5 giorni di sciopero per giornalisti di Repubblica: ecco cosa sta succedendo

Maurizio informarexresistere.fr 17.9.18

Il mondo flessibile sognato da “Repubblica” non piace ai suoi giornalisti: 5 giorni di sciopero – di Filippo Burla

Tagliare i costi, spingere sulla flessibilità e aumentare le vendite. Obiettivo? Recuperare produttività per tornare a competere.

La ricetta sempiterna, propagandata urbi et orbi (non sia mai toccare la moneta unica e le sue connaturate storture) vale come dogma, ma non quando tocca gli stessi che la propugnano. E così, i giornalisti di Repubblica hanno indetto sciopero.

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Cinque giorni di agitazione contro il piano predisposto dalla proprietà (il gruppo Gedi della famiglia De Benedetti), volto a contenere i costi di gestione e che prevede in tal senso numerosi tagli al personale oltre ad una spinta all’uso di forme contrattuali più flessibili.

Con un comunicato il comitato di redazione spiega di aver respinto all’unanimità la proposta, mettendo sul piatto “un pacchetto di cinque giorni di sciopero e la valutazione sull’uso di altre forme di lotta”, invitando “gli azionisti a farsi carico di criticità che non possono essere addebitate al corpo redazionale, ma a scelte manageriali, di marketing ed editoriali”.

La flessibilità, par di capire, piace quando si tratta di difendere a spada tratta il Jobs Act e criticare forme – sia pur probabilmente poco incisive – di correzione alle riforme del passato esecutivo, come il Decreto Dignità. Meno, invece, quando tocca il proprio portafogli.

Era già successo in passato con Il Sole 24Ore, pronto a biasimare qualsiasi forma di sciopero tranne il proprio.

Accade adesso a Repubblica, che oltre all’ipocrita contraddizione – dov’erano quando la flessibilità toccava tutti gli altri lavoratori? – tenta di buttarla anche sul piagnisteo:

“Nel momento in cui Repubblica è sotto attacco da parte della maggioranza di governo – si legge ancora nel comunicato della redazione – i giornalisti esigono dall’azienda che si mettano in campo tutti gli strumenti e i comportamenti necessari per difendere il giornale, per proteggerne l’autorevolezza e la libertà, per tutelare la comunità dei lettori”.

Insomma, andrà a finire che fra un po’ sarà colpa di Salvini. Fonte Il Primato Nazionale