Tempi e modi della manovra, ecco dettagli e rumors

 startmag.it 15.9.18

Manovra

Maggioranza di governo e ministri al lavoro sulla prossima Legge di Bilancio. Ecco fatti, numeri e indiscrezioni fra tempi e modi della manovra.

CHE COSA DICE BRUXELLES

Nella sua ultima raccomandazione, la Commissione europea ha chiesto all’Italia un aggiustamento strutturale di 0,6 punti del Pil sul 2019, ma potrebbe accontentarsi anche dello 0,1.

GLI OBIETTIVI

Un obiettivo conseguibile, fanno notare gli addetti ai lavori di cose europee, se il deficit nominale non sarà fissato oltre l’1,6-1,7% del Pil, come filtra dal Tesoro. In base a quanto previsto dal Patto di stabilità e dal Fiscal compact, tanto potrebbe bastare affinché la valutazione sul rispetto delle regole possa slittare di un anno.

LO SCENARIO

Nel caso in cui la correzione fosse inferiore o ci fosse addirittura un aumento del deficit, la Commissione sarebbe invece costretta a chiedere un intervento correttivo prima ancora di esprimere il suo parare sulla manovra, atteso per il 30 novembre.

CHE COSA DICE LA LEGA

Claudio Borghi, presidente leghista della Commissione Bilancio della Camera ed economista, non ha escluso che l’asticella possa fermarsi un po’ più in alto rispetto all’1,6% consentendo al governo di mettere “più soldi nelle tasche dei cittadini”.

LA TEMPISTICA

Per capire quali sono i margini in cui muoversi bisogna aspettare ancora: la data è quella del 21 settembre, quando l’Istat diffonderà i dati sul prodotto interno lordo, e si potrà aggiornare il quadro dei conti. Che finirà velocemente nella nota di aggiornamento al Def che il governo deve presentare al Parlamento entro il 27 settembre, insieme al quadro programmatico delle riforme in cui verrà riportato quello che è considerato prioritario tra le pagine del contratto di governo: flat tax, pensioni, reddito di cittadinanza.

LA LEGGE DI BILANCIO

Resta da vedere come andrà a finire la lotta sullo spazio che ciascuna troverà nella legge di Bilancio che deve essere pronta tra un mese, entro il 15 ottobre.

I RUMORS PARLAMENTARI

Secondo indiscrezioni parlamentari, Lega e M5S avranno a disposizione lo stesso tesoretto per alimentare le rispettive priorità, una cifra che varia tra i cinque e gli otto miliardi di euro.

IL CANTIERE DELLA LEGA

Nel Carroccio si lavora sulla flat tax, che costerebbe circa 5 miliardi di euro nel 2019, e su quota 100, che potrebbe arrivare ad altri 8 miliardi. Sul versante coperture, i leghisti contano sulla pace fiscale, che sperano porti nelle casse dello Stato tra i 3 i 5 miliardi. Ma pure sul bonus degli 80 euro di Renzi, che vale dieci miliardi l’anno e potrebbe essere trasformato andando ad alimentare la flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65mila euro e al 20% tra i 65mila e 100mila.

I PENTASTELLATI AL LAVORO

Sul fronte pentastellato si cercano di far quadrare i conti per il reddito di cittadinanza, o meglio la pensione di cittadinanza con l’aumento degli assegni minimi a 780 euro: difficile che si arrivi a trovare i dieci miliardi sperati, si ragiona sulla cifra di 7-8 miliardi di euro ipotizzata dai tecnici. Solo il potenziamento dei centri per l’impiego, però, vale 2 miliardi di euro. L’unica copertura individuata è quella del Rei, il Reddito di inserimento del governo Gentiloni che vale poco più di 2,9 miliardi di euro.