alla ricca storia della Formula 1” ha commentato sul sito della McLaren, Zak Brown, Ceo del team di Woking. “C’è un tempo per tutti di cambiare e Fernando ha deciso che la fine di questa stagione sarà la sua. Rispettiamo la sua decisione, anche se crediamo che sia nella migliore forma della sua carriera. Il nostro dialogo aperto con Fernando ha fatto sì che potessimo pianificare questa eventualità. Pur valutando il suo futuro negli ultimi mesi, la competitività di Fernando è rimasta immutata. Ha continuato a esibirsi al massimo livello in tutto, come sappiamo che farà nelle restanti nove gare del campionato di quest’anno” prosegue Brown. “So che l’intera squadra si unisce a me nel rendere omaggio all’enorme contributo di Fernando alla McLaren; è una leggenda sia per il campionato che per la squadra. Fernando è una parte importante della nostra storia e si unirà a una linea illustre di piloti della McLaren. A nome di Shaikh Mohammed, Mansour e il nostro intero consiglio, auguriamo a Fernando un successo in futuro”.
“Dopo 17 anni meravigliosi in questo fantastico sport, è tempo per me di fare un cambiamento e andare avanti. Mi è piaciuto ogni singolo minuto di quelle incredibili stagioni e non posso ringraziare abbastanza le persone che hanno contribuito a renderle così speciali” ha detto Fernando Alonso. “Ci sono ancora diversi Gran Premi in questa stagione, e io prenderò parte a loro con più impegno e passione che mai. Vediamo cosa ci riserva il futuro; nuove sfide entusiasmanti sono dietro l’angolo. Sto vivendo uno dei momenti più felici della mia vita, ma ho bisogno di esplorare nuove avventure. Voglio ringraziare tutti alla McLaren. Il mio cuore è con la squadra per sempre. So che torneranno più forti e migliori in futuro e potrebbe essere il momento giusto per tornare in serie; questo mi renderebbe davvero felice. Ho costruito tanti ottimi rapporti con molte persone fantastiche alla McLaren, e mi hanno dato l’opportunità di ampliare i miei orizzonti e correre in altre categorie. Sento di essere un pilota più completo ora che mai” afferma il due volte iridato. “Ho preso questa decisione alcuni mesi fa ed è stata ferma. Tuttavia, vorrei ringraziare sinceramente Chase Carey e Liberty Media per gli sforzi fatti per cambiare idea e per tutti coloro che mi hanno contattato durante questo periodo. Infine, vorrei anche ringraziare i miei ex team, compagni di squadra, concorrenti, colleghi, partner, giornalisti e tutti coloro con cui ho lavorato nella mia carriera in F1. E, soprattutto, i miei fan in tutto il mondo. Sono abbastanza sicuro che le nostre strade si incroceranno di nuovo in futuro”.

Genova: c’è una ferita in fondo al cuore

Giacomo Marchetti – Potere Al Popolo! Genova controllano.org 14.8.18

In Officina, l’acqua scende copiosa dai tetti “saltando” la grondaia, e dopo qualche minuto il tombino al centro del parcheggio che dovrebbe raccoglierla già straripa; seguo preoccupato quel muro di pioggia oltre i finestroni dal secondo piano lì dove lavoro.

Spero che cali d’intensità, devo andare a casa in scooter, poi prendere la macchina e mettermi in viaggio per raggiungere i miei: quelle quattro-cinque ore da migrante, facendo un Coast to Coastche di questo periodo riserva molte incognite.

Ieri ho scoperto che Trenitalia mi ha negato la possibilità di avvicinarmi al “natio borgo selvaggio” con un regionale, trasformando il mio viaggio abbastanza lineare Genova-Cesena in un gioco di cambi al volo sperando di avere abbastanza tempo per saltare da un treno all’altro, e per il ritorno già problematico anche le combinazioni più impossibili non ti permettono di evitare di prendere un “frecciamerda”.

A conti fatti, forse con sky-scanner per lo stesso prezzo potrei trovare un volo intercontinentale meno costoso…

Ho deciso di prendere la macchina quindi, ed in testa ho ancora l’esplosione di Borgo Panigale (quante volte ho fatto quel tratto in vita mia), ricordo perfettamente l’immagine dello scheletro di un tir ai bordi della strada ridotto ad un fascio abbrustolito di lamiere alcuni anni fa, di ritorno da una consegna col furgone, fermandomi a destinazione prima di “ritornare alla base” a causa dei 10 km di fila per quell’incidente che avevo sentito per radio.

Non ho i dati tra le mani, ma forse il tratto autostradale tra Milano e Bologna è il più grande cimitero a cielo aperto, dopo il Mediterraneo.

L’allerta meteo era arancione per oggi, e ciò che mi si para davanti gli occhi poco prima di mezzogiorno mi ricorda la stessa quantità di pioggia che “devastò” Genova nelle due alluvioni.

Allora abbiamo spalato fango, pianto i nostri morti e cercato di dare forma alla nostra rabbia, percorrendo dopo la seconda alluvione la Valbisagno ancora martoriata verso il centro cittadino e gridando a gran voce che l’unica vera e grande opera a Genova era la messa in sicurezza del territorio e la manutenzione di una città martoriata, senza che venissero fatte altre colate di cemento.

Inutile dire che quel grido è stato inascoltato.

Sbagliando penso che le sirene siano per qualche possibile allagamento, ed il loro suono non ci abbandonerà per buona parte di tutta la giornata, insieme alle pale degli elicotteri.

Scendo negli spogliatoi e dopo la doccia, facendo zapping su FB vedo una foto che mi gela il sangue, immediatamente dopo un post che non ho il tempo nemmeno di metabolizzare tanto è assurdo.

Quell’immagine immediatamente l’associo ad un contesto di guerra, le sinapsi del mio cervello aprono una voragine su ciò che ho visto direttamente con i miei occhi in scenari bellici, come se un bombardamento avesse demolito il ponte Morandi, qui a pochi km di distanza.

frames si moltiplicano, mentre i media locali non danno ancora la notizia, anche i miei “compagni” di lavoro increduli con cui parlo e a cui mostro le foto, ne hanno la conferma, alcuni vivono non lontano da lì e raccontano di un “terremoto”, come altri abitanti della zona, scoprirò poi.

La pioggia riprende copiosa flagellandomi verso il percorso semi-deserto verso casa in scooter, mentre polizia, ambulanze e “guardia costiera” a sirene spiegate vanno verso la Val Polcevera.

Telefoni a casa a parenti ed amici, sincerandoti che stiano tutti bene: è uno strano rituale, a cui purtroppo sono abituato dai terremoti in Emilia, dalle alluvioni della Superba e dagli attentati che hanno costellato le capitali europee.

Un racconto al telefono di un parente stretto di una persona a me cara, per interposta persona, ti rigela nuovamente il sangue: guidando sul ponte, ha sentito dietro di sé un boato e sull’altra carreggiata ha visto i camion inchiodare disponendosi in seno obliquo rispetto al senso di marcia, e fare segno affinché le macchine si fermassero.

Pensi a quante volte hai fatto quel ponte mentre guidavi il furgone per fare consegne da un lato all’altro della Superba, o per andare al mare a Ponente, in una di quelle giornate spensierate di riposo, cantando stonato un brano sparato dallo stereo.

Pensi a quel gigante, un po’ anziano, che posava sui piloni dominando la Valle lungo quella lingua di cemento, senza soluzione continuità, figlia dello sviluppo industriale e della speculazione edilizia.

Pensi che sulle ferite non cicatrizzate dello sviluppo passato, mal convertito in polo per centri commerciali e parcheggi di container stanno costruendo la Tav-Terzo Valico e vogliono fare la Gronda di Ponente, ma non sanno costruire una Torre Piloti dove andrebbe edificata, non sanno curare la manutenzione di autostrade trafficate dai pedaggi sempre più costosi, non sanno mettere in sicurezza il territorio da frane e smottamenti e da produzioni che sono bombe ad orologeria altamente inquinanti che hanno dato ripetutamente dimostrazione della loro pericolosità.

Genova ancora oggi mi sembra una bestia ferita inseguita dai cacciatori di frodo che ne cantano “le umane sorti e progressive” nel mentre vogliono accorparla, magari pronti a fare gli sciacalli per “venderci” soluzioni peggiori dei mali che viviamo.

Genova mi sembra un gigante dai piedi d’argilla che si è trovata in eredità un modello di sviluppo che non da ai suoi figli di che campare e che sono costretti ad emigrare o ad “arrabattarsi” in qualche modo.

La pioggia è cessata, ma non laverà via le nostre lacrime, le nostre preoccupazioni, il senso di vulnerabilità, l’essere in mano ad una manica di criminali senza scrupoli…

Gli sciacalli già blaterano…

Mi sento come quando ho ascoltato le intercettazioni degli imprenditori che dopo il sisma dell’Aquila, si scambiavano ridendo le felicitazioni per telefono prospettando lucrosi affari per la speculazione post-terremoto, o quando ho letto le intercettazioni di quell’ imprenditore coinvolto nei lavori della TAV-Terzo Valico che sprezzante rispondeva ad un responsabile rispetto alle lamentele sulle condizioni di lavoro dei “suoi operai” che tanto per l’amianto ci si ammala trent’anni dopo!

Viviamo in un Paese in cui l’indignazione passa in fretta, la rimozione è un dato strutturale della costruzione della nostra non “coscienza civica” e dove in una viziosa interpretazione dell’accoppiata crisi/opportunità una classe politico imprenditoriale costruisce le proprie fortune sulle nostre tragedie: in questo caso sarà assai difficile attribuire una qualche responsabilità ad un migrante, ma potrebbero comunque stupirci.

Anche in questo caso non assuefarsi alla catastrofe, in questo Paese è un imperativo etico che diviene immediatamente un programma politico…

Genova. Il crollo di ponte Morandi sulla A10 ha un solo responsabile: l’AUSTERITÀ (di Giuseppe PALMA)

 scenarieconomici.it 14.8.18

Vigilia di Ferragosto, ore 11;30. Sotto un diluvio estivo crolla ponte Morandi sul viadotto della A10 a Genova.  Entrambe le carreggiate sono sprofondate di oltre 100 metri, schiantandosi al suolo. Ventidue al momento le vittime (tra cui un bambino), ma il numero è destinato a salire. Decine i veicoli coinvolti.

Questo disastro, al pari di tanti altri che accadono ormai con frequenza sul territorio nazionale, ha un responsabile ben preciso, con nome e cognome: AUSTERITÀ.

Fiscal Compact e pareggio di bilancio in Costituzione impediscono allo Stato di fare spesa a deficit, e quindi di stanziare somme idonee e sufficienti per far fronte alla manutenzione delle reti autostradali e ferroviarie. Al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, il nostro Paese fa avanzo primario da ben 27 anni, cioè spende addirittura meno di quello che incassa. Ogni riflessione non può che partire da qui.

Chi ha firmato il Fiscal Compact e chi lo ha ratificato ha oggi sulla propria coscienza la tragedia di ponte Morandi. Chi ha voluto l’inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio, che impone misure rigorose soprattutto a Regioni e Comuni, è il responsabile politico dei morti odierni. Chi ha governato il Paese negli ultimi sei anni e mezzo deve oggi porsi delle domande, facendosi un esame di coscienza.

I vincoli capestro vanno superati. Via dalla Costituzione il pareggio di bilancio e a quel paese Fiscal Compact e patto di stabilità interno!

I sostenitori dell’austerità e del rigore, che passano pure per “competenti”, sono i veri responsabili della tragedia umana di oggi.

Giuseppe PALMA

 

Italia News: intervista a Fabio Lugano sulla Turchia

scenarieconomici.it 14.8.18

Torna l’appuntamento con le interviste del canale sovranista Italia News, che in questo caso intervista Fabio Lugano sulle vere cause della Crisi Monetaria Turca, e seulla sue conseguenze reali sulla popolazione. In realtà gli effetti sono soprattutto per i creditori stranieri.

Buon ascolto. (clicca qui)

 

 

 

Libertà: vuol dire ancora rispetto degli altri?

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

La libertà di pensiero ha limiti? D’acchito la risposta democratica è “no”, nessun limite. Altro è abusare di questo diritto e per fortuna esistono leggi che tutelano la dignità personale se offesa da insulti e minacce. Criticare la capo treno, che rivolta a viaggiatori rom li ha definiti rompi c….i, è lecito e per di più condivisibile. Ne è stato protagonista un giovane ricercatore.

“E’ illegittimo il vero e proprio linciaggio mediatico da parte di sostenitori della Lega e di gruppi neo-fascisti come Casa Pound e Forza nuova, ingiurie e minacce all’incolumità fisica di mio figlio e della nostra famiglia. Epiteti razzisti, omofobi e misogini, diffamazioni sulla sua professionalità, centinaia di minacce di violenza fisica, pubblicazione del nostro indirizzo di casa e promesse di incursioni punitive”: Così la madre del giovane Raffaele Ariano, nella lettera inviata al Presidente Mattarella per denunciare l’onda di odio e di terrorismo che incombe su di lui e la sua famiglia.

Nuova odissea nel Mediterraneo: la nave Aquarius, battente bandiera di Gibilterra, enclave della Gran Bretagna, nello scorso fine settimana ha soccorso nelle acque libiche 141 migranti e da quel momento è alla ricerca di un porto sicuro dove farli sbarcare. Quando finirà questo vagare senza meta non è dato sapere. Malta li ha rifiutati e così Salvini “Possono andare dove vogliono, non in Italia”. Stesso atteggiamento della Spagna, per volere di Madrid che ha impedito l’accoglienza offerta da Barcellona. De Magistris ha invitato l’Aquarius ad attraccare nel porto di Napoli, ma la disponibilità non ha avuto seguito. La nave di ricerca e soccorso è di Sos Mediterranée e Medici Senza Frontiere. Chiede ai governi europei, di “assegnare un luogo sicuro di sbarco più vicino possibile”. La prima risposta dal governo italiano è del ministro dei trasporti Toninelli (ma non era più istituzionale la voce del premier?): “Sia la Gran Bretagna a occuparsi della salvaguardia dei naufraghi, la nave è inglese”

Da quante mani alla Ponzio Pilato dipenderà la vita dei 141 migranti?

Ma il piccolo Zedong Di Maio, ovvero l’Incompiuto e il piccolo Erdogàn Salvini, ovvero Ce l’ho duro, non si auto citano come crociati del risparmio, dei tagli alle spese superflue, della morigeratezza? E chi dovrebbe prenderne atto, se non Conte, al timone del governo per loro conto…

Errore: il signor nessuno della politica italiana, presidente dal cuore freddo che guida il governo leggendo gli interventi scritti dal suo ampio staff, domani sarà trionfalmente accolto dai compaesani di Volturara Appula, mini comune della provincia di Foggia che gli ha dato i natali. Grande festa si annuncia ed entusiastica accoglienza del sindaco, del prefetto foggiano, di autorità civili e militari. Cerimonia solenne in piazza per il conferimento della cittadinanza onoraria. L’Agenzia di stampa ANSA non dice se il rito sarà allietato dalla banda dei Carabinieri, dell’Esercito, della Marina o dei musicisti locali, ma, a naso, giuriamo che non mancherà l’accompagnamento musicale. Più nel dettaglio, gli articoli di quotidiani dedicati all’evento riportano i dati della partecipazione: presenti i 450 abitanti di Volturara e per la sicurezza del presidente 100 agenti delle Forze dell’Ordine (non è un refuso, saranno 100). Conte parlerà. Dal palco. Leggerà o ringrazierà a braccio? L’attesa per accertarlo è vibrante.

Londra è una grande e organizzata metropoli, questa la fama di cui gode, ma è lecito dubitarne? Il Parlamento è non è un obiettivo sensibile per potenziali attentatori? Lo è, come attesta il tragico episodio del marzo 2017 accaduto nel luogo dove questa mattina un’auto si è schiantata contro le barriere di protezione della Camera dei Lord inglesi, dopo aver attraversato un’area inibita per motivi di sicurezza al traffico privato. La macchina, guidata da Khaid Masood, un africano poi arrestato dalla polizia, ha falciato alcuni passanti, ferendoli. La polizia ritiene si tratti di un attentato terroristico. Le parole prevenzione, servizi segreti, Scotland Yard, hanno un senso dopo questo episodio?

Krugman: Turchia, un’altra festa stile 1998

DI HENRY TOUGHA – AGOSTO 14, 2018 vocidallestero.it
  1. Dalle colonne del New York Times, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman spiega l’attuale crisi della Turchia come la più classica delle bolle gonfiate dai capitali esteri. Lo si era già visto in molti paesi asiatici nel 1998, in Argentina all’inizio del 2000, in Islanda recentemente. La caratteristica comune è il solito afflusso di capitali esteri spinti dalla crescita e dai tassi elevati, l’esplosione del debito privato estero denominato in valuta straniera, in un paese piccolo o emergente, seguito da un inevitabile “sudden stop” che sgonfia la bolla. (Lo dovremmo definire un fallimento dei mercati, se non fosse il loro modo normale di funzionare.)

 

 

 

di Paul Krugman, 11 agosto 2018

 

E ora parliamo di qualcosa di decisamente poco originale.

 

Per un po’, quelli di noi che hanno dedicato del tempo a cercare di capire le crisi finanziarie asiatiche di due decenni fa, si sono chiesti se in Turchia non stesse accadendo la stessa cosa. Esatto: sembra che stia accadendo la stessa cosa.

 

Questo è il copione: si inizia con un paese che, per una qualsiasi ragione, diventa il paese preferito degli investitori esteri, e riceve un grande afflusso di capitali esteri per diversi anni. Aspetto importante, il debito che entra è denominato in moneta straniera, non nella moneta nazionale (ed è per questo motivo che gli Stati Uniti, che pure hanno ricevuto grandi afflussi di valuta estera in passato, non sono vulnerabili – perché noi ci indebitiamo in dollari).

 

A un certo punto, però, la festa finisce. Non ha molta importanza quale sia la causa del  “blocco improvviso” [“sudden stop”, NdT] degli afflussi di capitali: può trattarsi di eventi interni al paese, come il fatto che hai nominato tuo genero ministro dell’economia, oppure può essere un aumento dei tassi di interesse statunitensi, o la crisi in un altro paese che gli investitori vedono come simile al tuo.

 

Qualunque sia la causa dello shock, il punto cruciale è che il debito estero ha reso la tua economia vulnerabile a un mortale effetto a catena. La perdita di fiducia fa svalutare la tua moneta, il che rende più difficile ripagare il debito in valuta estera, il che danneggia l’economia reale e compromette ulteriormente la fiducia, portando a una ulteriore svalutazione della tua moneta, e così via.

 

Il risultato è che esplode il rapporto tra debito estero e PIL. L’Indonesia iniziò la crisi finanziaria degli anni ’90 con un debito estero sotto al 60 per cento del PIL, più o meno confrontabile a quello della Turchia all’inizio di quest’anno. Arrivati al 1998, la svalutazione della rupia aveva fatto salire il rapporto al 170 per cento.

 

In che modo termina una crisi come questa? In assenza di una risposta politica efficace, ciò che accade è che la svalutazione della moneta e il debito misurato in moneta nazionale cresce, fino a che chiunque può fare bancarotta la fa. A quel punto la moneta debole favorisce un boom delle esportazioni e l’economia inizia a riprendersi grazie al grande surplus commerciale. (Questa può essere una sorpresa per Donald Trump, che sta aumentando i dazi punitivi verso la Turchia come ritorsione per la sua moneta debole.)

 

C’è un modo di evitare questo corto circuito infernale? Sì, ma è complesso. Per ridurre i costi della crisi bisogna attuare una combinazione di politiche eterodosse nel breve termine, con la rassicurazione di tornare a quelle ortodosse nel lungo termine.

 

Come funziona: si ferma l’esplosione del debito rispetto al PIL con una qualche combinazione di controlli temporanei dei capitali, per arginare una fuga dovuta al panico, ed eventualmente si ripudia una parte del debito denominato in valuta estera. Nel frattempo ci si organizza per avere un regime fiscalmente sostenibile una volta che la crisi sarà passata. Se tutto va bene, la fiducia tornerà graduamente, e alla fine si potranno togliere i controlli sui capitali.

 

La Malesia lo ha fatto nel 1998. La Corea del Sud, con l’aiuto statunitense, ha fatto qualcosa del genere nello stesso momento, esercitando pressioni sulle banche perché mantenessero le linee di credito nel breve termine. Un decennio più tardi, l’Islanda ha attuato molto bene una combinazione di controlli sui capitali e di ripudio del debito (tecnicamente, ha rifiutato di addossare al settore pubblico la responsabilità della crescita del debito fatta dai banchieri privati).

 

Anche l’Argentina ha fatto piuttosto bene con le sue politiche eterodosse nel 2002 e in seguito per alcuni anni, ripudiando in effetti i due terzi del suo debito. Ma il regime dei Kirchner non ha saputo quando fermarsi per tornare nuovamente alle politiche ortodosse, e questo ha gettato le basi per una nuova crisi del paese.

 

E forse proprio questo esempio dimostra quanto sia difficile gestire una crisi del genere. Bisogna avere un governo che sia al tempo stesso flessibile e responsabile, nonché abbastanza competente dal punto di vista tecnico per mettere in atto misure speciali, e abbastanza onesto per realizzarle senza una esagerata corruzione.

 

Questo purtroppo non è il caso della Turchia di Erdogan. Certo, non sembra nemmeno il caso dell’America di Trump. Quindi è un bene che i nostri debiti siano denominati in dollari.

 

Erdogan: ‘boicotteremo prodotti Usa, iPhone inclusi. Chi ha lanciato questa guerra la pagherà’

Laura Naka Antonelli finanzaonline.com 14.8.18

Così il presidente turco: “Rimanendo uniti, combatteremo in modo decisivo contro il dollaro, i prezzi del forex, l’inflazione e i tassi di interesse. Proteggeremo l’indipendenza della nostra economia insieme”.

La Turchia boicotterà i prodotti elettronici americani, inclusi gli iPhone di Apple. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan torna a minacciare l’America di Donald Trump, in risposta alla decisione del presidente Usa di raddoppiare i dazi doganali sull’alluminio e l’acciaio turchi. Parlando da Ankara, Erdogan ha lanciato una minaccia diretta alla Casa Bianca:

Boicotteremo i prodotti elettronici Usa. Loro hanno gli iPhone? Ci sono i Samsung. E nel nostro paese abbiamo Venus e Vestel (marchi di smartphone della Turchia)”.

C’è un prezzo che stiamo pagando per la situazione in cui ci troviamo – ha continuato – Ma chiunque abbia orchestrato questa guerra economica contro la Turchia la pagherà“.

Nel suo discorso, proferito in occasione di un evento organizzato dal think tank turco Seta (Fondazione per la ricerca politica, economica e sociale), il presidente ha sobillato anche i suoi cittadini contro gli stranieri, valute comprese, sottolineando che cambiare lire turche in monete estere, significherebbe “arrendersi al nemico”.

Erdogan non ha fornito dettagli sul modo in cui intende boicottare i prodotti americani, ma il suo messaggio conferma per l’ennesima volta come il presidente turco non abbia alcuna intenzione di piegarsi alla volontà dei mercati, nonostante i forti tonfi che la lira turca ha pagato molto spesso proprio a causa delle sue bellicose dichiarazioni.

Focus sul commento del Guardian, che fa notare tuttavia come la minaccia di bandire gli iPhone dalla Turchia sia “interessante. Visto il crollo della lira, i prodotti americani come gli iPhone sono diventati già molto più costosi per i consumatori turchi. Di conseguenza, le vendite dei prodotti importati sarebbero comunque scese“.

Così, intervistato dal Guardian, Neil Wilson di Markets.com commenta le parole di Erdogan:

“Erdogan ha risposto agli Usa dicendo che bandirà i prodotti elettronici americani. Non credo che Apple si preoccuperà troppo della questione, ma le parole indicano un deterioramento preoccupante nelle relazioni tra Ankara e Washington”.

Un deterioramento, in generale, della stessa guerra commerciale che si sta combattendo a livello globale. Reuters pubblica intanto altri estratti del discorso di Erdogan:

“Rimanendo uniti, combatteremo in modo decisivo contro il dollaro, i prezzi del forex,  l’inflazione e i tassi di interesse. Proteggeremo l’indipendenza della nostra economia insieme”. Guerra dichiarata ancora, dunque, ai tassi di interesse. Il che significa che la Banca centrale turca continuerà ad avere le mani legate per molto tempo ancora, a dispetto di molti investitori che, guardando alla crisi della Turchia, chiedono soprattutto una cosa: un rialzo dei tassi di interesse.

Boccia (Confindustria) attacca il governo Conte: ‘Delusi, si rischia di scendere in piazza’

Silenziefalsita.it 14.8.18

Questo governo ci ha deluso, speriamo di evitare la piazza”.

Lo ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia in unintervista a Il Messaggero.

“Il decreto lavoro – ha affermato – aumenta solo i costi e non crea occupazione”. Bisogna ricordarsi “che abbiamo il secondo debito pubblico più grande al mondo rispetto al Pil e che fare ricorso al deficit significa accumulare altro debito a danno delle generazioni future”.

E ha aggiunto: “Il nervosismo del nostro mondo è molto elevato e di questo passo dovremmo prevedere – speriamo di non arrivare a tal punto – di portare i cittadini imprenditori in piazza”.

Boccia ha poi osservato che “le parole di alcuni esponenti dei partiti di governo nei confronti del sistema di rappresentanza” sono “davvero ingenerose, al limite della volgarità”.

“Se la politica e i partiti vogliono riappropriarsi del loro primato – ha proseguito – non possono limitarsi a seguire i sondaggi e la piazza, come qualcuno ama dire. Se si insiste con certe provocazioni saremo costretti a farci sentire”.

Secondo Boccia il ministro Tria – che in alcune occasioni è sembrato in contrasto con l’esecutivo – “parla il linguaggio del buon senso”.

“Ci auguriamo – ha detto Boccia – che le sue parole siano ascoltate e rispettate. I mercati non si lasciano influenzare dalle buone intenzioni ma premiano o puniscono le azioni che valutano dannose”.

Quanto alle grandi opere, il numero uno di Confindustria ha osservato:

“La cosa più grave a nostro avviso è che si mettono in discussione cantieri e non progetti con il rischio di dover pagare penali miliardarie che peserebbero sui cittadini contribuenti e sulle imprese”.

Per quanto riguarda l’Ilva, invece, ha detto: “Sulla soluzione confidiamo nel buon senso. C’è stata una gara e c’è un investitore vincitore. Ora occorre coniugare ambiente, sviluppo e occupazione. L’Ilva rappresenta la questione industriale nazionale, del Mezzogiorno, dell’occupazione e dell’indotto. A oggi c’è molta incertezza. Sembrerebbe una tattica tesa a far scappare l’investitore”.

L’UNICEF deve salvare la sua reputazione

Franco Novembrini girodivite.it 14.8.18

L’UNICEF deve salvare la sua reputazione guadagnata sul campo con anni di iniziative umanitarie. Lo deve fare perché le accuse mosse ai fratelli Conticini da magistrati italiani risalgono ad anni fa. Ed è già grave che in questo lungo periodo non cui sia stata alcuna segnalazione degli ammanchi milionari segnalati che inducono a pensare due cose.

La prima che non ci siano controlli sui fondi raccolti e la seconda che ci sia una specie di connivenza con gli ’’stornatori’’, diciamo così, che avrebbero usato i soldi per fini personali usando l’UNICEF come se fosse una Banca Etruria qualsiasi.

E veniamo ai fruitori di tali fondi.

I Conticini (nomen omen) sono tre fratelli di cui uno ha sposato la sorella di Matteo Renzi, che all’epoca dei fatti era sindaco di Firenze ed era stato presidente della Provincia di Firenze negli anni precedenti e di cui la magistratura si era interessata per le spese ritenute eccessive. I Conticini, dicono sempre i giudici, in quegli anni hanno fatto operazioni edilizie in Italia ed anche in Portogallo fra l’altro non tutte andate a buon fine.

Voglio sperare che una organizzazione umanitaria che del prestigio e della trasparenza ha fatto la sua ragione di vita decida di voler chiarire la questione anche a prescindere dal risultato delle indagini e visto che una leggina varata pochi giorni prima delle elezioni dal governo Gentiloni, che è stato il successore di Renzi, si può procedere solo se la parte lesa si costituisce parte civile.

Chi sono i fondi che puntano contro Azimut, Banco Bpm e Bper

 startmag.it 14.8.18

Borsa

Che cosa dice un’elaborazione dell’ufficio studi di Money.it

Le quotazioni a Piazza Affari potrebbero continuare con la loro debolezza, complici le varie tensioni a livello geopolitico.

Tale debolezza non sfugge di certo al vigile controllo dei fondi istituzionali e non che hanno posizioni corte in essere sul nostro mercato.

L’Ufficio studi di Money.it ha aggiornato l’analisi delle posizioni corte nette (PNC) relative al 3 agosto 2018 sulla base dati pubblicati da Consob in base alle comunicazioni pervenute dagli operatori finanziari che hanno posizioni corte sul mercato italiano superiori allo 0,5% del capitale.

Azimut, Banco BPM e BPER Banca restano le più shortate.

La tabella espone in ordine decrescente la classifica dei titoli sulla base della quota di capitale su cui sono aperte posizioni nette corte da parte dei fondi istituzionali o privati.

Dall’ultimo aggiornamento reperito, relativo al giorno 10 agosto si denota come Azimut rimanga la società più shortata, con un totale di 8 operazioni short nette aperte per una quota di capitale pari all’8,91%.

Fa seguito Banco BPM, che diventa ora la seconda società più shortata dai fondi, con un totale di 7 posizioni nette corte aperte e un capitale impiegato da parte degli hedge fund del 7,50%. La via del rialzo è ostacolata anche per BPER Banca, che si trova a fare i conti con 7 posizioni nette ribassiste e il 6,43% del capitale.

Sono state quindi analizzate le variazioni rispetto allo scorso 3 agosto, per fornire un’idea di come si sia evoluta l’esposizione corta dei fondi dopo questa difficile ottava.

La seconda tabella mostra come si sia ridotta l’esposizione su Azimut, passata da un 9,53% ad un 8,91% attuale, e BPER Banca dove l’esposizione short è passata da un 7,56% a un 7,15% mentre sia aumentata quella relativa a Banco BPM dove l’esposizione è aumentata dal 6,57% al 7,4%.

Rispetto al 3 agosto inoltre non è presente F.I.L.A. mentre le new entry sono Banca Carige, Banca MPS e Poste Italiane che esordiscono tutte con una posizione netta corta e rispettivamente lo 0,62%, lo 0,58% e lo 0,51% di capitale dei fondi impiegato per lo short. Si denota quindi come sia aumentata l’esposizione sul comparto bancario.

Si è poi voluta analizzare la situazione dei fondi, dove spiccano per esposizione short AQR, con il 12,39% di capitale impiegato per lo short a Piazza Affari e 8 posizioni nette corte in essere e Marshall Wace, con il 9,88% di capitale e 8 posizioni nette ribassiste. Kairos invece presenta un 4,08% di capitale impiegato con 3 posizioni corte in essere. New entry tra i fondi che shortano Piazza Affari è Melqart che parte con una posizione e lo 0,52% di capitale, mentre non sono presenti Citadel e JPMorgan.

La variazione più importante per quanto riguarda l’esposizione short dei fondi è data da WorldQuant, che riduce l’esposizione corta sul nostro Paese dell’1,14% con una variazione di -2 posizioni corte.

(Articolo tratto dal sito www.money.it)

Ma il “piano B” non puo’ funzionare

comedonchisciotte.org 14.8.18

FONTE: KEINPFUSCH.NET

In questa vigilia di crisi finanziaria, osservare il dibattito politico (sia quello tra politici che quello tra sostenitori ) e’ esilarante. E’ esilarante perche’ quando le persone cercano di costruirsi un’idea della realta’ dopo averla rinnegata ed aver abbracciato qualche narrativa, non possono che farmi ridere. La realta’, signori, non si spiega. Non esistono teorie che spiegano la realta’. Esistono teorie che la descrivono, esistono racconti che ne fanno la cronaca, ma la realta’ non si spiega. La realta’ si osserva e basta, per la semplice ragione che non esistono altre alternative.

E’ assolutamente chiaro, ad una prima osservazione, che il mondo finanziario si comporta secondo uno schema “Seed and Harvest”. Significa che ci sono due fasi: la prima e’ quella in cui un paese e’ riempito di soldi da spendere, la seconda e’ quella , detta crisi, nella quale gli investimenti devono “ritornare”.

Significa che investono 100 nel vostro paese, e dopo qualche anno vogliono prendere 120. Se hanno costruito , per esempio, una fabbrica che rimane in piedi anche dopo il “raccolto”, siete fortunati e finisce a pareggio. Se invece non hanno costruito, allora si chiama speculazione e la partita finisce a -20 per voi.

Questo e’ quello che si osserva. Non sara’ canonico , non sara’ formalmente corretto, ma il fenomeno e’ questo. Ed e’ quello che e’ successo in Turchia. Per anni hanno investito soldi, e soldi, e soldi, ma non hanno costruito impianti produttivi che rimarranno. Quei soldi sono andati in consumi (prevalentemente prodotti stranieri) e immobili. Per rimanere nel mio esempio, adesso e’ arrivato il momento del raccolto, e quindi si riprendono i 100 che hanno investito piu’ i 20 di guadagno, e per la Turchia finisce a -20.

Non c’e’ nulla che ci si possa fare, Erdogan o no, banca centrale turca o no, perche’ si tratta di fenomeni che sono sin troppo frequenti: sicuramente esisteranno teorie che spiegano questo fenomeno meglio di cosi’. Ma per la precisione di cui ho bisogno, un modello semplice ed empiricamente consistente mi basta e mi avanza. E’ gia’ successo, e succede ad intervalli abbastanza regolari.

E non mi si puo’ dire che per anni ed anni gli investitori non si accorgono che stanno buttando via soldi e poi, improvvisamente, un bell’agosto di accorgano che il debitore non e’ degno di fiducia. Cosa e’ cambiato, che so, rispetto a sei mesi fa? E che cos’e’ cambiato improvvisamente all’esplodere della crisi greca rispetto, che so io, a sei mesi prima?

Detto questo, andiamo ad osservare l’ Italia. O meglio, l’Europa. Ci sono stati anni di QE che hanno tenuto artificialmente basso lo spread e il costo del debito, a spese dell’industria italiana. O meglio: a favore dei competitors dell’industria italiana, principalmente francesi e tedeschi.

In che modo? Il meccanismo del QE dice che la BCE puo’ comprare debito dei paesi, in proporzione alla quota societaria che i paesi hanno presso la BCE stessa. Significa che per 100 euro di debito italiano devono comprarne 100 francese e 140 tedesco, diciamo. Adesso il problema e’: ma se quei governi non emettono altro debito, come fa la BCE?

Trovatasi a corto di assets disponibili all’acquisto in base al rating, questa ha cominciato ad acquistare anche bond corporate e con valutazione sempre più bassa, in modo tale da garantire il mantenimento di un controvalore sufficiente a calmierare i rendimenti: a marzo del 2015, quindi, l’Eurotower ha stravolto il mandato statutario del Quantitative Easing, dando vita al programma Pspp, di fatto ampliando la platea del debito monetizzabile mensilmente anche a bond aziendali.

In parole povere, ha finanziato aziende decotte. Di quali paesi?

In definitiva, questo significa che il comodo ombrello della BCE vi e’ costato parecchio. Vi e’ costato parecchio perche’ aziende e banche apparentemente decotte, site in gran parte in Francia , anziche’ essere preda di acquisizioni da altri, anche italiani, sono diventati immeritatamente forti e hanno potuto far concorrenza alle aziende di tutta Europa, a spese di tutti, e tutto per merito degli italiani e del loro bisogno di salvataggi.Cosa significa questo? Significa che , anche se qualcuno convincesse la BCE a riaprire il QE, la situazione industriale italiana non migliorerebbe: per comprare ancora piu’ debito la BCE dovrebbe comprare asset BBB a mezza Francia e mezza Germania. State offrendo il salvataggio di Deutsche Bank su un piatto d’argento. Del resto, Kommerzbank si e’ gia’ salvata proprio grazie a questo meccanismo.

Vi trovereste con concorrenti sempre piu’ forti. I vostri industriali soccomberebbero di fronte ad una inspiegabile forza finanziaria dei concorrenti europei, senza potersela spiegare con il ricavo.

E qui c’e’ il primo principio degno di osservazione:

Osserviamo che l’architettura dell’euro e’ concepita in modo da bilanciare le crisi periferiche a vantaggio del centro

Immagino esisteranno moltissimi tecnicismi per spiegare tutto questo, ma il punto e’ che per come e’ costruita la moneta, ogni crisi della periferia va a beneficio del centro, in un modo o nell’altro. E non c’e’ motivo per pensare che non sia cosi’ anche per la futura crisi italiana. Del resto , della scorsa crisi italiana hanno beneficiato le aziende francesi, quindi sicuramente non troverete MAI una Francia contraria alla ripresa del QE: un rinnovo del debito alle aziende decotte francesi e’ tutto quello che Macron spera.

In ogni caso, siccome non esiste il pasto gratis, notiamo anche una cosa diversa: la scorsa crisi greca ha richiesto ben 22 summit europei. Durante questo periodo interminabile lungo piu’ di due anni, l’ Euro e’ stato molto sottoprezzato. Significa che la crisi della periferia ha abbassato il valore dell’Euro SENZA intaccare le altre economie: risultato, con un euro debole tutti hanno venduto di piu’.

Non c’e’ da stupirsi, quindi, che nessuno si sia mosso in fretta per risolvere la crisi greca (nonostante il piccolo ammontare del debito rispetto all’economia dell’eurozona).Ci hanno messo tutti gli anni che potevano, per la semplice ragione che piu’ tempo passava e piu’ l’ Euro rimaneva ad un valore basso, o piu’ basso del dovuto, e rendeva competitivi gli esportatori europei.

Ance in questo caso,

Osserviamo che l’architettura dell’euro e’ concepita in modo da bilanciare le crisi periferiche a vantaggio del centro

Mi ripeto: immagino esisteranno moltissimi tecnicismi per spiegare tutto questo, ma il punto e’ che per come e’ costruita la moneta, ogni crisi della periferia va a beneficio del centro, in un modo o nell’altro. E non c’e’ motivo per pensare che non sia cosi’ anche per la futura crisi italiana. Del resto , della scorsa crisi greca hanno beneficiato le aziende esportatrici di tutta Europa, quindi sicuramente non troverete MAI qualcuno che voglia terminare una crisi in fretta.

Detto questo, andiamo al punto del “piano B dei sovranisti”. Si vocifera (non vedo fonti attendibili a riguardo se non documenti vecchissimi, onestamente) che l’idea sarebbe quella di “inguaiare l’Italia” facendola finire in una situazione di costo insostenibile del debito (ed eventuale declassamento del rating) , mentre il governo impassibile starebbe alla finestra a guardare. E questo “costringerebbe” (secondo la teoria greca che lo stesso autore, Varoufakis, ha dovuto rimangiarsi) l’Europa a salvare l’Italia per salvare l’euro.

Se questo e’ il “piano”, e’ un piano fascista, cioe’ un piano destinato al fallimento. E ha tutti i classici difetti dei piani fascisti.

  • Sottovaluta la durata della guerra.

L’idea che gia’ dopo pochi mesi la BCE (o l’ “Europa”) sia costretta a salvare l’Italia e’ del tutto illusoria. Poiche’ l’ Euro perdera’ quotazione immediatamente, a vantaggio dei paesi esportatori, la crisi verra’ protratta il piu’ possibile. E siccome l’Italia e’ un paese piuttosto robusto, potete tranquillamente aspettarvi 2-3 anni di crisi del debito con lo spread alle stelle. Anni fatti di continui summit europei, ove gli italiani vanno a mendicare lo zero virgola qualcosa di flessibilita’, e poi vanno a mendicare tolleranza per le banche stracolme di btp ormai tossici, e di attese snervanti per il rating delle agenzie.

Il piano “B” e’ destinato alla disfatta perche’ sottovaluta la durata della battaglia. Non mette in conto che una crisi italiana farebbe ponti d’oro alle industrie esportatrici europee, ed in particolare ai paesi esportatori. Qualcuno ha detto Germania? Appunto.

  • Sopravvaluta la resistenza politica del paese.

Esaminiamo solo i primi sei mesi della crisi, diciamo sino ad aprile del 2019. Davvero con lo spread a 400 un governo durerebbe tanto? Avrebbe contro tutti gli industriali, tutte le banche, tutte le associazioni di categoria. Con lo spread a 400 le banche italiane , anche le migliori, andrebbero decotte e faticherebbero a finanziare gli imprenditori italiani , che si rivolterebbero contro il governo stesso. Chi detiene il debito italiano, per il 60% in mano a risparmiatori (sotto mentite spoglie, ma vabe’) finirebbe al macello, quindi anche i risparmiatori italiani finirebbero col detestare il governo.

Esistono governi in grado di resistere sei mesi a questo? L’osservazione del passato mostra che in media la vita di un governo italiano in queste condizioni di mancanza di consenso e’ di 3-4 mesi, al piu’.

Il piano “B” e’ destinato alla disfatta perche’ basterebbe che l’ avversario da battere (nella mente dei sovranisti la BCE o la UE) prolungasse lo scontro anche solo di sei mesi, il governo non esisterebbe piu’.

  • Sopravvaluta gli alleati.

La vulgata sovranista vuole che nel caso l’italia fosse davvero in una seria crisi del debito, arriverebbero i paesi amici a tirarla fuori dai guai. Anche in questo caso, la strategia fascista non sembra razionale. La Russia non ha dato una lira alla Grecia , che pure ha legami culturali forti con Mosca per via della comune religione. Gli USA di Trump viaggiano sulla linea del deficit provvisorio da anni, e devono per forza mendicare di volta in volta il bilancio per non finire in “shutdown”. La Fed ha smesso di stampare dollari da anni, e come se non bastasse la sua direttrice non sembra tanto prona al Presidente. I cinesi, come tutti gli orientali, non danno niente a nessuno, e tendono a prendere senza dare niente in cambio.

Il piano B fallira’ perche’ e’ del tutto improbabile che arrivi il soccorso americano, russo o di altre potenze. E ad avere centinaia di miliardi da buttare sul tavolo non sono tanti.

  • Sottovaluta l’avversario.

Nei piani fascisti l’alleato ha sempre una volonta’ debole, punti fragili a iosa e pochissimo coraggio, tantomeno la voglia di arrivare allo scontro. Ed e’ sempre diviso o fagile alle divisioni, mentre nella mente dei fascisti l’ Italia e’ monolitica e unita. Alla prova dei fatti, Angela Merkel ha sempre spezzato le ossa a chiunque le si sia parato di fronte, anche ai piu’ baldanzosi. E’ nota per la durezza con cui tratta gli avversari. E alla prova dei fatti, ogni volta che qualcuno si e’ parato di fronte alla UE come avversaro dichiarato, vedasi il caso Brexit, gli europei hanno dato mostra di una sorprendente unita’. Gli inglesi sono noti per essere dei bulldog, ma stranamente non sono riusciti ad incrinare di una virgola la UE, per tutta la durata della trattativa, e sono ormai due anni. Semmai nello scontro sono andati in pezzi loro, con tanto di dimissioni del negoziatore in capo.

Come ho detto sopra, il sistema europeo e’ costruito per trarre vantaggio dalle crisi periferiche. Il Piano B fallira’ perche’ come tutti i piani fascisti sottovaluta l’avversario.

In definitiva, il piano B puo’ solo fallire, E fallire a vantaggio dei concorrenti europei, che non staranno certo li’ a guardare e cercheranno di tirare fuori tutto il buono possibile da questa crisi.

  • Sopravvaluta la portata delle vittorie momentanee.

Se anche all’inizio si convincesse la BCE a ripescare il QE, dal momento che ne’ Francia ne’ Germania sarebbero pronte a stampare debito pubblico, la BCE sarebbe nuovamente costretta a comprare i bond delle aziende (e banche) tedesche e francesi. A fronte di banche italiane ancora piene di btp “che scottano” , le aziende di Francia e Germania riceverebbero fiumi di soldi freschi ad un prezzo impensabile prima. E se anche si producesse un cambiamento dei trattati, occorrerebbero due/tre anni perche’ si facciano i trattati ed entrino in vigore. In due o tre anni di crisi del debito l’Italia verrebbe spolpata dagli interessi.

Il piano B e’ destinato a fallire perche’ anche le sue tattiche, oltre alle strategie, sono fallimentari. I trattati europei sono stracolmi di clausole compensative, che farebbero guadagnare i paesi senza crisi qualsiasi cosa facciano quelli in crisi.

  • Si credono preziosi, unici quando non insostituibili.

Ci sono persone che ritengono l’italia eterna , come se avesse un contratto con Dio, in quanto unica ed insostituibile. Credono cioe’ che per avere le preziosita’ assolute che l’economia italiana poduce, gli altri sarebbero disposti a vendere l’ anima al diavolo. Eppure, le cose non stanno proprio cosi’. Se i vostri pomodori costano cosi’ poco che sono sostenibili soltanto a patto di usare schiavi negri, e’ per una ragione molto semplice: l’ Olanda sta inondando di pomodoro i mercati europei. Voi direte: l’ Olanda? Si.

https://www.nationalgeographic.com/magazine/2017/09/holland-agriculture-sustainable-farming/

In questo senso, la storia si ripete. Cosi’ come Mussolini si credeva un drago nel fare a braccia le bonifiche per guadagnare pochi ettari di terreno mentre il resto del mondo scopriva l’uso della chimica e della meccanizzazione agricola, oggi come oggi l’italiano si crede furbo perche’ mette marci DOCG qui e la’, mentre il resto d’europa avanza tecnologicamente. Questo succede in agricoltura come in tutti gli altri campi. Se qualcuno crede che ci sia qualcosa che rende la produzione italiana unica e insostituibile, non capisce in che direzione stia andando l’industria. Compresa quella italiana.

Il Piano B e’ destnato a fallire perche’ la “minaccia” dell’Italia di uscire dalla UE sarebbe considerata un bluff , o se volete uno di quei piani perfetti che poi non resistono al piano di battaglia. Per la precisione, nessun piano sopravvive al campo di battaglia.

Concludendo: il “piano B” , se esiste, e’ una boiata destinata al fallimento.

Perche’ e’ un piano fascista. E i fascisti fanno schifo in due cose: la tattica e la strategia. Hanno sempre fatto schifo, e l’osservazione mostra che fanno ancora schifo quanto prima. Credono che l’avversario stia fermo a farsi picchiare anziche’ reagire, credono che reagisca alla sconfitta subendo la sconfitta , credono che gli scontri dureranno poco, credono che gli avversari siano dei manichini immobili saliti non si sa come insieme ad un pugile.

Alla fine dei conti, i fascisti italiani rimangono quel che sono sempre stati: dei mediocri. Anche quando hanno gli strumenti, trovano il modo di farne un uso sciatto, sino a renderli inutili.

E questo per un motivo: il fascista e’ molto bravo a pensare cosa fare contro gli altri , ma non sa costruire nulla a proprio favore.

 

Fonte: https://keinpfusch.net

Link: https://keinpfusch.net/ma-il-piano-b-non-puo-funzionare/

13.08.2018