Banca Carige, la sfida dei Profumo boys: Modiano contro Fiorentino

Firstonline.info 27.8.18

La battaglia per la guida di Banca Carige vedrà su fronti opposti gli ex top manager di Unicredit degli anni Novanta, quando la banca di Piazza Gae Aulenti era gestita dall’attuale Ceo di Leonardo.

Paolo Fiorentino guida la lista presentata dal finanziere Raffaele Mincione per il rinnovo del cda di Banca Carige nell’assemblea al calor bianco del prossimo 20 settembre. Mincione è alleato dei soci Volpi e conta così di mettere insieme un pacchetto di azioni pari al 20% del capitale che si confronterà, testa a testa, con la lista della famiglia Malacalza, che detiene a sua volta il 24% circa del capitale della banca genovese.

Curiosamente la battaglia per la guida di Banca Carige vedrà su fronti opposti i “Profumo boys” e cioè ex top manager di Unicredit degli anni Novanta quando la banca di Piazza Gae Aulenti era gestita dall’attaule Ceo di Leonardo. Da una parte – nella lista Malacalza – spiccano le candidature di Pietro Modiano, numero uno dei Sea, alla presidenza e di Fabio Innocenzi, attuale numero uno di Ubs Italia ed ex amministratore delegato della Banca Popolare di Verona, per il ruolo di amministratore delegato. Lucrezia Reichlin è candidata alla vice presidenza.

Nell’altra lista – quella di Mincione – il candidato numero uno è l’ad uscente, Paolo Fiorentino, che i suoi sostenitori vorrebbero che restasse sulla stessa poltrona mentre per la presidenza di Banca Carige è candidato proprio Raffaele Mincione. Bruno Pavesi, consigliere delegato dell’Università Commerciale Luigi Bocconi nonché Presidente del MISB Bocconi, è candidato alla vicepresidenza. Gli altri candidati sono: Luisa Marina Pa sotti (già consigliere), Bruno Savio, Paola de Martini, Manuela Geranio, Alfonsino Mei, Aldo Spinelli, Massimo Catizone, Cristina Amato, Silvio de Fecondo (rappresentante azionisti di minoranza).

“Banca Carige ha necessità di proseguire spedita nel suo percorso di risanamento realizzato da Paolo Fiorentino in questi mesi, senza dispersioni o perdite di tempo prezioso che un cambio al vertice comporterebbe. Per questo la sua conferma e la presenza di consiglieri che già hanno esperienza della banca e che hanno dimostrato grande responsabilità in lista favorisce continuità. La mia candidatura a presidente vorrei fosse letta come impegno a garantire stabilita’ in un clima di serenità, atto a realizzare gli obiettivi condivisi”. Questo il commento di Raffaele Mincione alla presentazione della lista per il cda della banca.

Attilio Befera e i Benetton, Paragone: ‘Queste sono le cose che mi fanno incazzare’

silenziefalsita.it 27.8.18

Ci sono delle notizie che mi fanno incazzare come non mai. Questa è incredibile”.

Il senatore del M5S Gianluigi Paragone commenta così su Facebook la notizia che Attilio Befera, ex capo del Fisco e di Equitalia, prima indagò sui Benetton e poi divenne loro consulente.

“L’ha scritta Il Fatto Quotidiano – continua – Prima indaga su Benetton e poi diventa un loro manager. Parliamo di Attilio Befera, che era capo di Equitalia e di Agenzia delle Entrate”.

E legge un estratto dell’articolo del Fatto: “‘L’ex capo del Fisco Attilio Befera curò il patteggiamento per il rientro dal Lussemburgo di una società creata per minimizzare le tasse sugli utili fatti con i pedaggi’”.

Poi commenta: “Indagava sui Benetton, ha curato il patteggiamento e guardacaso adesso si trova a essere un loro manager. Queste sono cose che mi fanno incazzare, mi fanno incazzare”.

Perché le abbiamo viste anche con le banche in Veneto, ci sono stati giudici che dovevano indagare su quelle banche e poi sono diventati loro consulenti e in qualche modo sono stati messi nei bordi delle banche,” conclude l’esponente 5Stelle.

Guarda il video:

Paragone: ‘Queste sono le cose che mi fanno incazzare’

Della vicenda si era occupato anche un altro parlamentare del M5S, Stefano Buffagni, il quale durante una diretta su Facebook ha affermato:

“Bene sapete dov’è andato Befera quando ha finito di lavorare per l’Agenzia delle Entrate? Beh, ci dice il Fatto Quotidiano, sfortuna vuole che poco tempo dopo Befera sia finito nell’organismo di vigilanza della 231 di Atlantia. Piccolo il mondo vero? Una sfortuna pazzesca, finisci il tuo lavoro e vai a trovare un’occupazione importante, remunerata, dove? In un’azienda con cui avevi appena finito di avere una collaborazione, non diretta per l’amor di Dio, perché Atlantia è una società e Sintonia in Lussemburgo era un’altra, ma, insomma, la linea di comando rimane la stessa”.

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Jack Ma l’uomo più ricco della Cina vi stupirà.

Informare resistere.fr 27.8.18

Ascoltate e ritagliate le frasi di Jack Ma, fondatore di Alibaba e uomo più ricco di Cina, su Trump e globalizzazione:

“Non è stata la Cina a rubarvi il lavoro. Le aziende americane si sono arricchite immensamente tenendosi la proprietà intellettuale e la tecnologia, e mollando la manifattura a Cina e Messico”.

“Dove sono finiti quei soldi? 4,2 triliardi sono andati a finanziare 13 guerre all’estero. 19,2 triliardi sono stati bruciati da Wall Street nella crisi del 2008”

“Cosa sarebbe successo se voi li aveste investiti in industria, educazione, infrastrutture?

Quando ero un professore squattrinato in Cina, un cercapersone costava 8 $ al produttore, e 250 al consumatore? Che fine hanno fatto quei profitti?”

Facile: i paperoni di Silicon Valley e Wall Street che ora piagnucolano sulla vittoria di Trump li hanno portati in paradisi fiscali, o bruciati nella turbofinanza

Jack Ma: You’re Supposed to Spend Money on Your People

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“Andrò in pensione presto. Non voglio morire alla scrivania, ma su una spiaggia

L’INTERVENTO INTEGRALE DI JACK MA AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS

JACK MA: LA GLOBALIZZAZIONE L’AVETE INVENTATA VOI, INUTILE CHE DATE LA COLPA ALLA CINA. DOVE SONO FINITI I MILIARDI DI PROFITTI DELLE INDUSTRIE DELLA SILICON VALLEY?

da www.forbes.com e www.businessinsider.com

Da ritagliare le frasi del fondatore di Alibaba Jack Ma a Davos: “Donald Trump e la globalizzazione?

Quando Thomas Fridman ha pubblicato il suo bestseller ‘Il mondo è piatto’ nel 2005, la globalizzazione sembrava una strategia perfetta per gli USA.

Il loro discorso era questo: noi ci teniamo la proprietà intellettuale, la tecnologia e il marchio, e lasciamo il resto del lavoro ad altri paesi come Messico e Cina”.

Poi la stoccata ai giganti della Silicon Valley: “Le multinazionali americane hanno incassato milioni e milioni e milioni di dollari dalla globalizzazione.

Quando mi sono laureato all’università in Cina (Ma è un ex professore del liceo) ho provato ad acquistare un cercapersone.

Costava l’equivalente di 250 dollari, io ne guadagnavo 10 al mese come insegnante. Ma il prezzo per produrlo era 8 dollari. IBM e Microsoft facevano più utili delle più 4 più grandi banche cinesi messe insieme dove sono finiti quei soldi?”

La risposta è facile (e avvilente): in paradisi fiscali (Apple ha quasi 300 miliardi di dollari parcheggiati al riparo del fisco), in smisurati patrimoni personali (Bill Gates destina tutto in beneficienza, in settori che decide lui), e in investimenti finanziari che hanno gonfiato la bolla di Wall Street.

“30 anni fa le compagnie americane di cui i cinesi avevano sentito parlare erano Ford e Boeing. Oggi sono nella Silicon Valley.

E a Wall Street, dove sono stati investiti tutti i profitti. La crisi finanziaria ha cancellato 19,2 trilioni (un trilione=1000 miliardi) di dollari, e ha distrutto 34 milioni di posti di lavoro.

Immaginate cosa sarebbe successo se quei soldi fossero stati investiti nel Midwest, per sviluppare industrie e infrastrutture, e soprattutto educazione per chi non se la può permettere? Io sono stato respinto da Harvard e me la sono dovuta cavare da solo”.

“Non sono gli altri paesi a rubarvi il lavoro, ragazzi – è colpa della vostra strategia. Siete voi che non avete distribuito i profitti nel modo giusto”.

Durante l’incontro, Ma ha raccontato che il suo film preferito è “Forrest Gump”, perché riconosce qualcosa del peschereccio di Forrest in Alibaba: “Nessuno fa i soldi pescando balene: la gente fa i soldi pescando gamberetti. E questo vale anche per il nostro sito”.

Ha anche rivelato che intende andare in pensione presto: “Non voglio morire alla mia scrivania. Voglio morire su una spiaggia”.

JACK MA: SE L’AMERICA AVESSE INVESTITO NELLA SUA INDUSTRIA INVECE CHE IN GUERRE, OGGI NON AVREBBE ALCUN PROBLEMA

http://www.asianews.it/ – Il presidente di Alibaba, la grande compagnia cinese di vendite on-line, Jack Ma è convinto che non ci sarà una guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti, come si paventa da alcune affermazioni di Donald Trump durante la sua campagna elettorale negli Usa.

E a proposito del presidente eletto che domani entra in carica, egli ha chiesto di lasciare a lui “un po’ di tempo”, dato che è una persona “dalla mente aperta e capace di ascoltare”.

Parlando a un incontro con businessmen e politici nella cornice del Forum economico mondiale di Davos, Ma ha dichiarato: “La Cina e gli Usa non avranno mai una guerra commerciale”.

Durante la campagna elettorale Trump ha minacciato tasse per i prodotti cinesi che colpiscono i posti di lavoro negli Usa e ha accusato la Cina di essere un “manipolatore di valuta”: tenendo basso il valore dello yuan rende i prodotti cinesi da export molto competitivi sul mercato mondiale.

In seguito egli ha anche affermato che non si ritiene legato alla politica dell’unica Cina, suscitando le ire di Pechino anche per aver avuto una conversazione telefonica con Tsai Ying-wen, presidente di Taiwan.

In questi giorni esperti e analisti hanno espresso preoccupazioni sullo stile “populista” e “protezionista” di Trump che potrebbe bloccare il libero commercio.

A difendere la globalizzazione e il libero mercato è intervenuto perfino il presidente cinese Xi Jinping parlando all’apertura del Forum di Davos.

Molto dell’economia cinese si basa proprio sull’export verso l’occidente e verso gli Usa. L’applicare tasse ai prodotti della Cina potrebbe dare un colpo molto forte alle industrie del Paese.

Jack Ma ha fatto notare che il problema non è la globalizzazione, da cui gli Usa hanno ricavato “tonnellate di soldi”, ma il modo in cui tale moneta è stata spesa, senza diffondere la ricchezza nella società.

“Negli ultimi 30 anni – ha detto – l’America ha avuto 13 guerre al costo di 14,20 trilioni di dollari.

Cosa sarebbe successo se essi avessero speso parte di quei soldi per costruire infrastrutture, aiutare impiegati e operai?”.

La scorsa settimana Ma ha incontrato Trump offrendo aiuto perché piccole e medie imprese americane possano vendere i loro prodotti attraverso il network di Alibaba.

Secondo Jack Ma questo potrebbe fruttare agli Usa circa un milione di posti di lavoro. Fonte – Tratto da

“Non sono gli altri paesi a rubarvi il lavoro, ragazzi – è colpa della vostra strategia. Siete voi che non avete distribuito i profitti nel modo giusto”.

Durante l’incontro, Ma ha raccontato che il suo film preferito è “Forrest Gump”, perché riconosce qualcosa del peschereccio di Forrest in Alibaba: “Nessuno fa i soldi pescando balene: la gente fa i soldi pescando gamberetti. E questo vale anche per il nostro sito”.

Ha anche rivelato che intende andare in pensione presto: “Non voglio morire alla mia scrivania. Voglio morire su una spiaggia”.

JACK MA: SE L’AMERICA AVESSE INVESTITO NELLA SUA INDUSTRIA INVECE CHE IN GUERRE, OGGI NON AVREBBE ALCUN PROBLEMA

http://www.asianews.it/ – Il presidente di Alibaba, la grande compagnia cinese di vendite on-line, Jack Ma è convinto che non ci sarà una guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti, come si paventa da alcune affermazioni di Donald Trump durante la sua campagna elettorale negli Usa. E a proposito del presidente eletto che domani entra in carica, egli ha chiesto di lasciare a lui “un po’ di tempo”, dato che è una persona “dalla mente aperta e capace di ascoltare”.

Parlando a un incontro con businessmen e politici nella cornice del Forum economico mondiale di Davos, Ma ha dichiarato: “La Cina e gli Usa non avranno mai una guerra commerciale”.

Durante la campagna elettorale Trump ha minacciato tasse per i prodotti cinesi che colpiscono i posti di lavoro negli Usa e ha accusato la Cina di essere un “manipolatore di valuta”: tenendo basso il valore dello yuan rende i prodotti cinesi da export molto competitivi sul mercato mondiale.

In seguito egli ha anche affermato che non si ritiene legato alla politica dell’unica Cina, suscitando le ire di Pechino anche per aver avuto una conversazione telefonica con Tsai Ying-wen, presidente di Taiwan.

In questi giorni esperti e analisti hanno espresso preoccupazioni sullo stile “populista” e “protezionista” di Trump che potrebbe bloccare il libero commercio.

A difendere la globalizzazione e il libero mercato è intervenuto perfino il presidente cinese Xi Jinping parlando all’apertura del Forum di Davos. Molto dell’economia cinese si basa proprio sull’export verso l’occidente e verso gli Usa. L’applicare tasse ai prodotti della Cina potrebbe dare un colpo molto forte alle industrie del Paese.

Jack Ma ha fatto notare che il problema non è la globalizzazione, da cui gli Usa hanno ricavato “tonnellate di soldi”, ma il modo in cui tale moneta è stata spesa, senza diffondere la ricchezza nella società.

“Negli ultimi 30 anni – ha detto – l’America ha avuto 13 guerre al costo di 14,20 trilioni di dollari.  Cosa sarebbe successo se essi avessero speso parte di quei soldi per costruire infrastrutture, aiutare impiegati e operai?”.

La scorsa settimana Ma ha incontrato Trump offrendo aiuto perché piccole e medie imprese americane possano vendere i loro prodotti attraverso il network di Alibaba. Secondo Jack Ma questo potrebbe fruttare agli Usa circa un milione di posti di lavoro. Fonte – Tratto da Comedonchisciotte

MARIO MONTI SU FINE Q.E E SU TRIA

 scenari economici.it 27.8.18

Mario Monti, ospite a In Onda La7, parla di tutto, liberamente, sotto lo sguardo pieno di ammirazione dei due lacchè del sistema. In particolare, Mario Monti parla della fine del Q.E. e di Mister Spread e si rallevra dei prossimi problemi fnanziari del nostro paese:

“Lo spread era gravissimo allora, quando intervenni io (senza bazooka BCE) ed oggi è NON TRASCURABILE. Meno male che Tria resiste agli assalti (NDR spendaccioni) di Salvini e Di Maio….meno male che il WATHEVER IT TAKES FINISCE PERCHÈ FUNGE DA NIRVANA (che CALMA) QUANDO LA SITUAZIONE SOTTOSTANTE È TOTALMENTE ALTRA…”

Quindi Mario Monti dice la sua sull’affaire Salvini e accordi con Albania e Vaticano:

“…..poi vi è il problema di Putin, amico di Salvini e Di Maio, e di quello psicopatico di Trump, ….entrambi ci costringono a difendere la UE da soli….Veniamo quindi alla difesa dell’Italia: in caso di conflitto, chiediamo aiuto ad Albania, Irlanda e Vaticano? O è meglio stare assieme a Francia e Germania che sono tutt’altra cosa?”

ELIO LANNUTTI, IL PIANO DIABOLICO PER LASCIARE L’UNIONE EUROPEA: “CI FAREMO CACCIARE”

politicamentescorretto.info 27.8.18

Il senatore M5s Elio Lannutti è tra i pochissimi grillini che non hanno esitato un attimo a sostenere Matteo Salvini dopo la notizia dell’indagine a suo carico dalla procura di Agrigento. Il divieto di sbarco della nave Diciotti è stata una decisione inevitabile, come sostiene il fondatore dell’Adusbef al Corriere della sera, a fronte del totale disinteresse dell’Unione europea: “Se questa è l’Europa – si interroga – che ci stiamo a fare? Ci tiene uniti solo la moneta”.

Proprio sulla moneta unica, Lannutti rispolvera un suo cavallo di battaglia che lo vede impegnato da sempre nel denunciare le storture alla nascita dell’euro: “È stata la rapina del secolo, ci ho scritto anche un libro. Ora se non cambia, non pagheremo i 20 miliardi che dobbiamo di contributi. E a quel punto non ci sarà neanche bisogno di uscire. PErché arriveranno le loro procedure per mandarci via. Del resto l’Europa si sta disintegrando da sola”.

via Libero

MARIO MONTI SU SALVINI E DI MAIO: “RIDURRANNO L’ITALIA A UNA TRISTE PENISOLA DI QUASI-EUROPA”

politicamentescorretto.info 27.8.18

Un lungo articolo che parte dalla prima pagina. In cui l’ex premier e senatore a vita in carica Mario Monti, europeista di ferro (ricordate il suo “ce lo chiede l’Europa”?), processa la politica adottata dall’Italia sull’immigrazione e la partita che sta giocando con l’Europa.

Monti ribalta il punto di vista, descrivendo non un’Italia che vuole uscire da Shengen e dall’euro. Ma un’Italia che ci è già uscita, dopo aver strizzato a lungo l’occhio “al proprio avversario” Orbàn. E che Italia sarebbe, agli occhi di Monti, quella? Nella sua visione cupa e pessimistica, “una triste e lunga penisola di quasi-Europa, stretta tra l’austro-ungarico Orbàn a nord, le tribù libiche a sud, una spagna assertiva a Ovest e a Est una Grecia il cui pesante fardello eravamo fin qui riusciti a scansare”. Un’Italia “non ritenuta abbastanza affidabile per far parte della noiosa Europa del Nord, ma considerata un utile contrafforte del continente europeo, un bastione esterno alla Ue ma capace di attutire l’impatto di successive ondate immigratorie”. Ma, a parte “un bastione esterno alla Ue”, non è già questo il modo in cui l’Europa ci tratta e ci sfrutta?

via Libero

L’UE STA APPARECCHIANDO L’USCITA DELL’ITALIA DALL’EURO

politicamentescorretto.info 27.8.18

Se più indizi fanno una prova, allora è evidente che l’UE stia ponendo le condizioni per convincere il Governo giallo-verde a uscire dall’Euro.

Non si può leggere diversamente l’alzata di spalle della Commissione Europa di fronte all’appello italiano, che chiede nuove regole ispirate a principi di solidarietà e responsabilità che non siano a senso unico come avvenuto fino ad oggi.

Sul suo profilo Facebook il presidente Conte scriveNel corso della riunione convocata d’urgenza dalla Commissione Europea e che si è appena conclusa non è stato dato alcun seguito alle Conclusioni deliberate nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno. Anzi. Da parte di alcuni Stati è stato proposto un passo indietro, suggerendo una sorta di regolamento di Dublino “mascherato”, che avrebbe individuato l’Italia come Paese di approdo sicuro, con disponibilità degli altri Stati a partecipare alla redistribuzione dei soli aventi diritto all’asilo, che notoriamente sono una percentuale minima dei migranti che arrivano per mare. Eppure è noto a tutti che l’Italia sta gestendo da giorni, con la nave Diciotti, una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati. Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti. Alla fin fine conviene a Bruxelles che la nave Diciotti continui a sostare in mezzo al mare. Devono aver notato la fiducia di cui gode il Governo, e in particolare il ministro degli Interni: perciò i piani alti dell’UE non vedrebbero così male l’uscita dell’Italia, altrimenti inizierebbero una riforma delle politiche maggiormente invise ai cittadini italiani e a quelli europei.

Un secondo indizio viene dalle affermazioni di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e probabile successore di Draghi alla Banca Centrale Europea: E’ tempo di uscire dalla politica molto espansiva e dalle misure straordinarie, soprattutto prendendo in considerazione i possibili effetti collaterali. (…) Il forte peso degli alti debiti pubblici va ridotto: queste sono sfide che i singoli Stati devono affrontare per conto loro. Chi si esprime a favore della condivisione dei rischi deve anche essere pronto a cedere più sovranità giuridica ai livelli europei. Due punti sono estremamente chiari: stop al Quantitative Easing e maggiori poteri all’UE e meno agli Stati se vogliono barattare maggiore flessibilità. Suona come un avviso di sfratto per un Paese come l’Italia che ha beneficiato oltre misura del QE e col Governo attuale non ha alcuna intenzione di cedere ulteriore sovranità.

Il ministro Savona, intervistato da Bruno Vespa a Porto Cervo, ha dichiaratoC’è la possibilità che si scateni una speculazione finanziaria. Per colpa degli italiani o del governo? Non mi interessa, ma l’evento può accadere. Il governo si deve preparare e trovare una soluzione. Sono andato a parlare di questo con Mario Draghi e con altri, non con i russi. Ora il ministro Tria è in Cina per discutere. Un governo serio cerca di parare questa eventualità. L’Italia rispetterà i parametri, ma finché sarà possibile. L’economista precisa: Il piano B lo hanno tutti gli Stati, anche la Germania, nonostante le smentite della Merkel. Perché scandalizzarsi. È una sorta di ultimatum a Bruxelles: o ci lasciate governare senza mettere la manina, oppure siamo pronti a dirvi addio.

Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Salvini, che dopo la fumata grigia al nuovo piano immigrazione dell’UE ha dettoGli italiani penso si aspettino buon senso, rigore e tranquillità: se in Europa fanno finta di non capire, come hanno detto giustamente Conte e Di Maio vedremo di pagare l’Europa un po’ di meno. Il contributo possiamo diminuirlo in quota parte con quello che l’Ue non fa danneggiando l’Italia, non solo sull’immigrazione. E sull’uscita dell’euro Salvini spiega: Non confondiamo i temi. Il discorso economico lo affronteremo perché c’è in preparazione il bilancio dell’Europa dei prossimi anni che è assolutamente insoddisfacente. Che vada ripensata ridiscussa, riscritta mi pare evidente. Oggi l’Europa ha dato l’ennesima dimostrazione di essere solo sulla carta. Quando si parla di condivisione a Bruxelles sono sordi.

Un’affermazione che prende tempo, ma che non esclude l’applicazione del piano B come ultima ratio se l’UE continua a predisporre le condizioni per costringere l’Italia a togliere il disturbo. Ricordiamo che l’Italia sembra aver ricevuto massima disponibilità da Trump per sostenerla sulla questione del debito, pur non sapendo bene come, a fronte di un appoggio alla politica pro-dazi; e si è persino menzionato un aiuto di Cina o Russia. Difficile comprendere quanto vi sia di vero, ma se l’Italia si sganciasse dall’Euro, il Governo dovrebbe comunque ridisegnare le partnership commerciali e finanziarie, nonché gli assetti geopolitici del Vecchio Continente.

Intanto, l’agenzia di rating Moody’s ha rivisto ulteriormente al ribasso la crescita dell’Italia per quest’anno e per il prossimo. Lo spread aumenta con Bini Smaghi, ex consigliere della BCE che domanda al Governo un atto di buona volontà per rasserenare i mercati finanziari: la pre-approvazione dell’articolo 1 del DEF dove si fissa il rapporto deficiti/Pil e di conseguenza il debito. Una proposta del genere potrebbe significare che UE e alta finanza abbiano già scaricato il Governo italiano e che solo inginocchiandosi ai loro piedi si potrà ricevere clemenza. Ma è qualcosa di troppo irrispettoso per un Paese fondatore dell’Unione Europea.

via Sputnik

DESECRETATI I DOCUMENTI DI SOCIETAì AUTOSTRADE. PRIMA CHICCA: LA GRONDA CONVIENE SOLO A…..

Fabio Lugano scenari economici.it 27.8.18

Cari amici,

sono stati resi pubblici da Autostrade per l’Italia tutti i documenti e le convenzioni relative con lp Stato. Una mole di documenti che, comunque, il ministro Toninelli ed il vice premier Di Maio avevano promesso sarebbe stati resi pubblici preso. Questa mossa da un lato toglie un’arma propagandistica al governo, ma dall’altro è anche un indice che la famiglia Benetton potrebbe mollare l’osso, che comunque, come indicato dal pezzo di Olindo Cervi di questa mattina, è stato già abbondantemente spolpato.

Pur non avendo avuto tempo di analizzare tutti i documenti, abbiamo trovato già qualcosa di interessante relativamente alla famosa “Gronda di Ponente”, cioè al raccordo autostradale da 35 km che deve congiungere la A12 con la A7 e la A 26, costituendo una sorta di “Tangenziale di Genova”, a pagamento.

La cosa interessante della Gronda è che non si è ancora capito quanto venga a costare- Ormai ci sono versioni che variano in modo enorme:

• secondo il sole 24 ore e da comunicazioni pubbliche il costo dell’opera era pari a 4,2 miliardi;

• secondo SPEA SpA , la società di Engineering delle società autostrade, è pari a 2,5 miliardi;

Adesso arriviamo a quello che forse è il vero valore dell’opera, così come concordato fra le parti, e cioè…..

3.291,275 euro

Questo è il valore che emerge dal documento aggiunta 2015 approvato dall’allora Governo Renzi con incluso prolungamento al 2038 delle concessioni autostradali e più vicino al 2,5 di SPEA che ai 4,2 de Il Sole.

Però c’è il trucco, che vi spieghiamo, ma per il quale dobbiamo farvi un rapido corso di Economia Aziendale.

Quando si valuta un’azienda o un’opera uno dei metodi più utilizzati è quello del “Valore Attualizzato Netto; nel quale si attualizzano, cioè si scontano, ad un determinato tasso di interesse, i flussi finanziari futuri, e si ricalcolano come se avvenissero ora, permettendo di comparare flussi finanziari , in entrata o in uscita. La formula generale per l’attualizzazione è la seguente:

Ora più alto è il tasso di attualizzazione, più bassi sono i  valori posticipati nel tempo, ed al crescere del tasso di sconto vengono calati i valori attualizzati netti.

Facciamo degli esempio. Ipotizziamo, come vedremo accadrà nei calcoli di ASPI, due classi di flussi: il primo che avviene nei primi 4 anni, ed una seconda classe di flussi nei 4 anni successivi. Ipotizziamo inoltre due situazioni, la prima con tasso di attualizzazione al 3%, ed il secondo con tasso di attualizzazione al 6%:

Valore attualizzato al 3% , primi 4 anni;

Con flussi constanti per 4 anni di 100 all’anno, il valore attualizzato è 371,71

Vediamo il valore con tasso al 6%

In questo caso il valore attualizzato è pari a 346,51;

Vediamo cosa succede se posticipiamo gli stessi flussi nel tempo. Tasso di attualizzazione al 3%:

Valore attualizzato 330,26

Tasso di attualizzazione al 6%

In questo caso il valore attualizzato è pari a 274,47.

Ora cosa succede: l’aumento dei tassi, o i tassi elevati, è tanto più sensibile quanto più avanti nel tempo sono i flussi finanziari. Al raddoppio dei tassi il calo del VAN è pari a 6,77% nel caso dei flussi immediati, mentre diventa pari al 16,89% per i flussi successivi.

Questo esatto calcolo è stato fatto per calcolare la durata della concessione : da un lato si sono messe le uscite per l’investimento, dall’altro i maggiori incassi per i successivi pedaggi da sfruttamento dell’opera:

Tutto bene, i flussi attualizzati si equivalgono…… E no, non è proprio così, perchè, come abbiamo visto negli esempi prima, tutto dipende dal TASSO DI ATTUALIZZAZIONE, ed infatti ASPI investe 3,291,275 euro, e ne incassa 5,845,344.

Dove sta il trucco? Semplicemente nel TASSO DI ATTUALIZZAZIONE. Teoricamente dovrebbe essere pari a quello delle attività senza rischio più un premio al rischio. Nel 2015 i titoli di stato italiani decennali rendevano fra 1,35% ed il 2,28%, invece il tasso di attualizzazione in questo caso è stato del 7,18%! Come se una famiglia facesse un mutuo al 7% invece che al 2%, perchè così vuole in capofamiglia. 

Se chiedete ad ASPI vi risponderà che questa è la resa prevista per gli investimenti, così come concordato dallo stato, però appare evidente che allo Stato NON CONVENISSE ASSOLUTAMENTE concludere una convenzione con ASPI, ma, invece indebitarsi al 2,28% (assumiamo il tasso massimo del 2015) quindi concludere una gara d’appalto AUTONOMA per l’autostrada e PAGARLA, incassando la differenza pari al 5% dei flussi annui circa. Tra l’altro il flusso di indebitamento avrebbe potuto essere distribuito nel tempo anche perchè comunque i tassi sono stati sotto il 2% sino a novembre 2017 ed anche ora sono ben inferiori al 7,18% utilizzato per attualizzare i flussi di società autostrade.

Questo tipo di conti viene fatto da qualsiasi privato che faccia un investimento e si trovi a finanziarlo, ed appare per lo meno particolare che NESSUNO al ministero abbia fatto due calcoli, causando così un danno alla collettività per diverse centinaia di milioni. Praticamente si è imposta una tassa occulta a tutti i cittadini, superpagando un servizio, ma facendo sborsare il corrispettivo a tutti gli italiani. 

UN altro dono del Governo Renzi che, sinora , era rimasto nascosto.

Salvini inquisito?! W l’Inquisizione!!!

Come don Chisciotte.org 27.8.18

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

Alla fine, dopo gli annunci alterni degli ultimi giorni, è arrivata la notizia: il ministro dell’Interno, il leghista Matteo Salvini, è formalmente inquisito dalla Procura di Agrigento per i fatti della Diciotti, la nave della Guardia costiera con a bordo 177 migranti bloccata nel porto di Catania per 5 giorni. Insieme a Salvini i reati di sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale sono stati contestati anche a un capo di gabinetto, Matteo Piantedosi. Ed ora cosa succede? Dopo la trafila procedurale la richiesta arriverà alla camera di competenza che può negare l’autorizzazione a procedere qualora ritenga che l’inquisito abbia agito per difendere un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, oppure per perseguire un interesse pubblico ritenuto prioritario nell’esercizio della funzione di governo. Nessuno è mago, ma con Salvini che ieri ringraziava Conte per il supporto ricevuto, coloro che sperano che il M5S scarichi il ministro dell’Interno sembrano aver fatto male i conti.

Sulla decisione di Salvini di non far sbarcare i migranti si è scatenata la stampa Italiana parlando di barbarie, tentato omicidio plurimo, di caccia all’Ebreo come negli anni ’30, il tutto seguendo la scia di Roberto Saviano. Costui, forse da un attico Newyorkese, cinque giorni fa ricordava che Salvini calpesta la Costituzione ed implicitamente lo fa chi sostiene il governo M5S-Lega, da lui definito infame. Allo stesso tempo invitava i nostri parlamentari a salire a bordo della nave Diciotti, senza esservi stato, per verificare le condizioni di vita dei migranti. Alle dure parole di Saviano hanno fatto eco quelle di Martina, Boschi, Boldrini, Re Enzi e prelati contro un governo che, esercitando diritti propri di uno stato sovrano, stava gestendo un caso di un problema ben più grande. Alcuni hanno espresso le loro accuse durante la visita fatta alla nave a Catania, lanciando invettive già sentite che sostanzialmente rimangono attacchi privi di fondamento reale. Ai migranti, come nei casi precedenti, non sono state negate cure e approvvigionamenti, né sono stati vessati o rispediti da soli in alto mare.

La costituzione italiana stabilisce che il ministro dell’Interno è competente in materia di affari interni inerenti lo stato italiano, di attuare la politica interna del medesimo e di salvaguardare i diritti relativi l’immigrazione. La politica dello stato passa attraverso l’esecutivo e questo, espresso dall’attuale governo, ha stabilito di dire NO al business di esseri umani e all’immigrazione clandestina. In che modo Salvini abbia violato la Costituzione come sostiene Saviano, pur applicando rigidamente alcune prerogative proprie del suo ruolo, non è chiaro.

Al di là delle implicazioni ed interpretazioni giuridiche, dal Giugno scorso Salvini sta dimostrando a tutti – oppositori del PD, Chiesa, UE, e anche a Saviano – che l’Italia non riceve più migranti di cui, proprio in base ai rapporti tra gli stati membri, deve farsi carico l’Europa intera e i cento accolti ora dalla Chiesa, che probabilmente saranno ridistribuiti fra le varie parrocchie, non sminuiscono il risultato. E questo ancora prima di considerare che i migranti della Diciotti potrebbero ben essere tutti clandestini – che l’Italia respinge – della cui gestione avrebbe dovuto occuparsi Malta. Questo perché la Diciotti, cosa che molti media non dicono, ha raccolto i migranti al largo di Lampedusa dopo che il 15 Agosto un SOS era stato lanciato in acque Maltesi dal “Rescue Coordination Center” di La Valletta. L’unità della Guardia Costiera è così andata in soccorso di un barcone scortato verso il territorio Italiano da una nave “fantasma” che, a trasponder spento per evitare di essere identificata, si è volatilizzata.

La vicenda appare sempre più come un’emergenza creata ad hoc per causare all’Italia un problema che altri, dimostratisi meno responsabili, avrebbero dovuto gestire. Salvini, come nel caso dell’Aquarius che “salvava” migranti nel Golfo della Sirte in Libia prendendoli dalle mani degli scafisti per poi dichiarare di averli raccolti nel canale di Sicilia, conosce i retroscena di come il carico umano della Diciotti è arrivato a Catania. Ed è per questo che si fa ritrarre quando mangia contento un panino, mentre i migranti su suggerimento dei visitatori del gotha della sinistra erano invitati a fare lo sciopero della fame per protesta, ed è pronto ad incontrare il procuratore di Agrigento col sorriso sulle labbra, consapevole di aver vietato lo sbarco su decisione del governo che, come ha dichiarato Di Maio, stava cercando una soluzione al problema.

Potrebbe dimostrare di avere agito nell’interesse dello stato italiano anche senza l’appoggio dell’alleato 5 Stelle, che invece ha e che ha ribadito che la decisione di Salvini ottemperava ad una risoluzione comune. Inquisiranno l’intero esecutivo? Ne vedremmo delle belle, ma non sarà necessario arrivare a tanto poiché è già chiaro a tutti che Salvini, disposto a rinunciare all’immunità e farsi processare, sta ad anni luce dagli Alfano, i Berlusconi ed i Re enzi del passato, che in caso di indagini della magistratura si sono sempre trincerati nel privilegio negando ogni addebito anche di fronte all’evidenza. Lui no. Lui conferma di aver fatto il proprio dovere!

Il caso della Diciotti ha mostrato una volta di più come l’Italia sia considerata dall’UE. Quest’ultima, dopo l’impegno sottoscritto in primis da Francia e Germania due mesi fa, nel momento in cui serve ridistribuire i migranti e affrontare l’emergenza si volta dall’altra parte. Oltre alla Chiesa a farsi avanti sono state Albania – nazione che ha fatto domanda per entrare in UE e ancora non ne fa parte! – e Irlanda, nel giorno della visita del pontefice. Nei 3.000 km che separano Tirana da Dublino, in cui risiedono la diplomazia e i “Grandi” d’Europa, nessuno in Francia, Germania, Belgio o Olanda ha alzato la mano, dimostrando così ancora una volta che Salvini ha ragione: nei salottini di Bruxelles da anni se ne fregano dell’Italia a cui è stata affibbiato, con la compiacenza dei politici Italiani degli ultimi anni che lo hanno accettato senza battere ciglio, il ruolo di campo profughi d’Europa, destinato ad accudire e mantenere la meglio gioventù africana e medio-orientale, senza troppi sofismi su chi cerca asilo perché fugge da guerre o vuole giustamente ricostruirsi con impegno una nuova vita, e la massa di coloro che cercano solo un modo facile per farsi mantenere e partecipare in qualche modo al benessere del “nuovo mondo”, e per i quali cittadinanza ed integrazione sono parole vuote.

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Posted by Matteo Salvini

 

Tutto o quasi quello che arriva in Italia dovremmo tenercelo, perché implicitamente qualcuno “più saggio” di noi ha deciso che ce lo meritiamo e, mentre si riempie la bocca di solidarietà ed uguaglianza e spara a zero sull’”Italia vomitevole” e la “lebbra populista”, chiude porti e confini e spara ai migranti se gli va, pur di mantenere pulito il proprio giardinetto.

Questo anche gli Italiani meno attenti alla politica cominciano a capirlo, e solo sprovveduti o manipolatori che tentano di distrarre l’opinione pubblica vogliono far passare il messaggio che coloro che hanno sostenuto Salvini e la sua linea anche nel caso della Diciotti siano solo razzisti invasati. In realtà il consenso cresce fra tutti, fra gente costretta da anni a vivere con retribuzioni da miseria in città in declino tra immigrazione e criminalità, e che non può emigrare attraverso l’Atlantico negli USA per tentare di avere una vita migliore. E cresce fra persone di tutte le estrazioni sociali che, di fronte ai fatti delle ultime due settimane si convincono in numero sempre maggiore che nazionalizzando le autostrade e spendendo un po’ meno per le gioie di una convivenza forzata imposta dall’UE e un po’ di più per gli Italiani – 3.6 miliardi di euro spesi dall’Italia nel 2017 per l’immigrazione, a fronte di aiuti UE di 800 milioni ricevuti in 5 anni – il ponte Morandi non sarebbe crollato e avremmo qualche strada e scuola in condizioni migliori. Provate a spiegargli che non è così!

Salvini non è un personaggio da leggenda celto-germanica alla Re Artù o Sigfrido di Xanten, ma nell’immaginario collettivo nazionale sta diventando sempre di più il Capitano, l’eroe che mantiene la barra dritta sfidando tutti in difesa degli Italiani, ribadendo un principio cardine della linea del governo e di uno stato di cui protegge la sovranità. Con buona pace di Saviano – che non fiata quando Macron chiudi porti e confini, e rulla con le ruspe i campi di immigrati a casa propria – della Boldrini – che, mentre dice che il governo deve vergognarsi e va a visitare i migranti sulla Diciotti, non si è vista ai funerali delle vittime di Genova, stranieri ed Italiani di tutte le origini – e della pletora di esponenti di PD e Leu che hanno fatto la passerella a Catania.

Ben venga quindi l’inquisizione di Salvini! L’inquisizione condannò al rogo Savonarola, che divenne simbolo della ribellione eretica, ma poi santificato nel ‘900. Giovanna D’Arco fu bruciata come strega, per essere poi eletta Santa Patrona, emblema del coraggio ed eroina di Francia. A Galilei prospettarono la tortura e fu costretto a ritrattare, ma alla fine furono le sue idee di matrice copernicana a rivoluzionare la concezione del cosmo, non certo quelle dei suoi aguzzini. Per questo “l’inquisizione politica” non danneggia Salvini, che ha vinto e non brucerà sul rogo di governo, se non in quello che i suoi avversari gli hanno riservato nel loro immaginario politico, dove la “sinistra” mondialista, dopo aver digiunato un giorno, danza scalza attorno alle fiamme che avvolgono l’eretico, mentre celebra l’affrancamento dei poveri migranti dalla fame africana, grazie al supporto della plutocrazia di Soros e compagni che li “proteggono”.

E’ proprio il capitale neoliberista, devastatore di diritti, governi, umanità e risorse, a fomentare i flussi migratori portandoli fuori controllo in nome del profitto. Come giustamente argomenta Diego Fusaro, “il nemico non è chi ha fame”, vittima inconsapevole, “ma chi affama”, e il non capire e il non contrastare tale spinta è segno della più becera ottusità o interesse. La sinistra italiana, che per confusione o altro ha finito con l’appoggiare il pensiero neoliberista, vuole legittimare il nuovo modello del migrante per giustificare l’esistente, nel tentativo di mantenere per se uno status quo in una nazione che ha macellato con riforme sociali scellerate quali Jobs Acts, Buona Scuola e mantenendo la Legge Fornero.

Chiusa nella propria visione ideale (?) la sinistra va a far visita ai migranti della Diciotti, e blatera contro un governo razzista e nemico della civiltà che avrebbe come modello l’Alabama degli anni ’60, ma non ha invocato solidarietà o umanità per i 285.000 Italiani costretti ad emigrare nel 2016 in pieno New Deal Re-enziano perché impossibilitati a trovare lavoro in Italia. Per loro, o per il 1.900.000 Italiani costretti ad andarsene dalle regioni del Sud negli ultimi 16 anni non ha speso una parola, o proposto digiuni di solidarietà. Che dire? W nuovamente l’inquisizione e la coerenza di questa gente, che l’unica cosa che dimostra, oltre alla spasmodica difesa del proprio interesse, è la totale assenza di contenuti e di comprensione dei problemi reali dei cittadini.

C’è da augurarsi che vi siano ancora uno o due casi Diciotti a breve, e poi il consenso degli Italiani che hanno sostenuto la linea di Salvini e Di Maio, pronto a tagliare i fondi ad un’UE che non si fa scrupolo di mettere i piedi in testa all’Italia e di rimangiarsi gli impegni presi, salirà dal 73% al 99%. Allora la “sinistra” forse si desterà dal letargo per trovarsi da sola come quello che sul colle la faceva controvento, e capirà troppo tardi la realtà che ancora le sfugge, pur avendola sotto gli occhi: gli Italiani ormai preferiscono mantenere a vita Toninelli e Salvini che per un solo giorno 10.000 clandestini!

Buon risveglio!

 

Alessandro Guardamagna

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

27.08.2018

TUTTO È MALE QUEL CHE FINISCE BENETTON – PRIMA LA CASSA INTEGRAZIONE, POI 34 LICENZIAMENTI: LA STORIA DELLA CRISI DI OLIMPIAS, AZIENDA SPECIALIZZATA IN TESSUTI E FILATI CHE HA PERSO IL 21% DI FATTURATO IN DUE ANNI – IL MOTIVO? IL CALO DELLE COMMESSE DA PARTE DEL SUO PRINCIPALE CLIENTE: LO STESSO GRUPPO BENETTON – ECCO COME FUNZIONA IL SISTEMA DI SCATOLE CINESI IDEATO DALLA FAMIGLIA VENETA

dagospia.com 27.8.18

Antonio Grizzuti per “la Verità”

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON

Sono lontani i gloriosi anni Sessanta, quando le Maglierie Benetton di Ponzano rappresentavano l’ orgoglio della famiglia Benetton e un fiore all’ occhiello dell’ industria italiana. Se si guarda alla composizione attuale del net asset value (cioè il rendimento del portafoglio azionario) di Edizione srl, ci si rende subito conto che quello che una volta era il core business aziendale, il tessile e l’ abbigliamento, è ormai relegato a un ruolo marginale.

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON

La fetta più grossa dei guadagni arriva da Atlantia, controllante di Autostrade per l’ Italia, che da sola vale più della metà dei 12,82 miliardi del valore degli attivi (53%). Il retail e la produzione, invece, pesa solo il 6% (pari a 618 milioni), superata sia dall’ immobiliare (1,5 miliardi, il 12% del totale) che da Autogrill (11% con 11,42 miliardi).

Dietro alla diversificazione delle attività del gruppo Benetton si nasconde un complesso dedalo di aziende partecipate, che muta spesso forma a seguito delle frequenti ristrutturazioni aziendali, e nel quale risulta arduo orientarsi anche per un esperto di diritto societario.

OLIMPIAS BENETTONOLIMPIAS BENETTON

Olimpias group srl, subcontrollata di Edizione srl per mezzo di Benetton group srl, è una di queste. L’ attuale presidente della società è Christian Benetton, figlio di Carlo (deceduto lo scorso luglio all’ età di 74 anni) e nipote di Luciano e Gilberto.

Olimpias nasce negli anni Ottanta e, in qualità di azienda specializzata nella manifattura di tessuti e filati, serve clienti del calibro di Armani, Diesel, Hugo Boss, Lacoste, Banana Republic e Inditex (che possiede il marchio Zara).

CHRISTIAN BENETTONCHRISTIAN BENETTON

L’ azienda ha sei stabilimenti sul territorio italiano: Ponzano e Castrette di Villorba (provincia di Treviso), Pignataro Maggiore (Caserta), Travesio (Pordenone), Prato e Soave (Verona). Nel 2014, il gruppo Benetton viene scisso in tre differenti tronconi: Benetton (che si occupa del settore retail), Edizione property (immobiliare) e per l’ appunto Olimpias (manifatturiero).

Le prime avvisaglie della crisi arrivano già l’ anno dopo, quando nello stabilimento di Prato viene attivata la cassa integrazione. Un provvedimento confermato anche nel 2017. Nella sede di Caserta, invece, si sperimenta il contratto di solidarietà.

OLIMPIAS BENETTON 1OLIMPIAS BENETTON 1

Tutta colpa del tracollo del settore dei filati, che vivono un momento nero. Olimpias, come dichiarato dalla stessa società nel luglio 2017, vive da anni una situazione di difficoltà testimoniata dal calo di fatturato, passato da 445,8 milioni di euro nel 2015 a 403,1 milioni nel 2016 e con un previsionale per il 2017 di 350 milioni. In un solo biennio, il Gruppo ha quindi registrato un calo complessivo del fatturato pari al 21,46%. E proprio a luglio dell’ anno scorso arriva la batosta.

luciano benetton nudo sulla copertina di panoramaLUCIANO BENETTON NUDO SULLA COPERTINA DI PANORAMA

Nel bel mezzo dell’ estate, Olimpias apre una procedura di cassa integrazione straordinaria per un periodo di 12 mesi nel sito produttivo di Castrette. L’ anno prima la casa madre aveva messo sul piatto l’ eventualità, per una sessantina di addetti su un totale di un centinaio, di un trasferimento all’ estero.

Destinazione: Tunisia, Turchia, Croazia e Serbia, dove si trovano alcuni stabilimenti produttivi del gruppo. Proposta rispedita al mittente da parte di sindacati e lavoratori. Anche per questo motivo la società avvia, nei confronti di quasi quaranta dipendenti, una procedura di licenziamento collettivo che decorre dalla data di cessazione della Cigs, quindi ad agosto di quest’ anno.

campagna pubblicitaria benettonCAMPAGNA PUBBLICITARIA BENETTON

Purtroppo la corsa contro il tempo di sindacati e Regione, con l’ assessore al Lavoro, Elena Donazzan, in prima linea, non ha avuto esito positivo. Dall’ inizio di questo mese, infatti, i 34 dipendenti che hanno firmato il verbale di accordo sindacale rimangono a casa senza un lavoro.

«C’ è chi ha ancora un mutuo da pagare, chi ha problemi di salute e non ha soldi sufficienti per curarsi, chi ha preso l’ impegno di mandare i figli all’ Università, chi è solo e deve chiedere l’ aiuto ai propri genitori pensionati», scrivono in una lettera i dipendenti di Olimpias.

gilberto benettonGILBERTO BENETTON

Che ne approfittano per togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dei datori di lavoro. «Quando qualcuno ci chiedeva dove lavoravamo», continua la missiva, «noi eravamo orgogliosi di rispondere “Benetton”. Per noi era un vero orgoglio da trevigiani! Questa immagine, purtroppo si è smarrita e persa nel tempo, ma questo non vuol dire che sia dipesa da noi».

autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON

Ironia della sorte, la causa principale del persistente calo del fatturato è da attribuirsi al calo delle commesse da parte del suo principale cliente, ovvero lo stesso gruppo Benetton del quale Olimpias fa parte.

toscani benettonTOSCANI BENETTON

E qualcuno arriva ad accusare la facoltosa famiglia veneta di aver ideato questo sistema di scatole cinesi proprio allo scopo di speculare sulla pelle dei lavoratori. Con questa mossa «Benetton group rimane pulita», ha dichiarato qualche mese fa un portavoce dei dipendenti Olimpias. «Molti di noi hanno lavorato per venti o trent’ anni come Benetton group, quando siamo diventati Olimpias la cosa ha iniziato a puzzare».

QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAfratelli benettonFRATELLI BENETTONfratelli benettonFRATELLI BENETTONTOSCANI BENETTON 4TOSCANI BENETTON 4famiglia benetton al completoFAMIGLIA BENETTON AL COMPLETOil ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTIi meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVAfratelli benettonFRATELLI BENETTONLUCIANO BENETTON TOSCANILUCIANO BENETTON TOSCANIi meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVABENETTON TOSCANIBENETTON TOSCANIi meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVAil ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTIil crollo del ponte morandi a genovaIL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVAil crollo del ponte morandi a genovaIL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVAil crollo del ponte morandi a genovaIL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVAil crollo del ponte morandi a genovaIL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVAil crollo del ponte morandi a genovaIL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVAil ponte morandi a genovaIL PONTE MORANDI A GENOVAle macerie dopo il crollo del ponte morandi a genovaLE MACERIE DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVAponte morandi a genovaPONTE MORANDI A GENOVABenetton fiumicinoBENETTON FIUMICINO

 

LE PORTE GIREVOLI DI FERRAGAMO.

andreagiacobino.com 21.8.18

Come fa gli utili Ferruccio Ferragamo, che è azionista e presidente della quotata Salvatore Ferragamo? Semplice: vende un pacchetto di azioni della holding a monte della quotata, di cui anche in questo caso è presidente. Lo testimonia il bilancio civilistico 2017 di Nautor Holding, cassaforte dell’imprenditore nato nel 1953 a Fiesole, che ha chiuso l’anno con un utile di 9,7 milioni di euro, mandato a riserva, rispetto alla perdita di 6,5 milioni del precedente esercizio.

Tutto si deve ai 16 milioni di “altri proventi” che sono quasi tutti nella plusvalenza di 15,6 realizzata sull’avvenuta vendita per circa 17 milioni di tutte le 679mila 468 azioni della Ferragamo Finanziaria che controlla la Salvatore Ferragamo col 54%, e che nel bilancio di Nautor Holding erano in carico a circa 1,3 milioni. Nonostante la cessione, però, le immobilizzazioni anno su anno sono salite da 11,4 a 9,9 milioni poiché a fronte del calo degli asset finanziari da 11,3 a 9,89 milioni, sono comparsi 10 milioni di immobilizzazioni materiali che rappresentano il valore dei marchi Swan e Nautor’s Swan rilevati lo scorso anno dalla holding di Ferragamo dal finlandese Oy Nautor, produttore di yacht di lusso fondato nel 1966 e specializzato nella categoria “Swan”.

La cassaforte che ha rimborsato a Ferragamo il finanziamento soci di 8 milioni, ha recentemente aumentato il capitale da 100mila euro a 5 milioni, ottenendo nello stesso tempo un fido a medio termine di 5 milioni da Banca di Cambiano.

Autostrade per l’Italia prova a resistere e all’improvviso diventa trasparente. Dopo le polemiche sul disastro di Genova pubblica la convenzione con il ministero dei Trasporti – ECCO IL TESTO INTEGRALE –

redazione lanotiziziagiornale.it 27.8.18

Genova

Autostrade per l’Italia esce allo scoperto e pubblica il testo della convezione in essere con il ministero delle infrastrutture e trasporti, con tutti gli allegati “per rispondere alle polemiche e alle strumentalizzazioni che dominano il dibattito pubblico sul tema”. La stessa società sottolinea che “nessuna norma interna o prassi internazionale prevede la pubblicazione di tali documenti relativi alle concessioni autostradali”.

IL TESTO DELLA CONVENZIONE

 

In questo modo la società rende noti tutti gli elementi che regolano la concessione, compreso il cosiddetto Piano Finanziario (allegato E) redatto ai sensi delle delibere CIPE. La gran parte di questi documenti era stata già pubblicata sul sito web del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 2 febbraio 2018, mentre la totalità dei documenti stessi era stata già resa disponibile nella scorsa legislatura (maggio 2017) ai membri della Commissione Lavori Pubblici del Senato per consultazione. E’ importante sottolineare che nessuna norma interna o prassi internazionale prevede la pubblicazione di tali documenti relativi alle concessioni autostradali. Ciò anche per assicurare parità di condizioni sul mercato tra i vari operatori del settore, anche per il caso di nuove procedure di affidamento.

Esulta per la pubblicazione della convenzione il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli: “Ecco gli effetti dell’azione politica del Governo del cambiamento. Dopo quasi 20 anni dalla privatizzazione, dopo 20 anni di segreti e di omissis, Autostrade per l’Italia dice improvvisamente di voler fare trasparenza cercando di far apparire il proprio gesto come spontaneo e dettato da un autonomo desiderio di venire incontro all’interesse pubblico. Peccato che già venerdì scorso, come testimoniato dalla lettera allegata qui sotto – ha ricordato Toninelli nel lungo post su Facebook – io avessi dato mandato alla dirigenza del Mit di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il Piano finanziario connessi alla convenzione. E ciò malgrado le fortissime pressioni interne ed esterne in senso contrario che stavo subendo e continuo a subire, compresa la diffida inviata a suo tempo da Autostrade per l’Italia a pubblicare tutto.  L’ho fatto in modo da dare davvero trasparenza all’opinione pubblica sui numeri grazie ai quali i padroni delle autostrade si sono arricchiti gestendo beni che appartengono a tutti noi. E vi dico di più: nelle prossime ore saranno via via online sul sito del ministero tutti gli atti delle altre convenzioni”.

Vicenda Monsanto: lo scontro tra bande e la sconfitta di scienza e informazione

BY  politicamentescorretto.info 27.8.18

La notizia è stata rilanciata su tutti i media, la Monsanto è stata riconosciuta colpevole di usare una sostanza cancerogena, il glifosato. Fino a ieri chi lo diceva veniva chiamato complottista. Cosa è cambiato?

La notizia è stata diffusa dall’agenzia ANSA che però ha ‘bucato’ il vero scoop, infatti dire che una multinazionale ha perso una causa per un prodotto cancerogeno e non dire che quel prodotto è quello  che è stato per anni al centro di accesi dibattiti è come non averla data:

Enzo Pennetta@CriticaScient

L’ANSA dà la notizia ma tace il fatto che la sostanza cancerogena è il glifosato quello usato per le coltivazioni di cereali OGM.

Agenzia ANSA

@Agenzia_Ansa

Usa: la multinazionale #Monsanto condannata a risarcire con 289 milioni di dollari un malato di cancro. L’uomo usava prodotti dell’azienda per motivi di lavoro. http://ow.ly/RmQE30lmrXz 

L’altro aspetto curioso della vicenda è che per anni si è dibattuto sulla cancerogenicità del glifosato, che ricordiamo è l’erbicida usato nelle coltivazioni OGM dove le piante geneticamente modificate non sono danneggiate mentre le erbe infestanti e tutte le altre vengono seccate, senza giungere a conclusioni negative per il prodotto della Monsanto e all’improvviso negli ultimi tempi la situazione si sblocca fino a giungere ad una sentenza a dir poco clamorosa.

A dire il vero il vento per la Monsanto era già cambiato negli USA mentre nella UE l’intervento della Germania aveva fatto prorogare l’uso del pesticida nonostante la scoperta che gli studi scientifici sulla sua innocuità non fossero attendibili. Sì proprio così, quando ci sono grandi interessi in gioco la scienza si piega come una canna di bambù agli interessi di ogni tipo e la sua oggettività resta solo un mito per gli ingenui. Ecco come riportava la notizia Repubblica del 27 novembre 2017:

Il glifosato, l’erbicida più diffuso nel mondo, considerato probabilmente cancerogeno dallo Iarc e non cancerogeno da due agenzie europee (Efsa e Echa), continuerà ad essere usato per altri 5 anni all’interno dell’Unione europea. La proroga all’autorizzazione è stata votata oggi, dopo uno scontro in Commissione durato un anno, grazie al voto determinante della Germania che ha cambiato posizione facendo passare i sì.

Quattro settimane fa l’Europarlamento aveva bocciato a larga maggioranza (355 voti favorevoli, 204 contrari e 111 astenuti) la richiesta di prolungare di 10 anni l’autorizzazione del pesticida votando per il divieto immediato di uso domestico e il bando totale entro il 2022. I deputati avevano dichiarato che “i documenti interni della Monsanto – l’azienda proprietaria e produttrice del Roundup, di cui il glifosato è la principale sostanza attiva – che sono stati resi pubblici, hanno fatto sorgere dubbi in merito alla credibilità di alcuni studi utilizzati dall’Ue ai fini della valutazione della sicurezza del glifosato”.

Dunque gli studi scientifici della UE erano taroccati ma la Germania ad un certo punto si è convinta che invece fossero buoni. La prima notizia dicevamo è che la scienza può essere manipolata, la seconda è che la Germania aveva un interesse a voler dare credito a studi fasulli. Questi elementi richiedono una spiegazione che qualsiasi giornalista vero avrebbe dovuto cercare e una denuncia della vulnerabilità della scienza alle pressioni di interessi esterni.

Cosa può far cambiare idea alla Germania sul Glifosato e poi far bucare una notizia all’agenzia ANSA e infine far risvegliare una scienza e una magistratura USA che fino a ieri erano quantomeno un po’ distratte? A volte per capire la scienza e l’informazione bisogna andare oltre la scienza e oltre la notizia, è una cosa che si dovrebbe sempre provare a fare ed è quello che ha fatto Giacomo Gabellini, grande conoscitore di geopolitica, con un interessantissimo intervento sulla sua pagina Facebook:

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fgiacomo.gabellini.9%2Fposts%2F10215107676198542&width=500

In poche parole la società tedesca Bayer per l’astronomica cifra di 66 MLD di Dollari ha acquisito la Monsanto che prima era a stelle e strisce, poco prima che questa smettesse di essere un’industria USA la scienza si è accorta finalmente che il glifosato era veramente cancerogeno, come scrivevano i complottisti, cosa confermata casualmente anche da documenti interni alla Monsanto che sono stati provvidenzialmente resi pubblici e che dimostrano che gli studi scientifici su tale cancerogenicità erano stati falsificati.

Ed ecco il passo finale da compiere e che è stato fatto da Gabellini, questa multa si inserisce nello scontro geopolitico tra USA e Germania che adesso è evidente a tutti mentre non lo era fino a qualche tempo fa.

Che tra Germania e USA fosse in atto uno scontro che si giocava sul terreno commerciale e finanziario era però stato già detto sulle pagine di Critica Scientifica in un articolo sullo scandalo delle emissioni taroccate datato settembre 2015 e intitolato W la V W:

La VW ha solo giocato al gioco al quale giocano tutti, adesso però si è deciso di usarla per colpire la Germania, e allora viva la VW che ha capito benissimo le regole del gioco e le ha applicate alla perfezione, e viva la VW che sta pagando per tutti prendendosi da sola le colpe che sono di un intero sistema.

La VW è un gigante industriale che alla fine si è accorto di essere comunque una banda troppo piccola nella guerra tra bande, un gigante che ha avuto l’unica colpa di aver fatto propri i valori attuali dell’Occidente: inganno e profitto.

La guerra tra bande è in atto e quella tra quelle di USA e Germania passa per scandali e multe all’industria tedesca, in questo gioco, e in molti altri, la scienza e la stampa sono strumenti potenti e fragili al tempo stesso, strumenti che hanno una grande influenza sull’opinione pubblica ma che si piegano troppo docilmente per dire quello che gli interessi richiedono.

Fonte Enzo Pennetta

Benetton, Toninelli: ‘Facciamo vera trasparenza sui padroni delle Autostrade’

silenziefalsita.it 27.8.18

toninelli autostrade

Facciamo vera trasparenza sui padroni delle Autostrade.

Lo ha scritto il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli in un post pubblicato su Facebook nel quale ha spiegato gli effetti dell’azione politica del Governo Conte:

“Dopo quasi 20 anni dalla privatizzazione, dopo 20 anni di segreti e di omissis, Autostrade per l’Italia dice improvvisamente di voler fare trasparenza cercando di far apparire il proprio gesto come spontaneo e dettato da un autonomo desiderio di venire incontro all’interesse pubblico”, ha fatto sapere il ministro.

“Peccato che già venerdì scorso, – ha aggiunto – come testimoniato dalla lettera allegata qui sotto, io avessi dato mandato alla dirigenza del Mit di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il Piano finanziario connessi alla convenzione”.

“E ciò – ha proseguito – malgrado le fortissime pressioni interne ed esterne in senso contrario che stavo subendo e continuo a subire, compresa la diffida inviata a suo tempo da Autostrade per l’Italia a pubblicare tutto”.

“L’ho fatto in modo da dare davvero trasparenza all’opinione pubblica sui numeri grazie ai quali i padroni delle autostrade si sono arricchiti gestendo beni che appartengono a tutti noi. E vi dico di più: nelle prossime ore saranno via via online sul sito del ministero tutti gli atti delle altre convenzioni,” ha concluso Toninelli.

Il ministro, parlando davanti alle commissioni Ambiente di Camera e Senato, ha anche affermato che gli investimenti dei concessionari autostradali sono stati già “ampiamente ammortizzati e remunerati” e quindi il prezzo dei pedaggi “avrebbe quantomeno potuto essere drasticamente ridotto“.

Invece le tariffe sono aumentate generando “extraprofitti” dei quali “hanno beneficiato totalmente le società concessionarie, a discapito dei cittadini che hanno visto e vedono di volta in volta aumentare il costo dei pedaggi”.

Quanto al crollo di Genova, Toninelli ha detto che “non è dovuto a una tragica casualità, ma conferma drammaticamente quello che questo governo e questo ministero hanno sostenuto fin dal loro insediamento. La prima vera grande opera di cui ha bisogno questo Paese è un imponente e organico piano di manutenzione ordinaria e straordinaria”.


 

Ecco come Toninelli ha tamponato Autostrade in Parlamento

 startmag.it 27.8.18

Che cosa ha detto oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli (M5S), nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Ambiente di Camera e Senato sul crollo del ponte Morandi

Non si risparmiano critiche, rilievi e rimbrotti più o meno diretti il governo e Autostrade per l’Italia.

Sono diversi i temi che contrappongono il ministero interessato (quello delle Infrastrutture e dei Trasporti retto dal pentastellato Danilo Toninelli) e il gruppo Atlantia dei Benetton che controlla la concessionaria Autostrade per l’Italia guidata dall’ad, Giovanni Castellucci.

DOSSIER CONVENZIONE

Oggi uno dei motivi delle tensioni è proprio la convenzione che lega Stato e Autostrade. La società del gruppo Atlantia ha deciso di pubblicare sul suo sito tutti i documenti, comprese le relazioni economiche e finanziarie degli allegati che finora erano segrete. La concessionaria non ha fatto mancare un accenno polemico: Aspi ha spiegato di averlo fatto “per rispondere alle polemiche e alle strumentalizzazioni che dominano il dibattito pubblico sul tema”, sottolineando che “nessuna norma interna o prassi internazionale prevede la pubblicazione di tali documenti relativi alle concessioni autostradali. Ciò anche per assicurare parità di condizioni sul mercato tra i vari operatori del settore, anche per il caso di nuove procedure di affidamento”.

LA RISPOSTA DI TONINELLI AD AUTOSTRADE

Pronta la risposta del ministro. “Ecco gli effetti dell’azione politica del Governo del cambiamento. Dopo quasi 20 anni dalla privatizzazione, dopo 20 anni di segreti e di omissis, Autostrade per l’Italia dice improvvisamente di voler fare trasparenza cercando di far apparire il proprio gesto come spontaneo e dettato da un autonomo desiderio di venire incontro all’interesse pubblico. Peccato che già venerdì scorso, come testimoniato dalla lettera allegata, io avessi dato mandato alla dirigenza del Mit di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il Piano finanziario connessi alla convenzione”, ha su Facebook il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.

I NUMERI DI AUTOSTRADE CRITICATI DAL MINISTRO

Non solo: Toninelli nel corso dell’audizione odierna nelle commissioni riunite Ambiente di Camera e Senato sul crollo del ponte Morandi ha riservato altre staffilate ad Atlantia e Autostrade: “Nel 2016 i signori delle autostrade hanno fatturato quasi 7 miliardi, 5,7 miliardi derivano dai pedaggi autostradali e allo Stato sono tornati appena 841 milioni. Nel frattempo, dati del mio ministero, gli investimenti sono calati del 20% rispetto al 2015 e per la manutenzione si sono spesi appena 646 milioni, il 7% in meno rispetto all’anno prima”.

CAPITOLO PEDAGGI

Il ministro ha anche affrontato in chiave critica verso le passate gestioni ministeriali e governativi il capitolo dei pedaggi: “Secondo la maggior parte degli economisti, il capitale investito risultava già ammortizzato e remunerato alla fine degli anni Novanta e dunque i pedaggi oggi avrebbero potuto e dovrebbero essere drasticamente ridotti”, ha detto il titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli in Parlamento.

NODO CDP

Nel frattempo non pare agevole la strada indicata negli scorsi da Palazzo Chigi con un intervento della Cassa depositi e prestiti nel capitale di Autostrade; ipotesi rilanciata oggi dal quotidiano la Repubblica che ha parlato di conversione del prestito Cdp in quote di capitale di Aspi.

Ma il prestito da 1,7 miliardi di euro che Cdp ha verso Autostrade per l’Italia “secondo noi non include alcuna clausola di conversione” in capitale e quindi Cdp “avrebbe bisogno di negoziare con Atlantia, Appia Investments (Allianz e altri) e il Silk Road Fund (governo cinese) per poter modificare le condizioni del bond e convertirlo”. E’ quanto scrivono gli analisti di Findetiis commentando le ipotesi di stampa del fine settimana sull’ingresso di Cdp in Autostrade.

La conversione “avrebbe bisogno di portare gli investitori stranieri” di Autostrade “al tavolo”, scrive ancora Fidentiss ricordando che i soci esteri sono entrati nel capitale sulla base di una valutazione di Autostrade di 14,8 miliardi di euro. “La conversione (ipotizzando lo stesso prezzo implicito nella vendita del 2017) potrebbe tradursi in una quota di circa il 10%” affermano gli analisti di Banca Akros, sottolineando che “la visibilita’” sul destino di Autostrade “resta molto bassa”. Di “esiti imprevedibili” parla anche Fidentiis secondo cui Atlantia e Autostrade restano “in una posizione fragile a causa del rischio di potenziali cambi regolatori”.