Atlantia e l’incubo del debito

Rosario Murgida finanzareport.it 21.8.18

Sul gruppo pende la spada di Damocle del mega indebitamento da 39 miliardi che si accumulerà dopo l’acquisto del controllo di Abertis

Atlantia è ormai da giorni al centro delle attenzioni per le conseguenze del crollo del Ponte Morandi a Genova.

Da una parte il mercato teme gravi conseguenze e penalizza il titolo e dall’altra il governo rivendica possibili nazionalizzazioni, maxi risarcimenti, revoche delle concessioni. In mezzo c’è ovviamente la società con i suoi dipendenti, dirigenti e azionisti.

Lo scenario è complesso anche perchè le incognite sul destino del gruppo romano sono molteplici. E infatti il mercato sembra quasi non sapere che direzioni scegliere. A dimostrarlo è l’andamento non solo delle azioni tra crolli e tentativi di rimbalzo ma anche dei titoli di debito.

Del resto Atlantia, anche per la sua natura di società infrastrutturale, ha un peso di bond e linee di credito enorme da sostenere, soprattutto dopo aver completato l’acquisizione del controllo di Abertis in consorzio con Acs e Hochtief.

Si parla di 39 miliardi di debiti, con 15 relativi alla società autostradale iberica, su cui le agenzie di rating hanno già acceso il faro come dimostrato da Standard & Poor’s con la decisione di mettere sotto osservazione con implicazioni negative il giudizio su Atlantia e da Moody’s con l’avvertimento su un possibile declassamento in caso di revoca della concessione.

Insomma si è di fronte a una montagna che rischia di esplodere come un vulcano soprattutto se il gruppo non riuscirà aottenere risarcimenti nel caso di una revoca della concessione (la maxi penale di 15-20 miliardi prevista dai contratti stipulati dai precedenti governi). Il debito rischia di diventare in tal caso un incubo difficile da gestire per i vertici aziendali.