Carige, ecco le ultime burrasche per Malacalza e Mincione

Fernando Soto startmag.it 19.9.18

Adeguarsi agli input della Bce entro la fine dell’anno oppure imboccare la strada della risoluzione bancaria.

E’ questo il bivio per Banca Carige che terrà l’assemblea decisiva per il controllo il 20 settembre.

LA PROSPETTIVA PER CARIGE

Infatti al di là di chi vincerà nel corso dell’assemblea – se la famiglia Malacalza o la cordata allestita da Mincione – le prossime tappe fondamentali per il gruppo creditizio ligure sono già segnate.

I DIKTAT DELLA BCE PER CARIGE

La Vigilanza Bce ha dato tempo a Carige fino al 30 novembre per presentare un piano che ripristini e assicuri in modo sostenibile l’osservanza dei requisiti patrimoniali al più tardi entro il 31 dicembre 2018. L’alternativa più temuta è la risoluzione, ovvero il bail in per azionisti, obbligazionisti e correntisti.

LA CONTESA IN CARIGE FRA MALACALZA E MINCIONE

Nel frattempo, la contesa fra i due azionisti (qui analizzata e approfondita da Start Magazine) si caratterizza per alcune notizie non proprio positive che riguardano le due cordate.

L’INTRALCIO PER MINCIONE

A complicarsi in particolare è l’azione dello scalpitante Raffaele Mincione. Prima dell’assemblea, la Banca d’Italia ha frenato la cordata del finanziere. La Vigilanza di Ignazio Visco ha infatti congelato poco sotto il 10% i diritti di voto del patto di sindacato tra Mincione, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli che vincola invece il 15,2% dell’istituto ligure.

LA TESI DELLA BANCA D’ITALIA SU MINCIONE

Secondo l’Istituto centrale, i tre avrebbero dovuto chiedere l’autorizzazione a superare la doppia cifra: hanno 15 giorni per notificare la richiesta «accludendo la documentazione necessaria a dimostrare il possesso dei requisiti previsti» dalla normativa, che mira ad assicurare che chi acquista partecipazioni qualificate in una banca sia un soggetto affidabile, trasparente, solido e in grado di assicurare una prudente e sana gestione.

CHE COSA HA COMBINATO MALACALZA

Pure su Malacalza non mancano le notizie negative. I Malacalza infatti lasciano in Banca Carige un buco da 1,5 milioni, ha svelato ieri La Stampa sottolineando che si tratta di poca cosa nel mare dei guai dell’istituto ligure che giovedì dovrà rinnovare il cda. Il problema del concordato della Omba Impianti&Engineering di Vicenza è però l’azionista. La Omba, che ha proposto ai creditori un taglio del 75% della sua esposizione, è infatti controllata dalla famiglia Malacalza, primo azionista di Carige con il 27,5%.

LO SCOOP DELLA STAMPA SU MALACALZA E OMBA

Il 7 agosto scorso, ha spiegato il quotidiano, è arrivata in Banca Carige la lettera di Omba con la proposta di concordato preventivo liquidatorio, che prevede il soddisfacimento nella misura del 25% dei crediti chirografari. Con il conseguente passaggio dei circa 2 milioni di esposizione, già classificata tra le inadempienze probabili, nella categoria più brutta, quella delle sofferenze.

LA NOTA DEI SOCI DI OMBA

“La crisi di Omba deriva da una crisi dei grandi committenti e del mercato infrastrutture che ha determinato mancati pagamenti a Omba di lavori regolarmente eseguiti. Quindi si è reso necessario il concordato che, nel rispetto delle regole previste a tutela di tutti i creditori, porterà al pagamento del 25% degli importi dovuti“, spiega una nota dei soci di Omba. E poi conclude: “Il rapporto fra Omba e Carige nasce nel 2012 ed è quindi antecedente l’investimento di Malacalza nell’istituto bancario”.