Ecco gli hedge fund che si celano nelle grandi aziende come Apple

di  startmag.it 22.9.18

L’articolo di Thomas Gilbert e Christopher Hrdlicka

Quando si compra una quota di azioni Apple, non si acquista semplicemente una società tecnologica da mille miliardi di dollari. Si compra anche una quota in una delle più grandi società di investimento al mondo: Braeburn Capital, sussidiaria interamente controllata dal colosso di Cupertino.

Braeburn gestisce un portafoglio finanziario di 244 miliardi di dollari, il 70% degli asset nel portafoglio di Apple. Dunque, la Mela agisce come un hedge fund supportando questo portafoglio con 115 miliardi di dollari di debito.

Come un hedge fund, fornisce informazioni minime sulle partecipazioni di Braeburn Capital. Ma a differenza di un hedge fund, non si limita ad accettare fondi da investitori sofisticati. Apple investe il denaro degli investitori più ordinari, come un fondo comune, senza dire loro cosa possiedono, la più basilare protezione offerta dai fondi comuni.

Attenzione azionisti e obbligazionisti. Analoghi casi di hedge fund ombra abbondano all’interno delle società industriali dello S&P 500. E la maggior parte rivela meno informazioni di Apple sulle proprie attività.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Finance, mostra che nel 2012 queste società gestivano un portafoglio complessivo di 1,6 mila miliardi di dollari di attività finanziarie non operative. Di questi, quasi il 40% riguarda attività finanziarie rischiose, quali obbligazioni societarie, titoli garantiti da ipoteca, auction-rate security e azioni. Le attuali norme contabili richiedono alle società di riportare solo le valutazioni aggregate su base trimestrale.

Come Apple, queste aziende fanno leva. In un primo momento, il debito può sembrare sicuro quando è supportato da attività finanziarie. Ma questi non sono gli asset sicuri e liquidi che in genere facilitano le operazioni giornaliere. Con il passaggio ad attività finanziarie più rischiose e illiquide, le corporation danneggiano i titolari di debito, apparentemente per aiutare gli azionisti.

Questi non sembrano ottenere alcun vantaggio, però. Dalla ricerca emerge che grandi partecipazioni di attività finanziarie rischiose sono associate alla distruzione di valore. Il mercato prezza un dollaro in attività finanziarie rischiose notevolmente meno del suo valore. Ampie partecipazioni rischiose sono inoltre associate a una scarsa governance aziendale, all’eccesso di fiducia dei ceo e a una remunerazione dei dirigenti che incentiva il rischio, come le retribuzioni basate su azioni o opzioni.

Attraverso questi fondi hedge ombra, le società industriali inseguono l’alfa. Ma battere il mercato è difficile, e il solo tentativo distrugge valore mediante le commissioni e la conseguente distrazione del management dal core business. Solo pochi prescelti tra i gestori di hedge fund e fondi comuni sovraperformano il mercato. Ed è improbabile che i migliori scelgano di lavorare per società industriali a una retribuzione inferiore. Inoltre, se le tesorerie aziendali creassero davvero valore, le società dovrebbero essere felici di strombazzarne il successo. Invece nascondono i risultati agli investitori sfruttando i deboli obblighi di informativa.

Armonizzare gli standard in materia di informativa per i fondi hedge ombra con quelli imposti ai fondi comuni di investimento e ad altri intermediari finanziari, compresa la rendicontazione trimestrale di ogni attività detenuta e il mark-to-market giornaliero del valore del portafoglio, è fondamentale per avere una base informata di investitori. Alle società che hanno più dell’1% delle attività del portafoglio in strumenti finanziari non equivalenti a mezzi liquidi deve essere richiesto di detenere tali attività in una controllata che segnali giornalmente il proprio valore patrimoniale netto.

(articolo tratto da Mf/Milano Finanza)