‘Lehman Brothers, la lezione da imparare per evitare un nuovo disastro’. Dieci anni dopo l’appello di un alto dirigente della banca

Scott Freidheim businessinsider.com 8.9.18

Per gentile concessione di Scott Freidheim, Chief Administrative Officer di Lehman Brothers fino al settembre 2008. Il suo intervento è stato pubblicato sul Financial Times il 6 settembre 2018

Nel 2008 il collasso di Lehman Brothers fece scattare una crisi finanziaria globale. Un decennio dopo i commentatori stanno discutendo se le autorità federali avessero potuto prevenire la crisi sostenendo Lehman come fecero con altre banche dopo il suo fallimento.

Io ero il Chief administrative officer nei giorni in cui le porte si chiusero per sempre. Parlando nei panni di qualcuno che vedeva le cose dall’interno, la risposta è chiara: Lehman avrebbe potuto e avrebbe dovuto essere salvata. Capisco che ciò possa sembrare di parte. Ma innanzitutto consideriamo i fatti.

A Lehman fu rifiutata assistenza, si disse nelle settimane successive, perché non aveva sufficiente capitale per garantire un prestito da parte della Federal Reserve americana – e dunque la Fed era nell’impossibilità di fornire assistenza. Molti di noi ascoltarono questa giustificazione dall’allora presidente della Fed Ben Bernanke all’Economic Club di New York nell’ottobre 2008.

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Washington, aprile 2010. L’ex presidente e amministratore delegato di Lehman Brothers Richard Fuld testimonia alla Camera dei Servizi finanziari sui motivi che portarono al collasso della banca (Foto di Somodevilla/Getty Images)

Giusto per ricordare il contesto di quel periodo, Lehman nel 2007 aveva pubblicato ricavi netti e utili record, il secondo miglior risultato in termini di crescita dei ricavi e degli utili dei cinque anni precedenti. In quell’anno, la nostra leva netta – cioè la misura di quanto la nostra banca fosse finanziata a debito – era in linea con quella dei nostri concorrenti. E, nel corso del 2008, avevamo significativamente ridotto quella leva, aumentato il nostro patrimonio a 28 miliardi di dollari ed ampliato i nostri strumenti di liquidità.

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Erano numeri reali o stavamo raccontando cose non vere? Bene, le tre inchieste degli ultimi dieci anni, inclusa una della Sec, hanno tutte concluso che la nostra situazione di bilancio era regolare. In altre parole, Lehman aveva sufficiente patrimonio per assicurare un prestito dalla Fed.

E non era neanche vero che Lehman avanzò le sue richieste di aiuto ai rappresentanti federali all’ultimo minuto, lasciando loro troppo poco tempo per prendere una decisione razionale. Al contrario, in giugno io stesso ho partecipato a una conference call con Dick Fuld e diversi altri top manager della Lehman nella quale veniva richiesto a Timothy Geithner, l’allora presidente della Federal Reserve Bank di New York, di consentirci di diventare una holding bancaria. Tra le dozzine di piani che avevamo elaborato per salvare la banca, questo era quello più semplice da realizzare.

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Washington, luglio 2012. Il segretario del Tesoro Tim Geithner parla davanti al board della Federal Reserve presieduta da Ben Bernanke per stabilire nuovi parametri per la stabilità finanziaria internazionale. Foto di Alex Wong/Getty Images

Tragicamente, Geithner rifiutò, sostenendo che se avesse consentito si sarebbe trasmesso un messaggio sbagliato. A quel punto noi ci sentimmo come un leone ferito che cerca di scalare un baobab per scappare dalle iene inferocite. Ironia della sorte, la Fed concesse a Goldman Sachs e Morgan Stanley di trasformarsi in holding company una settimana dopo che Lehman finì in bancarotta, ritenendo fosse un messaggio giusto da fornire ai mercati, e concedendo loro esattamente quanto avevano negato a noi.

La decisione di salvare Goldman e Morgan Stanley era fondamentale per prevenire il collasso dell’intero sistema finanziario. Lehman avrebbe potuto essere salvata nello stesso identico modo in qualsiasi momento durante l’estate 2008 e ciò avrebbe evitato le sofferenze che il mondo ha poi sperimentato.

Per i manager di Wall Street, me incluso, perdere il nostro lavoro e gran parte del nostro patrimonio era giusto. Per Main Street soffrire così profondamente non lo era. Era evitabile.

Io non voglio condannare Bernanke, Geithner e gli altri protagonisti di quell’evento, come il segretario al tesoro Hank Paulson, per il modo in cui condussero la questione Lehman. In effetti non c’erano persone più qualificate di loro per affrontare quei momenti terribili e cercare di contenere la bufera finanziaria. Purtroppo nel periodo che portò al collasso di Lehman l’opinione prevalente a Washington era che aiutare le istituzioni finanziarie avrebbe incoraggiato comportamenti ancora più rischiosi e aumentato il bisogno di altri salvataggi.

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I candidati alla presidenza di allora, John McCain e Barack Obama, facevano discorsi nei quali sostenevano che Washington doveva salvare Main Street e non Wall Street. La pressione politica per lasciar fallire una banca in quel momento era enorme. Geithner, il venerdì precedente al fallimento di Lehman, ripeteva ciò che Paulson andava dicendo in quei giorni: “Non c’è consenso politico a Washington per un salvataggio”.

Dunque una pessima decisione fu presa a causa delle soffocanti pressioni politiche. Se ci dobbiamo preparare per la prossima crisi – e ci sarà, anche se non sarà paragonabile a quella del 2008 – i politici devono tenere a mente quella lezione.

Che cosa possiamo fare per prepararci? Il Comitato di Basilea sulla Supervisione Bancaria dovrebbe riguardare bene ai più alti standard di capitale e liquidità che furono richiesti appena dopo la crisi – per capire se sono troppo morbidi o troppo vincolanti. E’ passato abbastanza tempo per una loro definizione precisa.

Dovremmo anche guardare alle regole americane sui salvataggi delle banche in modo da permettere alla Fed di poter fare ciò che ritiene necessario per proteggere l’economia da un’altra crisi. Ciò significa ripensare i requisiti addizionali messi in pratica dopo il crash e che oggi rendono più difficile supportare un creditore in bilico.

Infine, dovremmo considerare la creazione di un fondo finanziato dall’industria bancaria che si aggiunga alla Federal Deposit Insurance Corporation. Un fondo garantito dalla Fed che richiederebbe alle istituzioni di contribuire in base al loro livello di rischio sistemico.

In questo modo si potrebbero salvare le banche in difficoltà e stabilizzare il sistema finanziario senza preoccuparsi delle questioni politiche del momento: in questo modo un salvataggio sarebbe finanziato in anticipo dal sistema bancario, e non dopo, dalla gente comune.