Carige, ecco le ultime baruffe legali tra Malacalza e Mincione in vista dell’assemblea

Fernando Soto stsrtmag.it 6.9.18

Che cosa sta succedendo in Carige in vista dell’assemblea decisiva in programma il 20 settembre?

La partita per il controllo del gruppo bancario ligure che vede contrapposti la famiglia Malacalza e il finanziere Raffaele Mincione (con uomini e strategie diverse, come ha approfondito Start Magazine in questo articolo) conosce un’altra puntata dal sapore legale.

Vittorio Malacalza gioca la carta giudiziaria nella battaglia con Raffaele Mincione per il controllo di Carige.

ECCO LA MOSSA DI MALACALZA CONTRO MINCIONE IN CARIGE

A due settimane dall’assemblea del 20 settembre, chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione già squassato da polemiche e dimissioni, Malacalza Investimenti, azionista della banca con una quota superiore al 24% e la possibilità di salire ancora fino al 28%, fa ricorso al Tribunale di Genova per chiedere di inibire l’ammissione in assemblea della lista di candidati della Pop 12 di Mincione e impedire il voto alla stessa società e ai soci che la sostengono, vale a dire l’imprenditore petrolifero Gabriele Volpi e l’ex presidente del Genoa Calcio Aldo Spinelli, uniti in una patto parasociale. Insieme detengono oltre il 15,19% del capitale con un potenziale di crescita al 20%.

GLI OBIETTIVI DELLA MOSSA DI MALACALZA

Le ragioni della mossa della Malacalza Investimenti si fondano sull’idea che il trio di avversari abbia violato la normativa bancaria: non hanno chiesto alla Bce l’autorizzazione necessaria per fare acquisti di concerto che portino all’ esercizio di influenza notevole sulla banca o attribuiscano una quota dei diritti di voto superiore al 10%.

LA REPLICA DI MINCIONE A MALACALZA

“Una causa infondata e strumentale: l’estremo tentativo di interferire con la formazione della volontà assembleare”, replica Pop 12 secondo cui le motivazioni del ricorso sono “a dir poco fantasiose e stravolgono la realtà” dato che “si e’ operato nel pieno rispetto delle regole”.

GLI SCENARI POST ASSEMBLEA

Il nuovo capitolo dello scontro che ha portato questa estate a dimissioni a raffica e al formarsi del fronte degli avversari di Malacalza i quali vogliono mantenere in sella l’amministratore delegato Paolo Fiorentino e arrivare a un’aggregazione per Carige (qui indiscrezioni e scenari di Start Magazine) si è aperto alla fine di una giornata cominciata con una conferenza stampa dell’Associazione dei piccoli azionisti.

LA DECISIONE DEI PICCOLI AZIONISTI

Il presidente e il vicepresidente dell’associazione che riunisce 400 nomi (lo 0,7% del capitale di Carige) su circa 24mila, Silvio De Fecondo e Gianni Lecca, hanno spiegato che “l’apertura della Malacalza Investimenti alla presenza di un rappresentante dei piccoli azionisti si e’ trasformata in una chiusura, solo dopo abbiamo accettato l’offerta della lista Mincione – ha indicato De Fecondo, candidato al 12esimo posto, ultimo tra i candidati messi in campo dal finanziere e senza chance di fare effettivamente ingresso nel board -. La scelta è stata sofferta. Per tre anni l’abbiamo sostenuta, ma entrare in Cda è per noi vitale”.

IL RUOLO DI FIORENTINO

Fiorentino “governa la banca già da un anno, non si può pensare che un nuovo amministratore possa presentare un piano credibile alla Bce in un mese”, hanno indicato riferendosi ai tempi ristretti tra l’assemblea e il termine del 30 novembre entro il quale il nuovo piano dovrà arrivare alla Banca centrale europea. L’associazione conta di avere “comunque un ruolo” in caso di successo, magari nel consiglio di amministrazione di una controllata o un incarico di consulenza.