UBI BANCA / ELIO LANNUTTI CHIEDE LA RIMOZIONE DEI VERTICI

13 settembre 2018

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

UBI Banca, è sempre più bufera. Un istituto che ha ridotto sul lastrico oltre mezzo milione di famiglie, ha letteralmente “tradito il risparmo”. Inoltee, in palese violazione delle norme vigenti sull’onorabilità, molti tra gli imputati rinviati a processo sono tuttora alla guida dell’istituto.

Una situazione davvero ai confini della realtà, una banca che attraverso una gestione del tutto affaristica e familistica ha distrutto e distrugge montagne di risparmio dei cittadini per i suoi fini personali. Sarà il processo – che si spera i tempi brevissimi – ad accertare tutte le responsabilità della banca storicamente fondata da uno dei pionieri del credito, Giovanni Bazoli.

E’ la stessa procura bresciana a mettere nero su bianco di una gestione “patronale e familistica”, dell’istituto di credito da parte dei suoi organismi di vertice, palesatasi in una lunga serie di operazioni, anche illecite, in palese conflitto d’interesse diretto e indiretto. Operazioni che hanno direttamente danneggiato la Banca stessa e i suoi risparmiatori, favorendo gli interessi personali dei suoi vertici.

Elio Lannutti

E’ in movimento anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, la quale sta lavorando su alcune concrete piste investigative che porterebbero a violazioni delle norme “antiriciclaggio”. Come tutti ormai sanno, la Lombardia è diventata negli ultimi anni una comoda “loundry” per operazioni di lavaggio del danaro sporco, da reinvestire poi in comode attività ‘lecite’, soprattutto nell’edilizia e nell’ampio campo dei servizi.

Ha appena presentato un’interrogazione parlamentare sull’affaire UBI Banca il senatore 5 Stelle Elio Lannutti, storico presidente di Adusbef, l’associazione a tutela dei risparmiatori: “per alcune figure apicali di Ubi Banca sarebbe stata richiesta dalla Guardia di Fianza l’applicazione di misure cautelari, dopo aver indagato i reati di: associazione a delinquere; frode fiscale; truffa; riciclaggio; autoriciclaggio; falso ideologico, violazione della normativa sul conflittto d’interessi: influenza illecita sull’assemblea; utilizzo indebito di informazioni riservate (insider trading). “. Un bel mix degno di Al Capone, come titolava del resto il volume scritto nel 2010 da Elio Lannutti “Bankster – Peggio di Al Capone i vampiri di Piazza Affari e di Wall Street”.

Un libro davvero ‘premonitore’.

Continua Lannutti nel suo j’accuse: “In estrema sintesi, la procura di Brescia contesta agli imputati di aver voluto mantenere il controllo della Banca tra soggetti predefiniti, mediante un accordo occultato alle istituzioni di vigilanza e quindi al mercato, a conferma che il mantenimento della gestione della banca non era fine a se stesso, ma finalizzato ad una gestione indebita e priva di regole, che ha oltretutto determinato risultati economici devastanti per tutti i soci e i risparmatori rimasti, loro malgrado, coinvolti”.

A questo punto Lannutti chiede al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, di sapere “se il Governo abbia avuto conoscenza della vicenda descritta che avrebbe causato danni tangibili a 80 mila soci del gruppo UBI Banca e alla stabilità dell’intero sistema; se, consapevole della rilevanza del quarto istituto bancario del Paese sull’intera comunità economica italiana, intenda adoperarsi per porre fine ad una gestione a parere dell’interrogante fraudolenta del credito e del risparmio, finalizzata a preservare potere e vantaggi personali, a danno di azionisti, lavoratori di UBI banca e della stabilità del sistema creditizio ed economico nazionale; quali misure urgenti intenda adottare per valutare l’ipotesi di rimozione immediata dei vertici di UBI Banca, ai sensi dell’articolo 26 del Testo unico bancario, in tema di requisiti di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali delle banche”.

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