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ANDREA AFFATICATI vanityfair.it 9.9.18

In Germania nasce un nuovo movimento che ricorda il M5S. A guidarlo, una donna che ha deciso di sfidare i partiti tradizionale

Sahra Wagenknecht («E per favore l’h in mezzo, non alla fine del nome», come non manca mai sottolineare) oltre a essere capogruppo parlamentare della Linke, Sinistra, è da sempre spina perpetua nel fianco del partito. E da questa settimana lo è ancora di più. Cioè da quando ha presentato ufficialmente in conferenza stampa la nascita del nuovo movimento «Aufstehen», «Alzatevi». Sull’esempio del movimento francese fondato dal Jean-Luc Mélenchon, «La France Insoumise», «La Francia che non si piega», il neonato movimento tedesco vuole essere bacino di raccolta di tutti coloro che non si riconoscono più nella cecità e sordità dei partiti tradizionali.

E vuole esserlo trasversalmente, pescando, dunque, non solo nel proprio partito, ma anche tra iscritti ed elettori del partito socialdemocratico e dei Verdi. Un programma di azione vero e proprio non è stato ancora presentato, piuttosto un elenco di tutto quello che non va nella politica attuale: «Dobbiamo tornare ad ascoltare chi non si sente più rappresentato dall’attuale classe politica». E ancora: «Se non faremo nulla, nel giro di pochi anni non riconosceremo più il nostro paese». «La democrazia è in pericolo». «Fatti come quelli ai quali abbiamo assistito a Chemnitz, rischieranno di non essere un caso isolato». Un riferimento, quest’ultimo, ai tumulti seguiti all’omicidio di una decina di giorni fa di un 35enne tedesco nella città di Chemnitz (ex Germania dell’est), per il quale sono stati fermati un siriano e un iracheno. Gruppi dell’estrema destra, provenienti da tutta la Germania, hanno colto l’occasione per ritrovarsi a Chemnitz e protestare anche violentemente.

Donna di singolare bellezza e al tempo stesso di singolare rigidità, Sahra Wagenknecht sembra uscita da un quadro dell’Ottocento, severa e altezzosa. Per quanto il suo aspetto, i capelli nero pece tirati severamente su, gli occhi scuri, sia tutt’altro che tedesco. Nata 49 anni fa e cresciuta nella Germania dell’est, Wagenknecht è figlia di una tedesca e di un iraniano, quest’ultimo scomparso a un certo punto dalla sua vita e mai più riapparso. Si dice che sin da giovane abbia cominciato a indossare una corazza di inavvicinabilità e altezzosità.

Una difesa necessaria, visto che già da piccola i coetanei la prendevano in giro per via della sua pelle olivastra. Successivamente era stato il regime socialista a starle stretto. Così aveva cominciato a rifiutarsi di partecipare alle manifestazioni indette dal partito. Una ribellione inaccettabile sotto il regime, motivo per cui le fu negato l’accesso all’università. Ma nonostante queste angherie, difficoltà e ritorsioni, nell’estate dell’89 era entrata nel partito unico SED, per salvare il salvabile. Inutilmente, come insegna la storia.

Wagenknecht non è però una che si arrende. E così, dopo caduta del Muro, si era iscritto all’università e aveva cominciato a fare attività politica. Della sua vita privata si sa poco o nulla, fino al giorno in cui non ha incontrato Oskar Lafontaine, l’ex capo della Spd poi passato alla Sinistra. Se sia stato amore a prima vista tra Sahra e Oskar, di 25 anni più grande di lei, non è dato sapere. Certo è che i due sin da capiscono di essere sulla stessa lunghezza d’onda. Lei coscienza dogmatica del partito, lui alla ricerca di una nuova carriera politica dopo essersene andato dall’Spd sbattendo la porta.

Tra i commentatori politici, c’è chi scrive che, dopo l’incontro con Lafontaine e il loro matrimonio nel 2014, lei sia diventata meno spigolosa, un po’ meno dogmatica. Lei stessa in un’intervista di qualche tempo fa diceva: «Grazie a lui ho imparato a rilassarmi, a tenere più sotto controllo i miei istinti ribelli». O almeno ci prova, perché la scioltezza retorica è una dote che non si impara, e lei nei talk show e nelle interviste continua tutt’ora a dare l’impressione di non sentirsi propriamente a suo agio. Certo, ha imparato una maggior diplomazia, e oggi si guarderebbe dal difendere la politica economica di Walter Ulbricht (primo Segretario Generale della Germania dell’est).

D’altro canto il neonato movimento non è inteso come la voce di un’unica persona o l’interpretazione del volere del popolo. Piuttosto (e viene da chiedersi se per caso non abbia sbirciato nell’organizzazione del Movimento Cinque Stelle) si doterà di un software chiamato Pol.is, con il quale far votare di volta in volta gli iscritti su tematiche precise. Una piattaforma di dibattito dunque dalla quale usciranno anche le «teste» guida del movimento. Ora come ora l’idea non è quella di creare una nuova formazione partitica, ma solo un bacino di discussione. I commentatori sono scettici e ricordano il disappunto di Wagenknecht per non essere stata eletta a capo della Linke. Ma prima ancora di interrogarsi sul futuro di questo movimento, bisogna attendere per vedere quanti si «alzeranno» per seguirla

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