Mps, Unicredit, Popolare di Vicenza, Veneto Banca. Cosa succederà agli Npl. Report Kpmg

di Michele Arnese startmag.it 10.9.18

Gli istituti bancari che hanno ceduto portafogli di Non Performing Loan (i cosiddetti “originator”) più attivi nel mercato sono stati Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, che dal 2015 ad oggi hanno portato a termine operazioni di deleverage per un controvalore, rispettivamente, di 26,4 miliardi di euro e 26,1 miliardi di euro.

E’ quanto si rileva dall’ultimo rapporto di Kpmg sulla situazione degli Npl delle banche italiane.

Il rapporto di oltre 40 pagine sottolinea che il “contesto normativo e i vincoli di bilancio sempre più stringenti per le banche hanno guidato la significativa crescita delle transazioni“.

A contribuire in modo significativo al processo di deleveraging degli Npl degli istituti bancari sono stati principalmente due aspetti: l’introduzione della “Guidance on non-performing loans“ da parte della Bce, che definisce le linee guida per una riduzione sostenibile degli Npl, e lo strumento della Gacs (Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze) che prevede la concessione di una garanzia da parte dello Stato italiano sulle senior notes emesse nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione di crediti in sofferenza.

I NUMERI DEL RAPPORTO KPMG

Nel 2017, circa l’80% del volume delle transazioni è stato generato da un numero ristretto di operazioni, tra cui – si legge nel report Kpmg – la cessione di sofferenze da parte di UniCredit a Fortress e PIMCO (‘Project Fino’) per un valore di circa 17,7 miliardi di euro; l’operazione di cartolarizzazione, assistita da Gacs, del Monte dei Paschi di Siena per circa 24 miliardi di euro (‘Project Valentine’); la cessione di crediti deteriorati da parte delle banche venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca), in fase di liquidazione coatta amministrativa, alla bad bank italiana Società per la Gestione di Attività (Sga) per circa 19 miliardi di euro.

LE OPERAZIONI DEL 2018

Tra le operazioni registrate nei primi mesi del 2018, il rapporto segnala la cessione della piattaforma di servicing e del portafoglio di sofferenze (per circa 10,8 miliardi di euro) da parte di Intesa Sanpaolo a Lindorff/Intrum Justitia.

IL COMMENTO DI KPMG

Commenta Kpmg: “Sembra maturata la consapevolezza da parte del sistema bancario italiano che attraverso tale strumento sia possibile migliorare significativamente i livelli di pricing rispetto ad una tradizionale cessione di crediti”.

I dati mostrano che il volume delle cartolarizzazioni è più che raddoppiato rispetto al 2012. Nel primo trimestre del 2017 risultano concluse complessivamente operazioni per un controvalore lordo di circa 72,4 miliardi di euro.

LE OPERAZIONI CON LE GACS

Le operazioni assistite da Gacs, in aggiunta alle già citate ‘Project Fino’ e ‘Project Valentine’, sono state la cartolarizzazione, realizzata dal Gruppo Carige di un portafoglio di sofferenze dal valore di 938 milioni di euro; la cartolarizzazione del Credito Valtellinese relativa a un portafoglio di sofferenze da 1,4 miliardi di euro; le due cartolarizzazioni della Banca Popolare di Bari realizzate tra il 2016 e il 2017, con oggetto un portafoglio di sofferenze rispettivamente pari a 480 milioni di euro e 319 milioni di euro.

CHE COSA E’ SUCCESSO E CHE COSA DEVE SUCCEDERE

Nel 2017 i Non Performing Loan si sono ridotti del 18,5%. “Ma per riportare i crediti deteriorati su livelli ‘accettabili’ per istituzioni e mercato, occorre ridurre lo stock nei bilanci dei gruppi bancari di almeno 130 miliardi di euro, sia attraverso interventi di natura gestionale, sia attraverso operazioni straordinarie“, è scritto nel report.

Per i consulenti di Kpmg non è sufficiente: “Gli interventi di natura gestionale (recuperi, rientri in bonis e cancellazioni) potrebbero contribuire a ridurre lo stock di crediti deteriorati di circa 40-50 miliardi di Euro, mentre le operazioni straordinarie di cessione di portafogli di Non Performing Loan potrebbero portare ad una riduzione dei crediti deteriorati pari a circa 80-90 miliardi di euro“.

I CONSIGLI DI KPMG

“La scelta tra una gestione in house dei Non Performing Loan e l’outsourcing dipenderà dalla capacità degli istituti bancari di sfruttare la leva dell’economia di scala – è la conclusione del report  – Per questo motivo, i gruppi che si troveranno a gestire quantitativi consistenti di crediti deteriorati preferiranno un approccio interno, mentre i gruppi con un minor livello di Non Performing Loan in portafoglio propenderanno per la scelta di una gestione esterna”.