Tria emblema del liberismo. Cavallo di Troia dei poteri forti. Parla il filosofo Fusaro: meglio che il ministro si dimetta. Il Governo non durerà, ci sarà il colpo di Stato delle élites

Carmine Gazzani la notiziagiornale.it 13.9.18

“Giovanni Tria insieme a Giancarlo Giorgetti è il vero Cavallo di Troia liberista all’interno del Governo”. Ecco perché “sarebbe auspicabile che alla fine il ministro dell’Economia si dimetta”. Come suo solito non usa mezzi termini il filosofo Diego Fusaro. Una lettura fuori dal coro che aiuta, però, a comprendere il futuro del Governo, specie alla luce dei paletti posti dal ministro dell’Economia alla Manovra e della conseguente reazione dei due partiti di maggioranza, Movimento cinque stelle in testa.

Eppure sui giornali leggiamo di contrasti all’interno del Governo in vista della Manovra con la Lega che spinge per la flat tax e i Cinque stelle che premono sul reddito di cittadinanza. Quanto c’è di vero?

“Secondo me c’è una evidente montatura, nel senso che si sta operando per dividere questo Governo così eterogeneo, che però è unitario nell’intento populista contro gli interessi dell’élite capitalista. Quindi è chiaro che fanno di tutto per creare un dissidio anche dove non vi è”.

A suo giudizio, dunque, flat tax e reddito di cittadinanza insieme sono possibili?

“Io credo che le due norme vadano bene nella misura in cui contestualmente si progetta una tassazione durissima contro l’élite finanziaria che è quella dell’off-shore e dei paradisi fiscali. Questa, la classe che non lavora e che vive di rendite finanziarie, dev’essere colpita duramente”.

Il ministro Tria, però, ha detto chiaramente che i vincoli Ue verranno rispettati. Non crede che la presenza di Tria possa in qualche modo limitare l’azione del Governo?

“Tria insieme a Giorgetti è il vero Cavallo di Troia liberista all’interno del Governo. Una corrente che è nemica delle istanze sociali dal basso dei partiti. Queste forze devono essere arginate prima che sia troppo tardi. La sudditanza rispetto all’Europa ne è l’emblema, per cui si finisce col rispettare i suoi trattati”.

Non le sembra che in questo senso Tria sia un po’ un alieno nell’Esecutivo essendo di fatto un “tecnico”?

“Più che alieno è l’elemento liberista all’interno di un Governo che non lo è. Tutto quello che viene da Tria è un ritorno del vecchio liberismo che si sperava essersi lasciati alle spalle il 4 marzo in nome di una difesa, invece, dell’interesse nazionale e dell’elemento sociale dimenticato fino a quel momento”.

Insomma, i “poteri forti” sono vivi e lottano in mezzo o, meglio, contro di noi.

“Sì, sono sempre operativi. E, perso il cavallo del Pd, cercheranno di cavalcare un nuovo cavallo appropriandosi delle forze governative. E qui la necessità di resistere a queste tendenze”.

C’è chi ha parlato di richiesta di dimissioni per Tria qualora nella manovra non ci dovesse essere il reddito di cittadinanza. È una possibilità?

“Assolutamente sì”.

Un rischio o un augurio?

“Spero che si attui il prima possibile. Tria è un liberista che disturba pienamente un Governo che nelle aspettative non è liberista e che invece recupera politiche welfaristiche keynesiane. Speriamo”.

Ultima domanda sul futuro del Governo. Crede possa restare in piedi per i tutti i cinque anni della legislatura?

“Non credo. Temo ci sarà una “rivoluzione colorata” se così vogliamo definirla da parte dell’élite finanziaria dominante che o userà un colpo di Stato giudiziario modalità “Mani pulite” e lo dico mentre Salvini è già indagato; o ci sarà un colpo di Stato finanziario usando la tirannia dello spread e dei mercati. Da qui la rivoluzione colorata delle masse lobotomizzate e manipolate che scenderanno in piazza con manifestazioni antifasciste. Fa ridere già nel nome: antifascismo nel 2018, in assenza totale di fascismo”.