Consob, la lettera di dimissioni di Nava

Di Mario Nava ilsole24ore.com 13.9.18

Di seguito la dichiarazione resa oggi dal Presidente della , alla Commissione in occasione dell’annuncio delle sue dimissioni dalla carica.

«La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica. La Consob è indipendente, ma non può essere isolata. Consob deve poter lavorare non solo con le altre autorità indipendenti, ma anche con le istituzioni politiche.

Sono stato chiamato a questo incarico in quanto esperto autorevole delle norme e dei regolamenti finanziari europei che disciplinano il mercato italiano. Sono stato chiamato con l’obiettivo di rilanciare il mercato e rilanciare l’Autorità nelle sue funzioni di vigilanza e protezione del risparmio e dell’investimento. Sono stato chiamato con l’obiettivo di integrare la Consob meglio nei vari consessi europei e internazionali. Ho accetto l’incarico con gioia e entusiasmo.

Ora però queste mie caratteristiche e questi obiettivi sembrano essere considerati un insormontabile ostacolo.

La richiesta di dimissioni per “sensibilità istituzionale” da parte dei quattro capigruppo di Camera e Senato dei due partiti di maggioranza sono un segnale chiaro e inequivocabile di totale non gradimento politico. Il non gradimento politico limita l’azione della Consob in quanto la isola e non permette il raggiungimento degli obiettivi sopra ricordati.

Responsabilmente quindi, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob informandone la Commissione ai sensi dell’articolo 4.3 del Regolamento Consob.

Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali. Permettetemi solo di chiudere con alcuni ringraziamenti. Voglio ringraziare il Personale della Consob che nella sua stragrande maggioranza si è dimostrato di altissimo livello e dotato di grandissima professionalità. In pochi mesi abbiamo intrapreso tantissime azioni, in tema di vigilanza, di ispezioni, di sanzioni, di tutela del consumatore, di cooperazione con la Banca d’Italia, di riforme interne, di arbitro finanziario, in materia di cooperazione internazionale e abbiamo impostato le sei priorità per il Piano operativo 2019-2021, che mi auguro sarà portato avanti con determinazione dal mio successore.

Voglio ringraziare tutti gli operatori di mercato che ho incontrato in questo periodo, e che mi hanno dimostrato una grande voglia di ben fare e agire in questo paese. Voglio ringraziare il Ministro Padoan e il Presidente Gentiloni e soprattutto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la fiducia riposta in me e per il loro costante supporto e vicinanza durante questo periodo.

Grazie e auguri di buon lavoro a tutti».

Roma, 13 settembre 2018

Nava si dimette da presidente Consob: “La questione è solo politica”

3/09/2018 21:18 di Titta Ferraro finanzaonline.com

Il Presidente della Consob, Mario Nava, ha rassegnato oggi le dimissioni dalla carica. La Commissione, preso atto della irrevocabilità della decisione, ha accettato le dimissioni con decorrenza da oggi e ne ha dato comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri.

La Commissione, rimarca una breve nota della Consob, esprime rammarico per la decisione del Presidente Nava e gratitudine e apprezzamento per il lavoro sin qui svolto.

Ieri i capi gruppo di Lega e M5S alla Camera e al Senato erano tornati a sollevare la questione della incompatibilità tra il distacco dagli uffici tecnici della Commissione europea e la guida di una Autorithy nazionale. Una tappa importante del caso Nava si era consumata lo scorso 16 luglio nel corso di un’audizione dallo stesso commissario della Consob Giuseppe Maria Berruti, che aveva ricordato i dubbi sulla indipendenza di Nava: in quanto dipendente comunitario, Nava sarebbe di fatto immune alla giustizia italiana e anche tenuto a contattare l’Unione europea sui dossier riservati.

 

Ecco quanto dichiarato oggi da Nava alla Commissione:

“La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte

dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica.

La Consob è indipendente, ma non può essere isolata. Consob deve poter lavorare non solo con le altre autorità indipendenti, ma anche con le istituzioni politiche.

Sono stato chiamato a questo incarico in quanto esperto autorevole delle norme e dei regolamenti finanziari europei che disciplinano il mercato italiano. Sono stato chiamato con l’obiettivo di

rilanciare il mercato e rilanciare l’Autorità nelle sue funzioni di vigilanza e protezione del risparmio e dell’investimento. Sono stato chiamato con l’obiettivo di integrare la Consob meglio nei vari

consessi europei e internazionali. Ho accetto l’incarico con gioia e entusiasmo.

Ora però queste mie caratteristiche e questi obiettivi sembrano essere considerati un insormontabile ostacolo.

La richiesta di dimissioni per “sensibilità istituzionale” da parte dei quattro capigruppo di Camera e Senato dei due partiti di maggioranza sono un segnale chiaro e inequivocabile di totale non

gradimento politico. Il non gradimento politico limita l’azione della Consob in quanto la isola e non permette il raggiungimento degli obiettivi sopra ricordati. Responsabilmente quindi, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob. Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali”.

Tra i primi commenti alle dimissioni di Nava c’è quello dell’ex premier Paolo Gentiloni: “Capisco Mario Nava. Un tecnico troppo bravo e troppo autonomo per l’attuale Governo. Peccato davvero per la Consob”.

Tra i primi commenti tra le fila della maggioranza spicca Claudio Borghi, economista di spicco della Lega e presidente Commissione Bilancio alla Camera: ” Ringrazio il Dott. Nava per la sensibilità dimostrata con le sue dimissioni. Non si può dirigere un’autorità indipendente mentre si è dipendenti di Bruxelles“.

Draghi: la BCE non garantisce nessuno Stato. Dato che ha pienamente fallito i propri obiettivi, non serve a nulla ..

Fabio Lugano scenarieconomici.it 13.9.18

Cari Amici,

oggi Draghi ha ruggito, proseguendo l’attacco concentrico contro l’Italia iniziato da Moscovici e proseguito da Oettinger.

Ecco la perla del giorno:

Quindi la BCE si conferma una Banca Centrale senza stato, che ha una moneta Fiat, quindi senza garanzia, se non la faccia del board ed un trattato che oggi c’è, domani chi lo sa. Questo accade proprio per il motivo di cui Draghi parla: non c’è un legame con con gli Stati, nessuno, quindi alla fine non c’è nessuna base forte per la BCE, a parte pochi articoli dei trattati. Tutto il resto è fuffa.

In realtà la BCE è l’emblema di un grande, colossale , fallimento, dovuto all’evidenza che senza una politica fiscale, impossibile in Europa con le condizioni attuali, non può esserci un politica monetaria efficace, soprattutto quando di principio di bloccano sistemi di distribuzione delle risorse finanziarie capillari, ma ci si affida esclusivamente a flussi finanziari che transitano attraverso gli intermediari finanziari.

La BCE ha come obiettivo SOLO la stabilità monetaria, non la crescita economica nè l’occupazione, altro elemento di unicità mondiale e di distacco dalla realtà sociale del continente: ci può essere zero inflazione ed alta disoccupazione e la BCE potrebbe benissimo non intervenire.

Come vedete le previsioni nei prossimi 3 anni dell’inflazione fatte dalla stessa BCE indicano come il proprio obiettivo di inflazione del 2% NON si prevede possa essere raggiunto sino al 2020. La crescita viene vista in calo a partire dal 2018 sino al 2020, passando dal 2% per ridursi al 1,7%, e, nonostante questi fallimenti, la BCE cesserà il QE a fine anno.

Vediamo il fenomeno in modo grafico:

Quindi :

• gli obiettivi di inflazione non verranno raggiunti;

• la crescita è in calo e con previsioni peggiorate rispetto a quelle emesse a giugno;

• le prospettive peggiorano;

e , nonostante tutto questo , la BCE fa terminare il QE, dando responsabilità della situazione creata ai singoli stati ed abbandonandoli a se stessi, come se la BCE non fosse la banca centrale di un territorio, ma di altri, di alcuni, non di tutti. Proseguendo con questa strada di estraniamento, ben significata dalle parole del membro del board Nowotny, per il quale “Nonostante i problemi italiani, il QE deve finire”, che senso viene ad avere la BCE per l’Europa intera e per l’Italia in particolare? Per avere una banca centrale esterna ed algida non è necessario avere un grattacelo a Francoforte, basterebbe affidarsi alla FED o alla BoJ, che , siamo sicuri, sarebbero in grado di perseguire gli interessi dei cittadini europei meglio della BCE, se non altro per favorire i cittadini dei propri stati.

Signoraggio Bancario: perché il debito pubblico è inestinguibile?

Politicamentescorretto.info 13.9.18

Massa monetaria, debito e interesse si capiscono più facilmente su piccola scala.

Il Signoraggio Bancario, la più grande truffa della storia, è prima di tutto un problema logico. La comprensione dei meccanismi di questo inganno risulta difficile ad alcune persone poiché faticano a modificare la propria mappa mentale, ormai sedimentata a livello cerebrale grazie ad anni di manipolazione subliminale da parte del sistema. Abbiamo quindi deciso di proporre in questo articolo un approccio semplice al problema del signoraggio: il classico esempio dei naufraghi sull’isola deserta.

Quattro superstiti di un naufragio riescono ad arrivare su di un’isola probabilmente disabitata: uno spagnolo, un greco, un irlandese ed un italiano. Dopo un primo periodo di adattamento ai ritmi di questo contesto poco usuale, non vedendo ancora arrivare nessun tipo di soccorso, con il passare delle settimane i naufraghi si rassegnano sempre più a dover affrontare una lunga permanenza sull’isola. Non potendo rimanere con le mani in mano, si organizzano dividendosi i compiti, come una micro comunità. I mesi trascorrono e ognuno di loro prosegue nelle proprie attività quotidine, specializzandosi, chi nella caccia e la pesca, chi nell’allevamento del bestiame, chi nella fabbricazione di utensili e chi nell’utilizzo delle erbe medicinali.

Con gli anni i quattro, raggiunta ormai una certa stabilità di vita, cominciano a sentire l’esigenza di dover utilizzare una qualche forma di moneta per facilitare lo scambio di prodotti fra di loro, essendo ormai diventato il baratto un modo non troppo comodo per procurarsi le merci. Per esempio, chi è specializzato nella pesca, si rende presto conto della difficoltà di poter cumulare dei prodotti deperibili, ad esempio il pesce, affinché possa poi intercambiarli con dei beni durevoli e di più alto valore, come una capanna ben costruita.

Un giorno approda sulle coste dell’isola un nuovo naufrago a bordo di un’imbarcazione di fortuna. È un tedesco che dice di essere un banchiere. I quattro lo accolgono felici di vedere una faccia nuova e, dopo aver raccontato a turno la propria storia, gli illustrano i progressi raggiunti sull’isola. L’unica cosa che manca, fanno notare, è una moneta per facilitare gli scambi fra di loro. Internviene a quel punto il banchiere tedesco che dice con aria rassicurante: «Ragazzi non vi preoccupate, siamo fortunati. Dal naufragio della nave sulla quale viaggiavo sono riuscito a salvare una cassa con dei lingotti d’oro e una piccola pressa che potrebbe essere utilizzata per stampare denaro. Se volete, potrei iniziare ad emettere e prestarvi 1200 euro, così potreste avere 300 euro a testa da poter utilizzare per scambiarvi prodotti. Sia chiaro, siamo tutti amici, ma voi avete già le vostre attività avviate con le quali guadagnarvi da vivere e io, se permettete, vorrei guadagnarmi da vivere con quello che so fare meglio, cioè il banchiere. Se siete d’accordo, quindi, a fine anno dovreste restituirmi il prestito con un piccolo interesse del due per cento, ossia solamente sei euro a testa. Va bene?». I quattro accettano gioiosi, felici di poter finalmente avere un mezzo per poter facilitare lo scambio di merci e festeggiano con un’abbondante cena.

Quella notte tutti dormono sogni tranquilli, tranne il naufrago greco. C’è qualcosa nel discorso del banchiere tedesco che non lo ha convinto completamente. Si chiede: «Come faremo a restituire i 1200 del prestito più i 24 euro di interesse, se la massa monetaria, cioè gli unici soldi nell’isola, sono solamente quei 1200 euro che ci presterà? Da dove prendiamo quei 24 euro per pagare l’interesse?».

L’indomani il greco, riuniti gli altri tre, affronta subito la situazione e va a chiedere spiegazioni al banchiere. Il tedesco, sicuro delle proprie parole tranquillizza i naufraghi: «Non c’è assolutamente alcun tipo di problema. A fine anno vi stamperò altri 1200 euro. Con quello che avanza potreste pagarmi gli interessi che mi dovete. Poi ovviamente vi ripresterei per l’anno successivo anche i 1200 euro che ho già emesso quest’anno, 600 euro a testa, 2400 euro in tutto. Voi avete le vostre attività, io la mia, ma a me basta che mi paghiate il due per cento all’anno di quello che vi presto, dopo tutto siamo amici».

I naufraghi rimangono soddisfatti dalle eloquenti parole del banchiere tedesco e anche quella notte dormono sogni abbastanza tranquilli. Il naufrago greco, però, ancora una volta no riesce a prendere sonno, non è convinto della spiegazione ricevuta. Si rende ben presto conto che il debito che ha con il banchiere è inestinguibile e non potrà mai essere ripagato, anzi. Il debito sarà sempre maggiore, crescendo ogni anno in maniera esponenziale. In questo modo dopo pochi anni il banchiere potrà in teoria esigere il pagamento del debito con i relativi interessi e magari arrivare ad espropriare tutti i beni dei naufraghi. Si accorge quindi di essere stato truffato e decide di svegliare i propri compagni per illustrare loro la situazione. Alla fine si rendono tutti conto dell’inganno dovuto a questo debito inestinguibile e si precipitano furiosi dal banchiere tedesco. Lo svegliano pretendendo delle spiegazioni, ma rendendosi conto di esser stato scoperto, il truffatore riesce a malapena a farfugliare qualche parola. I quattro, allora, pretendono come vendetta la cassa piena d’oro e chiedono al tedesco dove sia nascosta. Il banchiere esita ma, messo alle strette, accompagna i naufraghi al nascondiglio della cassa che però, una volta aperta, si rivela riempita di sole pietre. Così alla fine il malandrino confessa che non è mai esistita nemmeno la cassa d’oro. A quel punto il greco, l’irlandese, lo spagnolo e l’italiano, incazzati come delle iene, trascinano il banchiere sull’orlo della scogliera e lo buttano in mare.

Morale della favola: il debito pubblico generato dal Signoraggio Bancario è inestinguibile poiché la massa monetaria che viene prodotta dalle banche non include il denaro per pagarne gli interessi.

Fonte sporchibanchieri.wordpress.com

UBI BANCA / ELIO LANNUTTI CHIEDE LA RIMOZIONE DEI VERTICI

13 settembre 2018

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

UBI Banca, è sempre più bufera. Un istituto che ha ridotto sul lastrico oltre mezzo milione di famiglie, ha letteralmente “tradito il risparmo”. Inoltee, in palese violazione delle norme vigenti sull’onorabilità, molti tra gli imputati rinviati a processo sono tuttora alla guida dell’istituto.

Una situazione davvero ai confini della realtà, una banca che attraverso una gestione del tutto affaristica e familistica ha distrutto e distrugge montagne di risparmio dei cittadini per i suoi fini personali. Sarà il processo – che si spera i tempi brevissimi – ad accertare tutte le responsabilità della banca storicamente fondata da uno dei pionieri del credito, Giovanni Bazoli.

E’ la stessa procura bresciana a mettere nero su bianco di una gestione “patronale e familistica”, dell’istituto di credito da parte dei suoi organismi di vertice, palesatasi in una lunga serie di operazioni, anche illecite, in palese conflitto d’interesse diretto e indiretto. Operazioni che hanno direttamente danneggiato la Banca stessa e i suoi risparmiatori, favorendo gli interessi personali dei suoi vertici.

Elio Lannutti

E’ in movimento anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, la quale sta lavorando su alcune concrete piste investigative che porterebbero a violazioni delle norme “antiriciclaggio”. Come tutti ormai sanno, la Lombardia è diventata negli ultimi anni una comoda “loundry” per operazioni di lavaggio del danaro sporco, da reinvestire poi in comode attività ‘lecite’, soprattutto nell’edilizia e nell’ampio campo dei servizi.

Ha appena presentato un’interrogazione parlamentare sull’affaire UBI Banca il senatore 5 Stelle Elio Lannutti, storico presidente di Adusbef, l’associazione a tutela dei risparmiatori: “per alcune figure apicali di Ubi Banca sarebbe stata richiesta dalla Guardia di Fianza l’applicazione di misure cautelari, dopo aver indagato i reati di: associazione a delinquere; frode fiscale; truffa; riciclaggio; autoriciclaggio; falso ideologico, violazione della normativa sul conflittto d’interessi: influenza illecita sull’assemblea; utilizzo indebito di informazioni riservate (insider trading). “. Un bel mix degno di Al Capone, come titolava del resto il volume scritto nel 2010 da Elio Lannutti “Bankster – Peggio di Al Capone i vampiri di Piazza Affari e di Wall Street”.

Un libro davvero ‘premonitore’.

Continua Lannutti nel suo j’accuse: “In estrema sintesi, la procura di Brescia contesta agli imputati di aver voluto mantenere il controllo della Banca tra soggetti predefiniti, mediante un accordo occultato alle istituzioni di vigilanza e quindi al mercato, a conferma che il mantenimento della gestione della banca non era fine a se stesso, ma finalizzato ad una gestione indebita e priva di regole, che ha oltretutto determinato risultati economici devastanti per tutti i soci e i risparmatori rimasti, loro malgrado, coinvolti”.

A questo punto Lannutti chiede al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, di sapere “se il Governo abbia avuto conoscenza della vicenda descritta che avrebbe causato danni tangibili a 80 mila soci del gruppo UBI Banca e alla stabilità dell’intero sistema; se, consapevole della rilevanza del quarto istituto bancario del Paese sull’intera comunità economica italiana, intenda adoperarsi per porre fine ad una gestione a parere dell’interrogante fraudolenta del credito e del risparmio, finalizzata a preservare potere e vantaggi personali, a danno di azionisti, lavoratori di UBI banca e della stabilità del sistema creditizio ed economico nazionale; quali misure urgenti intenda adottare per valutare l’ipotesi di rimozione immediata dei vertici di UBI Banca, ai sensi dell’articolo 26 del Testo unico bancario, in tema di requisiti di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali delle banche”.

Bankitalia: Corte Ue, segreto limitato per garantire difesa e rimborsi

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Le autorità nazionali di vigilanza finanziaria possono dover dare accesso a informazioni coperte dal segreto professionale per garantire i diritti della difesa o per il loro utilizzo nell’ambito di un procedimento civile o commerciale.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea aggiungendo che spetta alle autorità e ai giudici nazionali competenti effettuare un bilanciamento tra gli opposti interessi delle parti.

In una delle cause esaminate, Enzo Buccioni è titolare dal 2004 di un conto corrente aperto presso un ente creditizio italiano, la Banca Network Investimenti Spa (“BNI”). In seguito alla procedura di liquidazione coatta amministrativa di tale ente nel 2012, Buccioni ha ricevuto esclusivamente un rimborso parziale dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Nel 2015, per ottenere informazioni supplementari al fine di valutare l’opportunità di agire in giudizio contro Bankitalia e contro la banca per i danni subiti, Buccioni ha chiesto alpistituto di Via Nazionale la divulgazione di vari documenti relativi alla vigilanza sulla Banca. La banca centrale italiana ha respinto parzialmente tale domanda, sostenendo, in particolare, che taluni documenti di cui era stata chiesta la divulgazione contenevano informazioni riservate coperte dall’obbligo del segreto professionale ad essa incombente. Buccioni ha quindi proposto dinanzi agli organi giurisdizionali amministrativi italiani un ricorso diretto all’annullamento di tale decisione. Il Consiglio di Stato, giudice di ultimo grado, ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte alcune questioni.

Nella sentenza di oggi, la Corte considera innanzitutto che la direttiva sui mercati degli strumenti finanziari, nel prevedere che l’obbligo del segreto professionale possa, in via eccezionale, essere escluso nei casi contemplati dal diritto penale, fa riferimento solo alla trasmissione o all’utilizzo di informazioni riservate ai fini di azioni penali esercitate e di sanzioni inflitte ai sensi del diritto penale nazionale. La Corte esamina in seguito in quale misura l’obbligo di segreto professionale previsto in tale direttiva sia limitato dal rispetto dei diritti della difesa sanciti nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. A tale riguardo, la Corte considera che “il diritto alla comunicazione dei documenti pertinenti ai fini della difesa non è illimitato e assoluto” e che “la tutela della riservatezza delle informazioni coperte dal segreto professionale che incombe sulle autorità competenti deve essere garantita e attuata in modo da conciliarla con il rispetto dei diritti della difesa”.

Per la Corte, spetta alle autorità e agli organi giurisdizionali competenti ricercare un equilibrio tra tali interessi contrapposti. Quindi, qualora un’autorità competente deduca il segreto professionale di cui alla direttiva, al fine di rifiutare la comunicazione di informazioni in suo possesso che non sono incluse nel fascicolo relativo al soggetto interessato da un atto che gli arreca pregiudizio, spetta al giudice nazionale competente stabilire se tali informazioni sono obiettivamente collegate agli addebiti mossi nei suoi confronti e, in caso affermativo, procedere al bilanciamento degli interessi in conflitto prima di decidere in merito alla comunicazione di ciascuna delle informazioni richieste.

pev

eva.palumbo@mfdowjones.it

(END) Dow Jones Newswires

September 13, 2018 10:09 ET (14:09 GMT)

Claudio Borghi: niente paura per l’addio di Draghi, dovrebbero aver paura quelli dell’UE

Marco Fontana it.sputniknews.com 13.9.18

Mentre il ministro delle Finanze Tria tiene il freno a mano sulla prossima finanziaria e sulle velleità giallo-verdi di realizzare il contratto di governo, rimangono le tensioni su euro e spread, tenute sotto la lente d’ingrandimento dai due partiti di maggioranza.

A tal proposito, abbiamo sentito l’esponente leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

© FOTO : PIXABAY

L’UE sta apparecchiando l’uscita dell’Italia dall’euro

— Onorevole Borghi, in un’intervista rilasciata al Foglio Lei ha affermato: “la mia speranza è che l’euro salti per aria“. Questa dichiarazione è stata da più parti contestata: la riproporrebbe?

— È nota la mia posizione nettamente contraria all’euro. Ho anche scritto un manuale dal titolo “Basta Euro” che esemplifica tutte le menzogne che continuano a propinarci, per coprire il proprio errore, coloro che ci hanno portato nella moneta unica. La frase in oggetto però va contestualizzata. L’euro non funziona ed è un dato di fatto. Oggi subiamo tassi di spread intollerabili e ingiustificabili, dovuti a chi scommette sulla “divergenza” tra Stati: una vera e propria assurdità.  In tale contesto, l’Europa non si decide a intervenire per tramutare la BCE in banca prestatrice di ultima istanza, cioè in un punto di equilibrio dei mercati. Oggi, la BCE di fronte a una crisi potrebbe decidere di non intervenire per uno Stato e invece di farlo per un altro. Vi pare normale? Certamente no, e tutto questo rende instabili i mercati. Il Quantitative Easing non può interrompersi. Se tramonta l’idea di un’Europa solidale, si sfalda tutto e l’euro salta in aria.

— Alcuni dicono che l’Italia potrebbe uscire dall’euro per via della prossima finanziaria.

© FOTO : PIXABAY

La fine dell’euro è vicina?

— Questa è una sciocchezza. La Legge Finanziaria di un Paese non fa collassare un sistema. Tutti i Paesi europei rischiano, se le regole restano quelle attuali. C’è bisogno di stabilità e la stabilità la può garantire solo la Banca Centrale. Un incidente di percorso può capitare a tutti: un voto politico anticipato, una crisi bancaria interna, un rallentamento dell’economia internazionale. In questi casi, se non si hanno certezze e obblighi di intervento da parte della BCE, ecco che si rischia il panico dei mercati. Ma di chi è colpa? Del Paese temporaneamente indebolito o delle istituzioni europee che non intervengono in modo positivo?

— Lo spread in questo momento è finalizzato a penalizzare l’Italia e il Governo?

© SPUTNIK . SERGEY GUNEEV

Interferenze? Ne parla l’esperto, Soros

— Se permetti di ridurre il QE, allora accetti il rischio che grandi fondi speculativi possano montare azioni di mercato per trarne il maggior beneficio. Non sarebbe la prima volta. Ricordiamoci il 1992, quando una situazione d’instabilità analoga — orientata ad arte — permise a Soros di trarre enormi profitti giocando sul mercato delle valute. Da che mondo è mondo, il debito in valuta corrente dell’emittente dovrebbe essere oggetto solo del rischio del tasso. I BTP e i CCT costituivano un’oasi di tranquillità per i risparmiatori in funzione dei tassi che esprimevano. Far venire meno questa struttura e assegnare un rischio di default a un debito statale ha creato il caos che viviamo oggi: una scelta che reputo disfunzionale dal punto di vista economico. Sentiamo dire sempre che i vari Paesi membri dell’UE devono essere più legati dalla fratellanza, ma così non è. C’è chi si arricchisce a spese nostre, e sicuramente questo non è il modo né di creare una vera Unione né di aiutare i Paesi deboli, ma è la via più breve per acuire le diversità.

— In un contesto del genere, vi spaventa l’addio di Draghi alla BCE? I possibili successori tedeschi hanno già ventilato cambi di strategie…

© AP PHOTO / YASIN BULBUL, PRESIDENTIAL PRESS SERVICE, POOL

Crisi economica della Turchia, BCE: A rischio banche UE

— Draghi ha fatto il suo, varando la stagione del “whatever it takes”, salvando la baracca e quindi anche il suo posto. Non abbiamo paura di un suo addio, ma dovrebbero averne i suoi successori qualora intendano fare passi indietro sul Quantitative Easing o rimuovere, più in generale, la garanzia implicita sul debito. Prima o poi, un intoppo può capitare anche a Paesi più attrezzati del nostro: in quel caso, mancando adeguati paracaduti, salterebbe tutto in aria, nulla sarebbe più come prima. Vorrei ricordare che quando Draghi intervenne nel 2011, non c’era solo lo spread dei Pigs, ma anche la Francia era messa male. Se salta uno Stato, saltano anche tutti gli altri e l’euro finisce per collassare. Perciò tenere in piedi il sistema è interesse pure di quelli che fanno la voce grossa.

— Il vicepremier Di Maio ha affermato di non temere lo spread e le speculazioni perché siete più forti di quando c’era Berlusconi nel 2011. Ne siete convinti?

© SPUTNIK . ДМИТРИЙ ДОНСКОЙ

Italiani sempre più poveri dopo i governi filo-UE

— Spero che tutti capiscano che il 2011 è un’altra storia. L’esempio di Berlusconi aiuta a comprendere che è inutile essere distensivi con la Troika o soggiacere ai suoi diktat. Così non si placa lo spread, se non magari per qualche giorno. Pensiamo a Monti, che durante il suo governo vide per ben due volte schizzare lo spread a 500 punti. Per far ripartire il Paese è necessario avere idee chiare e metterle in pratica già dalla prossima Legge di stabilità.

— Se il futuro governatore della BCE desse l’ok per la BCE come prestatore di ultima istanza, ma vi chiedesse di delegare maggiore sovranità alla Commissione, come reagireste?

— Di sovranità ne abbiamo ceduta anche troppa. È ora di iniziare a costruire un sistema che tuteli tutti i membri dell’euro. Siamo pronti a definire uno spread minimo, ad esempio 150 punti base, un differenziale che comunque mi sembra già intollerabile e che costa moltissimi soldi al Paese che lo subisce. Alcuni dicono che se non ci fosse differenziale, gli Stati sarebbe spinti a un azzardo morale senza limiti: credo che 150 sarebbe una punizione sufficiente a far desistere da pratiche politico-economiche pericolose.

— Flat tax nel 2018, sì o no? Non avete paura che, qualora venga fatta solo per le partite Iva fino a 100mila euro, porti a precarizzare ancora di più il lavoro?

— La Flat Tax è nel contratto di governo ed è prioritaria: quindi si farà. Non temiamo certo che peggiorino le condizioni di lavoro, anzi! Siamo sicuri che farà riemergere numerosi posti che oggi sono sommersi nel “nero”.

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tria emblema del liberismo. Cavallo di Troia dei poteri forti. Parla il filosofo Fusaro: meglio che il ministro si dimetta. Il Governo non durerà, ci sarà il colpo di Stato delle élites

Carmine Gazzani la notiziagiornale.it 13.9.18

“Giovanni Tria insieme a Giancarlo Giorgetti è il vero Cavallo di Troia liberista all’interno del Governo”. Ecco perché “sarebbe auspicabile che alla fine il ministro dell’Economia si dimetta”. Come suo solito non usa mezzi termini il filosofo Diego Fusaro. Una lettura fuori dal coro che aiuta, però, a comprendere il futuro del Governo, specie alla luce dei paletti posti dal ministro dell’Economia alla Manovra e della conseguente reazione dei due partiti di maggioranza, Movimento cinque stelle in testa.

Eppure sui giornali leggiamo di contrasti all’interno del Governo in vista della Manovra con la Lega che spinge per la flat tax e i Cinque stelle che premono sul reddito di cittadinanza. Quanto c’è di vero?

“Secondo me c’è una evidente montatura, nel senso che si sta operando per dividere questo Governo così eterogeneo, che però è unitario nell’intento populista contro gli interessi dell’élite capitalista. Quindi è chiaro che fanno di tutto per creare un dissidio anche dove non vi è”.

A suo giudizio, dunque, flat tax e reddito di cittadinanza insieme sono possibili?

“Io credo che le due norme vadano bene nella misura in cui contestualmente si progetta una tassazione durissima contro l’élite finanziaria che è quella dell’off-shore e dei paradisi fiscali. Questa, la classe che non lavora e che vive di rendite finanziarie, dev’essere colpita duramente”.

Il ministro Tria, però, ha detto chiaramente che i vincoli Ue verranno rispettati. Non crede che la presenza di Tria possa in qualche modo limitare l’azione del Governo?

“Tria insieme a Giorgetti è il vero Cavallo di Troia liberista all’interno del Governo. Una corrente che è nemica delle istanze sociali dal basso dei partiti. Queste forze devono essere arginate prima che sia troppo tardi. La sudditanza rispetto all’Europa ne è l’emblema, per cui si finisce col rispettare i suoi trattati”.

Non le sembra che in questo senso Tria sia un po’ un alieno nell’Esecutivo essendo di fatto un “tecnico”?

“Più che alieno è l’elemento liberista all’interno di un Governo che non lo è. Tutto quello che viene da Tria è un ritorno del vecchio liberismo che si sperava essersi lasciati alle spalle il 4 marzo in nome di una difesa, invece, dell’interesse nazionale e dell’elemento sociale dimenticato fino a quel momento”.

Insomma, i “poteri forti” sono vivi e lottano in mezzo o, meglio, contro di noi.

“Sì, sono sempre operativi. E, perso il cavallo del Pd, cercheranno di cavalcare un nuovo cavallo appropriandosi delle forze governative. E qui la necessità di resistere a queste tendenze”.

C’è chi ha parlato di richiesta di dimissioni per Tria qualora nella manovra non ci dovesse essere il reddito di cittadinanza. È una possibilità?

“Assolutamente sì”.

Un rischio o un augurio?

“Spero che si attui il prima possibile. Tria è un liberista che disturba pienamente un Governo che nelle aspettative non è liberista e che invece recupera politiche welfaristiche keynesiane. Speriamo”.

Ultima domanda sul futuro del Governo. Crede possa restare in piedi per i tutti i cinque anni della legislatura?

“Non credo. Temo ci sarà una “rivoluzione colorata” se così vogliamo definirla da parte dell’élite finanziaria dominante che o userà un colpo di Stato giudiziario modalità “Mani pulite” e lo dico mentre Salvini è già indagato; o ci sarà un colpo di Stato finanziario usando la tirannia dello spread e dei mercati. Da qui la rivoluzione colorata delle masse lobotomizzate e manipolate che scenderanno in piazza con manifestazioni antifasciste. Fa ridere già nel nome: antifascismo nel 2018, in assenza totale di fascismo”.

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm. Come procede il rinnovo del contratto dei bancari

Fernando Soto startmag.it 13.9.18

Fatti, nomi e indiscrezioni su tempi e modi sul rinnovo del contratto dei bancari. La riunione in casa Abi, i temi al centro del dibattito, il nuovo corso del Casl, il peso delle grandi banche come Intesa Sanpaolo e i rumors su un prestito della Popolare di Vicenza a…

Primi passi nella complessa partita per il rinnovo del contratto di lavoro degli oltre 280.000 lavoratori bancari, che scade a dicembre, e degli oltre 37.000 delle banche di credito cooperativo scaduto da oltre quattro anni.

CHE COSA SI E’ DETTO IERI ALL’ABI SUL RINNOVO DEL CONTRATTO DEI BANCARI

Ieri il tema è stato al centro del comitato esecutivo dell’Abi, riunito a Roma. Il match entrerà nel vivo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Cosa dicono, intanto, i banchieri? Apparentemente, la situazione è abbastanza tranquilla e i big del credito intendono sfruttare il tempo che manca al kick off per approfondire quattro temi centrali: gli inquadramenti, i ruoli chiave dei direttori di filiale, le innovazioni tecnologiche e una netta divisione tra gli argomenti di competenza del contratto nazionale e di competenza dei piani industriali.

I 4 TEMI CENTRALI ALLA BASE DEGLI APPROFONDIMENTI

La ragione di questi approfondimenti tematici l’ha spiegata a StartMag uno dei maggiorenti della Confindustria del credito. Che intende far passare un’idea precisa: prima delle rivendicazioni sindacali sulla parte economica, si deve parlare di altro. Le questioni economiche, per le banche, vengono dopo, ma i sindacati, su questo punto, sono pronti ad alzare le barricate.

LE DIVERGENZE TRA BANCHIERI E BANCARI

Anche perché gli istituti chiederanno a gran voce incrementi salariali legati alla produttività e ai risultati raggiunti: vorrebbero introdurre una sorta di salario variabile, con una parte fissa e una parte agganciata ai risultati commerciali delle aziende di credito. Mentre i sindacati oltre all’inflazione vogliono chiedere aumenti economici legati al ritorno agli utili delle banche. Abi infatti prevede oltre 10 miliardi di euro di profitti nel 2019.

LA RIUNIONE COLLABORATIVA

Sta di fatto che, secondo una fonte, la riunione dell’esecutivo di ieri è stata “collaborativa, serena e unitaria”. Nessuna contrapposizione fra i gruppi, al momento. Tutto ruota attorno al Comitato affari sindacali e del lavoro dell’Abi e alla strategia che la stessa contrapporrà ai sindacati. Infatti il ruolo “regolatore” del contratto nazionale non ha negli ultimi tre anni funzionato perché le banche fra loro si sono fatte concorrenza a colpi di accordo sui piani industriali e deroghe al contratto nazionale. C’è chi si lamenta infatti che i sindacati aziendali hanno usato due pesi e due misure avvantaggiando Intesa Sanpaolo a danno degli altri gruppi. Tanto per fare un esempio, grazie a un accordo tra sindacato e Ca de’ Sass, il cost income del gruppo è il più basso d’Europa.

IL RUOLO DEL CASL CON LODESANI

C’è da dire che il Casl si è anche arricchito di manager bancari con spiccata professionalità innovativa, come Rosario Strano di Intesa Sanpaolo. Un nuovo corso, quello affidato alle cure del neopresidente Salvatore Poloni (Banco Bpm), che certamente si distinguerà dalla gestione – giudicata inconcludente – di Eliano Omar Lodesani, che l’ad del gruppo Intesa, Carlo Messina, ha appena collocato in pensionamento. Sarebbe stato proprio l’ex leader del Casl ad alimentare le tensioni nate a cavallo tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 con gli esponenti del mondo sindacale. In particolare, Lodesani era ai ferri corti con il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, certamente uno leader sindacale dal carattere non facile, ma al quale tutti – anche gli avversari – riconoscono una visione organizzativa, strategica e politica di alto livello.

IL NUOVO CORSO DEL CASL CON POLONI

Il nuovo corso del Casl, in ogni caso, ha preso forma e qualche risultato concreto, in effetti, Poloni l’ha già raggiunto. Il tema è quello delle libertà sindacali: la soluzione sarà la stessa adottata per il contratto nazionale ovvero una proroga dei termini per la disdetta dell’accordo del 2015. L’ipotesi conviene a tutti. Conviene alle banche, che accetteranno di sottoscrivere l’accordo sulle libertà sindacali una volta che avranno chiara la portata del contratto nazionale; e conviene pure ai sindacati perché dimostreranno trasparenza alla categoria. In effetti, non sarebbe capita dai lavoratori la scelta di negoziare le libertà sindacali mentre ci sono le trattative in corso sul contratto.

COME PROCEDE IL DIALOGO TRA BANCHIERI E SINDACATI

Clima sereno al momento, dunque, tra i banchieri e pure fra i sindacati è tornato il dialogo: tra le sigle è riemersa, infatti, una certa tranquillità. Perché la Uilca ben guidata da Massimo Masi ha capito che deve avere il suo spazio legittimo e la sua autorevolezza nell’ambito di sani rapporti con Fabi, Fisac Cgil e Unisin. Si sta quindi delineando un asse importante e unitario – secondo le indiscrezioni raccolte da StartMag – che porterà avanti tre argomenti principali: rivendicazioni economiche, salvaguardia e rilancio dell’occupazione, difesa dell’area contrattuale.

I TEMPI PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO

Tuttavia, fino al congresso della Fisac Cgil – che si svolgerà a Roma a fine novembre – non si muoverà nulla tranne la preparazione della piattaforma unitaria. Abi aspetterà il braccio bancario della Confederazione di Corso Italia esattamente come ha atteso i congressi delle altre organizzazioni. Nelle prossime settimane, comunque, la piattaforma delle sigle sarà preparata e poi sarà portata alle assemblee dei lavoratori. Per la Fisac Cgil in agenda c’è il cambio al vertice e in rampa di lancio c’è il romano Giuliano Calcagni. Il quale è un bancario che conosce bene il settore ed è stato capace di raggiungere un accordo unitario con le diverse e variegate componenti del mondo Fisac Cgil. Il nuovo segretario generale prende il posto di Agostino Megale che lascia perché ha raggiunto il limiti di due mandati, al quale saranno comunque affidati dalla Cgil altri importanti incarichi.

TUTTE LE NOVITA’ PER LE BCC

C’è altro nel ricco menù delle questioni sindacali dell’industria bancaria. Dal primo gennaio, diventa operativa la riforma delle Bcc, che al massimo potrà slittare di due mesi. Da quel momento dovrà essere affrontato anche il rinnovo del contratto del settore fermo da anni e il tema degli esuberi che verrà gestito gruppo per gruppo, come avviene da sempre anche per le banche che aderiscono ad Abi. Insufflando la polemica nel credito cooperativo, la Lega sta cercando visibilità. Ma né gli attuali vertici della categoria (Iccrea e Cassa centrale) né la Bce hanno fatto un passo indietro rispetto alla riforma. I giochi sono fatti: le bcc dovranno adeguarsi, in futuro risponderanno alla Banca d’Italia e direttamente alla Bce. Il nuovo corso non può essere più fermato. La politica non può fare più nulla. E la stessa trasversale associazione creata da alcuni banchieri in Toscana, Articolo 2, che altro non è che una lobby di pressione, sta velocemente perdendo incisività fagocitata dai vertici dei tre gruppi Iccrea, Cassa Centrale, Raiffesen.

I RUMORS

Si rincorrono poi le voci di un prestito a condizioni particolarmente vantaggiose, a un segretario generale di un sindacato bancario, da parte della Popolare di Vicenza sotto la gestione di Gianni Zonin. La vicenda potrebbe avere a breve risvolti ancora più rilevanti. Risulta intanto a StartMag che sarebbero stati presentati denunce-esposti ad alcuni comandi provinciali della Guardia di finanza di città del Nord Italia, a cominciare da quella di Bolzano. Denunce che vedrebbero coinvolto sempre lo stesso personaggio.

“Denunciate i parenti di Renzi o non potrete avere i soldi”: i pm sollecitano l’Unicef

Politicamentescorretto.info 13.9.18

L’accusa ai fratelli Conticini, di cui uno cognato di Matteo Renzi: 6,6 milioni di dollari mai arrivati ai bambini africani

Corriere della Sera

Oltre 6,6 milioni di dollari destinati all’assistenza di bambini africani sarebbero transitati sui conti privati di Alessandro Conticini, per anni direttore Unicef di Addis Abeba e fratello maggiore di uno dei cognati di Matteo Renzi, e utilizzati in gran parte per cospicui investimenti immobiliari e in misura minore (per circa 250 mila euro) per l’acquisto di quote di alcune società della famiglia Renzi o di persone ad essa vicine. Secondo l’accusa parte dei fondi finì alla società amministrata dalla madre dell’ex segretario pd, Tiziana Bovoli. Ora i pm hanno avvertito l’Unicef: senza una denuncia ai parenti di Renzi, non si potranno ottenere i soldi indietro.

Come riporta il Corriere della Sera, il messaggio dei magistrati di Firenze alle organizzazioni internazionali è chiaro: «In Italia la legge è cambiata, se non presenterete una denuncia non potremo proseguire l’inchiesta per appropriazione indebita. E dunque non avrete alcuna possibilità di reclamare i soldi elargiti».

Sono 10 milioni di dollari versati tra il 2008 e il 2013 per sostenere progetti in favore dell’infanzia in difficoltà. Di questi, 6 milioni e 600mila dollari sarebbero però finiti sui conti personali degli imprenditori, e in parte anche nelle casse della «Eventi6», società amministrata dalla mamma di Renzi, Tiziana Bovoli. L’ex premier dichiara con una nota di voler «procedere in sede civile e penale contro chiunque accosti il suo nome a una vicenda giudiziaria che riguarderebbe un fratello del marito di una sorella di Renzi».

La rogatoria alle autorità statunitensi ha come destinatari «l’Unicef, fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia; la Fondazione Pulitzer» e sei associazioni australiane e statunitensi che avevano elargito alla “Play Therapy Africa Limited” e ad altre due organizzazioni no profit di Alessandro Conticini. I pubblici ministeri hanno già rintracciato le somme e accusano Andrea Conticini di aver «agito come procuratore speciale del fratello» Alessandro.

«Impiegava parte del denaro provento del delitto in attività economiche, procedendo all’acquisto di partecipazioni societarie e all’esecuzione di finanziamenti in conto soci» prelevando 267mila e 800 euro dai conti e dividendoli così: alla «Eventi6» di Rignano — finita in un’altra indagine per false fatturazioni dove sono indagati la madre e il padre di Renzi — 133.900 euro nel 2011; alla Quality Press Italia, 129.900 euro; alla Dot Media di Firenze, 4.000 euro. I fratelli Alessandro e Luca avrebbero invece reimpiegato il resto tra l’altro con un «investimento immobiliare in Portogallo» da quasi 2 milioni di euro.

Fonte huffingtonpost

La lista con tutti i politici che hanno detto No all’abolizione del vitalizio

politicamentescorretto.info 13.9.18

Nella seguente lista sono elencati tutti i nomi e partiti dei 337 deputati che hanno bocciato la mozione del che avrebbe tagliato le pensioni d’oro e aumentato le pensioni minime:

1 Adornato Ferdinando UDC

2 Agostini Luciano PD

3 Agostini Roberta PD

4 Albanella Luisella PD

5 Alfreider Daniel SVP

6 Allasia Stefano LEGA NORD

7 Alli Paolo NCD

8 Amato Maria PD

9 Amendola Vincenzo PD

10 Amici Sesa PD

11 Amoddio Sofia PD

12 Antezza Maria PD

13 Anzaldi Michele PD

14 Argentin Ileana PD

15 Arlotti Tiziano PD

16 Attaguile Angelo NCD

17 Balduzzi Renato SCELTA CIVICA

18 Bargero Cristina PD

19 Baruffi Davide PD

20 Basso Lorenzo PD

21 Bazoli Alfredo PD

22 Bellanova Teresa PD

23 Benamati Gianluca PD

24 Beni Paolo PD

25 Berlinghieri Marina PD

26 Bianchi Dorina NCD

27 Bianchi Mariastella PD

28 Biffoni Matteo PD

29 Binetti Paola UDC

30 Bini Caterina PD

31 Biondelli Franca PD

32 Blazina Tamara PD

33 Bobba Luigi PD

34 Boccuzzi Antonio PD

35 Bolognesi Paolo PD

36 Boldrini Laura SEL

37 Bonaccorsi Lorenza PD

38 Bonavitacola Fulvio PD

39 Bonifazi Francesco PD

40 Bonomo Francesca PD

41 Bordo Michele PD

42 Borghesi Stefano LEGA NORD

43 Borghi Enrico PD

44 Bosco Antonino NCD

45 Bossa Luisa PD

46 Bossi Umberto LEGA NORD

47 Braga Chiara PD

48 Bragantini Matteo PD

49 Bragantini Paola LEGA NORD

50 Brandolin Giorgio PD

51 Bratti Alessandro PD

52 Bressa Gianclaudio PD

53 Bruno Bossio Vincenza PD

54 Bruno Franco CENTRO DEMOCRATICO

55 Bueno Renata USEI

56 Bombassei Alberto SCELTA CIVICA

57 Burtone Giovanni Mario Salvino PD

58 Busin Filippo LEGA NORD

59 Buttiglione Rocco UDC

60 Campana Micaela PD

61 Caon Roberto LEGA NORD

62 Capodicasa Angelo PD

63 Capone Salvatore PD

64 Capozzolo Sabrina PD

65 Capua Ilaria SCELTA CIVICA

66 Carbone Ernesto PD

67 Cardinale Daniela PD

68 Carella Renzo PD

69 Carnevali Elena PD

70 Carocci Mara PD

71 Carra Marco PD

72 Carrescia Piergiorgio PD

73 Caruso Mario UDC

74 Casati Ezio Primo PD

75 Casellato Floriana PD

76 Cassano Franco PD

77 Castricone Antonio PD

78 Catania Mario UDC

79 Causi Marco PD

80 Causin Andrea SCELTA CIVICA

81 Cenni Susanna PD

82 Censore Bruno PD

83 Cera Angelo UDC

84 Cesaro Antimo SCELTA CIVICA

85 Chaouki Khalid PD

86 Cimbro Eleonora PD

87 Cimmino Luciano SCELTA CIVICA

88 Cirielli Edmondo FRATELLI D’ITALIA

89 Civati Giuseppe PD

90 Coccia Laura PD

91 Colaninno Matteo PD

92 Cominelli Miriam PD

93 Coppola Paolo PD

94 Corsaro Massimo Enrico FRATELLI D’ITALIA

95 Coscia Maria PD

96 Cova Paolo PD

97 Covello Stefania PD

98 Crimi’ Filippo PD

99 Crivellari Diego PD

100 Culotta Magda PD

101 Cuperlo Giovanni PD

102 D’agostino Angelo Antonio SCELTA CIVICA

103 D’arienzo Vincenzo PD

104 D’attorre Alfredo PD

105 D’incecco Vittoria PD

106 Dal Moro Gian Pietro PD

107 Dallai Luigi PD

108 Dambruoso Stefano SCELTA CIVICA

109 Damiano Cesare PD

110 De Maria Andrea PD

111 De Menech Roger PD

112 De Mita Giuseppe UDC

113 Decaro Antonio PD

114 Del Basso De Caro Umberto PD

115 Di Lello Marco PD

116 Di Maio Marco PD

117 Donati Marco PD

118 Ermini David PD

119 Fabbri Marilena PD

120 Famiglietti Luigi PD

121 Fanucci Edoardo PD

122 Faraone Davide PD

123 Farina Gianni PD

124 Fauttilli Federico SCELTA CIVICA

125 Fedriga Massimiliano LEGA NORD

126 Ferranti Donatella PD

127 Ferrari Alan PD

128 Ferro Andrea PD

129 Fiano Emanuele PD

130 Fiorio Massimo PD

131 Fioroni Giuseppe PD

132 Fitzgerald Nissoli Fucsia SCELTA CIVICA

133 Folino Vincenzo PD

134 Fontana Cinzia Maria PD

135 Fontanelli Paolo PD

136 Fossati Filippo PD

137 Fragomeli Gian Mario PD

138 Fregolent Silvia PD

139 Gadda Maria Chiara PD

140 Galgano Adriana SCELTA CIVICA

141 Galli Carlo PD

142 Galli Giampaolo PD

143 Gandolfi Paolo PD

144 Garavini Laura PD

145 Garofani Francesco Saverio PD

146 Gasbarra Enrico PD

147 Gasparini Daniela Matilde Maria PD

148 Gebhard Renate SVP

149 Gelli Federico PD

150 Genovese Francantonio PD

151 Ghizzoni Manuela PD

152 Giacobbe Anna PD

153 Giacomelli Antonello PD

154 Gigli Gian Luigi SCELTA CIVICA

155 Ginefra Dario PD

156 Ginoble Tommaso PD

157 Giorgis Andrea PD

158 Giuliani Fabrizia PD

159 Giulietti Giampiero PD

160 Gnecchi Marialuisa PD

161 Gozi Sandro PD

162 Grassi Gero PD

163 Greco Maria Gaetana PD

164 Gribaudo Chiara PD

165 Guerini Giuseppe PD

166 Guerini Lorenzo PD

167 Guerra Mauro PD

168 Guidesi Guido LEGA NORD

169 Gullo Maria Tindara PD

170 Gutgeld Itzhak Yoram PD

171 Iacono Maria PD

172 Iannuzzi Tino PD

173 Impegno Leonardo PD

174 Incerti Antonella PD

175 Invernizzi Cristian LEGA NORD

176 Iori Vanna PD

177 Laforgia Francesco PD

178 Lattuca Enzo PD

179 Lauricella Giuseppe PD

180 Lenzi Donata PD

181 Leone Antonio NCD

182 Leva Danilo PD

183 Locatelli Pia Elda PD

184 Lodolini Emanuele PD

185 Losacco Alberto PD

186 Lotti Luca PD

187 Madia Maria Anna PD

188 Maestri Patrizia PD

189 Magorno Ernesto PD

190 Maietta Pasquale FRATELLI D’ITALIA

191 Malisani Gianna PD

192 Malpezzi Simona Flavia PD

193 Manciulli Andrea PD

194 Manfredi Massimiliano PD

195 Manzi Irene PD

196 Marantelli Daniele PD

197 Marazziti Mario SCELTA CIVICA

198 Marchetti Marco PD

199 Marchi Maino PD

200 Marcolin Marco LEGA NORD

201 Marguerettaz Rudi Franco VALLEE D’AOSTE

202 Mariani Raffaella PD

203 Mariano Elisa PD

204 Marroni Umberto PD

205 Martella Andrea PD

206 Martelli Giovanna PD

207 Martino Pierdomenico PD

208 Marzano Michela PD

209 Matarrese Salvatore SCELTA CIVICA

210 Mattiello Davide PD

211 Mauri Matteo PD

212 Mazziotti Di Celso Andrea SCELTA CIVICA

213 Mazzoli Alessandro PD

214 Melilli Fabio PD

215 Meloni Giorgia FRATELLI D’ITALIA

216 Meloni Marco PD

217 Merlo Ricardo Antonio MOV. ASS. IT. EST.

218 Miccoli Marco PD

219 Minardo Antonino NCD

220 Misiani Antonio PD

221 Misuraca Dore NCD

222 Molea Bruno SCELTA CIVICA

223 Molteni Nicola LEGA NORD

224 Monaco Francesco PD

225 Monchiero Giovanni SCELTA CIVICA

226 Mongiello Colomba PD

227 Montroni Daniele PD

228 Morani Alessia PD

229 Morassut Roberto PD

230 Moretti Alessandra PD

231 Moretto Sara PD

232 Mosca Alessia Maria PD

233 Moscatt Antonino PD

234 Mura Romina PD

235 Murer Delia PD

236 Naccarato Alessandro PD

237 Narduolo Giulia PD

238 Nastri Gaetano FRATELLI D’ITALIA

239 Nesi Edoardo SCELTA CIVICA

240 Nicoletti Michele PD

241 Oliaro Roberta SCELTA CIVICA

242 Oliverio Nicodemo Nazzareno PD

243 Orfini Matteo PD

244 Ottobre Mauro SVP

245 Pagani Alberto PD

246 Pagano Alessandro NCD

247 Palma Giovanna PD

248 Paolucci Massimo PD

249 Paris Valentina PD

250 Parrini Dario PD

251 Pastorelli Oreste PD

252 Pastorino Luca PD

253 Patriarca Edoardo PD

254 Pelillo Michele PD

255 Peluffo Vinicio Giuseppe Guido PD

256 Pes Caterina PD

257 Petitti Emma PD

258 Petrini Paolo PD

259 Piccione Teresa PD

260 Piccoli Nardelli Flavia PD

261 Piccolo Giorgio PD

262 Piccone Filippo NCD

263 Piepoli Gaetano SCELTA CIVICA

264 Pini Gianluca LEGA NORD

265 Pini Giuditta PD

266 Pisicchio Pino CENTRO DEMOCRATICO

267 Piso Vincenzo NCD

268 Pizzolante Sergio NCD

269 Pollastrini Barbara PD

270 Porta Fabio PD

271 Prataviera Emanuele LEGA NORD

272 Preziosi Ernesto PD

273 Quartapelle Procopio Lia PD

274 Rabino Mariano SCELTA CIVICA

275 Rampelli Fabio FRATELLI D’ITALIA

276 Rampi Roberto PD

277 Ribaudo Francesco PD

278 Richetti Matteo PD

279 Rigoni Andrea PD

280 Roccella Eugenia NCD

281 Rocchi Maria Grazia PD

282 Romano Andrea SCELTA CIVICA

283 Rondini Marco LEGA NORD

284 Rosato Ettore PD

285 Rossi Domenico SCELTA CIVICA

286 Rossomando Anna PD

287 Rostan Michela PD

288 Rotta Alessia PD

289 Rubinato Simonetta PD

290 Rughetti Angelo PD

291 Saltamartini Barbara NCD

292 Sanga Giovanni PD

293 Sani Luca PD

294 Sanna Francesco PD

295 Sanna Giovanna PD

296 Santerini Milena SCELTA CIVICA

297 Sberna Mario SCELTA CIVICA

298 Sbrollini Daniela PD

299 Scalfarotto Ivan PD

300 Scanu Gian Piero PD

301 Schiro’ Gea SCELTA CIVICA

302 Schullian Manfred SVP

303 Scopelliti Rosanna NCD

304 Scuvera Chiara PD

305 Senaldi Angelo PD

306 Simoni Elisa PD

307 Sottanelli Giulio Cesare SCELTA CIVICA

308 Speranza Roberto PD

309 Stumpo Nicola PD

310 Tabacci Bruno PD

311 Tancredi Paolo NCD

312 Taranto Luigi PD

313 Taricco Mino PD

314 Tartaglione Assunta PD

315 Tentori Veronica PD

316 Terrosi Alessandra PD

317 Tidei Marietta PD

318 Tinagli Irene SCELTA CIVICA

319 Totaro Achille FRATELLI D’ITALIA

320 Tullo Mario PD

321 Vaccaro Guglielmo PD

322 Valente Valeria PD

323 Valiante Simone PD

324 Vargiu Pierpaolo SCELTA CIVICA

325 Vazio Franco PD

326 Velo Silvia PD

327 Venittelli Laura PD

328 Ventricelli Liliana PD

329 Verini Walter PD

330 Vignali Raffaello NCD

331 Villecco Calipari Rosa Maria PD

332 Vitelli Paolo SCELTA CIVICA

333 Zampa Sandra PD

334 Zanetti Enrico SCELTA CIVICA

335 Zappulla Giuseppe PD

336 Zardini Diego PD

337 Zoggia Davide PD

ORIANA FALLACI SCRIVEVA: “L’IMMIGRAZIONE E’ IL VERO ‘CAVALLO DI TROIA’”

Elena Quidello contro informazione.info 13.9.18

ORIANA FALLACI SCRIVEVA: “L’IMMIGRAZIONE E’ IL VERO ‘CAVALLO DI TROIA’ . COME QUANDO E PERCHE’ L’EUROPA FU VENDUTA ALL’ ISLAM.

di Elena Quidello

Il 15 sett. 2006 moriva Oriana Fallaci giornalista e scrittrice acuta che ha lasciato ai posteri profetiche verità. Oggi la verità sulla immigrazione ci permette di reagire con più coraggio alle bugie che per anni sono state presentate come verità da una sinistra che con gli stessi metodi della Elite Finanziaria Usa, ha ingannato spudoratamente tutti gli italiani di buon cuore e aperti all’accoglienza. Ma tutto ha un limite, quindi, l’immigrazione, così’ come questa ci è stata imposta è diventata talmente insostenibile che i paesi europei uno dopo l’altro, stanno riconsiderando il loro consenso.

Vero è che gli svedesi alle recenti elezioni hanno dato fiducia al partito di destra aumentandone la forza politica.. Ovvio che i popoli europei rimpiangano la loro sovranità nazionale per essere caduti nell’inganno della immigrazione forzata che, se in un primo momento sembrava inneggiare alla multiculturalità come un processo inevitabile di progresso e di civiltà per tutte le genti del pianeta, ha lentamente rivelato il volto oscuro di una pianificazione’ criminale’ a danno degli stessi europei quotidianamente alle prese con una esasperante battaglia per la sopravvivenza pacifica, per il controllo della legalità e della quiete pubblica minacciata dalle tante azioni malavitose di cui in maniera crescente si rendono responsabili gli immigrati clandestini.

Per oscure ragioni le sinistre europee si sono coalizzate contro i loro stessi connazionali privilegiando una irresponsabile e incomprensibile difesa di centinaia di migliaia di migranti africani e asiatici i quali, contrariamente ai martoriati popoli del vicino medio-oriente (Iraq, Libia, Siria) bombardati a morte per sette lunghi anni dal feroce ‘Zio Sam’, godono di una quasi strisciante devozione come fossero intoccabili feticci da venerare. E’ inutile soffermarsi sulle ormai palesi differenze di trattamento documentate con estremo realismo dai tanti video che vedono gli immigrati lamentarsi di tutto, e prontamente soddisfatti in ogni loro richiesta.

Come faccia l’onorevole Boldrini a recitare ancora la pia donna che si commuove per gli africani che di mattina escono dagli alberghi con lo zainetto sulle spalle, gli occhiali da sole e il telefonino nelle mani pronti per andare a zonzo come turisti in vacanza, è davvero stomachevole; uno schiaffo ai tanti giovani italiani sempre in attesa di un lavoro che piova dal cielo. Un incubo questa Italia che è costretta ad ascoltare le pesanti offese e gli insulti di esponenti del Pd i quali, come cani arrabbiati, imprecano contro l’attuale governo con toni e modi incivili superando i limiti della buona educazione e del rispetto che si deve al proprio rivale. Vedi Renzi che non perde mai l’occasione di denigrare il governo attuale o lo stesso Martina, che il giorno 9/9/18 ha dato una pessima immagine della sua persona dalla privilegiata postazione del TG serale.

Boldrini con gli islamici

L’onorevole Martina che sembra non accorgersi che esiste un popolo italiano discriminato e sofferente, come un attore dilettante, tutto calato nel ruolo del difensore di una giustizia pulcinelliana, con occhi spalancati da invasato, viene ripreso dalle telecamere dei TG mentre urla ed intima a Salvini prima e a Di Maio dopo, colpevole questi di aver interrotto la trattativa sull’Ilva, di andare a casa; ‘ andate a casa”, urlava l’onorevole con quel sentire tipico di chi sta rovesciando tutto l’odio represso ma generato da una insopportabile invidia per quei politici che gli avrebbero usurpato il’ trono.’ Una vera sceneggiata da Circo Equestre, indegna di un Ministro, studiata di proposito con quattro giovani che indossando magliette rosse alzavano le braccia come per cacciare via i ministri rivali non presenti sulla scena. ‘Storia di lucida follia’ direbbe un attento spettatore. Ma questo è il clima che ormai si respira nel nostro paese.

Un clima di cospirazione e di intolleranza verso i propri connazionali e di estrema quanto ingiustificata difesa di migliaia di nulla facenti, fatti salvi i siriani martoriati dalle bombe, a cui i contribuenti devono provvedere. Una farsa questa democrazia che sta scivolando verso un pauroso e feroce autoritarismo. E tuttavia, nei media si continua ad offendere con termini anacronistici come fascisti, estremisti, xenofobi, ultra destra; parole del tutto inadeguate ma pronunciate di proposito per distruggere l’avversario e condizionare l’ opinione pubblica a favore di una società piatta , disorientata, senza radici, senza legalità, immersa nel caos e nel disordine dove ad emergere deve essere un solo pensiero , quel pensiero che da potere ad una organizzazione come l’ONU che impone all’Europa di accettare l’immigrazione senza condizioni e che osa interferire nella vita politica di un paese inviando osservatori in Italia e in Austria semplicemente perchè questi non starebbero facendo gli interessi di quel ‘potere occulto’ che i presidenti e i segretari li sceglie con gli stessi metodi dei re assolutisti del medioevo.

Ma la realtà supera anche la follia perchè questa sinistra, colpevole di aver condiviso il piano criminale del Governo Ombra USA, nel suo cieco ateismo, non è stata in grado di cogliere gli aspetti devastanti e le diaboliche finalità di una immigrazione che nella sua continua invasione avrebbe dovuto innescare tra le diverse parti politiche e sociali quello scontro verbale cattivo ed offensivo proprio come quello di cui è stato protagonista l’onorevole Martina. Ma perchè siamo giunti a questo punto di scontro? Perchè non abbiamo ascoltato la voce di chi scriveva implorando LA FORZA DELLA RAGIONE, per porre fine al vile tradimento cui le sinistre si sono prestate accettando di percorrere la strada di quella pianificata globalizzazione che lentamente sta inghiottendo tutti i paesi civili in un baratro di morte certa? Si Morte, quella morte dell’anima oltre che del corpo perchè quando la Mogherini , con il suo inglese quasi perfetto, compiacendosi del suo protagonismo presso il Parlamento Europeo, pronuncia, quasi con lo stesso tono delirante di un Hitler esaltato, che l’Islam è ormai parte dell’Europa, che la sharia dovrà comunque essere applicata dagli islamici perchè parte della loro cultura , allora si che il tradimento appare in tutta la sua aberrante e ributtante verità. La verità che siamo ormai un popolo europeo già morto e che a camminare come zombi provenienti dall’Al di Là ci sono solo le nostre ombre.

Entriamo allora, con Oriana Fallaci in alcune pagine del suo libro, (LA Forza della Ragione) quel libro che ha aperto la mente dei lettori alla verità. Una verità vigliaccamente nascosta agli europei tutti, ma la cui Congiura si è dipanata sotto gli occhi di milioni di cittadini senza che ne avvertissero l’inganno. L’appassionata ricerca che Oriana si propose di avviare per comprendere come e perchè nella sua amata Firenze spuntassero ogni giorno marocchini, volgarmente chiamati, ‘Vù cumprà’ perchè agli angoli delle strade si improvvisavano venditori illegali di merce inessenziale, cominciò quando, in visita ad una esperta dell’Islam Bat Ye’or, autrice di un libro: Islam and Dhimmitude, questa le fornì le ricerche che Bat aveva effettuato da cui emersero le verità che ella cercava. Accadde che nell’ottobre del 1973 i 9 paesi membri che facevano parte della CEE, durante la guerra dello Yom Kippur o guerra del Ramadan, cedettero al ricatto annunciato dai nove paesi dell’OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) che senza alcun preannuncio, quadruplicarono il prezzo del petrolio ed emisero l’embargo petrolifero agli Stati Uniti, alla Danimarca, all’Olanda e l’avrebbero esteso a chiunque non avesse sostenuto le loro richieste ovvero: il ritiro di Israele dai territori occupati, il riconoscimento dei Palestinesi, la presenza dell’Olp ( organizzazione per la liberazione della Palestina) in tutte le trattative di pace, l’applicazione del principio contenuto nella risoluzione 242 dell’Onu che vieta l’acquisizione di territori tramite la guerra.

Francia e Germania decisero che bisognava aprire un dialogo con il mondo arabo e da quella decisione si susseguirono conferenze in diversi paesi europei ed arabi fino a che i rappresentanti dei nove paesi della CEE firmarono accettando pienamente tutte le condizioni imposte dall’Opec.. In un clima di euforia per i nuovi accordi con il mondo Arabo, in Francia fu pubblicata un piccola rivista dal nome Eurabia e nel 1975 l’Europa era già stata venduta all’ISLAM. Ancora incredula Oriana Fallaci cercò i vecchi numeri di Eurabia. Nel primo numero della piccola rivista, il direttore Bitterlin, scrive che “l’avvenire dell’Europa è ‘direttamente legato’ a quello del Medioriente sicchè gli accordi economici della Cee devono dipendere dagli accordi politici e questi devono riflettere la sua completa identità di vedute con il mondo arabo.” Il secondo numero di Eurabia, tra le altre cose cita la Risoluzione di Strasburgo che parla dei futuri immigrati. Cioè degli immigrati che i paesi Arabi hanno spedito insieme al petrolio in Europa. L’Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba costituita di 360 rappresentati, chiese ai Governi Europei “di predisporre provvedimenti speciali per salvaguardare il libero movimento dei lavoratori arabi che immigreranno in Europa nonché il rispetto dei loro diritti fondamentali… Dovranno inoltre stabilire uguali trattamenti nell’impiego, nell’alloggio, nell’assistenza sanitaria , nella scuola gratuita….. Gli immigrati e le loro famiglie dovranno essere in grado di praticare la vita religiosa e culturale degli Arabi…-. di esaltare attraverso la stampa e il mondo accademico il contributo dato dalla cultura araba allo sviluppo europeo…” temi che vennero ripresi dal Comitato di esperti che “: Insieme all’inalienabile diritto di praticare la loro religione e di mantenere stretti legami con i loro paesi d’origine, .. gli immigrati avranno il diritto di esportare in Europa la loro cultura. Ossia di propagarla e diffonderla.” ( come dire che noi europei dobbiamo costantemente nutrirci di cultura araba (?)fino a che non saremo tutti diventati arabi) Questi sono solo una piccola parte di tutte le concessioni fatte agli arabi in Europa in quanto la cooperazione si estende al campo finanziario, economico, scientifico, tecnologico, nucleare , industriale e commerciale… Insomma è stato firmato un accordo che è andato oltre le intenzioni degli stessi promotori; vere imposizioni di cui sarebbe difficile liberarsene. Questi accordi avrebbero creato una modello di stato arabo nella nostra Europa a dispetto della democrazia che dovrebbe permetterci di rifiutare o di votare tramite un legittimo referendum.

Manifestazione di radicali salafiti

Questa la verità che i responsabili hanno sempre nascosto come un segreto di Stato, la più grossa congiura della Storia moderna. Nelle parole di Oriana,“il più squallido complotto che attraverso le truffe ideologiche, le sudicerie culturali, , le prostituzioni morali, gli inganni, che il nostro mondo abbia mai prodotto.” Leggere il libro di Oriana Fallaci è come leggere la storia di questi 70 anni . Quella storia che non troviamo ancora in alcun libro di scuola ma che vive e vibra negli scritti e nelle parole di Oriana che alfine dice: “ C’è l’Europa dei banchieri, che hanno inventato la farsa dell’Unione Europea, dei papi che hanno inventato la fiaba dell’Ecumenismo , dei facinorosi che hanno inventato la bugia del pacifismo, degli ipocriti che hanno inventato la frode dell’Umanitarismo. C’è l’Europa dei capi di Stato senza onore e senza cervello, dei politici senza coscienza e senza intelligenza,degli intellettuali senza dignità,e senza coraggio. L’Europa ammalata, insomma l’Europa vendutasi come una sgualdrina, ai sultani, ai califfi, ai visir, ai lanzichenecchi del nuovo Impero ottomano, insomma l’EURABIA. “

Bisognerebbe vivere ogni giorno con gli occhi serrati per non vedere che di Europa non c’è quasi più nulla tranne che un’Europa virtuale dove i processi di sviluppo tecnologico, scientifico e sociale sono solo enunciazioni che non trovano rispondenza nella realtà tanto aberrante è divenuta la lotta per la sopravvivenza in un mare di incertezze e di sopraffazioni ideologiche che hanno deteriorato i rapporti sociali trasformandoli in uno scontro di volontà sotterranee che si sfidano a vicenda senza alcun ordine e senza la volontà di ripristinare la vera libertà a cui stiamo lentamente rinunciando.

Ma quali siano le forze scatenanti di questo deterioramento sociale che crediamo di poter controllare senza riuscirci lo sappiamo bene tutti, o se non lo sappiamo , lo intuiamo, lo percepiamo, lo sentiamo sulla nostra pelle , lo avvertiamo nei nostri pensieri e lo viviamo ogni giorno con quel disagio tipico di chi sa di non poter più controllare o arginare un fenomeno divenuto l’arma più distruttiva che possa essere stata lanciata contro l’Europa.

L’elemento scatenante è rappresentato dalla presenza di una insostenibile immigrazione resa ancor più problematica dalla instaurazione di un corpo di valori contrastanti perennemente in opposizione a quelli che un tempo armonizzavano la vita sociale dell’Europa che si identificava in quei valori umani di cui un grande maestro ne aveva predicato la diffusione. I valori del perdono, dell’amore, della non violenza, del discernimento, della giustizia … valori che purtroppo si oppongono a quella di migranti che nella loro cultura hanno radicato insegnamenti provenienti da comandamenti opposti: la punizione come forma di controllo sociale e religioso , l’apostasia, la blasfemia, l’invito ad ‘uccidere l’infedele, il cannibalismo rituale, la vendetta e l’assassinio sistematico nelle lotte di potere.

Visioni contrapposte di concepire la vita e la società ; regole e comportamenti che lentamente si insinuano nel tessuto europeo per uniformarlo a quello delle leggi teologiche, giuridiche,sociali importate in Europa per essere diffuse e subdolamente acquisite dagli europei al fine di raggiungere finalmente quella EURABIA a cui Oriana Fallaci fa riferimento nel suo libro. Incancellabile rimane la verità che l’Europa è stata tradita da un pugno di politici incapaci di prevedere il futuro e le conseguenze delle loro decisioni a cui quasi certamente non sarà mancato il benestare dello Stato Ombra Usa che se ha ideato l’Unione Europea per tenere sotto controllo tutti i paesi dell’ovest e dell’est europeo, ha anche stabilito che questa doveva essere debole e sottomessa ad un altro feroce padrone al quale dovrà sempre dire di si per aver sottoscritto quel Si nel lontano 1973.

Elena Quidello

P.S. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Creval, accordo segreto tra i francesi Crédit Agricole e Dumont?

Michele Arnese startmag.it 13.9.18

Che cosa sta succedendo in Creval in vista dell’assemblea decisiva per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Credito Valtellinese. La mossa del socio Dumont, il ruolo del Crédit Agricole e la presidenza in bilico di Milo Fiordi. Ecco fatti, nomi e indiscrezioni

Accordo in fieri tra i soci francesi del Credito Valtellinese per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Creval?

E’ quello che si sussurra in ambienti finanziari milanesi dopo le ultime mosse dei soci della banca in vista dell’assemblea prevista per il 12 ottobre.

IPOTESI ACCORDO FRA DUMON E CREDIT AGRICOLE IN CREVAL?

L’ipotesi attorno a cui si sta ragionando prevede però il varo di un listone che rappresenti il punto di mediazione tra le istanze delle varie parti in gioco. A partire da quelle del socio francese Denis Dumont, l’uomo che con un inatteso blitz ha chiesto la revoca dell’attuale consiglio di amministrazione da presieduto da Miro Fiordi.

LA MOSSA DI DUMONT

Dumont – che tramite la finanziaria Dgfd controlla circa il 6% del Creval – punta a un board improntato alla forte indipendenza, con professionisti con esperienze estere e dotati di background finanziari e industriali.

LE INDISCREZIONI DEL SOLE 24 ORE

L’imprenditore francese avrebbe già un suo candidato forte per la presidenza al posto di Milo Fiordi: secondo il Sole 24Ore di oggi, “si tratta di Luigi Lovaglio, banchiere di grande esperienza proveniente dal mondo UniCredit: il manager ha curato passo dopo passo lo sviluppo della controllata polacca di piazza Gae Aulenti, Bank Pekao, di cui è stato Ceo fino a luglio 2017”.

CHE COSA FARA’ IL CREDIT AGRICOLE?

Un nome che potrebbe essere gradito anche all’altro socio francese di Creval, il colosso Crédit Agricole, che ha il 5% della banca. Anche se al momento non ci sono conferme o certezze. “Non siamo attivi” e questo significa che “non interveniamo su questioni di governance”, ha detto il Senior country officer per l’Italia della banca francese, Giampiero Maioli, sull’ipotesi di presentare una propria lista, ha ricordato il Sole.

NIENTE CONTESA COME IN CARIGE

“Non si va verso una vera contesa, si sta lavorando per soddisfare le esigenze comuni di un rinnovo della governance che sia più market friedly”, ha detto una fonte al corrente del dossier a Reuters.

IL LANCIO DELLA REUTERS

“Non è una situazione come quella di Carige, dove si litiga e due azionisti si contendono la banca. Si prende atto di un cambiamento profondo nell’azionariato e si anticipa quello che sarebbe comunque successo tra sei mesi”, ha aggiunto una seconda fonte a Reuters. (qui l’approfondimento di Start Magazine sui prossimi appuntamenti in Creval e Banca Carige).

I TEMPI PER IL RINNOVO DEL CDA

L’assemblea sulla revoca dell’intero Cda del Credito Valtellinese e sulla nomina di un nuovo board è stata convocata per il 12 ottobre prossimo, mentre la scadenza per la presentazione delle liste dei candidati è fissata per il 17 settembre.

LA POSIZIONE DELL’IMPRENDITORE FRANCESE

Dumont, che attraverso la holding Dgfd detiene il 5,78% circa del capitale, ritiene che il consiglio attuale non sia più rappresentativo del nuovo azionariato e ha criticato l’attuale board in buona parte composto da consiglieri già presenti nel board precedente, mettendo nel mirino soprattutto il presidente Miro Fiordi.

L’ATTUALE ASSETTO AZIONARIO

L’aumento di capitale da 700 milioni iperdiluitivo concluso a fine marzo scorso, dopo quello da 400 milioni del 2014, ha modificato radicalmente l’azionariato della banca determinando il quasi azzeramento dei vecchi soci retail e la presenza prevalente dei fondi esteri.

Tra i soci più rilevanti figurano il fondo Hosking partners (5,05%), il fondo Algebris di Davide Serra (5,28%) e Robert Pitts (8,5%). L’ultimo ingresso rilevante è quello di Credit Agricole, che a fine luglio scorso ha rilevato il 5%, e che può crescere al 9,9%, nel quadro di una partnership nella bancassurance.

Ma la partnership è solo un primo step per contribuire a determinare un cambiamento nel board del Credito Valtellinese. Si vedrà.

TUTTE LE ULTIME NOVITA’ IN CARIGE E CREVAL

Ponte Morandi: Il New York Times conosce la verità?

Massimo Mazzucco luogo comune.net 12.9.18

A quanto pare, i giornalisti del New York Times hanno avuto un accesso privilegiato a quello che nessuno italiano è ancora riuscito a vedere: il video integrale del crollo del ponte Morandi.

In questo articolo, pubblicato ieri in versione italiana, il New York Times ha presentato una ricostruzione visiva del crollo del ponte, dichiarando: “Il New York Times ha ricostruito l’accaduto basandosi su un elemento cruciale per le indagini, i video registrati dalle telecamere di sicurezza.”

Notiamo che nella versione inglese dell’articolo si dice invece “The New York Times has recreated what happened by using investigators’ descriptions of a central piece of evidence — video footage captured by a security camera.” Che tradotto significa: “Il New York Times ha ricostruito quello che è successo utilizzando la descrizione degli inquirenti del principale elemento probante, le riprese video di una telecamera di sicurezza.

Ma la differenza non è poi tanta: che i giornalisti abbiano visionato personalmente la ripresa, oppure che ne abbiano raccolto la descrizione da parte degli inquirenti, il risultato non cambia: loro sanno cosa è successo, e noi no.

Secondo il NYT, ecco quello che è successo, nella loro ricostruzione grafica (dopo le immagini la lista delle didascalie):

1 – La strada connessa a questa pila correva sopra il letto asciutto del fiume Polcevera e sopra i binari della ferrovia a circa 50 m di altezza.

2 – Si rompono i cavi degli stralli a sud, provocando il cedimento repentino degli stralli stessi. Parti dell’impalcato iniziano a ruotare verso sud.

3 – Le sezioni dell’impalcato iniziano a cedere e il peso della strada poggia interamente sugli stralli a nord.

4 – … e i cavi rimasti e gli stralli di cemento armato si spezzano.

5 – Le due estremità degli stralli spezzati penzolano dalla pila, mentre parti dell’impalcato finiscono a terra, alcune girate sottosopra.

6 – Infine anche la pila, alta più di 90 m, crolla sulla sua stessa pila di macerie.

A quanto pare quindi sarebbe stato il cedimento degli stralli a sud (quelli verso la foce del Polcevera), ad innescare la catena distruttiva che ha portato al crollo completo del ponte.

A questo punto si impone una domanda; perchè i giornalisti del NYT arrivano prima di noi ad avere queste informazioni?

Forse questo “leak” del NYT fa parte di una strategia dei Benetton, per anticipare in qualche modo la tesi che a loro farebbe molto comodo, ovvero che il ponte sia crollato per un difetto nel design originale, e non per mancata manutenzione?

Dall’articolo leggiamo infatti:

“I sostegni degli stralli a sud che sembrano aver ceduto per primi sono gli stessi su cui un professore di ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, Carmelo Gentile, aveva notato preoccupanti segni di corrosione o altri possibili danni durante dei test effettuati lo scorso ottobre.Il professor Gentile avvisò il gestore del ponte, Autostrade per l’Italia, che secondo il professore non fece mai seguito alla sua raccomandazione di eseguire un accurato modello matematico e attrezzare il ponte con sensori permanenti. “Probabilmente hanno sottovalutato l’importanza dell’informazione”, ha detto il professor Gentile in un’intervista. Autostrade non ha mai negato le conclusioni del professor Gentile, ma ha ribadito che nessuno aveva ravvisato elementi di urgenza. In un comunicato, la società ha precisato che i suggerimenti del professor Gentile erano stati inclusi nel progetto di retrofitting del viadotto approvato a giugno, e ha accusato il Ministero delle Infrastrutture di mesi di ritardo nell’autorizzazione dei lavori.”

E poi, naturalmente, spuntano i famosi “esperti” a dare sostegno alla tesi dell’ineluttabilità:

“Secondo gli esperti di queste strutture, è molto difficile misurare l’esatto grado di deterioramento dell’acciaio annegato nel calcestruzzo, come era il caso del ponte Morandi. “Non c’è niente di più impreciso del provare a valutare le condizioni dei cavi interni,” dice Gary J. Klein, membro dell’Accademia Nazionale di Ingegneria degli Stati Uniti, organo che studia i cedimenti strutturali, e vice presidente dello studio di ingegneria ed architettura Wiss, Janney, Elstner a Northbrook, in Illinois. “E’ una scienza assai imperfetta.” Dato che la debolezza potrebbe trovarsi in qualsiasi punto della struttura, dice Klein, “Devi essere nel punto giusto al momento giusto, e quindi sono molto scettico sull’accuratezza di stime simili”.

La tesi difensiva che si sta formando sembra quindi la seguente: il problema era strutturale, e stava nella concezione stessa degli stralli, che impedivano di verificare con accuratezza lo stato di corrosione dei tiranti in acciaio. Noi avevamo incluso il problema nel progetto di retrofitting, ma è colpa del ministero se i lavori sono stati ritardati.

L’articolo inoltre aggiunge: “Finora i video delle telecamere di sicurezza, acquisiti dalla Guardia di Finanza di Genova comandata dal colonnello Filippo Ivan Bixio, non sono di pubblico dominio.”

Ma è possibile che non ci sia un solo giornalista italiano che si ribelli al fatto che quelli del NYT abbiano potuto vedere (o comunque ricevere una descrizione dettagliata) del video del crollo, e noi no?

Massimo Mazzucco

[Grazie a Maryam per la segnalazione]

Pioggia di contributi sui comitati per i centenari. Soldi pure per l’antica Roma. Viene ricordata qualunque cosa. Anche i duemila anni di un console dell’Impero

13 settembre 2018 di Carmine Gazzanni la notizia giornale.it

Tu chiamale se vuoi celebrazioni. Ciò che conta è che siano lautamente foraggiate. Per cosa si festeggi, poi, può anche diventare in qualche modo secondario. Perché non c’è dubbio: la memoria è importante e non solo perché, come dicevano i latini, è maestra di vita, ma anche perché un popolo senza storia è un popolo senza futuro. A vedere, però, i comitati che riceveranno fondi pubblici nel corso di quest’anno qualche dubbio in più viene. Perché se è indubitabile che gli 87mila euro che riceverà l’ente nato per la celebrazione del centenario dalla nascita di Primo Levi, sono più che giusti (e, anzi, forse anche pochi), davanti ad altre ricorrenze e altri nomi si resta quantomeno interdetti.

Carneade, chi era costui? – Prendiamo il caso di Germanico Cesare. Pochi, probabilmente, sanno di chi stiamo parlando, a meno che – e forse anche in quel caso si potrebbe vacillare – non siate docenti universitari di storia romana. Il nome completo, per l’esattezza, è Germanico Giulio Cesare, anche se probabilmente è nato come Nerone Claudio Druso. Parliamo di un militare dell’impero romano di cui è stato anche console per un anno, nel 12 dopo Cristo. Pochi potranno sospettarlo, ma quest’anno – tenetevi forte – sono esattamente duemila anni dalla nascita di questo importante console. Ed ecco allora immediato il comitato per ricordare questa importante figura dell’Impero (nonostante pare non se ne faccia menzione nei libri di scuola). In questo caso il ministero diretto da Alberto Bonisoli ha pensato di prevedere un fondo di 25mila euro. Una piccola fetta in una torta ben più grande. In totale, infatti, parliamo di 1,175 milioni di euro. A ricevere soldi, infatti, saranno anche il comitato per le celebrazioni dei 300 anni dalla nascita di Giuseppe Baretti. Per chi non lo sapesse, parliamo di un critico letterario e linguista del 700. Poi abbiamo Roman Vlad, il compositore rumeno naturalizzato italiano che compie, anche lui, 100 anni. Da non dimenticare, ancora, L’Infinito. Sì, proprio la poesia di Giacomo Leopardi per la quale si è pensato di fare un comitato ad hoc, visti i suoi 200 anni. Ci sarà modo di festeggiare con tutti i crismi del caso visti gli 80mila euro di finanziamento. Senza dimenticare, ancora, i 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri per cui c’è un ente ad hoc, nonostante lo Stato italiano già finanzi (giustamente) una Società a lui dedicata che ha proprio il compito di ricordare il grande scrittore, al di là di commemorazioni o festeggiamenti. E poi c’è l’amarcord del Regno d’Italia, con i cento anni dalla morte di Leopoldo Franchetti, senatore del Regno; esattamente come lo era Arrigo Boito, per cui pure è stato creato un comitato. Senza dimenticare quello per celebrare i duecento dalla nascita di Betrando Spaventa, deputato sempre del Regno d’Italia.

Gli esclusi – Un’ultima nota di colore la meritano, però, gli esclusi dal finanziamento. Già, perché accanto ai premiati ci sono i comitati che invece non riceveranno fondi pubblici. Tra i tanti spicca quello che voleva festeggiare a tutti i costi i cento anni dalla nascita di Giulio Andreotti. Chissà cosa avrà pensato la commissione ministeriale quando si è trovata davanti la proposta, vista la figura chiaroscurale di cui parliamo. Alla fine il verdetto è stato impietoso. Ma con una postilla davvero curiosa: il motivo dall’esclusione del finanziamento, infatti, è per questioni tecniche perché il progetto, scrive il ministero, si può realizzare “attraverso altri finanziamenti pubblici”. Da qui la proposta: è opportuno chiedere soldi “agli uffici della direzione generale biblioteche e istituti culturali generale che hanno linee di bilancio dedicate a convegni e pubblicazioni”. Ma Andreotti, d’altronde, è in buona compagnia. Tra gli esclusi, spicca il comitato che voleva festeggiare il quarto centenario dalla morte di Francesco Morosini, doge di Venezia nel 1688. E, soprattutto, quello che invece voleva ricordare la figura misteriosa, tra vizio, lussuria e perversione, di Lucrezia Borgia, figlia illegittima di Papa Alessandro VI, a 500 anni dalla sua nascita