ARIECCO MARIO CIANCIO / LA VOCE NE SCRIVEVA 33 ANNI FA

24 settembre 2018

di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Torna alla ribalta uno dei famosi Cavalieri dell’Apocalisse mafiosa,  Mario Ciancio. Al quale hanno sequestrato beni (soprattutto testate giornalistiche) per centinaia di milioni di euro. Uno

sempre in pista, inossidabile, sempre in affari, con i vari Costanzo, Rendo, Graci, Finocchiaro.

La Voce ebbe il modo di scriverne per la prima volta addirittura nel 1985, una grossa inchiesta dedicata alla ricostruzione post terremoto ’80. E in molti consorzi per la realizzazione di interi quartieri erano impegnati anche loro, con tutta la loro “esperienza”. Da rammentare perché quei consorzi furono il veicolo principale per l’infiltrazione di camorra – e anche mafia – nel settore dei grandi lavori pubblici, come è stata proprio quella mega ricostruzione che ha inghiottito – secondo i calcoli di fine anni 90 –  almeno 70 mila euro, più tutte le integrazioni successive.

A quell’inchiesta collaborò anche Miki Gambino, all’epoca impegnato ne “I Siciliani” di Pippo Fava e poi tra i protagonisti di Avvenimenti.

Un incredibile intreccio di sigle, società, consorzi, quello messo in campo in tutto l’hinterland partenopeo. Una ricostruzione, comunque, che arrivò fino in provincia di Caserta, ad esempio con i super appalti dei Regi Lagni, arrivati a sfiorare i 10mila miliardi di lire per opere che non solo non avevano nulla a che fare con il dopo terremoto, ma che finirono per massacrare quel territorio, da allora in poi sempre più fragile.

Riportiamo, di seguito, la pagina di quell’inchiesta dedicata a Mario Ciancio. Che già allora aveva il pallino di inchiostri e rotative.

Acqua: Italia batte Inghilterra. Un esempio per Autostrade

Barbara Corrado firstonline.info 24.9.18

Avere affidato all’Arera la regolamentazione e la vigilanza sul servizio dell’acqua ha portato notevoli vantaggi: rimesso in moto gli investimenti, favorito il recupero dei costi senza eccessi tariffari. Con più gradualità e meno forzature di quanto in Inghilterra e Galles ha fatto l’Ofwat. Lo afferma uno studio di Ref che guarda anche al futuro di Autostrade

Se il Ponte Morandi di Genova fosse stato affidato al controllo di un’Authority indipendente, sarebbe ugualmente crollato? E’ lecito dubitarne. Perché? Prendendo ad esempio la vicenda dell’acqua affidata dal 2012 alla regolamentazione e controllo dell’Autorità per l’Energia. Sei anni dopo, il giudizio sul lavoro svolto è decisamente positivo: i prezzi si sono riallineati ai costi, la qualità è migliorata grazie alla ripresa degli investimenti, è stato introdotto un bonus per sostenere le fasce più disagiate. A promuovere a piene mani l’attività dell’Arera (Autorità indipendente per Energia, reti e Ambiente) è uno studio dil Ref.ricerche, il laboratorio fondato a suo tempo da Carlo Dell’Aringa per indagare su settori che vanno dalla finanza pubblica, alle infrastrutture, ai prezzi.

30 ANNI DI REGOLE IN INGHILTERRA E GALLES

Per valutare l’operato della nostra Authority i ricercatori di Ref hanno messo a raffronto l’esperienza realizzata in Inghilterra e Galles con Ofwat, l’Authority pubblica indipendente che ha preso in mano il settore dell’acqua nel 1991 ed è considerata un punto di riferimento in Europa. Le differenze tra la situazione italiana e quella inglese sono abissali: sostanzialmente il nostro Paese ha 30 anni di ritardo rispetto all’Inghilterra; non solo, ma mentre oltre Manica Ofwat si è trovata di fronte dieci gestori, qui Arera ne ha dovuti fronteggiare un migliaio, quasi tutti piccoli o micro, fatta eccezione per le grandi utility come Hera, Acea, Iren che si contano sulle dita di una mano. Risultato? “L’allievo ha superato il maestro” è il verdetto di Ref che spiega il perché.

“In Inghilterra e Galles – si legge nelle conclusioni della ricerca – nei primissimi anni seguiti alla privatizzazione (avvenuta nel 1989 e seguita dal Water Act del 1991) la priorità è stata sin da subito data al rilancio degli investimenti. Il modello inglese ha avuto il pregio di assicurare immediatamente e per lungo tempo un ingente flusso di risorse finanziarie a sostegno degli investimenti delle gestioni. Tuttavia l’Autorità inglese è stata aspramente criticata per alcune scelte troppo generose che possono avere sostenuto i profitti delle gestioni a discapito degli utenti”. E in Italia? Qui Arera ha intrapreso “ un percorso di recupero dei costi del servizio e di adeguamento delle tariffe a lungo compresse per motivi di consenso, operato scelte in grado di fare ripartire gli investimenti oltre che a migliorare la qualità del servizio”. L’approccio italiano “ha privilegiato la gradualità senza forzature” anche per la forte attenzione sul settore dell’acqua sottoposto anche a referendum e afflitto da polemiche interminabili. L’impalcatura disegnata dall’Area insomma, spiega lo studio Ref, è riuscita a disegnare un quadro di regole prudenti e graduali che ha funzionato, dati alla mano, e evitato aumenti ingiustificati dei prezzi promuovendo invece investimenti necessari in un settore profondamente arretrato (salvo alcune eccezioni).

IL RECUPERO DEI COSTI E IL PERIODO DELLA QUALITA’

Ecco in sintesi i dati su cui poggia la ricerca. Se è vero che sono passati più di vent’anni prima che l’Italia scegliesse di dotarsi di un regolatore indipendente modello inglese, è anche vero che il nostro sin da subito ha avuto pieni poteri ed è riuscito così ad evitare alcune storture. In Inghilterra i primi cinque anni di regolazione (1990-95) hanno spinto al recupero dei costi con un aumento delle tariffe del 34%, in linea con quanto è avvenuto in Italia tra il 2012 e il 2019. Ma in Italia l’aumento tariffario è servito sia a riallineare prezzi e costi del servizio che a sostenere gli investimenti. In Inghilterra invece la tariffa ha coperto essenzialmente gli investimenti che sono raddoppiati in pochi anni: da 2 miliardi di sterline degli anni ’80 si balza a oltre 4 miliardi nei primi anni 90. Altro indicatore, è l’andamento della Rab (Regulatory asset base) passata da 557 a 968 euro per abitante con un aumento di quasi il 70%. In Italia si è partiti da 250 euro per arrivare a 390, con un rialzo del 60% circa.

I benefici della formula inglese si sono avuti in termini di notevole miglioramento del servizio sia dal punto di vista tecnico (dispersioni e interruzioni quasi azzerate) che contrattuale (risposte alla clientela ed efficienza) ma nella fase iniziale hanno portato ad extra-profitti per i gestori che l’Ofwat ha poi dovuto correggere e a un forte indebitamento degli operatori per sostenere gli investimenti, con conseguenti difficoltà a gestire l’equilibrio finanziario.

Tornando all’esperienza italiana, tra il 2012 e oggi le tariffe sono salite del 30%, la dinamica gli investimenti procapite è passata da -1 a +38%, l’incremento della Rab procapite è salito da zero al 28%. Si tratta in pratica di curve gradualmente crescenti a fronte di un andamento di balzi e successivi rallentamenti nel caso inglese, con picchi della Rab del 70%. Un miglioramento che, ha evidenziato il centro studi Agici, può essere considerato come l’inizio di un “nuovo rinascimento italiano”.

IL CASO DELL’ACQUA E QUELLO DI AUTOSTRADE

Tutto ciò dimostra, conclude lo studio di Ref, che la regolazione indipendente italiana – che ha fatto tesoro dell’esperienza inglese – ha saputo mitigarne le asperità e massimizzarne i benefici per la collettività, privilegiando “la gradualità senza forzature”. Il che ha consentito di dribblare la pioggia dei ricorsi al Tar ed evitare eccessi di prezzo. Una lezione importante – è in definitiva la conclusione – proprio ora che la tragedia del Ponte Morandi a Genova ripropone con drammaticità il tema dei controlli e della necessità di manutenzione delle infrastrutture. “La magistratura accerterà le responsabilità ma appaiono nitide quelle dell’aver sottratto la regolazione economica ad un Authority indipendente che pure era stata costituita proprio per questo scopo” (l’Autorità per i Trasporti, ndr).

“I servizi pubblici a rete – è la conclusione – hanno bisogno di una governance responsabile, capace di indirizzare e controllare, di regole chiare e stabili, di gestioni affidabili e competenti, pubbliche private o miste, in grado di fornire servizi di qualità in modo efficiente, di investire per realizzare e mantenere in buono stato le reti”. E’ questo il suggerimento dei ricercatori di Ref (Donato Berardi, Samir Traini e Nicolò Valle) al governo alle prese con progetti di nazionalizzazione di Autostrade che non affrontano il nocciolo della questione sottostante: quello di una regolazione indipendente e che dia garanzie di controllo sulle gestioni.

Per saperne di più leggi: “La regolazione del servizio idrico:quando l’allievo supera il maestro”, Laboratorio SPL Collana Ambiente, gruppo di lavoro: Donato Berardi, Samir Traini, Nicolò Valle.

Versace diventa americana: accordo fatto con Michael Kors

Firstonline.info 24.9.18

Firmati i documenti, in serata l’ufficialità – La famiglia Versace rimarrà nell’azienda, mentre Blackstone uscirà di scena – Titolo Michael Kors in forte ribasso a Wall Street

Versace diventa (quasi) ufficialmente americana. La casa di moda italiana avrebbe fatto un accordo tra Michael Kors, che stamattina era indicato tra i papabili acquirenti della maison della Medusa, insieme a Tiffany e al “solito” Kering.

Secondo quanto riferisce l’Ansa, proprio in questi minuti, le parti sarebbero impegnate nella firma dei documenti, mentre il comunicato ufficiale arriverà entro stasera.

Dopo aver acquistato il marchio di scarpe, Jimmy Choo, Michael Kors amplia i propri orizzonti nel mercato del lusso, accaparrandosi uno dei fiori all’occhiello del madde in Italy.

La notizia però non sembra piacere troppo agli investitori. A Wall Street, il titolo della casa di moda americana cede il 7,4%.

Cosa prevede l’accordo? Versace dovrebbe essere stata valorizzata circa 2 miliardi di dollari, pari a circa 1,7 miliardi di euro. La famiglia Versace, tramite la holding Givi, oggi all’80% del capitale, dovrebbe rimanere nell’azienda con una partecipazione di minoranza, mentre Blackstone – che possiede il restante 20% – sembra destinata ad uscire di scena.

Glifosato nelle urine: 60 francesi denunciano la Monsanto e l’Unione europea

LifeGate.it 24.9.18

Decine di cittadini francesi hanno ritrovato nelle urine concentrazioni di glifosato ben oltre i limiti consentiti. E hanno sporto denuncia.

L’Ariège è un dipartimento francese della regione Occitania, situato al confine con la Spagna. Il capoluogo è la cittadina di Foix, meno di diecimila abitanti. E il territorio è costituito praticamente soltanto da campi coltivati, colline e da una porzione della catena dei Pirenei. Chi abita qui si può considerare in piena campagna, lontano da industrie, traffico stradale, grandi infrastrutture inquinanti. Eppure, in 60 si sono visti costretti a depositare una denuncia presso il tribunale. Per “attentato alla sicurezza altrui e all’ambiente”.

Jacques Dufresne

@jacqduf

Ariège : 60 nouvelles plaintes bientôt déposées contre des fabricants de pesticides – France 3 Occitanie

https://

france3-regions.francetvinfo.fr/occitanie/arie

ge/foix/ariege-60-nouvelles-plaintes-bientot-deposees-contre-fabricants-pesticides-1543218.html 

03:05 – 22 set 2018

Ariège : 60 nouvelles plaintes bientôt déposées contre des fabricants de pesticides – – France 3…

Après une campagne lancée par les Faucheurs volontaires de l’Ariège pour rechercher des traces de glyphosate dans l’urine de citoyens, 60 nouvelles plaintes vont être déposées devant le tribunal de…

france3-regions.francetvinfo.fr



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La quantità di glifosato nelle urine è 14 volte il massimo consentito nell’acqua potabile

Nel mirino delle decine di cittadini “ariégois” che si sono rivolti ai giudici c’è il glifosato, sostanza chimica alla base del pesticida Roundup, prodotto dall’americana Monsanto (ormai di proprietà della tedesca Bayer). Come riportato dal quotidiano 20 Minutes, infatti, i cittadini francesi hanno deciso di aderire ad una campagna organizzata dai “Faucheurs volontaires” (“Falciatori volontari”): un movimento transalpino che lotta principalmente contro gli organismi geneticamente modificati.

Ad essere denunciate sono non solo le multinazionali che fabbricano prodotti a base di glifosato ma anche le istituzioni che ne hanno autorizzato il commercio © Adam Berry/Getty Images

Obiettivo: sottoporre ciascuna persona ad analisi delle urine per comprendere quali siano i tassi di glifosato assorbiti dai loro organismi. I prelievi sono stati effettuati nello scorso mese di aprile e i risultati sono stati senza appello. Coloro che hanno deciso di depositare un esposto, si sono ritrovati con in media 1,43 nanogrammi per millilitro nei campioni prelevati, il che rappresenta 14 volte la dose massima autorizzata nell’acqua potabile.

“Sappiamo di non poter contare sulle istituzioni”

Di qui la decisione di chiedere giustizia: una denuncia che si aggiunge ad una prima già depositata da otto cittadini di Foix nello scorso mese di giugno. E che non si limita a chiedere conto dei propri comportamenti alla Monsanto (così come alle altre aziende che usano tale sostanza). I cittadini puntano il dito anche contro le istituzioni. A partire da quelle europee che hanno consentito – e consentono – la commercializzazione del glifosato.

Chloé Muller

@Chloe_Abeille

Ariège : des faucheurs volontaires déposent plainte contre des fabricants de pesticide

https://

wd52t.app.goo.gl/4z4FSECeF39EJZ

ov7 

13:23 – 15 giu 2018

Ariège : des faucheurs volontaires déposent plainte contre des fabricants de pesticide – – France 3…

Une quarantaine de “faucheurs volontaires” se sont réunis devant le Palais de justice de Foix. Huit d’entre eux ont déposé une plainte contre les fabricants de pesticides contenant du glyphosate et…

france3-regions.francetvinfo.fr



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Nonostante i rischi, infatti, l’Unione europea nello scorso mese di novembre ha autorizzato i prodotti a base di tale sostanza per altri cinque anni. Mentre la stessa Francia di Emmanuel Macron, malgrado gli annunci rassicuranti, ha dimostrato di tentennare fortemente sul tema.

Teaser Campagne Glyphosate

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“Da mesi sapevamo di non poter contare sui decisori politici affinché prendessero una posizione netta sul glifosato. Possiamo fare affidamento soltanto sui cittadini”, ha affermato Dominique Masset, uno dei responsabili dell’associazione “Campagna Glifosato”. Secondo il quale altri 250 abitanti dell’Ariège hanno deciso di effettuare analisi delle urine e sono pronti ad unirsi alla battaglia legale.

Uno dei chirurghi dello storico trapianto di faccia è un precario sottopagato

Globalist.it 24.9.18

Benedetto Longo ha fatto parte dell’equipe di medici che ha realizzato l’intervento. Guadagna pochissimo e deve fare attività privata per tirare avanti

Storie all’italiana. Da una parte quelli che volevano abolire i privilegi e che danno 170 mila euro l’anno a Casalino e dall’altro prodigi della medicina che guadagnano 25 mila euro l’anno lordi pari a circa 1300/1400 euro al mese.

Così è uscito fuori che Benedetto Longo, quarantunenne di Crotone, ha lavorato in equipe con tanti altri chirurghi e con il professor Fabio Santanelli di Pompeo, primario di chirurgia plastica al Sant’Andrea di Roma al trapianto di faccia, un intervento di microchirurgia altamente sofisticata, in cui occorre ‘riannodare’ vasi sanguigni e nervi, oltre a tutti gli altri tessuti che compongono un volto è un precario sottopagato.

Eppure ci sono voluti tre anni di organizzazione per arrivare all’intervento, che ha avuto bisogno anche dell’ok del Consiglio Superiore di Sanità, oltre a quello del Centro Nazionale Trapianti, ma ora l’iter dovrebbe essere più semplice per i prossimi. In totale nel mondo ne sono stati eseguiti una cinquantina.

Repubblica ha raccolto le dichiarazioni del chirurgo.

L’intervento è durato quasi 28 ore. Ha avuto bisogno di riposarsi ogni tanto? 

«A dir la verità io sono rimasto in ospedale 60 ore, praticamente da quando è arrivata la potenziale donatrice a dopo il ricovero in terapia intensiva della trapiantata. È stata dura ma l’adrenalina di situazioni come queste ti fa restare iper vigile per tutto il tempo».

Ci sono stati momenti più difficili degli altri? 

«Tecnicamente è stato difficile dal primo all’ultimo minuto. Ci sono strutture più complesse di altre da connettere ma si sta sotto pressione tutto il tempo. Anzi, lo siamo ancora perché ci sono una serie di problemi post intervento da gestire bene, come i rischi di rigetto o di complicanze. Comunque siamo abituati alla pressione».

Lei è ancora precario? 

«Sì, da dieci anni ho contratti da 12 mesi al Sant’Andrea. Guadagno 25 mila euro lordi l’anno per cinque giorni alla settimana di lavoro proprio sul progetto di trapianto della faccia. Per crescere i miei figli faccio anche attività privata. Ma non svolgo questo mestiere per il posto fisso. È una passione e poi la cosa più importante è la soddisfazione dei pazienti».

Certo, ma dopo un trapianto del genere non vorrebbe essere finalmente assunto? 

«In effetti non so cosa devo fare ancora per interrompere il precariato».

Oxfam: colossi farmaceutici mettono a repentaglio la salute dei cittadini

Politicamentescorretto.info 24.9.18

quattro colossi farmaceutici “più importanti al mondo mettono a repentaglio la salute dei cittadini, privando i governi di risorse erariali che potrebbero essere investite nei sistemi sanitari pubblici, e compromettendo la possibilità di accesso ai farmaci essenziali per milioni di persone“.

La denuncia arriva dal nuovo rapporto di Oxfam (Oxford committee for Famine Relief), Prescription for poverty.

Sotto accusa Pfizer, Merck, Johnson & Johnson e Abbott Laboratories.

Oxfam, movimento globale per l’eliminazione della povertà, ha condotto un’analisi dei bilanci consolidati depositati dalle società capogruppo negli Usa ed esaminato i bilanci pubblici di 359 sussidiarie dei 4 gruppi in 19 Paesi nel periodo 2013-2015, riscontrando un potenziale trasferimento di profitti da Paesi a fiscalità medio-alta verso giurisdizioni dal fisco agevolato.

Tanto nelle economie avanzate prese in esame (Australia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Spagna), quanto nei mercati emergenti e Paesi in via sviluppo (Cile, Colombia, Ecuador, India, Pakistan, Perù e Tailandia), i margini medi degli utili delle quattro industrie farmaceutiche sono risultati, al lordo delle imposte, estremamente bassi: rispettivamente del 7% e del 5% nel triennio 2013-2015. In altre parole, un utile lordo di appena 7 e 5 centesimi per ogni dollaro fatturato. Eppure su scala globale, evidenzia il rapporto, hanno dichiarato alla Sec (la Consob statunitense) profitti annui che raggiungevano in alcuni casi il 30% dei ricavi. I profitti mancanti non sono evaporati, ma ne è stata trovata traccia in quattro paradisi fiscali societari: Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Singapore. L’organizzazione non governativa ha riscontrato in questi Paesi, margini medi di profitto prima delle imposte pari al 31%. E stima che il potenziale trasferimento degli utili verso giurisdizioni a fiscalità agevolata possa aver comportato perdite fiscali per le economie avanzate pari a 3,7 miliardi di dollari all’anno nel triennio 2013-2015.

In Italia la sotto-contribuzione fiscale potrebbe aver causato un ammanco annuo da 270 milioni di dollari.

Nei sette Paesi in via di sviluppo esaminati, la stima delle perdite erariali si è attestata a 112 milioni di dollari all’anno: somma sufficiente a vaccinare 10 milioni di ragazze contro il virus che causa il tumore alla cervice uterina, responsabile della morte nel mondo di una donna ogni due minuti.

Il rapporto evidenzia inoltre come le case farmaceutiche arrechino danno alla salute delle persone più povere, applicando sovrapprezzi sui farmaci e rendendoli così inaccessibili. Un esempio è dato dal ciclo standard da dodici settimane di Paclitaxel, farmaco antitumorale prodotto da Pfizer per 1,16 dollari e rivenduto negli Stati Uniti a 276 dollari e nel Regno Unito a 912 sterline. (ANSA salute).

via ImolaOggi

Vittime di BPVi e Veneto Banca scrivono a presidente@pec.governo.it come consigliato da fondosocibanchevenete@vicenzapiu.com

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) 24.9.18

Gentile Presidente Giuseppe Conte, come saprà, il Governo Gentiloni ha “salvato” le banche venete. Gesto lodevolissimo, peccato che lo abbia fatto anche con i nostri soldi“: così inizia la lettera firmata per esteso che un risparmiatore obbligazionista, S.F., ha inviato al presidente del Consiglio dei Ministri, su nostro consiglio, che ripetiamo da qui a tutti (mail: presidente@pec.governo.it), come da scambio di mail dall’indirizzo da noi riservato a informazioni e consigli ai soci truffati da BPVi e Veneto Banca ma anche dalle 4 banche risolte (fondosocibanchevenete@vicenzapiu.com) e di sotto riportate per il caso specifico. S. F. aggiunge a Giuseppe Conte quanto riportiamo di seguito.

Siamo infatti tra gli obbligazionisti subordinati che potremmo non ricevere alcun rimborso in quanto i bond da noi acquistati non hanno i requisiti richiesti fino ad ora dalla legge per avere un ristoro. Siamo risparmiatori, non speculatori della “City”, come qualcuno vuole far credere. Ci siamo purtroppo fidati di istituti che credevamo solidi e che invece, a causa di pluriennali gestioni a dir poco discutibili, si sono rivelati autentiche scatole vuote.

Le nostre famiglie stanno affrontando una difficile situazione economica e psicologica. Spero ci sia ancora la possibilità di poter prevedere a livello normativo un indennizzo per tutti i titolari di obbligazioni subordinate senza discriminazioni di sorta. Abbiamo infatti acquistato questi titoli tramite home banking (non quindi presso uno sportello bancario) e questo, al momento, ci preclude ogni possibilità di avere un ristoro.

Il Decreto, con cui le banche sono state salvate, ha stabilito dei limiti così stringenti per avere un risarcimento che davvero in pochi potranno sperare di riavere indietro qualcosa; e ciò ci fa pensare che i troppi vincoli normativi che regolano i rimborsi siano stati dettati dalla volontà di risarcire, con somme simboliche, solo una ristretta platea di investitori. Questo conferma la nostra sensazione di essere vittime di un’ingiustizia perpetrata dalla finanza prima, e dalla politica poi.

La nostra fiducia nel sistema bancario nazionale vale ormai quanto i titoli veneti che abbiamo in portafoglio. Non Le neghiamo che anche la fiducia nella politica si sta rapidamente azzerando. Speriamo che almeno Lei, quale Presidente del Governo del Cambiamento, voglia continuare a dar voce ai tanti risparmiatori che si ritrovano con un pugno di mosche in mano.

La ringraziamo se ha avuto la pazienza di ascoltarci e speriamo nella possibilità che un Suo intervento sia in grado di porre rimedio a una grave ingiustizia.

Con stima

S. F.

Il 07 set 2018 10:46 PM, ….. ha scritto:

Gentile Direttore, La ringrazio tanto della gentilezza. Come può immaginare si tratta di situazioni difficili da gestire, sia per il dispiacere dovuto alla perdita dei risparmi, sia per la difficoltà nel reperire informazioni utili all’ottenimento di un’auspicabile quanto improbabile ristoro.

La ringrazio in anticipo se vorrà tenermi informato su eventuali notizie che possono riguardare il mio caso.

S. F.

Il 07 set 2018 6:02 PM, Direttore VicenzaPiù <direttore@vicenzapiu.com> ha scritto:

Gentile sig. S.F. ,

scusi, intanto, per il ritardo nella risposta e grazie per aver seguito il nostro lavoro giornalistico.

In linea di massima anche lei dovrebbe essere compreso in chi la 205 “vuole” ristorare perché questa legge prevede (comma 1106)

“l’erogazione di misure di ristoro in favore di risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia degli arbitri (Anac, ndr) in ragione della violazione degli obblighi di

– informazione, – diligenza, – correttezza e trasparenza

previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria,di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attivita’ di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari emessi da banche aventi sede legale in Italia sottoposte ad azione di risoluzione ai sensi del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima della data di entrata in vigore della presente legge”.

Mi informerò meglio sul suo profilo, perché, da investitore autonomo con l’home banking, ci potrebbe essere qualche diversità ferma restando la sua annotazione che lei ha sottoscritto bond ma sulla base di informazioni fasulle.

Chi non ha un lodo, come previsto dalla 205, lo dovrà attivare tramite l’ANAC, come sa, e poi, per quanto si legge, fare istanza. Ma siccome i nuovi lodi saranno espletati da Anac penso e spero che stilerà una procedura onnicomprensiva. Tecnicamente potrà presentare l’istanza senza supporto, bisogna però valutare i tipi di passi che dovrà compiere per chiedere il lodo e poi fare istanza (sarebbe augurabile, ripeto, che l’ANAC fissi una modulistica per quanto possibile semplice)

Ovviamente tutto ciò vale se verrà emanato il decreto attuativo con incrementi di dotazioni e non con gli emendamenti presentati in questi giorni da due parlamentari, dispiace dirlo, del M5S che tendono a rinviare e a dotare in tutto il fondo di meno di mezzo miliardo in tre anni!.

Ogni azione che spinga verso l’emanazione del decreto attuativo, con dotazione crescente, rende possibile contare su un ristoro.

Scriva ad esempio appelli ai giornali o, meglio, direttamente, al presidente del consiglio che deve bloccare il decreto:

presidente@pec.governo.it

Rimango a sua disposizioneGiovanni Coviello

Giovanni Coviello

Direttore responsabile VicenzaPiù Magazine, VicenzaPiù.Tv, www.vicenzapiu.com

Il 04 set 2018 2:52 PM, ….  ha scritto:

Gentile Direttore, ho letto l’articolo con il quale si fa chiarezza sui possibili, futuri ristori per i risparmiatori truffati delle banche venete. In questo, come in altri articoli, si fa riferimento ai soci delle banche. Cosa ne sarà invece di chi ha acquistato obbligazioni subordinate, anche queste azzerate? Per chi, come me, ha acquistato bond subordinati facendo l’operazione da solo tramite home banking, quali scenari sono ipotizzabili? Nessuno mi ha costretto o convinto ad acquistare quei titoli, l’ho fatto semplicemente nella convinzione che le banche fossero solide. Il problema è che poi i bilanci hanno rivelato una realtà ben diversa che ovviamente al pubblico dei risparmiatori era stata taciuta.

La ringrazio dell’attenzione

S. F.

Pace fiscale, Castaldi (M5S): ‘Ascoltate la storia di questa signora, è quella di tanti italiani’

silenziefalsita.it 24.9.18

Ascoltate la storia di questa signora, è quella di tanti italiani!”

Così Gianluca Castaldi in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, condividendo il video di un servizio mandato in onda ad Agorà, su Rai2.

Nel video condiviso dall’esponente 5Stelle una signora afferma che è stata rifiutata la sua richiesta di rateizzazione perché non aveva pagato la rottamazione per problemi economici e familiari.

“Ora – spiega la donna – c’è in corso un pignoramento sulla mia banca, mi hanno bloccato il conto, non posso prelevare, non ho soldi, ho problemi familiari perché sono separata con due figli. Io sono libera professionista, non mi fanno una cessione del quinto, per i dipendenti la fanno, a me hanno bloccato il conto, non posso fare niente e per questo io chiedo la rateizzazione per fare una vita normale: questa non è vita.”

Jacopo Fo, ospite in studio ad Agorà, riferendosi alle parole della donna, ha detto: “questa signora, è lei la colpevole del disastro italiano? La gente viene massacrata, la sinistra non si rende conto che la gente è esasperata da un sistema demenziale e criminale. Centinaia di funzionari che invece di andare a colpire chi sta veramente fregando la vita agli italiani, se la prendono con questa signora, e la sinistra deve capire che se la gente vota il 5S e la Lega perché hanno fallito sul difendere i deboli.”

Castaldi ha commentato così: “i governi precedenti regalavano scudi fiscali ai grandi evasori, quelli che fanno sparire milioni all’estero. Noi invece diamo una possibilità di ripartire a pmi, partite iva, lavoratori dipendenti: saldo e stralcio non per chi voleva fare il furbo, ma per chi proprio non ce l’ha fatta a pagare tutto.”

“Chiamiamola pace fiscale, condono o come volete: l’importante è che persone normali ed oneste possano tornare a vivere e lavorare serenamente,” ha concluso.

Guarda il video:

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Guarda video (2:27)

Pubblicato da Gianluca Castaldi

La Russia potenzia la difesa aerea siriana – Dice alle “teste calde” di darsi una calmata

comedonChisciotte.org 24.9.18

MOON OF ALABAMA

moonofalabama.org

Il Ministro della Difesa Russo ha annunciato oggi alcune delle misure che verranno prese in Siria in risposta all’abbattimento del velivolo per contromisure elettroniche e la conseguente perdita dei 15 uomini dell’equipaggio. Ieri, il Ministro della Difesa Russo aveva detto di considerare Israele responsabile dell’incidente.

Subito dopo il fatto, avevamo fatto notare che:

Su richiesta personale di Netanyahu, la Russia aveva bloccato la consegna all’esercito siriano dei sistemi originali russi di difesa aerea S-300. Questi avrebbero potuto, malauguratamente, essere indirizzati contro il bersaglio sbagliato. In conseguenza di ciò, un 747 iraniano era stato danneggiato e 15 militari russi avevano perso la vita. Netanyahu altri simili ‘favori’ da Mosca se li può scordare.

Ieri, avevamo aggiunto:

L’incidente avrà conseguenze a diversi livelli. Per prima cosa, lo spazio aereo lungo la costa siriana sarà off-limits per gli aerei israeliani.

La difesa aerea siriana sarà ulteriormente modernizzata e rafforzata. Il suo personale otterrà un ulteriore training specialistico. Ma, probabilmente, la maggior disgrazia per l’esercito israeliano verrà dal raffreddamento delle relazioni con le forze russe. Non ci saranno più omaggi, non ci saranno più occhi girati dall’altra parte e i Russi faranno fuoco sulle forze israeliane, se dovessero tentare ancora simili trucchi.

Queste erano le misure che avevamo previsto e sono esattamente quelle annunciate oggi dal Ministro della Difesa Shoigu. La Siria otterrà gli S-300, la sua difesa aerea verrà ulteriormente rafforzata, la costa siriana sarà difesa in modo ancora più saldo:

MOSCOW, September 24./TASS. “Entro due settimane, l’esercito siriano otterrà dalla Russia i sistemi di difesa aerea S-300 per rafforzare le sue capacità di combattimento dopo l’abbattimento dell’IL-20 russo in Siria,” ha detto lunedi il Ministro della Difesa Sergei Shoigu.

La Siria aveva ordinato i sistemi S-300 nel 2013, ma la Russia ne aveva bloccata la consegna su richiesta di Israele. La Siria, del resto, aveva necessità molto più urgenti, riguardanti sopratutto i sistemi di difesa aerea a corto raggio, che la Russia aveva fornito in numero cospicuo. Erano stati questi sistemi che avevano permesso alla difesa aerea siriana di mettere fuori uso gran parte dei missili da crociera statunitensi lanciati contro la Siria nel mese di aprile. Gli S-300, con una gittata che arriva a 250 km., saranno in grado di colpire gli aerei israeliani sul Libano e anche molto all’interno dello spazio aereo di Israele.

L’invio dalla Russia degli S-300 per mezzo di aerei da trasporto è già iniziato. Esistono diversi sottotipi del sistema e un certo numero configurazioni radar per la loro guida. Non ci sono ancora informazioni sulle versioni con cui verrà equipaggiata la Siria e sul loro numero. Il primo dispiegamento avverrà probabilmente attorno alla capitale, Damasco.

Shoigu ha anche annunciato che le difese aeree siriane saranno ora fornite del sistema IFF russo:

“I posti di comando e le unità della difesa aerea siriana saranno dotati dei controlli automatizzati finora disponibili solo per le forze armate russe. Questo faciliterà il controllo centralizzato su tutte le forze e le risorse della difesa aerea siriana, il monitoraggio della situazione nello spazio aereo e assicurerà la corretta esecuzione degli ordini. Cosa più importante, garantiremo l’identificazione degli aerei russi da parte da parte dei sistemi di difesa aerea siriani,” ha detto Shoigu.

Il sistema IFF è il Sacro Graal di tutte le aviazioni. Con l’IFF, un radar della difesa aerea invia la richiesta di un codice segreto ad ogni velivolo non identificato che viene rilevato. Se il codice è giusto, un aereo amico risponderà con un segnale di riconoscimento. Il sistema usa frequenze speciali, una crittografia forte e questo codice ultrasegreto viene cambiato ogni giorno. (Le procedure della NATO richiedono che all’aggiornamento quotidiano di questi codici presiedano contemporaneamente due ufficiali). La Russia non aveva fornito questi codici alla Siria per evitare che potessero cadere in mano di potenziali nemici. E’ assai probabile che, per la loro gestione, nei posti di comando della difesa aerea siriana saranno presenti anche ufficiali russi.

La Russia potrà anche prendere ulteriori contromisure elettroniche per sventare possibili attacchi nelle vicinanze delle sue basi in Siria:

La terza misura annunciata dal Ministro della Difesa Russo è una ‘coperta’ di contromisure elettroniche su tutta la costa siriana, che dovrebbe “bloccare la navigazione satellitare, i sistemi radio e radar di bordo di aerei che stiano attaccando bersagli in territorio siriano.”

Shoigu ha affermato che queste misure hanno lo scopo di “raffreddare le teste calde e fare in modo che comportamenti azzardati non rappresentino un rischio per i nostri militari.” Ha aggiunto che, se una cosa del genere non dovesse verificarsi, l’esercito russo “agirebbe in base alla situazione.”

L’area dove verrebbero utilizzate queste contromisure elettroniche comprende certamente la maggior parte del Libano, il cui spazio aereo è stato usato diverse volte da Israele per attaccare la Siria. Questo e la modernizzazione delle difese aeree siriane non saranno gli unici provvedimenti che prenderà la Russia. Ci saranno ulteriori sanzioni politiche nei confronti di Israele, che devono ancora essere annunciate.

Israele sa che può fare ben poco contro la risposta russa al suo attacco proditorio. Questo è il motivo per cui alcuni suoi esponenti politici ora chiedono un maggior coinvolgimento degli Stati Uniti in Siria. All’esercito americano questo non piacerà.

Moon of Alabama

Fonte:moonofalabama.org

Link: http://www.moonofalabama.org/2018/09/russia-beefs-up-syrias-air-defenses-tells-hotheads-to-cool-down.html#more

24.09.2018

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org