Savona: “se Ue ci boccia pronti a tutto”. Così il ministro che “parla come guru euro de Grauwe”

24/09/2018 08:15 di Laura Naka Antonelli finanzaonline.com

De Grauwe, che ha lavorato per la Comunità europea dal 1969, al Fondo Monetario Internazionale, alla stessa Bce, oltre ad aver insegnato nelle migliori università mondiali e che, per queste …

Mentre si parla delle ultime dichiarazioni che il ministro Paolo Savona ha rilasciato nel programma di Lucia Annunziata, Mezz’ora in più, su Twitter circola un interessante articolo che riprende alcuni stralci dell’ultimo libro di Paul de Grawe, “I limiti del mercato”, dal titolo: “Il guru dell’euro parla come Savona. Se la Bce non garantisce salta tutto”.

Nell’articolo viene ricordato che Paul De Grauwe ha lavorato per la Comunità europea dal 1969, al Fondo Monetario Internazionale, alla stessa Bce, oltre ad aver insegnato nelle migliori università mondiali. Per queste e molte altre esperienze in diverse istituzioni, de Grauwe, classe 1946, professore di Politica economica presso la London School of Economics e professore emerito di economia internazionale presso la KU Leuven, non ha proprio un Dna culturale simile a quello di un populista, o di un euroscettico. Nonostante questo, le sue conclusioni, prosegue l’articolo che sta circolando su Twitter, “somigliano all’analisi di Paolo Savona, che solo qui passa per un eretico con tesi bizzarre”.

Ciò che accomuna i due economisti è lampante laddove de Grauwe scrive che “la Bce deve essere garante dei titoli del debito sovrano, sottraendo i Paesi alla mercé di instabilità spesso irrazionali. Altrimenti – chiamatelo piano B o come volete – , l’alternativa è segnata: il ritorno alle valute nazionali. Non per scelta ma come inevitabile passo indietro rispetto a un sistemica incapace di funzionare”.

Le parole di de Grauwe pubblicate sono riprese dal libro scritto dall’economista “I limiti del mercato”, tradotto da Il Mulino. Gli stralci sono stati presi, in particolare, dal capitolo intitolato “L’euro è una minaccia al sistema di mercato”.

“Bastano poche pagine per spazzare via la consistenza di qualunque lettura moralistica sullo spread, il debito pubblico, la stabilità finanziaria dei Paesi– prosegue l’articolo -, visto che de Grauwe spiega con esempi semplici come la struttura dell’Eurozona sia minata da un’instabilità di fondo che pone una minaccia radicale alla tenuta del mercato, perchè impedisce politiche tese a massimizzare il benessere delle persone”.

Savona come de Grauwe? Intervista a Mezz’ora in Più

Tornando all’intervista rilasciata a Mezzora In più, il ministro degli Affari europei Savona mette al di sopra dei tenici la politica, anche in caso di un eventuale piano B da stilare nel peggiore dei casi, come in quello di una ipotetica uscita dall’euro:

“E’ necessario un gruppo dirigente pronto a qualsiasi evenienza, anche al piano B. Non spetta ai tecnici decidere cosa fare ma alla politica”.

In quella che sarà una settimana cruciale per il governo Conte, l’economista dosa bastone e carota rivolgendosi ai tecnocrati di Bruxelles. E, in caso di eventuale bocciatura della legge di bilancio, afferma praticamente che l’esecutivo è pronto a tutto, nelle stesse ore in cui il pressing dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sul ministro dell’economia, Giovanni Tria, continua.

Tria rimane però ligio ai suoi doveri, stando almeno ad alcune indiscrezioni riportate da La Repubblica, secondo cui il guardiano dei conti non vorrebbe alzare l’asticella fissata da lui stesso, all’1,6%, per il rapporto deficit-Pil (quindi neanche all’1,8%, come riportato la scorsa settimana da Il Messaggero).

Mentre si riflette sui numeri, le parole di Paola Savona certificano la spaccatura profonda del governo Conte, nonostante sia lo stesso ministro ad affermare che l’atmosfera non è conflittuale.

Anche volendo credere a queste rassicurazioni, si evince dai rumor come comunque ci sia un uomo chiuso nella solitudine dello spread e nella stanza dei conti: appunto, il titolare del Tesoro Tria.

Ma Savona insiste: “Trovo abbastanza armonia. Certo tra noi c’è un serio dibattito su questioni come flat tax, reddito di cittadinanza e riforma Fornero. All’interno c’è un serio dibattito dove non c’è conflitto tra tecnici e politici”.

L’economista dipende a spada tratta Di Maio e Salvini: “Sono sorprendentemente ragionevoli, non sono politici incoscienti”. E non risparmia più di una stoccata contro l’Unione europea: “le regole economiche dell’UE sono forse scritte nelle tavole che Dio ha consegnato a Mosè?”, si chiede e chiede, ironicamente.

Savona fa un ritratto della situazione in cui versa oggi l’Italia e, dunque, il governo italiano, che “ha ereditato dal passato un quadro di una certa pesantezza. Oggi la frattura con l’Europa non c’è e spero non ci sia mai, ma i rischi di una frattura ci sono. Spero che che l’Europa abbia un guizzo di vitalità e mandi all’Italia un messaggio che non è guardiano della stabilità, ma dello sviluppo nella stabilità. I due elementi devono camminare insieme, altrimenti il sistema comincia a degradare. Se in questo momento l’Italia ottemperasse agli accordi presi dai precedenti governi di rispettare 0.8% del Pil, noi avremmo una caduta del reddito che pare nell’ordine di mezzo punto, questa non può essere accettata. Ma non dall’Italia, non dovrebbe essere accettata dall’Europa. Se c’è una caduta del reddito che implica caduta dell’occupazione, l’Europa deve dare una risposta”.

Ancora, il ministro Savona sottolinea:

“Da tempo vedo che la bilancia dei pagamenti italiani presenta un avanzo di 57,3 di miliardi di dollari, ovvero di 50 miliardi di euro. Il che significa che l’Italia ha un eccesso di risparmio e vive al di sotto delle proprie risorse di 50 miliardi, che sono 3 punti e mezzo il Pil. I 50 miliardi ci sono ma non vengono investiti in Italia ma all’estero. Per questo bisogna fare riforme per ricreare fiducia. E visto che per avviare gli investimenti pubblici occorre tempo, puntiamo un po’ di più su quelli privati. Conte a Salisburgo ha detto che cerchiamo di avere la crescita e che dobbiamo colmare un gap dell’1% e risalire al 2%, questa è la nostra ambizione. Io ho fatto un piano da 50 miliardi ma spero si riesca a spendere intanto 16 miliardi per gli investimenti. A questo punto al 2% ci arrivi e il rispetto dei parametri è piu’ semplice”.

Ma il risparmio, in generale, è una caratteristica dell’Europa intera:

“In Europa abbiamo un’enorme massa di risparmio inutilizzato: se l’Europa riuscisse a mobilitare 460 miliardi di dollari di nuova spesa e investimenti, scavalcherebbe Cina e Stati Uniti nello sviluppo”.

Paolo #Savona a #Mezzorainpiù 23/09/2018

«In Europa abbiamo un’enorme massa di risparmio inutilizzato: se l’Europa riuscisse a mobilitare 460 miliardi di dollari di nuova spesa e investimenti, scavalcherebbe Cina e Stati Uniti nello sviluppo!» pic.twitter.com/kRgXZWdT5b

— Francesco Cerra 🇮🇹 (@ofrakia) September 23, 2018