Siria – La provocazione israeliana causa la morte di militari russi – La vendetta di Mosca sarà politica

Markus- comedonchisciotte.org 18.9.18

MOON OF ALABAMA
moonofalabama.org

Ieri, la Turchia e la Russia hanno raggiunto un’intesa per una ulteriore de-escalation nella provincia di Idlib, in Siria, (vedere gli aggiornamenti qui). Questo accordo azzera la possibilità di un imminente e più ampio scontro, in cui gli Stati Uniti e i loro alleati avrebbero usato il pretesto di un finto attacco chimico per un lancio di missili contro obbiettivi governativi e postazioni militari siriane.

Una risoluzione pacifica della situazione ad Idlib non soddisfa Israele. Una vittoria siriana nei confronti del nemico jihadista all’interno della nazione permetterebbe alla Siria e ai suoi alleati di concentrare le loro forze contro Israele. Israele vuole il governo siriano distrutto e il paese nel caos.

Domenica 16 settembre, Israele aveva tentato di colpire un Boeing 747 (cargo) iraniano all’aereoporto di Damasco. L’aereo avrebbe trasportato una copia iraniana del sistema di difesa antiareo russo ad ampio raggio S-300, destinata all’esercito siriano.

Lunedi, intorno alle 22:00 locali, 4 caccia F-16 dell’aviazione israeliana provenienti dal mare avevano lanciato missili contro tre bersagli situati lungo la costa siriana. L’attacco aveva avuto luogo solo qualche ora dopo il rilascio, da parte di Israele, di immagini satellitari di quelli che venivano definiti “bersagli strategici” in Siria. La difesa antiaerea integrata russo-siriana aveva risposto.

L’aviazione israeliana aveva avvertito le forze russe in Siria solo un minuto prima dell’attacco. Un IL-20 russo attrezzato per le contromisure elettroniche (linea rossa) stava preparandosi ad atterrare all’aereoporto russo che si trova nei pressi di Latakia, proprio quando era avvenuto l’attacco israeliano (blu).

L’IL-20 è stato colpito a 35 km. al largo della costa da un missile antiareo S-200 lanciato dall’esercito siriano contro gli attaccanti israeliani. A bordo del velivolo c’erano 15 militari russi e, molto probabilmente, sono tutti morti. Navi russe sono alla ricerca di eventuali superstiti. Rottami dell’aereo sono stati trovati in mare 27 km. ad ovest del villaggio di Banias.

L’attacco israeliano proveniva dalla stessa direzione dell’IL-20 russo. Il grosso turboelica ha una segnatura radar molto più marcata di quella dei minuscoli caccia F-16. I missili S-200 sono dotati di testate a guida radar semi-attiva. Sono dei rilevatori passivi di segnali radar che provengono da una sorgente esterna, in questo caso i radar russi e siriani sul terreno. Il missile era stato lanciato contro un F-16, ma la sua testata ha probabilmente identificato come bersaglio la più intensa riflessione radar dell’IL-20

Nello stesso momento dell’attacco israeliano, una fregata russa (rossa) sottocosta rilevava lanci di missili da parte della fregata francese Auvergne (blu) presente nelle vicinanze. La fregata francese dispone di missili antiarei, antinave e per bersagli terrestri. La Francia ha negato “ogni coinvolgimento nell’incidente.” Sembra però che si riferisse all’abbattimento dell’IL-20 e non abbia negato il lancio dei missili.

Secondo Haaretz c’era dell’altro:

Non solo c’erano in aria missili ed aerei russi, francesi e (probabilmente) israeliani. I radar civili avevano anche rilevato velivoli dell’aviazione inglese che, insolitamente, avevano acceso i loro trasponder e si erano posizionati in un circuito di attesa, probabilmente per evitare, in qualche modo, di ritrovarsi coinvolti nello scambio di colpi sopra Latakia.

Il Ministero della Difesa Russo accusa il governo israeliano di aver architettato deliberatamente la cosa:

“Israele non ha avvisato dell’operazione pianificata il comando delle truppe russe in Siria. Abbiamo avuto una notifica su una linea di emergenza meno di un minuto prima dell’attacco, cosa che non ha permesso di reindirizzare l’aereo russo verso una zona sicura,” ha detto il portavoce del Ministero della Difesa Russo, il Maggiore Generale Igor Konashenkov.

Dopo l’attacco israeliano, la TV di stato siriana ha mostrato il quartier generale della Technical Industries Agency, presso Latakia, in fiamme. Gli altri obbiettivi colpiti si trovano presso Jableh, a sud di Latakia, e ad Homs. Almeno dieci persone sono rimaste ferite in questi attacchi.

Il portavoce dell’esercito russo ha anche accusato Israele di “azioni ostili” nei confronti delle forze russe:

“Noi consideriamo queste azioni provocatorie di Israele come ostili,” ha detto Konashenkov, aggiungendo che 15 militari russi erano morti a causa delle “irresponsabili azioni” delle forze di difesa israeliane, che avevano violato “lo spirito della collaborazione russo-israeliana.

Secondo il portavoce, il Ministero della Difesa Russo si riserva il diritto di dare una “risposta adeguata” all’attacco israeliano.

Israele (e la Francia?) sta deliberatamente provocando le forze russe e siriane. Spera in una risposta che gli permetta di fare la vittima e chiedere così aiuto e protezione al presidente americano Trump. Il sostegno arriverebbe sotto forma di un attacco statunitense, inglese e francese contro strutture governative e bersagli militari siriani.

La Russia si vendicherà sicuramente dell’attacco israeliano, ma, probabilmente, lo farà nell’arena politica. Su richiesta personale di Netanyahu la Russia aveva bloccato la consegna all’esercito siriano dei sistemi originali di difesa antiarea a lungo raggio S-300. E’ molto improbabile che questi avrebbero colpito il bersaglio sbagliato. Come conseguenza (di questa mancata consegna) un 747 iraniano è stato danneggiato e 15 militari russi sono stati uccisi. Netanyahu, altri ‘favori’ del genere da parte di Mosca se li può scordare.

Moon of Alabama

Fonte: moonofalabama.org
Link: http://www.moonofalabama.org/2018/09/syria-israel-provocation-kills-russian-soldiers-russia-will-take-political-revenge.html#more
18.09.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

IN MEDIO(BANCA) STAT UNICREDIT – MUSTIER COSTRETTO A RINCULARE: NIENTE CESSIONE DI QUOTE MEDIOBANCA NE’ FUSIONE CON SOC-GEN: IL GOVERNO E’ OSTILE ALL’ENNESIMA SVENDITA AI FRANCESI. E COSI’ IL PATTO SI RINNOVERA’ PER ALMENO UN ALTRO ANNO (LO DICE PURE ENNIO DORIS) – NAGEL TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO E SI ”PERMETTE” PURE DI FARE LUI ACQUISTI IN FRANCIA: VUOLE CRESCERE NEL CAPITALE DI MESSIER MARIS, BANCA D’AFFARI FRANCESE SPECIALIZZATA IN FUSIONI

dagospia.com 18.9.18

 

1 – UNICREDIT RESTA IN MEDIOBANCA E FRENA SUL DOSSIER SOCIÉTÉ GÉNÉRALE

Alessandro Graziani per “il Sole 24 Ore”

JEAN PIERRE MUSTIERJEAN PIERRE MUSTIER

Il ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier è orientato a rimanere ancora per un anno nel patto di sindacato di Mediobanca, rinunciando ad avvalersi della facoltà di disdetta anticipata entro il prossimo 30 settembre.

Dalla banca arriva il consueto «no comment» ma, stando a fonti finanziarie citate dall’ agenzia Bloomberg, l’ orientamento di Mustier – che ha la delega per la decisione finale – sarebbe di restare per un altro anno nel patto di Piazzetta Cuccia, che raggruppa il 28,47% del capitale. E il tema dovrebbe essere oggetto di un’ informativa del ceo al prossimo board di UniCredit in calendario per il 20 settembre.

JEAN PIERRE MUSTIERJEAN PIERRE MUSTIER

La scelta dello status quo ha due motivazioni. La prima è che la quota dell’ 8,4%, definita «finanziaria» e non strategica, ha un valore tuttora inferiore al prezzo di carico, pari a circa 10,2 euro per azione rispetto a una valutazione di mercato, ieri, di 9,03 euro.

Dovendola dunque mantenere ancora in portafoglio per evitare minusvalenze dalla vendita, è il ragionamento che si fa in UniCredit, meglio lasciarla ancorata al patto di controllo di Mediobanca che, la prossima primavera, giocherà un ruolo decisivo per il rinnovo integrale del consiglio di amministrazione della partecipata (13%) Assicurazioni Generali.

SEDE SOCIETE GENERALE A PARIGISEDE SOCIETE GENERALE A PARIGI

E proprio la volontà di restare agganciato alla partita del Leone di Trieste rappresenta il secondo motivo della probabile scelta di Mustier di rimanere per un anno in Mediobanca. È noto che il banchiere francese, anche per gli ottimi rapporti con il conterraneo ceo di Generali Philippe Donnet, considera la compagnia assicurativa un alleato finanziario in Italia e in Europa.

Alleanza che va ben oltre le partnership bancassicurative, che vedono i due gruppi operare insieme in vari paesi del Centro Est Europa. Tanto che quando a inizio 2017 Intesa Sanpaolo aveva tentato un avvicinamento a Generali, Mustier era stato tra i sostenitori delle barricate innalzate da Mediobanca.

elkette a bloomberg con jean pierre mustierELKETTE A BLOOMBERG CON JEAN PIERRE MUSTIER

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti di quel che resta della grande finanza italiana alle prese, tra l’ altro, con la nuova maggioranza di governo pentaleghista. Negli ultimi mesi lo storico asse UniCredit-Mediobanca si è sfilacciato e, come dimostrato in una serie di occasioni a partire dal riassetto del centro ospedaliero milanese Ieo (si veda altro articolo in pagina), Piazzetta Cuccia si è trovata più spesso in sintonia con Intesa Sanpaolo che con UniCredit.

Tanto che a fine luglio, dopo un “franco e cordiale” confronto con l’ ad di Mediobanca Alberto Nagel sul caso Ieo, l’ ipotesi che Mustier uscisse da Mediobanca appariva concreta. Con rischi di instabilità nell’ azionariato delle Generali, accentuati dall’ asse stabilito proprio sullo Ieo da UniCredit con Leonardo Del Vecchio, azionista della compagnia triestina con una quota di circa il 3%.

GENERALIGENERALI

In quei giorni qualche grande banca d’ affari internazionale è arrivata a simulare la fattibilità di un’ Opa di UniCredit su Mediobanca, scorporando la quota Generali. Ipotizzando poi, come ha fatto pochi giorni fa Equita sim, un’ offerta con un prezzo a premio del 15%. Scenario già valutato dal board di UniCredit nell’ era Ghizzoni ma destinato a rimanere per ora confinato nella fantafinanza, anche perché contrario a tutte le affermazioni pubbliche di Mustier che ha sempre detto di non puntare a crescere ancora in Italia ma, piuttosto, ad accentuare la vocazione da banca paneuropea.

NAGEL MUSTIER1NAGEL MUSTIER1

Anche su questo versante però la scelta non pare imminente. L’ ipotesi di un matrimonio alla pari con Société Générale (già tentata da Profumo e naufragata sulla scelta della sede in Italia o in Francia) resta un dossier aperto.

A inizio giugno, subito dopo il rinnovo del board di SocGen presieduto dall’ italiano Lorenzo Bini Smaghi, sembrava che i contatti potessero subire un’ accelerazione. Ma oggi, dopo l’ insediamento del nuovo Governo italiano, il tentativo pare essere rinviato. Soprattutto dopo la crisi dello spread BTp-Bund e le difficoltà della Turchia, dove UniCredit è presente tramite YapiKredi, che rischiano di indebolire negozialmente il gruppo italiano sulle valutazioni e i concambi.

mediobanca nagelMEDIOBANCA NAGEL

Senza contare che l’ unione SocGen-UniCredit creerebbe una «super-Sifi» (banca di interesse sistemico)che, secondo gli analisti,necessiterebbe di alcuni miliardi di capitale in più. È molto probabile dunque che anche il dossier aggregazioni per UniCredit slitti ormai al 2019, quando prima di fine anno la banca presenterà il nuovo piano industriale triennale. In coincidenza con la scadenza naturale del patto di sindacato di Mediobanca.

Tutto rinviato di un anno? Non proprio. A primavera le Generali dovranno rinnovare il board. Il ceo Donnet si presenta alla scadenza forte dei dividendi assegnati ai soci nel triennio. Se, come pare, già a novembre il board approverà il suo nuovo piano industriale triennale, la riconferma dovrebbe essere acquisita.

MEDIOBANCAMEDIOBANCA

Resta il nodo presidenza, che potrebbe riaccendere il contenzioso tra gli azionisti di Generali. Il presidente uscente Gabriele Galateri ha la stima di tutti, ma non può essere rieletto perchè ha superato i 70 anni previsti dallo statuto come tetto massimo (76 anni per i consiglieri di amministrazione).

L’ ipotesi di convocare un’ assemblea straordinaria ad hoc per modificare lo statuto pare per ora accantonata, nel timore (non ingiustificato) che gli investitori istituzionali non gradiscano interventi «ad personam». Si vedrà più avanti se la scelta del dopo Galateri andrà via liscia o sarà l’ occasione per riaccendere il confronto nell’ azionariato di Generali e di UniCredit in Mediobanca.

2 – MEDIOBANCA: DORIS, FINO A SETTEMBRE 2019 TRANQUILLI NEL PATTO

ennio e il figlio massimo dorisENNIO E IL FIGLIO MASSIMO DORIS

(Radiocor) –  ‘Noi fino a settembre dell’anno prossimo siamo la’ tranquilli. Poi vedremo’. Cosi’ il presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris, ha escluso una disdetta anticipata al patto di sindacato di Mediobanca. ‘Noi siamo investitori di lungo termine, strategici’, ha aggiunto. Banca Mediolanum ha circa il 3,3% dell’istituto di Piazzetta Cuccia.

3 – MEDIOBANCA INTERESSATA ALLA BANCA FRANCESE MESSIER MARIS

Da http://citywire.it

MESSIER MARISMESSIER MARIS

Mediobanca sarebbe interessata a un’alleanza con Messier Maris, banca d’affari francese specializzata in fusioni, acquisizioni, ristrutturazioni aziendali e operazioni di private equity. A scriverlo è “Les Echos”, secondo il quale le trattative sarebbero tutt’ora però in una fase preliminare.

JEAN-MARIE MESSIERJEAN-MARIE MESSIER

L’idea è che piazzetta Cuccia possa gradualmente crescere nel capitale dell’istituto francese. Si tratta di un istituto che attualmente conta sedi tra Parigi, New York e Londra. Secondo il sito del quotidiano francese, Messier Maris & Associés potrebbe essere valutata complessivamente intorno ai 160 milioni di euro.

Lavoratori di 40 Ong hanno scambiato cibo per sesso con donne e bambini

informarexresistere.fr 18.9.18

norvegia

Ora gli scandali investono anche la Norvegia: tre organizzazioni non governative sono state accusate.

Ong di nuovo sotto accusa: corruzione e abusi sessuali (coperti dall’Onu) – di Francesca Totolo

Roma, 18 set – Le organizzazioni non governative, che fino a poco tempo fa, venivano considerate le salvatrici del mondo, ora stanno svelando la loro vera identità.

Dopo gli abusi sessuali e lo sfruttamento della prostituzione, reati dei quali sono state accusate sia tre influenti ONGOxfamMedici Senza Frontiere e Save The Children (Primato Nazionale, rivista di aprile 2018: Le mani sporche dei buoni: miseria e ignobiltà delle ONG), sia le stesse Nazioni Unite, stiamo assistendo ad una vera caduta degli Dei.

L’opinione pubblica mondiale si sta interrogando su quale sia il vero scopo che guida i vertici delle organizzazioni non governative e quali interessi sostengano in realtà.

Come abbiamo potuto constatare nel Mediterraneo, le ONG di fatto non hanno salvato le vite dei migranti, ma addirittura hanno contribuito, con il pull factor da esse fomentato, ad aumentare esponenzialmente le vittime della tratta richiamate in Libia.

Abbiamo già discusso altresì delle organizzazioni non governative, vere false flag, inviate in Siria in sostegno dei ribelli/terroristi, e finanziate dai Governi occidentali (Primato Nazionale, rivista di giugno 2018: Attacco alla Siria: il ruolo delle ONG).

Una vera invasione del territorio di uno Stato sovrano sotto le mentite spoglie di missione umanitaria.

Spesso i finanziamenti dei Governi e della allineate Nazioni Unite passano attraverso fondazioni, come la Open Society Foundations di George Soros, che poi provvedono alla distribuzione dei fondi presso le ONG che operano sia nei teatri di guerra internazionali, sia nei cosiddetti “Stati canaglia”, come la Siria, sia in Paesi dove si vuole fomentare un “regime change pulito”, come l’Ucraina.

Il nuovo scandalo ONG investe la Norvegia

Ora gli scandali investono anche la Norvegia: tre organizzazioni non governative sono state accusate dei reati di “appropriazione indebita” e “riciclaggio internazionale di denaro”.

Un dirigente della Norwegian Refugee Council (NRC) è stato indagato per essersi intascato 100mila dollari provenienti dalle donazioni dell’organizzazione per scopi decisamente ludici, come le vacanze ai Caraibi.

NRC non è nuova agli scandali: all’inizio del 2018, era già finita nell’elenco delle ONG accusate di abusi sessuali.

Raggiunta dalla Reuters, Cathrine Ulleberg, responsabile del personale, ha dichiarato:

Sappiamo che le segnalazioni non sono insufficienti (13 presunti abusi sessuali) per questo tipo di problemi, che è comune nel settore nel suo complesso, e che probabilmente si verifica anche qui, ma stiamo lavorando per aumentare la consapevolezza della questione”.

In seguito, NRC ha licenziato i 5 dipendenti accusati di “abuso sessuale, molestie e sfruttamento”.

Tra i finanziatori di Norwegian Refugee Council troviamo: il Ministero degli Esteri norvegese, la Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (ECHO) della Commissione Europea, le agenzie della Nazioni Unite UNHCR e UNICEF, il Dipartimento per la Cooperazione Internazionale britannico, svedese e tedesco, e l’immancabile americano USAID.

NRC, come è logico presumere dagli “investitori governativi” opera in Siria, Libano, Giordania, Afghanistan, Iraq, Etiopia e Ucraina.

La seconda ONG indagata dalle autorità norvegesi è la Norwegian People’s Aid (NPA).

L’accusa è appropriazione indebita e riguarda tre dirigenti che avrebbero sottratto dalle casse dell’organizzazione ben 120mila dollari.

I finanziamenti “governativi” delle ONG

Come NRC, la Norwegian People’s Aid si sostiene quasi totalmente con i finanziamenti dei Governi, rendendolo quindi distante dall’essere “non governativa”:

le Agenzie per lo Sviluppo norvegese, svedese e canadese, USAID, Commissione Europea sono solo alcuni dei donatori istituzionali a cui si aggiunge l’Open Society Institute di Soros. 

NPA è impegnata in Siria, Libano, Giordania, nei Paesi dei Balcani, oltre a gestire l’accoglienza dei rifugiati in Norvegia.

Le accuse più gravi sono tuttavia quelle rivolte alla Global Network for Rights and Development (GNRD) che hanno già avuto esiti giudiziari:

il fondatore della ONG, Loai Mohammed Deeb è al momento sotto processo presso la Corte distrettuale di Stavanger, in Norvegia, per avere intrattenuto relazioni economiche opache con istituzioni del Qatar, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti, dal 2013 al 2015.

Ad insospettire le autorità e l’intelligence norvegesi, è stata la rapida crescita di GNRD, che in soli due anni è riuscita ad assumere ben 140 dipendenti e aprire sette uffici in altrettanti Paesi, per poi trovarsi improvvisamente in bancarotta.

Gli investigatori hanno scoperto donazioni pari a 114 milioni di corone norvegesi (circa 12 milioni di euro) provenienti dagli Stati del Golfo e una possibile vicinanza di Deeb, rifugiato palestinese arrivato a Oslo nel 2001, alle autorità del suo Paese di origine grazie anche ad un passaporto diplomatico a suo nome ritrovato.

Il paradosso: nel 2014, la Global Network for Rights and Development è stata inserita nel Registro per la Trasparenza del Parlamento Europeo e della Commissione EuropeaOra hanno avuto il buongusto di cancellare la ONG dall’elenco.

L’inchiesta del britannico The Times

Concludiamo con un’inchiesta del britannico The Times che ha svelato che

I lavoratori di oltre 40 organizzazioni non governative hanno sfruttato bambini e donne rifugiati nell’Africa occidentale scambiando cibo per sesso, secondo una rapporto consegnato alle Nazioni Unite 16 anni fa” e mai pubblicato integralmente.”

Il rapporto di 84 pagine, che The Times è riuscito a rintracciare, è del 2001 e riguarda gli abusi sessuali che sono avvenuti nei campi profughi gestiti da UNHCR e Save The Children in Africa (Guinea, Sierra Leone e Liberia).

Il rapporto è stato consegnato all’UNHCR nel 2002, ma è stato pubblicato solo un estratto delle accuse.

Dalle testimonianze dei profughi, emersero le responsabilità di diversi operatori umanitari: cibo, petrolio, accesso all’istruzione e teli di plastica venivano dati in cambio di prestazioni sessuali.

Oltre a UNHCR e Save The Children, nel rapporto compaiono: il Programma Alimentare Mondiale, Medici Senza Frontiere, Care International, l’International Rescue Committee, la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa, e il Norwegian Refugee Council.

Nel 2005, Ruud Lubbers, Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha minimizzato quanto contenuto nel rapporto:

Dobbiamo trovare prove concrete (degli abusi). Per ora sono molto scarse. Quindi l’idea di uno sfruttamento sessuale diffuso da parte degli operatori umanitari, penso che non sia chiaramente la verità“.

Quante abusi sessuali sarebbero stati evitati a tante donne e bambini, se quel rapporto fosse stato preso in seria considerazione da chi di dovere? Fonte: Il primato nazionale

Olimpiadi, Ricca (Lega): “Persa grande occasione per le nostre montagne”. Le reazioni di Napoli (FI) e Morano

Scritto da Giulia Zanotti nuovasocieta.it 18.9.18

Sono dure le reazioni della politica torinese alla notizia dell’esclusione della città dalla corsa per i Giochi Olimpici invernali del 2026, per la quale dopo lo stop del governo a una candidatura a tre, non si esclude invece il tandem Milano-Cortina che befferebbe del tutto Torino.

«Dispiace molto che l’impegno profuso in questi mesi dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti e dalla Lega per riportare i Giochi olimpici invernali sulle montagne piemontesi si infranga di fronte a una sindaca incapace del suo ruolo e di tenere le redini della sua maggioranza. Quello che poteva essere un rilancio delle nostre valli montane dopo anni di crisi è diventato un totale fallimento» afferma il capogruppo in Comune della Lega Fabrizio Ricca che non ha dubbi su a chi attribuire le colpe: «Appendino ha sacrificato un’occasione imperdibile per Torino sull’altare della sua maggioranza, dove l’opinione di pochi consiglieri ha deciso per tutti. Così nonostante il lavoro del governo che per tutta estate ha tentato una mediazione tra le esigenze delle tre candidate il risultato è che la nostra città sarà l’unica esclusa dalla corsa. Un vero peccato per Torino e le sue montagne che stanno diventando sempre più una piccola periferia che per mancanza di grandi visioni si lascia sfuggire opportunità».

Opinione condivisa anche dal capogruppo di Forza Italia Osvaldo Napoli: «Il partito del NO a ogni evento sportivo e a ogni grande opera è riuscito anche stavolta a mettere i bastoni fra le ruote dell’Italia, perché se c’è uno sconfitto per la mancata candidatura olimpica questo è il Paese. Da Torino a Roma, i Cinquestelle continuano, con imperterrita coerenza, a bloccare il Paese, a sacrificare sull’altare di una folle ideologia ogni atto di governo che possa procurare vantaggi alla crescita dei territori, del turismo e delle attività economiche. Come possa la Lega tollerare tutto questo rimane un mistero. Mi rifiuto di credere che l’ideologia sfascista dei grillini non arrivi fino a mettere in discussione la prosecuzione della TAV».

Per Napoli quanto accaduto per le Olimpiadi 2026 è anche un indice delle precarietà dell’attuale governo giallo-verde: «La disponibilità immediata offerta dai governatori di centro-destra della Lombardia e del Veneto per mettere in piedi una candidatura unitaria per le Olimpiadi 2026 è la prova provata di un’incompatibilità di fondo fra M5s e Lega».

Di fine di un sogno si tratta anche per Alberto Morano (Lista Civica):«Il Sindaco Appendino, conformemente a quanto deliberato a Luglio dalla maggioranza Cinque Stelle, avrebbe ribadito l’indisponibilità di Torino a partecipare alla corsa olimpica insieme a Milano e Cortina. Da fonti giornalistiche sembrerebbe poi che il Coni domani presenterà la candidatura di Milano e Cortina con l’esclusione di Torino. Se così fosse sarebbe un vero disastro per la credibilità del Sindaco Appendino e della Città. Una occasione persa, di cui il Sindaco Appendino dovrà rendere conto ai Torinesi».

Campione d’Italia, il sindaco si dimette

tvsvizzera.it 18.9.18

Roberto Salmoiraghi ha presentato martedì le sue dimissioni dalla funzione di sindaco di Campione d’Italia, enclave italiana in Svizzera nella bufera dopo il fallimento del casinò, di cui il comune è unico azionista.

Roberto Salmoiraghi
“Impossibile sostenere il clima che si è creato in paese, con troppe persone assetate di giustizialismo in cerca di un capro espiatorio”, ha dichiarato Salmoiraghi.

(Keystone)

Il sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi si è dimesso martedì mattina. Dimissioni che, voci di corridoio al ministero dell’Interno a Roma, indicavano come la conditio sine qua non affinché la politica italiana si interessasse del comune. Prima di Salmoiraghi, quattro municipali della sua lista civica “Insieme per Campione” hanno annunciato l’abbandono delle proprie funzioni.

L’ormai ex sindaco aveva guidato l’esecutivo di Campione d’Italia dal 1994 al 2002 e nuovamente dal 2004 al 2006, prima che una vicenda giudiziaria che aveva coinvolto anche Vittorio Emanuele di Savoia lo costrinse a gettare la spugna.

Il suo ultimo ritorno nell’arena politica del paese sulle sponde del Ceresio risale a quindici mesi fa, quando alle elezioni amministrative ha guidato l’unica lista presentatasi, forse anche perché il dissesto finanziario causato dalle difficoltà della casa da gioco, unica fonte di introito dell’enclave, era già all’orizzonte e pochi avevano voglia di ritrovarsi con una tale patata bollente.

Ora a gestire l’amministrazione comunale arriverà un commissario da Roma.

“Non c’erano più le condizioni per andare avanti”, ha detto Salmoiraghi alla Radiotelevisione svizzera, “impossibile sostenere il clima che si è creato in paese, con troppe persone assetate di giustizialismo in cerca di un capro espiatorio. Ora arriverà un Commissario da Roma e la gente sarà contenta. Io ho chiuso, basta Campione, ora solo un medico che esercita in Svizzera. Mi spiace solo chiudere così la mia trentennale carriera”.

VIDEO

http://www.tvsvizzera.it/tvs/embedded/dopo-il-fallimento-del-casin%C3%B2_campione-d-italia–un-paese-destinato-a-morire/44403734

Ecco i nuovi piani di Ferrari su modelli, ibrido, dividendo e conti (la Borsa non si eccita)

Michelangelo Colombo startmag.it 18.9.18

Tutte le prossime novità in casa della Ferrari fra nuovi modelli, spinta sull’ibrido e previsioni di bilancio (che non hanno entusiasmato troppo la Borsa)

Il titolo Ferrari scivola in Borsa sull’obiettivo di ebitda adjusted al 2022 tra 1,8 e 2 miliardi di euro, limato rispetto alla precedente stima di 2 miliardi di euro indicato dalla gestione Marchionne, poi si riprende sul pay-out al 30% e sul buy-back per 1,5 miliardi di euro.

L’azione ha virato al ribasso ed è scesa fino a un minimo intraday a quota 108,80 euro, poi ha rialzato la testa.

Ecco dati, previsioni, annunci, e parole dei vertici della Casa del gruppo Fca.

IL PIANO INDUSTRIALE

Secondo il piano industriale presentato al Capital Markets Day, i ricavi al 2022 sono visti a quasi 5 miliardi. Erano a 3,4 miliardi nel 2017 e supereranno quota 3,8 miliardi nel 2020.

L’EBITDA

L’ebitda adjusted, che l’anno scorso era pari a 1 miliardo, salirà a oltre 1,3 miliardi nel 2020 e arriverà appunto a 1,8-2 miliardi nel 2022.

LA CEDOLA

Quanto alla cedola, Ferrari aumenterà al 30% dal 25% attuale la quota di utile netto da destinare al dividendo per gli azionisti e nei prossimi quattro anni ci sarà anche un buy-back di azioni per 1,5 miliardi di euro.

IL DIVIDENDO

Il dividendo al 2022 “sarà aumentato al 30% dell’utile netto”, ha affermato Antonio Picca Piccon, cfo di Ferrari nel corso del Capital Markets Day a Maranello.

CASH FLOW

Il cash flow sarà, dunque, impiegato per aumentare la cedola. Mentre per quest’anno il debito industriale netto sarà inferiore a 350 milioni, stima migliorata rispetto alla precedente (sotto i 400 milioni), e gli investimenti saliranno a 650 milioni da 450 milioni. Confermati poi ricavi netti per oltre 3,4 miliardi, la vendita di oltre 9mila auto e un ebitda adjusted oltre 1,1 miliardi.

NUOVI MODELLI

La Ferrari , ha detto il nuovo ceo Louis Camilleri, “è la personificazione stessa della passione”. Tanto che in tutto nell’arco del piano verranno lanciati 15 nuovi modelli. “Non era mai successo” di presentare un numero così elevato di novità nell’arco del business plan del Cavallino, ha notato Enrico Galliera, chief marketing and commercial officer della Rossa. E Camilleri ha anticipato “che aggiungeremo una serie di modelli stupendi negli anni del piano”.

I 4 SEGMENTI

Questi sono divisi in quattro segmenti: Sport car, Gran Turismo, Serie speciali, alcune delle quali saranno limitate, e Icona, macchine che saranno in un numero molto limitato. Le prime, presentate ieri, sono la Monza Sp1 e la Monza Sp2.

AVANTI CON L’IBRIDO

Al contempo entro il 2022 “circa il 60% dei modelli che produrremo saranno dotati di una motorizzazione ibrida”, ha previsto l’ad, ricordando “che il motore ibrido più performante è già prodotto qui a Maranello” e precisando che il Cavallino sarà attento alle normative sulle emissioni senza disattendere le aspettative dei consumatori.

LO SCENARIO IBRIDO

L’utilizzo dell’ibrido nei motori Ferrari , ha garantito, “non ridurrà i nostri margini, anzi li aumenterà. Ovviamente l’ibrido costa di più, ma dà anche al gruppo la possibilità di aumentare il prezzo di vendita. Quindi, “non ridurrà i nostri margini, anzi sarà proprio il contrario”.

IL SUV PUROSANGUE

Inoltre Ferrari  lancerà il suo suv entro il 2022. “Arriverà alla fine del piano, supererà” le aspettative dei consumatori, ma non si chiamerà suv: “Aborrisco sentire nominare suv nella stessa frase in cui si nomina Ferrari”, ha spiegato Camilleri. “Non voglio offendere nessuno, ma la parola suv non va d’accordo con il nostro brand”.

I DETTAGLI DEL PUROSANGUE

Quello che la casa automobilistica di Maranello produrrà sarà un “veicolo unico che andrà a ridefinire le aspettative” della categoria, “caratteristiche che non sono mai viste prima”. Sarà chiamato “Purosangue”, alimenterà il Gran Turismo e sarà lanciato alla fine di questo piano industriale. “Sarà elegante, potente, versatile, spazioso, dotato di connettività”.

VERSO LA CINA

La nuova arrivata sarà “un meraviglioso ibrido, sotto tutti gli aspetti degno del marchio Ferrari “, ha rimarcato Camilleri, certo che il Cavallino Rampante abbia “un significativo potenziale per raggiungere futuri successi in nuove geografie, in particolare in Cina, ma anche, in senso più ampio, in Asia”. D’altra parte l’espansione demografica in quelle aree e il crescente benessere delle fasce abbienti “depone in nostro favore”. Insomma, gli obiettivi della Rossa sono “ambiziosi” e sono basati su un piano di lanci di modelli “costruito meticolosamente, su una politica di prezzo invidiabile e su un livello di investimenti in grado di supportare le nostre iniziative nell’arco di tutto il periodo”. Sono target che “poggiano su basi solide”.

QUEL ”LEGHISTA” DEL DALAI LAMA: ”L’EUROPA APPARTIENE AGLI EUROPEI, I RIFUGIATI TORNINO NEI LORO PAESI A RICOSTRUIRLI”

il nord.it 17.9.18 Giuseppe De Santis Londra

LONDRA – L’Europa appartiene agli europei e tutti i rifugiati dovrebbero ritornare ai loro paesi per ricostruirli.

Questo e’ cio’ che pensano tutte le persone di buonsenso, ma la vera sorpresa sta nel fatto che a fare questa dichiarazione non e’ stato uno dei tanti che la sinistra definisce razzisti e xenofobi, bensì il Dalai Lama.

Ad una conferenza che si e’ tenuta a Malmo alcuni giorni fa il capo spirituale dei buddisti ha sottolineato in maniera chiara e precisa che l’Europa appartiene ai cittadini europei e se esiste un obbligo morale di accogliere chi fugge dalla guerra, questo obbligo vale solo per il breve termine e poi questi rifugiati dovrebbero ritornare e ricostruire i loro paesi.

Questa affermazione assume un significato particolare visto che e’ stata fatta pochi giorni dopo le elezioni svedesi in cui il partito anti-immigrati Sweden Democrats ha avuto un risultato record del 18% dimostrando che anche in Svezia sono stufi di essere invasi da immigrati.

Per quanto riguarda il Dalai Lama non e’ la prima volta che fa dichiarazioni simili, gia’ nel 2016 aveva detto che la Germania non puo’ diventare un paese musulmano, un’affermazione che dimostra come il leader buddista disapprovi la politica migratoria di Angela Merkel, per altro bocciata anche dell’elettorato tedesco alle ultime elezioni politiche, dato che il partito di Angela Merkel, la Cdu, ha ottenuto il peggior risultato dal dopoguerra ad oggi.

Certo il Dalai Lama parla con cognizione di causa visto che il suo paese natale, il Tibet, non solo e’ stato conquistato dalla Cina ma sta anche subendo l’invasione da parte di cinesi di etnia han che stanno facendo diventare i tibetani stranieri nel proprio paese ed evidentemente non vuole che lo stesso accada in Europa.

Cio’ che colpisce di questa storia (che e’ stata riportata da diversi giornali britannici) e’ come sia stata censurata dalla stampa italiana, ma questo non deve stupire visto che creerebbe non poco imbarazzo a quel che resta della sinistra e al Vaticano.

Diranno che il Dalai Lama e’ un razzista xenofobo e seminatore di odio?

Noi abbiamo deciso di riportare questa notizia perche’ crediamo che il pubblico abbia il diritto di sapere che un’autorita’ religiosa come il Dalai Lama ha una posizione del tutto simile a quella della Lega di Matteo Salvini.

Per chi volesse leggere l’articolo in inglese, il link originale di questa storia è il seguente:

https://www.dailymail.co.uk/news/article-6159933/Dalai-Lama-says-Europe-belongs-Europeans.html

GIUSEPPE DE SANTIS – Londra

Creval, tutti i dettagli sull’alleanza fra Dumon, Crédit Agricole e Algebris di Serra

Fernando Soto startmag.it 18.9.18

Prende quota l’imprenditore francese Denis Dumont nel Credito Valtellinese (Creval).

Il francese, attivo nel settore della distribuzioni e dal profilo mediatico basso, ha ottime chance per conquistare la maggioranza del consiglio di amministrazione del Creval che sarà eletto nel corso dell’assemblea del Credito Valtellinese in programma il 12 ottobre.

E come anticipato da Start Magazine, di fatto sulla lista presentata ieri dal francese convergerà un altro socio forte come il gruppo bancario francese Crédit Agricole che con il Creval ha anche un accordo di bancassurance.

Non solo: dalla composizione della lista si evince che anche un altro socio del Creval, come il fondo Algebris di Davide Serra, è destinato a convergere sulle posizioni di Dumont.

Ecco tutti i dettagli. Da qui emerge un dato: i grandi soci sono concordi nel non rinnovare Milo Fiordi alla presidenza della banca.

LA MOSSA DI DUMONT CONTRO FIORDI

Sul Creval e sul cda, dunque, si chiude la partita. Dopo la lista dei gestori, arriva anche quella di Denis Dumont, l’imprenditore francese che con la sua holding, la Dgfd, controlla il 5,12% del capitale.

CHI E’ IL CANDIDATO LOVAGLIO

La sintesi è tutta nel cambio alla presidenza con l’indicazione di Luigi Lovaglio, oltre quarant’anni d’esperienza nel settore bancario con gran parte della carriera in Unicredit. Lovaglio che è stato definito dall’Ft come “uno dei banchieri più rispettati nella Cee”, è stato vicepresidente e Dg, dal 2003 al 2011, e Ceo dal 2011 al 2017 di Bank Pekao.

CHI SI SALVA

Della vecchia guardia si salvano solo Mauro Selvetti, a lungo direttore generale e poi, da luglio, promosso amministratore delegato, ed Elena Beccalli, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari alla Cattolica.

Piena fiducia dunque per il capo azienda da parete dei grandi soci: Selvetti, con il supporto di Citi e Mediobanca, ha portato a casa l’aumento di capitale da 700 milioni. Selvetti gode – particolare non secondario – della fiducia dei francesi dell’Agricole, con cui ha stretto una partnership di bancassurance a fronte dell’ingresso nel capitale della banca.

LE NOVITA’ DELLA LISTA

Per il resto prende forma quella discontinuità richiesta da Dumont. Nel consiglio (in totale 15 componenti) si preparano così ad entrare Alessandro Trotter e Teresa Naddeo, entrambi nel collegio sindacale di Salini-Impregilo. Ma anche Stefano Caselli prorettore per gli Affari Internazionali alla Bocconi ed editorialista del Corriere della Sera, Fausto Galmarini, con un passato in Unicredit dove è stato tra l’altro vice presidente nella bulgara Bulbank e nel comitato esecutivo di Uccmb (oggi doBank), l’ex del fondo Algebris Massimo Massimilla.

Dei dodici della lista di maggioranza che entreranno in consiglio, anche Livia Aliberti Amidani (nel supervisory board di Bank Austria), l’avvocato piacentino Massimiliano Scrocchi che nell’assemblea di fine aprile a Morbegno chiese, per conto di Dumont, di rivedere la governance dopo l’ingresso in forze nella banca, in seguito all’aumento di capitale, dei fondi internazionali.

Completano il quadro Paola Bruno che è stata anche nei cda di doBank ed Inwit e, infine, Carlo Crosara, in passato direttore generale in Friulandria. Jacob Kalma, Maria Giovanna Calloni e Annalisa Donesana faranno invece posto a tre dei quattro candidati (Anna Doro, Serena Gatteschi, Stefano Gatti, Paolo Guido Aldo De Martinis) della lista di minoranza depositata dai gestori.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

Nessuna lista alternativa, dunque, è stata presentata all’ultimo minuto. Ha commentato il Sole 24 Ore: “I grandi soci come Crédit Agricole – che detiene il 5% – e Algebris (5,2%) scelgono insomma di convergere su un ticket che garantisce un forte rinnovamento pur nella continuità manageriale”.

Banca Carige, i Malacalza lasciano un buco da 1,5 milioni

Redazione citywire.it 18.9.18

I Malacalza lasciano in Banca Carige un buco da 1,5 milioni. Lo scrive La Stampa sottolineando che si tratta di poca cosa nel mare dei guai dell’istituto ligure che giovedì dovrà rinnovare il cda (in foto l’a.d Paolo Fiorentino). Il problema del concordato della Omba Impianti&Engineering di Vicenza è però l’azionista. La Omba, che ha proposto ai creditori un taglio del 75% della sua esposizione, è infatti controllata dalla famiglia Malacalza, primo azionista di Carige con il 27,5%.

Il 7 agosto scorso, spiega il giornale, è arrivata in Banca Carige la lettera di Omba con la proposta di concordato preventivo liquidatorio, che prevede il soddisfacimento nella misura del 25% dei crediti chirografari. Con il conseguente passaggio dei circa 2 milioni di esposizione, già classificata tra le inadempienze probabili, nella categoria più brutta, quella delle sofferenze.

B.Carige: Malacalza lasciano buco da 1,5 mln (Stampa)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

I Malacalza lasciano in B.Carige un buco da 1,5 mln. Lo scrive La Stampa sottolineando che si tratta di poca cosa nel mare dei guai dell’istituto ligure che giovedì dovrà rinnovare il cda. Il problema del concordato della Omba Impianti&Engineering di Vicenza è però l’azionista. La Omba, che ha proposto ai creditori un taglio del 75% della sua esposizione, è infatti controllata dalla famiglia Malacalza, primo azionista di Carige con il 27,5%.

Il 7 agosto scorso, spiega il giornale, è arrivata in B.Carige la lettera di Omba con la proposta di concordato preventivo liquidatorio, che prevede il soddisfacimento nella misura del 25% dei crediti chirografari. Con il conseguente passaggio dei circa 2 mln di esposizione, già classificata tra le inadempienze probabili, nella categoria più brutta, quella delle sofferenze.

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September 18, 2018 02:46 ET (06:46 GMT)