Google usa in segreto i dati Mastercard per sapere cosa compriamo offline

Giuditta Mosca

 

(Foto: pixabay.com / OpenClipart Vectors)

(Foto: pixabay.com / OpenClipart Vectors)

Durante l’ultimo anno Google si è concentrata sul comprendere come la pubblicità online condiziona i nostri acquisti offline. Per farlo ha sfruttato i dati messi a disposizione dal gigante dei servizi finanziari Mastercard, dopo una trattativa che, secondoBloomberg, è durata 4 anni.

La collaborazione non è mai stata resa pubblica ed è limitata agli Stati Uniti d’America, nessuna delle due aziende ha comunicato ai propri clienti che gli acquisti effettuati nei negozi fisici mediante carta di credito sono stati monitorati e correlati agli annunci pubblicitari visibili online. L’unica conferma riguarda il fatto che i dati sono stati resi anonimi.

La cifra sborsata da Google non è nota, si parla però di “milioni di dollari” investiti per offrire agli inserzionisti degli strumenti supplementari per fare comprendere loro se, dopo avere visto pubblicità online, le persone hanno concluso un acquisto in un negozio fisico.

Curiosità sfacciata e bulimia di dati

Google sta affilando le lame degli strumenti utili a misurare l’efficacia della pubblicità online, ora è possibile mostrare agli inserzionisti che i soldi investiti hanno un ritorno anche negli acquisti effettuati nei negozi.

Si sa anche che BigG ha fornito ai propri clienti gli spostamenti degli utenti, utilizzando la loro cronologia delle posizioni, senza però riuscire a collegarli agli acquisti eventualmente effettuati.

L’attitudine di osservare un prodotto online e poi acquistarlo offline non è né sporadica né avulsa dalla realtà, ecco perché Google sta facendo di tutto per creare un collegamento tra queste attività.

Per limitare questa incursione è possibile disabilitare le opzioni Attività e web app che permettono a Google di seguirci, come descritto nella apposita pagina di supporto. BigG ci segue dappertutto, la conferma (forse persino inutile) è arrivata dall’Università di Princeton, ed è altrettanto evidente che i dispositivi mobile, soprattutto quelli con a bordo Android, sono strumenti con cui mettiamo i dati su un piatto d’argento.

Google, nella risposta ufficiale, ha confermato che i dati di cui fa uso sono anonimi, senza sbilanciarsi troppo sulla collaborazione con Mastercard: “Prima di lanciare questo prodotto in versione beta lo scorso anno, abbiamo sviluppato una nuova tecnologia di crittografia in doppio cieco che impedisce sia a Google sia ai nostri partner di visualizzare le informazioni personali identificabili degli utenti. Non abbiamo accesso a nessuna informazione personale dalle carte di credito e di debito dei nostri partner, né condividiamo alcuna informazione personale con i nostri partner. Gli utenti Google possono fare opt out in qualsiasi momento utilizzando gli strumenti gestione Attività Web e App”.

Secondo BigG, in sintesi, il fatto che non si possa sapere cosa mettiamo in un carrello fisico o digitale, non costituisce una violazione della privacy, poiché le uniche informazioni accessibili sono il nome del venditore e l’importo speso. Tutti dati che alimentano il servizio Store Sales Measurement, un fiore all’occhiello che Google propone ai propri inserzionisti garantendo l’analisi degli acquisti fatti dagli utenti mediante pagamenti elettronici, quindi probabilmente non soltanto effettuati dai titolari di una Mastercard.

Mastercard ha dichiarato che i dati messi a disposizione di Google sono anonimi e aggregati.

A inizio agosto è stata resa pubblica un’iniziativa simile condotta da Facebook, interessata ai dati bancari dei propri utenti per offrire loro nuovi servizi online. A gennaio del 2018 Google ha fatto invece dei tentativi per ottenere i dati sanitari direttamente da cliniche e ospedali.