Consob, la lettera di dimissioni di Nava

Di Mario Nava ilsole24ore.com 13.9.18

Di seguito la dichiarazione resa oggi dal Presidente della , alla Commissione in occasione dell’annuncio delle sue dimissioni dalla carica.

«La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica. La Consob è indipendente, ma non può essere isolata. Consob deve poter lavorare non solo con le altre autorità indipendenti, ma anche con le istituzioni politiche.

Sono stato chiamato a questo incarico in quanto esperto autorevole delle norme e dei regolamenti finanziari europei che disciplinano il mercato italiano. Sono stato chiamato con l’obiettivo di rilanciare il mercato e rilanciare l’Autorità nelle sue funzioni di vigilanza e protezione del risparmio e dell’investimento. Sono stato chiamato con l’obiettivo di integrare la Consob meglio nei vari consessi europei e internazionali. Ho accetto l’incarico con gioia e entusiasmo.

Ora però queste mie caratteristiche e questi obiettivi sembrano essere considerati un insormontabile ostacolo.

La richiesta di dimissioni per “sensibilità istituzionale” da parte dei quattro capigruppo di Camera e Senato dei due partiti di maggioranza sono un segnale chiaro e inequivocabile di totale non gradimento politico. Il non gradimento politico limita l’azione della Consob in quanto la isola e non permette il raggiungimento degli obiettivi sopra ricordati.

Responsabilmente quindi, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob informandone la Commissione ai sensi dell’articolo 4.3 del Regolamento Consob.

Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali. Permettetemi solo di chiudere con alcuni ringraziamenti. Voglio ringraziare il Personale della Consob che nella sua stragrande maggioranza si è dimostrato di altissimo livello e dotato di grandissima professionalità. In pochi mesi abbiamo intrapreso tantissime azioni, in tema di vigilanza, di ispezioni, di sanzioni, di tutela del consumatore, di cooperazione con la Banca d’Italia, di riforme interne, di arbitro finanziario, in materia di cooperazione internazionale e abbiamo impostato le sei priorità per il Piano operativo 2019-2021, che mi auguro sarà portato avanti con determinazione dal mio successore.

Voglio ringraziare tutti gli operatori di mercato che ho incontrato in questo periodo, e che mi hanno dimostrato una grande voglia di ben fare e agire in questo paese. Voglio ringraziare il Ministro Padoan e il Presidente Gentiloni e soprattutto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la fiducia riposta in me e per il loro costante supporto e vicinanza durante questo periodo.

Grazie e auguri di buon lavoro a tutti».

Roma, 13 settembre 2018

Nava si dimette da presidente Consob: “La questione è solo politica”

3/09/2018 21:18 di Titta Ferraro finanzaonline.com

Il Presidente della Consob, Mario Nava, ha rassegnato oggi le dimissioni dalla carica. La Commissione, preso atto della irrevocabilità della decisione, ha accettato le dimissioni con decorrenza da oggi e ne ha dato comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri.

La Commissione, rimarca una breve nota della Consob, esprime rammarico per la decisione del Presidente Nava e gratitudine e apprezzamento per il lavoro sin qui svolto.

Ieri i capi gruppo di Lega e M5S alla Camera e al Senato erano tornati a sollevare la questione della incompatibilità tra il distacco dagli uffici tecnici della Commissione europea e la guida di una Autorithy nazionale. Una tappa importante del caso Nava si era consumata lo scorso 16 luglio nel corso di un’audizione dallo stesso commissario della Consob Giuseppe Maria Berruti, che aveva ricordato i dubbi sulla indipendenza di Nava: in quanto dipendente comunitario, Nava sarebbe di fatto immune alla giustizia italiana e anche tenuto a contattare l’Unione europea sui dossier riservati.

 

Ecco quanto dichiarato oggi da Nava alla Commissione:

“La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte

dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica.

La Consob è indipendente, ma non può essere isolata. Consob deve poter lavorare non solo con le altre autorità indipendenti, ma anche con le istituzioni politiche.

Sono stato chiamato a questo incarico in quanto esperto autorevole delle norme e dei regolamenti finanziari europei che disciplinano il mercato italiano. Sono stato chiamato con l’obiettivo di

rilanciare il mercato e rilanciare l’Autorità nelle sue funzioni di vigilanza e protezione del risparmio e dell’investimento. Sono stato chiamato con l’obiettivo di integrare la Consob meglio nei vari

consessi europei e internazionali. Ho accetto l’incarico con gioia e entusiasmo.

Ora però queste mie caratteristiche e questi obiettivi sembrano essere considerati un insormontabile ostacolo.

La richiesta di dimissioni per “sensibilità istituzionale” da parte dei quattro capigruppo di Camera e Senato dei due partiti di maggioranza sono un segnale chiaro e inequivocabile di totale non

gradimento politico. Il non gradimento politico limita l’azione della Consob in quanto la isola e non permette il raggiungimento degli obiettivi sopra ricordati. Responsabilmente quindi, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob. Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali”.

Tra i primi commenti alle dimissioni di Nava c’è quello dell’ex premier Paolo Gentiloni: “Capisco Mario Nava. Un tecnico troppo bravo e troppo autonomo per l’attuale Governo. Peccato davvero per la Consob”.

Tra i primi commenti tra le fila della maggioranza spicca Claudio Borghi, economista di spicco della Lega e presidente Commissione Bilancio alla Camera: ” Ringrazio il Dott. Nava per la sensibilità dimostrata con le sue dimissioni. Non si può dirigere un’autorità indipendente mentre si è dipendenti di Bruxelles“.

Draghi: la BCE non garantisce nessuno Stato. Dato che ha pienamente fallito i propri obiettivi, non serve a nulla ..

Fabio Lugano scenarieconomici.it 13.9.18

Cari Amici,

oggi Draghi ha ruggito, proseguendo l’attacco concentrico contro l’Italia iniziato da Moscovici e proseguito da Oettinger.

Ecco la perla del giorno:

Quindi la BCE si conferma una Banca Centrale senza stato, che ha una moneta Fiat, quindi senza garanzia, se non la faccia del board ed un trattato che oggi c’è, domani chi lo sa. Questo accade proprio per il motivo di cui Draghi parla: non c’è un legame con con gli Stati, nessuno, quindi alla fine non c’è nessuna base forte per la BCE, a parte pochi articoli dei trattati. Tutto il resto è fuffa.

In realtà la BCE è l’emblema di un grande, colossale , fallimento, dovuto all’evidenza che senza una politica fiscale, impossibile in Europa con le condizioni attuali, non può esserci un politica monetaria efficace, soprattutto quando di principio di bloccano sistemi di distribuzione delle risorse finanziarie capillari, ma ci si affida esclusivamente a flussi finanziari che transitano attraverso gli intermediari finanziari.

La BCE ha come obiettivo SOLO la stabilità monetaria, non la crescita economica nè l’occupazione, altro elemento di unicità mondiale e di distacco dalla realtà sociale del continente: ci può essere zero inflazione ed alta disoccupazione e la BCE potrebbe benissimo non intervenire.

Come vedete le previsioni nei prossimi 3 anni dell’inflazione fatte dalla stessa BCE indicano come il proprio obiettivo di inflazione del 2% NON si prevede possa essere raggiunto sino al 2020. La crescita viene vista in calo a partire dal 2018 sino al 2020, passando dal 2% per ridursi al 1,7%, e, nonostante questi fallimenti, la BCE cesserà il QE a fine anno.

Vediamo il fenomeno in modo grafico:

Quindi :

• gli obiettivi di inflazione non verranno raggiunti;

• la crescita è in calo e con previsioni peggiorate rispetto a quelle emesse a giugno;

• le prospettive peggiorano;

e , nonostante tutto questo , la BCE fa terminare il QE, dando responsabilità della situazione creata ai singoli stati ed abbandonandoli a se stessi, come se la BCE non fosse la banca centrale di un territorio, ma di altri, di alcuni, non di tutti. Proseguendo con questa strada di estraniamento, ben significata dalle parole del membro del board Nowotny, per il quale “Nonostante i problemi italiani, il QE deve finire”, che senso viene ad avere la BCE per l’Europa intera e per l’Italia in particolare? Per avere una banca centrale esterna ed algida non è necessario avere un grattacelo a Francoforte, basterebbe affidarsi alla FED o alla BoJ, che , siamo sicuri, sarebbero in grado di perseguire gli interessi dei cittadini europei meglio della BCE, se non altro per favorire i cittadini dei propri stati.

Signoraggio Bancario: perché il debito pubblico è inestinguibile?

Politicamentescorretto.info 13.9.18

Massa monetaria, debito e interesse si capiscono più facilmente su piccola scala.

Il Signoraggio Bancario, la più grande truffa della storia, è prima di tutto un problema logico. La comprensione dei meccanismi di questo inganno risulta difficile ad alcune persone poiché faticano a modificare la propria mappa mentale, ormai sedimentata a livello cerebrale grazie ad anni di manipolazione subliminale da parte del sistema. Abbiamo quindi deciso di proporre in questo articolo un approccio semplice al problema del signoraggio: il classico esempio dei naufraghi sull’isola deserta.

Quattro superstiti di un naufragio riescono ad arrivare su di un’isola probabilmente disabitata: uno spagnolo, un greco, un irlandese ed un italiano. Dopo un primo periodo di adattamento ai ritmi di questo contesto poco usuale, non vedendo ancora arrivare nessun tipo di soccorso, con il passare delle settimane i naufraghi si rassegnano sempre più a dover affrontare una lunga permanenza sull’isola. Non potendo rimanere con le mani in mano, si organizzano dividendosi i compiti, come una micro comunità. I mesi trascorrono e ognuno di loro prosegue nelle proprie attività quotidine, specializzandosi, chi nella caccia e la pesca, chi nell’allevamento del bestiame, chi nella fabbricazione di utensili e chi nell’utilizzo delle erbe medicinali.

Con gli anni i quattro, raggiunta ormai una certa stabilità di vita, cominciano a sentire l’esigenza di dover utilizzare una qualche forma di moneta per facilitare lo scambio di prodotti fra di loro, essendo ormai diventato il baratto un modo non troppo comodo per procurarsi le merci. Per esempio, chi è specializzato nella pesca, si rende presto conto della difficoltà di poter cumulare dei prodotti deperibili, ad esempio il pesce, affinché possa poi intercambiarli con dei beni durevoli e di più alto valore, come una capanna ben costruita.

Un giorno approda sulle coste dell’isola un nuovo naufrago a bordo di un’imbarcazione di fortuna. È un tedesco che dice di essere un banchiere. I quattro lo accolgono felici di vedere una faccia nuova e, dopo aver raccontato a turno la propria storia, gli illustrano i progressi raggiunti sull’isola. L’unica cosa che manca, fanno notare, è una moneta per facilitare gli scambi fra di loro. Internviene a quel punto il banchiere tedesco che dice con aria rassicurante: «Ragazzi non vi preoccupate, siamo fortunati. Dal naufragio della nave sulla quale viaggiavo sono riuscito a salvare una cassa con dei lingotti d’oro e una piccola pressa che potrebbe essere utilizzata per stampare denaro. Se volete, potrei iniziare ad emettere e prestarvi 1200 euro, così potreste avere 300 euro a testa da poter utilizzare per scambiarvi prodotti. Sia chiaro, siamo tutti amici, ma voi avete già le vostre attività avviate con le quali guadagnarvi da vivere e io, se permettete, vorrei guadagnarmi da vivere con quello che so fare meglio, cioè il banchiere. Se siete d’accordo, quindi, a fine anno dovreste restituirmi il prestito con un piccolo interesse del due per cento, ossia solamente sei euro a testa. Va bene?». I quattro accettano gioiosi, felici di poter finalmente avere un mezzo per poter facilitare lo scambio di merci e festeggiano con un’abbondante cena.

Quella notte tutti dormono sogni tranquilli, tranne il naufrago greco. C’è qualcosa nel discorso del banchiere tedesco che non lo ha convinto completamente. Si chiede: «Come faremo a restituire i 1200 del prestito più i 24 euro di interesse, se la massa monetaria, cioè gli unici soldi nell’isola, sono solamente quei 1200 euro che ci presterà? Da dove prendiamo quei 24 euro per pagare l’interesse?».

L’indomani il greco, riuniti gli altri tre, affronta subito la situazione e va a chiedere spiegazioni al banchiere. Il tedesco, sicuro delle proprie parole tranquillizza i naufraghi: «Non c’è assolutamente alcun tipo di problema. A fine anno vi stamperò altri 1200 euro. Con quello che avanza potreste pagarmi gli interessi che mi dovete. Poi ovviamente vi ripresterei per l’anno successivo anche i 1200 euro che ho già emesso quest’anno, 600 euro a testa, 2400 euro in tutto. Voi avete le vostre attività, io la mia, ma a me basta che mi paghiate il due per cento all’anno di quello che vi presto, dopo tutto siamo amici».

I naufraghi rimangono soddisfatti dalle eloquenti parole del banchiere tedesco e anche quella notte dormono sogni abbastanza tranquilli. Il naufrago greco, però, ancora una volta no riesce a prendere sonno, non è convinto della spiegazione ricevuta. Si rende ben presto conto che il debito che ha con il banchiere è inestinguibile e non potrà mai essere ripagato, anzi. Il debito sarà sempre maggiore, crescendo ogni anno in maniera esponenziale. In questo modo dopo pochi anni il banchiere potrà in teoria esigere il pagamento del debito con i relativi interessi e magari arrivare ad espropriare tutti i beni dei naufraghi. Si accorge quindi di essere stato truffato e decide di svegliare i propri compagni per illustrare loro la situazione. Alla fine si rendono tutti conto dell’inganno dovuto a questo debito inestinguibile e si precipitano furiosi dal banchiere tedesco. Lo svegliano pretendendo delle spiegazioni, ma rendendosi conto di esser stato scoperto, il truffatore riesce a malapena a farfugliare qualche parola. I quattro, allora, pretendono come vendetta la cassa piena d’oro e chiedono al tedesco dove sia nascosta. Il banchiere esita ma, messo alle strette, accompagna i naufraghi al nascondiglio della cassa che però, una volta aperta, si rivela riempita di sole pietre. Così alla fine il malandrino confessa che non è mai esistita nemmeno la cassa d’oro. A quel punto il greco, l’irlandese, lo spagnolo e l’italiano, incazzati come delle iene, trascinano il banchiere sull’orlo della scogliera e lo buttano in mare.

Morale della favola: il debito pubblico generato dal Signoraggio Bancario è inestinguibile poiché la massa monetaria che viene prodotta dalle banche non include il denaro per pagarne gli interessi.

Fonte sporchibanchieri.wordpress.com

UBI BANCA / ELIO LANNUTTI CHIEDE LA RIMOZIONE DEI VERTICI

13 settembre 2018

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

UBI Banca, è sempre più bufera. Un istituto che ha ridotto sul lastrico oltre mezzo milione di famiglie, ha letteralmente “tradito il risparmo”. Inoltee, in palese violazione delle norme vigenti sull’onorabilità, molti tra gli imputati rinviati a processo sono tuttora alla guida dell’istituto.

Una situazione davvero ai confini della realtà, una banca che attraverso una gestione del tutto affaristica e familistica ha distrutto e distrugge montagne di risparmio dei cittadini per i suoi fini personali. Sarà il processo – che si spera i tempi brevissimi – ad accertare tutte le responsabilità della banca storicamente fondata da uno dei pionieri del credito, Giovanni Bazoli.

E’ la stessa procura bresciana a mettere nero su bianco di una gestione “patronale e familistica”, dell’istituto di credito da parte dei suoi organismi di vertice, palesatasi in una lunga serie di operazioni, anche illecite, in palese conflitto d’interesse diretto e indiretto. Operazioni che hanno direttamente danneggiato la Banca stessa e i suoi risparmiatori, favorendo gli interessi personali dei suoi vertici.

Elio Lannutti

E’ in movimento anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, la quale sta lavorando su alcune concrete piste investigative che porterebbero a violazioni delle norme “antiriciclaggio”. Come tutti ormai sanno, la Lombardia è diventata negli ultimi anni una comoda “loundry” per operazioni di lavaggio del danaro sporco, da reinvestire poi in comode attività ‘lecite’, soprattutto nell’edilizia e nell’ampio campo dei servizi.

Ha appena presentato un’interrogazione parlamentare sull’affaire UBI Banca il senatore 5 Stelle Elio Lannutti, storico presidente di Adusbef, l’associazione a tutela dei risparmiatori: “per alcune figure apicali di Ubi Banca sarebbe stata richiesta dalla Guardia di Fianza l’applicazione di misure cautelari, dopo aver indagato i reati di: associazione a delinquere; frode fiscale; truffa; riciclaggio; autoriciclaggio; falso ideologico, violazione della normativa sul conflittto d’interessi: influenza illecita sull’assemblea; utilizzo indebito di informazioni riservate (insider trading). “. Un bel mix degno di Al Capone, come titolava del resto il volume scritto nel 2010 da Elio Lannutti “Bankster – Peggio di Al Capone i vampiri di Piazza Affari e di Wall Street”.

Un libro davvero ‘premonitore’.

Continua Lannutti nel suo j’accuse: “In estrema sintesi, la procura di Brescia contesta agli imputati di aver voluto mantenere il controllo della Banca tra soggetti predefiniti, mediante un accordo occultato alle istituzioni di vigilanza e quindi al mercato, a conferma che il mantenimento della gestione della banca non era fine a se stesso, ma finalizzato ad una gestione indebita e priva di regole, che ha oltretutto determinato risultati economici devastanti per tutti i soci e i risparmatori rimasti, loro malgrado, coinvolti”.

A questo punto Lannutti chiede al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, di sapere “se il Governo abbia avuto conoscenza della vicenda descritta che avrebbe causato danni tangibili a 80 mila soci del gruppo UBI Banca e alla stabilità dell’intero sistema; se, consapevole della rilevanza del quarto istituto bancario del Paese sull’intera comunità economica italiana, intenda adoperarsi per porre fine ad una gestione a parere dell’interrogante fraudolenta del credito e del risparmio, finalizzata a preservare potere e vantaggi personali, a danno di azionisti, lavoratori di UBI banca e della stabilità del sistema creditizio ed economico nazionale; quali misure urgenti intenda adottare per valutare l’ipotesi di rimozione immediata dei vertici di UBI Banca, ai sensi dell’articolo 26 del Testo unico bancario, in tema di requisiti di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali delle banche”.

Bankitalia: Corte Ue, segreto limitato per garantire difesa e rimborsi

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Le autorità nazionali di vigilanza finanziaria possono dover dare accesso a informazioni coperte dal segreto professionale per garantire i diritti della difesa o per il loro utilizzo nell’ambito di un procedimento civile o commerciale.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea aggiungendo che spetta alle autorità e ai giudici nazionali competenti effettuare un bilanciamento tra gli opposti interessi delle parti.

In una delle cause esaminate, Enzo Buccioni è titolare dal 2004 di un conto corrente aperto presso un ente creditizio italiano, la Banca Network Investimenti Spa (“BNI”). In seguito alla procedura di liquidazione coatta amministrativa di tale ente nel 2012, Buccioni ha ricevuto esclusivamente un rimborso parziale dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Nel 2015, per ottenere informazioni supplementari al fine di valutare l’opportunità di agire in giudizio contro Bankitalia e contro la banca per i danni subiti, Buccioni ha chiesto alpistituto di Via Nazionale la divulgazione di vari documenti relativi alla vigilanza sulla Banca. La banca centrale italiana ha respinto parzialmente tale domanda, sostenendo, in particolare, che taluni documenti di cui era stata chiesta la divulgazione contenevano informazioni riservate coperte dall’obbligo del segreto professionale ad essa incombente. Buccioni ha quindi proposto dinanzi agli organi giurisdizionali amministrativi italiani un ricorso diretto all’annullamento di tale decisione. Il Consiglio di Stato, giudice di ultimo grado, ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte alcune questioni.

Nella sentenza di oggi, la Corte considera innanzitutto che la direttiva sui mercati degli strumenti finanziari, nel prevedere che l’obbligo del segreto professionale possa, in via eccezionale, essere escluso nei casi contemplati dal diritto penale, fa riferimento solo alla trasmissione o all’utilizzo di informazioni riservate ai fini di azioni penali esercitate e di sanzioni inflitte ai sensi del diritto penale nazionale. La Corte esamina in seguito in quale misura l’obbligo di segreto professionale previsto in tale direttiva sia limitato dal rispetto dei diritti della difesa sanciti nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. A tale riguardo, la Corte considera che “il diritto alla comunicazione dei documenti pertinenti ai fini della difesa non è illimitato e assoluto” e che “la tutela della riservatezza delle informazioni coperte dal segreto professionale che incombe sulle autorità competenti deve essere garantita e attuata in modo da conciliarla con il rispetto dei diritti della difesa”.

Per la Corte, spetta alle autorità e agli organi giurisdizionali competenti ricercare un equilibrio tra tali interessi contrapposti. Quindi, qualora un’autorità competente deduca il segreto professionale di cui alla direttiva, al fine di rifiutare la comunicazione di informazioni in suo possesso che non sono incluse nel fascicolo relativo al soggetto interessato da un atto che gli arreca pregiudizio, spetta al giudice nazionale competente stabilire se tali informazioni sono obiettivamente collegate agli addebiti mossi nei suoi confronti e, in caso affermativo, procedere al bilanciamento degli interessi in conflitto prima di decidere in merito alla comunicazione di ciascuna delle informazioni richieste.

pev

eva.palumbo@mfdowjones.it

(END) Dow Jones Newswires

September 13, 2018 10:09 ET (14:09 GMT)

Claudio Borghi: niente paura per l’addio di Draghi, dovrebbero aver paura quelli dell’UE

Marco Fontana it.sputniknews.com 13.9.18

Mentre il ministro delle Finanze Tria tiene il freno a mano sulla prossima finanziaria e sulle velleità giallo-verdi di realizzare il contratto di governo, rimangono le tensioni su euro e spread, tenute sotto la lente d’ingrandimento dai due partiti di maggioranza.

A tal proposito, abbiamo sentito l’esponente leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

© FOTO : PIXABAY

L’UE sta apparecchiando l’uscita dell’Italia dall’euro

— Onorevole Borghi, in un’intervista rilasciata al Foglio Lei ha affermato: “la mia speranza è che l’euro salti per aria“. Questa dichiarazione è stata da più parti contestata: la riproporrebbe?

— È nota la mia posizione nettamente contraria all’euro. Ho anche scritto un manuale dal titolo “Basta Euro” che esemplifica tutte le menzogne che continuano a propinarci, per coprire il proprio errore, coloro che ci hanno portato nella moneta unica. La frase in oggetto però va contestualizzata. L’euro non funziona ed è un dato di fatto. Oggi subiamo tassi di spread intollerabili e ingiustificabili, dovuti a chi scommette sulla “divergenza” tra Stati: una vera e propria assurdità.  In tale contesto, l’Europa non si decide a intervenire per tramutare la BCE in banca prestatrice di ultima istanza, cioè in un punto di equilibrio dei mercati. Oggi, la BCE di fronte a una crisi potrebbe decidere di non intervenire per uno Stato e invece di farlo per un altro. Vi pare normale? Certamente no, e tutto questo rende instabili i mercati. Il Quantitative Easing non può interrompersi. Se tramonta l’idea di un’Europa solidale, si sfalda tutto e l’euro salta in aria.

— Alcuni dicono che l’Italia potrebbe uscire dall’euro per via della prossima finanziaria.

© FOTO : PIXABAY

La fine dell’euro è vicina?

— Questa è una sciocchezza. La Legge Finanziaria di un Paese non fa collassare un sistema. Tutti i Paesi europei rischiano, se le regole restano quelle attuali. C’è bisogno di stabilità e la stabilità la può garantire solo la Banca Centrale. Un incidente di percorso può capitare a tutti: un voto politico anticipato, una crisi bancaria interna, un rallentamento dell’economia internazionale. In questi casi, se non si hanno certezze e obblighi di intervento da parte della BCE, ecco che si rischia il panico dei mercati. Ma di chi è colpa? Del Paese temporaneamente indebolito o delle istituzioni europee che non intervengono in modo positivo?

— Lo spread in questo momento è finalizzato a penalizzare l’Italia e il Governo?

© SPUTNIK . SERGEY GUNEEV

Interferenze? Ne parla l’esperto, Soros

— Se permetti di ridurre il QE, allora accetti il rischio che grandi fondi speculativi possano montare azioni di mercato per trarne il maggior beneficio. Non sarebbe la prima volta. Ricordiamoci il 1992, quando una situazione d’instabilità analoga — orientata ad arte — permise a Soros di trarre enormi profitti giocando sul mercato delle valute. Da che mondo è mondo, il debito in valuta corrente dell’emittente dovrebbe essere oggetto solo del rischio del tasso. I BTP e i CCT costituivano un’oasi di tranquillità per i risparmiatori in funzione dei tassi che esprimevano. Far venire meno questa struttura e assegnare un rischio di default a un debito statale ha creato il caos che viviamo oggi: una scelta che reputo disfunzionale dal punto di vista economico. Sentiamo dire sempre che i vari Paesi membri dell’UE devono essere più legati dalla fratellanza, ma così non è. C’è chi si arricchisce a spese nostre, e sicuramente questo non è il modo né di creare una vera Unione né di aiutare i Paesi deboli, ma è la via più breve per acuire le diversità.

— In un contesto del genere, vi spaventa l’addio di Draghi alla BCE? I possibili successori tedeschi hanno già ventilato cambi di strategie…

© AP PHOTO / YASIN BULBUL, PRESIDENTIAL PRESS SERVICE, POOL

Crisi economica della Turchia, BCE: A rischio banche UE

— Draghi ha fatto il suo, varando la stagione del “whatever it takes”, salvando la baracca e quindi anche il suo posto. Non abbiamo paura di un suo addio, ma dovrebbero averne i suoi successori qualora intendano fare passi indietro sul Quantitative Easing o rimuovere, più in generale, la garanzia implicita sul debito. Prima o poi, un intoppo può capitare anche a Paesi più attrezzati del nostro: in quel caso, mancando adeguati paracaduti, salterebbe tutto in aria, nulla sarebbe più come prima. Vorrei ricordare che quando Draghi intervenne nel 2011, non c’era solo lo spread dei Pigs, ma anche la Francia era messa male. Se salta uno Stato, saltano anche tutti gli altri e l’euro finisce per collassare. Perciò tenere in piedi il sistema è interesse pure di quelli che fanno la voce grossa.

— Il vicepremier Di Maio ha affermato di non temere lo spread e le speculazioni perché siete più forti di quando c’era Berlusconi nel 2011. Ne siete convinti?

© SPUTNIK . ДМИТРИЙ ДОНСКОЙ

Italiani sempre più poveri dopo i governi filo-UE

— Spero che tutti capiscano che il 2011 è un’altra storia. L’esempio di Berlusconi aiuta a comprendere che è inutile essere distensivi con la Troika o soggiacere ai suoi diktat. Così non si placa lo spread, se non magari per qualche giorno. Pensiamo a Monti, che durante il suo governo vide per ben due volte schizzare lo spread a 500 punti. Per far ripartire il Paese è necessario avere idee chiare e metterle in pratica già dalla prossima Legge di stabilità.

— Se il futuro governatore della BCE desse l’ok per la BCE come prestatore di ultima istanza, ma vi chiedesse di delegare maggiore sovranità alla Commissione, come reagireste?

— Di sovranità ne abbiamo ceduta anche troppa. È ora di iniziare a costruire un sistema che tuteli tutti i membri dell’euro. Siamo pronti a definire uno spread minimo, ad esempio 150 punti base, un differenziale che comunque mi sembra già intollerabile e che costa moltissimi soldi al Paese che lo subisce. Alcuni dicono che se non ci fosse differenziale, gli Stati sarebbe spinti a un azzardo morale senza limiti: credo che 150 sarebbe una punizione sufficiente a far desistere da pratiche politico-economiche pericolose.

— Flat tax nel 2018, sì o no? Non avete paura che, qualora venga fatta solo per le partite Iva fino a 100mila euro, porti a precarizzare ancora di più il lavoro?

— La Flat Tax è nel contratto di governo ed è prioritaria: quindi si farà. Non temiamo certo che peggiorino le condizioni di lavoro, anzi! Siamo sicuri che farà riemergere numerosi posti che oggi sono sommersi nel “nero”.

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tria emblema del liberismo. Cavallo di Troia dei poteri forti. Parla il filosofo Fusaro: meglio che il ministro si dimetta. Il Governo non durerà, ci sarà il colpo di Stato delle élites

Carmine Gazzani la notiziagiornale.it 13.9.18

“Giovanni Tria insieme a Giancarlo Giorgetti è il vero Cavallo di Troia liberista all’interno del Governo”. Ecco perché “sarebbe auspicabile che alla fine il ministro dell’Economia si dimetta”. Come suo solito non usa mezzi termini il filosofo Diego Fusaro. Una lettura fuori dal coro che aiuta, però, a comprendere il futuro del Governo, specie alla luce dei paletti posti dal ministro dell’Economia alla Manovra e della conseguente reazione dei due partiti di maggioranza, Movimento cinque stelle in testa.

Eppure sui giornali leggiamo di contrasti all’interno del Governo in vista della Manovra con la Lega che spinge per la flat tax e i Cinque stelle che premono sul reddito di cittadinanza. Quanto c’è di vero?

“Secondo me c’è una evidente montatura, nel senso che si sta operando per dividere questo Governo così eterogeneo, che però è unitario nell’intento populista contro gli interessi dell’élite capitalista. Quindi è chiaro che fanno di tutto per creare un dissidio anche dove non vi è”.

A suo giudizio, dunque, flat tax e reddito di cittadinanza insieme sono possibili?

“Io credo che le due norme vadano bene nella misura in cui contestualmente si progetta una tassazione durissima contro l’élite finanziaria che è quella dell’off-shore e dei paradisi fiscali. Questa, la classe che non lavora e che vive di rendite finanziarie, dev’essere colpita duramente”.

Il ministro Tria, però, ha detto chiaramente che i vincoli Ue verranno rispettati. Non crede che la presenza di Tria possa in qualche modo limitare l’azione del Governo?

“Tria insieme a Giorgetti è il vero Cavallo di Troia liberista all’interno del Governo. Una corrente che è nemica delle istanze sociali dal basso dei partiti. Queste forze devono essere arginate prima che sia troppo tardi. La sudditanza rispetto all’Europa ne è l’emblema, per cui si finisce col rispettare i suoi trattati”.

Non le sembra che in questo senso Tria sia un po’ un alieno nell’Esecutivo essendo di fatto un “tecnico”?

“Più che alieno è l’elemento liberista all’interno di un Governo che non lo è. Tutto quello che viene da Tria è un ritorno del vecchio liberismo che si sperava essersi lasciati alle spalle il 4 marzo in nome di una difesa, invece, dell’interesse nazionale e dell’elemento sociale dimenticato fino a quel momento”.

Insomma, i “poteri forti” sono vivi e lottano in mezzo o, meglio, contro di noi.

“Sì, sono sempre operativi. E, perso il cavallo del Pd, cercheranno di cavalcare un nuovo cavallo appropriandosi delle forze governative. E qui la necessità di resistere a queste tendenze”.

C’è chi ha parlato di richiesta di dimissioni per Tria qualora nella manovra non ci dovesse essere il reddito di cittadinanza. È una possibilità?

“Assolutamente sì”.

Un rischio o un augurio?

“Spero che si attui il prima possibile. Tria è un liberista che disturba pienamente un Governo che nelle aspettative non è liberista e che invece recupera politiche welfaristiche keynesiane. Speriamo”.

Ultima domanda sul futuro del Governo. Crede possa restare in piedi per i tutti i cinque anni della legislatura?

“Non credo. Temo ci sarà una “rivoluzione colorata” se così vogliamo definirla da parte dell’élite finanziaria dominante che o userà un colpo di Stato giudiziario modalità “Mani pulite” e lo dico mentre Salvini è già indagato; o ci sarà un colpo di Stato finanziario usando la tirannia dello spread e dei mercati. Da qui la rivoluzione colorata delle masse lobotomizzate e manipolate che scenderanno in piazza con manifestazioni antifasciste. Fa ridere già nel nome: antifascismo nel 2018, in assenza totale di fascismo”.

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm. Come procede il rinnovo del contratto dei bancari

Fernando Soto startmag.it 13.9.18

Fatti, nomi e indiscrezioni su tempi e modi sul rinnovo del contratto dei bancari. La riunione in casa Abi, i temi al centro del dibattito, il nuovo corso del Casl, il peso delle grandi banche come Intesa Sanpaolo e i rumors su un prestito della Popolare di Vicenza a…

Primi passi nella complessa partita per il rinnovo del contratto di lavoro degli oltre 280.000 lavoratori bancari, che scade a dicembre, e degli oltre 37.000 delle banche di credito cooperativo scaduto da oltre quattro anni.

CHE COSA SI E’ DETTO IERI ALL’ABI SUL RINNOVO DEL CONTRATTO DEI BANCARI

Ieri il tema è stato al centro del comitato esecutivo dell’Abi, riunito a Roma. Il match entrerà nel vivo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Cosa dicono, intanto, i banchieri? Apparentemente, la situazione è abbastanza tranquilla e i big del credito intendono sfruttare il tempo che manca al kick off per approfondire quattro temi centrali: gli inquadramenti, i ruoli chiave dei direttori di filiale, le innovazioni tecnologiche e una netta divisione tra gli argomenti di competenza del contratto nazionale e di competenza dei piani industriali.

I 4 TEMI CENTRALI ALLA BASE DEGLI APPROFONDIMENTI

La ragione di questi approfondimenti tematici l’ha spiegata a StartMag uno dei maggiorenti della Confindustria del credito. Che intende far passare un’idea precisa: prima delle rivendicazioni sindacali sulla parte economica, si deve parlare di altro. Le questioni economiche, per le banche, vengono dopo, ma i sindacati, su questo punto, sono pronti ad alzare le barricate.

LE DIVERGENZE TRA BANCHIERI E BANCARI

Anche perché gli istituti chiederanno a gran voce incrementi salariali legati alla produttività e ai risultati raggiunti: vorrebbero introdurre una sorta di salario variabile, con una parte fissa e una parte agganciata ai risultati commerciali delle aziende di credito. Mentre i sindacati oltre all’inflazione vogliono chiedere aumenti economici legati al ritorno agli utili delle banche. Abi infatti prevede oltre 10 miliardi di euro di profitti nel 2019.

LA RIUNIONE COLLABORATIVA

Sta di fatto che, secondo una fonte, la riunione dell’esecutivo di ieri è stata “collaborativa, serena e unitaria”. Nessuna contrapposizione fra i gruppi, al momento. Tutto ruota attorno al Comitato affari sindacali e del lavoro dell’Abi e alla strategia che la stessa contrapporrà ai sindacati. Infatti il ruolo “regolatore” del contratto nazionale non ha negli ultimi tre anni funzionato perché le banche fra loro si sono fatte concorrenza a colpi di accordo sui piani industriali e deroghe al contratto nazionale. C’è chi si lamenta infatti che i sindacati aziendali hanno usato due pesi e due misure avvantaggiando Intesa Sanpaolo a danno degli altri gruppi. Tanto per fare un esempio, grazie a un accordo tra sindacato e Ca de’ Sass, il cost income del gruppo è il più basso d’Europa.

IL RUOLO DEL CASL CON LODESANI

C’è da dire che il Casl si è anche arricchito di manager bancari con spiccata professionalità innovativa, come Rosario Strano di Intesa Sanpaolo. Un nuovo corso, quello affidato alle cure del neopresidente Salvatore Poloni (Banco Bpm), che certamente si distinguerà dalla gestione – giudicata inconcludente – di Eliano Omar Lodesani, che l’ad del gruppo Intesa, Carlo Messina, ha appena collocato in pensionamento. Sarebbe stato proprio l’ex leader del Casl ad alimentare le tensioni nate a cavallo tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 con gli esponenti del mondo sindacale. In particolare, Lodesani era ai ferri corti con il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, certamente uno leader sindacale dal carattere non facile, ma al quale tutti – anche gli avversari – riconoscono una visione organizzativa, strategica e politica di alto livello.

IL NUOVO CORSO DEL CASL CON POLONI

Il nuovo corso del Casl, in ogni caso, ha preso forma e qualche risultato concreto, in effetti, Poloni l’ha già raggiunto. Il tema è quello delle libertà sindacali: la soluzione sarà la stessa adottata per il contratto nazionale ovvero una proroga dei termini per la disdetta dell’accordo del 2015. L’ipotesi conviene a tutti. Conviene alle banche, che accetteranno di sottoscrivere l’accordo sulle libertà sindacali una volta che avranno chiara la portata del contratto nazionale; e conviene pure ai sindacati perché dimostreranno trasparenza alla categoria. In effetti, non sarebbe capita dai lavoratori la scelta di negoziare le libertà sindacali mentre ci sono le trattative in corso sul contratto.

COME PROCEDE IL DIALOGO TRA BANCHIERI E SINDACATI

Clima sereno al momento, dunque, tra i banchieri e pure fra i sindacati è tornato il dialogo: tra le sigle è riemersa, infatti, una certa tranquillità. Perché la Uilca ben guidata da Massimo Masi ha capito che deve avere il suo spazio legittimo e la sua autorevolezza nell’ambito di sani rapporti con Fabi, Fisac Cgil e Unisin. Si sta quindi delineando un asse importante e unitario – secondo le indiscrezioni raccolte da StartMag – che porterà avanti tre argomenti principali: rivendicazioni economiche, salvaguardia e rilancio dell’occupazione, difesa dell’area contrattuale.

I TEMPI PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO

Tuttavia, fino al congresso della Fisac Cgil – che si svolgerà a Roma a fine novembre – non si muoverà nulla tranne la preparazione della piattaforma unitaria. Abi aspetterà il braccio bancario della Confederazione di Corso Italia esattamente come ha atteso i congressi delle altre organizzazioni. Nelle prossime settimane, comunque, la piattaforma delle sigle sarà preparata e poi sarà portata alle assemblee dei lavoratori. Per la Fisac Cgil in agenda c’è il cambio al vertice e in rampa di lancio c’è il romano Giuliano Calcagni. Il quale è un bancario che conosce bene il settore ed è stato capace di raggiungere un accordo unitario con le diverse e variegate componenti del mondo Fisac Cgil. Il nuovo segretario generale prende il posto di Agostino Megale che lascia perché ha raggiunto il limiti di due mandati, al quale saranno comunque affidati dalla Cgil altri importanti incarichi.

TUTTE LE NOVITA’ PER LE BCC

C’è altro nel ricco menù delle questioni sindacali dell’industria bancaria. Dal primo gennaio, diventa operativa la riforma delle Bcc, che al massimo potrà slittare di due mesi. Da quel momento dovrà essere affrontato anche il rinnovo del contratto del settore fermo da anni e il tema degli esuberi che verrà gestito gruppo per gruppo, come avviene da sempre anche per le banche che aderiscono ad Abi. Insufflando la polemica nel credito cooperativo, la Lega sta cercando visibilità. Ma né gli attuali vertici della categoria (Iccrea e Cassa centrale) né la Bce hanno fatto un passo indietro rispetto alla riforma. I giochi sono fatti: le bcc dovranno adeguarsi, in futuro risponderanno alla Banca d’Italia e direttamente alla Bce. Il nuovo corso non può essere più fermato. La politica non può fare più nulla. E la stessa trasversale associazione creata da alcuni banchieri in Toscana, Articolo 2, che altro non è che una lobby di pressione, sta velocemente perdendo incisività fagocitata dai vertici dei tre gruppi Iccrea, Cassa Centrale, Raiffesen.

I RUMORS

Si rincorrono poi le voci di un prestito a condizioni particolarmente vantaggiose, a un segretario generale di un sindacato bancario, da parte della Popolare di Vicenza sotto la gestione di Gianni Zonin. La vicenda potrebbe avere a breve risvolti ancora più rilevanti. Risulta intanto a StartMag che sarebbero stati presentati denunce-esposti ad alcuni comandi provinciali della Guardia di finanza di città del Nord Italia, a cominciare da quella di Bolzano. Denunce che vedrebbero coinvolto sempre lo stesso personaggio.

“Denunciate i parenti di Renzi o non potrete avere i soldi”: i pm sollecitano l’Unicef

Politicamentescorretto.info 13.9.18

L’accusa ai fratelli Conticini, di cui uno cognato di Matteo Renzi: 6,6 milioni di dollari mai arrivati ai bambini africani

Corriere della Sera

Oltre 6,6 milioni di dollari destinati all’assistenza di bambini africani sarebbero transitati sui conti privati di Alessandro Conticini, per anni direttore Unicef di Addis Abeba e fratello maggiore di uno dei cognati di Matteo Renzi, e utilizzati in gran parte per cospicui investimenti immobiliari e in misura minore (per circa 250 mila euro) per l’acquisto di quote di alcune società della famiglia Renzi o di persone ad essa vicine. Secondo l’accusa parte dei fondi finì alla società amministrata dalla madre dell’ex segretario pd, Tiziana Bovoli. Ora i pm hanno avvertito l’Unicef: senza una denuncia ai parenti di Renzi, non si potranno ottenere i soldi indietro.

Come riporta il Corriere della Sera, il messaggio dei magistrati di Firenze alle organizzazioni internazionali è chiaro: «In Italia la legge è cambiata, se non presenterete una denuncia non potremo proseguire l’inchiesta per appropriazione indebita. E dunque non avrete alcuna possibilità di reclamare i soldi elargiti».

Sono 10 milioni di dollari versati tra il 2008 e il 2013 per sostenere progetti in favore dell’infanzia in difficoltà. Di questi, 6 milioni e 600mila dollari sarebbero però finiti sui conti personali degli imprenditori, e in parte anche nelle casse della «Eventi6», società amministrata dalla mamma di Renzi, Tiziana Bovoli. L’ex premier dichiara con una nota di voler «procedere in sede civile e penale contro chiunque accosti il suo nome a una vicenda giudiziaria che riguarderebbe un fratello del marito di una sorella di Renzi».

La rogatoria alle autorità statunitensi ha come destinatari «l’Unicef, fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia; la Fondazione Pulitzer» e sei associazioni australiane e statunitensi che avevano elargito alla “Play Therapy Africa Limited” e ad altre due organizzazioni no profit di Alessandro Conticini. I pubblici ministeri hanno già rintracciato le somme e accusano Andrea Conticini di aver «agito come procuratore speciale del fratello» Alessandro.

«Impiegava parte del denaro provento del delitto in attività economiche, procedendo all’acquisto di partecipazioni societarie e all’esecuzione di finanziamenti in conto soci» prelevando 267mila e 800 euro dai conti e dividendoli così: alla «Eventi6» di Rignano — finita in un’altra indagine per false fatturazioni dove sono indagati la madre e il padre di Renzi — 133.900 euro nel 2011; alla Quality Press Italia, 129.900 euro; alla Dot Media di Firenze, 4.000 euro. I fratelli Alessandro e Luca avrebbero invece reimpiegato il resto tra l’altro con un «investimento immobiliare in Portogallo» da quasi 2 milioni di euro.

Fonte huffingtonpost