Casa Bianca, qualcuno ha tradito il re

SIMONA SIRI vanityfair.it 11.9.18

Casa Bianca, qualcuno ha tradito il re

Un nuovo libro con indiscrezioni dallo staff di Donald Trump, una «talpa» che lo racconta come un «despota» e svela retroscena imbarazzanti: il «cerchio magico» del presidente è sempre più pericoloso

È caccia aperta alla Casa Bianca: chi ha scritto l’articolo pubblicato in forma anonima dal New York Times in cui si parla di Trump come di un despota quasi sull’orlo della pazzia, irascibile e non in grado di prendere decisioni per il bene del Paese? Insieme con il libro di Bob Woodward appena uscito, Fear, l’articolo rappresenta l’attacco più duro che Trump abbia ricevuto in questi anni. Soprattutto il più credibile, perché arriva da una persona che lavora a stretto contatto con lui, identificata dal giornale come un «senior official».

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Nel famoso libro di Michael Wolff, Fuoco e furia, c’era già tutto: le crisi d’ira, l’attenzione labile, il fatto che il presidente non legga i documenti, la Casa Bianca come un covo di vipere dove tutti odiano tutti. In quello fresco di stampa di Woodward – uno dei giornalisti che al Washington Post scoperchiarono il Watergate, molto rispettato – c’è anche di più ed è raccontato, questa volta, da una fonte autorevole, con tanto di date, ricevute, registrazioni. Difficile da smentire. Woodward per esempio scrive che i collaboratori di Trump sono arrivati anche a sottrargli dei documenti dalla scrivania, senza che lui se ne rendesse conto, per evitare che li firmasse.

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Gary Cohn, suo principale consigliere economico, avrebbe fatto sparire dalla scrivania una lettera, già pronta alla firma, in cui Trump rendeva effettiva la cancellazione dell’accordo di libero scambio con la Corea del Sud proprio mentre stava negoziando la pace con quella del Nord. Una copia della lettera è riportata nel libro di Woodward. Un altro esempio riguarda l’ordine che il generale James Mattis avrebbe ricevuto da Trump: uccidere Bashar al-Assad. Mai eseguito. L’articolo del New York Timesmanca di dettagli così specifici, ma sembra confermare il tono generale del libro: Trump non è in grado di guidare il Paese.

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Tra i collaboratori si è parlato apertamente di invocare il 25esimo emendamento della Costituzione, per il quale un presidente può essere rimosso se non è più in grado di operare come tale, fisicamente o psicologicamente. All’interno della West Wing si sarebbe formata una sorta di resistenza interna con lo scopo di controllarne gli istinti più pericolosi e di limitarne il potere decisionale. «L’imprevedibile comportamento del presidente sarebbe più preoccupante se non fosse per gli oscuri eroi dentro e intorno alla Casa Bianca. Alcuni dei suoi collaboratori sono stati descritti dai media come cattivi, ma in privato si sono spinti molto in là per trattenere all’interno della Casa Bianca le decisioni sbagliate, anche se non ci sono evidentemente sempre riusciti. Può suonare come una magra consolazione in quest’era confusa, ma gli americani devono sapere che ci sono degli adulti in queste stanze. Ci rendiamo conto esattamente di cosa sta succedendo. E cerchiamo di fare ciò che è giusto anche quando Donald Trump non lo fa».

La pubblicazione dell’articolo ha ovviamente scatenato la caccia all’autore. All’inizio si è fatto il nome di Mike Pence, il vicepresidente, individuato grazie all’uso di una parola da lui usata spesso nei suoi discorsi. Ma ha smentito. Così come hanno fatto molti altri funzionari: il segretario della Difesa James Mattis, quello di Stato Mike Pompeo, quello del Tesoro Steven Mnuchin, l’ambasciatore alle Nazioni Unite Nikki Haley, il segretario della Sicurezza interna Kirstjen Nielsen, l’ambasciatore in Russia Jon Huntsman. Addirittura anche Melania, con una lettera in cui condanna l’articolo come l’opera di un codardo.

Trump ha prima risposto con un tweet: tradimento. Poi, durante un comizio, ha invocato un’indagine per scoprire chi sia l’autore. Forse non si saprà mai. Forse si saprà più avanti quando l’anonimo autore uscirà con il suo libro. Trump per ora resiste, ma in molti ormai si chiedono per quanto un presidente così delegittimato possa resistere. E senza contare che c’è sempre l’inchiesta sul Russiagate (quella che indaga sulle interferenze di Mosca nella campagna elettorale del 2016, dove è indagato anche il presidente) lì in agguato. La prima testa a cadere, sotto la scure del procuratore speciale Robert Mueller, è stata quella di George Papadopoulos, ex consigliere per la Politica estera di Donald Trump, condannato a 14 giorni di carcere.