Uno dei chirurghi dello storico trapianto di faccia è un precario sottopagato

Globalist.it 24.9.18

Benedetto Longo ha fatto parte dell’equipe di medici che ha realizzato l’intervento. Guadagna pochissimo e deve fare attività privata per tirare avanti

Storie all’italiana. Da una parte quelli che volevano abolire i privilegi e che danno 170 mila euro l’anno a Casalino e dall’altro prodigi della medicina che guadagnano 25 mila euro l’anno lordi pari a circa 1300/1400 euro al mese.

Così è uscito fuori che Benedetto Longo, quarantunenne di Crotone, ha lavorato in equipe con tanti altri chirurghi e con il professor Fabio Santanelli di Pompeo, primario di chirurgia plastica al Sant’Andrea di Roma al trapianto di faccia, un intervento di microchirurgia altamente sofisticata, in cui occorre ‘riannodare’ vasi sanguigni e nervi, oltre a tutti gli altri tessuti che compongono un volto è un precario sottopagato.

Eppure ci sono voluti tre anni di organizzazione per arrivare all’intervento, che ha avuto bisogno anche dell’ok del Consiglio Superiore di Sanità, oltre a quello del Centro Nazionale Trapianti, ma ora l’iter dovrebbe essere più semplice per i prossimi. In totale nel mondo ne sono stati eseguiti una cinquantina.

Repubblica ha raccolto le dichiarazioni del chirurgo.

L’intervento è durato quasi 28 ore. Ha avuto bisogno di riposarsi ogni tanto? 

«A dir la verità io sono rimasto in ospedale 60 ore, praticamente da quando è arrivata la potenziale donatrice a dopo il ricovero in terapia intensiva della trapiantata. È stata dura ma l’adrenalina di situazioni come queste ti fa restare iper vigile per tutto il tempo».

Ci sono stati momenti più difficili degli altri? 

«Tecnicamente è stato difficile dal primo all’ultimo minuto. Ci sono strutture più complesse di altre da connettere ma si sta sotto pressione tutto il tempo. Anzi, lo siamo ancora perché ci sono una serie di problemi post intervento da gestire bene, come i rischi di rigetto o di complicanze. Comunque siamo abituati alla pressione».

Lei è ancora precario? 

«Sì, da dieci anni ho contratti da 12 mesi al Sant’Andrea. Guadagno 25 mila euro lordi l’anno per cinque giorni alla settimana di lavoro proprio sul progetto di trapianto della faccia. Per crescere i miei figli faccio anche attività privata. Ma non svolgo questo mestiere per il posto fisso. È una passione e poi la cosa più importante è la soddisfazione dei pazienti».

Certo, ma dopo un trapianto del genere non vorrebbe essere finalmente assunto? 

«In effetti non so cosa devo fare ancora per interrompere il precariato».