Sindacato e istituzioni chiedono, ma Fca non risponde

Stefano Rizzi  Sabato 22 Settembre 2018 lo spiffero.com

Cresce la preoccupazione sui destini degli impianti torinesi. I vertici fanno orecchie da mercante alle richieste di Chiamparino e Appendino. L’assenza di interlocutori e il timore che la Famiglia stia preparando l’uscita dall’auto

“Non ci stupiremmo di venire a sapere che Fca è stata venduta, leggendo i giornali”. È più di una battuta sarcastica quella che circola dalle parti di via Fanti, sede dell’Unione Industriale di Torino. È il tratteggio nervoso di uno scenario dove la pressoché assenza di canali di comunicazione con il Lingotto appare perfettamente sovrapponibile a quello del gruppo con altri Palazzi e altri inquilini di rango: da tempo sia il presidente della Regione, sia la sindaca hanno chiesto anche tramite il Governo di avere risposte sul futuro di Fiat.

Ma né Sergio Chiamparino, né Chiara Appendino hanno finora avuto risposta alla domanda che non nasconde le “preoccupazioni legate in particolare all’incertezza totale su come si traduca il piano industriale e di investimenti in Italia”.

Il governatore aveva rimarcato l’assenza di “elementi che ci diano certezze, e non solo per Torino. Per questo – aveva ribadito – sarebbe importante che il Governo invitasse il gruppo a un incontro”, precisando che il suo voleva e vuole ancora essere “un atteggiamento collaborativo: per raggiungere un obiettivo comune tutte le parti devono essere coinvolte”. Si era ai primi di settembre e ad oggi nulla indica di sia mosso qualcosa. Insomma, non è solo il ministro Danilo Toninelli a non rispondere al presidente della Regione: pur con tutte le differenze del caso, l’atteggiamento dei vertici di Fca pare lo stesso del titolare delle Infrastrutture.

Di motivi per manifestare preoccupazioni e anche timori non ne mancano: di ieri la comunicazione del gruppo automobilistico ai sindacati della necessità dell’utilizzo di permessi e ferie collettive per i lavoratori delle carrozzerie di Mirafiori, “per fare fronte al calo produttivo causato dalle contrazioni di mercato”. Alla Maserati di Grugliasco, come informa la Fiom, i contratti di solidarietà proseguiranno fino a fine anno, con una proroga di 3 mesi. “La riduzione degli ammortizzatori sociali conseguente al Jobs Act e la contestuale contrazione delle richieste di mercato – commenta il segretario della Uilm di Torino Dario Basso -– ci costringono a trovare soluzioni alternative per fare in modo che le nuove fermate produttive non gravino in maniera eccessiva sui lavoratori”. Anche il sindacato ritiene “urgente un incontro con l’azienda per parlare del futuro di Mirafiori e capire quando sarà assegnato un nuovo modello”.

Domande che coincidono in tutto o in parte con quelle, ad oggi, senza risposta avanzate dalle istituzioni. Preoccupazioni che non si discostano molto da quelle che arrivano dal mondo imprenditoriale, specie quello dell’indotto, anch’esso interessato da un’assenza di canali attivi ed efficienti di comunicazione con un gruppo che, forse, mai come oggi mostra questo aspetto che non può che apparire come distanza rispetto alla città, alla regione, alle loro rappresentanze sociali ed economiche.

La scomparsa di Sergio Marchionne si sente anche in questo. Di certo l’attesa di segnali dal nuovo ad Michael Manley e del top management è ancora tale. Non ha giovato, sicuramente, nel mantenimento di quei canali di comunicazione di cui si lamenta l’assenza o la scarsa funzionalità, l’uscita di scena di una figura come quella del responsabile per l’Europa (ma con uno sguardo sempre attentamente rivolto su Torino) Alfredo Altavilla.

Rimpiangendo da più parti l’epoca in cui figure come quella di Cesare Annibaldierano il riferimento per situazioni come quella attuale, anche il volgere lo sguardo fiducioso verso uno degli ultimi torinesi, ossia Pietro Gorlier, non si sa quanto potrà risultare risolutivo essendo ancora in predicato la scelta del successore di Altavilla. Gorlier è considerato il manager adeguato a quel ruolo. Oggi è protagonista del processo di cessione di Magneti Marelli di cui è ad. Molto dipenderà anche dall’esito di questa operazione.  A corteggiare Fca per acquisire l’azienda ci sono vari fondi di private equity internazionali, oltre a Kkr. La notizia della trattativa con Kkr era stata data lo scorso 22 agosto dal Wall Street Journal, che aveva anche riferito come la società potrebbe essere valutata tra i 3,23 e i 6 miliardi di euro, con una forchetta più probabile tra i 4 e i 5 miliardi.

Poche ore dopo Bloomberg aveva precisato che Kkr potrebbe condurre l’acquisizione tramite la controllata giapponese Calsonic Kansei Corp, acquisita lo scorso anno da Nissan Motor Co e altri azionisti per circa 4,5 miliardi di dollari e che le due società, di dimensioni simili, potrebbero essere fuse per dar vita a un grande gruppo leader di settore a livello mondiale da 18 miliardi di euro di fatturato. Sempre secondo Bloomberg, Kkr non sarebbe l’unico soggetto interessato all’acquisizione di Magneti Marelli che conta oltre 43mila dipendenti, 86 stabilimenti di produzione e 14 centri di ricerca e sviluppo, una presenza in 19 paesi e forniture di tutti i principali gruppi automobilistici del mondo, anche se il 38% dei ricavi nel 2017 è derivato dalle vendite al gruppo Fca.

Una cessione che è difficile non vedere come un’accelerazione dei piani di dismissione da parte della famiglia Agnelli-Elkann e una progressiva uscita dal settore dell’auto. Chissà che non vada troppo lontano chi a Torino mette in conto di scoprire che hanno venduto, leggendolo sui giornali.