Fitch avverte Italia: rating a rischio, pericolo shock. E Tria ammette: ‘soffriremo con fine QE’

Riteniamo che il rischio di un’instabilità sul mercato finanziario agirà come principale limite del grado di espansione di bilancio”, ha detto l’agenzia di rating, che ritiene improbabile la completa esecuzione …

Come previsto, il giudizio di Fitch sull’Italia è arrivato venerdì sera a mercati chiusi: niente downgrade del rating, ma il rischio c’è, ed è tutto riflesso nell’outlook, che da stabile è stato tagliato a negativo. Tutto questo, mentre il ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria, ha ammesso che la fine del Quantitative easing della Bce farà soffrire l’Italia.

In un’intervista a La Repubblica, il ministro ha affermato  che, con la fine dello scudo dei BTP, l’Italia “subirà un contraccolpo come gli altri, con la differenza che da noi la crescita è meno forte”.

“L’Italia non è la malata dell’Ue, insomma, ma senza gli aiuti della Bce soffrirà”. Il motivo lo si può facilmente comprendere, visto che è stato proprio il QE ad allontare gli squali della finanza dal paese: con l’acquisto dei titoli di stato dell’Eurozona, la Banca centrale ha evitato infatti che la speculazione prendesse il sopravvento, facendo salire i costi di rifinanziamento del debito italiano a livelli insostenibili, e che il valore di BTP e Bot crollasse, com’era accaduto nella grave crisi di fine 2011.

E’ vero anche, ha fatto notare il titolare del dicastero dell’Economia, che il piano “non era un supporto al debito italiano ma alle dinamiche di trasmissione monetaria dell’area euro”. Inoltre, “l’acquisto di titoli ha riguardato in modo proporzionale tutti i Paesi”. (In diversi, soprattutto tedeschi, obietterebbero, affermando che il Quantitative easing è stato creato ad hoc proprio per i paesi dell’area euro più a rischio, Italia in primis):

Tornando a Fitch, il rating sul debito italiano rimane per ora a “BBB”, ma i rischi di un declassamento sono concreti, e ravvisabili nei moniti e negli attenti che Fitch rivolge all’Italia. Viene certificato un rischio maggiore di elezioni anticipate dal 2019, in quanto l’agenzia non ritiene che il governo M5S-Lega ”duri l’intero mandato”.

Le spiegazioni di tale scetticismo sono diverse: “la natura nuova e non collaudata del governo, le considerevoli differenze politiche fra i partner della coalizione e le contraddizioni fra gli elevati costi dell’attuazione degli impegni presi nel ‘Contratto’ e l’obiettivo di ridurre il debito pubblico. Non è chiaro come queste tensioni politiche saranno risolte”, si legge nella nota.

Sulla possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro, si parla di “basse possibilità”, ma Fitch sottolinea anche come ”l’avversione di alcune parti del governo nei confronti dell’Ue e dell’euro sia in ogni caso un rischio”.

In attesa di conoscere la nota di aggiornamento al Def e la legge di bilancio per il 2019, Fitch prevede un aumento del deficit italiano nel 2019 al 2,2%, e al 2,6% nel 2020: ”Riteniamo che il rischio di un’instabilità sul mercato finanziario agirà come principale limite del grado di espansione di bilancio”, continua l’agenzia di rating, che crede improbabile la completa esecuzione del contratto di governo, in quanto troppo caratterizzata da misure di politica fiscale espansiva (rottamazione della riforma Fornero, flat tax, reddito di cittadinanza”.

Sul debito, le stime sono dunque di un ”lieve” calo dal 131,8% del 2017 al 130,4% del 2020. In ogni caso, “il debito pubblico rimarrà ”molto elevato”, fattore che lascerà il paese ”più esposto a potenziali shock”.

C’è poi anche il timore che l’Italia faccia dietrofront su riforme strutturali considerate cruciali.

“A nostro avviso, il rischio di un’inversione delle riforme strutturali che ha un impatto negativo sui fondamentali di credito dell’Italia è leggermente aumentato. Il recente ‘Decreto sulla dignità’ avrà probabilmente un effetto limitato sulle dinamiche del mercato del lavoro, ma una più ampia liquidazione delle precedenti riforme strutturali del mercato del lavoro e del sistema pensionistico potrebbe avere un impatto moderatamente negativo sulla crescita a medio termine dell’Italia e finanze pubbliche”.

Osservato speciale delle prossime sessioni rimarrà lo spread, dopo soprattutto il giudizio di Fitch e le parole di Tria.

Venerdì scorso, in attesa del verdetto dell’agenzia di rating, il differenziale BTP-Bund ha sfondato quota 290, fino a 291, a fronte di tassi decennali balzati al 3,249%,  al record dal marzo del 2014, per poi chiudere in area 3,23%. Soltanto nel mese di agosto, i tassi sui BTP decennali sono balzati di oltre 50 punti base.

Impennata anche dei tassi dei bond a cinque e due anni:  quelli a due anni sono volati fino all’1,46% lo scorso venerdì, mentre i tassi a cinque anni sono saliti fino al 2,57%.

Riguardo al giudizio di Fitch, e di altri in sospeso (come Moody’s) il ministro Tria ha detto che, con la Nota di aggiornamento al Def, le intenzioni del governo “si tradurranno in azioni e allora lo spread scenderà. La discontinuità del governo non si vede dal livello del deficit ma dal contenuto delle politiche, proprio come una famiglia si giudica da come usa le proprie risorse”. Per Tria, inoltre:

“L’Italia non è fragile, non è il malato d’Europa. Il governo ha ribadito più volte che le riforme verrano portate avanti nell’ambito dell’equilibrio dei conti pubblici e a fine mese, quando questo impegno diventerà un fatto con la Nota di aggiornamento del Def, lo spread si sgonfierà”.