UNIPOL / IN ARRIVO LE RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO PER CIMBRI & C.: AGGIOTAGGIO

 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Trema il colosso delle assicurazioni Unipol, perchè dopo tre anni e passa di inchiesta starebbero per scattare le richieste di rinvio a giudizio dei suoi vertici per l’affaire della fusione tra Unipol e il gruppo Fondiaria SAI della famiglia di Salvatore Ligresti. A chiedere i rinvii il pm della procura di Torino Marco Gianoglio.

Le voci si rincorrono nel tribunale di Torino e i bookmakers danno per certo che entro fine settembre, al massimo i primi di ottobre, ci saranno le richieste di rinvio a carico dei big, l’amministratore delegato e plenipotenziario Carlo Cimbri, che assunse il timone di comando dopo la bollente era Consorte (“l’uomo che voleva farsi una banca”, secondo i colloqui con il Pd Piero Fassino, a proposito della scalata BNL) e il presidente del gruppo Unipol Pierluigi Stefanini. Tra gli altri saranno chiesti i rinvii a giudizioper Roberto Giay, ex amministratore Premafin (sigla della galassia Ligresti); Fabio Cerchiai, ex presidente del cda di Milano AssicurazioniVanes Galanti, ex presidente del cda di Unipol Assicurazioni.

In bilico fino all’ultimo secondo la posizione di Paolo Gualtieri, advisor dell’operazione, e di Gaetano Caputi, ex direttore della vigilanza Consob, evidentemente per non aver controllato sulla correttezza di tutta l’operazione.

UNA PERIZIA TECNICA DURATA DUE ANNI

La vicenda bolle in pentola da anni, e precisamente da quando il gruppo Ligresti – storico ma in grandi difficoltà – decise di sbaraccare cedendo i pezzi pregiati di famiglia a un solido acquirente. E chi meglio di Unipol, l’altrettanto storica compagnia delle “polizze rosse”, un tempo vessillo per tanti “compagni”, da molti ritenuta una gemma nel deserto del capitalismo, poteva adattarsi per ingoiare il rospo Ligresti?

Detto fatto, le trattative non andarono per le lunghe e a fine 2013 si celebrarono le fastose nozze.

Ma si cominciò subito a sentire puzza di bruciato a piazza Affari. I valori di concambio non parevano perfettamente allineati con i prezzi di mercato.

E’ dopo pochi mesi che scattano due inchieste in modo praticamente parallelo nelle procure di Torino e di Milano. Andranno avanti per anni, e alla fine Ligresti subirà una condanna dalla procura torinese e da quella meneghina, che invece la fa passar liscia a Cimbri & C.

Il pm Marco Gianoglio di Torino, imperterrito, è andato avanti per la sua strada, convinto della sua ipotesi accusatoria. Ha poi affidato un incarico, ben due anni fa, a due periti – Enrico Stati e Fabrizio Dettori – per verificare i fatti e se vi fosse stata effettivamente una turbativa di mercato, che si traduce nel capo di imputazione più pesante, “aggiotaggio”.

I consulenti ci hanno messo la bellezza di due anni esatti per completare la perizia, depositata a inizio giugno. Dopo di che il pm Gianoglio ha dovuta studiarla con tutta la cautela del caso e con tutto il tempo che la vastissima documentazione comportava, arrivando alla chiusura delle indagini a inizio settembre.

Convocati i legali delle parti, ora si è soltanto in attesa delle richieste di rinvio a giudizio, che i boookmakers – i quali difficilmente sbagliano i loro pronostici a Torino – danno al 99 per cento pro rinvio.

Così raccontano gli esperti di fusioni: “la situazione è estremamente complessa e per questo motivo il giudice Gianoglio ha proceduto con i piedi di piombo e affidandosi ad una perizia per la cui redazione sono occorsi ben due anni. L’ipotesi base dell’accusa è che nella complessa trattativa tra i due gruppi sarebbe stato falsato il valore di concambio a tutto favore di Unipol: insomma sarebbero stati alterati in alto i valori dei cespiti bolognesi, sarebbero stati ipervalutati gli immobili in pancia ad Unipol. E il tutto si sarebbe alla fine tradotto in una profonda alterazione del valore di concambio azionario, a tutto discapito non solo dello stesso mercato ma soprattutto dei risparmiatori, degli utenti bancari”.

Il pm Gianoglio, inoltre, contesta quanto trasmesso ufficialmente a piazza Affari attraverso un comunicato, considerato in qualche modo fuorviante e contenente “notizie false” e destinato a “provocare un’attenzione sensibile sul prezzo delle azioni”.

Si scende anche nel tecnico che più tecnico non si può; quando viene sottolineato dal pm “che gli eccessi nei prezzi azionari erano stati determinati esclusivamente attraverso un metodo matematico attribuendo alle singole società un numero di azioni corrispondenti alle percentuali concordate al 30 giugno 2012, senza in alcun modo utilizzare le metodologie di valutazione attuate nelle migliori prassi nazionali e internazionali per operazioni simili”.

Insomma, una vera giungla nella quale solo gli esperti si possono addentrare. Ma il risultato concreto è che il mercato è stato alterato da Cimbri & C., ingannando i risparmiatori e portando a termine quello che in gergo tecnico di chiama “aggiotaggio”, un reato che negli Stati Uniti, per fare un solo esempio, puniscono in modo pesantissimo, con anni e anni di galera.

DOVE VANNO A FINIRE I SOGNI DI GRANDEUR ?

Sono finiti allora i giorni d’oro di Carlo Cimbri, il super manager bancario con la passione per gli yacht, che era ad una passo dalla guida di Unicredit, pupillo di banchieri eccellenti, soprattutto a Mediobanca, e destinato a poltronissime di vertice nel modo del credito?

E che fine fanno le operazioni messe in cantiere da Unipol, di grandeur bancaria, di allargamento, a cominciare dall’aumento della partecipazione azionaria in BPER, la banca emiliano romagnola di cui già possiede il 19 per cento? E poi i successivi, ulteriori salti?

E pensare che i risultati di quest’annsuonano a festa. Secondo Milano Finanza “Unipol ha chiuso il periodo di ristrutturazione del gruppo, portando i conti da un forte passivo dell’anno scorso a un risultato decisamente scoppiettante”. Addirittura da far stappare bottiglie di champagne agli azionisti?

Spiega il quotidiano finanziario: “A tutto questo ha decisamente contribuito la plusvalenza della cessione della partecipazione in Popolare Vita che ha fruttato 309 milioni. Ottimo l’utile, che si attesta su 644 milioni di euro, a fronte di una perdita dell’anno precedente pari a -390 milioni di euro”.

Buona crescita – commenta sempre Milano Finanza – nel comparto Vita e con i risultati della neocontrollata Lawrence Life. Discreto l’andamento nel bancario (più 18 milioni di euro) dopo le vicissitudini per le “sofferenze” passate con Unipol Banca e il suo bel malloppo di Npl sul groppone.

E ora?