Lavoro domenicale, il confronto tra Italia e resto d’Europa. Ricerca Eurofound

Chiara Rossi startmag.it 10.9.18

Tutti i risultati dell’ultimo studio pubblicato da Eurofound sul lavoro di domenica in Europa

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per numero di dipendenti che lavorano la domenica. È quanto emerge dall’ultima ricerca sul tema pubblicata nel 2016 ed elaborata dall’agenzia dell’Unione europea Eurofound,  Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro con sede a Dublino. Il consiglio di amministrazione di Eurofound rappresenta le parti sociali e i governi nazionali di tutti gli Stati membri dell’Ue, nonché la Commissione europea.

CHE COSA DICE LA RICERCA SUL LAVORO DOMENICALE IN EUROPA

La sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro di Eurofound ha rilevato – come si legge nella sintesi – che una percentuale significativa di lavoratori nell’Ue ha lavorato al di fuori dell’orario di lavoro standard e che il 54% ha lavorato almeno un giorno di fine settimana al mese.

I NUMERI E LE TENDENZE

Nel 2015, più della metà di tutti i lavoratori (il 52%) ha dichiarato di lavorare sabato, con il 23% che lavora almeno tre sabati al mese, secondo lo studio Eurofound.

LA NORMATIVA UE

Ma cosa stabilisce l’Unione europea in materia? In realtà non ci sono regolamenti specifici per il lavoro del fine settimana. In base alla direttiva sull’orario di lavoro del 1993, il periodo di riposo settimanale minimo “deve comprendere, in linea di principio, la domenica”. Tuttavia, nel 1996 la Corte di giustizia europea ha annullato questa disposizione stabilendo che:

«Quanto all’art. 5, secondo comma, ai sensi del quale il periodo minimo di riposo settimanale deve comprendere, in linea di principio, la domenica, la Corte constata che il Consiglio ha omesso di spiegare per quale motivo la domenica, come giorno di riposo settimanale, presenterebbe un nesso più importante con la salute e la sicurezza dei lavoratori rispetto ad un altro giorno della settimana. Di conseguenza, l’art. 5, secondo comma, della direttiva deve essere annullato».

La tutela della domenica come giorno di riposo era presente, nelle fasi iniziali di discussione, della nuova direttiva 2003 sull’orario di lavoro, poi rimossa. In base all’articolo 5, la direttiva definisce il diritto di un periodo di riposo ininterrotto di 35 ore senza precisa che debba comprendere per forza la domenica.

L’EUROPEAN SUNDAY ALLIANCE A DIFESA DELLA DOMENICA

Nonostante la domenica non sia stata dunque intitolata come giorno di riposo settimanale dalle istituzioni europee, a battersi per l’intoccabilità di questo giorno c’è l’European Sunday Alliance (Esa), un network che aggrega comunità religiose, movimenti sindacali, parti sociali da tutti gli Stati membri che esercita una azione di lobbying a Bruxelles.

L’anno scorso la Commissione europea è tornata sul tema dell’organizzazione dell’orario di lavoro, con la comunicazione interpretativa 2017/C 165/01 relativa alla direttiva 2003/88/CE e ha ribadito al punto 5 che, contrariamente a quanto previsto dalla prima direttiva 93/104/CE, l’indicazione della domenica come giorno di riposo da fissare in linea di principio per tutti, non fosse giustificata.

LE CONCLUSIONI DELLA RICERCA EUROFOUND

“Sebbene l’incidenza del lavoro domenicale sia diminuita in molti Stati membri dal 1995, la quota di lavoratori che hanno dichiarato di lavorare almeno una domenica al mese ha raggiunto il 30% nel 2015, dal 27,5% nel 2005 e al 28% nel 2010”, è scritto: “Nel 2015, più del 10% di tutti i lavoratori ha lavorato almeno tre domeniche al mese”.

IL GRAFICO E I CONFRONTI NELL’UNIONE EUROPEA

La figura seguente mostra la proporzione di lavoratori che segnalano le domeniche di lavoro in ciascuno Stato membro dell’UE28 e in Norvegia.

 

ECCO IL LINK AL RAPPORTO COMPLETO DI EUROFOUND