Carige, c’è Ghizzoni a fianco di Malacalza

ANDREA COPERNICO lettera43.it 5.9.18

Nella battaglia per l’istituto ligure, Rotschild schiera l’ex ad di Unicredit. Mentre i piccoli azionisti appoggiano la cordata di Raffaele Mincione.

ra gli advisor finanziari di Malacalza Investimenti, primo socio di Carige con il 23,9% (con autorizzazione Bce per arrivare al 28%), c’è anche la banca d’affari Rotschild. Che per la battaglia genovese ha schierato in prima linea un pezzo da novanta, l’ex amministratore delegato di UnicreditFederico Ghizzoni, arruolato come presidente di Rotschild Italia l’anno scorso. Ghizzoni, ironia della sorte, si troverà a dover sfidare sul campo l’ex collega, Paolo Fiorentino, fino all’estate 2016 chief operating officer della stessa Unicredit e poi dal giugno 2017 al timone dell’istituto genovese (insieme con Andrea Soro, in veste di direttore finanziario, a sua volta un ex Unicredit).

I PICCOLI AZIONISTI CON MINCIONE

Nel frattempo, in vista dello scontro in assemblea fissato per il prossimo 20 settembre quando i soci saranno chiamati a nominare il nuovo cda della banca, vengono alla luce le prime alleanze. L’Associazione Piccoli Azionisti di Banca Carige, che conta circa 400 investitori per un capitale complessivo dello 0,7% dell’istituto ligure, si schiera con la cordata di Raffaele Mincioneforte di circa il 15%. Una scelta maturata per una questione di poltrone. «Malacalza», ha spiegato il presidente dell’Associazione, Silvio De Fecondo, «aveva sempre definito legittima la nostra richiesta di avere un rappresentante in cda ma quando è arrivato il momento di presentare le liste quell’apertura è diventata chiusura, ne abbiamo preso atto e solamente dopo abbiamo accettato l’offerta di Mincione di avere un nostro rappresentante nella sua lista».

IL DUELLO SU RETELIT

In caso di successo nella corsa per conquistare il cda, il finanziere avrebbe dunque garantito all’associazione «un ruolo» all’interno della governance della banca anche in caso di mancata elezione di un rappresentante. Il rappresentante dei piccoli soci è infatti candidato all’ultima posizione della lista (la dodicesima): ciò di fatto significa che entrerebbe nel board solo in caso di plebiscito per Mincione. Il quale negli ultimi mesi è finito alla ribalta delle cronache finanziarie anche per un altro duello in assemblea, quello su Retelit, il gruppo che gestisce cavi in fibra ottica e che in primavera è stato oggetto di una battaglia tra due liste: la prima sostenuta dai libici della Lybian Post Telecommunications e dai tedeschi di Axxion e l’altra (Fiber 4.0) guidata appunto da Mincione. A imporsi è stata la prima lista, ma per la seconda squadra era stato arruolato l’avvocato Giuseppe Conte che, poche settimane dopo sarebbe diventato premier. Conte è stato chiamato in causa da Mincione per dare un parere legale sull’eventuale violazione degli obblighi stabiliti dal Golden Power.

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