Moody’s rinvia la pagella, ma l’Italia resta sotto tiro

Ugo Bertone firstonline.info 21.8.18

L’agenzia di rating aspetta la nuova manovra di bilancio del Governo prima di pronunciarsi, ma i grandi broker sostengono che l’eventuale sforamento del 3% del rapporto deficit/Pil possa far impennare lo spread fino a 470 punti base – Oggi il cda Atlantia – Trump boccia l’aumento dei tassi – In Venezuela inflazione record: 80.000 percento

“Non sono per niente entusiasta della sua volontà di alzare i tassi. No, non lo sono per niente”. Donald Trump entra così a gamba tesa sulle intenzioni di Jerome Powell e lo fa a due giorni dall’intervento che il presidente della Fed terrà al meeting di Jackson Hole, la sede scelta per annunciare le prossime mosse della Banca centrale. Ovvero il terzo aumento del costo del denaro nel 2018, giustificato dall’aumento dell’inflazione (2,9% a luglio), dal calo della disoccupazione (3,9%, ai minimi da 20 anni) e dalla salute delle aziende: nel solo secondo trimestre sono stati distribuiti nel mondo dividendi per 497,4 miliardi.

Ma a Trump questa mossa non piace perché rischia di “danneggiarci mentre stiamo vincendo la battaglia dei commerci”. Il rialzo del dollaro favorisce la “concorrenza sleale” di Cina ed Unione europea, che, a suo dire, indeboliscono volutamente le loro valute. E per quanto riguarda il prossimo incontro tra i rappresentanti Usa e i cinesi sui dazi in programma domani il presidente ha gelato l’entusiasmo: “Non mi aspetto niente di speciale”.

POWELL A JACKSON HOLE REPLICHERÀ AL PRESIDENTE

Quale sarà l’impatto della sortita del presidente? Powell, che assicura di non aver mai ricevuto pressioni dalla Casa Bianca, tirerà dritto. Lo stesso presidente ha detto nel corso di un’intervista a Reuters che giudicherà “Powell tra sette anni”, rivendicando però il diritto “a giudicare la Fed” quando vuole: “Contano i risultati, non l’indipendenza”. Ma all’interno della Banca cresce, come dimostra l’uscita di Raphael Bostic della Fed di Atlanta, il partito di chi teme che tre aumenti nel 2018 possano provocare una frenata dell’economia troppo violenta.

L’EURO RISALE SOPRA 1,15. RIPARTE LO YUAN

Le parole del presidente hanno avuto un’eco immediata. Ha perso posizioni il dollaro, mentre l’euro è risalito subito oltre quota 1,1544. Più forti stamane i movimenti sulle valute asiatiche. Il cross dollaro yen scende sui minimi dalla fine di giugno a 110,1. Lo yuan cinese si apprezza per il quarto giorno consecutivo a 6,84 su dollaro. Scende anche il cross dollaro-rupia indiana, arrivato la scorsa settimana sui massimi della storia, oltre quota 70 di cambio: stamattina siamo a 69,6.

PEPSICO SMETTE SULLE BBITE NON GASSATE

L’intervista del Presidente, diramata dieci minuti prima della fine della seduta, ha frenato il rialzo di Wall Street, fino a quel momento tonica: Dow Jones +0,35%, S&P +0,24%, Nasdaq +0,06%.

Sul fronte societario, da segnalare il nuovo record assoluto di Nike (+3%) e quello di Aestée Lauder (+3,4%), il gigante della cosmetica guidato dall’italiano Fabrizio Freda.

Il colosso delle bibite gasate Pepsico vuole acquisire per 3,2 miliardi di dollari l’israeliana Soda Stream, leader delle bibite fatte in casa.

Il calo del dollaro, combinato con l’attesa di progressi nel negoziato sui dazi ha favorito il rimbalzo dei listini asiatici, soprattutto di quelli della Cina. Indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen +1,9%, Hong Kong +0,5%. La Borsa del Giappone guadagna lo 0,5%.

Piatto il mercato azionario dell’India, con l’indice BSE Sensex a 38.282 punti. Citi consiglia cautela sulla Borsa di Mumbai, salita da inizio anno del 18% ed immune al tema delle guerre commerciali: in un report diffuso stanotte, i il broker conferma il suo target di medio periodo, a fine marzo il BSE dovrebbe essere 37,300 punti, un obiettivo che implica un calo di circa il 2,5%.

IL CICLONE MADURO ABBATTE LA MONETA; INFLAZIONE ALL’80 MILA %

Il petrolio Brent è poco mosso a 72,2 dollari il barile. Negli ultimi tre giorni ha sempre chiuso in rialzo. Pesa sui mercati anche il debutto surreale della nuova valutar del Venezuela: i salari salgono del 3.000%, ma l’inflazione è all’80.000%, con la prospettiva di salire oltre il milione per cento. Il presidente Maduro ha agganciato la moneta ad una sua cripto valuta, il petro.

MOODY’S RINVIA LA PAGELLA: LO SPREAD PUÒ SALIRE A 470 PB

L’Italia resta al centro dell’attenzione del mondo finanziario. L’agenzia di rating Moody’s ha deciso di rinviare la decisione su un eventuale downgrade dell’Italia. Centrali saranno la manovra 2019 del governo Conte e le scelte in tema di riforme, avverte l’agenzia, che ricorda in una nota di aver messo sotto osservazione per un eventuale abbassamento il rating dell’Italia ‘Baa2’ lo scorso 25 maggio.

A una domanda sulla possibilità di superare la soglia di deficit/Pil del 3% consentita dalle regole europee, a margine del meeintg di Rimini, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha risposto: “Io non escludo niente”, perché il collasso del viadotto sulla A10 di martedì scorso “ha dato una scossa a tutta la classe politica italiana, oltre che all’opinione pubblica, rispetto al fatto che abbiamo patrimonio infrastrutturale in grave deficit manutenzione. Inizierà una negoziazione difficile [con l’Europa], lo sappiamo, però è una negoziazione che noi intendiamo fare perché pensiamo di essere nel giusto”.

Secondo il fondo Aberdeen, in questo momento il mercato sconta per il 2019 un rapporto deficit/Pil al 2%, rispetto allo 0,8% indicato nella previsione del precedente governo. Mediamente, i grandi broker si aspettano che l’eventuale superamento del 3% spingerebbe lo spread intorno a 470 punti base, se invece si dovesse restare intorno al 3% ci sarebbe solo un modesto aumento, intorno a 300 punti base. Se invece il governo dovesse mantenersi sotto quota 2%, si potrebbe tornare intorno ai 200 punti base. Goldman Sachs ritiene che se nella legge finanziaria ci sarà spazio per le promesse elettorali, il deficit Pil salirà fino a quota 7% circa.

PIAZZA AFFARI INTERROMPE LA STRISCIA NEGATIVA

In questa cornice la Borsa di Milano ha iniziato la settimana con un rialzo dello 0,27%, a quota 20.471. Il rimbalzo interrompe un striscia negativa di sette sedute consecutive, in cui l’indice ha accumulato una perdita del 6,5%.

La prospettiva della ripresa del dialogo sui commerci tra Usa e Cina ha favorito gli altri listini, in rialzo (a differenza di Piazza Affari) lungo l’intera seduta. Brilla Francoforte (+0,99%). Bene anche Parigi (+0,65%), Madrid (+0,54%) e Londra (+0,46%).

Carta italiana in recupero sul Bund: lo spread è sceso a 270 punti, il rendimento del Btp a 10 anni a 3,02%, dal 3,09% di venerdì.

GIORGETTI FRENA SULLA CONCESSIONE DI ATLANTIA

Continua la discesa di Atlantia (-4,68% a 18,44 euro), in attesa del Cda di oggi. Il titolo che però ha chiuso la giornata sopra i minimi dopo le parole di Giorgetti: “Non vedo i termini” per una legge per revocare la concessione, ha detto il sottosegretario, aggiungendo che però “è doveroso che la convenzione venga rivista: i margini di redditività che vedo nei confronti delle convenzioni mi sembrano spropositati”. Quanto alla nazionalizzazione delle autostrade, ha spiegato di non essere “molto persuaso che una gestione diretta dello Stato sarebbe più efficiente”.

In ribasso anche i titoli che fanno capo all’altro grande concessionario, il gruppo Gavio: Sias ha perso il 4,2%, Astm il 3,6%.

FCA RIPARTE: MAGNETI PUÒ VALERE 7,6 MILIARDI

Forte rimbalzo per Fiat Chrysler (+3,21% a 14,17 euro) dopo i recenti cali che hanno spinto il titolo ai minimi degli ultimi 15 mesi, segnati venerdì scorso a 13,40 euro. Secondo Bloomberg, Magneti Marelli può valere sulla base del confronto con i titoli analoghi fino a 7,6 miliardi di dollari, debito compreso, secondo un confronto con i peer, e potrebbe ottenere un elevato merito di credito sbarcando in Borsa. Gli analisti calcolano che il fornitore di componentistica auto potrebbe generare oltre 2 miliardi di dollari in dividendi a favore di Fiat Chrysler, utilizzabili per ridurre il debito o costruire operazioni di finanza straordinaria infragruppo. In ripresa anche Ferrari (+1,52%) ed Exor (+1,99%).

VOLANO CAMPARI, SALINI E DIASORIN

In grande evidenza Campari (+2,84%) dopo aver segnato un nuovo record storico a 7,88 euro. Da inizio anno (+20%) è una delle migliori blue chip di Piazza Affari. Il trend rialzista è sostenuto dalla forza dei risultati. Campari ha archiviato il primo semestre 2018 con un utile netto rettificato pari a 104,4 milioni di euro, in aumento dell’11,6%, e una crescita organica delle vendite del 5,4%.

Tra le migliori del listino anche Salini (+5,04%). Il gruppo di costruzioni, attraverso la controllata americana The Lane , si è aggiudicata un contratto per la progettazione e costruzione della I-10 Corridor Express Lanes in California. Lane Construction Inc ha annunciato la vendita della Divisione Plants & Paving ad Eurovia SAS, società del Vinci Group, per un corrispettivo cash totale di 555 milioni di dollari.

Prende il volo Diasorin (+7,20%) dopo che Berenberg ha alzato il prezzo obiettivo a 96 da 86 euro.

Deboli le banche italiane: il paniere di settore scende dello 0,33%. Le big Intesa e Unicredit segnano un ribasso dello 0,62 e dello 0,25%.

Aedes +7,04% dopo i recenti ribassi. La società ha detto di non essere al corrente di fatti o eventi che giustifichino l’andamento del titolo della scorsa settimana.

La prima giornata di campionato, anche se con volumi decisamente ridotti, ha premiato la Roma (+0,78%), mentre la Juventus (-0,05%) è in lieve calo nonostante la vittoria sul Chievo. Lazio -3,42% dopo la sconfitta contro il Napoli.