MUSULMANI”Macron si cala le braghe: arabo a scuola e tasse “islamiche”

Redazione il populista.it 10.9.18

Soldi a pioggia per le moschee e islamizzazione a scuola per combattere l’ideologia salafita che ha aumentato del 900% i seguaci negli ultimi 15 anni

Diffondere l’insegnamento dell’arabo nelle scuole pubbliche per non lasciarne il monopolio alle scuole coraniche, una nuova associazione islamica nazionale più moderata e indipendente, una tassa sui prodotti ‘halal’ da reinvestire nella formazione degli imam e per finanziare la costruzione di moschee: sono le principali proposte di “Un Islam francese è possibile”, un rapporto di centinaia di pagine redatto dall’Istituto Montaigne che verrà sottoposto all’attenzione del presidente, Emmanuel Macron.

L’obiettivo è quello di favorire una migliore convivenza con i quasi sei milioni di musulmani francesi. Lo studio, commissionato dal governo, è stato realizzato sotto la direzione dell’intellettuale e storico dell’Islam, Hakim El Karoui. Lo scorso luglio, ai parlamentari riuniti in Congresso, il presidente Macron aveva annunciato “una riorganizzazione dell’Islam in Francia” già in autunno. “I musulmani di Francia devono usare la ragione per lottare contro gli stereotipi, immaginando una nuova organizzazione dell’Islam, anche in Europa, per nuove risposte”, recita un post pubblicato dall’Istituto Montaigne, circolo di intellettuali e di riflessione.

Lo studio fa emergere zone d’ombra nella gestione attuale dell’Islam e stila un elenco di proposte di riforme, quale miglior risposta al crescente pericolo del fondamentalismo in Francia, sempre più veicolato sui social, maggiori strumenti del proselitismo. I numeri sono allarmanti: in Francia, l’ideologia salafita ha aumentato del 900% i seguaci negli ultimi 15 anni. Secondo le ultime stime, rilanciate nei media, oggi la scuola di pensiero sunnita avrebbe tra 30 e 50 mila adepti nell’Esagono, mentre nel 2004, secondo i servizi segreti, erano in 5 mila sul territorio nazionale. Nel 2015, un ex responsabile del ministero dell’Interno stimava quella presenza in 15 a 20 mila persone.

Nel rapporto El Karoui indaga le varie correnti della nebulosa dell’islamismo, dal salafismo al wahhabismo passando per il movimento dei Fratelli musulmani, “ideologie contemporanee portatrici di un’altra interpretazione del mondo e organizzazione delle nostre societa’”, che riscuotano successo soprattutto tra i giovani, tra 15 e 25 anni. Il rischio di radicalizzazione dei musulmani viene in parte ricollegato alla crisi dell’associazione dei Musulmani di Francia (MF), presentata dal rapporto come “portatrice di un’ideologia troppo rigida” che diffonde un “discorso troppo vittimista”.

Lo studio denuncia anche l’opacità della rete delle agenzie viaggi che organizzano i pellegrinaggi alla Mecca; sulla carta solo una quarantina di società francesi sono regolarmente registrate al consolato dell’Arabia saudita a Parigi, ma nei fatti attorno a queste gravitano decine di realtà non controllate.

“Per le monete il posto giusto è Como”

Di Alanews, Giusy Chiricò tvsvizzera.it 10.9.18

VIDEO

http://www.tvsvizzera.it/tvs/embedded/ritrovamento-archeologico_-per-le-monete-il-posto-giusto-%C3%A8-como-/44387330

Mentre gli archeologi sono al lavoro per cercare di saperne di più sul tesoro di epoca romana rinvenuto qualche giorno fa nella città lariana, le monete sono state presentate lunedì alla stampa.

Centinaia di monete d’oro sono state rinvenute a Como, nella giornata di mercoledì scorso, durante gli scavi del cantiere di ristrutturazione dell’ex teatro Cressoni. Il tesoro – mai come in questo caso valevole di tale definizione – è stato rinvenuto nei pressi di via Diaz, non distante dall’area del foro di Novum Comum che già in passato è stato luogo di ritrovamenti risalente alla tarda epoca imperiale, proprio come le monete scoperte nel bel mezzo dei lavori.

Il valore economico di tale materiale è ancora sconosciuto, ma archeologi, restauratori e numismatici del laboratorio di restauro del Ministero dei Beni Culturali, a Milano, stanno lavorando alacremente per contestualizzare al meglio il prezioso ritrovamento. Proprio nel capoluogo lombardo, infatti, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, che ha la direzione scientifica dello scavo, ha trasportato i reperti rinvenuti e qui è iniziato un vero e proprio scavo in miniatura all’interno del recipiente di pietra ollare sul quale, anche in questo caso, poco si conosce essendo, a detta dei ricercatori, di forma inedita.

“Non conosciamo ancora nei dettagli il significato storico e culturale del ritrovamento – ha detto il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli – ma quell’area sta dimostrando di essere un vero e proprio tesoro per la nostra archeologia. Una scoperta che mi riempie di orgoglio”. Bonisoli, che stamani ha partecipato a una conferenza stampa organizzata a Milano proprio per rivelare i dettagli della scoperta, ha immediatamente aperto alla possibilità di creare un luogo adatto nella città lariana: “Penso a un museo moderno – ha dichiarato – aperto a varie tipologie di visitatori, dagli abitanti ai turisti. In Italia già abbiamo luoghi simili e possiamo dare a questi reperti la valorizzazione che meritano. Fare tutto ciò a Como? Ritengo che essendo stati rinvenuti qui la città lo meriti, anche dal sindaco ho ricevuto questa apertura”.

Secondo il Soprintendente, Luca Rinaldi, “questo ritrovamento dimostra l’efficacia dell’azione di tutela, conoscenza e valorizzazione svolta dal Ministero attraverso le Soprintendenze e incoraggia un impegno ancor più concreto nell’estendere la prassi dell’archeologia preventiva anche in contesti di interventi di iniziativa privata”.

SVEZIA. Il “laboratorio” fallito dell’Utopia Mondialista

Luciano Lago controinformazione.info 10.9.18

Il successo relativo  del partito della estrema destra “populista” in Svezia era previsto e non meraviglia più di tanto, anzi al contrario risulta inspiegabile che ancora una larga fetta dell’elettorato svedese, sebbene fortemente ridimensionata (34,8% in coalizione con DC e moderati) , continui a dare fiducia ai socialdemocratici del fronte mondialista che hanno così profondamente  devastato il paese scandinavo con le loro politiche remissive, tanto da essere considerati traditori e rinnegati della loro patria.

Ancora un fatto inspiegabile che così tanta gente presti ascolto ad una classe politica squalificata che, pur di conservare le sue prerogative, si è immedesimata con le direttive ed con programma della elite mondialista anche quando questo presupponeva uno stillicidio di vite dei cittadini svedesi, vittime delle aggressioni e delle violenze scatenate dalle masse di migranti islamici che ormai dettano legge in varie aree del paese.

Questa violenza viene di fatto accettata e nascosta (quando possibile) dalle autorità in modo imbarazzante quale “male minore” che si può tollerare.

Come ha scritto di recente Robert Bridge, ” fiduciosi nella convinzione di essere rappresentanti della “superpotenza morale” del mondo, il popolo svedese continua il suo pericoloso flirt con ogni nuovo esperimento culturale sotto il sole. Questa politica è davvero ‘progressista’, o è la strada per la rovina nazionale?

Sembra che una buona parte degli svedesi opti per questa ultima strada e risulta che accettino acriticamante il messaggio sociale trasmesso dalle autorità che prescrive ai suoi cittadini di essere tolleranti verso ogni nuova moda culturale – dall’esperimento del multiculturalismo all’accettare di far impiantare il micro-chip sotto la pelle (ultima trovata dei mondialisti) per permettere ai bambini di quattro anni di essere indottrinati in età prescolare con il nuovo concetto di transgenderismo.

“Gli svedesi sono diventati molto attivi nel microchip, con scarso dibattito sulle questioni relative al suo utilizzo, in un paese appassionato di nuove tecnologie e in cui la condivisione delle informazioni personali è considerata un segno di una società trasparente”, osserva AFP .

Svezia proteste mussulmani

La “sperimentazione culturale” svedese è iniziata con il multiculturalismo più folle, accettando le masse islamiche senza possibilità di integrazione nel sistema del paese e neppure termina con il microchip. Nel regno del comportamento umano e della sessualità, le autorità stanno diffondendo la nuova ideologia del gender che procede abbattendo le barriere stabilite da lungo tempo con la determinazione di convincere lo svedese medio anche ad abbracciare il movimento transgender. La distruzione delle famiglie tradizionali è l’effetto indotto dalla diffusione di questa ideologia.

L’utopia mondialista del paese multiculturale è il primo fallimento di questa “nuova società” e cozza contro la triste realtà di un fortissimo aumento delle violenze contro le donne, degli stupri e degli omicidi che hanno per protagonisti regolarmente i migranti di religione islamica, salafita, sobillati nelle moschee dagli iman wahabiti che provengono dall’ Arabia Saudita (grande alleato dell’Occidente).

La maggioranza sociale degli svedesi si era arresa al più stupido dei dogmi: la semplicistica e codarda bigotteria imposta dalla religione del “Nuovo Ordine”, con l’accettazione della sua stessa distruzione etnica , come parte dell’ordine stabilito, la rinuncia a qualsiasi ideale o principio distinto da quelli stabiliti dalla dittatura del “pensiero unico”. Oggi qualche cosa inizia a cambiare ma non è ancora sufficiente per dare una svolta alla situazione.

Attualmente, mentre le scuole svedesi stanno promuovendo modelli di ruolo di genere neutro per i loro figli, bande di migranti molto brutali stanno rendendo alcune parti della Svezia praticamente “off limits” per la popolazione generale.

I paramedici e i vigili del fuoco a volte hanno bisogno di scorte di polizia prima di entrare in “aree vulnerabili”, in particolare in alcuni quartieri di Malmö, la terza città svedese. Il tutto minimizzato dalle autorità che si sono limitate a rilasciare dichiarazioni scontate e frasi sterilizzate circa “la necessità di combattere il disordine”, tuttavia hanno continuato senza cambiare la loro politica delle porte aperte e dell’occultamento dei responsabili.

Non è stato un caso quando la ministra svedese della Cultura, Lena Adelsohn Liljeroth ha minacciato di ritirare le sovvenzioni ai media informativi che criticavano l’immigrazione, quello che stava facendo codesta ministra era eseguire alla lettera la strategia globalista di criminalizzare la possibile creazione di una coscienza collettiva contraria ai precetti ufficiali sul multiculturalismo. Accade in tutti i paesi europei, anche in Italia (vedi proposte leggi Fiano).

Svezia, attacchi bande migranti

Tuttavia una sana reazione di ripulsa da parte di un largo settore della società svedese c’è stata con la impetuosa crescita di un partito anti-establishment, una nuova formazione politica, che ironicamente ha preso il nome, di “democratici svedesi”, un partito con presunte “radici neo-naziste”(secondo i suoi detrattori) che vuole congelare l’immigrazione e tenere un referendum sull’adesione della Svezia all’Unione Europea.

L’ascesa dei “democratici svedesi”, sostenuti dal sentimento anti-immigrazione, rispecchia le conquiste per i partiti di destra, populisti e anti-establishment in altri paesi europei come Italia, Francia, Germania, Polonia, Ungheria, Slovenia e Austria. Una onda lunga di ripulsa delle politiche globaliste in tutta Europa che sarà difficile arrestare per gli apologeti del mondialismo.

I “democratici svedesi” sono ancora dietro al Partito socialdemocratico (che ha perso la sua maggioranza di consensi) ma questo è stato superato dai principali moderati dell’opposizione in molte aree del paese nordico . Tutti i partiti tradizionali hanno escluso di lavorare con loro e questo rende la Svezia ingovernabile, un pò meno nordica e più simile ai paesi mediterranei.

Alla luce di questi risultati apparentemente inconciliabili, in questa nazione nordica “progressista”, è necessario porsi la domanda: quanto possono durare gli “esperimenti culturali” in un paese che ne viene investito,  quanti danni irrimediabili possono lasciare, prima che il laboratorio si esaurisca?

Rally BTP, tassi a due anni dimezzati da agosto. Ma occhio a DWS: sono italiani che vendono, non stranieri

 

In quella che è la “Chart of the Week”, ovvero il grafico della settimana, vengono mostrati i detentori dei BTP nel corso degli anni, esattamente dall’introduzione dell’euro. Complessivamente, il debito …

Effetto Tria sui titoli di stato italiani, i rally scatenati portano i tassi dei BTP a due anni addirittura a dimezzarsi in poche settimane, dall’1,44% del 31 agosto allo 0,73%. Tutto merito delle dichiarazioni del ministro dell’economia e delle finanze che, nel discorso proferito in occasione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha rassicurato ulteriormente i mercati.

Tria ha ribadito inoltre di avere fiducia sul calo dei rendimenti, una volta che gli investitori conosceranno il contenuto della manovra. Lo spread BTP-Bund a 10 anni è sceso così oggi fino a 233,5 punti base, a un livello inferiore di ben 55 punti base rispetto ai livelli più alti della scorsa settimana.

Ipotizzando un recupero ai valori di aprile, stando a quanto viene messo in evidenza dal grafico sottostante, i BTP a 10 anni avrebbero di conseguenza un margine di rialzo del 7-8% circa.

Il rally di oggi è poderoso, se si considera che i rendimenti (per la relazione inversamente proporzionale) calano tra gli 11 e i 17 punti base lungo la curva dei rendimenti, capitolando ai valori più bassi delle ultime sei settimane.

Allo stesso tempo, lo spread tra Italia e Germania, che gli investitori spesso utilizzano come termometro del sentiment verso l’Eurozona, rimane elevato, se paragonato ai livelli precedenti il mese di maggio, quando era sceso anche fino a 114 punti base.

Detto questo, un’analisi di DWS mette in evidenza un particolare che forse dovrebbe attrarre l’interesse di Tria & company. In quella che è la “Chart of the Week”, ovvero il grafico della settimana, vengono mostrati i detentori dei BTP nel corso degli anni,esattamente dall’introduzione dell’euro.

Complessivamente, il debito pubblico finanziato con le emissioni di BTP è aumentato da 1.880 miliardi a 1.995 miliardi di euro.

Di questo aumento, le banche centrali hanno acquistato bond italiani per un valore di 314 miliardi, le istituzioni finanziarie e banche italiane hanno fatto acquisti per 417 miliardi e gli investitori stranieri hanno aumentato la loro esposizione di 373 miliardi di euro.

Gli altri investitori italiani, praticamente famiglie e imprese, hanno invece ridotto i loro investimenti in BTP di 289 miliardi.

DWS arriva a una conclusione:

“Sembra che siano stati i risparmiatori italiani, non gli investitori stranieri, a non avere fiducia nel loro stesso Stato. Probabilmente hanno una buona ragione per agire in questo modo, e non necessariamente attinente solo alla politica. Viene in mente la diversificazione del rischio“. Qualsiasi rally dei BTP potrebbe dunque non essere sufficiente a cambiare questo dato di fatto.

PONTE MORANDI, SINDACO GENOVA: “DEMOLIZIONE A FINE MESE”/ Di Maio contro Autostrade: “torni allo Stato”

Crollo ponte Morandi, pronto il decreto “Salva Genova”: ultime notizie, Governo diviso. M5s vuole esautorare Autostrade, Lega preferisce interventi a sostegno della città

Genova, crollo ponte Morandi (LaPresse)Genova, crollo ponte Morandi (LaPresse)

Il sindaco di Genova Marco Bucci ha annunciato in mattinata che il ponte Morandi verrà demolito entro fine mese: «Se ci danno tutte le autorizzazioni, i tempi tecnici per l’apertura del cantiere per la demolizione di quanto resta del ponte Morandi spero che a fine mese, prima settimana di ottobre si può cominciare la demolizione. Questo secondo le informazioni che ho disponibili a oggi». Intervistato invece a L’aria che tira, il vicepremier Di Maio non solo annuncia che il Decreto Salva Genova è quasi pronto in CdM, ma rilancia un nuovo capitolo dell’ennesima questione sulla nazionalizzazione di Autostrade. «Se parliamo di rimettere a gara le autostrade ci sono due possibilità: o tornano ad Autostrade ed è l’arte dei pazzi o ci facciamo colonizzare da un concessionario straniero. Quindi necessariamente devono tornare allo Stato, vogliamo chiamarla gestione pubblica e non nazionalizzazione?», spiega il Ministro del Lavoro che si dice «assolutamente d’accordo con Matteo Salvini. Anche nella mozione che abbiamo votato in Parlamento è prevista una gestione pubblica nel futuro».

QUASI PRONTO IL DECRETO “SALVA GENOVA”

Il Decreto Salva Genova è quasi pronto, il problema è che il Governo è diviso nel contenuto e nel merito di quanto si propone alla città ligure per ripartire dopo l’orrendo crollo del 14 agosto scorso. Di Maio e Toninelli vorrebbero esautorare del tutto Autostrade per l’Italia, togliendo la concessione e non permettendo la presenza del board di Aspi nella ricostruzione del ponte Morandi. Ieri il vicepremier M5s ha promesso «brutte sorprese nei prossimi giorni per Autostrade per l’Italia», e questo fa pensare del tutto che il decreto Salva Genova possa contenere anche la sospensione della concessione di Aspi nel tratto del Morandi. Di contro però, con il sostegno a Fincantieri che resta per entrambi i partiti di Governo un’ottima scelta, v’è da segnalare la volontà della Lega di indirizzare il decreto più verso gli interventi diretti e di sostegno alla città di Genova nell’amministrare la fase di transito dal Morandi crollato al nuovo ponte firmato Renzo Piano. Come scrive oggi il Secolo XIX, «è in corso la mediazione della Lega, consapevole che un’azione del genere potrebbe aprire un grande contenzioso e ritardare la ricostruzione del viadotto con conseguenze esiziali per Genova e la Liguria».

CALATRAVA “ESCLUSO” PER RICOSTRUZIONE PONTE

In tutto questo, la novità di ieri dell’ennesima “dimissione” di un membro della Commissione Mit – Bruno Santoro, ingegnere che aveva svolto delle consulenze presso Aspi in passato nel merito del ponte Morandi – porta il livello delle indagini sulle responsabilità ad un passo critico, con diverse polemiche specie sull’asse Di Maio-Toti, con una intensa querelle andata in scena proprio ieri sui tempi della demolizione. Intanto, ha cercato di proporre una propria idea di ponte anche l’archistar spagnolo Santiago Calatrava, il padre di alcuni dei ponti più famosi al mondo (da noi a Venezia e Reggio Emilia i più noti, il secondo proprio sopra un’autostrada). «Anche lui, disponibile a progettare il ponte sul Polcevera. Offerta, però, per il momento gentilmente declinata dall’amministrazione regionale», riportano i colleghi genovesi del Secolo XIX, con la netta risposta data proprio dal sindaco Bucci «È stato spiegato che c’è Renzo Piano e che è genovese».

Addio Veneto Banca, Intesa non sponsorizza: lo sport di Montebelluna è senza soldi

Enzo Favero tribunatreviso.geolocal.it 7.9.18

“Buco” da quasi centomila euro, le società chiedono aiuto Oltre al danno la beffa di dover cambiare tutte le divise

MONTEBELLUNA. Al Nuoto Montebelluna arrivavano ventimila euro, al Basket diecimila, altre somme all’Atletica, al Volley, alla Scherma, al Rugby. Tutte tagliate, almeno quest’anno: Banca Intesa non ha infatti rinnovato le sponsorizzazioni che erano di Veneto Banca. Per un anno le aveva mantenute, ma ora alle società è arrivata la comunicazione che non rientra nelle finalità del gruppo bancario sponsorizzare le società sportive montebellunesi per l’attuale anno.

Già la vecchia Veneto Banca aveva ridotto le somme erogate, ora Banca Intesa le ha tagliate di tutto. E le società si chiedono come fare. L’altra sera si sono trovati i presidenti interessati dal taglio delle sponsorizzazioni per affrontare il problema e chiedere al sindaco un incontro. Hanno una speranza: che sia un taglio limitato a un anno e che il prossimo tornino le sponsorizzazioni. «Banca Intesa ci ha comunicato che per quest’anno le somme che ci venivano erogate sono destinate ad altre attività, ma non ci ha detto che le sponsorizzazioni saranno tagliate per sempre – spiega Oscar Lucati, del Basket Montebelluna – quindi come presidenti è stato deciso di predisporre un documento con tutti i dati dei nostri tesserati per chiedere il sostegno finanziario per il prossimo anno.

Abbiamo chiesto anche un incontro al sindaco perché appoggi questo nostro documento. Non sono grandi somme quelle che erogava Banca Intesa: dai 60 mila agli 80 mila euro complessivi per lo sport montebellunese. Se ci verrà a mancare definitivamente tale sostegno vedremo di dire la nostra su questa vicenda e di andare alla ricerca di altre sponsorizzazioni nel mondo dello sportsystem. Il problema è anche, nel caso che Intesa tagli definitivamente le sponsorizzazioni, che dovremo sostituire

tutto il materiale che diamo agli atleti e che porta il logo di Veneto Banca». E il sindaco? «Chiederò un incontro al dirigente di Intesa che si occupa di sponsorizzazioni per capire il motivo di tale scelta e spiegare l’importanza di un aiuto allo sport locale», dice Marzio Favero. 

Lavoro domenicale, il confronto tra Italia e resto d’Europa. Ricerca Eurofound

Chiara Rossi startmag.it 10.9.18

Tutti i risultati dell’ultimo studio pubblicato da Eurofound sul lavoro di domenica in Europa

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per numero di dipendenti che lavorano la domenica. È quanto emerge dall’ultima ricerca sul tema pubblicata nel 2016 ed elaborata dall’agenzia dell’Unione europea Eurofound,  Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro con sede a Dublino. Il consiglio di amministrazione di Eurofound rappresenta le parti sociali e i governi nazionali di tutti gli Stati membri dell’Ue, nonché la Commissione europea.

CHE COSA DICE LA RICERCA SUL LAVORO DOMENICALE IN EUROPA

La sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro di Eurofound ha rilevato – come si legge nella sintesi – che una percentuale significativa di lavoratori nell’Ue ha lavorato al di fuori dell’orario di lavoro standard e che il 54% ha lavorato almeno un giorno di fine settimana al mese.

I NUMERI E LE TENDENZE

Nel 2015, più della metà di tutti i lavoratori (il 52%) ha dichiarato di lavorare sabato, con il 23% che lavora almeno tre sabati al mese, secondo lo studio Eurofound.

LA NORMATIVA UE

Ma cosa stabilisce l’Unione europea in materia? In realtà non ci sono regolamenti specifici per il lavoro del fine settimana. In base alla direttiva sull’orario di lavoro del 1993, il periodo di riposo settimanale minimo “deve comprendere, in linea di principio, la domenica”. Tuttavia, nel 1996 la Corte di giustizia europea ha annullato questa disposizione stabilendo che:

«Quanto all’art. 5, secondo comma, ai sensi del quale il periodo minimo di riposo settimanale deve comprendere, in linea di principio, la domenica, la Corte constata che il Consiglio ha omesso di spiegare per quale motivo la domenica, come giorno di riposo settimanale, presenterebbe un nesso più importante con la salute e la sicurezza dei lavoratori rispetto ad un altro giorno della settimana. Di conseguenza, l’art. 5, secondo comma, della direttiva deve essere annullato».

La tutela della domenica come giorno di riposo era presente, nelle fasi iniziali di discussione, della nuova direttiva 2003 sull’orario di lavoro, poi rimossa. In base all’articolo 5, la direttiva definisce il diritto di un periodo di riposo ininterrotto di 35 ore senza precisa che debba comprendere per forza la domenica.

L’EUROPEAN SUNDAY ALLIANCE A DIFESA DELLA DOMENICA

Nonostante la domenica non sia stata dunque intitolata come giorno di riposo settimanale dalle istituzioni europee, a battersi per l’intoccabilità di questo giorno c’è l’European Sunday Alliance (Esa), un network che aggrega comunità religiose, movimenti sindacali, parti sociali da tutti gli Stati membri che esercita una azione di lobbying a Bruxelles.

L’anno scorso la Commissione europea è tornata sul tema dell’organizzazione dell’orario di lavoro, con la comunicazione interpretativa 2017/C 165/01 relativa alla direttiva 2003/88/CE e ha ribadito al punto 5 che, contrariamente a quanto previsto dalla prima direttiva 93/104/CE, l’indicazione della domenica come giorno di riposo da fissare in linea di principio per tutti, non fosse giustificata.

LE CONCLUSIONI DELLA RICERCA EUROFOUND

“Sebbene l’incidenza del lavoro domenicale sia diminuita in molti Stati membri dal 1995, la quota di lavoratori che hanno dichiarato di lavorare almeno una domenica al mese ha raggiunto il 30% nel 2015, dal 27,5% nel 2005 e al 28% nel 2010”, è scritto: “Nel 2015, più del 10% di tutti i lavoratori ha lavorato almeno tre domeniche al mese”.

IL GRAFICO E I CONFRONTI NELL’UNIONE EUROPEA

La figura seguente mostra la proporzione di lavoratori che segnalano le domeniche di lavoro in ciascuno Stato membro dell’UE28 e in Norvegia.

 

ECCO IL LINK AL RAPPORTO COMPLETO DI EUROFOUND

L’OBIETTIVO DEL POTERE: UN’EUROPA PIU’ POPOLATA, MA SOLO DA POVERI

Fabio Lugano scenarieconomici.it 10.9.18

Un interessante studio di Gefira, comunque intuibile da chi mastica un po’ di dati statistici e demogracifi, ci present l’Europa voluta dalla propria leadership: un continente più popolato e più povero.

I flussi migratori accesi verso Svezia , la Germania, il Regno Unito  e la Francia sono stati attivati per contrastare il calo demografico ed hanno avuto successo nell’aumento della popolazione, con modalità che però ricordano la tanto vituperata “Cinesizzazione” del Tibet, cioè con forti aspetti di sostituzione culturale. I risultati economicitra l’altro sono estremamente deludenti:

IL PIL pro capite, quindi la ricchezza dei cittadini, non aumenta ormai dal 2007. Cosa succede invece per quanto riguarda la Popolazione ? Cresce.

In Svezia, Francia e Regno Unito cresce la popolazione, ma questo avviene con un calo del PIL in termini assoluti e con, letteralmente , una caduta quasi verticale del PIL pro capite. La popolazione cresce, una popolazione più povera e meno efficiente, meno produttiva di ricchezza. L’immigrazione non migliora la condizione economica generale, anzi la peggiore, il che contraddice alla base il mito di Boeri per cui “Gli immigrati ci pagheranno le pensioni”. Invece di un cammino di gestione del problema demografico  simile a quello giapponese, basato sull’aumento della produttività, dell’avanzamento decnologico  e della ricchezza personale, con incentivi alla demografia interna,  abbiamo scelto la via stupida dell’importazione dei servi  della gleba. Purtroppo pare che non si riesca ad uscirne.

Il centro studi di Monti lo sbugiarda: “L’austerità ha fatto male all’Italia”

Filippo Burla – 10 settembre 2018 primatonazionale.it

Roma, 10 set – Stroncato, letteralmente. Per giunta dal centro studi da lui stesso fondato e presieduto. Non c’è pace per Mario Monti, il cui mandato da presidente del Consiglio è ancora fresco nella memoria degli italiani, ancora alle prese con le decisioni adottate dal 2011 al 2013 finite sotto il nome di “austerità”.

Proprio le politiche di austerità adottate in Italia sono il tema oggetto di un recente studio condotto dal think tank Bruegel, fondato nel 2005 e di cui Monti fu primo presidente. Nonostante ciò, di spazio per la compiacenza non sembra esservene. Tutt’altro.

Il documento di 14 pagine, firmato dall’economista belga Andrè Sapir (solo omonimo del più celebre Jacques), è una bocciatura su tutta la linea. A partire dalla performance dell’economia italiana, uscita devastata da quell’esperienza: “L’Italia ha risposto all’attacco dei mercati con misure di austerità, cosa che ha peggiorato le cose, mandando la crescita del Pil in territorio negativo e aggravando il rapporto debito/Pil”, si legge nel documento, che traccia anche una corrispondenza fra aumento dell’austerità e ulteriore riduzione del Pil: “Quando l’Italia ha registrato di nuovo un avanzo primario relativamente consistente e il suo Pil si è contratto ancora dell’1,7%”.

Non solo. Anche gli altri fondamentali, che in teoria avrebbe dovuto migliorare, sono invece precipitati. Ad esempio il debito pubblico: “Le misure di austerità hanno aumentato il rapporto debito/Pil dal 117% del 2011 al 129% del 2013″, senza toccare nemmeno le valutazioni delle agenzie di rating, arrivando anzi perfino “a ulteriori downgrade nel 2012, 2013 e 2014”.

Filippo Burla

CARA, NOSTALGIA LIRA: VALEVA LA META’ MA DURAVA IL DOPPIO

Italianosveglia.com 10.9.18

«Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico».

AH, CARA LIRA … VALEVI LA META’, MA DURAVI IL DOPPIO!!!!

Come diceva – in tempi non sospetti – un certo Winston Churchill:

 «Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico».

Ricorda Vincenzo Bellisario:

«Negli anni Ottanta, gli anni in cui l’Italia navigava nell’oro,ed erano i tempi della Lira… quando eravamo il quarto paese più ricco del mondo, il tasso d’inflazione si aggirava mediamente attorno al 15% e raggiungeva picchi di oltre il 21%».

Le famiglie, quando potevano confidare nella Lira…spendevano e risparmiavano anche!

«Eravamo il primo paese al mondo per risparmio privato e le famiglie avevano ampia libertà di spesa». Già… un tempo!

Oggi l’inflazione è meglio lasciarla perdere, e l’economia è alla canna del gas: «Le famiglie devono risparmiare su tutto, hanno scarsa libertà economica, e non mettono più nulla da parte… Non hanno una lira…ani no, non hanno n euro!

Ormai abbiamo raggiunto e superato i livelli di consumo da fame del periodo della “grande depressione” e, nonostante ciò, la media attuale di risparmio privato è del 4% circa. E tutto va male. lo spettro dell’inflazione è una grande truffa, così come lo è stata e lo è purtroppo ancora oggi quella del debito pubblico, che altro non è se non l’indicatore che misura la ricchezza finanziaria del cittadini».

Sulla mistificazione che vela la vera natura del debito pubblico, Bellisario lancia una provocazione: chiamiamolo “ricchezza nazionale”, così almeno la gente capisce di cosa di tratta veramente. «Invito tutti voi alla massima attenzione su questa precisa e personale proposta di modifica del termine “debito pubblico” in “ricchezza pubblica” o, molto più semplicemente, in “ricchezza dei cittadini”», scrive Bellisario sul blog del movimento. «Detto questo, immaginate che da domani tutti i vari Tg, le varie rubriche di approfondimento, giornali, Internet e quant’altro annunciassero che la “ricchezza dei cittadini” (quindi non più il “debito pubblico”, parola che spaventa la gente) è aumentata nell’ultimo anno di 100 miliardi di euro.

 Sotto il regime dell’euro, è praticamente impossibile raggiungere la piena occupazione, che in teoria sarebbe la ragione sociale dello Stato democratico. Serve un “futuro Nuovo Stato”, come lo chiama Bellisario: uno Stato «sovrano, con moneta sovrana e banca al 100% pubblica e direttamente sotto il controllo politico». Primo passo: «Inserire in Costituzione il principio della “piena occupazione”. E abrogare, nell’immediato, il “pareggio di bilancio”», che non è solo un obbrobrio, ma anche un delitto: «Se c’è crisi, se c’è disoccupazione – dice Galloni – puntare al pareggio di bilancio è un crimine». Uno Stato sovrano, dotato cioè di pieno potere di spesa, non avrebbe alcun problema ad «assumere immediatamente (senza se e senza ma) tutte le persone che attualmente collaborano precariamente per conto dello Stato in ogni settore della pubblica amministrazione».

 

E inoltre «istituirebbe bandi di concorso in ogni settore per il numero che ritiene giusto, per far sì che ogni comparto possa operare a pieno organico e nella maniera più efficiente e rapida possibile». Nulla di tutto ciò è all’orizzonte, naturalmente. «Stiamo morendo di fisco», disse a Torino già nel 2012 il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Gli imprenditori sono disposti a rinunciare a tutti gli incentivi in cambio di una riduzione della pressione fiscale a carico di imprese e famiglie».

 

L’eventuale futuro “Nuovo Stato” italiano  baserebbe le sue entrate fiscali su due sole aliquote, il 20% per i redditi fino ai 100.000 euro e il 23% per i redditi superiori. Altre eventuali tasse solo per «tutti coloro che investono nei beni di lusso, che creano principalmente benessere personale e non collettivo».

 

Motivo: «Tassandola, si incoraggia la persona benestante a spendere e investire di più nei cosiddetti beni quotidiani, in modo da far girare meglio l’economia reale. Questo inciderebbe positivamente sulla costruzione di nuovi posti di lavoro». A questo punto, aggiunge

Bellisario, è giusto ricordare cosa rappresentano le tasse in un paese libero, cioè sovrano, «concetto spiegato in maniera impeccabile dalla Mosler Economic, o Modern Money Theory, portata in Italia dal giornalista Paolo Barnard grazie al suo lavoro, che ho sempre senza mezzi termini definito “ai limiti dell’umano”».

Se uno Stato è libero di emettere moneta in quantità teoricamente illimitata per il benessere della comunità nazionale, non rinuncia in ogni caso al prelievo fiscale. Perché le tasse, all’interno di un “contesto sovrano”, vengono utilizzate per quattro precisi scopi. Primo: tenere a freno la ricchezza dei privati e quindi il loro strapotere. Secondo: evitare l’eccesso di inflazione. Terzo: scoraggiare o incoraggiare comportamenti (si tassa l’alcool, il fumo o l’inquinamento, mentre ad esempio si detassano le beneficenze, le ristrutturazioni).

 

Quarto: imporre ai cittadini l’uso della moneta sovrana dello Stato dove  si vive. Tuttto questo, ovviamente, in un paese libero. Non nell’Eurozona, dove lo Stato è ridotto a super-tassare per sovravvivere. Scavandosi la fossa, come diceva – in tempi non sospetti – un certo Winston Churchill: «Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico».

Da: QUI

“Il popolo si sta rivoltando contro le élite che lo hanno ingannato, il populismo non c’entra e ha anche una storia rispettabile”

Come don Chisciotte.org 10.9.18

DI FABRIZIO ROSTELLI

global.ilmanifesto.it

Verso le elezioni di Midterm. Secondo il filosofo il popolo si ribella contro le élite, non è populismo. «Lo spostamento a destra nasce dalla rivolta contro le istituzioni e le classi dominanti e in Europa accade lo stesso e anche peggio»

Linguista, filosofo, accademico, teorico della comunicazione e attivista politico: il prof. Noam Chomsky non avrebbe bisogno di presentazioni. Dopo aver trasformato radicalmente il mondo della linguistica con la sua teoria sulla grammatica generativo-trasformazionale negli anni ’50-‘60, ha continuato ad osservare la realtà e le dinamiche sociali con uno sguardo rivoluzionario, producendo analisi e saggi sui temi del potere, del consenso, della democrazia e del linguaggio. Nonostante nell’ultimo anno e mezzo – dopo l’elezione di Trump – abbia intensificato il suo calendario di appuntamenti e interviste, ha trovato comunque il tempo di rispondere ad alcune domande sullo scenario statunitense e sulle derive politiche in Europa.

Negli USA e in Europa stiamo assistendo ad un progressivo spostamento a destra di una grande fetta della classe lavoratrice. I media lo chiamano «populismo» ma non credo che questo sia il termine adatto. Da cosa è dipeso questo processo? Cosa dovrebbe fare la sinistra per recuperare terreno? 

Porrei la questione un po’ diversamente. I lavoratori si stanno rivoltando contro le élite e le istituzioni dominanti che li hanno puniti per una generazione. Oggi negli Stati Uniti, ad esempio, i salari reali sono inferiori rispetto a quando fu portato avanti l’assalto neoliberale a partire dalla fine degli anni ’70 – intensificandosi bruscamente sotto Reagan e Thatcher – con i prevedibili effetti sul declino del funzionamento di istituzioni formalmente democratiche. C’è stata una crescita economica e un aumento della produttività, ma la ricchezza generata è finita in pochissime tasche, per la maggior parte a istituzioni finanziarie predatorie che, nel complesso, sono dannose per l’economia. In Europa è accaduto più o meno lo stesso, in qualche modo anche peggio perché il processo decisionale su questioni importanti si è spostato sulla Troika che è un organismo non eletto. I partiti di centro-destra / centro-sinistra (democratici americani, socialdemocratici europei) si sono spostati a destra, abbandonando in gran parte gli interessi della classe lavoratrice. Ciò ha portato alla rabbia, alla frustrazione, alla paura e al capro espiatorio. Poiché le cause reali sono nascoste nell’oscurità, deve essere colpa dei poveri non meritevoli, delle minoranze etniche, degli immigrati o di altri settori vulnerabili. In tali circostanze le persone si arrampicano sugli specchi. Negli Stati Uniti molti lavoratori hanno votato per Obama, credendo nel suo messaggio di «speranza» e «cambiamento», e quando sono stati rapidamente disillusi, hanno cercato qualcos’altro. Questo è terreno fertile per demagoghi come Trump, che finge di essere la voce dei lavoratori mentre li indebolisce di volta in volta attraverso le brutali politiche anti-sindacali della sua amministrazione, che rappresenta l’ala più selvaggia del Partito Repubblicano. Non ha nulla a che fare con il «populismo», un concetto con una storia mista, spesso piuttosto rispettabile. Al tempo stesso ci sono reazioni costruttive, come le campagne di Sanders e Corbyn, avvenute sotto il rancoroso attacco delle élite dell’establishment, in particolare nel Regno Unito dove quest’ultimo è insolitamente violento. Per quanto riguarda il continente, DiEM25 (Democracy in Europe Movement 2025) è piuttosto promettente ma affronta ostacoli rilevanti.

Recentemente ha dichiarato che il Partito Repubblicano costituisce l’organizzazione più pericolosa che sia mai apparsa nella storia dell’umanità. Non crede che il Partito Democratico sia la causa principale della vittoria di Trump?

L’abbandono della classe operaia da parte dei democratici è stato un fattore significativo nella vittoria di Trump (nel collegio elettorale, con una minoranza del voto popolare), insieme ad altri fattori, come la riuscita repressione degli elettori da parte dei governi degli Stati repubblicani, che ora si sta intensificando con il sostegno della Corte Suprema più reazionaria della storia. Ma questo non cambia il fatto molto chiaro e inequivocabile, per quanto inesprimibile possa essere, che il Partito Repubblicano sia l’organizzazione più pericolosa della storia umana. Persino Hitler non dedicò i suoi sforzi ad indebolire la prospettiva dell’esistenza umana organizzata nel prossimo futuro. E con piena consapevolezza di ciò che stanno facendo. Trump, ad esempio, crede fermamente nel riscaldamento globale. Recentemente ha chiesto al governo irlandese il permesso di costruire un muro per proteggere il suo campo da golf dall’innalzamento del livello del mare, invocando i pericoli del riscaldamento globale. Oppure prendiamo in considerazione Rex Tillerson, considerato «l’adulto della situazione», così sano di mente da non durare a lungo nel gabinetto di estrema destra di Trump. Era diventato un alto funzionario di ExxonMobil alla fine degli anni ’80 (in seguito CEO), quando il riscaldamento globale divenne un problema pubblico con la ben pubblicizzata testimonianza di James Hansen del 1988 sulle minacce estreme. Sulla sua scrivania, Tillerson aveva i rapporti dei suoi scienziati, risalenti a molti anni prima, che avvertivano dei terribili effetti del riscaldamento globale. Non appena le minacce hanno raggiunto l’opinione pubblica, la società ha iniziato a versare fondi nel negazionismo, continuando, al momento, a sviluppare nuovi modi per distruggere l’ambiente. Riesci a pensare ad una parola per un simile comportamento, in qualsiasi lingua? Io no. Se non per l’incapacità di vedere la situazione per quella che è.

Bernie Sanders potrebbe rappresentare un’alternativa concreta e credibile al Partito Repubblicano e ai tradizionali candidati democratici?

La caratteristica realmente degna di nota della campagna elettorale del 2016 non è stata l’elezione di un miliardario, con un’enorme quantità di finanziamenti, in particolare nelle fasi cruciali della campagna, e con un enorme supporto mediatico (Fox News è praticamente un organo dell’ala destra del Partito repubblicano, ed i talk radiofonici, con un pubblico enorme, sono stati da tempo rilevati da aziende di estrema destra). La caratteristica davvero degna di nota è stata la campagna di Sanders, che ha interrotto oltre un secolo di storia politica americana nel quale la vittoria elettorale poteva essere prevista con notevole precisione, anche per il Congresso, considerando la semplice variabile della spesa per le campagne elettorali. Sanders era quasi sconosciuto, è stato scartato o ridicolizzato dai media, non ha ricevuto fondi dai grandi capitali e dalla ricchezza privata, e ha persino usato la parola «socialismo», una parola spaventosa negli Stati Uniti, a differenza di altre società. In effetti, le sue politiche «socialiste» non avrebbero sorpreso il presidente Eisenhower, un conservatore vecchio stile, ma con lo spostamento a destra dello spettro politico negli anni neoliberali, sembravano rivoluzionarie, tranne che per l’opinione pubblica, che in gran parte supporta le sue politiche spesso con ampi margini, come i sondaggi regolari mostrano. Sanders avrebbe potuto vincere benissimo la nomination democratica se non fosse stato per le macchinazioni dei dirigenti del partito Obama-Clinton. È emerso come la figura politica più popolare nel Paese. Le propaggini della sua campagna, combinandosi con altre, stanno diventando una forza significativa, nonostante l’ostilità dei media e la forte opposizione dei centri del potere economico, che sono solitamente decisivi nel determinare i risultati elettorali e la formazione politica, come dimostrato da un ampio lavoro accademico in scienze politiche. La vera domanda è se gli Stati Uniti possano diventare una democrazia funzionante, che si avvicina agli slogan di uso comune: «di, da, e per le persone».

Le stesse domande possono essere poste in Europa.

 

Fabrizio Rostelli

Fonte: https://ilmanifesto.it

Link:  https://ilmanifesto.it/scenari-di-democrazia/

8.09.2018

* Read the English version at il manifesto global

Governo sott’attacco. Anche l’Onu presta il fianco all’Europa: “In Italia violenza e razzismo, manderemo il nostro personale”. Salvini: “Non accettiamo lezioni”

Redazione la notizia giornale.it 10.9.18

L’ultimo attacco all’Italia arriva direttamente dall’Onu. Il riferimento è chiaro alle politiche adottate dal Viminale in tema di migranti: “Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom”.

L’annuncio è arrivato oggi direttamente a Ginevra da Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani, che oggi ha aperto i lavori del Consiglio Onu per i diritti umani, che sarà riunito fino al 28 settembre. Non solo in Italia visto che una squadra sarà inviata in Austria con le stesse motivazioni adottate per l’Italia.

“Il Governo italiano – ha continuato Bachelet – ha negato l’ingresso di navi di soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico e di altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili. Anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è diminuito, il tasso di mortalità per coloro che compiono la traversata è risultato nei primi sei mesi dell’anno ancora più elevato rispetto al passato”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non ha fatto tardare la risposta: “L’Italia negli ultimi anni ha accolto 700mila immigrati, molti dei quali clandestini, e non ha mai ricevuto collaborazione dagli altri Paesi europei – ha sottolineato il ministro –  Quindi non accettiamo lezioni da nessuno, tantomeno dall’Onu che si conferma prevenuta, inutilmente costosa e disinformata: le forze dell’ordine smentiscono ci sia un allarme razzismo. Prima di fare verifiche sull’Italia, l’Onu indaghi sui propri Stati membri che ignorano diritti elementari come la libertà e la parità tra uomo e donna”.

Leonardo, ecco debiti e commesse di Vitrociset comprata dall’ex Finmeccanica e soffiata a Fincantieri

i Michele Arnese startmag.it 10.9.18

debiti superano il valore della produzione. E gli utili sono crollati. E’ quanto si evince dal bilancio 2017 di Vitrociset appena depositato alla Camera di commercio.

L’OPERAZIONE VITROCISET CHIUSA DA LEONARDO-FINMECCANICA

La vendita dell’azienda romana è stata chiusa venerdì scorso dopo una mossa a sorpresa di Leonardo (ex Finmeccanica) che esercitando nell’ultimo giorno utile il diritto di prelazione visto che è azionista con l’1,5% di Vitrociset ha scalzato l’offerta che Fincantieri e Mermec avevano presentato il 7 agosto scorso.

TUTTE LE INFO E GLI SCREZI FRA LEONARDO E FINCANTIERI

Una partita, quella della cessione di Vitrociset che la famiglia Crociani cercava di dismettere da tempo, che ha visto in concorrenza due società partecipate dallo Stato, ossia Leonardo e Fincantieri, con una posizione altalente dell’esecutivo (qui tutte le informazioni e le indiscrezioni sulla vicenda).

CHE COSA FA VITROCISET

Dove opera il gruppo Vitrociset? Difesa, sicurezza, spazio, servizi al traffico aereo. Con molti appalti di ministeri (Difesa, Interno, Esteri), organizzazioni internazionali (Nato), agenzie europee (Esa), aziende (Lockeed Martin per l’F-35, Unicredit, Enav), forze armate e forze di polizia. Da questi elementi si evince la strategicità dell’azienda che per questo è sottoposta alla golden power. Ecco di seguito tutti i dettagli sulle commesse.

ECCO LE COMMESSE DI VITROCISET

Quali sono le principali commesse acquisite dal gruppo Vitrociset? Il rendiconto consolidato indica, per la business unit, Defence e security: la Nato (“servizi di supporto tecnico-operativo e logistico per il Poligono interforze di Salto di Quirra”), ministero della Difesa (framework Space surveillance e tracking al Poligono di Salto di Quirra), ministero dell’Interno (videosorveglianza della regione Calabria, rete in ponte radio delle Regioni del centro nord Italia, braccialetto elettronico in Rti con Fastweb), Lockeed Martin (“Jsf F-35 air conditioning carts long term agreement”) e ministero della Difesa (“fornitura del Muses-ID Appliance per il programma Jsf”).

I LAVORI DI VITROCISET NEL SETTORE SPAZIALE

Per la business unit “Space & big science” ci sono le commesse di Esa e Agenzia spaziale italiana (supporto tecnico-logistico al centro spaziale Borglio a Malindi Kenia). Quanto alla business unit Transport & Infrastructures, il bilancio del gruppo Vitrociset cita il ministero dei Trasporti (gestione piattaforma logistica), Unicredit (sistemi integrati di sicurezza, videosorveglianza digitale e analisi video), l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e il ministero degli Esteri (fornitura e messa in opera di una nuova centrale telefonica).

IL CONTO ECONOMICO

Ma quali sono i conti di Vitrociset che ora passa sotto il controllo del gruppo Leonardo? L’utile nel 2017 si è assottigliato a 43mila euro, mentre l’anno precedente era di 445mila. Il valore della produzione l’anno scorso è stato di 146 milioni di euro, rispetto ai 149 milioni del 2016. I costi sono stabili a 145 milioni di euro. L’utile è diminuito da 445mila euro a 43mila euro.

LO STATO PATRIMONIALE

I debiti totali sono lievitati: da 152 milioni di euro nel 2016 a 165 milioni di euro l’anno scorso. A crescere sono in particolare i debiti verso i fornitori: 75 milioni di euro contro i 67 milioni dell’anno precedente. Stabili i debiti bancari a breve e a lungo termine: 54 milioni di euro.

(CHE COSA E’ SUCCESSO DAVVERO TRA LEONARDO, FINCANTIERI E GOVERNO SU VITROCISET)

Blair e Bannon: massoni reazionari da Salvini, ora indagato

Libreidee.org Giorgio Cattaneo 10.9.18

Come leggere l’adesione di Salvini a “The Movement”, il movimento fondato da Steve Bannon? E’ conseguente all’incontro che Salvini ha avuto con Blair.  Il capo di quella cosca massonica è Tony Blair – il referente europeo – e quindi Salvini ha aderito all’iniziativa di Bannon. Blair è il referente europeo di una delle più grosse Ur-Lodges. E’ interessato a Salvini perché questi sistemi sono sempre interessati a chi governa: Salvini in questo momento è al governo, e quindi Blair ha pensato di averlo come referente politico. Salvini è consapevole di cosa rappresenti, Blair? Be’, se ha letto un po’ di cose in giro, sì. Bannon viene associato al mondo della destra, mentre Blair ce lo ricordiamo sulla sponda opposta? Ma sono pessimi ricordi, perché Blair è colui che ha rovinato il socialismo europeo, scientemente. E’ un falso socialista, come ce ne sono tanti. L’iniziativa di Blair e Bannon è un modo per cooptare Salvini? “Cooptarlo” probabilmente no, ma averlo – finché è al governo – come referente politico, sì: è lo stesso motivo per cui gli americani hanno puntato su Di Maio. Michael Ledeen aveva puntato su Di Maio, mentre Steve Bannon e Tony Blair hanno puntato su Salvini. Non sono gruppi in competizione tra loro: sono aspetti, diversi, della massoneria reazionaria.

Il problema è quello c’è dietro la massoneria reazionaria: è una falsa massoneria, che rappresenta interessi economici e politici rispetto a un certo tipo di disegno mondialista. Da qui il sospetto che gli intenti di cambiamento, di questo governo, di fatto non sarebbero attendibili? Non lo so, bisogna vedere se lo saranno ancora: se si accorgono di questo pericolo, se litigano – è difficile dirlo. Questo governo è partito con delle buone intenzioni. Poi, se queste buone intenzioni siano sincere o no, lo vedremo solo in futuro. Per intanto, un certo tipo di potere reazionario li sta corteggiando. Come reagiranno, i gialloverdi, a questo corteggiamento? Be’, sapete, le cose umane sono sempre in divenire, sono mobili. Salvini, sicuramente, non è un “cavallo” gestibile. Anche Trump pensavano di poterlo gestire, e poi non ci sono riusciti, o comunque non ci sono riusciti totalmente. Nel frattempo, certo, su Salvini incombono l’indagine sulla nave Diciotti e la conferma del sequestro dei fondi della Lega: tentativi di “accerchiare” il ministro dell’interno? Di solito, quando c’è un “accerchiamento” giudiziario, è perché – a monte – c’è una convergenza di interessi, di poteri, e quindi la magistratura diventa uno strumento di questo.

Guardiamo le inchieste su Salvini: quella relativa alla Diciotti è una buffonata, dove i magistrati che l’hanno promossa fanno la figura dei buffoni. Mi riferisco soprattutto al magistrato di Agrigento, perché quello di Palermo, in realtà, ha fatto solo un atto formale: ha ricevuto le carte e ha mandato l’avviso di garanzia a Salvini, quindi ancora non possiamo giudicarlo. E’ comunque un’inchiesta per la quale a delle persone si impedisce di entrare nel nostro paese (ma non gli si impedisce di tornare nel loro). Se queste persone avessero detto “vogliamo tornare a casa”, la nave della Guardia Costiera le avrebbe riportate dov’erano partite. Quindi dov’è il sequestro di persona, tecnicamente? Altra cosa è il processo per i famosi 49 milioni, dove c’è ampia contestazione sulla cifra, perché i 49 milioni in realtà sarebbero la somma dei contributi che la Lega avrebbe incassato. Soldi di cui la magistratura ha ordinato la restituzione, dopo una sentenza di primo grado. Però non esiste la prova che quei milioni siano stati tutti utilizzati nella maniera che giustificherebbe la restituzione – prova anche difficile da fornire, ma che avrebbe dovuto essere inoppugnabile, prima di addivenire a un provvedimento cautelare come il sequestro esecutivo di primo grado.

I leghisti in realtà dicono che i fondi male utilizzati sono 550.000 euro. Come vedete, la differenza fra 49 milioni e 550.000 euro è oceanica. Un sequestro così, fatto in questo modo, praticamente annulla qualunque possibilità di sopravvivenza politica della Lega, che è pur sempre un partito che ha preso dei voti e ha espresso dei rappresentati del popolo. Quindi, entrambe le inchieste hanno dei lati discutibili, quantomeno. L’inchiesta sulla Diciotti è un atto proditorio, ma bisognerà vedere cosa faranno la magistratura di Palermo e poi il Tribunale dei Ministri. Viene anche rimproverato a Salvini di aver reagito da ministro: ma lui è stato indagato proprio perché ministro. Gli atti per i quali è indagato li ha fatti da ministro, quindi ne risponde da ministro. Perché dovrebbe risponderne da persona fisica? Ovvero: Salvini risponde, sul versante della comunicazione, nella sua veste di ministro. Poi, se si accerterà che questi atti sono reato (cosa che mi sembra quasi impossibile), vedremo, perché la responsabilità penale è comunque personale. Ma, in questo momento, Salvini risponde per la sua responsabilità di ministro.

Nel non far sbarcare migranti a bordo di una nave della Guardia Costiera (quindi italiana, e in un porto italiano) Salvini non ha fatto un’azione politicamente corretta. Non è un reato, ma non la approvo. Però considero questa reazione di Salvini non isolandola dal contesto, ma tenendo conto proprio del contesto, cioè di tutte le malefatte dei governi precedenti. Con la scusa dell’accoglienza, In Italia è sbarcato chiunque: navi che non si sapeva neanche che bandiera battessero. Salvini s’è impuntato nell’occasione sbagliata, diciamo, perché quella era una nave italiana, della Guardia Costiera. Ma in realtà è la pressione precedente, che è stata determinate per una reazione che possiamo definire politicamente sbagliata. Il problema è che, se porti le cose all’esasperazione, poi qualcuno fa a sua volta un gesto esasperato – e tutti a dire: che gesto esagerato! Già, ma cos’era avvenuto, prima? Io credo che sia sbagliata, la normativa europea che imporrebbe di accertare il diritto di asilo dei migranti una volta sbarcati. Io credo che il diritto d’asilo andrebbe accertato prima di far sbarcare le persone, non dopo.

(Gianfranco Carpeoro, dichiarazioni rilasciate a Fabio Frabetti di “Border Nights” nella diretta web-streaming “Carpeoro Racconta” del 9 settembre 2018, su YouTube. Avvocato e massone, simbologo e scrittore, Carpeoro è autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, che ricostruisce la matrice massonica degli attentati “false flag” targati Isis, condotti in Europa negli anni scorsi e riconducibili a servizi segreti atlantici. Lo stesso Carpeoro è esponente del Movimento Roosevelt presieduto da Gioele Magaldi, che nel saggio “Massoni” presenta l’ex premier laburista britannico Tony Blair come affiliato alla potente Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, insieme ai Bush, al francese Sarkozy, al turco Erdogan. La “Hathor”, definita “loggia del sangue e della vendetta”, sarebbe all’origine del devastante attentato dell’11 Settembre alle Torri Gemelle, nonché della “fabbricazione” del sedicente Isis. Alla “Hathor”, sostiene Magaldi, sono stati affiliati sia Osama Bin Laden che Abu-Bakr Al-Baghdadi, presunto leader del cosiddetto Stato Islamico. Sempre alla superloggia “Hathor Pentalpha” è attribuita la decisione di imprimere una svolta violenta alla globalizzazione neoliberista e privatizzatrice, utilizzando nel modo più spregiudicato la guerra e l’auto-terrorismo, per innescare una sorta di strategia della tensione internazionale).

Soros lancia alert crisi finanziaria globale per emergenti e Ue. Intanto in Argentina è corsa agli sportelli

10/09/2018 13:00 di Laura Naka Antonelli finanzaonline.com

l trend dei mercati e delle valute emergenti sta preoccupando anche George Soros, tanto da portarlo a pronosticare una nuova crisi finanziaria globale. A suo avviso, questa potrebbe essere scatenata dal balzo del dollaro e dalla fuga dei capitali dai mercati emergenti.  Una fuga di capitali comprovata di fatto da alcuni numeri, come quelli che certificano la corsa agli sportelli che sta colpendo l’Argentina, dopo il piano di austerity annunciato la scorsa settimana dal presidente Mauricio Macri.

Così come riporta Bloomberg, che segnala anche i timori di Soros, soltanto negli ultimi due giorni di agosto gli argentini hanno ritirato dai conti bancari ben $490 milioni.

La fuga è scattata in concomitanza con il nuovo crollo del peso argentino, che è scivolato al nuovo minimo record di 41,6 per dollaro Usa.

La ritirata dai conti correnti si sta manifestando tra l’altro in un momento in cui le riserve dell’Argentina scivolano ai livelli precedenti l’accordo sul bailout concordato con il Fondo Monetario Internazionale a giugno.

Tra le valute emergenti, il nervosismo oggi è stato rinfocolato dall’ennesimo calo della rupia indiana.

La moneta è scivolata fino a -1,3% nei confronti del dollaro, mentre la borsa ha riportato la flessione più forte da agosto.

Sell off scatenati anche sui bond indiani, crollati al minimo dal 2014.

Smobilizzi anche sulla lira turca, affondata da perdite che hanno azzerato quasi la metà degli ultimi guadagni della scorsa settimana. Il risultato è che l’indice di riferimento delle valute emergenti, l’MSCI Emerging Markets Currency Index è a un passo dal crollare al di sotto della media mobile delle ultime 2o0 settimane, per la prima volta dall’inizio del 2017, come dimostra il grafico.

A scatenare il nuovo sell off sulla rupia indiana è stato il dato relativo al deficit delle partite correnti che, sebbene migliore delle attese, ha mostrato un ennesimo rialzo, confermandosi il peggiore in cinque anni.

Non è dunque sicuramente soltanto Soros a paventare che una crisi finanziaria globale possa essere scatenata dal caos che ha travolto gli asset dei mercati emergenti, che da aprile stanno scontando diversi fattori, tra cui l’escalation dei timori di nuove guerre commerciali, la fine graduale delle politiche monetarie accomodanti delle banche centrali le preoccupazioni sui loro livelli di deficit, in un contesto in cui il dollaro sta salendo sulla scia delle strette monetarie della Federal Reserve.

Ma George Soros non teme soltanto la crisi che sta investendo da parecchio i mercati emergenti. Il suo timore è anche per le sorti dell’Unione europea che, a suo avviso – sono anni che il finanziere ripete comunque lo stesso mantra – fa fronte a una minaccia esistenziale imminente.

Tra l’altro, la “fine” dell’accordo nucleare con l’Iran e la “distruzione” dell’alleanza transatlantica tra l’Unione europea e gli Stati Uniti sono secondo George Soros “destinati ad avere un effetto negativo sull’economia europea, e a creare altre turbolenze”.

Intervistato da Bloomberg, Soros se la prende per l’ennesima volta con il populismo: “Tutto quello che poteva andar male è andato male – ha detto, riferendosi alla crisi dei migranti e alle politiche di austerity che hanno portato al potere i populisti-. Sull’Ue, il filantropo ha parlato di “disintegrazione territoriale”, facendo l’esempio della Brexit, e ha concluso che ormai il pericolo esistenziale per l’Europa non è più un’ipotesi o una minaccia teorica. “Ormai è questa la dura realtà”.

Ancora una volta, vengono messi in evidenza i problemi dell’euro. “L’euro ha molti problemi irrisolti e non si deve permettere che questi finiscano per distruggere l’Unione europea”.

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