I BENETTON FUORI DALLE AUTOSTRADE, A BOTTE DI DECRETI: VIA LA CONCESSIONE E LAVORI DEL PONTE A FINCANTIERI, COSÌ SI DILATANO I TEMPI DEI RICORSI. E DI MAIO PUNTA A EVITARE LA GARA EUROPEA. IL DECRETO LEGGE MODIFICA LA NORMA, LA INNOVA, HA FORZA DI LEGGE ED È A UN «PIANO» SUPERIORE RISPETTO A UN EVENTUALE PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO DI REVOCA DELLA CONCESSIONE

dagospia.com 11.9.18

Fabio Martini per la Stampa

Toninelli e di maioTONINELLI E DI MAIO

Piazza pulita. Questo è il messaggio che i capi dei Cinque Stelle vogliono concretizzare – a tutti i costi e al più presto – nella gestione del dopo-tragedia a Genova. E dunque, fuori Autostrade da tutta la rete nazionale e di nuovo fuori Autostrade – e dentro i prescelti dal governo – per la ricostruzione del ponte. Due procedure brusche e plateali, complicate, anzi piene di tranelli e rischi boomerang.

Ecco perché dietro le quinte si sta studiando la procedura migliore per ripararsi dalla striscia di ricorsi, che già si profila per contrastare decisioni così drastiche.

L’ escamotage studiato dai giuristi del governo è questo: due diversi provvedimenti, uno per la revoca della concessione, l’ altro per la ricostruzione del ponte, utilizzando in entrambi i casi il decreto-legge, l’ unico strumento legislativo capace di produrre l’ effetto di diluire nel tempo il contenzioso che è alle porte.

Toninelli di maioTONINELLI DI MAIO

Soltanto i decreti-legge, infatti, sarebbero in grado di evitare sospensive a breve, quelle via Tar e Consiglio di Stato, quelle che il governo teme di più. Per contrastare i decreti-legge la lite giudiziaria verrebbe messa sui binari della Corte Costituzionale, con tempi molto più dilatati.

La linea dura

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON

Sul piano politico e dell’ immagine, sin dalla prima ora il principale fautore della linea dura è stato il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio e ieri, evitando di entrare nel dettaglio dell’ escamotage prescelto, in una intervista a La7, ha rincarato la dose. La controversa revoca delle concessioni? «Se parliamo di rimettere a gara le autostrade ci sono due possibilità: o tornano ad Autostrade ed è l’ arte dei pazzi. O ci facciamo colonizzare da un concessionario straniero. Quindi necessariamente devono tornare allo Stato, vogliamo chiamarla gestione pubblica e non nazionalizzazione?».

luciano benetton e oliviero toscaniLUCIANO BENETTON E OLIVIERO TOSCANI

E quanto alla ricostruzione del ponte crollato, «Autostrade sta provando a rifarsi una verginità, ci mettano i soldi ma non tocchino una pietra, perché la gente ci dice “non fatela ricostruire a quelli e toglietegli le concessioni”». E Alessandro Di Battista, battitore libero dei Cinque Stelle, ha caricato: «Se la Lega si tirasse indietro sulla nazionalizzazione delle autostrade si sputtanerebbe. Mi auguro che non segua Giorgetti che rappresenta l’ ala maroniana e liberista della Lega».

Il rischio boomerang

Dunque, la linea è piazza pulita. Per la verità Luigi Di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, subito dopo la tragedia, erano partiti in quarta, invocando il recesso della concessione, una via certo praticabile ma foriera di ricorsi a breve da parte dei tre concessionari. Ricorsi ad alta probabilità di accoglimento (Tar) con un immediato effetto-flop sul repulisti del governo. Ecco perché il professor Gino Scaccia, il giurista che è capo di gabinetto del ministro Danilo Toninelli, ha suggerito la via del decreto-legge.

castellucci modellinoCASTELLUCCI MODELLINO

Il dl modifica la norma, la innova, ha forza di legge ed è a un «piano» superiore rispetto a un eventuale provvedimento amministrativo di revoca della concessione. Ecco perché un decreto-legge, a sua volta, richiede una procedura più complessa per essere impugnato, prima di approdare alla Corte Costituzionale. Il dl può essere impugnato davanti al Tar su un aspetto particolare, il Tribunale amministrativo si dichiara incompetente e rinvia l’ incaramento alla Consulta. Difficile preventivare i tempi per un iter di questo tipo. Un anno e mezzo? Due? Comunque il tempo necessario per mettere il governo al riparo da una doccia fredda nel giro di qualche mese.

GIOVANNI CASTELLUCCIGIOVANNI CASTELLUCCI

Gli aspetti originali della vicenda sono due: il vicepremier pentastellato vorrebbe assegnare i lavori senza la prevista gara europea e vorrebbe un’ assegnazione diretta a Fincantieri, un gigante della cantieristica, che però non è dotata di un know how nelle costruzione di ponti.

Il nodo ricostruzione Ma Di Maio sembra coltivare un’ autentica passione per Fincantieri: «Mi fido ciecamente», mentre Autostrade «sta provando a rifarsi una verginità con conferenze stampa e maneggiando plastici. Sostenere “siamo responsabili ma non colpevoli” è una supercazzola!».

In realtà a Fincantieri spetterebbe il compito di «assemblare» i materiali ferrosi con i quali si dovrebbe ricostruire il ponte e probabilmente altri avrebbero l’ incarico della realizzazione. Ma anche in questo caso al governo si aspettano ricorsi alla Corte di Giustizia europea, quasi certamente da parte dei «giganti europei francesi, tedeschi e olandesi» specializzati nelle grandi opere.

E anche in questo caso lo strumento del decreto-legge dovrebbe rappresentare uno scudo, una dilazione dei tempi del giudizio .