Il New York Times gioca col riscaldamento e si scotta

Alessandro Martinetti la nuovabq.it 11.9.18

Il New York Times s’è inventato un giochino interattivo per mostrare a tutti quanto è grave il riscaldamento globale. Basta portarsi alla pagina web dedicata, compilare i campi appositi inserendo città e anno di nascita, e il quotidiano comunicherà a ciascun utente quante giornate ad almeno 32°C ha vissuto finora e quante lo attendono finché campa. Ovviamente, il messaggio è che gli anni venturi riserveranno alla maggior parte di noi una percentuale sempre più grande di giornate a 32 °C.

Abbiamo provato il giochino. Attenzione: se siete nati a Londra, o Dublino, o Glasgow, o Edimburgo, non fa per voi. Digitando una di queste città, il New York Times vi avvisa che “non va soggetta a giorni con 90 gradi Fahrenheit [circa 32 °C] di temperatura”, e vi invita “a provare un’altra città, come New York o Nuova Delhi” (francamente non si capisce perché, se non sono nato a New York o Nuova Delhi, debba scrivere che sono nato a New York o Nuova Delhi). La restrizione vale pure per Oslo, Goteborg, Amsterdam, Bruxelles, Mosca, Stoccolma, Belgrado, Copenaghen, Helsinki, Riga, Vilnius, insomma per una buona fetta di capitali europee (e non le abbiamo verificate tutte). Sulle quali dobbiamo pertanto arguire che, secondo il New York Times, il riscaldamento globale non fa presa.

Comunque il quotidiano è statunitense ed è chiaro che gli interessano soprattutto gli USA. Però, come ha svelato Tony Heller su realclimatescience, sorgono problemi anche se si compila l’apposito campo digitando solo località a stelle e strisce. Ad esempio, se uno è nato a Mt. Vernon, nell’Illinois, il giochino lo informa che il numero di giorni a 32 °C era trenta nel 1960 e nel 2017 è stato quarantuno. Il guaio è che la realtà è un’altra: i dati ufficiali dicono che a Mt. Vernon i giorni a 32 °C erano una quarantina nel 1960 e nel 2017 sono stati solo 16, con un trend chiaramente calante (qui il confronto tra dati ufficiali e numeri forniti dal NYT). Purtroppo la discrepanza si ripete per le località di Itacha (stato di New York; qui i dati ufficiali e qui il confronto con numeri del NYT), Circleville (nell’Ohio; qui i dati ufficiali e qui i numeri NYT), Adrian (nel Michigan; qui i dati ufficiali e qui i numeri NYT) e Martinsburg (nel West Virginia; qui dati ufficiali e qui i numeri NYT): per ciascuna i numeri del New York Times dicono che dal 1960 ad oggi i giorni a 32 °C sono aumentati, mentre i dati ufficiali mostrano che sono diminuiti. Il meteorologo Ryan Maue ha provato con Atlanta, nello stato della Georgia, e ha verificato che anche in questo caso i conti non tornano (vedi qui i dati ufficiali e qui quelli targati NYT; vedi anche quanto ne scrive il Daily Caller).

Approfondendo la questione, ci siamo imbattuti nella nota metodologica in calce alla pagine web del giochino. E abbiamo scoperto che il metodo usato per realizzarlo è così singolare (e un tantino stravagante) da spiegare le improvvide discrepanze. Gli autori comunicano infatti che hanno pensato bene, per ottenere i dati di una determinata località, non di riportare sempre le temperature rilevate nella stazione meteorologica della stessa (ove esistente), ma di riportare la media delle temperature in un’area, che include la località, “di circa 625 km²”. Cosicché la temperatura della vostra località natale fornita dal NYT “può non coincidere con quella registrata nella singola stazione meteorologica” della località stessa.

Non è impervio immaginare quale precisione sia garantita da questa bizzarra metodologia, e non ci meravigliano più le vistose discrepanze ravvisate; anzi, sapendo come sono stati elaborati i dati, siamo certi che ce ne sono molte altre. E ne siamo certi anche per un altro motivo. L’originale metodo adoperato prevede infatti che si impieghino dati reali solo dal 1960 al 2000: letteralmente, “le serie temporali sono basate su dati storici solo dal 1960 al 2000”. Dal 2000 ad oggi il NYT non riporta solo temperature registrate, ma fa un mix di dati termici reali e numeri immaginari basati su modelli: “una combinazione di dati storici e di proiezioni future”. Se perfino i dati reali disponibili sono rimaneggiati in base a simulazioni immaginarie, e se nemmeno le temperature registrate nelle stazioni della località in oggetto sono riportate fedelmente, possiamo figurarci quale grado di attendibilità possieda effettivamente il giochino.

Oltretutto, a pensar male… crediamo di non ingannarci nell’ipotizzare che i dati 2001-2017 siano stati “immaginati” al rialzo, in modo da far credere che i giorni a 32 °C siano più di quelli che sono, e che siano aumentati rispetto agli anni Novanta. Inoltre, poiché non sono attendibili nemmeno i numeri del NYT riferentisi al passato recente, per il quale esistono dati reali, non scommetteremmo un centesimo sulla plausibilità delle calorosissime previsioni del NYT per il futuro, per il quale va da sé che dati reali non possono ancora esserci.

In ogni caso, se lo scopo del New York Times è di mostrare che negli USA le estati stanno diventando sempre più bollenti a causa del “riscaldamento globale”, lo scopo è irraggiungibile, per il semplice fatto che negli USA le estati non sono diventate più calde col trascorrere degli anni e dei decenni. Prendendo in considerazioni i dati di tutte le stazioni climatologiche storiche del Paese, si constata che 1) la percentuale estiva (ossia: dal 1° giugno al 31 agosto) di giorni con temperatura superiore a 95 gradi Fahrenheit (35 °C) è nettamente inferiore mediamente negli ultimi vent’anni rispetto agli anni Trenta, e che dagli anni Venti ad oggi il trend è vistosamente calante (vedi qui); 2) il trend calante caratterizza palesemente anche l’andamento della media delle temperature massime estive dal principio del XX secolo ad oggi (vedi qui). Quanto ai giorni ad almeno 32 °C, di cui si occupa il giochino del New York Times, i dati ufficiali dagli anni Venti del XX secolo mostrano chiaramente un declino (vedi qui).

Al riguardo, è curioso rilevare che il New York Times non fornisce dati anteriori al 1960. Perché? Non certo perché non ne esistano. Forse perché ritiene che non ci siano potenziali utenti del giochino nati prima di quell’anno? A pensar male, si potrebbe notare che negli USA (come si riscontra facilmente osservando questo grafico) il 1960, rispetto alla media degli anni Trenta-Cinquanta, è un anno di sensibilmente minore frequenza quanto ai giorni a 32 °C. Se il giochino avesse tenuto in considerazione i dati dal 1930, sarebbe balzato agli occhi il calo nettissimo di giorni a 32 °C dagli anni Trenta ai Sessanta, non meno del fatto che gli anni Venti e Trenta hanno fatto registrare, al riguardo, numeri chiaramente superiori a quelli dei decenni che vanno dagli anni Sessanta ad oggi. Ma tutto ciò è incompatibile con la convinzione che il riscaldamento globale (antropogenico) stia rendendo sempre più calde le estati, ossia con la convinzione che la temperatura estiva aumenti con l’aumentare della concentrazione atmosferica di CO2 (vedi qui). Forse questa chiara incompatibilità è sgradita al NYT e pertanto meritava di essere sbianchettata?

In definitiva, e per dirla tutta: il giochino del NYT è un bluff, e la dice lunga sul tipo di informazione climatica che purtroppo anche la grande stampa è ormai solita praticare. (Alessandro Martinetti)