Cir, ecco il piano del governo sui Btp scontati per gli italiani

Manuel Follis startmag.it 11.9.18

L’articolo di Manuel Follis, giornalista di Mf/Milano Finanza, sul progetto del governo per i Cir (Conti individuali di risparmio) per una sorta di Btp esentasse

Il progetto è allo stato embrionale, ma anche così, con molti dettagli ancora da definire, nelle banche del Nord i commenti alla possibile introduzione dei Conti Individuali di Risparmio (Cir ) già all’interno della prossima legge di Stabilità, sono stati più che positivi.

CHE COSA SONO I CIR, I CONTI INDIVIDUALI DI RISPARMIO

Lo strumento, dicono, potrebbe rivoluzionare il mercato del risparmio italiano e soprattutto da una parte rispondere all’esigenza di stabilità degli istituti di credito e dall’altra garantire a tutti i cittadini, anche quelli non dotati di patrimoni milionari, strumenti semplici in cui investire i propri risparmi.

LE INDISCREZIONI DI MILANO FINANZA SUI CIR

Bocche cucite nei ministeri, che non vogliono far trapelare alcuna indiscrezione, eppure da quello che risulta a MF-Milano Finanza i Cir potrebbero risultare quasi geniali, nella loro semplicità.

COME FUNZIONEREBBERO I CIR, I CONTI INDIVIDUALI DI RISPARMIO

Tali Conti Individuali di Risparmio saranno aperti alle persone fisiche residenti in Italia e avranno come oggetto di investimento esclusivamente titoli di Stato emessi a partire dal 2019. I risparmiatori e le famiglie che investiranno in Btp attraverso un Cir potranno godere di vantaggi fiscali che aumenteranno il rendimento implicito dell’investimento.

GLI OBIETTIVI DEI CIR

L’idea è far in modo di travasare parte del risparmio privato sul debito pubblico creando uno strumento molto vantaggioso per i risparmiatori. Per godere dei benefici i titoli dovranno essere mantenuti in portafoglio fino alla scadenza e i gestori non potranno scommettere al ribasso contro il debito pubblico (niente short, quindi).

CEH COSA SUCCEDEREBBE AI BTP

Inoltre i Btp all’interno dei Cir non potranno essere prestati o dati in garanzia per operazioni tipo pronti contro termine. Tutte norme che mirano a stabilizzare lo spread ed evitare le possibili manipolazioni da parte di investitori speculativi.

IL PRINCIPALE VANTAGGIO

Il principale vantaggio per i sottoscrittori sarà quello di godere di un prodotto esentasse che prevederà solo i costi di amministrazione, gestione e consulenza, per i quali è previsto un tetto massimo dello 0,15% del valore dell’investimento. Per il resto il prodotto sarà a tasso zero, esentasse e, anzi, all’ingresso garantirà un credito d’imposta del 3,5%.

LE ESENZIONI PER LE PLUSVALENZE

Oltre a questo vantaggio fiscale gli interessi e le plusvalenze realizzati all’interno di un Cir saranno esenti da imposizione fiscale e all’atto del riscatto il Cir non genererà imposizione fiscale. In più, i Cir non potranno essere pignorati o sequestrati.

GLI IMPORTI MINIMI E MASSIMI

Nei Cir potranno essere investiti dai 30 mila ai 900 mila euro l’anno e questi speciali conti potranno essere offerti da tutti gli intermediari finanziari. I Cir quindi potranno essere offerti da tutte le banche e da tutte le società autorizzate da Consob e Bankitalia.

GLI OSTACOLI AL PROGETTO

In poche parole, una rivoluzione. Almeno in teoria, visto che ora inizierà la fase più complesso, ossia il passaggio alla pratica. Cioè trasformare il progetto in legge. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il governo vorrebbe introdurre i Cir nella prossima legge di Bilancio e starebbe quindi già valutando le prime bozze, sapendo che la strada non sarà priva di ostacoli.

CRITICHE E APPRENSIONI

Sì, perché se è scontato l’appoggio delle banche (gli istituti sarebbero i primi interessati a un calo dello spread) non mancheranno in Italia e in Europa dubbi, apprensioni e critiche

IL PRECEDENTE DEI PIR

Già il governo Gentiloni aveva introdotto i Pir (Piani Individuali di Risparmio) con l’obiettivo di canalizzare parte dello stock di ricchezza privata italiana sui titoli azionari delle pmi. Risultato raggiunto, secondo i più, visto che questi strumenti hanno dimostrato di essere attraenti e capaci di fornire capitale alle piccole e medie imprese.

DOSSIER TITOLI DI STATO

Il loro bacino di riferimento, però, era potenzialmente molto ampio, comprendendo tutti gli strumenti emessi dalle società quotate (azioni e bond) mentre i Cir si concentreranno solo sui titoli di Stato. La loro credibilità, quindi, deriverà dal contesto nel quale verranno inseriti, ossia dalle decisioni generali e dagli altri cambiamenti che saranno contenuti nella legge di Bilancio.

LE VOCI DEI BANCHIERI

«Lo strumento può attrarre grandi quote di risparmio ed è quindi valido», confermano dal mondo bancario, «a patto che non rappresenti un tentativo di stabilizzare lo spread a fronte di una finanziaria poco rigorosa, che sfori i parametri di Bruxelles».

IL DATO DEL TARGET

Un monito che i politici chiamati a maneggiare Finanziaria e Cir dovranno tenere a mente. Il dato di agosto di Target 2 (che misura i flussi di capitale in entrata e in uscita dai paesi) ha toccato un record arrivando a 492,527 miliardi, contro i 471,087 miliardi di luglio penalizzato proprio dall’incertezza sulla tenuta dei conti pubblici.

I RILEVI

I Cir non potrebbero cambiare da soli il sentiment sull’Italia, ma una mano per raggiungere l’obiettivo potrebbero darla eccome. Oggi solo il 6% circa del debito pubblico italiano è nelle mani delle famiglie. I Cir peraltro potrebbero essere istituiti (come avviene per i fondi pensione) mediante il conferimento del Tfr, con una tassazione del 15% riducibile fino al 9% in base al periodo di intestazione del Cir e con la possibilità di prelievo anticipato in alcuni casi (dalle spese sanitarie alla prima casa, come avviene per i fondi pensione).

I SOGGETTI

Nel caso dei lavoratori dipendenti, inoltre, a istituire i Cir potrebbero essere i datori di lavoro, alimentandoli con i bonus erogati in favore del dipendente, e la tassazione sul bonus potrebbe essere molto favorevole, anche il 10%, a condizione che le somme restino vincolate per almeno 18 mesi.

LE BOZZE

Secondo alcune bozze, inoltre, il datore di lavoro potrebbe dedurre il 40% del costo maggiorato. Strumenti del genere esistono già e hanno avuto successo negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Svizzera. Adesso tocca all’Italia.

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza