Quando i soldi puzzano

comedonChisciotte.org 25.9.18

DMITRY ORLOV

cluborlov.blogspot.com

La frase “pecunia non olet” (i soldi non puzzano) sembra sia stata coniata (scusate il gioco di parole) dall’Imperatore Romano Vespasiano, che aveva regnato dal 69 al 79. Generalmente, significa che il valore del denaro rimane sempre lo stesso, indipendentemente da come è stato ottenuto. (Questo andatelo a dire ad una unità anti-riciclaggio!). Vespasiano non aveva tutti i torti: il denaro che circolava a Roma era per lo più sotto forma di monete d’argento, il cui valore era determinato, più di ogni altra cosa, dal loro contenuto di metallo prezioso.

Ma, già da allora, la moneta romana stava iniziando un pochino a puzzare: nell’anno 64, l’Imperatore Nerone, aveva deprezzato il denario del 25% aggiungendovi del rame. Questo procedimento era continuato nel terzo secolo DC, epoca in cui un tipico denario era costituito per oltre il 50% da rame. Poi l’Imperatore Caracalla aveva introdotto una moneta da due denari, che però aveva solo il 75% del peso complessivo di due monete da un denario, un’ulteriore svalutazione del 25%. Non c’è dubbio che i legionari romani, che avevano il compito di proteggere le frontiere dell’Impero Romano dai  barbari sempre più numerosi e che venivano pagati con una moneta che perdeva costantenete valore, la considerassero veramente puzzolente, e agissero di conseguenza, come del resto facevano i barbari.

Arriviamo rapidamente ai nostri giorni e la moneta del regno è il dollaro americano. A differenza dalla moneta romana, che aveva perso il 75% del suo valore in poco più di tre secoli, il dollaro USA ne ha perso il 96% in uno appena. E’ stato, per un certo periodo di tempo, agganciato al valore dell’oro, ma la cosa era terminata nel 1970, dopo una massiccia corsa all’oro della riserva federale. Da allora non è stato agganciato a nulla, ma è stato sostenuto da diverse forze. La prima e più importante è la semplice inerzia (la maggior parte delle transazioni internazionali sono prezzate in dollati), seguita dalla minaccia di azioni violente contro chiunque decidesse di sottrarsi al sistema del dollaro americano (ne sono esempi l’Iraq e la Libia). Ma queste forze sono destinate ad indebolirsi con il passare del tempo. Dal momento che gli Stati Uniti costituiscono una porzione sempre più ridotta dell’economia mondiale e che altri partners iniziano a rivendicare quote sempre maggiori del commercio internazionale, l’inerzia si sta dissipando. E lo spauracchio della violenza contro la Russia, la Cina o anche l’Iran, non è particolarmente efficace, dal momento che tutti questi paesi sono perfettamente in grado di minacciare direttamente gli Stati Uniti.

Il dollaro americano puzza in diversi altri modi. Il più importante di questi è la condizione finanziaria terminale degli Stati Uniti in generale, che sono, secondo le stime più attendibili, una nazione in bancarotta, che riesce a sostenersi solo creando debito ad un ritmo sempre più accelerato. Non si fa neanche più finta di pensare che potrà mai essere ripagato, gli unici modi per uscirne passano attraverso la svalutazione o il default (o una combinazione dei due). Anche solo rinnovare il debito diventerà impossibile se i tassi di interesse ritorneranno nella loro media storica. Come ha detto Putin nella recente conferenza internazionale di Vladivostok, davanti ai capi di stato delle più grandi nazioni asiatiche, “questo è un problema senza soluzione.”

Subito dopo vengono le sempre più onerose, dal punto di vista legale e normativo, regolamentazioni che riguardano le transazioni in dollari americani. Ogni scambio commerciale, di qualunque entità, dove vengano utilizzati dollari USA rientra automaticamente sotto la giurisdizione degli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti ha, a sua volta, tratto vantaggio da questa mostruosità giuridica punendo i suoi rivali economici e geopolitici. La scandalo più recente riguarda le sanzioni che gli Stati Uniti hanno ritenuto opportuno imporre alla Cina per i suoi acquisti di sistemi d’arma da quelle aziende russe che, a loro volta, erano già state colpite da sanzioni. Alla Cina è proibito comprare armi fabbricate negli Stati Uniti, quindi non è neanche questione di danneggiare dei concorrenti, è solo la volontà di colpire senza guardare in faccia a nessuno, nel tentativo di impedire alla Russia di prendere il primo posto fra i venditori di armi (attualmente è la n° 2 dopo gli Stati Uniti). Aggiungeteci l’eterna minaccia di vedere congelati i propri fondi in dollari americani, in qualsiasi momento e con qualunque pretesto, e si capisce il perché ci siano tutte le ragioni per smettere di utilizzare il dollaro americano. Ma come?

La “dedollarizzazione” è un tema molto scottante nelle discussioni a livello mondiale. Un certo numero di paesi, in particolare Russia, Cina, Turchia e diversi altri sono decisi a dare inizio a transazioni commerciali in valuta locale, aggirando così il dollaro americano. Ma nel mondo sono in circolazione 180 valute diverse, tutte riconosciute dalle Nazioni Unite, e questo crea qualche problema. Fintanto che tutti intrattengono rapporti commerciali usando il dollaro americano, la risultante è un sistema hub-and-spoke (a raggiera), con il dollaro americano al centro. Per poter commerciare, tutti devono convertire in dollari le proprie valute e poi riconvertirle nuovamente. Dal momento che, di solito, è molto più costoso comprare dollari piuttosto che rivenderli, questo costituisce una sorta di “tassa sul dollaro” incorporata, che tutti devono pagare, mentre gli Stati Uniti si arricchiscono semplicemente rendendo disponibili i loro dollari. Questo non sembra poi così tanto giusto.

D’altro canto, utilizzare il dollaro americano comporta anche qualche vantaggio. Prima di tutto è denaro molto liquido: se avete bisogno di raccogliere in fretta una grossa somma in dollari, generalmente basta una telefonata, mentre con le valute minori può occorrere un notevole periodo di tempo e parecchi sforzi per raccoglire la cifra desiderata. Secondo, è abbastanza stabile, con una volatilità relativamente bassa in confronto ad altre valute, rendendo meno rischioso detenere dollari piuttosto che altre valute più ballerine. Infine, per un’azienda che operi sul mercato internazionale, mantenere un solo listini prezzi in dollari richiede molto meno lavoro che tenere aggiornati listini diversi per le varie valute nazionali.

In ogni caso, è logico pensare che, mentre i vantaggi che si avrebbero continuando ad usare il dollaro americano nelle transazioni internazionali sono in numero finito, i potenziali svantaggi sono incalcolabili: se gli Stati Uniti e il sistema del dollaro dovessero crollare in maniera catastrofica, il danno inferto a tutte le transazioni commerciali sarebbe anch’esso catastrofico. Sempre più nazioni si rendono conto di questo fatto e utilizzano i currency swaps (contratti finanziari derivati) ed altri mezzi per facilitare il commercio internazionale in valuta locale. Il problema qui è l’enorme complessità di un simile sistema. Se escludiamo il dollaro americano, il diagramma di rete delle valute mondiali diventa più o meno così, solo che, invece di pochi, di nodi ne sarebbero 180.

Un’alternativa sarebbe semplicemente quella di permettere alla Cina di gestire la situazione. E’ già la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti, e la prima economia mondiale a parità di potere d’acquisto (i Cinesi guadagnano meno, ma possono permettersi di più degli Americani). La posizione finanziaria della Cina è quasi speculare a quella degli Stati Uniti: è l’esatto contrario della bancarotta, con ampi surplus e riserve valutarie e auree in costante aumento. Ma la Cina è tendenzialmente un attore cauto e preferisce un approccio graduale, rendendo poco probabile una sostituzione rapida del dollaro USA con lo yuan (renminbi) cinese.

Quando si trattano questioni che potrebbero alterare la stabilità dell’intero sistema finanziario globale, essere cauti e prudenti potrebbe sembrare una bella cosa. D’altro canto, potreste chiedervi, ma di che stabilità stiamo parlando? All’attuale, diversamente intelligente inquilino della Casa Bianca piace svegliarsi al mattino e iniziare un’altra guerra commerciale. Ha dato a diverse altre persone nell’ambito del governo americano l’autorità di imporre, da sole, sanzioni finanziarie a nazioni, società e individui, ovunque nel mondo. Il deficit federale degli Stati Uniti sta schizzando verso il trilione di dollari l’anno, e questo mentre si suppone che l’economia stia andando bene. Ma, naturalmente, non è così: ci sono quasi 100 milioni di disoccupati a lungo termine, l’inflazione (includendo il settore immobiliare, la scuola e la sanità) galoppa, la nazione è piena di stati e comuni in bancarotta, ecc. La disuguaglianza sociale negli Stati Uniti sta raggiungendo il livello in cui le nazioni tendono a deflagrare politicamente. La cosa forse più importante di tutte, la qualità delle elites al governo degli Stati Uniti, che era più che decente fino a qualche generazione fa, è diventata ora assolutamente disastrosa. Non è solo Trump ad essere intellettualmente sotto la media, lo sono tutti quanti. Faranno tutto quello che potranno per continuare a far credere che gli Stati Uniti sono ancora ricchi e potenti, fino a che non si spegneranno le luci.

Comunque, non sarebbe saggio lasciarsi prendere dal panico, perché, in una situazione di panico, chiunque viene spazzato via in fretta. Il giusto approccio alla dedollarizzazione è quello di lavorarci su, diligentemente, tutti i giorni, seguendo una strategia che minimizzi le perdite. Il collasso del sistema del dollaro americano non sarà, per la maggior parte delle persone al mondo, un’opportunità per far soldi. Sarà invece una scelta fra il perdere qualcosa e il perdere tutto, e io consiglierei la prima delle due. E così eccovi il pratico diagramma di flusso per la dedollarizzazione che ho realizzato. Se lo seguirete coscienziosamente, vi troverete, a tempo debito, completamente dedollarizzati. Lascio a voi decidere il grado di aggressività delle vostre azioni, in base alla vostra sensazione soggettiva sull’imminenza dell’evento.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.blogspot.com

Link: http://cluborlov.blogspot.com/2018/09/when-money-stinks.html#more

24.09.2018

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Cozze in arrivo dalla Grecia, allarme escherichia coli in tutta Italia

silenziefalsita.it 25.9.18

cozze

Il Rasff, ovvero il sistema di allerta europeo rapido per la sicurezza alimentare, ha lanciato un allarmelunedì 24 settembre: cozze vive (Mytilus Galloprovincialis) provenienti dalla Grecia sono risultate contaminate dal batterio dell’Escherichia Coli per un valore oltre i limiti di legge (fino a 1300 MPN/ 100 g).

L’allerta sembra riguardare tutto il territorio nazionale da Nord a Sud in quanto le cozze vive e contaminate sarebbero già state messe in vendita, e non solo in supermercati, ma anche nelle pescherie e nei mercati d’Italia, motivo per cui non si conoscono i lotti delle cozze. Tuttavia, il ritiro delle cozze contaminate è già stato avviato in tutta Italia in modo tale da tutelare la salute dei consumatori.

Il Sistema di allerta europeo invita ad avvertire le autorità ed esorta tutti i possibili consumatori a prestare la massima attenzione ma anche a non consumare le cozze provenienti dalla Grecia senza prima averle sottoposte ad un controllo da parte del Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale.

Secondo quanto evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i mitili interessati dal richiamo possano esser messi in commercio al di fuori dei canali legali, provocando gravi danni alla salute dei consumatori. Proprio per questo ha voluto ribadire le raccomandazioni per i consumatori dispensate dal Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche.

Per evitare qualsiasi problema, sarebbe opportuno che i molluschi vengano acquistati esclusivamente attraverso “canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza.”

L’Escherichia Coli è un batterio molto pericoloso, presente nelle acque inquinate da feci, e che può provocare nausea, fortissimi crampi addominali, diarrea e vomito quindi può essere devastante per l’apparato digerente. Inoltre l’Escherichia coli che produce Shiga-tossine può portare alla sindrome emolitico-uremica, ossia un’insufficienza renale e quindi può condurre al decesso.


 

Gli attivisti della democrazia convergono a Roma

Di Renat Kuenzi tvsvizzera.it 25.9.18

Gli attacchi alle minoranze, le frontiere chiuse ai migranti, le minacce di dire addio all’euro: il nuovo governo 5 Stelle-Lega non ha fatto uscire l’Italia da una crisi politica che sembra permanente. A Roma, specchio di questa crisi, si tiene il settimo Forum mondiale sulla democrazia diretta. Perché proprio nella capitale?

vista dall'alto del Campidoglio
Il Forum sulla democrazia diretta si terrà al Campidoglio.

(Keystone)

La nuova maggioranza Lega-5Stelle uscita dalle elezioni del marzo 2018 ha conquistato lo scettro del potere, mandando all’opposizione chissà per quanto tempo quei partiti e quelle correnti che per 70 anni avevano governato il paese.

Ad interessare Bruno Kaufmann e Joe Mathews non è però la politica interna italiana: con la settima edizione del Forum sulla democrazia diretta, che si svolge nella Città eterna dal 26 al 29 ottobre, i due organizzatori vogliono contribuire al rafforzamento dei nuovi approcci democratici.

In diretta – Forum sulla democrazia 2018

Nuovi approcci che saranno presenti (e presentati) a Roma. Riccardo Fraccaro è – a livello mondiale – il primo ministro per la democrazia diretta. E nella capitale, in primavera la sindaca Virginia Raggi ha portato avanti una riforma per uno statuto cittadino più democratico.

“Posto eccitante”

“Non solo a Roma, anche a Torino o a Napoli vi sono nuove forze che vogliono abbandonare le vecchie strade, aprendone delle nuove nel senso di una maggiore partecipazione dei cittadini alla democrazia. Questo rende l’Italia un luogo entusiasmante per lo sviluppo democratico”, afferma Bruno Kaufmann.

Uno degli obiettivi dell’incontro sarà anche di esaminare questi sviluppi da un punto di vista critico.

Durante la preparazione di questo incontro romano, al quale parteciperanno 500 persone provenienti da circa 90 paesi, gli organizzatori hanno potuto contare sull’appoggio di Virginia Raggi e del suo staff. Non vi è il rischio che i dirigenti del Movimento Cinque Stelle si approprino dell’evento per farne una tribuna dei loro obiettivi politici?

Bruno Kaufmann sostiene di no. È vero che gli esponenti del M5S sono coinvolti nell’organizzazione e nella programmazione del Forum. “Tuttavia, non hanno mai messo in primo piano né la politica interna né quella del loro partito. Si occupano prima di tutto della prassi e della riforma della democrazia diretta”, afferma Kaufmann.

Nessuno mette seriamente in dubbio l’integrità di Riccardo Fraccaro. L’incarico di ministro per la democrazia diretta se l’è guadagnato attraverso anni di lavoro di base per più democrazia nel Trentino.

VIDEO

http://www.tvsvizzera.it/tvs/embedded/-myroadtorome-col_ministro-fraccaro-tante-speranze-per-la-democrazia-diretta-in-italia/44343712

Virginia Raggi ha avuto degli inizi più difficili. Poco dopo essere entrata in carica, la prima donna a dirigere la capitale si è trovata confrontata con scandali di nepotismo e problemi legati al (mal)funzionamento della capitale. Kaufmann attesta però che Virginia Raggi non governa la città solo per il gusto del potere, ma che vuole fare progredire la democrazia.

Per Kaufmann, un segnale in questo senso è la prima votazione popolare che si terrà a Roma da 20 anni: in novembre i cittadini della capitale dovranno dire la loro sulla messa a concorso del trasporto pubblico. L’impulso non è venuto dalle autorità municipali, bensì dai Radicali.

A Roma, gli organizzatori del Forum non vogliono solo rafforzare le iniziative e livello locale e nazionale, ma avviare anche un progetto più globale. “Partendo da Roma, vogliamo costruire una rete mondiale di città particolarmente attive e innovative nel campo della partecipazione civica e della democrazia diretta. Alla fine del Forum, presenteremo i principi di base, le procedure e le pratiche in una ‘Magna Charta’”, spiega Kaufmann.

L’obiettivo è ambizioso: in occasione del prossimo Forum mondiale a Taiwan nel 2019, questa “lega internazionale delle città democratiche” dovrebbe prendere una forma concreta.

Il Forum globale sulla democrazia diretta modernaLink esterno, giunto alla settima edizione, si svolge dal 26 al 29 settembre 2018 a Roma.

Contrariamente al Forum economico mondiale di Davos, il vertice sulla democrazia non riunisce le élite alla ricerca di lucrosi accordi, ma è una sorta di borsa di scambio per chi si occupa di democrazia.

La partecipazione è gratuita (il numero di posti però è limitato). Sono annunciate oltre 500 persone provenienti da circa 90 paesi.

I relatori non ricevono nessun compenso. Tutti i partecipanti possono partecipare alle tavole rotonde e ai workshop.

Una delle novità del Forum di quest’anno è il format “Note from…”. Venti attivisti democratici saranno in diretta da tutto il mondo.

Povere destre, con questi sinistri…

comedonchisciotte.org 25.9.18

FONTE:ROSSLAND

M’intriga la notizia della richiesta da parte del Tribunale de Grande Instance de Nanterre (Francia) di sottoporre il leader del Front National, Marine Le Pen, a una perizia psichiatrica.

La ragione di tale richiesta è che Marine Le Pen ha pubblicato su Twitter, il 16 dicembre del 2015, le terribili immagini delle esecuzioni da parte dell’Isis (Stato Islamico) di 3 prigionieri, James Foley (ostaggio americano, decapitato), Moaz Al-Kazabeh (pilota giordano, bruciato vivo dentro una gabbia) e Fadi Ammar Zidan (soldato siriano, schiacciato vivo sotto le ruote dentate di un carro armato), foto che il Tribunale ha ritenuto essere così violente da essere la loro sola visione dannosa per la dignità umana.

Chiarisco subito che la penso come il Tribunale di Nanterre, sulla visione di immagini violente: vedere immagini di violenza ritengo sia davvero dannoso, se non per la dignità umana (la dignità umana è offesa con il solo fatto che tali orrori siano ancora commessi e oggi pure allegramente divulgati), certo sono dannosi per la salute mentale (vedere l’orrore ci abitua e ci educa all’accettazione dell’orrore: non ritengo affatto che, come qualcuno sostiene, assistere all’orrore ci immunizzi da questo).
Trattandosi però, nel caso delle immagini postate da Marine Le Pen, di immagini che all’epoca giravano (con mio ribrezzo) sul web, non riuscivo a comprendere bene la ragione per cui il Tribunale francese chiede solo per lei una perizia psichiatrica: immagino che le abbia trovate sul web, dove come dicevo giravano in quei giorni a ciclo continuo, e immagino che molti altri francesi le abbiano viste ben prima che le postasse la leader del FN.
Però, giustamente, lei è una leader politica, gli scatta il maggior obbligo di vigilanza sulla propria comunicazione. Forse dovrebbe bastare. Forse.

Scopro invece, leggendo copia dell’atto del Tribunale di Nanterre (anche questo gira tranquillamente su Twitter e immagino su altri social), che in Francia pubblicare immagini violente che possono turbare la dignità umana è vietato dal Codice Penale (articoli 227-24, 227-29 et 227-31 del CP).
Cerco di ricostruire la storia.
Quel giorno Marine Le Pen aveva pubblicato le immagini in risposta a quanto sostenuto in un’intervista di Jean-Jacques Bourdin su RMC allo “scienziato” politico Gilles Kepel, nel corso della quale si comparava la pericolosità dell’ascesa del Fronte Nazionale in Francia a quella dell’ascesa dello Stato Islamico – Daesh.

Marine Le Pen aveva già ribattuto alla scorretta comparazione che «Le parallèle fait ce matin par Jean-Jacques Bourdin entre Daech et le FN est un dérapage inacceptable. Il doit retirer ses propos immondes.» (Il parallelo fatto questa mattina da Jean-Jacques Bourdin tra Daech e FN è uno slittamento inaccettabile. Deve ritirare le sue parolacce).
E poco dopo postava le immagini di cui sopra con il commento «C’est ça Daech».

Uno scivolone anche il suo, però umanamente comprensibile e forse perfino giustificabile,se inserito nel contesto della provocazione subita pubblicamente poche ore prima.
Scivolone cui aveva rimediato rimuovendo dopo poco sia il tweet che le immagini, ma che non le ha risparmiato le dure conseguenze politiche e personali che da lì sono partite:

– l’apertura di una procedura d’inchiesta aperta nel 2016 dal Tribunale di Nanterre per la divulgazione delle immagini (pur se prontamente rimosse)

– la presentazione alla Commissione per gli Affari Giuridici del Parlamento Europeo, il 5 ottobre del 2016, da parte del Ministro della Giustizia francese, di togliere per lo stesso fatto l’immunità al parlamentare europeo Marine Le Pen (richiesta accolta nel febbraio 2017)

– la richiesta di pochi giorni fa, sempre del Tribunale di Nanterre, di sottoporla alla perizia psichiatrica per determinare sia sana di mente per aver postato quelle immagini (immagini pubbliche, viste da milioni di altre persone e postate da qualche altro migliaio di persone)

L’abbiamo capito? Solo i “democratici” pro UE sono veri democratici, e quindi unici giudici della vera democraticità e per questo unici autorizzati a fare le affermazioni più scorrette contro chi manifesta idee diverse dalle proprie. 
Marine Le Pen che pubblica immagini (reali, presenti massicciamente in rete) è sospetta di turbe psichiatriche; chi invece ha paragonato il suo partito ai barbari esecutori di morte dell’Isis, non viene nemmeno sfiorato (a quel che ne so) da una denuncia per diffamazione né si sogna di scusarsi per l’indegnità dell’affermazione fatta.

Chi si oppone all’UE è di default un anti-democratico, e di più: è un fascista, razzista, nazista, populista, ecc; 
Il fatto di essere contro l’UE è talmente incomprensibile ai pro-UE da rendere chiunque non la pensi come loro sospetto di turbe psichiatriche o almeno di fascismo, meglio se di nazismo, ancora meglio se di razzismo con un po’ di populismo. 
E’ la democrazia alla UE, bellezza!

Come non pensare poi alla denuncia del Procuratore di Agrigento Patronaggio a Salvini, il Matteo reo di aver tardato a far sbarcare dalla Diciotti dei poveri migranti affaticati provenienti da guerre e fame e pieni di scabbia (lo dice lo stesso Patronaggio dopo aver fatto visita ai migranti ancora “sequestrati” sulla Diciotti) i quali, pochi giorni dopo essere stati degnamente alloggiati e rifocillati dalla Caritas a Rocca di Papa (non si sa se già scabbiati o meno), si sono clandestinamente dileguati nella notte senza manco ringraziare.

In attesa delle prossime elezioni europee pare di capire che la “minaccia” dell’ascesa vertiginosa delle destre europee, mobiliti alcuni magistrati europei per tentare almeno di  mettere fuori combattimento i più importanti leader politici delle destre europee.

Salvini costretto a sborsare denaro per 80 anni per ripagare furti non è chiaro ancora commessi da chi; l’incauta Marine Le Pen costretta a una perizia psichiatrica per aver postato immagini che allegramente spopolavano sul web; Orban ci manca poco che si ritrovi i carri armati sovietici in piazza…
No, ok, scusate, quella è un’altra storia. Lì era il 1956 e l’Ungheria recalcitrava a entrare sotto la protezione dell’Unione Sovietica. Così è stato necessario aiutarla a decidere per il suo bene, con carri armati sì, ma demo…socialisti o comunisti…Di compagni, diciamo…

Però, però, però: non è strano che sempre più spesso venga spontaneo fare parallellismi più con l’ex Unione delle Repubbliche Sovietiche di stanliniana memoria che con quel fascismo mussoliniano che tanto piace citare ai sinistri nostrani i quali, senza aver ancora fatto i conti con il fascismo così da sfrondarlo dalla montagna di retorica sul fascismo, se lo attaccano al petto come medaglia per interposto nonno, zio, cuggino, magari fascista pure lui pur, come molti, contro la propria volontà?

Nel dubbio, per quanto riguarda l’Unione Europea in corso d’opera, consiglio la visione del video qui sotto:

 

Fonte: http://rossland.blogspot.com

Link: http://rossland.blogspot.com/2018/09/povere-destre-con-questi-sinistri.html

21.09.2018

TRUFFE BOND – C’E’ UN GIUDICE. IN CASSAZIONE

Ricordate Patti Chiari 1 e 2, un costosissimo sito di informazione predisposto dall’Abi, Associazione bancaria italiana, antesignana dell’Edufin, Educazione Finanziaria di Abi, Bankitalia, Consob, MEF, Ivass,ecc., messa in piedi a seguito delle ingiurie del Governatore Visco ai risparmiatori truffati ed espropriati dalle banche, definiti ‘analfabeti funzionali, allegramente finanziato dalle banche per reclamizzare con la massima affidabilità, ossia la bollinatura della tripla “A” alcuni rischiosissimi bond quali Lehman Brothers ed altri 57 titoli tossici, che dispensava prebende a pioggia e messo in  liquidazione nel novembre 2014 ?

   Tra le tante vittime di Patti Chiari, dell’Abi, delle banche e della mancata vigilanza delle inerti Autorità, che Adusbef ha difeso in giudizio e portato alla condanna, un’altra storia di risparmio tradito, con Banca Intesa Sanpaolo Private Banking, condannata definitivamente dalla Corte di Cassazione, prima Sezione Civile, con la sentenza pubblicata il 18 giugno 2018.

     Il cliente di una banca che, non opportunamente informato dall’istituto di credito, decise di investire in obbligazioni Lehman Brothers e che, a seguito del default del gruppo, perse gran parte del capitale investito deve essere risarcito. La prima sezione civile della Cassazione ha confermato la condanna, inflitta a Intesa Sanpaolo Private Banking spa dalla Corte d’appello di Torino, a risarcire con oltre 97 mila euro un cliente che, nel febbraio 2008, aveva investito 99.500 euro circa in obbligazioni Lehman Brothers: “Nell’ordine di acquisto – si legge nella sentenza di due giorni fa- la banca aveva dichiarato che tali obbligazioni risultavano poco rischiose, obbligandosi pattiziamente anche ad avvisare tempestivamente il cliente ove si fosse verificata una variazione significativa del livello di rischio“.

  “Vero è che il cliente in epoca successiva all’acquisto è venuto a conoscenza della difficile situazione della società emittente i titoli obbligazionari che aveva acquistato, ma anche in questo caso è ravvisabile – sottolinea la Suprema Corte – un comportamento negligente della banca, avendo l’investitore appreso da fonti diverse dall’intermediario tali informazioni. Non solo. La banca – conclude la sentenza – non ha esplicitato con chiarezza all’investitore la situazione del titolo e del mercato, non mancando di fornire generiche rassicurazioni al cliente“.

   “Le informazioni devono, e dovevano, essere fornite dall’intermediario prima della stipula dell’ordine di acquisto dei titoli mobiliari, anche in caso di rinnovo di titoli analoghi – scrive la Corte nella sentenza  – e non aver fornito la doverosa informazione integra l’inadempimento dell’istituto di credito”. Inoltre, i giudici d’appello hanno “evidenziato dati indiscutibili – rileva ancora la Cassazione – come la diversa natura del titolo rispetto a quelli sino ad allora acquistati dall’investitore, e la sua particolare natura di obbligazione emessa da Banca privata straniera“. Nel caso in esame, si spiega nella sentenza, “erano ancor più doverose informazioni dettagliate, anche a prescindere dalla valutazione di adeguatezza o appropriatezza dell’investimento, specie nei riguardi di un investitore che era stato profilato come disponibile a sopportare un rischio basso”. E ancora: è “incontestato”, osservano i giudici, che “l’obbligo di fornire informazioni sull’andamento del titolo, successivamente al suo acquisto, era stato pattiziamente concordato tra le parti, in sede di compravendita dei titoli mobiliari. La banca risulta pertanto inadempiente anche sotto questo profilo, perchè l’informazione deve essere specifica e non può limitarsi a fornire al cliente generiche rassicurazioni”.

  La sentenza di Cassazione, che ha riconosciuto il comportamento negligente di Intesa spa che non ha avvertito sui rischi che l’acquisizione dei titoli Lehman portava con sé, nel cui ordine di acquisto la banca aveva dichiarato che le obbligazioni risultavano poco rischiose – scrive testualmente- obbligandosi anche ad avvisare il cliente ove si fosse verificata una variazione significativa del livello di rischio, apre la strada ad ulteriori risarcimenti, analoghi alla decisione del Tribunale Civile di Vicenza, e quella in sede penale del Gup di Roma nel procedimento penale nei confronti di Veneto Banca e degli ex amministratori imputati dei reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, che aveva autorizzato la chiamata di Intesa San Paolo quale responsabile civile. 210.000 famiglie che hanno acquisto obbligazioni e azioni illiquide da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, tornano a sperare in un precedente positivo dopo la vertenza giudiziaria avviata  dal legale Adusbef di Bassano del Grappa contro Veneto Banca con la contestazione di alcuni vizi nella vendita di prodotti finanziari.

    Il Tribunale di Vicenza ha stabilito che nelle cause promosse dai risparmiatori contro Veneto Banca (ora in liquidazione coatta amministrativa) può essere chiamata in giudizio Intesa San Paolo quale successore e responsabile a titolo solidale insieme alla stessa Veneto Banca, superando il decreto di liquidazione di Bpvi e Veneto Banca, che escludeva Banca Intesa  dai risarcimenti, dopo le due pronunce tra Vicenza e Verona, con quattro funzionari della filiale di Borgo Venezia di Veneto Banca, iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di truffa contrattuale per la compilazione di moduli Mifid (Markets in financial instruments directive) a una donna che ha perso 80.000 euro.

   Adusbef che da 32 anni tutela gli utenti vessati e truffati dalle banche con il concorso del controllore, non darà tregua per far affermare il diritto messo nero sul bianco dal giudici, essendo la subentrante Banca Intesa responsabile dei rapporti tra istituto e utenti, non più esonerata da governi propri camerieri.

IMAGO MUNDI: LA COLLEZIONE BENETTON

http://www.mam-e.it/arte/imago-mundi-la-collezione-benetton/ 14/4/18

IMAGO MUNDI: LA COLLEZIONE BENETTON

LA COLLEZIONE D’ARTE DI BENETTON PRENDE FORMA CON IL NOME DI IMAGO MUNDI

A inizio aprile 2018, quelle che erano le antiche prigioni asburgiche ottocentesche di Treviso si sono trasformate nelle Gallerie delle Prigioni ospitando Imago Mundi.

Sul progetto conservativo e tutelativo dell’architetto Tobia Scarpa si è trasformato un luogo di detenzione e sofferenza in uno spazio di creatività artistica.

Un luogo fluido per fruire di ogni forma di manifestazione d’arte, anche inedita, seguita dalla raccolta di Luciano Benetton. Una raccolta composta negli anni e proveniente da ogni parte del mondo a testimonianza delle culture diverse.

Le tematiche dell’arte per Imago Mundi sono ampie, si guarda dalla antropologia visiva alla sociologia, dalla filosofia all’etnografia, in un mondo di saperi e versioni. Interessante è far incontrare giovani talenti con nomi del panorama artistico internazionale di grande fama con opere di genere diverso. Pittura, scultura, video istallazioni, fotografie e molto altro.

L’intento della collezione è quello di superare non solo i confini geografici ma esplorare un mondo fatto d’arte che sia testimonianza attiva di introspezione sociologica.

OLTRE L’ARTE, LA STORIA

Altrettanto interessanti sono gli interventi architettonici da parte di Scarpa nel mantenere inalterata la struttura. Con i suoi pregi e i dettagli storici uniti alle soluzioni di miglioria contemporanei. Si pensi a tal proposito al servizio di climatizzazione a scomparsa, la bellezza è insita nella forma originaria dello stabile.

Le porte delle celle, la separazione delle aree con le cancellate, il legno originale: sono tutti elementi che mantengono un certo grado di stupore e veridicità. La pulizia visiva e la linearità completano egregiamente quello che era il progetto ideativo. Trasformare un luogo e la sua identità in qualcosa di completamente differente alla mercé di tutti, affinché tutti possano goderne.

Non si parla solo di trasformazione di un luogo, ma di riconversione a favore di un progetto più grande, che possa essere d’esempio per il recupero del Patrimonio storico.

Gallerie delle Prigioni, Treviso: come arrivare

 

Crack delle banche venete, ecco il modulo per la richiesta di rimborso

ilgazzettino.it 25.9.18

Crack delle banche venete, ecco il modulo per la richiesta di rimborso
MILANO – È iniziata la procedura per la richiesta di ristoroda parte dei risparmiatori danneggiati che hanno perso i propri soldi investendo in titoli emessi dalle banche poste in risoluzione a fine 2015 (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) e in liquidazione coatta amministrativa nel giugno 2017 (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, anche per titoli delle controllate Banca Nuova e Banca Apulia).

Lo rende noto la Consob, sul cui sito sono stati pubblicati in home page l‘avviso con le istruzioni e il modulo per fare domanda. Beneficiari sono i risparmiatori che hanno già presentato ricorso all’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) e che abbiano ottenuto o otterranno entro il 30 novembre una decisione a loro favorevole. Il rimborso è pari al 30% del danno liquidato dall’Acf, con un tetto massimo di 100mila euro.

SCARICA IL MODULO PER LA RICHIESTA DI RIMBORSO

ECCO LE ISTRUZIONI DELLA CONSOB PER COMPILARLO:
Potranno richiedere il ristoro coloro i quali hanno già presentato un ricorso all’ACF e hanno ottenuto o otterranno, entro il 30 novembre prossimo, una decisione in tutto o in parte a loro favorevole. Per accedere al ristoro è necessario compilare il modulo e inviarlo alla Consob:

– preferibilmente, in via informatica al seguente indirizzo: istanzaristoro@pec.consob.it (utilizzabile anche da chi è dotato di una casella di posta elettronica non PEC);
– in via cartacea al seguente indirizzo: CONSOB, Via G.B. Martini n. 3, 00198 ROMA.

Non potranno essere prese in considerazione istanze pervenute al di fuori dei canali indicati; le comunicazioni dovranno riportare nell’oggetto la seguente dizione: “istanza di ristoro – nome e cognome dell’istante – ricorso n. xx – decisione n. xx”.

L’istanza può essere effettuata dai clienti delle due banche venete solo una volta ricevuta la comunicazione dell’avvenuta pubblicazione della decisione favorevole. Queste banche, infatti, essendo sottoposte a liquidazione coatta amministrativa non potrebbero comunque adempiere spontaneamente alle decisioni. Negli altri casi, invece, i ricorrenti dovranno attendere la pubblicazione sul sito dell’ACF del mancato adempimento da parte della banca alla decisione dell’Arbitro. Le istanze dovranno essere presentate direttamente dai ricorrenti (o eventualmente dai loro rappresentanti legali). Non sarà possibile delegare procuratori. Il modulo deve essere obbligatoriamente compilato in ogni sua parte e deve essere allegata tutta la documentazione richiesta. Istanze incomplete non potranno essere trattate.

Sinfonia del Ponte Morandi, stralli come corde di violino

Pietro Salomone 

 

Dal New York Times una ricostruzione ad alto impatto del crollo dell’infrastruttura stradale genovese, con un’analisi della composizione degli stralli e delle modalità di monitoraggio

Un fermo immagine dal reportage sul Ponte Morandi apparso sul New York Times

Un fermo immagine dal reportage sul Ponte Morandi apparso sul New York Times

La tragedia del Ponte Morandi ha portato un dolore immenso e scioccato non solo l’Italia, dagli ingegneri strutturisti all’intero mondo delle professioni tecniche, ma ha avuto un’eco fortissima a livello globale. È stato argomento trattato dai media generalisti e lo sarà ancora, ma abbiamo trovato in questo reportage del New York Times dei dati che potrebbero essere utili e una ricostruzione tramite infografica evocativa ma precisa. Un tassello per riflettere, e mantenere alta l’attenzione sulla necessità di ricostruire con appropriatezza e celerità. Ecco la traduzione ragionata dei punti tecnici del reportage .

Il Ponte Morandi che non c’è più

Il Ponte Morandi, struttura d’avanguardia degli anni ’60, era considerata tra le migliori strutture esistenti in Italia. Percorrerlo era come fare un viaggio aereo tra i palazzi di Genova, un viaggio di mille metri nell’innovazione dell’architettura e dell’ingegneria degli anni ’60. Tre antenne alte 90 metri che si susseguivano come giganti ognuno con quattro grandi bracci, gli stralli, che sostenevano il nastro stradale consentendo a migliaia di lavoratori di attraversare Genova in pochissimo tempo. Gli stralli, si, proprio loro, hanno ceduto all’enorme peso del nastro stradale. Gli stralli come braccia muscolose, stanche oramai, hanno ceduto nelle fibre muscolari, i cavi in acciaio, che li rendevano così robusti e resistenti. L’Ingegnere Morandi aveva deciso di renderli eterni grazie al calcestruzzo, lo stesso materiale che con il tempo, la salsedine del Mar Mediterraneo e gli scarichi e fumi delle fabbriche hanno indebolito.

Gli stralli e il cemento armato precompresso

Il singolo strallo era costituito da una parte centrale di cavi in acciaio di grosso diametro, il vero punto di forza dello strallo, e ricoperti con cavi di acciaio secondari e calcestruzzo precompresso. L’acciaio con cui sono realizzati gli stralli sono, per motivi progettuali e costruttivi, sempre ad elevata resistenza e quindi molto sensibili alla corrosione; risulta quindi essenziale prevedere un sistema di protezione dall’ingresso di acqua e umidità estremamente efficace. Con il tempo il calcestruzzo ha iniziato ad indebolirsi e a far penetrare l’acqua, corrodendo l’acciaio che conteneva al suo interno. L’incremento dei carichi dato dall’intensificarsi del traffico veicolare, dei mezzi pesanti, dei trasporti eccezionali, con il tempo ha lacerato le fibre muscolari di queste grandi braccia. Fibre muscolari tese come corde di violino, che il professore Carmelo Gentile del Politecnico di Milano, da buon maestro di musica ascoltava mediante una particolare tecnica di indagine non distruttiva, per verificare se ci fossero eventuali danni nascosti nella profondità del calcestruzzo.

I sensori nel Ponte Morandi

Grazie al posizionamento di sensori in vari punti del ponte infatti era possibile ascoltare come vibravano gli stralli e stabilire se le strutture fossero sicure o no. I metodi vibrazionali per la stima dello stato tensionale sono di uso comune e molto diffusi nelle applicazioni pratiche. La loro diffusione è probabilmente basata sul fatto che richiedono esclusivamente un’analisi nel dominio delle frequenze della risposta ottenuta sollecitando lo strallo con una forza impulsiva. Ogni strallo vibra come una corda di violino, le corde in tensione maggiormente caricate emettono frequenze più alte rispetto a quelle meno caricate. Le corde più grosse emettono vibrazioni differenti da quelle sottili. Così come le corde lesionate o lacerate dal tempo e da fattori ambientali emettono vibrazioni non omogenee. La purezza delle vibrazioni e l’omogeneità della frequenza rivelano l’integrità dei cavi in acciaio. Per il Ponte Morandi, la maggior parte degli stralli emettevano un suono che lasciava intendere l’integrità delle stesse, mentre per i due stralli a sud della Pila 9, le frequenze facevano ipotizzare che le corde fossero danneggiate. Gli attuali giganti che sostengono migliaia di metri di nastro stradale sono oggi costruiti come la dea buddhista cinese Guan Yin, che tra l’altro letteralmente significa ‘colei che rivolge lo sguardo al suono’ con le sue molteplici braccia in acciaio sostengono gli impalcati da ponte, così che il cedimento di uno strallo abbia minor impatto sulla struttura del ponte. Potrà essere un’applicazione diffusa da utilizzare dalla nuova task force che vuole istituire il Ministro Tonelli per il monitoraggio dei nostri ponti italiani?

 

Partono i bastimenti e lo Stivale perde tacco e punta

25 settembre 2018

di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

[Pezzi dell’Italia emigrano, sopraffatti dal peggio delle globalizzazione, sistema di cinica indifferenza al copyright di Paesi come l’Italia di grande tradizione produttiva e creativa].

Soli in città? Moglie in vacanza ai monti e al mare? Pranzo e cena al ristorante. Menù: antipasto misto mare e terra, assaggi di primi, calamari e gamberi (surgelati), gelato, dessert, digestivo. A sera, pizza e birra, dolce. La lista da cui scegliere le portate è in italiano, ma è la sola cosa made in Italy. Il cibo servito in tavola arricchisce, oltre al ristoratore, una miriade di imprese straniere, in dimensioni impressionanti. E’ un vero esproprio, un esempio di colonizzazione del nostro Paese. Perché il rammarico non somigli a una lamentazione patriottica, ecco di seguito l’elenco di aziende italiane acquisite da imprese francesi, spagnole, svizzere, inglesi, americane, perfino russe. Tra parentesi chi le ha comprate: Sangemini, Ferrarelle, Fabia, Boari, Fonte di Nepi, Italacqua (Francia); Galbani, caseari (Soc. franco-inglese); Gancia, alcolici (Russia); Italgel cioè Motta, Antica gelateria del Corso, Valle degli Orti, Surgela, la Cremeria, Maxicono, Mare fresco, Voglia di pizza, Oggi in Tavola, Gruppo dolciario italiano, Alemagna, Crossanteria e pasticceria surgelata (Svizzera); Carapelli, olio (Spagna); Del Verde , pasta (Spagna); Eridania , zucchero (Francia); Eskigel, surgelati (anglo-francesi); Cademartori, formaggi (Francia); Algida, gelati (anglo-olandesi); Bertolli, oli e cioè Maya, Dante, San Giorgio (Unilever–Spagna); Buitoni, pasta (Nestlè, Svizzera); Boschetti, conserve (Francia); San Pellegrino, Levissima, Panna, Recoaro, Pejo, San Bernardo, Claudia (Francia-Svizzera); Sasso, olio (Spagna); Sperlari, cioè Pummarò, Sogni d’oro, Gran ragù Star, Risochef (Spagna); Star, cioè Mellin, prodotti per l’infanzia (Svizzera); Stock, alcolici (Germania-Usa); Vitasnella, snack (Francia-Usa); Italpizza (Inghilterra-Usa); La Gragnanese, conserve (Svizzera); Locatelli, caseari (Svizzzera-Francia); Martini e Rossi, alcolici (Usa); Olio Sasso (Spagna); Norcineria Fiorucci (Usa-Spagna); Parmalat, caseari (Francia-Svizzera); Perugina (Svizzera); Ruffini, vini (Brasile); Rigamonti, salumi (Brasile); Saiwa, snack, biscotti, patatine (Usa-Francia). C’è poi un’altra serie numerosa di cogestioni tra aziende italiane e straniere (oltre venticinque).

Che c’entra Donatella Versace e la sua casa di alta moda con tutto questo? C’entra, perché fra tanti altri settori dell’italianità venduta al miglior offerente, c’è proprio il mondo dei grandi stilisti. L’erede di Gianni, capostipite della famiglia, affermata in tutto il mondo per le sue preziose collezioni, ha venduto l’azienda per due miliardi di dollari al gruppo americano di Michael Kors. L’Italia aveva già perso punte eccelse della moda: Fendi ed Emilio Pucci, ceduti a Lvmh, Gucci e Brioni a Kering, Valentino a Mayoola (Qatar), Loro Piana a Lyvmh, Krizia a Marisflog (Cina). Hanno radici più solide nello Stivale Cavallo, Zegna, Ferragamo, Prada, Armani, Moncler, Dolce & Gabbana, Tod’s e Max Mara. Ma fino a quando? Potenti predatori sono in agguato e la loro palese ambizione è di spodestare l’Italia dal trono della grande moda. Se non badiamo a difenderci ci rimarrà il difficile comparto della coltivazione dei pomodori e dei kiwi, in grande espansione.

Il procuratore di Genova, meritevole di aver respinto al mittente le insinuazioni della Lega su complotti della magistratura, sanziona la restituzione del maltorto chiede conto al “Ce l’ho duro” Salvini dei 49 milioni truffati allo Stato, risponde nel linguaggio arzigogolato della sua materia a chi ha giudicato favoreggiamento la dilazione concessa al Carroccio di spalmare il debito con lo Stato in 76 anni, quando la Terra potrebbe anche non esistere più. I magistrati genovesi provano a spiegarci che la rateazione è vantaggiosa per la casse dell’erario. Entrare nel merito così espresso non sarebbe agevole neppure per il numero uno della giurisprudenza mondiale, ma a ragione, sollecitiamo i togati a rispettare l’elevata funzione di tutori della parità fra tutti i cittadini italiani. Il provvedimento ad hoc per Salvini in che è diverso dalla tragedia di imprenditori, strizzati come limoni, che falliscono perché impossibilitati a onorare il debito con il fisco? Facile. Solo uno si chiama Matteo Salvini.