Granate svizzere forse nelle mani dell’Isis

tvsvizzera.it 2.9.18Bombe a mano fabbricate dall’azienda svizzera Ruag sarebbero finite in Siria. La vicenda non mancherà di ravvivare il dibattito sulla modifica dell’ordinanza sul materiale da guerra.

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Il caso è stato rivelato domenica dal SonntagsBlickLink esterno, che ha pubblicato alcune fotografie del materiale bellico rinvenuto in Siria.

Stando al giornale, le granate sarebbero state sottratte allo Stato islamico (Isis) dal gruppo Haiat Tahrir al-Scham (o Al Qaida in Siria) – rivale sia dell’Isis che del regime di Bashar al-Assad – a Nayrab, un villaggio della provincia di Idlib, uno degli ultimi bastioni del gruppo jihadista.

Le armi in questione sono poi state mostrate in televisione. Stando a diversi esperti contattati dal domenicale, le granate assomigliano ai prodotti fabbricati dalla Ruag. Non vi è la certezza assoluta, poiché i numeri di serie non sono leggibili. Tuttavia, il portavoce dell’azienda afferma che sulla base delle fotografie, le bombe a mano sono effettivamente state prodotte dalla ditta di proprietà della Confederazione.

granata a mano
Le granate ritrovate in Siria sarebbero dei modelli HG 85 e OHG92.

(Keystone)

Nella sua presa di posizione, la Ruag sottolinea di “rispettare scrupolosamente la regolamentazione svizzera in materia di esportazioni” e di fornire materiale bellico unicamente agli eserciti di quegli Stati per i quali la legislazione elvetica autorizza l’esportazione.

Non è la prima volta

L’ordinanza sul materiale bellicoLink esterno prevede che quando uno Stato acquista armi prodotte in Svizzera, si impegni affinché non escano dal paese. Se vi è un rischio che ciò accada, la Svizzera può verificare sul posto che le regole siano state rispettate.

Queste misure sono state prese in seguito a un caso venuto alla luce nel 2012. Delle granate fabbricate dalla Ruag erano state scoperte in Siria. Le bombe a mano erano state vendute nel 2003-2004 agli Emirati Arabi Uniti, che le aveva poi offerte alla Giordania. Il materiale era quindi finito nelle mani dell’Esercito di liberazione siriano.

Allentare i criteri per l’export?

La vicenda non mancherà di ravvivare ulteriormente il dibattito sulla revisione dell’ordinanza sul materiale bellicoLink esterno.

Il governo intende rivedere i criteri d’autorizzazione, permettendo – a determinate condizioni – l’esportazione anche verso paesi implicati in un conflitto armato interno. Appena pochi giorni fa, le commissioni della politica di sicurezza dei due rami del parlamento non si sono opposte alla modifica.

Le critiche del Cicr

Questo allentamento delle regole per le esportazioni è stato fortemente criticato, in particolare dal presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) Peter Maurer.

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Decisioni come questa o il fatto di temporeggiare nella ratifica del trattato internazionale per il divieto delle armi nucleari – ha affermato Maurer ai microfoni della radio pubblica SRF – hanno comportato per la Svizzera una perdita ” in termini di credibilità e di affidabilità come attore umanitario”.

Il Cicr sa con una certa sicurezza – ha proseguito – che questo materiale bellico prima o poi sarà impiegato nelle zone di guerra. Spesso si incontrano sul terreno armi frutto dell’esportazione da paesi altamente sviluppati, che erano state accantonate da tempo. Le zone di guerra sono “troppo rifornite di armi” e ciò non fa che peggiorare la situazione.

La Segreteria di Stato dell’economiaLink esterno (responsabile delle autorizzazioni per l’esportazione) ha dal canto suo sottolineato che paesi in guerra come la Siria non potranno “né oggi né in futuro procurarsi armi in Svizzera”. La modifica dell’ordinanza non cambierà questa situazione.