Il centro studi di Monti lo sbugiarda: “L’austerità ha fatto male all’Italia”

Filippo Burla – 10 settembre 2018 primatonazionale.it

Roma, 10 set – Stroncato, letteralmente. Per giunta dal centro studi da lui stesso fondato e presieduto. Non c’è pace per Mario Monti, il cui mandato da presidente del Consiglio è ancora fresco nella memoria degli italiani, ancora alle prese con le decisioni adottate dal 2011 al 2013 finite sotto il nome di “austerità”.

Proprio le politiche di austerità adottate in Italia sono il tema oggetto di un recente studio condotto dal think tank Bruegel, fondato nel 2005 e di cui Monti fu primo presidente. Nonostante ciò, di spazio per la compiacenza non sembra esservene. Tutt’altro.

Il documento di 14 pagine, firmato dall’economista belga Andrè Sapir (solo omonimo del più celebre Jacques), è una bocciatura su tutta la linea. A partire dalla performance dell’economia italiana, uscita devastata da quell’esperienza: “L’Italia ha risposto all’attacco dei mercati con misure di austerità, cosa che ha peggiorato le cose, mandando la crescita del Pil in territorio negativo e aggravando il rapporto debito/Pil”, si legge nel documento, che traccia anche una corrispondenza fra aumento dell’austerità e ulteriore riduzione del Pil: “Quando l’Italia ha registrato di nuovo un avanzo primario relativamente consistente e il suo Pil si è contratto ancora dell’1,7%”.

Non solo. Anche gli altri fondamentali, che in teoria avrebbe dovuto migliorare, sono invece precipitati. Ad esempio il debito pubblico: “Le misure di austerità hanno aumentato il rapporto debito/Pil dal 117% del 2011 al 129% del 2013″, senza toccare nemmeno le valutazioni delle agenzie di rating, arrivando anzi perfino “a ulteriori downgrade nel 2012, 2013 e 2014”.

Filippo Burla