Parte Esposto alla Procura: video Ponte Morandi di Genova manomesso

Informarexresistere.fr 6.9.18

DESI Ponte Morandi Genova Manomissione Video – Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni DESI

www.desiagency.eu – Esposto presso la Procura della Repubblica di Teramo il 06/09/2018

Il sottoscritto Luciano Consorti in qualità di Presidente e Direttore Editoriale della testata giornalistica “Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni (D.E.S.I.)” ha depositato il 6/09/2018 presso la Procura di Teramo un esposto relativo a verosimili manomissioni del video che riprende il Ponte Morandi di Genova

il 14 Agosto 2018 alle 11,30 circa, apprendiamo la notizia del crollo del Ponte Morandi di Genova, dove perdono la vita 43 persone di varie Nazionalità.

Questi fatti drammatici ci hanno toccato il cuore di tutti noi, gli interessi economici e politici hanno prevalso su qualsiasi razionalità nel porre in sicurezza il Ponte Morandi, o perlomeno è quello che vogliono farci credere.

Il sottoscritto presidente D.E.S.I. insieme al nostro funzionario esperto in comunicazione e videosorveglianza, nell’osservare attentamente l’unico video pubblico della videocamera del ponte Morandi registrato della Polizia di Stato,

“evince verosimilmente una palese Manomissione del Video ed evidenzia con i cerchi in rosso le anomalie, nel video rallentato vedrete una autocisterna di colore bianco davanti al camion verde di Basko, se osservate attentamente l’autocisterna davanti a Basko sparisce nel nulla, mentre nella corsia opposta si vede un Tir bianco che trasporta un Container di colore rosso che compare improvvisamente nella carreggiata nel lato sinistro del video, inoltre sul bordo del lato sinistro sotto il logo della polizia, si vede un’anomalia di una pianta che cambia aspetto, il che fa pensare ad una sovrapposizione di immagini”.

Come riportato dalle varie agenzie di stampa il 1 settembre 2018, dopo le attente indagini della squadra mobile di Genova, si è concluso che il presente video non è stato “manomesso” ma la registrazione si è interrotta per un black out elettrico senza registrare nessun crollo del ponte.

Come è possibile che la procura di Genova o perlopiu’ la squadra mobile di Genova che ha fatto le indagini proprio sul quel video, viene a raccontarci che non è stato manomesso alcunchè?,

sembrerebbe un film di fantascienza, dove tutti credono a qualsiasi cosa, visto che il video è chiaro e trasparente per questa ragione abbiamo chiesto alla Procura di Teramo che vengano fatte ulteriori indagini sul Video per portare alla luce la verità e per riscattare e non far morire invano tutte quelle 43 vittime del ponte Morandi.

Per noi è una puro depistaggio dell’indagine, per conto di chi? E per quale motivo?

NON SEMPRE GLI OCCHI CHIUSI DORMONO. NON SEMPRE GLI OCCHI APERTI VEDONO”. – Fonte: D.E.S.I. Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni

Ti potrebbe interessare anche: Genova: strano particolare nel nuovo video del crollo diffuso dalla GdF

esposto DESI Ponte Morandi Genova Video Manomesso- Complotto depistaggio

Si è verificato un errore.

Prova a guardare il video su www.youtube.com oppure attiva JavaScript se è disabilitato nel browser.

Crollo del viadotto Morandi a Genova, venti persone indagate

E.Cap.
Tommaso Fregatti
Marco Grasso
Matteo Indice
videoservizio di Beatrice D’Oria ilsecoloxix.it 6.9.18

Ponte Morandi, la crepa in un pilone 7 minuti prima del crollo

Il video è stato girato con una telecamera Go Pro da un automobilista che è passato sul ponte 7 minuti prima del crollo

Genova – La Procura di Genova ha acquisito le immagini di un video girato con una telecamera Go Pro da un automobilista che è passato su ponte Morandi alle 11.29, 7 minuti prima del crollo: sulla destra, si vede chiaramente una crepa in uno dei piloni della struttura.

VIDEO

blob:https://video.ilsecoloxix.it/5932f384-cef0-406b-b5ca-8699f65f3405

Gli inquirenti dovranno ora cercare di capire se la crepa sia recente o se, più probabilmente, risalga a (parecchio) tempo prima: su Google Maps, dove le immagini vengono aggiornate periodicamente, il pilone pare “danneggiato” già nel 2011, e tracce della crepa si vedono nello stesso punto anche negli anni successivi.

Venti persone nel registro degli indagati
Intanto, nel fascicolo d’indagine ci sono i nomi di una ventina di persone nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del viadotto, che il 14 agosto ha provocato la morte di 43 persone: fra loro ci sono vertici e tecnici di Autostrade per l’Italia – sia top manager sia dirigenti di medio livello delle sedi di Genova e Roma – oltre dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato alle Opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta; la società è stata anche iscritta sulla base della legge sulla responsabilità delle imprese.

Video, la storia: padre e figlio pompieri, insieme sul Morandi |

Le accuse a vario titolo sono quelle di omicidio colposo plurimo, la più grave perché aumenta le pene potenziali, aggravata dal mancato rispetto delle norme anti-infortunistica, oltre all’omicidio stradale colposo e al disastro colposo; la Procura di Genova ha invece tolto l’accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti.

Ponte Morandi, le aziende “sfrattate” potrebbero andare nell’ex Mira Lanza |

mappa 3d: la crepa su ponte Morandi vista attraverso Google Maps (cliccando su “Visualizza su Google Maps” e poi in alto a sinistra sull’icona dell’orologio, è possibile vedere come il pilone sembrasse danneggiato già nel 2011)

La svolta nelle indagini, coordinate dai sostituti procuratori Massimo Terrile, Walter Cotugno e dall’aggiunto Paolo D’Ovidio, è arrivata grazie a due informative della guardia di Finanza e della squadra Mobile della polizia, che hanno individuato una ventina di nominativi e le loro presunte responsabilità nella vicenda.

Speciale Il crollo del ponte Morandi |

L’iscrizione nel registro degli indagati è fondamentale per chiedere al giudice la fissazione dell’incidente probatorio che dovrebbe accertare le cause del crollo. A questo proposito, il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha detto che «a breve chiederemo anche l’incidente probatorio» e che «l’iscrizione viene fatta proprio contestualmente per la necessità di effettuare un atto garantito». La lista degli indagati, ha continuato Cozzi, «al momento è questa, poi qualora emergessero ulteriori profili dalla prosecuzione delle indagini sarà valutato anche magari in corso di incidente probatorio come prevede il codice».

Ponte Morandi, il procuratore: «20 persone indagate»

 

Generali Ass.: trattative esclusive per acquisto Sycomore A.M.

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Generali Ass. ha avviato alcune negoziazioni esclusive

con gli azionisti di Sycomore Asset Management per acquisire la quota di

maggioranza nella società, e formare una partnership strategica.

Per la compagnia triestina, si legge in una nota, la partnership

rappresenta una nuova tappa nell’esecuzione della strategia multi-boutique

nell’asset management annunciata a maggio 2017.

Sycomore – secondo il disegno allo studio – entrerebbe a far parte della

piattaforma multi-boutique del Leone coordinata da Generali Investments

Partners, rivestendo un ruolo fondamentale per diventare la principale

piattaforma multi-boutique in Europa.

Il gruppo guidato da Philippe Donneti, come anticipato da MF/Milano

Finanza, deterrebbe la maggioranza economica di Sycomore, mentre i

fondatori di quest’ultima resterebbero azionisti significativi e i

dipendenti accrescerebbero la partecipazione.

Inoltre, il team di Sycomore continuerebbe a gestire la strategia e

l’operatività della società in modo indipendente, con la stessa mentalità

imprenditoriale che ne ha guidato l’innovazione e le performance dalla sua

fondazione nel 2001.

Sycomore, con sede a Parigi, è un primario asset manager indipendente,

con oltre 8,3 miliardi d’euro di asset in gestione nel luglio scorso.

La partnership strategica si fonda sulle relazioni di business e

sull’allineamento strategico già esistenti fra Generali e Sycomore, e mira

ad offrire un rilevante potenziale di sinergie in termini di ricavi, in

particolare attraverso l’accelerazione dell’espansione internazionale di

Sycomore, e lo sviluppo di un’offerta su misura per i clienti retail ed

istituzionali.

Zaoui & Co. opera come financial advisor esclusivo per Generali, mentre

Dechert è il legal advisor. Dall’altro lato, Sycomore Corporate Finance

agisce come sell-side financial advisor esclusivo per gli azionisti

di Sycomore. Scotto & Associes agisce infine come legal advisor per gli

azionisti di Sycomore.

“Generali si propone di collaborare con partner dalla mentalità

imprenditoriale che hanno sviluppato strategie di investimento distintive,

supportate da ottimi risultati. I manager ed i dipendenti di Sycomore si

distinguono indubbiamente nella propria area di expertise e siamo

desiderosi di poter lavorare al loro fianco”, ha dichiarato nella nota il

responsabile di Generali Investment Partners, Carlo Trabattoni.

com/ofb

(END) Dow Jones Newswires

September 06, 2018 12:28 ET (16:28 GMT)

L’uomo in rivolta nell’era digitale

comedonchisciotte.org 6.9.18

DI PIERO CIPRIANO

carmillaonline.com

Vivremo in una democrazia in cui “la libertà sarà stata un episodio”, così inizia Psicopolitica, il libro dell’apocalittico filosofo tedesco-sud coreano Byung-Chul Han. Una democrazia neoliberale sotto il segno del like. O del dislike. Una comunicazione contrappuntata, quando tutto va per il bene, dagli stucchevoli love, o dagli sganasciati haha, o dagli stupefatti wow, quando va per il male dai melanconici sigh o dai livorosi grr. Lo so, sembro ridicolo, eppure anche sotto i post che accompagneranno questo scritto riceverò qualche decina di commenti in neolingua. Una specie di idiot savant si è inventato questo social network, e di anno in anno come un dio bambino inventa nuovi codici nuovi lemmi, nuove semplificazioni per narrare le relazioni. E ci siamo incamminati verso una semplificazione lessicale ed emotiva che somiglia alla neolingua immaginata da George Orwell in 1984, la semplificata neolingua incaricata di sostituire l’archilingua perché l’archilingua è articolata, la neolingua è funzionale a semplificare il pensiero. Se hai sempre meno parole per dire le cose, immagina Orwell, ovvero “chi parla male pensa male”, per dirla con Nanni Moretti, vedi che la coscienza si restringe. E pure i testi scolastici fascisti o nazisti erano dotati di un lessico semplificato, apposta per semplificare il pensiero. Per un verso allora, nota Han, in questo panottico digitale a cui ci siamo nel volgere di pochissimi anni abituati al punto da non saperne più fare a meno sembra incentivata la comunicazione e lo sproloquio. Per un altro verso c’è un invito alla sintesi e alla semplificazione, i post tanto più vengono letti quanto più sono laconici ed essenziali.

Il problema (ma ciò era prevedibile, pensateci) è che di questa semplificazione lessicale che genera neolingua si sono impossessati (e ne stanno facendo un uso criminale) dei soggetti dal pensiero semplice, che per lo più non hanno fatto studi approfonditi, non si sono spinti oltre le scuole superiori, spesso istituti tecnici, e se si sono affacciati all’università dopo pochi esami hanno capito che invece di perdere tempo a studiare c’era qualcosa di più pragmatico e redditizio da fare: la politica. Anche perché la politica negli ultimi decenni è cambiata, ha smesso di selezionare i più colti (non voglio dire i più etici, perché non è quasi mai stato così), le menti più sveglie, ma in un darwinismo sociale invertito estrae dal mazzo i più fessi, o i più scaltri, o i più ingordi di potere. E così è capitato che questi idiot savant, dico da un Trump a scendere a un Salvini o – per restare nel nostro orto – a un Di Maio un Di Battista un Toninelli insomma gli utili idioti di questi anni, nel comunicare con neolingua fatta di slogan o frasi secche (finita la pacchia, onestà, a casa loro, governo del cambiamento, prima gli italiani, e così via) sono dei veri talenti. Perché un concetto complesso non saprebbero articolarlo, ma hanno questo dono della sintesi estrema che pare fatto apposta per i social più in voga (Facebook, Twitter, Instagram).

E grazie a questo dono di saper parlare semplice – bastano due neuroni e una sinapsi – eccoli dominatori di un dispositivo panottico che il povero Bentham non avrebbe mai potuto immaginare, e neppure noi, fino a vent’anni fa. Anzi, dieci. Un dispositivo dove siamo in reciproca sorveglianza, quindi un panottico a 360 gradi. Un panottico gigantesco. Mettiamo Facebook. Oggi conta oltre due miliardi di iscritti. Che accedono al panottico più volte al giorno. Facebook ha più seguaci del cristianesimo e dell’Islam. È una chiesa più influente di tutte le altre. I cui praticanti sono sempre connessi o raggiungibili. Per mezzo dello smartphone. Smartphone che tocchiamo in media 2617 volta ogni giorno. Non c’è rosario bibbia o corano compulsato con questa frequenza. Facebook è una chiesa che per amen ha un like. Un like come primitivo sistema di gratificazione a breve termine, a base di dopamina. Fatemi semplificare e fare il riduzionista. Propongo questo sillogismo. La psicosi, secondo la teoria più accreditata, da un punto di vista biochimico è causata da un eccesso di dopamina. Il neurotrasmettitore edonico. Quello che dà piacere, insomma. Come a dire: troppo piacere fa impazzire. I like, si dice, aumentano la dopamina. Gratificazione a breve. I like, dunque, producono psicosi. Ecco. Il manicomio digitale, produce psicosi. Non è un caso che coloro che nel 2009 hanno ideato il bottone del like – Justin Rosenstein e Leah Perlman – siano ora i più accesi sostenitori di una sorta di vangelo apocrifo contro la chiesa di Facebook. Si sono disconnessi.

Insomma, ricapitolo: un idiot savant ha creato un manicomio digitale, un panottico a 360 gradi per un reciproco controllo totale. Altri idiot savant si sono impossessati del giocattolo, lo sanno giocare come nessun altro, twittano postano scrivono slogan o frasi lapidarie (molti nemici molto onore) spesso copiate o citando, sapendo o non sapendo tanto è uguale, dato che la cultura è roba da radical chic (altro slogan) e quando sento la parola cultura metto mano alla pistola (altra citazione, chi lo disse? Boh. Che mi frega). Ciò che conta è che questo giocattolo panottico globale è la nuova agorà dove si fa la politica semplificata, la pseudo democrazia partecipata, la democrazia del like, di cui si sono impossessati gli idiot savant Trump Salvini Di Maio.

L’altro ieri, una mia amica che ha votato per gli idiot savant creati dal comico Grillo mi rimprovera la mia anarchia: è il tuo non voto che ha determinato l’ascesa del ministro razzista e fascista. E difendeva i suoi eletti, meritevoli di aver abolito l’aereo con cui Renzi era andato a vedere una partita. Ma non c’è mai andato! È un news fake, informati, ma esci dal panottico, cazzo!

E mia moglie, dopo che lei è andata via (con lo smartphone in mano, e per strada avrà senz’altro distribuito una decina di like a qualche post farlocco): lo vedi? Faccio bene io, che non sono su Facebook, che resisto ai social network tutti: Twitter, Instagram eccetera?

Ma sei un’idiota allora! Ecco perché ti salvi! Davvero, non ti offendere, non sto scherzando. Sai che dice il filosofo Han? Dice che solo se sei un idiota ti salvi. Aspetta, capiscimi. Perché tra tutti questi tipi diversamente idioti ci confondiamo. Non quel tipo di idiota di cui abbiamo detto finora. Han dice: “Una funzione della filosofia è giocare a fare l’idiota”. La filosofia, e sembra controintuitivo, è fatta da idioti. Ma un altro tipo di idioti rispetto a questi che non sanno ma credono di sapere. “Ogni filosofo che realizza un nuovo idioma, un nuovo linguaggio un nuovo pensiero sarà necessariamente un idiota”. Socrate, per dire, sa però afferma di sapere di non sapere, se così è, è un idiota. Pier Aldo Rovatti, per dire, che sostiene la forza del pensiero debole, dell’epochè, del rifuggire i saperi forti, le certezze, le idee potenti, e propone la pratica di un’etica minima, è un idiota. Franco Basaglia, colui che secondo quel grafomane di Vittorino Andreoli “non sa la psichiatria” – e, ammesso sia vero, forse è per questo che l’ha saputa sovvertire – è un idiota. L’idiot de famille, si definiva lui proprio. Oggi – ancora Han – “la figura dell’outsider, del folle o dell’idiota sembra essere scomparsa dalla società”, perché “la connessione digitale”, l’esserci di nostra sponte internati in questo panottico digitale ha aumentato straordinariamente la “coercizione alla conformità”. L’idiotismo, la riluttanza a questa corsa all’internamento digitale, è forse l’ultima “pratica di libertà” rimastaci. L’idiota è colui che non si connette e dunque non si informa al modo dell’informazione totalitaria della rete o dei social. Il non trasparente, colui che non sciama nella rete.

In questi giorni tutti, nei social italiani, come pecore digitali, belano intorno ad alcuni argomenti: tra questi i migranti: gli invasori, i barbari, difenderci dai barbari, casa loro, casa nostra, pacchia, finita la pacchia, così via. Aizzati da un ministro basico che maneggia ripeto con talento da idiot savant i social e la comunicazione fatta di slogan. È la nuova psicologia delle folle. Però siamo ormai oltre “l’età delle folle” descritta da Gustave Le Bon, perché siamo nell’epoca del gregge digitale, o, per dirla sempre con Han, nell’epoca dello sciame digitale. Ma lo sciame non è folla. I connessi sono soli pur sentendosi insieme. L’uomo digitale resta solo, è un hikikomori, uno schizoide, pur sentendosi parte delle cinquecento o cinquemila amicizie o contatti che il social mondiale ti mette a disposizione. I greggi digitali, gli sciami digitali non sanno marciare, non sanno organizzare rivolte, sanno al massimo indignarsi per la causa del momento – ora sono i migranti, c’è chi li difende e chi li vorrebbe morti anzi ha già cominciato ad ammazzarli, domani saranno di nuovo i vaccini, e così via – sanno indignarsi mediante quella scarica emotiva che rapidamente si esaurisce, la chiamano shitstorm, la tempesta di merda.

L’idiota disconnesso non lo sa cos’è una shitstorm. Non ne è stato contaminato. Non ne ha mai subito gli schizzi dell’eloquio semplice a base di merda di un Salvini o dei suoi sgherri. L’idiota disconnesso, non sa, non bela. L’idiota disconnesso, non comunica, non è raggiungibile. L’idiota a-digitale è apolide. È in una sorta di esilio. Potrebbe perfino non esistere, nonostante l’anagrafe. È in una dimensione pirandelliana.

È l’idiota disconnesso che, nell’era della trasparenza e del panottico digitale, forse saprà organizzare, un giorno, una vera rivolta.

Per cui, in questa sorta di nosologia degli idioti, tiriamo le somme: ci sono tre tipi di idioti, in ballo. L’idiot savant che ha creato il panottico digitale, che ha inventato il gioco (Zuckerberg, per non far nomi); gli idiot savant che sanno meglio di tutti giocare il gioco della neolingua e della psicologia delle folle che il panottico determina (Trump, Salvini, per fare qualche esempio). Infine l’idiota disconnesso che non conosce il gioco non gioca ma organizza la rivolta. È sempre un idiota, ma un altro tipo di idiota, e sarà lui il nuovo uomo in rivolta.

 

Piero Cipriano

Fonte: http://www.carmillaonline.com

Link: https://www.carmillaonline.com/2018/08/28/llera-digitale/

28.08.2018

Parnasi, l’inchiesta si allarga: “Altri politici coinvolti“

laroma24.it 6.9.18

IL MESSAGGERO (M. ALLEGRI) – Gli atti già in mano ai pm basterebbero per arrivare subito al processo sull’affaire . Ma la procura di Roma vuole continuare a indagare sul cosiddetto sistema , perché stanno emergendo presunte responsabilità di altri politici e di altri funzionari capitolini, rispetto a quelli già travolti dal ciclone dell’inchiesta che, il 13 giugno, aveva portato in carcere lo stesso imprenditore Luca  e i suoi collaboratori, e aveva fatto finire ai domiciliari uno dei consulenti di punta della sindaca Virginia Raggi, l’avvocato Luca Lanzalone.
Il faro dei pm è rivolto verso i legami opachi della famiglia di costruttori con i palazzi del potere, allacciati anche molti anni fa e che sono raccontati dall’intercettazione che meglio 8di tutte riassume il modus operandi del gruppo , cioè la corruzione intesa come asset d’impresa: «Spenderò qualche soldo sulle elezioni – diceva Luca  a un collaboratore – è un investimento che devo fare, molto moderato rispetto a quanto facevo in passato, quando ho speso cifre che manco te le racconto». Partendo da quella conversazione captata e, soprattutto, dalla ricerca delle «cifre spese in passato», l’inchiesta si è allargata, tanto da convincere la pm Barbara Zuin a procedere con il rito ordinario: concedersi altro tempo per indagare, evitare il rito immediato, che costringerebbe gli inquirenti a una discovery degli atti in loro possesso e porterebbe l’imprenditore e i suoi soci sul banco degli imputati saltando la fase dell’udienza preliminare. Ora, i pm puntano a un maxi-processo, mentre gli indagati diventano più di trenta. L’ultimo a confrontarsi con i magistrati è stato l’ex vicepresidente del consiglio regionale, Adriano Palozzi (FI), tuttora ai domiciliari.
, invece, è stato mandato ai domiciliari il 7 luglio, dopo 37 giorni di carcere e due interrogatori. Il gip Maria Paola Tomaselli ha deciso di alleggerire la misura cautelare a suo carico dopo il secondo interrogatorio con i pm e dopo le ammissioni sull’ormai ex consulente ombra della sindaca, Lanzalone, incaricato di seguire per il Campidoglio il progetto stadio. Ma non è stato l’unico argomento finito sotto torchio.

L’INTERROGATORIO – L’interrogatorio di  è stato in gran parte secretato, perché da lì sono partite le nuove indagini. Gli inquirenti gli hanno chiesto conto di quell’intercettazione, del metodo di corruzione «stile anni 80» – diceva intercettato un suo collaboratore – che consisteva, da sempre, nel pagare tutti per ottenere favori. Sarebbero emersi altri nomi, rispetto a quelli già citati nelle carte. Le indagini non riguardano più solo la consulenza da 25mila euro alla società Pixie riconducibile a Palozzi, o la presunta corruzione dell’ex assessore Michele Civita (Pd) – l’assunzione del figlio in cambio dell’appoggio nell’affaire «stadio» – o il favore a Paolo Ferrara, ex capogruppo dei Cinquestelle in Campidoglio che, in cambio di presunte intercessioni, avrebbe ottenuto un progetto per il restyling del lungomare di Ostia da rivendicare con l’elettorato. Dalle indagini sarebbero emersi legami opachi con altri esponenti dei palazzi del potere e funzionari, che avrebbero favorito le aziende di famiglia – Eurnova e, prima ancora, Parsitalia – quando era ancora in vita il capostipite della famiglia, Sandro , che aveva avviato il progetto dello stadio.

LA LISTA – Ai magistrati, Luca  aveva consegnato la lista dei quindici candidati sostenuti alle ultime elezioni regionali e politiche con finanziamenti in chiaro ma rigorosamente sotto soglia – 4.500 euro a testa – in modo da non essere obbligato a metterli a bilancio. Un elenco che si aggiungeva ai dieci nomi che risultavano già dalle intercettazioni e sui quali sono in corso accertamenti del Nucleo investigativo dei carabinieri. L’imprenditore avrebbe fornito elementi che fanno fare all’inchiesta un salto oltre i confini del Campidoglio e oltre al caso del .

 

LA FRANCIA ALL’ATTACCO – PRIMA CHE IL GOVERNO SOVRANISTA SI CONSOLIDI SOCGEN PUNTA A UNICREDIT E DA LÌ IL BOCCONE GHIOTTO: MEDIOBANCA E GENERALI – SE MUSTIER NON DOVESSE DISMETTERE QUOTE DI MEDIOBANCA, VOILÀ!, CON APPENA 28 MILIARDI TI COMPRI TUTTO IL CUCUZZARO DELLA FINANZA ITALIANA

dagospia.com 6.9.18

Estratto dell’articolo del Fatto Quotidiano di Fabio Pavesi

UNICREDIT - LE TORRI DI CESAR PELLIUNICREDIT – LE TORRI DI CESAR PELLI

Come un fiume carsico ogni tanto riappare. È successo già più volte nel recente passato, senza che poi accadesse nulla. Ma questa volta le nuove voci di una fusione di UniCredit con i francesi di Société Générale paiono più concrete che mai. La stampa internazionale e quella specializzata ha segnalato che le due banche avrebbe già scelto gli advisor dell’eventuale operazione.

……

Per ora tutto tace e nessun commento è arrivato dalle due banche. Ciò non toglie che osservatori e analisti hanno messo nel novero delle possibilità concrete le nozze, e questo fin dal 2016, dopo l’arrivo sulla tolda di comando di UniCredit, proprio da SocGen, del francese Jean Pierre Mustier…..

jean pierre mustierJEAN PIERRE MUSTIER

E ora la finestra si è riaperta. Per un motivo essenzialmente temporale. Se le nozze dovranno avere luogo, deve essere ora: prima che il nuovo Governo sovranista italiano abbia tempo di consolidarsi. Dopo, dice più di un osservatore, se Lega e 5Stelle dovessero reggere il passaggio cruciale della legge di bilancio, rafforzare nel Paese il consenso e trionfare alle prossime europee, un’operazione di questo tipo difficilmente troverebbe l’appoggio politico per realizzarsi……..

Soc GenSOC GEN

Non è un mistero infatti che i francesi giocherebbero il ruolo da acquirenti più che da pari. E non sfugge a nessuno che le nozze non si limitano a fondere due banche qualsiasi, ma permetterebbero ai francesi di mettere piede pesantemente nel cuore della finanza italica. La fusione con UniCredit come una sorta di Cavallo di Troia per sfondare le linee strategiche della finanza che conta.

UniCredit infatti non è una scelta a caso. La banca di Piazza Cordusio è il primo socio con l’8,7% del capitale di Mediobanca che a sua volta è azionista di peso delle Generali con il 13,4%. Un filotto perfetto quasi da manuale. Prendi UniCredit e in un colpo solo determini i destini di Mediobanca e Generali. …..

Federico Ghizzoni UnicreditFEDERICO GHIZZONI UNICREDIT

Qualcuno obietta che c’è lo scoglio del patto di sindacato di Mediobanca che vincola i principali soci con il 28,5% del capitale. Il patto scade a fine 2019, ma è prevista in settembre una finestra per le disdette anticipate. Se le azioni apportate all’accordo scendessero sotto il 25% del capitale, il patto si scioglierebbe. E allora ecco le voci di un possibile disimpegno di UniCredit che si sono fatte ricorrenti….

 …

bini smaghi presidente SocGenBINI SMAGHI PRESIDENTE SOCGEN

Intanto si ipotizza che UniCredit possa vendere azioni Mediobanca per fare cassa e opporsi al meglio alla fusione e comunque arrivare più forti alle eventuali nozze. E anche sottrarre in questo modo il boccone ghiotto cioè Mediobanca-Generali alle mire francesi.

Senza la quota di Mediobanca la sola UniCredit diverrebbe meno appetibile. Fin qui le supposizioni. Sul piano teorico e su quello dei numeri (che è quello che conta alla fine) l’ipotesi UniCredit/SocGen pare avere tutte le carte in regola. …

Intanto UniCredit non ha uno zoccolo duro di azionisti domestici. Al contrario è una public company a tutti gli effetti con i fondi di investimento e i fondi sovrani arabi a detenere oltre il 70% del capitale. L’argine delle vecchie Fondazione italiche ormai è del tutto residuale

SEDE SOCIETE GENERALE A PARIGISEDE SOCIETE GENERALE A PARIGI

Poi Mustier ha fatto una profonda pulizia di bilancio. Che ha provocato sì l’ennesima colossale perdita per 11 miliardi nel 2016 (dopo quella a firma Ghizzoni del 2013 per 14 miliardi), ma che ora vede la banca con un profilo di rischio assai più basso. I crediti malati netti sono ora di 16,6 miliardi il 3,6% degli impieghi e i lordi sono all’8,7%. Il tasso di copertura è salito al 61%. Banca quindi che si sta liberando con forza del peso di sofferenze e incagli……

GENERALIGENERALI

E che ha recuperato una buona redditività. L’utile netto del semestre è stato di 2,1 miliardi e il Rote (il rendimento sul capitale netto tangibile) è oggi all’8,5% tra i più alti in Europa…

Ma UniCredit oggi è ghiotta per i francesi anche per un altro aspetto. Tornata redditizia e più pulita dalla zavorra delle sofferenze, vale anche poco in Borsa.

alberto nagel vincent bolloreALBERTO NAGEL VINCENT BOLLORE

L’ennesimo rialzo dello spread ha portato Unicredit (come le altre banche italiane) a ridiscendere in Borsa. Oggi capitalizza solo 28 miliardi, il 50% del valore del suo capitale netto. Un prezzo da saldo, data la svolta nel conto economico. SocGen capitalizza la stessa cifra. Sembra un connubio perfetto. L’operazione se avvenisse oggi, potrebbe essere realizzata alla pari carta contro carta senza esborsi di cassa. Vista così pare una congiuntura astrale favorevole….

philippe donnet gabriele galateri di genolaPHILIPPE DONNET GABRIELE GALATERI DI GENOLA

I francesi, già presenti massicciamente nell’Italia bancaria con Bnp Paribas che possiede da anni Bnl e Credit Agricole che controlla Cariparma, allargherebbero la loro sfera d’influenza e se UniCredit non dovesse dismettere quote di Mediobanca voilà l’attacco al cuore del sistema finanziario italiano sarebbe ultimato.

Se i francesi hanno tutto da guadagnare c’è da chiedersi cosa ci guadagna UniCredit. Il sogno della grande banca paneuropea metà francese metà italica, ma ahimè con il baricentro tutto transalpino.    

Altro che rischio default. L’Italia è la più solida in Europa. Parla Sapelli: gli investitori internazionali ci marciano. Francia e Spagna stanno peggio e la Germania non ride

 lanotiziagiornale.it

di Carmine Gazzanni
 
Sapelli_GIulio_Fg

“Altro che spread. Non c’è pericolo né di default né che i titoli non vengano più acquistati col Governo Conte”. Il ragionamento del professor Giulio Sapelli muove da un assunto: “Quello italiano è il Governo più stabile. Chi investe lo sa bene e ne tiene conto”.

E il rischio spread di cui tutti parlano?
“Guardi, conosco, per quella che è la mia tenera età di 71 anni, che cosa sono le cuspidi del potere finanziario che vedono molto più a lungo periodo rispetto alla borghesia nostrana e soprattutto ai giornalisti mainstream che invece giocano al gioco pericolosissimo, ma per loro redditizio,  del default e dell’arrivo della Troika”.

E cosa dicono le cuspidi?
“Non c’è pericolo né di default né che i nostri titoli non vengano più acquistati dagli investitori, perché l’Italia è l’unico Paese nel plesso mediterraneo che ha un Governo che regge saldamente”.

E gli altri?
“Beh, la Spagna ha un Governo minoritario, in Francia anche i ciechi vedono che Macron è in una crisi terribile, neanche Hollande aveva raggiunto un calo di popolarità così inquietante. Non parliamo poi dei Paesi balcanici e della Grecia che è stata dissanguata e che appartiene, di fatto, al capitalismo tedesco”.

A proposito di Germania: anche a Berlino c’è aria di crisi?
“Assolutamente sì. La Baviera è arrivata a imporre un suo esponente di alto livello (Martin Weber, ndr) e confidente di Seehofer, alla cancelliera Merkel, che ha dato la presidenza del Partito popolare europeo e si appresta a dare la presidenza della commissione a un rappresentante della Baviera, a quella regione che nelle guerre di successione spagnole stava con i Borbone mentre la Prussia stava con gli Asburgo. La Germania, insomma, si appresta a vivere una pesante crisi non solo economica ma anche politica”.

Resta l’Italia, dunque.
“Esattamente. Coloro che seggono nel vertice dei grandi fondi d’investimento, soprattutto i fondi pensione che hanno bisogno di stabilità, cosa vuole che facciano? Compreranno titoli italiani sperando che questo Governo duri”.

È normale, allora, che lo spread scenda?
“È normalissimo. Basta ragionare con la propria testa e non con la testa del bancomat al contrario. Solo se ragioni come un bancomat al contrario, ovvero dici le cose in base a ciò che ti infilano dentro, finisci col pensare che lo spread salga”.

Secondo lei, allora, è prematuro dire che questo Governo ha “sconfitto” i poteri forti?
“È ancora prematuro. Peraltro bisogna dire che questo Governo è in realtà fatto da tre parti…”

Quali?
“La Lega, che rappresenta la borghesia nazionale e che non dovrebbe così insistere solo sull’immigrazione che è un grave errore. Deve ricordarsi che rappresenta l’ultimo partito della borghesia nazionale. Poi abbiamo i Cinque stelle che rappresentano quello che io chiamo ‘il popolo degli abissi’, alla Jack London”.

E la terza parte?
“Sono proprio le istituzioni dell’austerità. L’eurocrazia è presente in questo Governo con Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri, già ministro del governo Monti, e con Giovanni Tria, che tutto è fuorché un uomo che vuole cambiare le regole europee: il professor Savona è stato esautorato, ahimè. È  la prova che questo Governo è nato con i cosiddetti poteri forti”.

Ultima domanda sulla Stabilità: il Governo riuscirà a mantenere tutte le promesse?
“Le dico questo: per fare le Manovre, non si devono annunciare. I ministri non devono più parlare. E poi bisogna sempre ricordare che nel contratto c’è un progetto di Governo e il Governo dura cinque anni. E in cinque anni c’è tempo di fare tutto”.

Banche, se passa il Milleproroghe via libera al rimborso per 380 risparmiatori

http://www.giustizianews24.it/ 6.9.18


Potranno essere oltre 500 i risparmiatori, per la maggioranza riferiti delle banche venete Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che riceveranno un parziale rimborso dopo che il loro ricorso è stato accolto dall’Arbitro per le controversie finanziarie della Consob. Se l’emendamento al decreto Milleproroghe presentato ieri sarà approvato infatti (il quale prevede un rimborso tempestivo del 30%, con il limite massimo di 100 mila euro, dell’importo dovuto, per ovviare allo spostamento della partenza del fondo da ottobre a gennaio 2019), ai 380 risparmiatori per i quali il ricorso è stato già accolto se ne potranno aggiungere i 180 per i quali l’Acf si deve pronunciare entro ottobre. Visto che la percentuale di accoglimento dei ricorsi viaggia attorno all’80% è presumibile quindi che i risparmiatori che riceveranno il rimborso parziale siano circa 540. Dei 380 ricorsi accolti 216 riguardano risparmiatori della Popolare Vicenza; 133 di Veneto Banca e 31 Banca Marche. Il ricorso all’Acf e’ gratuito e la pronuncia di regola arriva entro sei mesi dal ricevimento del ricorso.

Assicurazioni Generali, ecco come M5S decreta il no a Unicredit-Société Générale

 startmag.it 6.9.18

Unicredit

Il dossier Unicredit-Société Générale, i rumors, le mosse di Mustier, gli scenari e i subbugli della maggioranza di governo che ora solcano anche il Movimento 5 Stelle con il dimaiano Buffagni che lancia un monito: i francesi di Socièté Générale non si azzardino e comprare Unicredit, altrimenti il governo interverrà. Tutti i dettagli nell’approfondimento di Michele Arnese

Anche il Movimento 5 Stelle esce allo scoperto e lancia un monito preventivo: i francesi di Société Générale non si azzardino e comprare Unicredit, altrimenti il governo interverrà.

E’ quello che in sostanza ha preannunciato oggi un dirigente di primo piano del Movimento 5 Stelle come Stefano Buffagni, molto vicino a Luigi Di Maio.

Ecco che cosa ha detto Buffagni a Radio 24 riferendosi implicitamente proprio al dossier Unicredit-Socièté Générale:

24 Mattino@24Mattino

A @SBuffagni : “Il Governo fa bene a tenere l’occhio puntato su possibili fusioni bancarie. Dobbiamo avere l’occhio lì. Non perché siano decisioni che toccano al Governo. Perché non possiamo permettere che quello che succede in Italia ci passi sotto il naso.”

Significativo, nei scorsi giorni, anche il tweet di Guido Crosetto, giù sottosegretario nei governi di centrodestra, ora esponente di Fratelli d’Italia nonché presidente di Aiad, l’associazione delle aziende italiane attive nel settore della difesa.

Guido Crosetto@GuidoCrosetto

Considero la mormorata fusione di ed un atto ostile nei confronti dell’Italia, al pari della guerra alla Libia. Voglio dirlo prima anche questa volta. È il risultato di una strategia nata con la scelta del CEO Mustier, francese, “dimesso” da Soc Gen per insider

Da segnalare altri tweet rilevanti e preoccupati sull’eventualità di un’acquisizione di Unicredit da parte del gruppo bancario francese, come quelli dell’intellettuale e manager del gruppo Sator, Vladimiro Giacché, e dell’economista della Lega, Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato.

Alberto Bagnai@AlbertoBagnai

http://www.ilsussidiario.net/mobile/Economia-e-Finanza/2018/8/26/UNICREDIT-SOCGEN-L-affondo-francese-prima-del-blocco-di-Lega-e-M5s/836058/  Leuroproteggedaifairseils del decennio…

UNICREDIT-SOCGEN/ L’affondo francese prima del blocco di Lega e M5s

Le trattative su una fusione tra Societe Generale e Unicredit sarebbero ancora molto attuali. Per la Francia del resto questa è una ghiotta occasione.

ilsussidiario.net

Anche un esponente di spicco di Forza Italia, come l’economista Renato Brunetta,ministro nel governo Berlusconi, ha stimmatizzato l’operazione. Non solo: ha individuato nelle recenti proposte di Francia e Germania sul completamento dell’unione bancaria in Europa e sulle regole di gestione per gli Npl (crediti incagliati) un piano per favorire indirettamente le mire di Société Générale in Italia (qui l’approfondimento di Brunetta).

Gli ultimi rumors sono stati svelati il 24 agosto dal quotidiano Mf/Milano Finanza.Secondo il quotidiano del gruppo Class i colloqui tra le due banche per studiare l’integrazione o l’acquisizione non si sono fermati. Unicredit, ha aggiunto Mf, sarebbe affiancata da “consulenti di prim’ordine”, a partire da Bouton.

Bouton è stato presidente di SocGen, da cui si è dimesso nel 2009 in seguito allo scandalo Kerviel, dopo un decennio alla guida della banca francese.

Anche l’amministratore delegato di UniCredit, Jean Pierre Mustier, è un ex manager di Société Générale e la sua nomina nel 2016 aveva acceso le speculazioni sulla possibilità che i due istituti unissero le forze.

Non solo: a giugno il Financial Times ha scritto che Unicredit stava esplorando la possibilità di una fusione con la rivale francese, aggiungendo che la volatilità della situazione politica italiana aveva causato uno slittamento dei tempi dell’eventuale operazione.

In occasione della diffusione della trimestrale all’inizio di questo mese, Mustier ha detto che il piano della banca al 2019 è basato sulla crescita organica ma che il nuovo piano potrebbe considerare anche la crescita esterna: “L’Europa ha bisogno di banche paneuropee forti e noi intendiamo essere un vincitore paneuropeo”, ha dichiarato.

Per questo, la maggioranza di governo teme un “filotto” francese ad opera di Société Générale che, controllando Unicredit, può mettere le mani su Mediobanca e dunque arrivare al colpo grosso: il controllo delle Assicurazioni Generali, in cui Mediobanca ha il 13%.

I principali soci di Mediobanca sono riuniti in un patto di sindacato che vincola il 28,5% del capitale. Il patto scade a fine 2019, ma è prevista in settembre una finestra per le disdette anticipate. Se le azioni apportate all’accordo scendessero sotto il 25% del capitale, il patto si scioglierebbe.

Le voci di un possibile disimpegno di Unicredit (che detiene l’8,4% dell’Istituto di Piazzetta Cuccia guidato da Alberto Nagel) sono ricorrenti, ma i fatti finora vanno in senso contrario ai rumors.

Negli scorsi giorni, durante la presentazione dei conti del trimestre, il ceo della banca Jean-Pierre Mustier non ha voluto fare commenti, dicendo che una decisione verrà presa “a tempo debito”.

Anche se da tempo il numero uno di Unicredit sottolinea che quella in Mediobanca “è una partecipazione puramente finanziaria”, dunque non strategica.

Secondo fonti finanziarie, alla fine Unicredit non farà nulla. Almeno per il momento. Tutto rinviato al 2019, si dice. Motivi? Valutazioni fiacche e spread dato in leggero aumento. Dunque, meglio non affrettare i tempi.

Insomma, se Unicredit vendesse la quota in Mediobanca, il gruppo capitanato da Mustier avrebbe una minusvalenza non proprio irrilevante.

Per questo a molti addetti ai lavori che seguono in presa diretta il dossier appare fantafinanziario lo scenario secondo cui Mustier punterebbe a incassare risorse vendendo la quota di Mediobanca per far valere di più Unicredit e trattare così un peso maggiore della banca nel deal con la francese Société Générale.

Ma la maggioranza di governo teme che il dossier Unicredit-Socièté Générale non sia accontonato e rinviato e lancia l’altolà con Buffagni. Ma come, in concreto, il governo può dire di no?

Il virtuale? Rose e fiori. Spine al risveglio

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Fossi stato nei panni del presidente del consiglio, indossati al momento dall’inconsistente Conte, avrei esternato (e senza leggere alcunché) le mie variegate, allettanti, generose promesse erga omnes, con tanto di firma sottoscritta (Vespa permettendo): a) due milioni, virgola settecentomila nuovi posti di lavoro, a tempo indeterminato, b) abolizione totale e permanente delle tasse; c) reddito di cittadinanza da 1.500 euro al mese, a prescindere; d) abbonamento gratuito per tutti gli italiani a Rai, Sky, Mediaset; milioni di ticket per ingresso libero a teatri e cinema; e) tessera da cinque euro per viaggiare tutto l’anno senza biglietto su aerei, treni, metropolitane, bus, tram e affini; f) poligamia legale; g) bonus una tantum di euro diecimila a quanti si chiamano Mario o Maria; h) affidamento a pittori e scultori italiani di quadri e statue di opere raffiguranti i dieci grandi evasori pentiti; i) traffico di cellulari e fissi, internet, tablet, televisori 50 pollici, nessun onere, come gas acqua, luce. l) “Suv, tuo a un euro a trimestre”; m) turni di 18 ore settimanali per ogni genere di lavoro; n) pacchetti di vacanze free alle Bahamas, Maldive, Sechelles, Cina e Giappone, Artico e Antartico; o) scuole, università, stage, master a carico dello Stato; p) resort 5 stelle in Sardegna, dove detenere i condannati per corruzione e abusi sessuali; q) tutela della salute gratis in cliniche private a cinque stelle con medici dedicati e infermiere disinibite; r) abolizione dei reati di appropriazione indebita, abuso d’ufficio, conflitto d’interessi, mancata vaccinazione, assunzione di droghe e alcol, lesa maestà; s) rievocazioni teatrali del Ventennio, ricostituzione dei Fasci; t) invio come dono di Natale di Mein Kampf, con foto di Hitler e dedica stampata di del boia Himmler; u) chiedete e vi sarà dato; v) in pensione a cinquant’anni con il massimo; z) una sera a cena con Di Maio, Salvini, Toninelli, Bonafede, la sindaca di Roma e per chi ha fede nel duopolio Lega-5Stelle colazione con il premier trasparente, il flebile Conte.

Sono un modesto scriba, come direbbe Gianni Clerici, penna d’oro del giornalismo. Provo a essere tenace cronista di fatti e misfatti della politica e registro l’uscita dal virtuale, che offre il seguente resoconto sui cento giorni del governo bipolare, sulla sua produttività vicina allo zero. “Via la riforma Fornero”, non pervenuta. “100mila espulsioni di migranti all’anno”, per ora sono al massimo 400 al mese. “Tagli alle pensioni superiori ai quattromila euro netti”: sì-no-ni. “Subito il reddito di cittadinanza”, forse, si vedrà. “Stipendi dei parlamentari dimezzati”, una chimera. “Flat tax” rinvio al 2019. “Tav e Tap, urgenze”, caos matto. Eccetera. E però, multe e arresto per i vu cumprà delle spiagge, per i lavavetro ai semafori, i venditori di fazzolettini, dichiarazioni d’amore all’ultraconservatore ungherese Orbàn, sequestro di migranti su navi italiane, avant-indré schizofrenico sull’obbligo delle vaccinazioni, escalation di aggressioni impunite a giovani neri, dotazione alle forze dell’ordine di pistole paralizzanti, via libera alla vendita di pistole e carabine ad aria compressa, che hanno ferito giovani profughi, assalto al papa rivoluzionario con complotti discreditanti dall’interno della Chiesa, funerali fascisti sponsorizzati da Casa Pound, stallo delle nomine Rai, minacce di nuove marce su Roma, eccetera.

E anche questa è l’Italia