Carige, la Bce tifa Mincione contro Malacalza?

Fernando Soto startmag.it 20.9.18

Carige, l’assemblea del 20 settembre, la contesa fra Malacalza e Mincione, l’intervento del Tribunale di Genova e gli auspici della Banca centrale europea. L’approfondimento di Fernando Soto

Bce e tribunale di Genova hanno dettato alcune regole per Banca Carige prima dell’assemblea di oggi decisiva per il futuro del gruppo creditizio.

Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA STABILITO IL TRIBUNALE PER CARIGE

A dettare alcune reglole ci ha pensato il tribunale di Genova, dopo il ricorso di Malacalza (col 27,55% delle quote) che chiedeva l’inibizione dell’ammissione al voto per la lista di candidati amministratori espressione del patto tra i soci creato sotto l’egida di Pop 12 (che fa capo al finanziere Raffaele Mincione), di cui fanno parte anche Compania Financiera Lonestar (Gabriele Volpi) e Spininvest (Spinelli).

L’IMPATTO PER BANCA CARIGE

Ieri il giudice Lorenza Calcagno ha scritto nella sentenza che «accoglie il ricorso» di Malacalza e «dispone che Carige, o il presidente dell’assemblea ordinaria degli azionisti», programmata per oggi, «ammetta la lista presentata da Pop 12 come rappresentativa di diritti di voto» pari «al solo 9,99% del capitale sociale», anziché al 15,198%, previsto in origine dal patto. La decisione è in linea con l’indicazione data, nei giorni scorsi, da Bankitalia.

CHE COSA HA DETTO LA BCE A MALACALZA E MINCIONE

Intanto la Bce ha confermato il proprio no al piano di conservazione del capitale presentatole da Carige a giugno ribadendo la richiesta all’istituto di un nuovo piano di rafforzamento patrimoniale entro il 30 novembre che valuti in particolare una aggregazione con altri istituti. E’ quanto si legge in una nota di Banca Carige diffusa ieri in seratA dopo che il cda, alla vigilia della assemblea degli azionisti per il rinnovo del cda, “ha preso atto della decisione definitiva della Banca Centrale Europea notificata il 14 settembre che conferma il contenuto anticipato nel progetto di decisione del 20 luglio scorso”.

L’IMPATTO DELLA LETTERA DELLA BCE PER CARIGE

La decisione di Bce è quella di non approvare il piano di conservazione del capitale presentato da Carige il 22 giugno 2018. L’istituto centrale chiede dunque che Carige “al più tardi entro il 30 novembre 2018” approvi un piano approvato dal consiglio di amministrazione per ripristinare e assicurare in modo sostenibile l’osservanza dei requisiti patrimoniali al più tardi entro il 31 dicembre 2018. Questo piano “dovrebbe in particolare valutare l’opzione di un’aggregazione aziendale”.

IL CONSIGLIO DI FRANCOFORTE PER UN’AGGREGAZIONE

Qualora fosse perseguita una soluzione mirata a un’aggregazione aziendale per assicurare in modo sostenibile l’osservanza dei requisiti patrimoniali, la Bce stabilirù un nuovo termine entro il quale al più tardi dovrà essere completata l’osservanza di tutti i requisiti patrimoniali per rispecchiare le esigenze di tale operazione di aggregazione aziendale. Resta ferma – si conclude – la possibilità per Carige di presentare richiesta di riesame amministrativo interno e/o giurisdizionale della decisione alle condizioni ed entro i termini previsti dalla normativa vigente.

LE INTERPRETAZIONI SULLA LETTERA DELLA BCE

Nella comunicazione della Bce, dunque, si scorge da un lato una reprimenda sul piano presentato dal capo azienda, Fiorentino, riproposto per il futuro dalla lista per il cda presentata da Mincione. Ma la richiesta di fatto per un’aggregazione con un’altra banca è letta da alcuni osservatori come un appoggio alla linea di Mincione, perché la famiglia Malacalza frena su questa prospettiva.

IL COMMENTO DI MINCIONE

“Credo che qualunque sarà l’esito dell’assemblea di oggi, tutte le persone indicate per il cda da entrambe le liste, forti della loro professionalità e indipendenza dall’azionista, non potranno che rispettare le direttive dei regolatori che da tempo hanno ribadito la fusione come una necessità per Carige”, ha commentato Mincione in un’intervista al Sole 24 Ore prima dell’assemblea dei soci di Carige.