Deutsche Bank e Commerzbank, tutti i trambusti delle banche tedesche

Francesco Bertolino startmag.it 10.9.18

L’articolo di Francesco Bertolino sulle banche tedesche e in primis di Deutsche Bank e Commerzbank

La data della retrocessione è già fissata: 24 settembre. A giorni le due maggiori banche tedesche non giocheranno più nei massimi campionati di borsa. Commerzbank abbandonerà l’indice Dax delle 30 società teutoniche più capitalizzate.

CHE COSA SUCCEDE A DEUTSCHE BANK

Deutsche Bank, il primo istituto di Germania, rimarrà nella Serie A delle quotate a Francoforte, ma perderà il posto nell’indice Euro Stoxx 50, la Champions League a cui partecipano le 50 principali blue chip europee. L’esclusione dai prestigiosi indici è figlia della picchiata della capitalizzazioni delle due banche.

I SUBBUGLI DI COMMERZBANK

In dieci anni il loro valore di mercato è evaporato: le azioni di Deutsche Bank hanno perso l’83% (-39% da inizio 2018), il titolo Commerzbank il 95% (-34% da gennaio). Ai prezzi attuali di borsa la somma di Deutsche Bank (market cap: 20,4 miliardi di euro) e di Commerzbank (10,6 miliardi) vale quanto la sola Unicredit (29,5 miliardi).

I NUMERI DELLE BANCHE TEDESCHE

Eppure nel 2017 il primo istituto tedesco ha fatturato un terzo in più della rivale italiana (26,5 contro 19,6 miliardi). Dopo anni di promesse, però, gli investitori attendono ancora le ristrutturazioni e il taglio dei costi necessari in un settore in rivoluzione come quello del credito. In Germania, poi, le grandi banche internazionali soffrono la concorrenza degli istituti territoriali.

COME E PERCHE’ SI SONO RIDOTTI I MARGINI

L’automazione e i tassi d’interesse ai minimi, infine, hanno ridotto i margini delle attività tradizionali, obbligando a un ripensamento. Segno dei tempi che cambiano, Commerzbank, membro del Dax sin dalla creazione dell’indice nel 1988, verrà sostituita da Wirecard, società di pagamenti online fondata nel 1999. Con 22,5 miliardi di capitalizzazione, Wirecard doppia Commerzbank (e supera Deutsche di un quinto) pur disponendo di un decimo della sua forza-lavoro (5 mila contro 50 mila impiegati).

IL FATTORE FINTECH

È possibile che parte del divario sia ascrivibile alla fintech-mania, ma il fatto che un dipendente di Wirecard fatturi in media110 mila euro in più del suo omologo in Commerzbank (398 contro 277 mila euro) dimostra che nel settore finanziario cambiare è sopravvivere. Non a caso il ceo di Commerzbank , Martin Zielke, ha così commentato l’uscita dal Dax: «L’avvicendamento (con Wirecard) ci sprona ad andare avanti nel percorso di trasformazione in una compagnia digitale».

LA FUSIONE IN VISTA

L’ora più buia per le maggiori banche tedesche, però, potrebbe avvicinare l’alba di una loro fusione. Non è un mistero che il governo di Berlino culli da tempo l’idea di un’aggregazione fra i due istituti, scongiurando il rischio che Commerzbank finisca in mani straniere (fra le indiziate Unicredit e Bnp Paribas ). Zielke ha ribadito più volte di non essere interessato a una fusione, ma l’esecutivo di Angela Merkel sembra coltivare altri piani.

CHE COSA SI DICE NEL GOVERNO TEDESCO

Settimana scorsa, il ministro delle Finanze Olaf Sholz ha rimarcato che istituti solidi e competitivi a livello globale sono centrali per un’economia esportatrice e importanti per la sovranità nazionale della Germania. Una fusione fra Deutsche e Commerzbank darebbe vita al terzo istituto europeo dopo Hsbc e Bnp Paribas. A quel punto, il ritorno nell’olimpo borsistico, tedesco ed europeo, sarebbe garantito.

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza