MUSULMANI”Macron si cala le braghe: arabo a scuola e tasse “islamiche”

Redazione il populista.it 10.9.18

Soldi a pioggia per le moschee e islamizzazione a scuola per combattere l’ideologia salafita che ha aumentato del 900% i seguaci negli ultimi 15 anni

Diffondere l’insegnamento dell’arabo nelle scuole pubbliche per non lasciarne il monopolio alle scuole coraniche, una nuova associazione islamica nazionale più moderata e indipendente, una tassa sui prodotti ‘halal’ da reinvestire nella formazione degli imam e per finanziare la costruzione di moschee: sono le principali proposte di “Un Islam francese è possibile”, un rapporto di centinaia di pagine redatto dall’Istituto Montaigne che verrà sottoposto all’attenzione del presidente, Emmanuel Macron.

L’obiettivo è quello di favorire una migliore convivenza con i quasi sei milioni di musulmani francesi. Lo studio, commissionato dal governo, è stato realizzato sotto la direzione dell’intellettuale e storico dell’Islam, Hakim El Karoui. Lo scorso luglio, ai parlamentari riuniti in Congresso, il presidente Macron aveva annunciato “una riorganizzazione dell’Islam in Francia” già in autunno. “I musulmani di Francia devono usare la ragione per lottare contro gli stereotipi, immaginando una nuova organizzazione dell’Islam, anche in Europa, per nuove risposte”, recita un post pubblicato dall’Istituto Montaigne, circolo di intellettuali e di riflessione.

Lo studio fa emergere zone d’ombra nella gestione attuale dell’Islam e stila un elenco di proposte di riforme, quale miglior risposta al crescente pericolo del fondamentalismo in Francia, sempre più veicolato sui social, maggiori strumenti del proselitismo. I numeri sono allarmanti: in Francia, l’ideologia salafita ha aumentato del 900% i seguaci negli ultimi 15 anni. Secondo le ultime stime, rilanciate nei media, oggi la scuola di pensiero sunnita avrebbe tra 30 e 50 mila adepti nell’Esagono, mentre nel 2004, secondo i servizi segreti, erano in 5 mila sul territorio nazionale. Nel 2015, un ex responsabile del ministero dell’Interno stimava quella presenza in 15 a 20 mila persone.

Nel rapporto El Karoui indaga le varie correnti della nebulosa dell’islamismo, dal salafismo al wahhabismo passando per il movimento dei Fratelli musulmani, “ideologie contemporanee portatrici di un’altra interpretazione del mondo e organizzazione delle nostre societa’”, che riscuotano successo soprattutto tra i giovani, tra 15 e 25 anni. Il rischio di radicalizzazione dei musulmani viene in parte ricollegato alla crisi dell’associazione dei Musulmani di Francia (MF), presentata dal rapporto come “portatrice di un’ideologia troppo rigida” che diffonde un “discorso troppo vittimista”.

Lo studio denuncia anche l’opacità della rete delle agenzie viaggi che organizzano i pellegrinaggi alla Mecca; sulla carta solo una quarantina di società francesi sono regolarmente registrate al consolato dell’Arabia saudita a Parigi, ma nei fatti attorno a queste gravitano decine di realtà non controllate.

“Per le monete il posto giusto è Como”

Di Alanews, Giusy Chiricò tvsvizzera.it 10.9.18

VIDEO

http://www.tvsvizzera.it/tvs/embedded/ritrovamento-archeologico_-per-le-monete-il-posto-giusto-%C3%A8-como-/44387330

Mentre gli archeologi sono al lavoro per cercare di saperne di più sul tesoro di epoca romana rinvenuto qualche giorno fa nella città lariana, le monete sono state presentate lunedì alla stampa.

Centinaia di monete d’oro sono state rinvenute a Como, nella giornata di mercoledì scorso, durante gli scavi del cantiere di ristrutturazione dell’ex teatro Cressoni. Il tesoro – mai come in questo caso valevole di tale definizione – è stato rinvenuto nei pressi di via Diaz, non distante dall’area del foro di Novum Comum che già in passato è stato luogo di ritrovamenti risalente alla tarda epoca imperiale, proprio come le monete scoperte nel bel mezzo dei lavori.

Il valore economico di tale materiale è ancora sconosciuto, ma archeologi, restauratori e numismatici del laboratorio di restauro del Ministero dei Beni Culturali, a Milano, stanno lavorando alacremente per contestualizzare al meglio il prezioso ritrovamento. Proprio nel capoluogo lombardo, infatti, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, che ha la direzione scientifica dello scavo, ha trasportato i reperti rinvenuti e qui è iniziato un vero e proprio scavo in miniatura all’interno del recipiente di pietra ollare sul quale, anche in questo caso, poco si conosce essendo, a detta dei ricercatori, di forma inedita.

“Non conosciamo ancora nei dettagli il significato storico e culturale del ritrovamento – ha detto il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli – ma quell’area sta dimostrando di essere un vero e proprio tesoro per la nostra archeologia. Una scoperta che mi riempie di orgoglio”. Bonisoli, che stamani ha partecipato a una conferenza stampa organizzata a Milano proprio per rivelare i dettagli della scoperta, ha immediatamente aperto alla possibilità di creare un luogo adatto nella città lariana: “Penso a un museo moderno – ha dichiarato – aperto a varie tipologie di visitatori, dagli abitanti ai turisti. In Italia già abbiamo luoghi simili e possiamo dare a questi reperti la valorizzazione che meritano. Fare tutto ciò a Como? Ritengo che essendo stati rinvenuti qui la città lo meriti, anche dal sindaco ho ricevuto questa apertura”.

Secondo il Soprintendente, Luca Rinaldi, “questo ritrovamento dimostra l’efficacia dell’azione di tutela, conoscenza e valorizzazione svolta dal Ministero attraverso le Soprintendenze e incoraggia un impegno ancor più concreto nell’estendere la prassi dell’archeologia preventiva anche in contesti di interventi di iniziativa privata”.

SVEZIA. Il “laboratorio” fallito dell’Utopia Mondialista

Luciano Lago controinformazione.info 10.9.18

Il successo relativo  del partito della estrema destra “populista” in Svezia era previsto e non meraviglia più di tanto, anzi al contrario risulta inspiegabile che ancora una larga fetta dell’elettorato svedese, sebbene fortemente ridimensionata (34,8% in coalizione con DC e moderati) , continui a dare fiducia ai socialdemocratici del fronte mondialista che hanno così profondamente  devastato il paese scandinavo con le loro politiche remissive, tanto da essere considerati traditori e rinnegati della loro patria.

Ancora un fatto inspiegabile che così tanta gente presti ascolto ad una classe politica squalificata che, pur di conservare le sue prerogative, si è immedesimata con le direttive ed con programma della elite mondialista anche quando questo presupponeva uno stillicidio di vite dei cittadini svedesi, vittime delle aggressioni e delle violenze scatenate dalle masse di migranti islamici che ormai dettano legge in varie aree del paese.

Questa violenza viene di fatto accettata e nascosta (quando possibile) dalle autorità in modo imbarazzante quale “male minore” che si può tollerare.

Come ha scritto di recente Robert Bridge, ” fiduciosi nella convinzione di essere rappresentanti della “superpotenza morale” del mondo, il popolo svedese continua il suo pericoloso flirt con ogni nuovo esperimento culturale sotto il sole. Questa politica è davvero ‘progressista’, o è la strada per la rovina nazionale?

Sembra che una buona parte degli svedesi opti per questa ultima strada e risulta che accettino acriticamante il messaggio sociale trasmesso dalle autorità che prescrive ai suoi cittadini di essere tolleranti verso ogni nuova moda culturale – dall’esperimento del multiculturalismo all’accettare di far impiantare il micro-chip sotto la pelle (ultima trovata dei mondialisti) per permettere ai bambini di quattro anni di essere indottrinati in età prescolare con il nuovo concetto di transgenderismo.

“Gli svedesi sono diventati molto attivi nel microchip, con scarso dibattito sulle questioni relative al suo utilizzo, in un paese appassionato di nuove tecnologie e in cui la condivisione delle informazioni personali è considerata un segno di una società trasparente”, osserva AFP .

Svezia proteste mussulmani

La “sperimentazione culturale” svedese è iniziata con il multiculturalismo più folle, accettando le masse islamiche senza possibilità di integrazione nel sistema del paese e neppure termina con il microchip. Nel regno del comportamento umano e della sessualità, le autorità stanno diffondendo la nuova ideologia del gender che procede abbattendo le barriere stabilite da lungo tempo con la determinazione di convincere lo svedese medio anche ad abbracciare il movimento transgender. La distruzione delle famiglie tradizionali è l’effetto indotto dalla diffusione di questa ideologia.

L’utopia mondialista del paese multiculturale è il primo fallimento di questa “nuova società” e cozza contro la triste realtà di un fortissimo aumento delle violenze contro le donne, degli stupri e degli omicidi che hanno per protagonisti regolarmente i migranti di religione islamica, salafita, sobillati nelle moschee dagli iman wahabiti che provengono dall’ Arabia Saudita (grande alleato dell’Occidente).

La maggioranza sociale degli svedesi si era arresa al più stupido dei dogmi: la semplicistica e codarda bigotteria imposta dalla religione del “Nuovo Ordine”, con l’accettazione della sua stessa distruzione etnica , come parte dell’ordine stabilito, la rinuncia a qualsiasi ideale o principio distinto da quelli stabiliti dalla dittatura del “pensiero unico”. Oggi qualche cosa inizia a cambiare ma non è ancora sufficiente per dare una svolta alla situazione.

Attualmente, mentre le scuole svedesi stanno promuovendo modelli di ruolo di genere neutro per i loro figli, bande di migranti molto brutali stanno rendendo alcune parti della Svezia praticamente “off limits” per la popolazione generale.

I paramedici e i vigili del fuoco a volte hanno bisogno di scorte di polizia prima di entrare in “aree vulnerabili”, in particolare in alcuni quartieri di Malmö, la terza città svedese. Il tutto minimizzato dalle autorità che si sono limitate a rilasciare dichiarazioni scontate e frasi sterilizzate circa “la necessità di combattere il disordine”, tuttavia hanno continuato senza cambiare la loro politica delle porte aperte e dell’occultamento dei responsabili.

Non è stato un caso quando la ministra svedese della Cultura, Lena Adelsohn Liljeroth ha minacciato di ritirare le sovvenzioni ai media informativi che criticavano l’immigrazione, quello che stava facendo codesta ministra era eseguire alla lettera la strategia globalista di criminalizzare la possibile creazione di una coscienza collettiva contraria ai precetti ufficiali sul multiculturalismo. Accade in tutti i paesi europei, anche in Italia (vedi proposte leggi Fiano).

Svezia, attacchi bande migranti

Tuttavia una sana reazione di ripulsa da parte di un largo settore della società svedese c’è stata con la impetuosa crescita di un partito anti-establishment, una nuova formazione politica, che ironicamente ha preso il nome, di “democratici svedesi”, un partito con presunte “radici neo-naziste”(secondo i suoi detrattori) che vuole congelare l’immigrazione e tenere un referendum sull’adesione della Svezia all’Unione Europea.

L’ascesa dei “democratici svedesi”, sostenuti dal sentimento anti-immigrazione, rispecchia le conquiste per i partiti di destra, populisti e anti-establishment in altri paesi europei come Italia, Francia, Germania, Polonia, Ungheria, Slovenia e Austria. Una onda lunga di ripulsa delle politiche globaliste in tutta Europa che sarà difficile arrestare per gli apologeti del mondialismo.

I “democratici svedesi” sono ancora dietro al Partito socialdemocratico (che ha perso la sua maggioranza di consensi) ma questo è stato superato dai principali moderati dell’opposizione in molte aree del paese nordico . Tutti i partiti tradizionali hanno escluso di lavorare con loro e questo rende la Svezia ingovernabile, un pò meno nordica e più simile ai paesi mediterranei.

Alla luce di questi risultati apparentemente inconciliabili, in questa nazione nordica “progressista”, è necessario porsi la domanda: quanto possono durare gli “esperimenti culturali” in un paese che ne viene investito,  quanti danni irrimediabili possono lasciare, prima che il laboratorio si esaurisca?

Rally BTP, tassi a due anni dimezzati da agosto. Ma occhio a DWS: sono italiani che vendono, non stranieri

 

In quella che è la “Chart of the Week”, ovvero il grafico della settimana, vengono mostrati i detentori dei BTP nel corso degli anni, esattamente dall’introduzione dell’euro. Complessivamente, il debito …

Effetto Tria sui titoli di stato italiani, i rally scatenati portano i tassi dei BTP a due anni addirittura a dimezzarsi in poche settimane, dall’1,44% del 31 agosto allo 0,73%. Tutto merito delle dichiarazioni del ministro dell’economia e delle finanze che, nel discorso proferito in occasione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha rassicurato ulteriormente i mercati.

Tria ha ribadito inoltre di avere fiducia sul calo dei rendimenti, una volta che gli investitori conosceranno il contenuto della manovra. Lo spread BTP-Bund a 10 anni è sceso così oggi fino a 233,5 punti base, a un livello inferiore di ben 55 punti base rispetto ai livelli più alti della scorsa settimana.

Ipotizzando un recupero ai valori di aprile, stando a quanto viene messo in evidenza dal grafico sottostante, i BTP a 10 anni avrebbero di conseguenza un margine di rialzo del 7-8% circa.

Il rally di oggi è poderoso, se si considera che i rendimenti (per la relazione inversamente proporzionale) calano tra gli 11 e i 17 punti base lungo la curva dei rendimenti, capitolando ai valori più bassi delle ultime sei settimane.

Allo stesso tempo, lo spread tra Italia e Germania, che gli investitori spesso utilizzano come termometro del sentiment verso l’Eurozona, rimane elevato, se paragonato ai livelli precedenti il mese di maggio, quando era sceso anche fino a 114 punti base.

Detto questo, un’analisi di DWS mette in evidenza un particolare che forse dovrebbe attrarre l’interesse di Tria & company. In quella che è la “Chart of the Week”, ovvero il grafico della settimana, vengono mostrati i detentori dei BTP nel corso degli anni,esattamente dall’introduzione dell’euro.

Complessivamente, il debito pubblico finanziato con le emissioni di BTP è aumentato da 1.880 miliardi a 1.995 miliardi di euro.

Di questo aumento, le banche centrali hanno acquistato bond italiani per un valore di 314 miliardi, le istituzioni finanziarie e banche italiane hanno fatto acquisti per 417 miliardi e gli investitori stranieri hanno aumentato la loro esposizione di 373 miliardi di euro.

Gli altri investitori italiani, praticamente famiglie e imprese, hanno invece ridotto i loro investimenti in BTP di 289 miliardi.

DWS arriva a una conclusione:

“Sembra che siano stati i risparmiatori italiani, non gli investitori stranieri, a non avere fiducia nel loro stesso Stato. Probabilmente hanno una buona ragione per agire in questo modo, e non necessariamente attinente solo alla politica. Viene in mente la diversificazione del rischio“. Qualsiasi rally dei BTP potrebbe dunque non essere sufficiente a cambiare questo dato di fatto.

PONTE MORANDI, SINDACO GENOVA: “DEMOLIZIONE A FINE MESE”/ Di Maio contro Autostrade: “torni allo Stato”

Crollo ponte Morandi, pronto il decreto “Salva Genova”: ultime notizie, Governo diviso. M5s vuole esautorare Autostrade, Lega preferisce interventi a sostegno della città

Genova, crollo ponte Morandi (LaPresse)Genova, crollo ponte Morandi (LaPresse)

Il sindaco di Genova Marco Bucci ha annunciato in mattinata che il ponte Morandi verrà demolito entro fine mese: «Se ci danno tutte le autorizzazioni, i tempi tecnici per l’apertura del cantiere per la demolizione di quanto resta del ponte Morandi spero che a fine mese, prima settimana di ottobre si può cominciare la demolizione. Questo secondo le informazioni che ho disponibili a oggi». Intervistato invece a L’aria che tira, il vicepremier Di Maio non solo annuncia che il Decreto Salva Genova è quasi pronto in CdM, ma rilancia un nuovo capitolo dell’ennesima questione sulla nazionalizzazione di Autostrade. «Se parliamo di rimettere a gara le autostrade ci sono due possibilità: o tornano ad Autostrade ed è l’arte dei pazzi o ci facciamo colonizzare da un concessionario straniero. Quindi necessariamente devono tornare allo Stato, vogliamo chiamarla gestione pubblica e non nazionalizzazione?», spiega il Ministro del Lavoro che si dice «assolutamente d’accordo con Matteo Salvini. Anche nella mozione che abbiamo votato in Parlamento è prevista una gestione pubblica nel futuro».

QUASI PRONTO IL DECRETO “SALVA GENOVA”

Il Decreto Salva Genova è quasi pronto, il problema è che il Governo è diviso nel contenuto e nel merito di quanto si propone alla città ligure per ripartire dopo l’orrendo crollo del 14 agosto scorso. Di Maio e Toninelli vorrebbero esautorare del tutto Autostrade per l’Italia, togliendo la concessione e non permettendo la presenza del board di Aspi nella ricostruzione del ponte Morandi. Ieri il vicepremier M5s ha promesso «brutte sorprese nei prossimi giorni per Autostrade per l’Italia», e questo fa pensare del tutto che il decreto Salva Genova possa contenere anche la sospensione della concessione di Aspi nel tratto del Morandi. Di contro però, con il sostegno a Fincantieri che resta per entrambi i partiti di Governo un’ottima scelta, v’è da segnalare la volontà della Lega di indirizzare il decreto più verso gli interventi diretti e di sostegno alla città di Genova nell’amministrare la fase di transito dal Morandi crollato al nuovo ponte firmato Renzo Piano. Come scrive oggi il Secolo XIX, «è in corso la mediazione della Lega, consapevole che un’azione del genere potrebbe aprire un grande contenzioso e ritardare la ricostruzione del viadotto con conseguenze esiziali per Genova e la Liguria».

CALATRAVA “ESCLUSO” PER RICOSTRUZIONE PONTE

In tutto questo, la novità di ieri dell’ennesima “dimissione” di un membro della Commissione Mit – Bruno Santoro, ingegnere che aveva svolto delle consulenze presso Aspi in passato nel merito del ponte Morandi – porta il livello delle indagini sulle responsabilità ad un passo critico, con diverse polemiche specie sull’asse Di Maio-Toti, con una intensa querelle andata in scena proprio ieri sui tempi della demolizione. Intanto, ha cercato di proporre una propria idea di ponte anche l’archistar spagnolo Santiago Calatrava, il padre di alcuni dei ponti più famosi al mondo (da noi a Venezia e Reggio Emilia i più noti, il secondo proprio sopra un’autostrada). «Anche lui, disponibile a progettare il ponte sul Polcevera. Offerta, però, per il momento gentilmente declinata dall’amministrazione regionale», riportano i colleghi genovesi del Secolo XIX, con la netta risposta data proprio dal sindaco Bucci «È stato spiegato che c’è Renzo Piano e che è genovese».

Addio Veneto Banca, Intesa non sponsorizza: lo sport di Montebelluna è senza soldi

Enzo Favero tribunatreviso.geolocal.it 7.9.18

“Buco” da quasi centomila euro, le società chiedono aiuto Oltre al danno la beffa di dover cambiare tutte le divise

MONTEBELLUNA. Al Nuoto Montebelluna arrivavano ventimila euro, al Basket diecimila, altre somme all’Atletica, al Volley, alla Scherma, al Rugby. Tutte tagliate, almeno quest’anno: Banca Intesa non ha infatti rinnovato le sponsorizzazioni che erano di Veneto Banca. Per un anno le aveva mantenute, ma ora alle società è arrivata la comunicazione che non rientra nelle finalità del gruppo bancario sponsorizzare le società sportive montebellunesi per l’attuale anno.

Già la vecchia Veneto Banca aveva ridotto le somme erogate, ora Banca Intesa le ha tagliate di tutto. E le società si chiedono come fare. L’altra sera si sono trovati i presidenti interessati dal taglio delle sponsorizzazioni per affrontare il problema e chiedere al sindaco un incontro. Hanno una speranza: che sia un taglio limitato a un anno e che il prossimo tornino le sponsorizzazioni. «Banca Intesa ci ha comunicato che per quest’anno le somme che ci venivano erogate sono destinate ad altre attività, ma non ci ha detto che le sponsorizzazioni saranno tagliate per sempre – spiega Oscar Lucati, del Basket Montebelluna – quindi come presidenti è stato deciso di predisporre un documento con tutti i dati dei nostri tesserati per chiedere il sostegno finanziario per il prossimo anno.

Abbiamo chiesto anche un incontro al sindaco perché appoggi questo nostro documento. Non sono grandi somme quelle che erogava Banca Intesa: dai 60 mila agli 80 mila euro complessivi per lo sport montebellunese. Se ci verrà a mancare definitivamente tale sostegno vedremo di dire la nostra su questa vicenda e di andare alla ricerca di altre sponsorizzazioni nel mondo dello sportsystem. Il problema è anche, nel caso che Intesa tagli definitivamente le sponsorizzazioni, che dovremo sostituire

tutto il materiale che diamo agli atleti e che porta il logo di Veneto Banca». E il sindaco? «Chiederò un incontro al dirigente di Intesa che si occupa di sponsorizzazioni per capire il motivo di tale scelta e spiegare l’importanza di un aiuto allo sport locale», dice Marzio Favero. 

Lavoro domenicale, il confronto tra Italia e resto d’Europa. Ricerca Eurofound

Chiara Rossi startmag.it 10.9.18

Tutti i risultati dell’ultimo studio pubblicato da Eurofound sul lavoro di domenica in Europa

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per numero di dipendenti che lavorano la domenica. È quanto emerge dall’ultima ricerca sul tema pubblicata nel 2016 ed elaborata dall’agenzia dell’Unione europea Eurofound,  Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro con sede a Dublino. Il consiglio di amministrazione di Eurofound rappresenta le parti sociali e i governi nazionali di tutti gli Stati membri dell’Ue, nonché la Commissione europea.

CHE COSA DICE LA RICERCA SUL LAVORO DOMENICALE IN EUROPA

La sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro di Eurofound ha rilevato – come si legge nella sintesi – che una percentuale significativa di lavoratori nell’Ue ha lavorato al di fuori dell’orario di lavoro standard e che il 54% ha lavorato almeno un giorno di fine settimana al mese.

I NUMERI E LE TENDENZE

Nel 2015, più della metà di tutti i lavoratori (il 52%) ha dichiarato di lavorare sabato, con il 23% che lavora almeno tre sabati al mese, secondo lo studio Eurofound.

LA NORMATIVA UE

Ma cosa stabilisce l’Unione europea in materia? In realtà non ci sono regolamenti specifici per il lavoro del fine settimana. In base alla direttiva sull’orario di lavoro del 1993, il periodo di riposo settimanale minimo “deve comprendere, in linea di principio, la domenica”. Tuttavia, nel 1996 la Corte di giustizia europea ha annullato questa disposizione stabilendo che:

«Quanto all’art. 5, secondo comma, ai sensi del quale il periodo minimo di riposo settimanale deve comprendere, in linea di principio, la domenica, la Corte constata che il Consiglio ha omesso di spiegare per quale motivo la domenica, come giorno di riposo settimanale, presenterebbe un nesso più importante con la salute e la sicurezza dei lavoratori rispetto ad un altro giorno della settimana. Di conseguenza, l’art. 5, secondo comma, della direttiva deve essere annullato».

La tutela della domenica come giorno di riposo era presente, nelle fasi iniziali di discussione, della nuova direttiva 2003 sull’orario di lavoro, poi rimossa. In base all’articolo 5, la direttiva definisce il diritto di un periodo di riposo ininterrotto di 35 ore senza precisa che debba comprendere per forza la domenica.

L’EUROPEAN SUNDAY ALLIANCE A DIFESA DELLA DOMENICA

Nonostante la domenica non sia stata dunque intitolata come giorno di riposo settimanale dalle istituzioni europee, a battersi per l’intoccabilità di questo giorno c’è l’European Sunday Alliance (Esa), un network che aggrega comunità religiose, movimenti sindacali, parti sociali da tutti gli Stati membri che esercita una azione di lobbying a Bruxelles.

L’anno scorso la Commissione europea è tornata sul tema dell’organizzazione dell’orario di lavoro, con la comunicazione interpretativa 2017/C 165/01 relativa alla direttiva 2003/88/CE e ha ribadito al punto 5 che, contrariamente a quanto previsto dalla prima direttiva 93/104/CE, l’indicazione della domenica come giorno di riposo da fissare in linea di principio per tutti, non fosse giustificata.

LE CONCLUSIONI DELLA RICERCA EUROFOUND

“Sebbene l’incidenza del lavoro domenicale sia diminuita in molti Stati membri dal 1995, la quota di lavoratori che hanno dichiarato di lavorare almeno una domenica al mese ha raggiunto il 30% nel 2015, dal 27,5% nel 2005 e al 28% nel 2010”, è scritto: “Nel 2015, più del 10% di tutti i lavoratori ha lavorato almeno tre domeniche al mese”.

IL GRAFICO E I CONFRONTI NELL’UNIONE EUROPEA

La figura seguente mostra la proporzione di lavoratori che segnalano le domeniche di lavoro in ciascuno Stato membro dell’UE28 e in Norvegia.

 

ECCO IL LINK AL RAPPORTO COMPLETO DI EUROFOUND

L’OBIETTIVO DEL POTERE: UN’EUROPA PIU’ POPOLATA, MA SOLO DA POVERI

Fabio Lugano scenarieconomici.it 10.9.18

Un interessante studio di Gefira, comunque intuibile da chi mastica un po’ di dati statistici e demogracifi, ci present l’Europa voluta dalla propria leadership: un continente più popolato e più povero.

I flussi migratori accesi verso Svezia , la Germania, il Regno Unito  e la Francia sono stati attivati per contrastare il calo demografico ed hanno avuto successo nell’aumento della popolazione, con modalità che però ricordano la tanto vituperata “Cinesizzazione” del Tibet, cioè con forti aspetti di sostituzione culturale. I risultati economicitra l’altro sono estremamente deludenti:

IL PIL pro capite, quindi la ricchezza dei cittadini, non aumenta ormai dal 2007. Cosa succede invece per quanto riguarda la Popolazione ? Cresce.

In Svezia, Francia e Regno Unito cresce la popolazione, ma questo avviene con un calo del PIL in termini assoluti e con, letteralmente , una caduta quasi verticale del PIL pro capite. La popolazione cresce, una popolazione più povera e meno efficiente, meno produttiva di ricchezza. L’immigrazione non migliora la condizione economica generale, anzi la peggiore, il che contraddice alla base il mito di Boeri per cui “Gli immigrati ci pagheranno le pensioni”. Invece di un cammino di gestione del problema demografico  simile a quello giapponese, basato sull’aumento della produttività, dell’avanzamento decnologico  e della ricchezza personale, con incentivi alla demografia interna,  abbiamo scelto la via stupida dell’importazione dei servi  della gleba. Purtroppo pare che non si riesca ad uscirne.

Il centro studi di Monti lo sbugiarda: “L’austerità ha fatto male all’Italia”

Filippo Burla – 10 settembre 2018 primatonazionale.it

Roma, 10 set – Stroncato, letteralmente. Per giunta dal centro studi da lui stesso fondato e presieduto. Non c’è pace per Mario Monti, il cui mandato da presidente del Consiglio è ancora fresco nella memoria degli italiani, ancora alle prese con le decisioni adottate dal 2011 al 2013 finite sotto il nome di “austerità”.

Proprio le politiche di austerità adottate in Italia sono il tema oggetto di un recente studio condotto dal think tank Bruegel, fondato nel 2005 e di cui Monti fu primo presidente. Nonostante ciò, di spazio per la compiacenza non sembra esservene. Tutt’altro.

Il documento di 14 pagine, firmato dall’economista belga Andrè Sapir (solo omonimo del più celebre Jacques), è una bocciatura su tutta la linea. A partire dalla performance dell’economia italiana, uscita devastata da quell’esperienza: “L’Italia ha risposto all’attacco dei mercati con misure di austerità, cosa che ha peggiorato le cose, mandando la crescita del Pil in territorio negativo e aggravando il rapporto debito/Pil”, si legge nel documento, che traccia anche una corrispondenza fra aumento dell’austerità e ulteriore riduzione del Pil: “Quando l’Italia ha registrato di nuovo un avanzo primario relativamente consistente e il suo Pil si è contratto ancora dell’1,7%”.

Non solo. Anche gli altri fondamentali, che in teoria avrebbe dovuto migliorare, sono invece precipitati. Ad esempio il debito pubblico: “Le misure di austerità hanno aumentato il rapporto debito/Pil dal 117% del 2011 al 129% del 2013″, senza toccare nemmeno le valutazioni delle agenzie di rating, arrivando anzi perfino “a ulteriori downgrade nel 2012, 2013 e 2014”.

Filippo Burla

CARA, NOSTALGIA LIRA: VALEVA LA META’ MA DURAVA IL DOPPIO

Italianosveglia.com 10.9.18

«Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico».

AH, CARA LIRA … VALEVI LA META’, MA DURAVI IL DOPPIO!!!!

Come diceva – in tempi non sospetti – un certo Winston Churchill:

 «Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico».

Ricorda Vincenzo Bellisario:

«Negli anni Ottanta, gli anni in cui l’Italia navigava nell’oro,ed erano i tempi della Lira… quando eravamo il quarto paese più ricco del mondo, il tasso d’inflazione si aggirava mediamente attorno al 15% e raggiungeva picchi di oltre il 21%».

Le famiglie, quando potevano confidare nella Lira…spendevano e risparmiavano anche!

«Eravamo il primo paese al mondo per risparmio privato e le famiglie avevano ampia libertà di spesa». Già… un tempo!

Oggi l’inflazione è meglio lasciarla perdere, e l’economia è alla canna del gas: «Le famiglie devono risparmiare su tutto, hanno scarsa libertà economica, e non mettono più nulla da parte… Non hanno una lira…ani no, non hanno n euro!

Ormai abbiamo raggiunto e superato i livelli di consumo da fame del periodo della “grande depressione” e, nonostante ciò, la media attuale di risparmio privato è del 4% circa. E tutto va male. lo spettro dell’inflazione è una grande truffa, così come lo è stata e lo è purtroppo ancora oggi quella del debito pubblico, che altro non è se non l’indicatore che misura la ricchezza finanziaria del cittadini».

Sulla mistificazione che vela la vera natura del debito pubblico, Bellisario lancia una provocazione: chiamiamolo “ricchezza nazionale”, così almeno la gente capisce di cosa di tratta veramente. «Invito tutti voi alla massima attenzione su questa precisa e personale proposta di modifica del termine “debito pubblico” in “ricchezza pubblica” o, molto più semplicemente, in “ricchezza dei cittadini”», scrive Bellisario sul blog del movimento. «Detto questo, immaginate che da domani tutti i vari Tg, le varie rubriche di approfondimento, giornali, Internet e quant’altro annunciassero che la “ricchezza dei cittadini” (quindi non più il “debito pubblico”, parola che spaventa la gente) è aumentata nell’ultimo anno di 100 miliardi di euro.

 Sotto il regime dell’euro, è praticamente impossibile raggiungere la piena occupazione, che in teoria sarebbe la ragione sociale dello Stato democratico. Serve un “futuro Nuovo Stato”, come lo chiama Bellisario: uno Stato «sovrano, con moneta sovrana e banca al 100% pubblica e direttamente sotto il controllo politico». Primo passo: «Inserire in Costituzione il principio della “piena occupazione”. E abrogare, nell’immediato, il “pareggio di bilancio”», che non è solo un obbrobrio, ma anche un delitto: «Se c’è crisi, se c’è disoccupazione – dice Galloni – puntare al pareggio di bilancio è un crimine». Uno Stato sovrano, dotato cioè di pieno potere di spesa, non avrebbe alcun problema ad «assumere immediatamente (senza se e senza ma) tutte le persone che attualmente collaborano precariamente per conto dello Stato in ogni settore della pubblica amministrazione».

 

E inoltre «istituirebbe bandi di concorso in ogni settore per il numero che ritiene giusto, per far sì che ogni comparto possa operare a pieno organico e nella maniera più efficiente e rapida possibile». Nulla di tutto ciò è all’orizzonte, naturalmente. «Stiamo morendo di fisco», disse a Torino già nel 2012 il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Gli imprenditori sono disposti a rinunciare a tutti gli incentivi in cambio di una riduzione della pressione fiscale a carico di imprese e famiglie».

 

L’eventuale futuro “Nuovo Stato” italiano  baserebbe le sue entrate fiscali su due sole aliquote, il 20% per i redditi fino ai 100.000 euro e il 23% per i redditi superiori. Altre eventuali tasse solo per «tutti coloro che investono nei beni di lusso, che creano principalmente benessere personale e non collettivo».

 

Motivo: «Tassandola, si incoraggia la persona benestante a spendere e investire di più nei cosiddetti beni quotidiani, in modo da far girare meglio l’economia reale. Questo inciderebbe positivamente sulla costruzione di nuovi posti di lavoro». A questo punto, aggiunge

Bellisario, è giusto ricordare cosa rappresentano le tasse in un paese libero, cioè sovrano, «concetto spiegato in maniera impeccabile dalla Mosler Economic, o Modern Money Theory, portata in Italia dal giornalista Paolo Barnard grazie al suo lavoro, che ho sempre senza mezzi termini definito “ai limiti dell’umano”».

Se uno Stato è libero di emettere moneta in quantità teoricamente illimitata per il benessere della comunità nazionale, non rinuncia in ogni caso al prelievo fiscale. Perché le tasse, all’interno di un “contesto sovrano”, vengono utilizzate per quattro precisi scopi. Primo: tenere a freno la ricchezza dei privati e quindi il loro strapotere. Secondo: evitare l’eccesso di inflazione. Terzo: scoraggiare o incoraggiare comportamenti (si tassa l’alcool, il fumo o l’inquinamento, mentre ad esempio si detassano le beneficenze, le ristrutturazioni).

 

Quarto: imporre ai cittadini l’uso della moneta sovrana dello Stato dove  si vive. Tuttto questo, ovviamente, in un paese libero. Non nell’Eurozona, dove lo Stato è ridotto a super-tassare per sovravvivere. Scavandosi la fossa, come diceva – in tempi non sospetti – un certo Winston Churchill: «Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico».

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