Cdp: i timori delle Fondazioni (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Le Fondazioni alzano ancora il livello di attenzione sulla Cassa Depositi e Prestiti. Gli enti, azionisti con poco meno del 16% del capitale, stanno seguendo attentamente tutte le manovre in atto nella società a controllo pubblico, non senza preoccupazioni. Il primo fonte caldo, che si è aperto con la tragedia di Genova, è legato ad un possibile coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti nella partita Autostrade, con un possibile ingresso nel capitale (piace alla Lega ma i 5 Stelle sarebbero pronti a fare le barricate per impedirlo).

Nel governo, scrive MF, le riflessioni sul tema sembrano andare avanti e non mancano posizioni oltranziste di chi (in particolare dal Movimento 5 Stelle), sembra preoccuparsi poco, almeno in questa fase, del punto di vista delle Fondazioni, che pure sono titolari di quella golden share informale che è la loro stessa partecipazione, senza la quale Cassa Depositi e Prestiti rientrerebbe nel recinto del bilancio pubblico con l’effetto di trasformare i suoi finanziamenti in debito pubblico. Ovvio che le Fondazioni stiano in stato d’allerta. Ma l’attenzione degli enti si è alzata ora anche sulla definizione del piano industriale che il nuovo amministratore delegato, Fabrizio Palermo, sta mettendo a punto in queste settimane, con l’obiettivo di presentarlo al mercato in autunno, probabilmente tra novembre e dicembre.

In questi giorni è aperta la gara per la ricerca della società di consulenza che affiancherà il manager nella stesura. La consegna delle buste è prevista oggi ma già cominciano ad emergere i primi elementi. Il piano, come anticipato ieri da MF-MilanoFinanza, prevederebbe tre linee guida che puntano a una gestione più diretta del portafoglio d’investimenti di Cassa, a una revisione del perimetro societario e ad un importante ricambio manageriale. Per quanto riguarda i primi due fronti l’idea di Palermo sarebbe di semplificare la struttura, eliminando duplicazioni di funzioni e di poltrone. A partire da Cdp Equity, guidata dall’ingegnere Guido Rivolta, che per più di qualche aspetto è di fatto un duplicazione della stessa casamadre. A questa si aggiunge Fsi Investimenti (nel cui capitale figura la Kuwait Authority con il 22,9%) che a sua volta ha il 70% di Fsia Investimenti (il resto è di Poste Italiane ) che come unica partecipazione ha il 49,5% di Sia. Insomma un complesso assetto di scatole societarie che il nuovo amministratore delegato del gruppo punta a rendere più lineare tenendo sotto controllo diretto le tante partecipate di Cassa Depositi e Prestiti. Riorganizzazione che, sostengo fonti ben informate, potrebbe portare con sé anche un profondo cambiamento della prima linea dei manager del gruppo. Anche perché qualche uscita di peso inizia già a registrarsi. Secondo quanto risulta a MF-MilanoFinanza pronto ad abbandonare il gruppo sarebbe Leone Pattofatto, chief stategic equity officer della società, che si starebbe muovendo verso la nuova merchant bank appena fondata dall’ex presidente di Cdp, Claudio Costamagna.

red/lab

(END) Dow Jones Newswires

September 05, 2018 02:16 ET (06:16 GMT)