L’Italia di oggi: Un paese fragile senza difesa del suo territorio e delle sue infrastrutture

controinformazione.info 15.8.18 Luciano Lago

di  Luciano Lago

Il Crollo del centrale Ponte Morandi a Genova può essere visto come la metafora di un paese in grave crisi, dove crollano i ponti e sulle autostrade scoppiano autocisterne, quasi il ripetersi di questi episodi (quello di Genova il quinto ponte a crollare negli ultimi anni) potrebbero significare l’imminente crollo di una Nazione.

La responsabilità diretta del disastro di Genova sarà quasi certamente da attribuire alla Società Autostrade Spa, di proprietà della Benetton , ed ai governi di centro sinistra che l’hanno sorretta, ai ministri delle Infrastrutture (come Del Rio) che neppure si degnavano di rispondere alle interrogazioni parlamentari sullo stato del ponte, come anche ai Governi succubi di Bruxelles che rifiutavano di investire in manutenzione delle opere e difesa del territorio per mantenere il bilancio dello Stato all’interno dei paramentri di spesa stabiliti della Commissione Europea.

L’avidità degli speculatori industriali, dei proprietari per concessione e favori politici, risulta nota a tutti. Loro Incassavano palate di denaro dalle tariffe (aumentate ogni anno) , senza curarsi di eseguire le dovute manutenzioni e gli investimenti previsti. Gli speculatori sono sempre stati coperti dalla politica.
La responsabilità indiretta si può facilmente attribuire principalmente ai governi di centro-sinistra, gli stessi che hanno favorito le privatizzazioni dei patrimoni pubblici, dall’acqua all’energia, dalla telefonia ai trasporti, dalle autostrade alle case popolari.

La sinistra, in combutta con i centristi della vecchia DC e delle successive formazioni, dalla Margherita alla UDC di Casini e soci, si è fatta portatrice degli interessi dei mercati, dei potentati finanziari e degli speculatori.
Quella sinistra, divenuta mondialista e filo capitalista, convinta sostenitrice del liberismo economico, si è dimostrata sempre disponibile al consociativismo e funzionale agli interessi del grande capitale, da Berlinguer, a Natta a Occhetto e D’Alema per finire poi “in bellezza” con Renzi e Gentiloni.

Renzi con Del Rio e Oliverio, la sinistra dei disastro italiano

A compiere il processo delle privatizzazioni, come tutti possono ricordare, è stata la sinistra di D’Alema di Veltroni, di Romano Prodi, con la compiacenza di Bertinotti e Cossutta, arrivando a Renzi, Gentiloni e alle varie Boldrini, Bonino, e compagnia cantante.
La sinistra al governo si è dimostrata succube alle direttive dei banchieri e tecnoburocrati della UE. Prima di tutto veniva la stabilità di bilancio ed i mercati, il vincolo del 3%  e la rispondenza ai criteri liberistici dell’economia. Poi tutto il resto.

I governi di centro sinistra si sono palesati come privi di una volontà politica indipendente ma espressione di quei potentati finanziari ed atlantici di cui rappresentavano gli interessi.
Governi che si sono dimostrati disponibili all’abbandono delle produzioni industriali del made in Italy ed alla cessione di queste al grande capitale transnazionale, con fabbriche abbandonate e delocalizzazioni.

Gli esponenti della sinistra si sono dedicati preferibilmente all’apertura delle frontiere alla immigrazione/invasione su cui hanno puntato per nuova base di consenso (vedi l’insistenza per lo Ius Soli), oltre che per ottemperare le direttive delle centrali transnazionali.

Gli stessi esponenti della politica della sinistra hanno avuto cura di smontare pezzo per pezzo i diritti sociali sul lavoro e sulle pensioni, sull’assistenza sociale e sanitaria per favorire le politiche di austerità e di flessibilità dettate dalla UE e dai potentati finanziari.
Per ingannare il popolo, il governo di Matteo Renzi e i suoi sodali erano soliti utilizzare i nuovi termini inglesi per descrivere le loro misure antipopolari: “Job Act, spending review, quantitative easing, hotspot, spread”, ecc..

Gentiloni tranquillizza Soros

L’Italia era un tempo la quinta/sesta potenza industriale, una colonna di progresso e di civiltà nel mondo, ammirata per le sue realizzazioni e per le sue originalità di produzione, per il suo patrimonio di arte e di cultura.
Con i governi di centro sinistra l’Italia si è avviata ad essere un paese colonizzato del terzo mondo con infrastrutture fatiscenti, territorio super cementato e privo di difese, in mano a speculatori senza scrupoli, oltre a essere colonizzata culturalmente dalle mode anglofone.

Naturalmente un paese privo di una propria moneta, senza difese dei suoi confini, con un bilancio pubblico dettato dall’estero, una sovranità regalata ai potentati finanziari della UE e della BCE.
I risultati si vedono con il crollo dei ponti, lo scoppio delle cisterne, il crollo delle scuole, la deriva delle periferie ed i sintomi di scollamento civile.

Cambiato il Governo, estromessi gli esponenti di questa sinistra  e con una nuova governance, possiamo augurarci che ci sia un svolta, una speranza di cambiamento ma, prima che politico, il cambiamento dovrebbe essere culturale. “Padroni a casa nostra” era stato il migliore slogan della Lega. Speriamo che si avveri.